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gennaio 7, 2015
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L’amica ritrovata

icardi

Giuro, quei due minuti intercorsi tra l’entrata in campo di Osvaldo e l’espulsione di Kovacic – due minuti, 120 luridi secondi – sono stati i miei due migliori minuti di Inter da non so quanto tempo a questa parte. Tra melasse mazzarriane, squadre senza patria, partite della minchia e mediocrità diffuse, mi ero dimenticato di certe sensazioni. Ho visto intere partite rischiando le piaghe da decubito, addormentandomi come un vecchietto post-prandium, smadonnando senza Dolby surround, esultando con simil-sbadigli (go-awwwwgh-lll), senza nutrire grandi attese e aspettando senza fregole la fine dei novanta minuti. Un paio di partite di Coppetta le ho saltate a piè pari, oplà! E invece stasera, quando gli sguardi degli juventini tradivano l’impanicamento e l’Inter aggrediva come tante volte avrei voluto vedere – e mai avevo visto negli ultimi due anni, o forse tre, o forse boh -, ecco, ho visto che il Mancio a bordocampo dava istruzioni a Osvaldo e allora mi sono alzato e come un bambino dell’asilo ho urlato:

“Togli quel profeta della mia fava e metti Osvaldo e vinciamola, santiddio!”.

E quando in effetti pochi secondi dopo ha tolto il profeta della mia fava, quasi ad accontentare la mia invocazione, mi sono sentito pervaso di un interismo antico, forse anche un po’ ingenuo ma genuinamente impetuoso, perchè non ero solo io che volevo vincere la partita – chi non vorrebbe inculare la Juve nel Latta Scadente Stadium dei miei due zebedeos? – ma lo voleva anche il Mancio, cazzo, uh se lo voleva, e lo volevano anche i ragazzi, al netto dell’inguardabilità e dell’inadeguatezza di alcuni di loro, che si è stagliata anche a Torino, più che mai, perchè la Juve impanicata la dovresti trafiggere come ai tempi di Cruz o di Milito, e invece no, la pungoli, la spaventi, senti l’odore delle sue feci nelle mutande nike ma non l’ammazzi diobono, ahimè, ahinoi, non l’ammazzi, e resti 18 punti dietro, e non deflori l’Alluminium Drome, pazienza, però che nervi, che spreco.

Quando Er Croazia ha tentato (meritoriamente, s’intende) di svellere un bianconero puff!, 120 secondi dopo ci siamo ritrovati in dieci con l’avversario ubriaco ma anche la necessità di pararci il culo. E niente, è finita 1-1 ma in quei due minuti ho sognato a occhi aperti, anzi no, ho toccato la vittoria, l’ho sentita, ce l’avevo in mano, l’accarezzavo, tipo quando ti danno in mano la coppa e tu la devi issare, ecco, io già la impugnavo, aspettavo solo l’ufficialità.

Come vorrei poter dire che questa, finalmente, è stata la svolta. Dopo un brutto primo tempo, dopo aver preso un gol da strozzarne tre (ma per primo Ranocchia, l’Uomo Molle), entrato Podolski siamo diventati la squadra che dovremmo sempre essere, cattiva, cazzuta, pericolosa, determinata. Anche un po’ scarsa, porco cane, perchè questi siamo, ma in un campionatino dove vivacchiando ti tieni a galla oltre ogni aspettativa noi dovremmo essere qualche gradino sopra. E io ci voglio tornare, sopra. Vi voglio così. Brutti, sporchi, scarsi ma cattivi. E magari più – come direbbe Verdone – coesi. Tipo: ho un compagno sulla destra più libero di me, certo, è un pezzo di merda e forse tromba anche più di me, mi sta sul cazzo, però io non devo pensare a queste cose e gliela do, tic!, eccolo là, e adesso mettila pezzo di merda, gaaaaaaaaaaa!

