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aprile 28, 2015
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Rocchi Balboa e Massimo Poldi

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Quando Erykah Badu ha cercato di uccidere a mani nude Rocchi Balboa, una tifoseria normale si sarebbe stiracchiata sul divano e avrebbe aggiornato la classifica aggiungendo tre punti, e magari avrebbe iniziato a fare zapping con Ballarò o con un porno per ingannare l’attesa del novantesimo.

Non noi.

Quando hanno inquadrato il Mancio che stava per metter dentro Podolski, mi è sembrato di vedere il Cordobes che sapeva di aver già portato a casa la corrida, solo questione di tempo e di tempismo, il toro era giá morto benchè temporaneamente vivo, e intanti schiero un altro torero, cazzo del toro. E una qualsiasi tifoseria avrebbe potuto rilassarsi in attesa del gol del 2-1, e poi del 3-1, e poi del 4-1, perchè non c’è niente di scritto ma in undici contro nove, santa madonna, in undici contro nove è una mezza formalità.

Non noi.

Se poi in undici contro nove segna pure Massimo Poldi – un preciso segno del destino – solo il fatto che la partita fosse oggettivamente divertente ha fatto sì che nessuno abbia girato su Ballarò o Dimartedì a informarsi sull’Italicum. Solo che poi, dopo diciassette occasioni di fare il 3-1, abortite di fronte alla pertinacia nel voler entrare in porta col pallone, o nel voler servire un compagno meglio piazzato che a sua volta avrebbe servito un compagno meglio piazzato che a sua volta avrebbe servito un campagno meglio piazzato che a sua volta al mercato mio padre comprò,

ecco,

è in quel momento che mi sono alzato in piedi sul divano, e ho guardato i giocatori come il Cordobes avrebbe guardato gli spettatori nell’arena, anzi no, come gli spettatori dell’arena avrebbero guardato il Cordobes che cazzeggiava col toro barcollante, e ho pronunciato la seguente frase, non urlando, anzi, con estremo aplomb, quasi sottovoce:

“Ragazzi, ma perchè non ve ne andate a fare in culo?”

Perchè i ragazzi non lo sanno, ma io sono a dieta – una fottuta dieta – da 37 fottuti giorni, e non solo non posso mangiare Orociok, ma non compro Orociok da sette giornate e non ho Orociok in casa, cioè, sarebbe come se uno smette di fumare ma sotto il divano ha una stecca di Marlboro, nel qual caso negli ultimi dieci minuti di Udinese-Inter avrebbe messo in bocca 20 paglie e le avrebbe accese all’unisono e le avrebbe fumate in quattro respiri, perchè non si possono veder certe cose, cioè, io mi sarei mangiato un pacco famiglia di Orociok inculandomi 37 giorni di dieta. Orociok, Orociok!

Che però non avevo.

Ma non credo che il proibizionismo mi abbia alterato i parametri del giudizio e la capacitá di intendere e volere. Il mezzoseghismo dell’Inter, il mezzogiocatorismo dell’Inter esce lampante se ti caghi in mano in 11 contro 9, se quelli in 9 stradominano gli ultimi 5 minuti di partita, e non ci sono cazzi. Personalitá zero, capacita di fare una O col bicchiere zero.

Comunque abbiamo vinto, e quindi Milan merda.

(è con frasi come questa che mi rendo conto di essere lucido. Affamato, con una clamorosa carenza di cioccolato, ma lucido)

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marzo 1, 2015
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Il pepe e le pappemolli

Soccer: Serie A; Inter-Fiorentina

La cosa che fa più impressione è guardare la classifica togliendo tre punti alla Fiorentina e aggiungendone tre all’Inter – il nostro unico desiderio fino alle ore 18,15 -, guardare cioè dove saremmo arrivati al netto della milionata di minchiate fin qui accumulate da agosto a oggi. Fa impressione perchè non è mica fantacalcio: abbiamo perso ma avremmo potuto benissimo vincere, abbiamo preso un gol per un errore del portiere, abbiamo creato un sacco là davanti – compreso un palo e un paio di errori da ingoiarsi i coglioni – nonostante un quasi incomprensibile turnover (va bene, bisogna farlo, ma anche a costo di tenere fuori il più buono per fare giocare un paio di cadaveri dai cognomi altisonanti?) e alla fine abbiamo perso, poteva andare diversamente e invece no, nemmeno un pareggino che sarebbe andato bene visto il tenore della serata, nemmeno un tiro che per sbaglio entra tipo flipper quando loro rimangono in dieci e poi in nove.

