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gennaio 8, 2017
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Specularmente a ritroso (ovvero: investire 5 euro)

Erano anni e anni che non vincevamo quattro partite di fila. Precisamente, uno (e qualche giorno). Era successo a fine 2015, nell’autunno dorato del Mancio ancora sorridente – come noi, del resto – e degli 1-0 straordinariamente ripetitivi per i fegati altrui: battemmo Bologna, Roma, Torino e Udinese – sempre loro – in una serie che culminò con il primato in classifica con 4 punti di vantaggio. Al che accadde che un amico (si chiama Gigi) mi chiamò al telefono per dirmi che davano l’Inter a 5 per la vittoria dello scudetto e che gli sembrava il caso che giocassimo 20 euro. Non mi soffermo sul seguito della storia (dell’Inter e dei miei fottuti 20 euro), ma allargo il campo e dico che si trattò in realtà di una splendida serie di sette partite, 6 vinte e una persa a Napoli  facendo un secondo tempo da paura. Poi niente, sul far del Natale io giocai i 20 euro sognando di incassarne 100 qualche mese dopo e l’Inter, per ringraziarmi della fiducia, smise d’amblè di giocare, a partire dalla magica notte di Melo e della Lazio, di Jovetic e del Mancio, e una storia va a puttane, sapessi andarci ioooooooooo.

Un anno e un mese scarso dopo ecco rifare una serie di 4 partite vincenti – Genoa, Sassuolo, Lazio, Udinese – che mi stimolano una riflessione parellela. Si tratta in realtà (punteggiata dalle ultime tragiche esibizioni europee, ma quelle vanno calcolate correttamente a parte) di una abbastanza splendida serie di otto partite in campionato, di cui 6 vinte, una pareggiata (bene, col Milan) e una persa (demmerda, col Napoli).

Sono le otto partite senza De Boer.

Non parliamone più. Lo fanno di continuo loro, i nostri beniamini, dal capitano Icardi che ricorda “il clima insostenibile” al morituro Jovetic che mentre prepara la valigia ancora non si capacita del perchè non lo faceva giocare nemmeno lui. E insomma, si capisce come se la passasse il povero Frank ad di là delle sue colpe. Ma De Boer è il passato, lo è ormai definitivamente se lo score è questo: via lui abbiamo quasi sempre vinto, non abbiamo quasi mai perso e, dopo un primo periodo di adattamento alla nuova guida, la squadra ne prende meno e ne mette di più. Lo dicono i numeri.

Ora, nessuno di noi può dire come proseguirà questa storia. Se si chiuderà qui o se davanti a un calendario molto invitante proseguirà. Io posso solo confessare di avere ricevuto (ma prima di Udinese-Inter, non dopo: prima) la telefonata del mio amico (si chiama Gigi) (sì, lo stesso dell’anno scorso) che mi ha chiamato per dirmi che danno l’Inter vincente in campionato a 65 e che gli sembra il caso di puntare 10 euro, 5 a testa. E tutto questo mi titilla una suggestione, quella di poter leggere questa storia specularmente a ritroso, che non so bene cosa voglia dire ma mi piace come formula. Nel senso che un anno e venti giorni fa la serie si infranse contro il nulla  che ne seguì, mentre mi piacerebbe assai che ora questa serie – partita dal nulla che l’ha preceduta – ora cresca e si moltiplichi.

Ma tutto questo è così fatuo, amici, così caduco, così appeso al filo dei garretti dei nostri incostanti beniamini (sospiro)… E poi non chiedetelo a uno che sta per sacrificare 5 euro sull’altare del più cazzone degli obiettivi. Credendoci, tra l’altro.

