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ottobre 31, 2017
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Una gara a chi resiste di più

Di riffa, di raffa e di culo, partita dopo partita, mese dopo mese, l’Inter di Spalletti si è issata dove nemmeno Mourinho era arrivato: 29 punti in 11 partite, laddove il Vate ne aveva messi insieme solo 28 nell’anno che ci portò dove mai nessuno era riuscito nei secoli dei secoli. Nelle prime 11 partite del campionato 2009/10 quella meravigliosa squadra (cui ancora ripensiamo sospirando come sciampiste o arrazzandoci come adolescenti in ormone) ne vinse nove (tra cui il derby-orgasmo dello 0-4 a fine agosto, e anche un bel 3-1 al Napoli in casa), ne pareggiò una (col Bari in casa alla prima di campionato, 1-1, ci inchiappettò tale Kutuzov) e ne perse una (a Marassi, Samp-Inter 1-0, gol del Pazzo che si fece poi perdonare in primavera segnando i gol-scudetto in Roma-Samp). Prendeva forma la squadra che avrebbe vinto tutto, passando da partite meravigliose ad altre molto meno, tipo – per dire – un’Inter-Palermo che si vinceva 4-0 nel primo tempo e che al 70′ eravamo 4-3, prima che il Principe sistemasse ogni cosa.

Sapendo come sarebbe continuata quella storia, possiamo fin d’ora risparmiarci qualsiasi paragone. Prendiamo solo atto che questa bizzarra Inter, nelle prime 11 giornate di un campionato altrettanto bizzarro, ha fatto meglio di quella macchina perfetta. Magari ci fossero analogie, magari. Perchè l’Inter di Mourinho con 28 punti era prima con 7 punti di vantaggio sulla seconda (era la Juve), mentre l’Inter di Spalletti con 29 punti è seconda a -2 dal Napoli e a +1 dalle terze, Juve e Lazio. E virtualmente a +2 sulla quinta, la Roma, che deve recuperare una partita in trasferta (dove vince da 11 partite consecutive). Semplificando: con 28 punti Mourinho aveva 7 punti sulla seconda, con 29 punti Spalletti ha 2 di vantaggio sulla quinta, cioè sull’Europa League.

Cioè, è spaventoso.

Questo campionato sarà una guerra di nervi, una gara a chi esce pazzo per ultimo. Praticamente: gli scontri diretti decideranno quasi tutto e quindi apriti cielo, ma le partite che potremmo genericamente classificare “demmerda” (una ventina, tipo) verranno giocate con il cuore in gola, perchè perdere punti con le piccole sarà un mezzo suicidio. E anche con le squadre della terra di mezzo sarà durissima, perchè saranno in corsa per un unico obiettivo (uno strapuntino – uno di numero – per l’Europa League) e vi si aggrapperanno con le unghie.

Cioè, sono già nervoso.

L’Inter, in queste 11 partite, ci ha dato finora il più incredibile dei segnali: che brilliamo negli scontri diretti (vinto a Roma, vinto il derby, usciti indenni a Napoli), ci divertiamo nelle partite “di mezzo” (bene con la Fiorentina, benissimo con la Samp) e facciamo ca-ca-re con le piccole (il Benevento ancora si mangia i gomiti, fatica immane col Genoa, discreto spavento a Verona).

Cioè, non si capisce più un cazzo.

Quindi, essendo questo un andazzo ormai assodato e con una robusta base statistica, nell’aspettare con enorme preoccupazione il ritorno con il Benevento potete però ipotecare le vostre case e giocare alla Snai il combo 2 fisso+no goal per la partita di Torino con la Juve, una formalità che non ci dovrà distrarre dalla iper-delicata Spal-Inter di gennaio. Del resto è il campionato più bello del mondo e non possiamo farci niente.

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febbraio 7, 2016
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Il gol di Torti all’esordio in Serie A

Come il Mancio, anch’io oggi avrei segnato un gol a 50 e passa anni. Bastava ottenere un ingaggio a gettone dal Verona ed essere schierato da Delneri. Qui, oggettivamente, sta il difficile. Occhei, sono simpatico e ho discrete doti di fondo, ma non è che uno si può prendere un rischio del genere a cuor leggero (anche se dopo aver visto Ionita e Leroy Gomez penso che avrei potuto giocarmela). Però, metti che ormai sei retrocesso e decidi di giocarti la carta Torti. Togli Lele Moras o Emma Marrone, entra Torti, maglia numero 63.

“Chi casso è?”

“Boh, l’avranno preso a gennaio”

“Sembra più vecchio di Toni”

“Impossibile”

“Ha le maniglie dell’amore”

“Come Maxi Lopez?”

