Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

settembre 4, 2018
di settore
151 commenti

Il Fpf, l’auto di Dalbert e la griglia di Lautaro

Sei scandalizzato perchè Gagliardini non è in lista Champions? Niente, ti devi rassegnare: ancora per 17-18 anni saremo sottoposti ai vincoli del Fair Play Finanziario, il rigoroso progetto sadomaso introdotto dal comitato esecutivo Uefa nel settembre 2009 con l’obiettivo di fare estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche (per adesso una sola: l’Inter) e a indurle nel lungo periodo a un auto-sostentamento finanziario.

Sono provvedimenti molto pesanti, che coinvolgono la società a 360 gradi. La cosa di Gagliardini può fare impressione, ma limitandosi alle ultime settimane sono innumerevoli gli episodi che hanno riguardato l’inter e i suoi tesserati. Eccone un breve sunto:

– la moglie di Ausilio si è vista contestare lo scontrino della spesa all’Esselunga di via Lorenteggio: “Lei ha comprato sei confezioni di Gocciole, ma in lista poteva metterne solo tre. L’Uefa è chiara in proposito”. Trovato l’accordo dopo mezz’ora di trattativa: fatico ok alle sei confezioni ma suddivise in 2 Gocciole, 2 Ringo al cioccolato e 2 Oro Saiwa basic.

– l’Uefa ha contestato la distribuzione delle auto ai giocatori: secondo un ricalcolo con i parametri FPF, ai singoli tesserati va assegnata l’auto in base al prezzo di acquisto, al prezzo di mercato attuale e all’eventuale plus/minusvalenza. Nel corso di una breve cerimonia sul retro del Centro Suning, Joao Mario ha restituito la sua Volvo XC90 e si è visto consegnare una Daewoo Matiz incidentata del 2004. Nuove auto anche per Gagliardini (una Seat Marbella di terza mano) e Dalbert (una Fiat Stilo appartenuta a un tassista di Milano, 470mila km seppur regolamente tagliandata). Brozovic, che ha visto una Corolla tre volumi del 2009 parcheggiata vicino alla porta carraia, non si è presentato alla verifica adducendo motivi familiari.

– problemi per i figli di Icardi/Wanda Nara iscritti alla gita a Garlaland del 22 settembre con l’oratorio della parrocchia di viale Caprilli (bus turistico, pranzo al sacco, biglietto compreso 45 euro a testa): “Cinque no, ne possono venire solo tre“. Il prete, con una mossa ecumenica apprezzata dalla famiglia, alla fine ha tagliato un figlio della colonia Maxi Lopez e una figlia di Icardi.

– altri problemi per Dalbert. Nella lista per l’assegnazione di un alloggio delle case popolari di Sesto San Giovanni (Zhang Jindong in persona gli ha tolto l’appartamento di Milano dopo la prestazione di Sassuolo nonostante l’intercessione di Spalletti), il francese è stato retrocesso di 250 posti. L’Aler ha fatto sapere di essersi dovuta piegare alle norme Uefa: “Non è tanto perchè è straniero e risiede qui da meno di cinque anni, il problema è che non è di formazione italiana”.

– all’assemblea del condominio “Bella San Siro”, bocciata la richiesta di installare in cortile un barbecue da 2 metri x 4 per l’asado da parte del neo inquilino Lautaro Martinez. Alla garbata protesta dell’argentino (“Figa, c’ho più millesimi io di tutti voi messi insieme”), l’amministratore ha opposto il regolamento Uefa: “Il problema è il raffronto con la lista 2016/17, il budget è aumentato, gli argentini sono diminuiti e comunque hai rotto il cazzo, non tolgo un posto auto per la tua carne di merda”.

– l’Inter club “Spadino Robbiati-Prima gli italiani” di Pontida ha depennato sei iscritti perchè non cresciuti nel vivaio: un kebabbaro turco di Palazzago, tre cinesi del ristorante “La Muraglia di Sotto” di Almenno San Salvatore e una coppia di badanti ucraine di Ponte San Pietro, tifose dell’Inter dai tempi della Dinamo Kiev 2010.

