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ottobre 5, 2017
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Il Var, impetuoso al tramonto, salì sulla Juve e dietro una tendina di stelle

Sì, lo so, avrei potuto far finta di  interessarmi un po’ di più della questione catalana o del sempiterno problema della vendita delle armi negli Stati Uniti, ma la lettura più istruttiva della giornata è stata di gran lunga l’intervista dell’ex arbitro Roberto Rosetti alla Gazza. Rosetti è il responsabile del progetto Var in Italia e quindi, dato il suo incarico, ha detto un sacco di cose ovvie  sul Var (che è una svolta epocale, che è perfettibile ma va già benissimo, che il calcio ne uscirà migliore ecc. ecc.), ma approfittando della pausa ha anche tirato una riga e fornito un sacco di cifre sulle prime sette giornate di campionato. Cifre legate in modo diretto o presunto al Var. Cifre, porca miseria, molto interessanti.

Intanto, quanti episodi ha preso in esame il Var nelle prime 69 partite di campionato? L’avreste mai detto? 309 (182 gol, 83 sospetti rigori, 44 altre cose),  circa 44 per ogni giornata. Non tutte le volte il gioco si è fermato: nella maggior parte dei casi gli addetti al Var non hanno chiamato l’arbitro perchè l’azione andava bene così. Un tot di volte, invece, il gioco è stato fermato eccetera eccetera. Quante decisioni ha cambiato il Var? 21 (su 309), cioè in media 3 per ognuna di queste prime 7 giornate. 288 volte è stata confermata la decisione della terna arbitrale.

Queste cifre suggeriscono un po’ di cose: che arbitri e collaboratori non sono stati delegittimati da questa nuova diavoleria e anzi fanno mediamente bene il loro lavoro, che il calcio non sta diventando nè pallanuoto nè baseball e che, al netto di qualche lungaggine (in due casi, tra cui Inter-Spal, il Var si è piantato come un qualsiasi pc tipo ctrl+alt+canc), il meccanismo è già piuttosto efficiente: o qualcuno per caso preferiva 21 errori in più (domanda retorica: ci torno più avanti)? Altri numeri: il tempo medio di revisione a gioco fermo di un’azione sospetta è inferiore al minuto, il tempo medio di recupero dopo il 90′ è aumentato rispetto allo scorso campionato di 19 secondi. Inezie.

Ma le altre cifre fornite sono, sotto un certo aspetto, al limite dello sbalorditivo. Rispetto allo scorso campionato, i falli fischiati sono diminuiti (da 260 a 203), le ammonizioni sono diminuite (da 313 a 245,  quelle per proteste da 27 a 20), le espulsioni sono diminuite (da 24 a 15, quelle per gioco violento da 9 a 6). Minchia, è tutto diminuto (tranne il cornetto Algida, una mia vecchia battaglia). Ma guarda caso i rigori sono aumentati, e mica di poco: da 20 a 34, quasi il doppio. Scusate la pedanteria, ma riussumo e sottolineo: diminuiscono falli, ammonizioni ed espulsioni, praticamente raddoppiano i rigori.

Rosetti commenta: meno falli, ammonizioni ed espulsioni perchè i giocatori, positivamente condizionati dal nuovo strumento, ci stanno più attenti e protestano meno. Bergomi, sul Corriere sempre di oggi, aggiunge: ci può essere un positivo riflesso sul gioco e sui gol, perchè i difensori sono più “prudenti” e lasciano  qualche centimetro in più agli attaccanti. Bene, siamo tutti contenti.

Curiosamente, nessuno fa la domanda-clou: scusate, ma se tutto il resto è diminuito perchè i rigori sono quasi raddoppiati? Già, perchè? Aggiungo un dato altrettanto clamoroso, la democratizzazione del penalty: a oggi, in 7 giornate hanno già avuto un rigore a favore 15 squadre e ne hanno avuto almeno uno contro ben 18 squadre. Tutte, tranne Inter e Roma. Delle statistiche della Roma non so un cazzo, ma su quelle dell’Inter sono abbastanza ferrato. L’Inter, storicamente massacrata nel dare/avere dei rigori, in questa benedetta stagione ne ha già battuti 3 (2 confermati dal Var) e non se ne è visto fischiare neanche uno contro. La Juve 2 a favore e 2 contro, incredibile.