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aprile 23, 2016
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Con quelle facce da stranieri

Per alcuni minuti ho pensato che annullassero la partita.  Cioè, ‘sta cosa che non c’erano italiani in campo la stavano mettendo giù dura da dio. Che poi, porca puttana, era solo colpa nostra? Cioè, l’Udinese non poteva mettere dentro un italiano e sanare ‘sto guazzabuglio? Tocca per forza a noi? Non ci può essere un po’ di fair play, santa polenta? Cioè, ci si telefona prima, “senti, non hai un qualche scarto di italiano da mettere, così non ci cagano il cazzo?”, “mah, adesso vedo… Tu non puoi mettere Eder, per dire?”, “ma vale Eder?” “figa se vale, giuoca in nazionale!”, “la nostra?”, “giuro!”, “vvabbe’, verifico, ma tu non puoi mettere tipo Di Natale?” “Di Natale chi?”.

Niente, poi si fa la distinta e bòn, ventidue stranieri e via. Non era mai capitato nella storia. La mia prima reazione è:

“Minchia!”

La seconda è:

“E allora?”

La terza è:

“Ma santiddio, fate sei ora di coda al padiglione del Giappone e adesso venite a rompere le palle a noi?”

Ma lo scandalo è ormai esploso. I commentatori a quel punto sbroccano e io che sono sensibile vado in confusione: adesso l’arbitro cosa fa, rinvia la partita? La dá persa a tutte e due?  Chiama l’esercito e fa rastrellare il campo?

No. Si gioca. Sub judice, forse, ma si gioca.

Ogni tre minuti inquadrano Thohir, indonesiano. Al suo fianco c’è Zanetti, argentino. Sotto c’è Bolingbroke, inglese, insieme a un sacco di cinesi. Io, tutto sudato, mi alzo in piedi sul divano e urlo:

“Cazzo, ma c’è un italiano? Uno?”

In quel momento segna Thereau, francese. In dialetto pavese Thereau significa “individuo tipicamente meridionale”. Forse è italiano, mi dico. Comunque poi pareggia Jovetic, montenegrino, e siccome nessuno sospende la partita comincio a pensare che sia tutto regolare in culo agli autarchici del mio membro virile.

Regolare, si gioca. Quindi, bisogna vincerla. Poi al limite Mediaset Premium fará ricorso, ma intanto portiamola a casa. Quando l’Udinese mette dentro Pasquale, è ormai chiaro che la partita ha tutti i crismi di regolarità. Jovetic segna di tetta, Kondo sembra risorto, Brozo spunta dappertutto, poi entrano D’Ambrosio ed Eder è ormai è festival italiano, pizza e mandolino, mafia, moda, spaghetti, uè uè uè, che bello il calcio italiano, che bella l’Italia, eccetera.

Le inquadrature in tribuna, non-luogo multietnico, diventano più fitte. Ogni minuto inquadrano Thohir e i cinesi. Alla fine son tutti lá che brindano, cin cin, cui en lai, cin cin, mentre io sono steso sul pavimento stravolto dal mancato pareggio dell’Udinese.

“Ha segnato Eder!”

“Ma quando? Ma chi? L’italiano? Il nostro?”

Figa, non si può vivere così. Adesso aspettiamo l’omologa del risultato. Non ho altro da dire se non Juve merda, così, per partito preso. Viva il calcio italiano.

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dicembre 12, 2015
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Cose che non si sapevano dell’Inter

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L’Inter non vince solo 1-0. Dicono che Marotta, travestito da delegato azerbaigiano, abbia chiesto alla conferenza di Parigi di votare una risoluzione contro le vittorie per 1-0 con la motivazione che “fanno alzare la temperatura del pianeta di 2,1 gradi al decennio”. Thohir, preoccupato per le ripercussioni sul merchandising in Indonesia, ha chiesto in ginocchio a Mancini di fare in modo che l’Inter vincesse da subito con altri punteggi, “vanno bene tutti”. Mancini ha cosí schierato un agile 4-2-3-1, con la prospettiva – nel caso le cose si fossero messe male – di far entrare Palacio al posto di Melo e Manaj al posto di Miranda giá al 15′ del primo tempo.