Peccato. In fondo, sforzandosi di considerare la parte piena del bicchiere (sforzo immane, ma vabbe’), questo pomeriggio di sfiga e di errori multipli ci dice che bene o male ci siamo, che se non proprio vivi siamo vitali, che qualche speranza di partecipare al banchetto finale resta, che c’è un’occasione per tutti, anche per noi. Crediamoci, nonostante tutto. Anche questo mordersi le mani e risalire fino ai gomiti è una sensazione sgradevole ma quasi antica, dopo tanti post-partita annegati nella rassegnazione, che è assai peggiore di questo rodimento di palle. Però tutto ciò – questo raggranellare l’orgoglio che ci resta – non fa punti e la sconfitta in uno scontro diretto per l’Europa rischia di pesare parecchio sul nostro precarissimo equilibrio. Per quanto firmerei, da qui alla fine, per andare avanti a colpi di tre vittoria e una sconfitta. Andrebbe benissimo, visto l’andazzo.

Cià dai, proviamo a non pensarci più, abbiamo ancora un tot di cose da fare, abbiamo anche lo sboronissimo Wolsfburg che ci aspetta: vietato deprimersi, però – cazzo! – vietato anche schierare i depressi. Serve gente col pepe al culo: no bronci, no gambette molli, perchè il tempo stringe.

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febbraio 9, 2015
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Ci credi? Avanti, c’è posto

fuoriicoglioni

Dopo aver fatto un punto tra Empoli Toro e Sassuolo (e con l’inculata in zona Ranocchini con il Napoli), la partita con il Palermo, letta attraverso la classifica dell’avversaria, metteva il giusto timore. Per non dire panico, perchè pensate se solo l’avessimo persa, no dico, sarebbe stato un disastro tipo la manovra di Schettino. E invece no, l’abbiamo vinta e – al netto di alcune cose che non vanno rimosse, anzi – l’abbiamo vinta bene.

Ho intravisto nella scelta inizia di Mancini – a parte i centrali, dove è pura sussistenza – un messaggio forte e chiaro: gioca chi sta bene e chi ci crede, poi i numeri da mettere allo schema vengono di conseguenza. Podolski, Hernanes e Kovacic in panca: ohhh, giusto. Mica una condanna, mica una gogna, mica una riga col pennarello indelebile: macchè, solo un rapporto causa-effetto (fai ca-ca-re, no problem, gioca un altro) in attesa che tu, uomo temporaneamente escluso, nel giro di qualche giorno ribalti il rapporto a tuo favore. Avendo una rosa numericamente e tecnicamente adatta, le cose dovrebbero sempre funzionare così. Guarda caso, per una volta che funzionano così vinciamo 3-0 col Palermo. Un caso? Appunto.

Senza dimenticare i problemi, eh? Ci è andata clamorosamente di culo almeno un paio di volte, la difesa resta da paura, l’occasione di Rigoni nel primo tempo – si era capito 50 metri prima che avrebbero crossato a lui, liberissimo come Moretti, o come (metti un nome tra i tanti) – e il flipper in area nel secondo, una roba da Ridolini con Ranocchia ancora al centro dell’attenzione, sembrava Enzo Paolo Turchi… quindi anche questa partita, in cui  finalmente l’impegno e la qualità non sono mancati,  poteva finire in un modo diverso e ora (invece di guardare increduli la cifra zero dei gol subiti) saremmo qui a contorcerci davanti agli highlights. No, facciamoci una spuma in santa pace. Non c’è più nemmeno la classifica da controllare, è tutta salute.

