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agosto 9, 2016
di settore
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Cicciottelle, tiri a segno e leoni da tastiera

tirasegno

Per questo titolo, a quanto mi risulta, non ha perso il posto nessuno. E’ un titolo del 16 luglio 2016, quindi meno di un mese fa. No, per dire che non si può parlare di sensibilità diverse nel giro di 24 giorni, no? Per carità, certo, qualcuno si è infastidito, qualcun altro ha represso un conato di vomito, altri ancora hanno condannato. Bòn.

Per titolare (due giorni dopo: quindi avendoci pensato a lungo) “Tir a segno” la notizia planetaria di una strage su un lungomare a noi molto vicino – un terrorista che con un camion frigo si lancia sulla folla che ha appena assistito ai fuochi d’artificio della festa nazionale – ci vuole un bel pelo sullo stomaco, un pelo lungo qualche metro. “Tir a segno” è un gioco di parole che risulterebbe fastidioso anche per un tamponamento in autostrada: figuriamoci sul sangue di 85 persone che stavano passeggiando col gelato in mano, persone che potevamo essere tranquillamente noi (perchè è successo a Nizza, non in culo al mondo).

“Tir a segno” è catalogabile, come tipologia, a quei titoli da Gazza tipo il “Manciao” (risoluzione di contratto di Mancini) di ieri: sono titoli-giochetto, che richiedono un esercizio intellettuale e un certo senso dell’umorismo e dell’enigmistica, che a volte riescono e a volte no, e che comunque ti sono imposti dal grafico: hai 10 lettere a disposizione invece delle 70-80 che ti servirebbero e devi far capire di cosa si tratta a quello che passa davanti all’edicola. Allora vai con “Manciao”, “Pog va, Higua in” o cose del genere. Ma il giornale è rosa, si parla di sport (quindi roba non seria, diciamolo, specialmente il calcio) e la leggerezza è d’obbligo.

Invece “Tir a segno”, parlando di 85 morti, è un’infamia. Che non è costata il posto a nessuno. E va bene, chi sono io per decidere chi licenziare e chi no?

cicciottelle

Questo titolo invece è costato il posto al direttore dello sfoglio sportivo del Quotidiano nazionale (gruppo Riffeser, in Lombardia è dentro il Giorno). Faccio fatica a pensare che un direttore di un qualunque giornale del mondo evoluto perda il posto per un titolo sulla finale per il terzo e quarto posto di una gara di tiro con l’arco, quindi mi diverto a immaginare (non sapendo nulla, ovviamente) che sia stato preso a pretesto per risolvere altre questioni. Ma rimanendo ai fatti, quelli oggettivi, prendo atto che in Italia si può titolare “Tir a segno” su 85 morti e non “Cicciotelle” su tre tiratrici con l’arco che arrivano quarte alle Olimpiadi.

Prendo anche atto, già che ci sono, che il livello di indignazione popolare è stato molto più elevato (corale, coeso, quasi violento) per un infelice, sessista, superficiale, sciocco ma (in my opinion) innocuo titolo  su tre giovani atlete non magrissime che tirano con l’arco piuttosto che per un titolo che faceva del ributtante umorismo su una strage terroristica.

Purtroppo, il livello di indignazione popolare si misura sui social. Dico purtroppo perchè è molto comodo per chiunque – compresi i giornali – eleggere i social a termometro popolare, e perchè da dietro una tastiera è altrettanto comodo fare battaglie che de visu nessuno avrebbe davvero voglia di fare. Compresa una crociata della durata di qualche ora a difesa del genere femminile, dello sport in rosa, delle donne (punto), delle donne non magre, della parità, dell’emancipazione, del femminismo, del suffragio universale, del tiro con l’arco, del tiro senza arco, delle taglie forti, degli sport minori eccetera eccetera, crociata che costa la testa di un direttore che si era scusato del suo titolo infelice, sciocco ecc. ecc. e basta, la vita va avanti e le Olimpiadi pure.

E invece no. Vuoi mettere la figata di tirar su un casino micidiale su “cicciottelle”?

Questo sono i social. Cogli l’attimo (con ciaone, con petaloso, con cicciotelle) e vivi il tuo giorno da leone. Nessuno ti rinfaccerà la distrazione di quando con un titolo prendevano per il culo 85 morti e le loro famiglie: probabilmente, stavi cercando i Pokemon.

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