– lo spogliatoio rinuncerà a far data dall’1 ottobre 2018 al tradizionale e simpatico rito nonnista del compleanno: D’Ambrosio, a nome dei compagni, fa sapere che l’Uefa infatti non consente più l’acquisto di uova e farina in un’unica sessione di mercato. Pare che siano da controbilanciare gli sprechi della stagione 2015/16, quando Nemanja Vidic (per un problema legato alla scarsa padronanza dell’italiano) confuse i concetti di “confezioni” e “quintali” prima di ordinare uova e farina alla Lidl di Appiano Gentile per festeggiare il compleanno di Palacio.

share on facebook share on twitter

febbraio 7, 2016
di settore
437 commenti

Il gol di Torti all’esordio in Serie A

Come il Mancio, anch’io oggi avrei segnato un gol a 50 e passa anni. Bastava ottenere un ingaggio a gettone dal Verona ed essere schierato da Delneri. Qui, oggettivamente, sta il difficile. Occhei, sono simpatico e ho discrete doti di fondo, ma non è che uno si può prendere un rischio del genere a cuor leggero (anche se dopo aver visto Ionita e Leroy Gomez penso che avrei potuto giocarmela). Però, metti che ormai sei retrocesso e decidi di giocarti la carta Torti. Togli Lele Moras o Emma Marrone, entra Torti, maglia numero 63.

“Chi casso è?”

“Boh, l’avranno preso a gennaio”

“Sembra più vecchio di Toni”

“Impossibile”

“Ha le maniglie dell’amore”

“Come Maxi Lopez?”

“Più o meno”

Delneri mi prende per un braccio e mi dá gli ultimi consigli:

“sfgdfddgj dtdrshshdgg sgfhfjftddhj dgdgdgckvfff”

“Ok mister”

Entro e vado a metacampo. Incrocio Brozo, Kondo, Rodrigo e vorrei abbracciarli e fare un selfie, ma non ho il telefono e soprattutto sono del Verona. Devo giocarmi la mia chance, prima che scoprano che sono vecchio, che non gioco una partita di pallone da una ventina d’anni e che mi hanno tesserato come giocatore svincolato free agent, ma senza avere avvertito l’ufficio di collocamento di Pavia.

Mi piazzo in mezzo, mentre saggiamente il mio Verona decide di giocare sulle fasce. Vedo in lontananza il Pazzo (credo sia lui, almeno: mi mancano tre diottrie e mezzo) che fluidifica e si infrange contro Murillo, rimpallo, tic, tic, tic, angolo.

Angolo.

Io che faccio? Mi giro verso Delneri:

“Fsfddjfjfu dfdrhdkfgdjch sfffdhhhdvcgd”

Dai gesti, mi sembra che intenda dire: ficcati in mezzo e non cagarmi il cazzo che ho giá i miei problemi.

Mi reco quindi in area.

Juan Jesus fa a Telles: “Marca tu El Gordo”

Telles fa: “No, ci pensa Murillo”

Murillo fa: “Ne devo giá marcare sette, ci pensa Brozo”

Brozo fa: “Non ho voglia, sono stanco. Maurito, tienilo tu il 63”

Icardi fa: “Cosa?”

Jesus: “El Gordo”

Perisic: “El?”

Intanto Rómulo batte l’angolo. Siccome sono del Verona ma com’è noto tifo Inter, tengo un profilo basso e non mi muovo.

Tanto non si muove nessuno.

Il pallone spiove verso il centro dell’area, i gialloblù vanno verso la porta, i bianchi tengono la posizione, Toni la spizza e io in quell’esatto istante penso che il verbo spizzare mi fa cacare, è un segno della corruzione della lingua italiana.

Poi noto che il pallone viene verso di me.

La mia vita mi scorre davanti. Perchè penso che adesso mi spazzeranno via, mi prenderò una gomitata nelle costole, un calcio negli stinchi, una testata sul sopracciglio, e allora chiudo gli occhi e dico addio, che bello morire così, sul campo, l’Inter verrà alle mie esequie, magari Ausilio dirá due parole dal pulpito sul mio destino beffardo, io interista ingaggiato dal Verona che prima di toccare il mio primo pallone in Serie A vengo colpito alla testa da Perisic in mezza rovesciata proteso nel tentativo di un disperato rinvio.