Potessi, offrirei una birra a Brozo, porca miseria, gran partita. Bene Shaq, bene Guarin, bene anche Santon, benino un po’ di altri. Icardi ha segnato due gol e ha messo il broncio, va bene così, la testa è quella che è. Fallo tutte le domeniche, who cares? 18 gol dei 50 stagionali dell’Inter sono suoi. No, giusto per ricordarlo a chi dice che è un broccone. E’ una settimana che leggo e vedo dei segoni su un argentino classe ’93 che doveva illuminare San Siro. Non era lui, era un altro. E invece guarda un po’.

guarin

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gennaio 12, 2015
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Il mio nome è Riccardo

Soccer: Serie A; Inter-Genoa

In ordine a un adeguato sentimento di accoglienza nei confronti dei due nuovi arrivati in casacca neroazzurra, e in virtù di un singolare orario di svolgimento che non entrava in collisione con i rispettivi impegni, io e Gigi Furini decidemmo di acquistare in prevendita il titolo di ingresso per la partita di giuoco calcio tra Internazionale e Genoa in programma allo stadio Giuseppe Meazza in Milano. Ci recammo quindi venerdì 9 gennaio al botteghino dove l’addetto, qualificandosi come juventino viscerale, con uno sgradevole sorrisino del cazzo ci chiedeva i documenti e compilava stancamente il modulo sul calcolatore elettronico, stampandoci indi i biglietti del primo anello blu nell’apposito supporto cartaceo.

La giornata di domenica iniziava con Pavia avvolta in una suggestiva nuvola di nebbia che gelava anche i coglioni. Mi reco al luogo dell’appuntamento dove, con la visibilità ridotta a 50 metri, scambio Furini prima per un venditore ambulante di torroni e poi per una badante ucraina, che quasi faccio salire in macchina al grido di “Ciao Gigi, santamadonna, forza Inter, ti sei inchiattato parecchio!” prima di accorgermi che era un donnone di Donetz in libera uscita.

Si parte. All’arrivo sull’antistadio, sotto un sole cocente che mi fa pensare che Pavia almeno dal punto di vista microclimatico sia un posto veramente di merda, Furini mette mano al portafoglio per distribuire i biglietti. Prende il suo, leggendo “Furini Luigi”, e mi allunga il mio leggendo “Torti Riccardo”. Ahahahah, il solito buontempone, dico io. Ma dal suo sguardo attonito capisco che non è uno scherzo. Il bigliettaio gobbo ha scritto davvero “Torti Riccardo”.

biglietto

Infame maledetto, muoia tra atroci pene, o almeno Iddio e l’Asl gli facciano chiudere il bar. Mi trovo così in fila al cancello sudando freddo, avvicinandomi via via allo steward e prefigurandomi la scena: lui che vede che biglietto e documento non coincidono, lui che chiama i gendarmi e io che vengo perquisito sul posto e quindi tratto in arresto, io che arrivo a San Vittore e chiedo di avere una cella singola, o almeno con Sky, per assistere almeno al secondo tempo in attesa del mio avvocato.

Tocca a me. Deglutisco. Allungo biglietto e documento.

“Torti Riccardo o Torti Roberto?”

“Ti spiego. Io mi chiamavo Torti Riccardo, ma non sopportavo più il mio nome che mi ricordava Alvarez. Ho chiesto alla Corte di Cassazione di cambiare identità e la Corte ha emesso la relativa sentenza proprio venerdì pomeriggio. I biglietti li avevo fatti la mattina con il nome vecchio”.

“E come mai la patente è Torti Roberto?”

“L’ho rifatta ieri mattina, ho un amico in Motorizzazione”.

“Ah ok, allora puoi andare”.

Il primo tempo è poi trascorso in un’estasi calcistica, determinata dalla visione di una squadra trasformata, di un Podolski alto di gamma, di un Palacio ritrovato, di un Guarin che non pare più quel Guarin, di Vidic e Andreolli che sono vivi, di Shaqiri che scalpita in panca, di bei passaggi, di bei fraseggi eccetera eccetera eccetera. L’intervallo è poi trascorso scattando foto a Furini e ai suoi fans, compreso uno che mi fa:

“Scusa capo, ma tu sai come faccio a scattare le foto? Inquadro solo la mia faccia con questo cazzo di telefono, mi sa che mi hanno fregato, cinesi di merda”.

“No, amico, basta che fai così”.

“Capo, sei un mago della telefonia e dell’informatica. Sei hai l’Iban ti faccio una donazione, mi hai salvato la vita”.

“Ma no, figurati”.

Il secondo tempo è poi trascorso in maniera meno serena, ma l’importante è avere vinto, avere rivisto il gioco – il gioco! -, avere respirato aria nuova. Mentre esco torna il tizio a cui ho girato il verso del mirino con un semplice clic.

“Ti prego, fammi fare qualcosa per te, sei l’angelo della telefonia, #jesuistortiriccardo, hai salvato me e il mio telefono tarocco, ti prego”.