Ora, queste cifre ci offrono dati oggettivi e conducono a qualche considerazione soggettiva ma molto attendibile. Il Var non è la perfezione assoluta (il Toro avrebbe un paio di cose da dire, per esempio) ma chi potrebbe stroncarlo se – dati alla mano – ha corretto una ventina di errori e ha decisamente rasserenato il clima in campo e sugli spalti?

Già, chi?

Il fatto che la Juve sia rimasta da sola a fare la guerra al Var sta ormai valicando i confini del patetico. Il dirigente squalificato per avere insultato il Var è l’apoteosi, la risata che li seppellisce. Un grottesco episodio che arriva dopo le avvelenate dichiarazioni del capitano, dell’allenatore e degli opinionisti-tifosi piazzati ad arte in tutte le trasmissioni mainstream per combattere una guerra di retroguardia, per cercare di diffondere disperatamente il messaggio che il Var fa schifo quando i fatti, purtroppo per loro, dicono l’esatto contrario.

La Juve ha perso domenica scorsa i primi punti del suo campionato, in un campo in cui solitamente passeggiava sotto l’occhio compiaciuto degli avversari e quest’anno no, nonostante due dei giocatori di casa li abbia già comprati (uno ha pure segnato). Dopo sei vittorie ha pareggiato nonostante il Var proprio in quella partita abbia mostrato una grossa e fisiologica falla, perchè è comunque manovrato da esseri umani che se decidono di vedere braccio e non spalla bòn, la decisione è presa e vaffanculo. La Juve è seconda in classifica con sei vittorie e un pareggio in casa dell’Atalanta e quindi potrebbe elegantemente dire che, con 19 punti su 21, non è che il Var le abbia cambiato granchè la vita. E invece no, sono sette giornate che si muovono scomposti, che si agitano sulle poltrone, che vomitano bile ed esprimono uno sconcerto così genuino e sincero che dice più di mille articoli e centomila ore di inchieste tv.

Il Var non ha cambiato nulla sui valori del campionato: dopo sette giornate ai primi sei posti ci sono le migliori sei (il Milan arranca, ma il Var non c’entra una sega) e agli ultimi sei posti ci sono le peggiori sei. Il Var ha cambiato però una cosa importante: che la situazione dubbia ha una seconda chance, ha la possibilità di essere rivista. Alla Juve di tutto questo non frega un emerito cazzo, anzi, si sente crollare la terra sotto i piedi: preferiva godere del beneficio del dubbio (nel dubbio, ti do il rigore/gol/fallo a favore; nel dubbio, non ti do il rigore/gol/fallo contro) e che gli altri si inculassero. Ecco, questa cosa è cambiata. E il fatto (temporaneo, provvisorio, culattone ed etereo finchè volete) che Juve e Inter siano alla pari dopo sette giornate, imbattute, con sei vittorie e un pareggio, spiega moltissime cose. Per la Juve (che resta la più forte e la favorita del campionato, anche con il Var) l’Inter è un’intrusa, come il Var. E adesso che le loro ossessioni sono salite a due, io spero – spero ardentemente – che prima o poi escano pazzi.

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settembre 11, 2017
di settore
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Se il trucchetto del dubbio non funziona più

Breve storia vera. Anche se ho la ragionevole sensazione che non ve ne fregherà un cazzo, vi debbo raccontare che due settimane fa mi sono trovato in una drammatica situazione: avevo urgente bisogno di un reggilibri. No, ma mica uno a caso: ne volevo uno carino, tipo quelli visti in vacanza in cento diversi negozi di stronzate alto di gamma, acquisti sempre abortiti nell’ineluttabile evidenza di non poter farcelo far stare, il reggilibri, nel già stipato trolley a misura di Easy Jet. Ho così trascorso due giorni a macerarmi: dove posso trovare in Italia, vicino a me, negozi di stronzate alto di gamma forniti di reggilibri carini tipo quelli là? Finchè – perchè non ci ho pensato prima? – ho fatto la cosa più ovvia: ho digitato “reggilibri” su Amazon e mi si è aperto un mondo. E per l’ennesima volta nel corso degli ultimi dieci-dodici anni almeno, relativamente a qualsiasi questione in cui internet e derivati c’entrassero almeno di sguincio,  ho fatto tra me e me la stessa considerazione: quanta fatica inutile si faceva, prima?

Cioè: tipo il Var. No?

