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agosto 19, 2016
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Viva viva la Serie A

la_prima_giornata

(questo pezzo l’ho scritto per Il Nero e l’Azzurro)

In queste ore qualsiasi tv, radio, sito tarocco e giornale roseo sta facendo le sue belle previsioni sulla Serie A che riparte domani. Quindi, chi siamo noi per non farlo? Cioè, qui ognuno dice la sua e noi no?

ATALANTA. Non tante novità ma abbastanza significative, su tutte Gasperson in panca e Paloschi centravanti. Ma perchè sprecare tempo a parlare dell’Atalanta? Farà il suo solito campionato, buono ma non buonissimo, come gli ultimi quindici-venti. Previsione: dal nono al quindicesimo posto, fate voi.

BOLOGNA. Donadoni ha ormai la sua bella esperienza a gestire squadre più scarse rispetto alla stagione precedente. Ha ceduto il migliore (Giaccherini) per puntare su tre-quattro scommesse belle e buone. Donadoni ce la farà, ha avuto anche di peggio. Posizione medio-alta della parte a destra della classifica.

CAGLIARI. Insieme all’Inter, è l’unica squadra il cui destino dipende da una donna. Nel caso del Cagliari, Belen. Se Borriello ingrana, i rossoblù si toglieranno più di una soddisfazione. Se non ingrana, possiamo comunque fare l’abbonamento a Novella 2000. Dal settimo al diciessettesimo posto, tutto è possibile.

CHIEVO. Un’estate epica: l’allenatore che se ne vuole andare ma poi resta, qualche cessione di secondo piano, unico acquisto un portiere brizzolato. Boh. Naturalmente ce la becchiamo noi all’esordio. Quindi diciamo che è fortissima, la mina vagante del campionato. Dalla seconda giornata in poi, rischia grosso: occhio alle spalle.

CROTONE. L’abbiamo lasciato a maggio come il Leicester del Sud Europa, e quindi (CR70 insegna) parte per non retrocedere. Esce dal mercato con un perfetto mix tra semisconosciuti confermati e perfetti sconosciuti acquistati. E’ una bella favola eccetera eccetera, ma davanti ne ha diciassette-diciotto, a occhio. Dal sedicesimo (non compreso) in giù.

EMPOLI. Si muove bene sul mercato con innesti di forze giovani e fresche (Gilardino e Pasqual) per compensare la partenza di un paio tra i più buoni. Vabbe’, ma il campionato italiano è quello che è e l’Empoli, con un po’ di culo, potrebbe fare ancora la sua porca figura. Non andrà in Europa, non retrocederà: il resto è vita.

FIORENTINA. Giocherà con nove-dieci decimi della squadra della scorsa stagione, il che ha un suo perchè. Se Kalinic segna, se (seguono altri quindici se), può arrivare in alto. Non in altissimissimissimo. In alto, stop, tipo l’ultima volta. Zona Europa League: sotto difficile, sopra praticamente impossibile.

GENOA. Squadra simbolo del calcio italiano: non potendo prendere una star (Simeone) prende il figlio. Solita accozzaglia di giocatori di potenzialità incerte, in un prepotente mix con allenatore esordiente e ruvido. Non saprei dire niente di minimamente attendibile su nessuno dei nuovi acquisti, quindi stop. Boh, fate voi: tra il settimo e il diciassettesimo, indicativamente.

INTER. Ragazzi, che splendida estate: il capitano che si offre a mezzo mondo, l’allenatore che guarda i porno e poi risolve il contratto ad agosto. A parte questi piccoli inceppi, abbiamo un’autostrada davanti, un percorso lastricato di gloria verso l’eternità. Se il parametro è “vorresti mai incontrare di notte in un vicolo Banega, Medel e Melo?” non ce n’è per nessuno. Scudetto. Oppure zona Champions, ma con il sapore del fallimento. Oppure zona Europa League, e ci suicidiamo tutti come una setta giapponese.

LAZIO. Partono senza Klose, Mauri e Candreva, che gli abbiamo ciulato noi. Hanno preso Immobile e un’accozzaglia di nomi dall’incerto avvenire. Però mantengono l’impianto della scorsa stagione che, in Italia, è già un mezzo lusso. Solita mina vagante. Europa League o appena sotto, dipende dall’entusiasmo e da una dozzina di altre variabili.

MILAN. Ma è iscritta al campionato? Sì? Ah, vabbe’. Se arriva in Champions, la moltiplicazione dei pani e dei pesci sarà derubricata a “trucchetto tipo David Copperfield”. E’ da Europa League, forse.

