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aprile 24, 2017
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Calci in culo. In alternativa: tabella scudetto

No eh?, astenersi decoubertiniani e suffragette e pacifisti. Fa bene la societá a prendere provvedimenti contro la squadra e a sputtanarla con un comunicato scritto in collaborazione con Kim Jong-un. A parte che, santa madonna, questi imbecilli bisognerebbe prenderli tutti a calci in culo da Appiano Gentile a Nanchino. Ma la questione è un’altra e molto più terra a terra. Mancano ben cinque partite alla fine del campionato e la tensione nella squadra va tenuta alta perchè gli obiettivi sono ancora tutti possibili. Vediamo come.

Qualificazione Europa League.

L’Inter, pur facendo profondamente ca-ca-re da un mese e rotti, è ancora in grado di acciuffare la qualificazione alla competizione che abbiamo profondamente onorato nella prima parte di questa stagione. Possiamo arrivare quinti se

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

e addirittura arrivare quarti se la Lazio non fa più di 6 punti.

Cioè, è praticamente fatta. Ma non finisce qui, uomini di poca fede.

Qualificazione preliminari Champion League

Non ingannino i 19 punti di distacco dalla Roma e i 15 dal Napoli. L’Inter può qualificarsi per i preliminari di Champions League se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto.

Ma attenzione.

Qualificazione diretta Champions League

L’Inter può ancora arrivare seconda se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto

– la Roma si ritira dal campionato oppure le perde tutte e viene penalizzata con effetto immediato di 2 punti per una qualsiasi cazzata che al momento, per scaramanzia, non precisiamo ma che sicuramente la Roma è in grado di fare.

Ma attenzione.

Scudetto

Non ingannino i 27 punti di distacco dalla Juve. La vittoria in campionato è ancora possibile se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto, e comunque per sicurezza viene penalizzato di un punto per dichiarazioni di De Laurentiis lesive dell’onorabilità di qualcuno  o per la mancanza di acqua calda nello spogliatoio degli arbitri al San Paolo (promemoria per Zanetti: contattare un idraulico compiacente in zona Napoli)

– la Roma si ritira dal campionato in solidarietá con Totti che si ritira, e viene penalizzata di 2 punti per essersi ritirata dal campionato per futili motivi, presenta ricorso ma lo ritira

– la Juventus per prepararsi al meglio per la Champions non si presenta alle ultime 5 partite e viene penalizzata ogni volta di 3 punti

– Vettel vince, o arriva secondo ed Hamilton arriva terzo, o arriva terzo ed Hamilton arriva quarto, o arriva quarto ed Hamilton arriva quinto

– che al mercato mio padre comprò.

Quindi, ragazzi, adesso andatevene in ritiro alla Cayenna e poi sguainate i coglioni. Tutto è ancora possibile, nonostante voi. Forza Inter, viva Suning, ok alle pene corporali, abbasso tutte le altre a parte la Juve (nel senso che per questo caso particolare il blando “abbasso” va rimpiazzato dal suffisso “merda”).

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dicembre 3, 2016
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Znedek Pioli

hamsik

8 gol fatti e 10 subiti in quattro partite: il bilancio di Pioli sarebbe da analizzare con una certa drammaticità se non fosse che neanche Kim Jong-Il si sentirebbe in animo di scaricargli addosso tutte le colpe. Il primo gol subito a Napoli spiega bene la situazione dell’Inter odierna: anche al primo minuto di gioco, a difesa schierata e a passaggi telefonati noi prendiamo gol, e allora non c’è speranza, nè è lecito nutrirla a breve termine. Sì, il supplizio (oltre che a noi) tocca in questo momento a Pioli, ma anche il colonnello Lobanowski non saprebbe spremere niente di più da una squadra impanicata dietro, sperduta in mezzo e facilona davanti. 8 gol fatti e 10 subiti: tanto valeva allora prendere Zeman, che al un discreto alibi: meno in conferenza stampa ci si divertiva di più.