No, rewind. Comunque, avanti così. Avere voglia di vincere, provarci, rischiare. Astenersi mozzarelle. Vi voglio bene, nonostante tutto.

icardi2

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dicembre 2, 2014
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Inter meno Sassuolo uguale merda

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Avendo pareggiato il derby, perso a Roma e vinto una partita col Dnipro dopo essere andato a un passo da una storica tranvata (il rigore del possibile 0-2 con l’uomo in più era un match point), il Mancio non ha fatto molto più di quanto avrebbe potuto fare Mazzarri. Noi sognavamo il lieto inizio di una nuova favola, ma nessuno è attrezzato per i miracoli, i problemi sono seri e prima o poi dovevano venire al pettine. Tipo: dopo avere incontrato quasi tutte le squadre medie, medio-scarse e scarse del campionato, sono arrivate anche le partite in cui ci si può accontentare del pareggio e ci si può anche rendere conto che gli altri sono più forti. L’Inter di Mazzarri ha perso a Parma, giocato partite inguardabili tipo Firenze e Palermo, eccetera eccetera, e adesso al Mancio tocca il lavoro duro senza avere niente di scorta dopo tanti punti buttati  nel cesso.

E noi adesso siamo qua con un punto in due partite a sottolineare quanto siamo vivi e vitali, quanta più voglia esprimiamo, quanto margine abbiamo davanti. Abbiamo giocato meglio in queste due partite (un punto, però) che in tutte le partite precedenti. Tutto vero. Ma la luna di miele col Mancio – tutti con il cuoricino che batte nonostante l’undicesimo posto, in sè una roba da incubi dopo la peperonata – quanto ci manterrá l’umore e la soglia del dolore così in alto?

Le cifre ci dicono che se ci rimettiamo a fare punti il sotto-campionato (quello dal terzo posto in giù) è tutto da giocare. Ma dicono anche cose inquietanti. Tipo: avete mai provato a togliere i gol col Sassuolo (diciamo sei su sette, teniamone uno per un ipotetico 1-0 e confermare i tre punti)? Avremmo 14 gol fatti in 13 partite, una roba da provincialotta. Avremmo una differenza reti a meno 5, una roba tipo Cagliari o Empoli. Togli la sbornia col Sassuolo e resta la fotografia di un campionato inqualificabile. No, lo dico per frenare la tentazione opposta: metti tre punti in più (Parma, per dire) e vedi che saremmo messi dieci volte meglio. Sì, ok, ma qui siamo e questi siamo.

L’avvento del Mancio ha portato un’energia preziosa. Abbiamo rimontato quattro volte nel corso di queste partite, ed è un fatto. Ma, direbbe monsieur de Lapalisse, siamo anche andati sempre in svantaggio, e non è bello. Abbiamo un gioco, c’è un disegno. Ma guardo e riguardo i tre gol presi su azione a Roma e mi spavento a morte. Perchè ok, la Roma è la Roma, ma la nostra difesa dov’era e cosa faceva? Insomma, sará un processo lungo e faticoso. Bello e incoraggiante che se ne stia occupando uno come Mancini, tra i pochissimi di cui possiamo fidarci. Ma il tempo stringe. E siamo giá al primo ultimatum a uso interno. Perchè se non facciamo 7-9 punti (meglio 9, per quanto sia rischioso chiederlo a una squadra in queste condizioni e con questi precedenti) nelle prossime tre partite, quelle prima del panettone, che ci stiamo a fare?

 

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novembre 28, 2014
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Piccoli segnali crescono

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Abbiamo vinto 2-1 giocando in dieci per 45 minuti, e scoprendoci migliori in 10 che in 11 (una consapevolezza che puoi acquisire solo se il tuo capitano giá ammonito si esibisce nel taekwondo durante una partita di calcio), conquistando il primo posto nel girone e rimanendo imbattuti in Europa, vestendo l’inguardabile maglia della nazionale infermieri e ferristi, con un gol di Kuzmanovic che non segnava da circa 27 anni, con l’allenatore che compie 50 anni e sconta una squalifica turca, con Salsano e Nuciari in panchina che neanche i fratelli De Rege (passare in 4 anni da Mourinho a Salsano & Nuciari, santa madonna), con Handanovic che para un rigore – il sesto consecutivo, perchè subire gol quando puoi provocare rigori? -, con un culo diffuso e clamoroso – ci vuole anche quello, almeno ogni tanto – che si sostanzia nei gol sbagliati in maniera creativa dal Dnipro e nei 74 rimpalli che mettono il pallone sul piede di uno che non segnava da 27 anni e fa gol con sette giocatori schierati davanti.