Chiudo gli occhi, colpisco con la fronte, sdeng!, cuoio bagnato e scivoloso, wow!, la palla va verso l’angolo opposto.

Gaaaaaaaaaaaaaaaaaaallll.

Il Bentegodi impazzisce, mi abbracciano dei tizi che non conosco con la mia stessa maglia.

“4-1 per il Verona! 4 gol di testa! Stavolta è stato Torti a battere Handanovic! 4-1!”

“Scusa Pardo, ma chi è questo Torti?”

“Ma che cazzo ne so… Ops, eravamo in onda?”

Io ovviamente non esulto. Spiegherò poi i motivi in sala stampa. Anzi, chiedo il cambio.

“Sfgdhdjfdytdh sfshshdryhjdk sffffhhsgdjhhhj!”

Ah giá, ero io il terzo cambio. Vabbè dai, resto, manca poco, magari ne segno un altro. Una vita a farsi seghe mentali, e poi scoprire che segnare un gol in Serie A è una cazzata. Mah.

verona

(seminascosto da Pisano, Torti segna il gol del 4-1)

share on facebook share on twitter

gennaio 25, 2016
di settore
200 commenti

#epicmerda

lasagna

Spettatrice distratta post hangover con la Lazio, sostanzialmente culattona con l’Empoli, sprecona ma mai superiore con il Sassuolo, inguardabile con l’Atalanta, inqualificabile con il Carpi. Questa è stata l’Inter nell’ultimo mese. Cinque punti in cinque partite, 1 punto nelle ultime tre  in casa (non con Real Barcellona e Bayern ma con Lazio Sassuolo e Carpi). In queste cinque partite 4 gol, di cui un’autorete e uno a porta vuota. Sì, c’è stata anche la vittoria di Napoli, ma – come direbbe il giudice sportivo – era Coppa Italia e ha effetto solo in Coppa Italia. L’effetto in campionato, invece, è quello che facciamo oggi: schifo, purtroppo.

Avevamo lasciato l’Inter a Udine, ebbra di un 4-0, e là è rimasta. Non è evidentemente colpa dei party di Natale. Se fai 5 punti in un ciclo di 5 partite medio-facili (3 in casa e 2 fuori) in cui puoi ragionevolmente pensare di portarne a casa 13 (bilancio -8) prima che il calendario si faccia ben più insidioso, beh, allora più che smaltire i brindisi vuol dire che hai abdicato. Oggi abbiamo preso un gol in casa al 92′ da una squadra in 10. Non ci sono cazzi, questo è abdicare. Non è il fato, non è la sfiga, no. E’ abdicare di testa e di gambe, perchè non ci sono altre spiegazioni. Le ultime tre partite in casa se ne sono andate a puttane così, prendendo un gol nel finale. Tre su tre. Un po’ come per gli 1-0 in serie: se la statistica si fa pesante, non è (più) un caso.

Effettivamente siamo stati in bilico per settimane e settimane su un meraviglioso strapiombo in cui tutto ci andava quasi sempre bene: bastava un golletto e bastava che il nostro portiere parasse anche le scoregge. E’ una situazione molto a rischio, in effetti: perchè se ti va bene ogni volta è una goduria, ma se segni sempre e solo un gol, agli altri basta poco per fotterti. Del tutto o almeno parzialmente tipo oggi, che ti caghi in mano mentre un Lasagna qualsiasi fa la cosa che tu non hai fatto per 90 minuti: catapultarsi con voglia su un pallone invitante.

E anche questo – giocare non al cento per cento, traccheggiare in attesa della doccia, tirare poco come se tirare costasse qualcosa – è abdicare, abdicare a se stessi e ai propri obiettivi. Era bastata una sconfitta (che all’epoca potevamo considerare casuale, quella con la Lazio) per sentir dire dai nostri condottieri che il nostro obiettivo vero era la Champions, non lo scudo. Che sarà anche così, per carità, ma dirlo una settimana dopo aver condotto la classifica con 4 punti di vantaggio – con noi tifosotti belli gasati e la garra delle grandi occasioni – mi è sembrato così frettoloso e superficiale che mi era scappato un mezzo vaffanculo.

