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giugno 25, 2014
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Why always him?

Mettiamola così, per inquadrare un po’ la questione nel profondo: negli ultimi due Mondiali siamo usciti due volte nella fase a gironi, giocando sei partite e vincendone una (Inghilterra, la più fiacca Inghilterra dell’ultimo decennio), pareggiandone due (con squadroni tipo Paraguay e Nuova Zelanda) (no, dico, Nuova Zelanda) e perdendone tre (con Slovacchia, Costa Rica e Uruguay) (wow). Sì, d’accordo, in mezzo c’è stato un bell’Europeo (asfaltatissimi in finale: come dire, secondi con distacco) e una buona Confederations Cup (il Trofeo dell’Amicizia per nazioni, peso specifico -1), però negli otto anni trascorsi da Berlino non è che ce la siamo spassata. Siamo quelli che siamo, un po’ per colpa di un materiale umano oggettivamente modesto e un po’ per colpa di una gestione federale da barzelletta. Che prima affida la squadra a Donadoni con lo stesso entusiasmo e convinzione con cui l’Inter ingaggiò Gasperini; poi lo scarica dopo gli Europei per richiamare Lippi nell’operazione più puzzolente e arrogante che il calcio italiano ricordi; poi chiama Prandelli ammantandolo di santità e buoni propositi (e fino alla notte di Kiev, va detto, le cose sono andate benino) per poi arrivare al momento-clou con il solito clima malato: il famoso codice etico applicato alla cazzo di cane, il capo delegazione dimissionario che – semplificando – dice en passant che ai vertici è tutta una mafia, uno strepitoso effetto domino nelle scelte strategiche – preparazione, convocazioni, saune, ritiro in culo alla luna, crollo della curva del gradimento, un disadattato come front-man.

Con tutto questo, ieri sarebbe bastato fare uno 0-0 contro l’Uruguay, e ce l’avremmo fatta con quei cambi che neanche Trapattoni e con una agile e affidabile 8-2-0 nel finale se l’arbitro non ci avesse messo del suo. Ma, onestamente, una squadra del genere, dopo tre partite del genere – su 270 minuti ne salvi sì e no 60 -, meritava di andare avanti? E quanto?

Io un paio di sospetti a priori ce li avevo, diciamo così. Quando vedi gente che si fa le seghe per un’amichevole di Paletta e una discesa sulla fascia di Candreva,  cominci a dubitare del tasso tecnico complessivo. Poi dici: vabbe’, ma Prandelli non sarà proprio un pirla. Eppure è andata proprio così: dopo quattro anni di operazione simpatia, quattro anni di codice etico di questa bella minchia (quando inizi a fare le deroghe bòn, è la fine, lo sa anche una bambino dell’asilo), quattro anni di ricostruzione e faticoso ringiovanimento, Prandelli negli ultimi mesi è andato in panico completo e ha sbagliato tutto. Certo, non ha nessuna colpa se Giuseppe Rossi si è infortunato (ma anche questo faccia riflettere: altri si aggrappano a Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar, noi a Giuseppe Rossi), ma quindici mezze punte non le ho convocate io, diciassette moduli uno più inutile dell’altro non li ho alternati io. E Balotelli come simbolo della nazionale non l’ho scelto io.

Otto anni dopo Berlino, i più affidabili sono stati quelli di Berlino invecchiati di otto anni. Uhm. Attorno – agghiacciante – dovrebbe esserci stato il meglio espresso dal campionato italiano, Giuseppe Rossi (e Montolivo, vabbe’, si fa per dire) escluso. Questi siamo, ok. Nè tra i migliori nè tra i peggiori. Prandelli doveva metterci il valore aggiunto: a volte il sangue si cava anche dalle rape, la Grecia vince l’Europeo, insomma, il cuore lo metti oltre l’ostacolo un tot di volte e vai avanti. Io però ho visto solo gente facile a perdersi nei bicchieri d’acqua, annoiata, smarrita, pronta a dare la colpa al caldo, all’umidità, all’arbitro, il terremoto, l’inondazione, le cavallette! Gente che pensava di aver risolto tutto giocando mezza partita con l’Inghilterra e poi facendosi fare il culo da Costa Rica, o Costarica, o come cazzo si scrive (abbiamo perso con una squadra dal nome incerto, no, voglio dire).

Prandelli per quattro anni aspira alla canonizzazione con il codice etico e poi si affida a Balotelli e Cassano, i meno etici, i più spaccaspogliatoio e i più amabilmente inaffidabili giocatori che abbiamo. Certo, Prandelli mio, so benissimo che – stando così le cose, rovistando tra i poveri 23 che ti sei portato appresso – erano in teoria gli unici adatti a risolvere o cambiare le partite. Ma è come nominare Rocco Siffredi rettore del collegio delle Orsoline e sperare che – per un mesetto, che cce vo’? – non succeda nulla. I senatori gli hanno fatto un culo così, però andranno in pensione. Quindi il nostro futuro è Mario Balotelli? Un’icona, più che un giocatore? Uno che fa un gol, fa una confstampa alla Vieri e poi si riposa per un semestre? Uno che in sette stagioni da professionista non ha ancora imparato a stare al mondo? Uno che tira freccette, spara raudi in casa, viene la Kyenge e dorme, parla Pirlo ed è già sul pullman da un’ora con le cuffiette? Uno che ha 24 anni e la miglior stagione l’ha fatta a 17? Boh, auguri a chi verrà: a questi livelli sarà dura anche qualificarsi agli Europei. Meno codici, più coglioni. Nel senso di palle, eh?

italia.uruguay

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