
Manco l’intelligenza artificiale a pagamento Plus Gold riuscirebbe a commentare compiutamente la partita più strana del mondo, in cui il maggior possesso palla e il maggior numero dei tiri alla fine producono una sconfitta; in cui il tuo portiere fa una di quelle cazzate imperdonabili a vita e poi fa tre miracoli; in cui ti verrebbe da dire che la tua difesa balla di brutto ma poi ripensi alle singole prestazioni e le trovi buone; in cui giochi bene, a volte meglio o molto meglio degli altri, e ti prendi rischi assurdi; in cui gli altri corrono di più, hanno uno squadrone e tra panchina e assenti ne hanno un altro a disposizione, epperò fai la tua porca figura internazionale.
Resta, della partita più strana del mondo, un retrogusto amaro che – essendo pur sempre l’8 settembre, ci sono ancora 70 gradi e la stagione è appena iniziata – possiamo ancora dissolvere con relativa serenità, ma chiedendo ai nostri un impegno serio sull’argomento: essere belli può non pagare, essere belli e fatui può essere un’inculata. Non ci si può permettere di essere presuntuosi con il Real, palleggiare sulla nostra trequarti come se gli altri non ci fossero o dribblare l’avversario (soprattutto se sei portiere, santa madonna) al limite dell’area piccola. Eravamo al Bernabeu, non al Bentegodi. Queste leziosità di un primo tempo quasi dominato ti sono costate la partita.
Prendiamo sempre gol. Grazie al cazzo, potreste dirmi, hai visto chi giocava nel Real? Vero, ovvio. Ma hanno segnato su assist nostro, questo non va dimenticato. Non va dimenticato nemmeno che ne potevano segnare tranquillamente altri quattro o cinque (come noi). C’è qualcosa che non va dietro e che non riguarda solo i difensori, ma non saprei dire bene cosa. Non è che ogni volta c’è un Anguissa, ecco. L’importante, se siamo vulnerabili dietro, è restare sempre sul pezzo davanti, e lo siamo stati ampiamente anche a Madrid. Tutto si sistemerà, se le basi sono queste.
Dopodichè, questi ragazzi hanno un qualcosa di speciale nella loro follia e nei loro eccessi di narcisismo. Vedere l’Inter tentare la rimonta fino al 93′, facendo ricorso alle ultime energie per buttare lì un mini-assedio finale, dai, scalda il cuore. Il resto è troppo complicato per il mio povero cervello: poteva finire 6-4 per noi o 5-3 per loro, non ci sarebbe stato nulla da dire in entrambi i casi, considerando il tasso di assoluta locura che aleggiava nell’aria. L’Inter ha perso, l’Inter è forte, viva l’Inter.