Ora, dopo Inter-Carpi, e al culmine di un mini-ciclo di 5 partite di merda, dovremmo dire – per l’evidenza dei fatti, più che altro – che il nostro vero obiettivo è l’Europa League. E, you know, sarebbe un disastro.

Restiamo al quarto posto, per carità. Ma siamo qui a guardare le terga della Signora dopo averla osservata a lungo arrancare da lontano: solo che loro, i gobbi, nelle ultime 11 partite hanno fatto 13 punti più di noi. Il Mancio parla dopo la partita con qualche sfumatura pesante del tipo: mi sono rotto i coglioni in generale, e due o tre dei miei giocatori me li hanno rotti in particolare. Bel clima, per una squadra che fino a qualche settimana fa andava avanti a sorrisoni,  selfie, champagne e #epicbrozo. Adesso andiamo nel panico se attacca il Carpi, questa è la cruda realtà.

share on facebook share on twitter

maggio 23, 2015
di settore
348 commenti

L’uovo di Cracco

han

1 – Palla persa a centrocampo, 2 – Ranocchia e Handanovic che si ostacolano a vicenda, 3 – gol subito. A me questa cosa, il gol del 2-2, è piaciuta un sacco. Cioè, voglio dire, è l’enciclopedia della nostra stagione. E’ come Pavarotti che canta Nessun dorma, è come Keith Richards che fa uno dei suoi riff, è come Benigni che ti recita la Commedia, è come Cracco che viene a casa tua e ti cucina un tuorlo d’uovo marinato con fonduta leggera di parmigiano. E’ la specialità, la nostra specialità. E allora tu vedi perdere un pallone alla cazzo a centrocampo, vedi Ranocchia e Handanovic piombare su quel pallone in netto anticipo ma all’unisono come due bambini dell’asilo di 90 chili spaventandosi a morte l’un con l’altro, vedi la palla dirigersi lemme lemme verso il primo avversario che passa di lì e che ovviamente segna, e tu cosa fai?

Niente, applaudi.

Mi sono alzato in piedi e ho detto: Sublime! Bravi! Bravissimi!

L’arte va capita, e questa è la nostra arte. E’ stato un momento bellissimo. Del resto cosa dite se Paul McCartney vi canta Let it be davanti al naso? O se Carl Lewis vi salta otto metri e mezzo nel lungo nel vostro giardino? O se Totò vi recita la Livella? O se Houdini si libera da settanta catene? O se la Juve fa un bel comunicato stampa? Niente, fate così, applaudite, sublime!, sublime!, perchè è la summa, il meglio. La specialità.

E poi pali, traverse, gol sfiorati, gol annullati, rigori non dati, cagate in difesa, stronzate a centrocampo. E poi l’inculata finale, altra specialità di un campionato trascorso piegati a novanta.

Sublime. Grazie ragazzi per questa partita-bigino, per questa partita-riassunto, per questa partita-dimostrazione, per questa partita-powerpoint. La prossima volta avvertiteci prima, chè ci evitiamo le precedenti trentasei.

share on facebook share on twitter

aprile 11, 2015
di settore
270 commenti

Sessantaquattresimi di finale

Soccer: Serie A; Hellas Verona-Inter

Abbiamo vinto a Verona. Uh, bene. A una trentina di punti dal primo posto, a una quindicina dal terzo, a sette-otto punti dalla posizione che ci garantirebbe un ingresso in Europa League al costo di piacevoli preliminari in Siberia a metà luglio, ecco, fatico a concentrarmi e a trovare un perché. Tra la Juve che perde a Parma (ultima, fallita, derelitta e dignitosa) e l’Inter che gioca a Verona oggi (giuro, fino all’ora di pranzo pensavo giocasse domani, poi mi è scappato l’occhio su un tg), più che la trentesima giornata mi sembrava la trentottesima, quando su dieci partite sono sì e no tre o quattro ad avere un minimo perché e le altre sono tutte un po’ fuzzy, divertenti per chi ha il cuore leggero, indolori per gli altri. E invece no, dopo questa ce ne sono altre otto che non ci servono a nulla di materiale. Di immateriale sì, certo: a ricostruirsi una credibilità, a sistemare un po’ di cose, a scegliere chi resta e chi parte, a lucidare i pezzi migliori. Da qui alla fine per noi sono tutti sessantaquattresimi di finale.