Quanta fatica inutile ha fatto l’Inter, prima del Var? E’ una domanda che oggi possiamo fare serenamente, senza complottismi e pianginismi, guardando semplicemente alla Storia e alle prime tre giornate di questo campionato, in cui con il Var ci sono stati assegnati due rigori che gli arbitri non ci avevano dato. Due rigori decisivi, perchè entrambi hanno sbloccato il risultato. Chissà se avremmo 9 punti senza il Var? Boh, forse sì, forse no.

Si tratta, sia chiaro, di due tipici rigori “da Var”. Non due clamorosi errori dell’arbitro, ma due rigori oggettivamente difficili da vedere, border line, quasi superiori all’umana percezione (come essere sicuri al 100% e in una frazione di secondo del contatto ai danni di Icardi, o dell’esatto punto del fallo su Joao Mario a cavallo della riga?). Più che legittimo pensare che l’arbitro non fosse in grado di prendere la giusta decisione. Addirittura, che l’arbitro proprio non li potesse vedere correttamente.  E quindi? Ora c’è il Var, prima non c’era. Bene, fine discussione?

No, per niente. Il punto è proprio lì, in quella zona grigia che sta tra la percezione e la decisione dell’arbitro. Chiamiamolo “dubbio”. Ecco, nel dubbio, all’Inter i due rigori non erano stati dati. E non è una questione da poco, questa. Non è prendere una decisione sbagliata, ma non prendere una decisione corretta. La sfumatura è importante, ma l’effetto è uguale. Quante centinaia di partite, quante decine di campionati sono stati determinati o condizionati pesantemente dai dubbi? Da rigori, per esempio, che “nel dubbio” non hanno dato a noi, a volte sistematicamente (nel 2013/14 un solo rigore nell’intero campionato, 21 rigori in tutto negli ultimi 5)? O da rigori che, nel dubbio, non sono stati dati contro la Juve -tanto per fare nomi e cognomi -? O, nel dubbio,  a suo favore?

Tre partite non sono nulla in confronto all’eternità. Ma due rigori a favore dell’Inter nelle prime tre giornate di campionato sono un fatto epocale, e due rigori contro la Juve sono un fatto apocalittico. Lo si capisce dalle reazioni scomposte dell’emisfero gobbo nei confronti del Var, una lesa maestà di cui faticano ancora a capacitarsi. Reazioni scomposte che arrivano mentre la Juve ha 9 punti in tre partite: cioè ha sempre vinto, ha rimediato al Var con la sua forza, così, semplicemente segnando più gol dei rigori contro. Certo, si è presa qualche piccolo, relativissimo spavento e ha fatto un pochino di fatica in più. Il giocare ad armi pari ti fa pagare qualche prezzo.

Con tutti i suoi attuali (e provvisori, si spera) difetti, il Var può arrivare a un risultato immane: eliminare la zona grigia del dubbio con una oggettività inoppugnabile. Eliminare i rigori dati o non dati così, una po’ alla cazzo di cane, tipo i falli di confusione, approfittando della vaghezza della situazione. Tenendo la media di queste prime tre giornate, alla fine potrebbero ballare diverse decine di gol, tra rigori dati e non dati a ragion veduta. Certo che la Juve è nervosa: lo sarei anch’io se sapessi che la distanza dagli inseguitori un pochino si accorcia, e che sono finiti i chiodi da spargere sulla strada.

Il Var non risolverà il campionato (la Juve, ribadisco, è a punteggio pienissimo nonostante il Var), ma da subito sistema un po’ di cose. Mette tutti sullo stesso piano e rasserena gli animi (non avremo più “dubbi” su cui incancrenirci per semestri). Il resto, tranquilli, è tutto come prima: la palla è rotonda, bisogna segnare dei gol, possibilmente uno in più degli altri. Ma il sistema dell’aiutino è già tutto crepato, e quello degli alibi pure. Eggià, sarà meno frustrante anche perdere, a volte: senza il dubbio che sarebbe potuta andare diversamente se (segue lamentela), si potranno mandare affanculo anche i propri beniamini con una soddisfazione e una serenità che per decenni a noi tifosotti è stata negata.

