Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

gennaio 22, 2015
di settore
178 commenti

Waka waka

221652925-91f4075c-2e50-4874-a831-6a2a20d3b4e7

Ecco, in effetti noi avremmo bisogno di un idolo. De-tripletizzata la squadra, ora in fase di thohirizzazione e mancinamento, avremmo bisogno di un qualcuno da cui aspettarci qualcosa, ma non in un semplice rapporto tifoso-calciatore (io tifo Inter fin da quando ero bambino e tu, mercenario strapagato momentaneamente fasciato dei miei colori, sei pregato di farmi vincere la partita), ma in un più complicato e affascinante rapporto tifoso-idolo (io tifo Inter fin da quando ero bambino e in quanto tifoso sono un mentecatto squilibrato e tu, mercenario strapagato dei miei coglioni, mi piaci oltre ogni ragione e ti concedo qualsiasi cosa perchè sei il mio idolo e gli altri non sono un cazzo).

Per dire: Recoba era un idolo. Io lo avrei strozzato a mani nude, e ha avuto l’impulso di farlo almeno settantacinque volte, ma ammettevo che da lui era lecito aspettarsi un qualcosa, anche perchè vedevo gli altri – quelli per cui Recoba era davvero un idolo, e io non li capivo fino in fondo, anzi, li sfanculavo di frequente – che avevano una strana luce acquosa negli occhi – una canna? no – perchè loro erano sicuri che il Chino, anche nel corso di una delle sue numerose partite di merda, un qualcosa avrebbe tirato fuori. Questa sfumatura l’ho capita quando un figuro seduto davanti a me, dopo un gol di Di Biagio di testa su calcio d’angolo tirato da Recoba stretto sul primo palo, pem!, si mise a saltare come un bambino urlando “Il cervello è bacato, ma il piede è telecomandato!” e lì capii per la prima volta che ci sono gli idoli ad personam o settoriali, insomma, ognuno ha il suo, e magari attualmente c’è qualcuno che come idolo ha Kuzmanovic e io lo rispetto.

Ecco, però noi, interisti del 2015 con le balle un po’ fruste, avremmo bisogno di un idolo corale. Un idolo corale che duri. No, perchè ci sono anche gli idoli caduchi, o addirittura gli idoli istantanei. Io ho vissuto a San Siro a metà degli anni Settanta una partita così, in cui a un certo punto – era un’Inter-Lazio finita 3-1 – tutto San Siro (tutto San Siro!) intonò il coro Ce-Ri-Lli Ce-Ri-Lli, una cosa bellissima, un omaggio a un giovane calciatore con i calzettoni abbassati che illuminò quella partita – era in trance agonistica, sembrava Suarez, giocava a testa alta, serviva palloni deliziosi – e io lì, anch’io, Ce-Ri-Lli, arghhhhhh!, e Franco Cerilli poi di fatto sparì, e però giocò una partita da idolo, e io c’ero e lo ringrazio perchè son cose che si ricordano.

No, ecco, però a noi oggi l’idolo usa-e-getta serve  poco o nulla. Ci servirebbe  un idolo vero, corale, mediamente duraturo. Che poi, non so se si è capito, l’idolo mica deve per forza essere il più forte. Ovvio, forte lo deve essere, ma niente superlativi assoluti o relativi. Serve uno di cui intravvedi una dote superiore (tipo Recoba, che poi ne aveva una decina inferiori, di doti, tra cui il cervello, ma quel sinistro, quel tiro, quel lampo di follia), uno che ti trasmette un brivido, uno per cui metteresti la mano sul fuoco perchè lui ci sta mettendo le gambe e le palle.

Uno da cui aspettarsi un qualcosa. Tipo lo Shaqiri di Inter-Samp, tipo, per dire.

share on facebook share on twitter