share on facebook share on twitter

marzo 20, 2015
di settore
33 commenti

L’eclissi (totale)

image

Era giusto, doveroso sperare come ora é giusto, doveroso ammettere che sarebbe stato un miracolo. Non tanto in sè (il Wolfsburg è una buona squadra, ma non certo imbattibile), quanto relativamente a una stagione in cui le statistiche non mentono più, e se siamo arrivati alle porte della primavera senza aver vinto una partita importante – genericamente contro una grande o contro una squadra a cui dovevi rimontare due gol in coppa, per esempio – un motivo ci sará. È questo il dato irritante: il non dare mai, a certi livelli ma purtroppo a livelli più bassi, la sensazione di sicurezza, forza, consapevolezza. Niente, ormai da tempo immemore, da Mancini in su, tutto questo è chiedere troppo all’Inter e non c’è un cazzo da fare.

Persino il Torino che esce provandoci fino al 96′ riesce a darci una lezione. Non bastasse aver visto i gobbi passeggiare a Dortmund, o la Fiorentina scherzare la Roma. C’è modo e modo, e il modo degli altri è meglio del nostro.

Adesso ci restano due mesi e mezzo scarsi con l’obiettivo di inseguire un quinto posto, che è triste in sè e difficile (e perciò  triste al quadrato) in assoluto. La serie negativa di marzo si allunga, facciamo cagare a tutto tondo, Cesena o Wolfsburg per noi pari sono se c’è da far fatica nell’ordinaria amministrazione, aprire squarci in difesa, perdere luciditá al primo impiccio, prendere gol alla prima verticalizzazione decorosa. Il quinto posto è una specie di Pordoi, e noi siamo in crisi di fame.

In più, forse c’è anche qualche problema nell’ammiraglia. Il Mancio insiste negli equivoci, e per una squadraccia in cerca di certezze è un accanimento poco terapeutico.

share on facebook share on twitter

marzo 16, 2015
di settore
142 commenti

Indietro

image

Ogni tanto le cifre ti inchiodano, come dopo questo triste Inter-Cesena: in 27 partite abbiamo vinto 9 volte, una ogni tre. Una volta il Perugia arrivò secondo in campionato con 9 vittorie (21 pareggi, zero sconfitte), ma era un campionato a 16 squadre e le vittorie valevano due punti. Oggi, vincendo una partita ogni tre, in Europa non ci arrivi, nonostante davanti a noi spesso si faccia gara a chi fa peggio. L’anno scorso per arrivare quinti ne abbiamo dovute vincere 15, e significherebbe doverne vincere 6 delle 11 che rimangono. Cosa certo non impossibile, ma terribilmente distante dalla nostra media del 33,3 per cento. E sempre parlando di cifre depressive, mentre fino a un paio di settimane – vigilia di Inter-Fiorentina, dopo tre successi di fila – fantasticavamo ancora sul terzo posto, oggi siamo distanti cinque punti dal quinto, e le due squadre che sono al quinto posto hanno giocato una partita in meno.

In marzo abbiamo giocato quattro partite, tre in campionato e una in Europa League: due pareggi e due sconfitte. Giovedì, dopo questo filotto, ci giochiamo una bella fetta di stagione, perchè sarebbe più facile risollevarla in Europa, la stagione, che non in un campionato dove ne vinci una ogni tre e ormai si sta terribilmente allontanando anche il più minimo degli obiettivi. All’Inter dovremmo chiedere di vincere con il Wolfsburg segnandone due e subendone zero. Magari a segnare ci riusciamo anche, ma a non subirne non ce la facciamo quasi mai.