L’Inter non gioca sempre male. Incredibilmente, l’Inter non fa cagare il mondo intero come al solito. Manovra, contropiedizza, pressa, scambia, traccheggia, crossa, tira, tacca, insacca, incula. La gente non si indigna. Peggio: la gente non si annoia. Inaudito: la gente vede gol della madonna. Decine di giornalisti devono cambiare l’attacco dei loro pezzi. Alcuni lo devono cambiare tutto.

Montoya è vivo. È sicuramente il dato più sorprendente della serata. Su Montoya si erano sparse alcune voci contrastanti: 1) è morto da alcuni mesi, solo che non hanno il coraggio di comunicarlo al Barcellona; 2) è giá stato ceduto in subaffitto a una squadra della serie B degli Emirati Arabi, dove gioca sotto il falso nome Diego de la Vega; 3) si è fatto monaco e confessa i fedeli tutti i sabati pomeriggi all’Abbazia di Morimondo; 4) non è mai esistito, è un effetto distorto della legge Bosman.

Icardi non pensa solo a ciulare e a farsi rapinare l’orologio. Nei ritagli di tempo fa gol da centravanti vero. Addirittura anticipa e ruba palla (questo è scorretto, nessuno se lo aspetta da un pigrone bimbominkia del genere).

Mancini ha ragione. Punto.

L’Inter è prima. Pur non rientrando normalmente tra le prime sei-sette squadre favorite per lo scudetto secondo i maggiori commentatori, l’Inter è prima. Ormai siamo alla sedicesima, ma è sempre prematuro. Nelle ultime sette partite, l’Inter ha perso a Napoli prendendo due pali al terzo minuto di recupero dopo aver fatto sedere sulla tazza Sarri & C. per mezz’ora: le altre sei le ha vinte senza subire un gol. Ciononostante il Napoli è campione d’Italia in pectore, a meno che non lo vinca la Juve, e comunque la Fiorentina è molto bella e la Roma uh che potenziale ha la Roma. L’Inter comunque è ben messa per l’Europa League, e questo non ce lo puó togliere nessuno.

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aprile 28, 2015
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Rocchi Balboa e Massimo Poldi

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Quando Erykah Badu ha cercato di uccidere a mani nude Rocchi Balboa, una tifoseria normale si sarebbe stiracchiata sul divano e avrebbe aggiornato la classifica aggiungendo tre punti, e magari avrebbe iniziato a fare zapping con Ballarò o con un porno per ingannare l’attesa del novantesimo.

Non noi.

Quando hanno inquadrato il Mancio che stava per metter dentro Podolski, mi è sembrato di vedere il Cordobes che sapeva di aver già portato a casa la corrida, solo questione di tempo e di tempismo, il toro era giá morto benchè temporaneamente vivo, e intanti schiero un altro torero, cazzo del toro. E una qualsiasi tifoseria avrebbe potuto rilassarsi in attesa del gol del 2-1, e poi del 3-1, e poi del 4-1, perchè non c’è niente di scritto ma in undici contro nove, santa madonna, in undici contro nove è una mezza formalità.

Non noi.

Se poi in undici contro nove segna pure Massimo Poldi – un preciso segno del destino – solo il fatto che la partita fosse oggettivamente divertente ha fatto sì che nessuno abbia girato su Ballarò o Dimartedì a informarsi sull’Italicum. Solo che poi, dopo diciassette occasioni di fare il 3-1, abortite di fronte alla pertinacia nel voler entrare in porta col pallone, o nel voler servire un compagno meglio piazzato che a sua volta avrebbe servito un compagno meglio piazzato che a sua volta avrebbe servito un campagno meglio piazzato che a sua volta al mercato mio padre comprò,

ecco,

è in quel momento che mi sono alzato in piedi sul divano, e ho guardato i giocatori come il Cordobes avrebbe guardato gli spettatori nell’arena, anzi no, come gli spettatori dell’arena avrebbero guardato il Cordobes che cazzeggiava col toro barcollante, e ho pronunciato la seguente frase, non urlando, anzi, con estremo aplomb, quasi sottovoce:

“Ragazzi, ma perchè non ve ne andate a fare in culo?”