Al di lá di analisi che una vittoria ti può anche esentare dal fare, al di lá della confusione che regna ancora un po’ sovrana, al di lá del fatto che a volte le cose sembrano più semplici di quanto ti aspetteresti (del tipo: anvedi che certi giocatori rendono meglio nel loro ruolo ideale?), al di lá che il Mancio ne deve ancora fare di strada e l’Inter ancora di più, insomma, al di lá di tutto:

non è che per caso si sono riallineati i pianeti?

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settembre 24, 2014
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Facili ma belli

Non sottovaluterei la cabala, che ci dava per (quasi) morti: non vincevamo con l’Atalanta dei tempi di Mourinho e in tribuna c’era Thohir, due circostanze che lasciavano presagire una bella partit’emmerda, un altro pareggino e via a massacrarci gli zebedeos. E invece buono, anzi ottimo: abbiamo vinto, giocato (un’oretta almeno), creato (due gol, un rigore sbagliato, due pali, varie occasioni), preso zero, rischiato poco (un pochino più del fisiologico, male i primi venti minuti del secondo tempo). D’accordo, non c’era più Bonaventura, passato alla squadra che pareggia di più con l’Empoli al mondo. Ma in casa viaggiamo proprio bene e ha pure segnato il Profeta, che ci voleva proprio, per lui e per noi, che lo stiamo aspettando da mesi e mesi di prestazioni loffie. Aggiorniamo il ruolino di marcia di questo inizio di stagione very easy (non sarà mica un calendario difficile? no, dico) con 5 vittorie e 2 pareggi Coppa compresa, un gol subito e 20 segnati. Adesso ci aspettano altre due partite in casa teoricamente semplici (Cagliari e Kamarà, Laganà, Gabarà, vabbe’, ci siamo capiti) prima di un esame un po’ più impegnativo (Fiorentina a Firenze) che arriverà il 5 ottobre, dopo un mese e mezzo di stagione, e dovremmo arrivarci preparati. Torino e Palermo, in questo contesto, spiccano sempre di più come occasioni buttate nel cesso. Ci ripenseremo quando strappare punti di qua e di là diventerà fatalmente più difficile.

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settembre 22, 2014
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Nemannaggia Vidic

Bisognerebbe avere la luciditá di stringere la partita e di giudicarla così, in forma appena appena ridotta. Giudicare cioè gli 86 minuti che stanno in mezzo ai due istanti che ci costringono a stare un po’ così, col muso lungo, la bocca storta e il culo quadro. Dunque, proviamo a eliminare da Palermo-Inter lo sciagurato impappinamento di Vidic al quarto minuto, e fischiamo la fine prima che Osvaldo inzucchi il pallone e un portiere brizzolato giustifichi con un solo gesto il suo ingaggio annuale. Se Vidic non si fosse incartato come un bambino dell’asilo, che partita sarebbe stata? E se invece Osvaldo avesse segnato, adesso saremmo qui a bere birre e a salutare il terzo posto felici come delle pasque e dimentichi degli smoccolamenti  di un’intera partita?

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In mezzo – in mezzo a questi due eventi per noi sfortunati – ci sono stati reti annulate (una ingiustamente, ma anche il Palermo avrebbe da ridire), gol sbagliati (almeno un paio, ma anche il Palermo ha preso una traversa) e al secondo ma anche mi rendo conto che tutta questa grande differenza con il Palermo non c’è stata: conclusione amarognola giá sperimentata la sera di Torino-Inter.

Mazzarri stasera ha fatto addirittura cose contronatura: passare alla difesa a quattro, mettere tre punte, togliere un difensore e far entrare un centrocampista offensivo. Insomma, non gli si può rinfacciare di non aver tentato di vincere la partita (cosa che la squadra ha provato sistematicamente a fare nella prima mezz’ora della ripresa). Magari, quello sì, gli si potrebbe chiedere conto delle scelte della formazione iniziale, dell’orripilante primo tempo, del ritardo nel mettere mano a una partita che ci vedeva in difficoltá con il Palermo, mica il Real Madrid.

Il gol che non prendevamo mai ce lo siamo fatti da soli. E il gol che ci avrebbe stoltamente fatti rotolare in salotto farneticando di tabelle scudetto ce lo ha negato una falange di Sorrentino. In mezzo, in mezzo a queste due sliding doors, c’è ancora una mezza Inter che non sa bene chi è e dove cavolo sta andando.

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