Le cifre che ci inchiodano sono anche quelle delle occasioni perse – un’infinitá – di restare in corsa, recuperare, mettersi in scia, eccetera eccetera. L’ultima risale a qualche ora fa. Devolvi un tempo e un golletto ai derelitti avversari, poi insegui, rimonti, sbagli, smadonni. Pareggi. Giá visto, giá vissuto. Mi sono rotto i coglioni di fare i conti – i soliti – su dove saremmo stati se avessimo vinto. Anche una vittoria col Cesena avrebbe avuto un suo perchè. E invece qui, lontani da tutto e da tutti, ad aspettare un dentro-o-fuori crudele e a non chiedere – per pudore – di tirare fuori i coglioni.

image

share on facebook share on twitter

marzo 12, 2015
di settore
177 commenti

Regalagli Carrizo

Drupi

(Karaoke)

Regalagli Carrizo
e sono giorni tristi
per quando farà buio
se lui non parerà

regalami se puoi
la qualificazione
la Lega dell’Europa
la mia felicità

Cazzate così grandi
da fare invidia a Melo
e l’ombra dei capelli
legati con un filo

quel filo di pensieri
bellissimi che avevo
rimettilo semmai
in panca a breve e poi

regalagli Carrizo
per le mie notti insonni
per i miei giorni tristi
se in Coppa non sarò

lo giocherò alle carte
in una mano sola
non toglierò un profeta
per metter quella sòla

regalagli Carrizo

per una volta ancora
vorrei veder l’Europa
toccare pure ferro
e poi ricominciare

vorrei segare il Wolsfburg
e andare più lontano
vorrei far tante cose
tenendoti per mano

regalagli Carrizo
gli vada di traverso
come questa sconfitta
in terra d’Aleman

come la prima volta
che ho visto il tuo bel viso
regalagli Carrizo
lo porterò per sempre
affancul

VfL Wolfsburg vs Inter Milan

share on facebook share on twitter

marzo 9, 2015
di settore
235 commenti

Laserterapia e mezze mattonelle

image

Il format Mancini, ormai consolidatissimo, è: “(Frase relativa alla partita) ma commettiamo troppi errori”. Che è ovviamente un enorme passo avanti rispetto a “(Frase relativa alla partita) ma (scusa a caso)”. Hai cambiato l’allenatore, hai dato una svolta epocale ma è rimasto il ma. Il problema è sempre quello, il ma. Proposizione principale, ma, proposizione coordinata. Mancini ha portato aria nuova, schemi nuovi, giocatori nuovi, onestá intellettuale nell’analisi della partita, fantasia, coraggio, ma non è ancora riuscito a eliminare il ma, che sarebbe la quadratura del cerchio. Vorrebbe dire che giochiamo, produciamo, teniamo palla, siamo alti E (non MA) (frase a caso, contenente il verbo vincere declinato alla bisogna).

Ci arriveremo? Possibile. Probabile. Peccato per il tempo che passa, per gli obiettivi che non ci aspettano, che restano lì sospesi e ti sembra di poterli prendere allungando un braccio e invece no, è un’illusione ottica e – soprattutto – c’è sempre meno tempo a disposizione. Tocca sospendere anche i giudizi e le considerazioni: come metabolizzi e consideri questo Napoli-Inter, dai primi settanta minuti da “vorrei ma non posso” o dagli ultimi venti minuti da “se voglio posso e ti faccio anche un culo così”?

Siamo quasi a metá marzo e – questo è un fatto – non abbiamo ancora vinto con una grande. Neanche stasera a Napoli, che poteva chiudere la gara prima ancora del tè caldo. Ma quei venti minuti finali, in condizioni che solo pochi mesi fa avrebbero determinato più probabilmente un 5-0 di un 2-2, sono una cosa bella e incoraggiante ma (il ma…) anche l’ennesima mezza mattonella con cui lastrichiamo il nostro percorso. Mezza qui, mezza lá, e dalla mezza classifica non ti schiodi. Peccato, valiamo molto di più. Il problema è che – ancora, e purtroppo – non meritiamo molto di più.

