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Febbraio 7, 2021
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Papi, presidenti, fondi e sprofondi

Quando sono nato, il papa era Paolo VI (da qualche mese) e il presidente dell’Inter era Angelo Moratti (da otto anni). Quando ho compiuto 50 anni, l’Inter nel frattempo aveva cambiato quattro proprietari (uno da qualche mese) e il mondo nel frattempo aveva cambiato quattro papi (uno da qualche mese). Ho sempre considerato la nostra storia societaria – presidenze molto lunghe di presidenti molto milanesi – un valore aggiunto, nel senso di valore che si aggiungeva ad altri valori. Un valore identitario, che ci legava alla terra oltre che ai colori. Moratti padre, poi il cumenda Fraizzoli, poi il self made man Pellegrini, poi Moratti figlio (con breve presidenza lasciata nelle venerabili mani di Giacinto Facchetti, lombardo pure lui). Una bellissima storia di dinastie e di cuori azzurri e neri.

Quando ho compiuto 50 anni – un passo di per sè già faticoso – stavo faticosamente metabilizzando il passaggio dell’Inter in mani straniere. L’Inter, la nostra Inter, internazionale per vocazione epperò così irresistibilmente milanese, diventava anche un po’ indonesiana. E poi sarebbe diventata cinese, con spruzzate di hongkong. Ti imponi di pensare che vabbe’, è il segno dei tempi, è il calcio moderno, è il mondo dei nuovi ricchi, è la finanza senza frontiere. Ti guardi intorno e vedi sceicchi e tycoon e ti chiedi se noi siamo i figli della serva, eh no. Il presidente – dopo Moratti padre, Fraizzoli, Pellegrini, Moratti figlio e Facchetti – diventa prima uno sconosciuto e rampante riccone di Giakarta, poi un ragazzino cinese che potrebbe essere mio figlio (perchè il padre è mio coscritto, e la cosa può inquietarmi a nastro ma anche farmi simpatia, in fondo).

E adesso?

In questo periodo dai tempi compressi causa pandemia, la nostra esistenza di tifosotti si snoda a cadenza multisettimanale su due piani paralleli. C’è il piano normale – partite, palloni, polemiche, calci, sputi, pugni in faccia, Gazza – e il piano premium – bilanci, trattative, milionate, accattonaggio, pezze al culo, morte, Sole 24 Ore.

Ormai i due piani sono ampiamente comunicanti. Non solo nelle povere menti di noi tifosotti (“Vinceremo lo scudetto? O falliremo e ripartiremo dalla serie D girone B col Seregno e il Fanfulla?), ma anche nel complesso mondo di viale della Liberazione, dove il teen-presidente non mette piede da mesi (il mio coscritto da boh, anni) e dove immagino regni quella cupa atmosfera di incertezza e quel fastidioso stridìo di sedie che ti si sfilano da sotto il culo. Per non dire di Appiano Gentile, beffardamente ribattezzato Centro Suning, quella Suning che si sta defilando un po’ alla cazzo di cane, senza la decenza di spiegare un po’ al volgo come stanno le cose (perchè d’accordo l’alta finanza, il world trade e la riservatezza, ma santa madonna!). I calciatori (categoria mediamente poco incline al sacrificio e poco pregna di alti valori morali) non moriranno di fame se non ricevono qualche stipendio, per carità, ma si trovano in quel marasma psicologico e sostanziale che – con i dovuti distinguo – li accomuna a lavoratori con qualche zero di meno ma le stesse inquietudini: mi pagheranno prima o poi? il padrone chi è? non è che tra un po’ chiudono tutto? non è che tra qualche mese sono a migliaia di chilometri da qui? o magari faccio il ritiro della nazionale disoccupati al Ciocco?

E adesso, dicevo? Dopo Thohir e il piccolo Zhang, io che ero abituato a lady Renata e al presidente da marciapiede dovrò dire con imbarazzo che il mio patròn è un fondo? E a proposito di imbarazzo: ho cercato la definizione di “fondo” e non ci ho capito un cazzo. Cioè, peggio: non ho nemmeno trovato la definizione di fondo. Cioè, neanche in Yahoo Answers. Roba che se mi intervista per strada il Milanese imbruttito faccio una figura di merda epocale e fuggo in un eremo, non dopo essermi accertato che i monaci non abbiano nè Sky nè Dazn, anzi, non abbiamo niente che mi consenta anche casualmente di avere rapporti con il mondo esterno.

Con 17 partite ancora da giocare in campionato più (almeno) una, la semifinale di Coppa Italia con quella orribile squadra a strisce scolorite, non so voi ma io oscillo tra un tifo sperticato e angosciato – che peccato mortale sarebbe non vincere uno scudetto quest’anno in questo Barnum – e una scimmia sulla spalla che mi ricorda che debbo morire, e che Suning ha problemi di liquidità, e che Bc Partner tratta sul prezzo, e che a fine anno magari sarà una diaspora, e che la Fidaty sta per scadere.

No, cioè??

“Sì amico mio, tutti i puntii accumulati entro domenica 21 marzo 2021 e non utilizzati alla data dell’11 aprile scadranno e non avranno più alcuna validità”.

Ma porca troia, che periodo di merda è? In tutto questo, nelle prossime tre partite affrontiamo Juve, Lazio e Milan, tre esamoni in 13 giorni, tre partite che potrebbero dire tanto, tantissimo, o forse tutto. A Conte e ai ragazzi dico solo di tenere duro e che tra la gloria e il disimpegno io tendenzialmente sceglierei sempre l’opzione 1, che magari sarà comunque utile per il futuro o comporterà il bonus platonico ma eterno di assurgere questo manipolo di mal stipendiati a eroi del nerazzurro. E che un grande Juve merda risuoni nei vostri cuori: la storia vi ha già privilegiati, rendetevene conto, e che Suning si inculi. Forza Inter.

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