Perchè i ragazzi non lo sanno, ma io sono a dieta – una fottuta dieta – da 37 fottuti giorni, e non solo non posso mangiare Orociok, ma non compro Orociok da sette giornate e non ho Orociok in casa, cioè, sarebbe come se uno smette di fumare ma sotto il divano ha una stecca di Marlboro, nel qual caso negli ultimi dieci minuti di Udinese-Inter avrebbe messo in bocca 20 paglie e le avrebbe accese all’unisono e le avrebbe fumate in quattro respiri, perchè non si possono veder certe cose, cioè, io mi sarei mangiato un pacco famiglia di Orociok inculandomi 37 giorni di dieta. Orociok, Orociok!

Che però non avevo.

Ma non credo che il proibizionismo mi abbia alterato i parametri del giudizio e la capacitá di intendere e volere. Il mezzoseghismo dell’Inter, il mezzogiocatorismo dell’Inter esce lampante se ti caghi in mano in 11 contro 9, se quelli in 9 stradominano gli ultimi 5 minuti di partita, e non ci sono cazzi. Personalitá zero, capacita di fare una O col bicchiere zero.

Comunque abbiamo vinto, e quindi Milan merda.

(è con frasi come questa che mi rendo conto di essere lucido. Affamato, con una clamorosa carenza di cioccolato, ma lucido)

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dicembre 8, 2014
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Povera Inter, e povero anche il Mancio

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Ci fosse stato Mazzarri, me ne sarei fatto una ragione con una battuta: “Eravamo abituati ad andare in svantaggio, e quindi quando ci siamo trovati in vantaggio ci siamo persi”. Ma siccome c’è Mancini, temo che la battuta acquisti un fondo di veritá. Questa Inter, dodicesima in classifica a 9 punti dal terzo posto (quanta malinconia, quanto dolore nel rassegnarsi a calcolare i punti dal terzo posto), è una squadra che non sa badare a se stessa neanche quando le cose vanno bene, quando domini per un tempo e ne puoi mettere due o tre, quando le cose insomma vanno bene e non c’è molto margine perchè si complichino troppo, e solo tu puoi farle andare male, impegnandoti, e lo fai. Mancini tira le somme di tre partite e la somma fa uno, un punticino con il Milan che è una specie di Inter (una squadra irrisolta) e poi due tranvate pesanti. A me, che da buon tifosotto amo vincere e mettere qualcosa in cascina, la settimana scorsa la soddisfazione per avere visto una buona Inter avendone prese quattro (4) suonava un po’ sinistra, un po’ provinciale, quasi provincialotta. Nel giro di una settimana siamo passati a un altro livello: abbiamo perso in casa con l’Udinese, però hai visto che bel primo tempo? Uh, molto bello, sì.

E adesso sono qui che guardo il soffitto come Pepe Carvalho, però con il mood under the shoes. Il Mancio si incazza di brutto, che è un piccolo passo in avanti rispetto alla ricerca della milionesima scusa. Però il risultato fa sempre zero, o uno, che è comunque pochissimo. La situazione si complica, perchè adesso si gioca decentemente a pallone ma il tuo miglior attaccante fa un passaggio indietro di 50 metri e tu lo prendi in culo. Palacio non riusciva a incidere sulle partite e ora l’ha fatto: vogliamo vederla così, con un ottimismo malato  post-Roma? E cosa dire delle diecimila iniziative sbagliate nel corso del secondo tempo spalmate su undici giocatori che a un certo punto non hanno più capito una sega di dov’erano e dove volevano andare?

A me davvero spiace per Mancini, perchè lui può fare un tot di cose ma non i cross, i passaggi elementari, i tagli, le diagonali e lo sguainamento di coglioni al momento giusto. Lui può rimettere in piedi l’Inter ma non gestire venti minuti di bambola generale, di impotenza preoccupante perchè – in una scala Richter delle partite complicate – se ti smarrisci completamente in casa con l’Udinese mentre vinci 1-0, quante cazzo di partite rischiamo seriamente di non portare (più) a casa?

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