“Più o meno”

Delneri mi prende per un braccio e mi dá gli ultimi consigli:

“sfgdfddgj dtdrshshdgg sgfhfjftddhj dgdgdgckvfff”

“Ok mister”

Entro e vado a metacampo. Incrocio Brozo, Kondo, Rodrigo e vorrei abbracciarli e fare un selfie, ma non ho il telefono e soprattutto sono del Verona. Devo giocarmi la mia chance, prima che scoprano che sono vecchio, che non gioco una partita di pallone da una ventina d’anni e che mi hanno tesserato come giocatore svincolato free agent, ma senza avere avvertito l’ufficio di collocamento di Pavia.

Mi piazzo in mezzo, mentre saggiamente il mio Verona decide di giocare sulle fasce. Vedo in lontananza il Pazzo (credo sia lui, almeno: mi mancano tre diottrie e mezzo) che fluidifica e si infrange contro Murillo, rimpallo, tic, tic, tic, angolo.

Angolo.

Io che faccio? Mi giro verso Delneri:

“Fsfddjfjfu dfdrhdkfgdjch sfffdhhhdvcgd”

Dai gesti, mi sembra che intenda dire: ficcati in mezzo e non cagarmi il cazzo che ho giá i miei problemi.

Mi reco quindi in area.

Juan Jesus fa a Telles: “Marca tu El Gordo”

Telles fa: “No, ci pensa Murillo”

Murillo fa: “Ne devo giá marcare sette, ci pensa Brozo”

Brozo fa: “Non ho voglia, sono stanco. Maurito, tienilo tu il 63”

Icardi fa: “Cosa?”

Jesus: “El Gordo”

Perisic: “El?”

Intanto Rómulo batte l’angolo. Siccome sono del Verona ma com’è noto tifo Inter, tengo un profilo basso e non mi muovo.

Tanto non si muove nessuno.

Il pallone spiove verso il centro dell’area, i gialloblù vanno verso la porta, i bianchi tengono la posizione, Toni la spizza e io in quell’esatto istante penso che il verbo spizzare mi fa cacare, è un segno della corruzione della lingua italiana.

Poi noto che il pallone viene verso di me.

La mia vita mi scorre davanti. Perchè penso che adesso mi spazzeranno via, mi prenderò una gomitata nelle costole, un calcio negli stinchi, una testata sul sopracciglio, e allora chiudo gli occhi e dico addio, che bello morire così, sul campo, l’Inter verrà alle mie esequie, magari Ausilio dirá due parole dal pulpito sul mio destino beffardo, io interista ingaggiato dal Verona che prima di toccare il mio primo pallone in Serie A vengo colpito alla testa da Perisic in mezza rovesciata proteso nel tentativo di un disperato rinvio.

Chiudo gli occhi, colpisco con la fronte, sdeng!, cuoio bagnato e scivoloso, wow!, la palla va verso l’angolo opposto.

Gaaaaaaaaaaaaaaaaaaallll.

Il Bentegodi impazzisce, mi abbracciano dei tizi che non conosco con la mia stessa maglia.

“4-1 per il Verona! 4 gol di testa! Stavolta è stato Torti a battere Handanovic! 4-1!”

“Scusa Pardo, ma chi è questo Torti?”

“Ma che cazzo ne so… Ops, eravamo in onda?”

Io ovviamente non esulto. Spiegherò poi i motivi in sala stampa. Anzi, chiedo il cambio.

“Sfgdhdjfdytdh sfshshdryhjdk sffffhhsgdjhhhj!”

Ah giá, ero io il terzo cambio. Vabbè dai, resto, manca poco, magari ne segno un altro. Una vita a farsi seghe mentali, e poi scoprire che segnare un gol in Serie A è una cazzata. Mah.

verona

(seminascosto da Pisano, Torti segna il gol del 4-1)

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settembre 24, 2015
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Partitina dopo partitina

Appartengo, relativamente ai fatti delle ultime 72 ore, alla corrente degli Interisti Tifosotti Avventisti Mughiniani del Settimo Giorno. Ecco, insomma, Mughini ha sostanzialmente ragione quando parla di noi: avevamo vinto  4 partitine e adesso, partitina dopo partitina, abbiamo vinto la quinta. Partitina. La quinta su cinque. Quello che Mughini ha omesso di dire è che tutte le cosiddette grandi, o presunte favorite, hanno giocato quasi solo delle partitine. Le non-partitine finora sono state due (Roma-Juve e Inter-Milan), e per il resto tutta la fuffa che può offrire questa insopportabile Serie A a venti squadre.

La Juve, Roma a parte, ha giocato partitone? Ma mi faccia il piacere: nel suo ormai consolidato far ca-ca-re, in 5 partite ha addirittura affrontato tre squadre che la seguono in classifica. No, dico. Eppure è riuscita nell’impresa di fare 5 punti, un punto a partita. Noi invece ne abbiamo fatti tre a partita, e non starò qui a vantarmi delle vittorie con l’Atalanta (che peraltro ha gli stessi punti della Juve, e una partita in meno), il Verona o il Carpi, ma il Milan è pur sempre il Milan e il Chievo ha il doppio dei punti della Juve. Per dire, eh?