Teniamoci buono anche il cucchiaio di Icardi, il rigore del possibile 2-2 tirato con il laser negli occhi e con la pressione di una stadio ostile e di un risultato da riacchiappare. Maurito sta diventando grande, ha fisico e faccia di merda, ha i colpi dentro e fuori dall’area, il senso del gol e una personalitá che sboccia. Ci mancherá: almeno, che ce lo paghino bene.

share on facebook share on twitter

febbraio 20, 2015
di settore
152 commenti

Perchè perchè / al minuto novantatrè

image

Al minuto 12, prima esulto e poi eseguo la cerimonia dell’ammainaOrociok. “Stasera non mi servite” e li rimetto in dispensa. Torno sul divano con un sorriso ebete sul viso. Secondo statistiche ufficiose, l’Inter non segnava due gol in una trasferta di coppa europea nei primi 12 minuti da 74 anni. Pochi minuti dopo, cerco angosciato su Google la seconda statistica: l’Inter non prendeva due gol in un minuto in una trasferta di coppa europea passando da 2-0 a 2-2 da 158 anni. Al che sento salire prepotente il desiderio di cioccolato misto a biscotto, ma orgogliosamente resisto alla tentazione di riprendere gli Orociok ammainati e mangiare un paio di blister all’istante. Però, con un occhio al televisore, mi metto a cercare qualcos’altro come un tossico in astinenza. E trovo un cioko Milka wafer rotondo, scaduto il 25 luglio 2014. Prendo una decisione: cazzo, lo mangio. E poco dopo facciamo il 3-2. Ora, trovare gli Orociok è facilissimo, ma trovare ciockowafer scaduti da sette mesi no. Per la cabala, dico.

Vabbe’. La mia riflessione all’intervallo è: il portiere del Celtic nel primo gol ha respinto un pallone fuori un metro, nel secondo gol si è fatto passare la palla tra le gambe, nel terzo gol ha fatto l’assist a Palacio. Cioè, cosa pretendiamo di più? Se non vinciamo, calci in culo da Glasgow a Milano. Ecco. Anche perchè prendiamo un gol al 93′ come  a Napoli. Ecco.

La seconda riflessione è: se muoio nella notte per intossicazione da ciokowafer scaduto, non leggerò la Gazza di domani.

A fine partita, mi chiedo per quanto tempo ancora dovremo scontare l’impanicamento ormai cronico della nostra difesa. Ogni pallone è una sofferenza. Ranocchia ancora il simbolo: alterna interventi di grande tempismo a cazzate immani, scivolate chirurgiche ad acrobazie da festival internazionale del circo di Montecarlo. Jesus trasmette ansia. Campagnaro non si può vedere. E noi qui, come loro, sballottati tra cross e contropiedi, a sgranare il rosario in attesa che il pallone parta e – voglia il cielo – non arrivi.

Un 3-3 a Glasgow in sè è un risultato positivo, che diventa ‘na tragedia se pensi che potevi e dovevi vincerla 4-1. Io tra l’altro ho mangiato un wafer scaduto ad minchiam e potrei decedere nella notte per un cazzo, un 3-3 in trasferta, vita grama, destino gramo. La squadra c’è dal centrocampo in su, Shaqiri è un’iradiddio (ma come mai ce l’hanno venduto? Da non crederci), si lotta e si suda, ho visto un sacco di lanci bellissimi e di movimenti in sincrono, Icardi ha fatto un tot di cose deliziose, Palacio ha avuto molto culo ma se non altro è tornato reattivo, e Carrizzo ha fatto la sua porca figura.

E allora perchè, perchè / ti fai inculare al minuto novantatrè?

Inter, prima causa di stress in Lombardia. Ma è per questo che ti amiamo, e tu te ne approfitti. 10 gol nelle ultime tre partite e ora qui, con gli occhi al soffitto, ripensando alla nostra difesa, a Guidetti e alla lavanda gastrica che mi faranno, lo so, vedo giá la scena, “Cos’ha mangiato, dio santo?”, “Guardi, vincevamo 2-0 e poi non ho capito più un cazzo”.

image

 

share on facebook share on twitter