NAPOLI. Va premesso (vale anche per tutte le altre, naturalmente) che il mercato non è ancora finito. Al momento, la strategia è stata: cedo il mio centravanti da 36 gol a stagione non a una squadra a caso ma proprio alla Juventus, sì, così, perchè mi va, e anche perchè mi intasco 90 milioni e questo contribuisce a convincermi che posso fare a meno di quel ciccione. Bravi. Non vincerà mai: arriverà tra il secondo e il quarto posto. Preparate i fazzoletti.

PALERMO. Non è ancora ben chiaro come cazzo abbia fatto a salvarsi nella scorsa stagione, riparte con un allenatore licenziato e riassunto già una dozzina di volte e dopo aver ceduto tutti i migliori. Come non adorarli? Dal sedicesimo (compreso) in giù, in omaggio al genio di Zamparini e all’arte di arrangiarsi.

PESCARA. Non è la peggiore tra le candidate a sprofondare in Serie B. Anzi, tutto sommato sembra messa meglio di altre. Oddo è di per sè una bella scommessa, noi seguiremo con simpatia Manaj, ci sono Biraghi, Caprari e Cristante… Mah, non malaccio. Retrocedenda naturale, ma con qualche colpo in canna: può farcela.

ROMA. E’ la squadra dell’anno scorso ma con la difesa praticamente rifatta, con Strootman recuperato, Perotti e il Faraone dall’inizio… certo, resta Dzeko, ma qui siamo al top del nostro sgarrupatissimo campionato. Squadra antipatica se ce n’è una, sarà bello giocarcela con questi bellimbusti. E’ la seconda predestinata, da lì in giù sarebbe una delusione.

SAMPDORIA. Incognita totale. Ha l’allenatore più bravo e più instabile del mondo, ha fatto un mercato da giramento di testa, ha sacrificato qualcuno buono (ma la scorsa stagione, i buoni poi dov’erano?). E ha Alvarez. Dal settimo al quindicesimo posto, random, con licenza di uccidere e anche di fare un mucchio di cazzate.

SASSUOLO. Ha dato via Vrsaljko e Sansone, due che in Serie A ci stavano eccome. Ha preso gente da Sassuolo e un usato quasi sicuro (Matri) per restare in alto in Italia e provarci in Europa. L’allenatore è bravo bravo. Quindi, il Sassuolo rimarrà il Sassuolo. Parte della classifica a sinistra, dal quinto ai decimo, facciano loro.

TORINO. Ha ingaggiato un allenatore a sua immagine e somiglianza, salutato due simboli del recente cuore Toro (Glik, prima di tutto, e Bruno Peres) prendendo qualche giocatore interessante compreso il nostro amico Ljajic. Venderanno cara la pelle come al solito, magari viaggiando a quote un po’ più altre rispetto all’anno scorso. Vedi Sassuolo e copincolla.

UDINESE. Come al solito fanno e disfano, smontano e rimontano, vendono comprano e frullano il tutto. Non ci sarà più Di Natale a parare il culo alla compagnia, che resta come da tradizione consolidata una delle più inclassificabili del campionato. In definitiva: sembra scarsotta come l’anno scorso. Dall’undicesimo in giù, occhio alla linea di galleggiamento.

JUVENTUS. Il Re è nudo. E’ bastata una mezza frase di circostanza di De Boer (“E’ da vedere se si sono davvero rinforzati”) per mandarli in crisi: “Ci siamo rinforzati, certo che ci siamo rinforzati! Non vedete come ci siamo rinforzati? Argh! Pezzi di merda!”. Vediamo come si sono rinforzati: ceduti Pogba, Morata e soprattutto Padoin, hanno preso un centravanti grande obeso, un centrocampista che si infortuna molto, un anziano terzino brasiliano sempre attaccato allo smartphone e un giovane fantasista di cui nessuno ha ancora imparato la pronuncia. Ha ragione De Boer: è da vedere. Ricorda certi Real Madrid, che partivano per fare punteggio pieno e arrivavano quinti. Interessante il duello con Crotone, Pescara e Palermo, ma può arrivare all’Intertoto.

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marzo 19, 2016
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Marzo pazzerello

Spiace aver pareggiato prendendo un gol di culo nei minuti finali, ma è un dispiacere attenuato dal fatto che a) è giusto così e b) in questo mese di marzo, dopo i pessimi due mesi precedenti, si respira un’aria decisamente nuova. A Roma ce la siamo giocata, contro una squadra che arrivava da 8 vittorie consecutive e con cui dovremo continuare a giocarci la chimera del terzo posto. Era meglio vincere, ovvio, ma con il pareggio siamo in vantaggio negli scontri diretti ed è come se avessimo recuperato mezzo punto.