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agosto 23, 2017
di settore
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Generatore di titoli sul Var per la Gazza (e Tuttosport)

rigorejuve

Le sconvolgenti novità della prima giornata di campionato (rigore contro la Juve, rigore a favore dell’Inter dopo 3 minuti e mezzo di gioco invece che dopo 3 mesi se va bene) portano a pensare che, dopo appena 90 minuti di calcio giocato, l’unica cosa su cui valga davvero la pena soffermarsi sia il Var. E sull’argomento si soffermeranno per settimane (e più probabilmente per mesi o anni) i quotidiani sportivi, in un climax giornalistico che necessiterà di uno speciale apporto creativo e umanistico sui contenuti. Ecco, dunque, una serie di titoli che consiglio a titolo gratuito a due quotidiani sportivi che certamente ne avranno bisogno – di titoli, dico – e per i quali provo tecnicamente e professionalmente compassione (in senso letterale).

E NAUFRAGAR M’E’ DOLCE IN QUESTO VAR. Titolo che sottintende una generale soddisfazione degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica per il nuovo dispositivo tecnologico: è molto bello ed esprime una sua rasserenante positività, ma è da usare prudentemente dopo un numero congruo di giornate e nella certezza di un saldo positivo tra decisioni corrette ed errate.

VAR WEST. Titolo da usarsi in una situazione opposto rispetto al precedente, allorquando l’applicazione del nuovo dispositivo si riveli spesso fallace o foriera di polemiche, e quando di conseguenza nell’opinione pubblica inizi a montare il dubbio che il Var sia una sòla epocale e prevalga un diffuso sentimento di confusione.

VAR BASTEN. Ideale per l’mmancabile l’intervista al campione del passato perchè esprima un parere importante sul nuovo dispositivo. Di particolare effetto anche i possibili giuochi di parole con Van der Sar , Van der Vaart e Van Gaal. Interessante anche l’applicazione nel ciclismo e nella pittura. E anche nella musica, per quanto si presenti piuttosto arduo chiedere un parere sulla moviola in campo a Van Morrison, ai Van Halen o a Ornella Vanoni. Ma la Gazza non si ferma davanti a nulla.

VAR CONDICIO. Titolo ideale quando le statistiche inizieranno a farsi attendibili e ogni squadra potrà fare i conti tra decisioni favorevoli e sfavorevoli. Ottimo anche per un’intervista a un giurista sportivo o a un ex magistrato appassionato di pallone.

VARCAMENARSI. Titolo che esprime un ampio scetticismo sull’applicazione pratica del Var. Non è una bocciatura, ma una critica profonda, uno schierarsi pronunciato verso un possibile futuro no.

VAR MORTO. Questa invece è una bocciatura immediata e senza sconti. Ottimo titolo per commenti e opinioni di direttori, editorialisti ed espertoni, oppure per una prima pagina di impatto dedicata a una qualsiasi partita (meglio se di una squadra importante) il cui risultato è stato erroneamente determinato dal Var e per cui si ritiene che bòn, l’Italia ne ha avuto abbastanza.

RICORSO AL VAR. Vedasi “Var condicio”, titolo sottilmente legato a una visione pedante e leguleia della questione, ideale a corredo di un’articolessa di una grande firma o anche per una prima pagina sulla decisione di particolare impatto su un tal partita. Oppure, ottimo per un paginone storico e analitico sui primi dieci interventi del Var.

VAR DI NECESSITA’ VIRTU’. Titolo adatto a colonnino in prima pagina con commento del direttore o di una prima firma. Esprime fiducia e sconforto allo stesso tempo, un titolo democristiano dove ognuno legge ciò che vuole e niente, si arriva alla giornata successiva con normalità.

VARDALAND. Titolone di grande effetto da usarsi quando il Var sia stato usato con risvolti e conseguenze spettacolari: chessò, 10 ricorsi al Var in una stessa partita con conseguenti 25 minuti di recupero, oppure 5 ricorsi al Var tutti a favore di una stessa squadra che vince 8-0 in 11 contro 7, ecco, cose così.

SPECIALE TUTTOSPORT

Ci sono poi titoli che la pur caciarona Gazza non può permettersi di usare, ma un Tuttosport sì. Siccome sono generoso, tre consigli anche al nemico:

VARGOGNA! Titolo da usare in concomitanza con la prima sconfitta della Juve causata dall’applicazione del Var (cioè, presto).

VARFANCULO! Titolo da usare in concomitanza con la prima serie di sconfitte della Juve causate dalle applicazioni del Var (cioè, presto).

SCUDETTO DI VARTONE! Titolo da usare in concomitanza con il primo campionato perso dalla Juve dopo tot consecutivi, in circostanze direttamente ricollegabili a una lettura faziosa del Var nelle precedent 38 giornate (cioè, presto).

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