Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

Ottobre 28, 2020
di settore
145 commenti

Questi siamo noi

Tutto in una notte. Nel senso che non ci poteva essere una partita più rappresentativa di cosa è l’Inter oggi, alla fine di ottobre di questa merda di periodo. Più che una partita di Champions sembrava un trailer, o uno di quei filmati corporate, quei video che proiettano all’inizio e poi ti danno il dvd con la cartella stampa quando esci. “Oppure lo puoi scaricare a questo link”. “Grazie!”.

Andiamo per ordine. Intanto, il primo tempo è stato molto buono. Due traverse, tante occasioni, tanto possesso, tanto gioco, tanto tutto. Non a livelli stratosferici, ma quanto sarebbe bastato per andarsi a bere un tè sul 2-0 e nessuno avrebbe avuto niente da dire, anzi. E saremmo primi nel girone, per dire.

Ok, proseguiamo con le cose belle. Non abbiamo preso gol. Vabbe’, per gran parte della partita quelli non li abbiamo visti avvicinarsi nemmeno alla tre quarti. Diciamo che fa testo, ok, è pur sempre una trasferta di Champions, ma fino a un certo punto. Ok, altra cosa bella… Ecco… allora…

Niente.

Passiamo alle cose brutte. Intanto, non abbiamo segnato. Ora, senza tirare un ballo Romelu, che Iddio ce lo conservi, la capacità offensiva del resto della truppa è un pianto: nel secondo tempo siamo stati irritanti, scelte sempre sbagliate, decine di palloni buttati nel cesso. E’ una squadra tanto potenzialmente forte quanto attualmente frenata dall’incertezza, qualche volta divorata dall’ansia. Come sia uscito un secondo tempo così orribile – al netto di un rigore negato, che sarebbe stato comunque un episodio – dopo un primo tempo tanto promettente, boh, è un mistero. Oppure, paradossalmente, è molto chiaro: non siamo tranquilli, non abbiamo confidence, ma neanche un po’. I giocatori si trasmettono l’un l’altro una dose di panico più ci si avvicina all’area avversaria. Sembra di vedere i ragazzini che giocano a “suora tua senza ritorno”.

A questo punto, penso a Conte. Ma non era il re dei motivatori? Lo spremitore di sangue dalle rape? Il creatore di progetti vincenti anche contro le evidenze? Le sue conferenze stampa stanno diventando sempre più inverosimili. L’uomo che digrignava i denti e replicava scocciato a qualunque critica non necessariamente fuori luogo adesso è sempre sereno, sempre contento, sempre soddisfatto, la squadra lavora, la squadra cresce, non posso dire niente ai ragazzi, ho visto tante cose buone. Che ti verrebbe voglia di alzarti dal fondo della sala e dire “Scusi, mi fa l’elenco dettagliato delle cose buone del secondo tempo?”, ma lo sai che sei sul divano e tieni la domanda per te

Siamo stati sfortunati, il primo tempo poteva finire diversamente e adesso saremmo forse qui a dire che siamo andati là per vincere e lo abbiamo fatto, come succede alle grandi squadre. Ma non è successo, e peccato per il concetto di “grande squadra” che ci sfugge sempre appena ci avviciniamo, zac!, come il codino delle giostre. Siamo stati sfortunati e prima o poi ‘sta cazzo di ruota magari girerà, la legge dei grandi numeri è dalla nostra parte. Però non possiamo limitarci ad aspettare il momento in cui tireremo due centimetri più sotto, o qualche stinco ci rimetterà in gioco, o troveremo arbitri migliori.