Bene così. In questo marzo pazzerello è il quinto risultato utile di fila (Inter-Juve, Inter-Palermo, Inter-Bologna, Bayern-Juve, Roma-Inter) in un clima positivo, di gol, di punti, di gioco, di umore. Peccato che finisca qui, marzo. Finisce al giorno 19, una specie di beffa per noi che avremmo pagato per abbreviare gennaio e febbraio che invece non finivano mai. E vabbè’.

Adesso recuperiamo infortunati e squalificati e prepariamoci allo sprintone delle ultime otto. E per favore, Mancio, fai pure il creativo ma non togliere più Perisic.

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novembre 1, 2015
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La Grande Mancezza

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Spiaggia, sabbia, sole, odore di crema al cocco, troppo presto per fare il bagno, partita a bocce. Boccino con tante bocce intorno, vicine, alcune tue, altre altrui, generalmente più vicine delle tue al pallino bianco, affollamento, casino. Sguardi scettici mentre tu, invece di piazzarne un’altra into the box e cercare di limitate i danni, scegli la soluzione più fantasiosa, bocciata generale alla cazzo, e c’è giá intorno gente che ridacchia e si dá di gomito prima ancora che tu carichi il colpo, gli avversari mentalmente fanno giá la somma dei punti, rumore di vetri infranti, cose cosí. Tu te ne fotti e persegui il tuo folle piano, ci pensi ancora un attimo e woooosh, lasci andare la boccia con un elegante movimento avambraccio-polso. Potrebbe rompere il parietale alla massaia della prima fila, o bucare il pedalò sullo sfondo, o sfiorare i 12 bambini del miniclub mentre l’animatrice sviene per lo spavento come una damina tisica. E invece sbammm!, la boccia va a finire nel traffico e vedi altre bocce volare via, di colore diverso dalla tua, tra sboffi di sabbia e ohhhhh del folto pubblico. Giuoco, partita e incontro.

In linea teorica non c’era alcun dubbio che Mancini sapesse il fatto suo e noi non ci capissimo una beata fava. Ecco, ora anche in linea pratica. Lui aveva davanti una situazione complicata (la Roma e i suoi 25 gol in  10 partite) e woooosh, ha fatto le mosse giuste, rispolverando due esterni mazzarriani e tenendo fuori El Nino del Pube de Oro. Argh!, ho fatto leggendo le formazioni verso le or 20,20 circa. Mai come in quel preciso istante ho sperato di non capirci un cazzo.

Ecco: non ci capisco un cazzo.

Ed è un sollievo, credetemi. Sai che risparmio di tempo? Perchè star lí a elucubrare formazioni funzionali a determinati schemi, quando c’è un allenatore che lo fa meglio di te? Capperi, mi si apre un mondo. Avrò del tempo libero. È bellissimo.

Quanto a Icardi, voglio sperare che non sia stata solo una scelta tecnica, ma una punizione. Un capitano certe cose non le dice. Un giocatore sí, non è bello ma a un centravanti può scappare.  Un capitano no, le pensa ma non le dice, neanche sotto tortura. Ma voi ve lo vedete Zanetti, alla domanda “Scusi, ma lei non è stufo di sgroppare per gli altri a 40 anni?”, con una roba del tipo “Se non corro io qui non corre un cazzo di nessuno, non vede che branco di smidollati?”. Maurito imparerá a fare il capitano, di tempo ne ha.

Ma torniamo a noi e alla nostra classifica che adesso poggia le terga su un gruzzoletto di partite statisticamente significativo. Perchè ormai sono 11, le partite, e siamo (ancora) in testa. Ormai sono 11 e per 7 volte non abbiamo preso gol. Ormai sono 11 e per 6 volte abbiamo vinto 1-0, il risultato ansiogeno ma perfetto, il minimo sforzo con il massimo risultato. Ormai sono 11 e abbiamo 24 punti, ottenuti con soli 11 gol e – ribadisco – in questo non possiamo che migliorare.

E poi ci sono i segni. Medel che tira alla que viva el fratacchion e la infila dopo quei sedici-diciassette rimbalzi che intanto pensi che la prenderebbe anche un bambino dell’asilo e invece no. Handanovic che batte il record di parate/secondo e la Roma che batte il record di cagate/secondo nella stessa azione. Dai, sono segni.

Il problema è che tra l’1 e il 28 novembre giocheremo solo due partite (io la Nazionale la abolirei) e il 29 andremo a Napoli. Ecco, facciamo che ne riparliamo il 29 sera. Nel frattempo salutate la capolista, che noi vi facciamo ciaone e buonanotte.

