Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

Luglio 20, 2020
di settore
453 commenti

(Far) away

COMUNICATO INTER FC.  La nuova divisa da trasferta di FC Internazionale Milano per la stagione 2020-21 presenta una reinterpretazione innovativa dello stile tradizionale del club. Dopo una stagione di trasferte in color acquamarina, l’Inter ritorna alla tradizionale maglia bianca, questa volta accompagnata da una nuova grafica a rete nerazzurra che rappresenta la community di Milano, che guarda al futuro della città e del Club con spirito aperto all’innovazione. Basandosi sul tema centrale della divisa Home del club, anche il kit da trasferta è “Made of Milano” ispirandosi al movimento post-modernista milanese, che negli anni ’80 ha cambiato il volto dell’arte e del design in tutto il mondo. La nuova maglia Away dell’Inter ha una base bianca con linee nere e blu che formano un motivo a rete che si estende sulla parte anteriore, posteriore e sulle maniche. Lo scollo a V della maglia è blu e nero con blocchi di colore che si sovrappongono al centro e nella parte posteriore, in corrispondenza della nuca. I pantaloncini bianchi completano il look insieme alle calze bianche con la scritta “Inter”. “Le linee alternate di nero e blu creano un’interpretazione davvero innovativa del tipico look da trasferta del club e ne confermano l’identità nerazzurra”, afferma Scott Munson – VP Nike Football Apparel. La nuova divisa Away di FC Internazionale Milano per la stagione 2020-21 sarà disponibile a partire dal 22 luglio su nike.com, store.inter.it e presso Nike Milano – Corso Vittorio Emanuele II e Inter Store Milano – Galleria Passarella 2. Dal 22 al 25 luglio la vendita della maglia sarà dedicata ai titolari di tessera Siamo Noi, abbonati, membri Inter Club e Nike members. A partire dal 25 luglio la vendita sarà invece libera.

TRADUZIONE DI SETTORE. No, dai, sinceri: preferivate il color acquamarina? Non vi sentite post-modernisti milanesi? Uh, che noiosi. Comunque non sono “quadri”, madonna quanto siete rozzi: si chiama “grafica a rete” e rappresenta – ma davvero non ci arrivate? – la community di Milano (sospiro). Vabbe’, l’importante è che dal 22 la comprate a palla di tuono. Ci rivediamo tra un annetto con un’altra reintepretazione innovativa. Ehi, chi ha detto prrrrrrrrrrrrrr?

share on facebook share on twitter

Giugno 30, 2020
di settore
42 commenti

E con lo zigo zago / tu m’hai rotto l’ago / m’hai ferito il cuore / mi farai morir

MILANO – FC Internazionale Milano e Nike presentano la nuova divisa Home del club. Il kit per la stagione 2020-21 si ispira agli elementi chiave della cultura e dei valori della città di Milano, attraverso una particolare reinterpretazione dello stile tradizionale del club. L’unicità dell’Inter è radicata nelle sue origini e si rispecchia anche nello spirito innovativo della città. Prendendo ispirazione dal movimento artistico degli anni ’80, la nuova divisa Home dell’Inter celebra la città di Milano attraverso un’estetica che simboleggia l’identità condivisa dal club e dalle persone che rappresenta. Il kit è ‘Made of Milano’ volendo rappresentare il senso di unità con il capoluogo lombardo e con le persone, parte di una grande community che condivide il senso di orgoglio per la città e il desiderio di innovazione. Il design della maglia riprende forme e colori caratteristici dello stile tribal-pop e reinterpreta le iconiche righe nerazzurre con onde e zig-zag. Sviluppandosi dalla parte superiore a quella inferiore della maglia, le spesse righe a zig-zag nerazzurre riprendono anche il Biscione, storico simbolo del club. La nuova maglia girocollo dell’Inter è caratterizzata da bande nere sui fianchi, con il logo del club e lo swoosh bianco posizionati sul petto. Pantaloncini neri e calze blu completano il kit, mentre la parola “Inter” è inserita sulle calze e all’interno della maglia. “Siamo sempre al lavoro per reinterpretare l’identità a strisce del club. Questa volta lo abbiamo fatto prendendo ispirazione da una delle principali correnti artistiche di Milano“ ha affermato Scott Munson, VP di Nike Football Apparel. “La grafica a zig-zag è alla base del design post-modernista ed è anche un richiamo al Biscione. Il risultato è un kit sorprendente che ben si combina con l’unicità del club.”
(comunicato Inter.it)

traduzione di Settore: “Ciao a tutti! Siete pronti? Siete caldi?? Come sapete, noi della Nike dobbiamo creare una maglia nuova ogni anno, così voi ve le comprate a nastro: si chiama marketing. Lo facciamo anche con le altre squadre, sure!, non ce l’abbiamo con voi! Però non è che con le strisce verticali nerazzurre possiamo inventarci chissà cosa, abbiate pazienza. Quest’anno vi prendete lo zig zag che simboleggia il senso di unità del (risa soffocate) in uno stile tribal-pop (risa ancora più soffocate) che muhahahahahahahah, no, scusate, ma buttare giù un comunicato credibile è quasi più difficile che disegnare una maglia. Vabbe’, tranquilli: nei prossimi anni alterneremo il disegno classico che vi piace tanto a qualche altro design post-modernista, tipo scacchi o righe diagonali o la maglia della Juve di quest’anno, ahahah, non vedo l’ora, voi no?? Del resto, siamo sempre al lavoro per reintepretare l’identità a strisce del club! (pernacchia dal fondo) Ehi, fuckin’ hell, chi è stato?”