“No fratello, va in pace e tifa Inter”.

Festeggiavo quindi la vittoria con una focaccina cotto e fontina del costo di soli 4 euro, non molto più cara di un cornetto Algida allo stato semiliquido. E’ davvero un nuovo corso.

Inter - Genoa

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gennaio 7, 2015
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L’amica ritrovata

icardi

Giuro, quei due minuti intercorsi tra l’entrata in campo di Osvaldo e l’espulsione di Kovacic – due minuti, 120 luridi secondi – sono stati i miei due migliori minuti di Inter da non so quanto tempo a questa parte. Tra melasse mazzarriane, squadre senza patria, partite della minchia e mediocrità diffuse, mi ero dimenticato di certe sensazioni. Ho visto intere partite rischiando le piaghe da decubito, addormentandomi come un vecchietto post-prandium, smadonnando senza Dolby surround, esultando con simil-sbadigli (go-awwwwgh-lll), senza nutrire grandi attese e aspettando senza fregole la fine dei novanta minuti. Un paio di partite di Coppetta le ho saltate a piè pari, oplà! E invece stasera, quando gli sguardi degli juventini tradivano l’impanicamento e l’Inter aggrediva come tante volte avrei voluto vedere – e mai avevo visto negli ultimi due anni, o forse tre, o forse boh -, ecco, ho visto che il Mancio a bordocampo dava istruzioni a Osvaldo e allora mi sono alzato e come un bambino dell’asilo ho urlato:

“Togli quel profeta della mia fava e metti Osvaldo e vinciamola, santiddio!”.

E quando in effetti pochi secondi dopo ha tolto il profeta della mia fava, quasi ad accontentare la mia invocazione, mi sono sentito pervaso di un interismo antico, forse anche un po’ ingenuo ma genuinamente impetuoso, perchè non ero solo io che volevo vincere la partita – chi non vorrebbe inculare la Juve nel Latta Scadente Stadium dei miei due zebedeos? – ma lo voleva anche il Mancio, cazzo, uh se lo voleva, e lo volevano anche i ragazzi, al netto dell’inguardabilità e dell’inadeguatezza di alcuni di loro, che si è stagliata anche a Torino, più che mai, perchè la Juve impanicata la dovresti trafiggere come ai tempi di Cruz o di Milito, e invece no, la pungoli, la spaventi, senti l’odore delle sue feci nelle mutande nike ma non l’ammazzi diobono, ahimè, ahinoi, non l’ammazzi, e resti 18 punti dietro, e non deflori l’Alluminium Drome, pazienza, però che nervi, che spreco.

Quando Er Croazia ha tentato (meritoriamente, s’intende) di svellere un bianconero puff!, 120 secondi dopo ci siamo ritrovati in dieci con l’avversario ubriaco ma anche la necessità di pararci il culo. E niente, è finita 1-1 ma in quei due minuti ho sognato a occhi aperti, anzi no, ho toccato la vittoria, l’ho sentita, ce l’avevo in mano, l’accarezzavo, tipo quando ti danno in mano la coppa e tu la devi issare, ecco, io già la impugnavo, aspettavo solo l’ufficialità.

Come vorrei poter dire che questa, finalmente, è stata la svolta. Dopo un brutto primo tempo, dopo aver preso un gol da strozzarne tre (ma per primo Ranocchia, l’Uomo Molle), entrato Podolski siamo diventati la squadra che dovremmo sempre essere, cattiva, cazzuta, pericolosa, determinata. Anche un po’ scarsa, porco cane, perchè questi siamo, ma in un campionatino dove vivacchiando ti tieni a galla oltre ogni aspettativa noi dovremmo essere qualche gradino sopra. E io ci voglio tornare, sopra. Vi voglio così. Brutti, sporchi, scarsi ma cattivi. E magari più – come direbbe Verdone – coesi. Tipo: ho un compagno sulla destra più libero di me, certo, è un pezzo di merda e forse tromba anche più di me, mi sta sul cazzo, però io non devo pensare a queste cose e gliela do, tic!, eccolo là, e adesso mettila pezzo di merda, gaaaaaaaaaaa!

No, rewind. Comunque, avanti così. Avere voglia di vincere, provarci, rischiare. Astenersi mozzarelle. Vi voglio bene, nonostante tutto.

icardi2

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