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aprile 20, 2016
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Ubi De Maio Inter cessat

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L’Inter non sbloccava la situescion mentre la Roma, per due volte, stava sotto con il Toro: tutto questo, oltre a frustrarmi un casino, mi sembrava giá terribilmente simbolico di una stagione che si è dipanata così, tra molte aspettative e pochi gol segnati – le aspettative e i gol devono essere direttamente proporzionali, sennò sono cazzi.

Quando De Maio, il cantante dei Fine Young Cannibals, marcato da Telles come se avesse la scabbia purulenta fulminate da contatto della minchia di mio zio in carriola demmerda argh!, De Maio, dicevo, canticchiando “Johnny come home” segnava il gol del Genoa – De Maio non segnava da un anno – e contemporaneamente il Pupone sistemava le cose a Roma, il quadro si componeva di brutto. L’affidabilità offensiva e morale di questa squadra non è ancora adeguata agli obiettivi, sennò da certe partite (quella di stasera come giá in altre sette-otto occasioni)  usciresti in un altro modo. Non scornato così, dopo aver annusato l’odore di Chiampions e, nello stretto giro di mezz’oretta, rinunciandovi per sempre.

Una sera ti prendi quasi gioco del Napoli e, quattro sere dopo, non riesci a metterla contro una squadra giá mentalmente fuori dalle paturnie di campionato. E vabbè’, questi siamo e non è una novitá. Li amo lo stesso, di default. Mi sta prendendo la rilassatezza da fine campionato, uno spleen calcistico agevolato dall’insopportabilitá del quinto scudo dei gobbacci di merda e dai 12 Ringo al cioccolato che mi sono mangiato nel secondo tempo, porca puttana, che mi ci vorranno trenta chilometri a buttarli giù.

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settembre 1, 2015
di settore
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Che al mercato per Mancio comprò

Una cosa non saprei spiegare bene adesso, al bar, se qualcuno mi ponesse la questione: qual è l’esatto motivo per cui un anno fa Mazzarri (e noi con lui) doveva fare le nozze coi fichi secchi (M’Vila, Osvaldo, un penoso Vidic, un Palacio malconcio per mesi e mesi a venire) e oggi Mancini è stato accontentato in quasi tutto (e noi con lui) in un mercato che per noi non era così scoppiettante dai tempi d’oro del decennio scorso?

Non ho spiegazioni tecniche, contabili, finanziarie, strategiche e filosofiche, se non due: l’anno scorso il Fair play ci rompeva sostanzialmente le palle e Mazzarri – io ho letto il suo libro con attenzione e queste cose le so – si era mentalmente e fisicamente prestato (dietro lauto compenso, beninteso) a replicare a Milano la sua attivitá di valorizzatore delle (talvolta) modeste rose a sua disposizione; un giochino che lo eccitava ben più di un trofeo,  un attitudine a metá tra il fachiro e il grande pensatore, il gusto di poter andare a fine anno dal suo presidente e tirare una riga sotto l’elenco dei giocatori, “ecco, l’anno scorso valevano tot e ora valgono tot, e in più siamo arrivati X in campionato e al turno Y nelle coppe, quindi dimmi che sono il più bravo”.

L’anno scorso era chiaro che ci sarebbe voluto un esorcista, più che un allenatore. E infatti Mazzarri fece appena in tempo a bere il vino novello, senza nemmeno arrivare ai primi panettoni di tardo autunno. Arrivò il Mancio, ottenne quattro giocatori che avrebbero fatto comodo anche al fachiro di San Vincenzo e che furono utilissimi a centrare l’ottavo posto, ovvero l’ottavo in ordine d’importanza tra gli obiettivi minimi di una qualsiasi Inter che si rispetti, “evitare i preliminari di Coppa Italia”, mecojoni.

Ma poi, perchè dovrei andare al bar e spiegare ‘sta cosa? Me ne sto a casa a rimirare le colonne delle entrate e delle uscite e, intimamente, esulto e mi eccito.

Uscite. Podolski, Obi, Jonathan, Taider, Felipe, Campagnaro, Kuzmanovic, Andreolli. E fin qui, voglio dire, arrivederci e grazie. Hernanes per me è una liberazione, simbolo di un’Inter incompiuta e inconcludente, giocatore che non ci ha mai risolto un cazzo. Leggo: era l’unico davvero di classe. Ecco, il solito giocatore da asterisco: *però è di classe. Tzè, non lo rimpiangerò e credo che non cambierá il destino dei gobbi. Peccato averlo dato a loro, certo, ma ritengo un successo aver trovato una squadra disposta a pagarcelo. Kovacic è stato un sacrificio pesante ma ben retribuito: era così ovvio che fosse l’unico ad avere mercato ad alto livello che io, un tifosotto senza nè arte nè parte, ci scrissi un post il 15 giugno dandolo per venduto: ho sbagliato solo i tempi, non i modi. Shaqiri è stato una sorpresa, un mese fa ci ero rimasto maluccio ma adesso, con i nomi dei sostituti davanti, ho giá ampiamente metabolizzato.

Entrate. Jovetic, Kondogbia, Perisic, Miranda, Murillo, Felipe Melo, Telles, Montoya, Ljajic, Biabiany (e Santon, rispetto al fachiro).

No, cioè, storciamo il naso?

Adesso cambia tutto. È ufficiale che abbiamo altre ambizioni, è naturale che adesso l’allenatore non faccia più lo sperimentare o il finto tonto. Relativamente a un campionato italiano di livello medio basso e relativamente al fatto che la Juventus fará meno punti degli anni scorsi,

ecco,

relativamente a tutto questo, che ci piaccia o no, che ci sbalestri o meno, ce la dobbiamo giocare.

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