Vorrei discutere davanti a una birra con Conte delle sue mosse, ma purtroppo i bar chiudono alle 18. Quando c’è da cambiare la partita, quando c’è da dare una mossa alla truppa, una rimescolata alle carte, Conte sceglie spesso l’opzione più farlocca. Come si possa pensare di essere più pericolosi togliendo Lautaro e mettendo Perisic, boh, è troppo difficile per me. E se vuoi minimamente provare a vincere una partita, hai Eriksen in panchina e lo metti all’80’, beh, stai solo restringendo il campo di una possibile chance, oltre a perdere un giocatore già un po’ perso di suo. Ma chi non sarebbe un po’ confuso e demotivato in questa Inter condotta da un allenatore dai princìpi incorruttibili e dal sorriso sospetto? Sa qualcosa che noi non sappiamo?

share on facebook share on twitter

Agosto 18, 2020
di settore
108 commenti

Fino alla finale

In due mesi un concentrato di emozioni – le più diverse – che si solito sono contenute in una stagione intera. Il calcio del dopo lockdown è stato questo: irreale e poi quasi normale, avendo fatto il callo all’assenza di pubblico. Incredibile – nel senso di non credibile – e poi incredibile, in quel senso lì. Un tutto, persino troppo, dopo il vuoto assoluto. Due mesi che sembrano due anni, ma sono inconfutabilmente due mesi, 60 giorni, una manciata di settimane.

Due mesi e quattro giorni fa giocavamo un’altra semifinale, quasi impossibile, e mi ricordo – visto che poi l’impresa si era rivelata assolutamente possibile – l’incazzatura per avere rinunciato così a una finale di Coppa Italia contro la Juve, visto che di finali non ne giocavamo da 9 anni. Un mese e mezzo fa ero in Toscana sul cocuzzolo di un colle e mi sputtanavo metà dei giga mensili per vedere Inter-Bologna sul telefonino, in un climax al contrario che mi ha portato ad un passo dal lanciare il Samsung in un altoforno e dal disdire Dazn e lo stesso contratto telefonico fino alla settima generazione, per poi sparire e cibarmi di bacche. Meno di un mese fa giocavamo con la Fiorentina la partita della resa definitiva in campionato, uno 0-0 che – non accadde, ma solo per un eccesso di relax – consegnava lo scudo alla Juve con quattro giornate di anticipo, con la lista degli sprechi che ci faceva roteare gli zebedei a mille.

Proprio con la Fiorentina – alzi la mano chi ci avrebbe giocato 5 euro alla Snai – finiva un’Inter e ne iniziava un’altra. Era il 22 luglio. Del 2020, sì. Non sembra passato un pezzo? Vabbe’, quella sera di 27 giorni fa abbiamo spento la tv e ci siamo coricati guardando il soffitto e pensando che, per il terzo campionato di fila, saremmo probabilmente arrivati quarti. E invece tre vittorie di fila in campionato, secondo posto, miglior risultato dal 2011. E poi tre vittorie di fila in Europa League, finalissima. Non è meraviglioso?

Nelle 10 partite post Bologna (8 vinte e due pareggiate) mettici in mezzo la qualunque – partite ottime, partite discrete e partite demmerda -, compreso un clamoroso sfogo di Antonio Conte le cui conseguenze non sono ancora del tutto definite. Sta di fatto che, tirando le somme, la nostra stagione si protrarrà fino al 21 agosto (quasi un anno da quando era iniziata, Inter-Lecce 4-0, 26 agosto 2019) per giocarci una finale (non capitava da nove anni) europea (non capitava dal 2010, dal Triplete).

Ogni altra considerazione, prospettiva, previsione ecc. ecc. sarebbe in questo momento del tutto fuori luogo. E dire quanto siamo stati bravi buoni e belli contro il Botafogo Donetz potrebbe essere un onanismo a perdere. Fermiamoci qua e ricarichiamo per l’ultima volta le pile. A definire la stagione dell’Inter manca ancora una partita, e i bilanci si tireranno solo venerdì notte. Resta solo da fare una cosa: ringraziare i ragazzi per avere protratto le nostre emozioni fino al penultimo giorno disponibile e avvertire Christopher Nolan che questo tempo denso e compresso della stagione Covid meriterebbe una sceneggiatura delle sue.

share on facebook share on twitter