Partitita dopo partitina, un golletto di scarto ogni volta (6 fatti, 1 subito,  saranno pure cifre sommarie e premature ma non sono cifre banali), l’Inter se ne va, resta davanti a tutte e si prepara al big match con la seconda. Nel frattempo archivia una partitina ricca di simbologie. Tipo che il Verona fa un contropiede e prende una traversa clamorosa, e che nel minuto successivo, invece di cambiare il pannolone, andiamo a segnare il gol della vittoria con l’uomo più preso di mira degli ultimi tre giorni nel mondo intero, ed ex juventino.

Qualche minuto più tardi, un tizio toscano col cognome francese, che quattro anni e mezzo fa era ancora al Pavia e ora giuoca nel Frosinone, la mette in mischia in calcio d’angolo. Alla Juve. A Torino. Al novantaduesimo. Era una partitina, volevano vin-cer-la, e invece l’han presa nel culo.

Ecco, le partitine son finite. Ne abbiamo avute un tot e le abbiamo vinte tutte (un’enorme sostanziale differenza rispetto alle ultime stagioni). Ora cominciano le partite vere e le affrontiamo da una posizione privilegiata, con l’animo leggero e un discreto entusiasmo. Che di per sè son tutte cose che fanno la differenza. Ora la questione è solo una: dimostrare a Mughini che di noi non capisce un cazzo.

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(nella foto: scusa Melo, ma metto Blanchard)

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aprile 11, 2015
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Sessantaquattresimi di finale

Soccer: Serie A; Hellas Verona-Inter

Abbiamo vinto a Verona. Uh, bene. A una trentina di punti dal primo posto, a una quindicina dal terzo, a sette-otto punti dalla posizione che ci garantirebbe un ingresso in Europa League al costo di piacevoli preliminari in Siberia a metà luglio, ecco, fatico a concentrarmi e a trovare un perché. Tra la Juve che perde a Parma (ultima, fallita, derelitta e dignitosa) e l’Inter che gioca a Verona oggi (giuro, fino all’ora di pranzo pensavo giocasse domani, poi mi è scappato l’occhio su un tg), più che la trentesima giornata mi sembrava la trentottesima, quando su dieci partite sono sì e no tre o quattro ad avere un minimo perché e le altre sono tutte un po’ fuzzy, divertenti per chi ha il cuore leggero, indolori per gli altri. E invece no, dopo questa ce ne sono altre otto che non ci servono a nulla di materiale. Di immateriale sì, certo: a ricostruirsi una credibilità, a sistemare un po’ di cose, a scegliere chi resta e chi parte, a lucidare i pezzi migliori. Da qui alla fine per noi sono tutti sessantaquattresimi di finale.

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novembre 10, 2014
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Zavorrati

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Queste tutto sommato sono le partite che possono capitare. Le partite che non dovevano capitare sono altre, e sono quelle che ci zavorrano anima e corpo ormai da settimane. Una partita del genere – sfortunata, sbilanciata, buttata via –  l’avresti potuta vivere a cuore più leggero senza certe zavorre, ma a noi questa leggerezza non è più concesso. Anche lo spettacolo pomeridiano – il Parma che ci ha piallato una settimana fa ne prende 7 dai gobbi – non concilia il buonumore. Così come lo spettacolo serale della nuova classifica – siamo noni, ma con due punti di vantaggio sulla decima, un nono posto saldo insomma, un nono posto tranquillo. Un nono posto che non si sa bene come giudicare, perchè a metá novembre dobbiamo ancora incontrare Juve, Roma, Milan e Lazio e allora ti chiedi dove avrai mai lasciato tutti ‘sti punti per strada, visto che il gioco deve ancora farsi duro davvero, e ti chiedi quanto potrai scendere ancora. Domande retoriche, ovviamente.

La zavorra ti rende anche meno sopportabili le dichiarazioni del miste. Non solo “il Verona dá fastidio a chiunque” (a noi danno fastidio tutte le squadre, quindi perchè fare l’update ogni volta?), ma anche un epico “poi è pure iniziato a piovere” che mi ha fatto sentire piccolo così:  il generatore di risposte di Mazzarri (cioè io) a una cosa del genere manco ci aveva pensato. Ma anche in questo caso è questione di zavorre: ci potresti sorridere, però sei zavorrato e ti incazzi.

Domani ci sará un super vertice con Thohir. E cosa potrá mai succedere? Boh. Siamo tutti zavorrati, come i nostri tre difensori centrali. Ci muoviamo lenti e in direzioni incerte.  E quindi? Recuperemo infortunati e un po’ di forze, troveremo convinzione, magari smetterá anche di piovere. Le squadre avversarie ci daranno sempre un po’ fastidio, ma non si può pretendere l’impossibile.

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