share on facebook share on twitter

Luglio 11, 2014
di settore
45 commenti

Like a pijama (l’ha detto lui)

Quando, all’interno dell’aeroporto in cui vagavo da ore, ho visto il football corner (per i poco pratici con l’inglese, la traduzione non è calcio d’angolo del calcio ma luogo dove vendono magliette di squadre di calcio a prezzi da cravattaro), mi sono travestito da turista e sono entrato. Come un rabdomante, mi sono diretto in automatico verso il punto dove le magliette erano più scure (un tuffo dove il mare è più blu) e, con le farfalle nello stomaco, l’ho vista. Ho osservato un attimo di raccoglimento, poi ho praticato trenta secondi di training autogeno (“ce la posso fare, ce la posso fare, ce la posso fare”) e ho iniziato a tendere la mano verso l’omino, l’ometto, la gruccia o come cazzo si chiama quel coso a cui si appendono i cosi, come si chiamano?, i vestiti, le giacche, le magliette, insomma, ci siamo capiti no? E che cazzo (il solo ricordare quei momenti mi rende nervoso).

Il tutto sotto gli occhi del tizio, il gestore del corner, un incrocio tra Luis Figo e Massimo Ceccherini. Diciamo 33,3% Figo e 66,6% Ceccherini. La conversazione si svolgerà completamente in inglese, particolare che la renderà più drammatica e sincera.

“May I…”

“Yes!”

mi fa lui, nella speranza di vendere una maglietta. Io la tiro fuori, la guardo, la giro, la rigiro. Luis Ceccherini mi guarda, sempre nella speranza di vendere la suddetta maglietta e ignaro del rimestamento gastrointestinale che la medesima ha immediatamente innestato nel mio già provato corpicino.

“It’s… it’s…”

“Inter Milan!”

mi fa lui, con l’indice destro già pronto a battere lo scontrino e la mano sinistra già intenta a cercare il Pos.

“…it’s… terrible!”

“Don’t you like it?”

mi fa lui, con la faccia di uno a cui una grandinata ha gibollato la macchina ritirata due giorni prima in concessionaria.

“I’m an Inter fan, you know… but… this shirt…”, dico io, trattenendo il pianto.

Luis Ceccherini mi guarda. Lo vedo interessato. Scende dal trespolo della cassa. Ha dimenticato il Pos e lo scontrino. Mi osserva. Ora sembra un etologo che ha appena visto un gatto pisciare come un cane, una cosa così. Una cosa interessante.

“A lot of people like it”, mi dice forse per farmi passare lo choc.

“I mean…” dico io, che aspettavo da anni di dire “I mean” a un venditore di magliette. “I mean… it’s a beautiful shirt…”

“Yes, absolutely”, dice Luis, che con la coda dell’occhio guarda dove ha lasciato il Pos.

“… but it’s a shirt for going to Carrefour, or going to have a walk with my girlfriend…”

(ormai stavi improvvisando, tipo Renzi)

(going to have a walk)

“…or going to the cinema, or…”

“Ah!”, dice Luis Ceccherini, sinceramente interessato al mio caso umano, agevolato dal fatto che ero il suo unico non-cliente, e anche per fermare la serie degli esempi che ero pronto a protrarre all’infinito. Riprendo, cambiando tono:

“But where are the stripes? Inter Milan: black and blue stripes, ok? So: where are the stripes?”

Mi rendo conto in quel momento che sto chiedendo a Luis Ceccherini cose che dovrei chiedere a Thohir, Ausilio, Fassone, Angelo Mario Moratti o a mister Nike. Ma Luis è sempre più interessato. Continuo, alla Renzi.

“You see?”

Sono lanciatissimo: afferro la maglia dello scorso anno e la mostro a Luis.

“You see? The shirt of last season. I didn’t like it, this blue is too dark…”

“I agree”, dice Luis, che sta valutando l’ipotesi di farmi entrare socio nel suo fottuto corner.

“…but these are stripes! These!”

“Yes”, dice Luis, incerto se chiamare la vigilanza. Forse per paura mi dice: “It is like a pijama, doesn’t it?”

“Yes, a pijama!” faccio io, reprimendo l’istinto di abbracciarlo e di offrirgli una birra nell’attiguo beer corner.

Luis, usando parole che non comprendo appieno, torna in sè e mi dice che la tendenza di quest’anno sono queste righine del cazzo, verticali, orizzontali (mi mostra la maglia del Chelsea), diagonali, eccentriche, concentriche, disambigue, irregolari, fantasy e vaffanculo.

“May I take a foto?”

“Yes”, mi dice un Luis deluso e affranto. Il Pos ci osserva, inattivo.

“Thank you, viva Inter, Juve merda”, gli dico congedandomi.

Per farmi andare giù questa merda di maglia servirà l’Idraulico liquido, o uno scudetto. Astenersi perditempo.

unnamed

share on facebook share on twitter