 

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aprile 25, 2015
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I capelli del Mancio

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Quanto cambia le cose un gol. No, voglio dire, Icardi che segna – finalmente –  e ti ribalta la serata e l’umore, quando ormai ero incazzato con l’Inter tutta e con lui tipo Osvaldo a Torino, perchè palle per il 2-0 prima e per il 2-1 poi le aveva giá avute e le aveva sfruttate male, senza passarla quando doveva, o tirando male quando poteva. E sono cose che a un attaccante capitano, ovvio, ma perseverare era diabolico e non vincerla ‘sta partita era un peccato, un peccato grave. Non vincere dopo due mesi e rotti a San Siro. Non vincere contro una grande, dopo boh, mesi, molti mesi, moltissimi (mai quest’anno).

E allora mi montava la rabbia per quel gol preso in maniera così naturale, due passaggi tiro gol, cose che agli altri riescono bene e a noi quasi mai, forse perchè gli altri non hanno la difesa dell’Inter (e certo, l’abbiamo noi). E ogni volta che inquadravano Mancini guardavo quei capelli, stinti, nè carne nè pesce, sale pepe e cappuccino, e mi veniva naturale il parallelo con l’Inter irrisolta, scolorita, indescrivibile come i capelli del Mancio.

Poi segna Maurito su assist di Podolski, una roba che se esistesse l’accoppiata nel calcio l’avrebbero data a 100. E allora sono contento, il Milan ha fatto ridere Udine e noi abbiamo colto – la sera del 25 aprile, cioè dopo 8 mesi di campionato – la prima vittoria alto di gamma della stagione. E mi sento su di giri e confuso, come il coiffeur di Mancini di fronte a una vittoria insperata e a un’impetuosa ricrescita.

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dicembre 2, 2014
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Inter meno Sassuolo uguale merda

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Avendo pareggiato il derby, perso a Roma e vinto una partita col Dnipro dopo essere andato a un passo da una storica tranvata (il rigore del possibile 0-2 con l’uomo in più era un match point), il Mancio non ha fatto molto più di quanto avrebbe potuto fare Mazzarri. Noi sognavamo il lieto inizio di una nuova favola, ma nessuno è attrezzato per i miracoli, i problemi sono seri e prima o poi dovevano venire al pettine. Tipo: dopo avere incontrato quasi tutte le squadre medie, medio-scarse e scarse del campionato, sono arrivate anche le partite in cui ci si può accontentare del pareggio e ci si può anche rendere conto che gli altri sono più forti. L’Inter di Mazzarri ha perso a Parma, giocato partite inguardabili tipo Firenze e Palermo, eccetera eccetera, e adesso al Mancio tocca il lavoro duro senza avere niente di scorta dopo tanti punti buttati  nel cesso.

E noi adesso siamo qua con un punto in due partite a sottolineare quanto siamo vivi e vitali, quanta più voglia esprimiamo, quanto margine abbiamo davanti. Abbiamo giocato meglio in queste due partite (un punto, però) che in tutte le partite precedenti. Tutto vero. Ma la luna di miele col Mancio – tutti con il cuoricino che batte nonostante l’undicesimo posto, in sè una roba da incubi dopo la peperonata – quanto ci manterrá l’umore e la soglia del dolore così in alto?

Le cifre ci dicono che se ci rimettiamo a fare punti il sotto-campionato (quello dal terzo posto in giù) è tutto da giocare. Ma dicono anche cose inquietanti. Tipo: avete mai provato a togliere i gol col Sassuolo (diciamo sei su sette, teniamone uno per un ipotetico 1-0 e confermare i tre punti)? Avremmo 14 gol fatti in 13 partite, una roba da provincialotta. Avremmo una differenza reti a meno 5, una roba tipo Cagliari o Empoli. Togli la sbornia col Sassuolo e resta la fotografia di un campionato inqualificabile. No, lo dico per frenare la tentazione opposta: metti tre punti in più (Parma, per dire) e vedi che saremmo messi dieci volte meglio. Sì, ok, ma qui siamo e questi siamo.

L’avvento del Mancio ha portato un’energia preziosa. Abbiamo rimontato quattro volte nel corso di queste partite, ed è un fatto. Ma, direbbe monsieur de Lapalisse, siamo anche andati sempre in svantaggio, e non è bello. Abbiamo un gioco, c’è un disegno. Ma guardo e riguardo i tre gol presi su azione a Roma e mi spavento a morte. Perchè ok, la Roma è la Roma, ma la nostra difesa dov’era e cosa faceva? Insomma, sará un processo lungo e faticoso. Bello e incoraggiante che se ne stia occupando uno come Mancini, tra i pochissimi di cui possiamo fidarci. Ma il tempo stringe. E siamo giá al primo ultimatum a uso interno. Perchè se non facciamo 7-9 punti (meglio 9, per quanto sia rischioso chiederlo a una squadra in queste condizioni e con questi precedenti) nelle prossime tre partite, quelle prima del panettone, che ci stiamo a fare?

 

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