Pioli ha un discreto alibi: oltre ad essere arrivato nel momento più moralmente imbarazzante degli ultimi decenni – giocatori con un tasso di garra che al confronto una suora orsolina è Valentina Nappi – ha visto durare 20 minuti il suo esperimento più azzeccato e probabilmente decisivo, cioè l’arretramento di Medel in difesa così da togliere quel tizio con la brillantina e aprire un’opzione in più a centrocampo e mettere chiunque. Ecco, questa è oggettivamente sfiga e il povero Pioli avrà sicuramente capito che razza di calvario – ben pagato, per carità – lo aspetta da qui a maggio se il suo uovo di Colombo si è rotto subito. Poi ha recuperato Brozo, ci sta provando con Kondo.

Sul resto, però, anche il piccolo Znedek ci ha messo del suo. Che è un po’ come accedere un cerino dentro una santabarbara: la situazione tecnico-psicopatologico-esistenzial-agonistico dell’Inter è oggi un immenso casino e tu, allenatore di medie capacità, qualche certezza la devi dare ai tuoi cerbiattoni che oggi andrebbero in crisi anche a palla-asino. Pioli ci ha provato – ci sta provando – ma non è facile, il materiale umano è di pessima qualità. Una volta a scuola quelli che andavano maluccio giocavano bene a pallone: oggi, all’Inter, quelli che giocano a pallone non ci capiscono più un cazzo. Ed è un problema serio, per una squadra di calcio.

Pioli si è trovato una squadra mezza sgretolata e adesso mi sembra di vederlo, il piccolo Znedek, girare sulle macerie con la sua ruspa in cerca di qualche superstite. Ma al momento della cacciata di De Boer qualche pilone era ancora in piedi, mentre ora si ha la netta impressione che nella foga di ricostruire Pioli stia facendo qualche danno: Banega e Joao Mario, per esempio, che prima andavano a sbalzi, adesso fanno cagare all’unisono e non è una bella cosa. Sembrano persi. Banega forse non lo abbiamo ancora visto davvero, ma certi sprazzi di Joao Mario sono ancora freschi nella memoria dei nostri poveri cervelli. Adesso sembra suo fratello, Pierao Mario, un centrocampista senza nè arte nè parte. Urgerebbe recuperarli. Almeno uno, santa madonna. Kondo, credo, lo stanno facendo giocare per dimostrare che è vivo prima di metterlo sul mercato: lui si è riguadagnato una chance vorrebbe anche mettercela tutta, ma perchè poi?

Sulla difesa non ci sono più parole. Se la prendi d’infilata, segni. Se la fai schierare, segni. Cioè: segni sempre. I centrali ballano, i laterali non so, non c’è un verbo adatto anche non richiami il sesso passivo. Un piccolo punto di orgoglio per il piccolo Znedek è che i 10 gol subiti nelle 4 sue partite sono arrivati tutti su azione: beh, son soddisfazioni. Mancano ancora tre giornate alle vacanze di Natale. La cosa non tranquillizza: di solito, dopo le vacanze andiamo anche peggio. Per fortuna ci sarà il mercato di gennaio. E, servirà soprattutto a vendere, ma sarà già un bel risultato: non vedere più alcune facce, quali che siano, sarà un piccolo grande passo verso un’Inter migliore. Vai piccolo Znedek, per vincere – ormai è chiaro – dobbiamo segnarne almeno quattro: oh, non è mica facile, però vuoi mettere?

nappi

(nella foto, Valentina Nappi. O preferivate Joao Mario?)

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agosto 19, 2016
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Viva viva la Serie A

la_prima_giornata

(questo pezzo l’ho scritto per Il Nero e l’Azzurro)

In queste ore qualsiasi tv, radio, sito tarocco e giornale roseo sta facendo le sue belle previsioni sulla Serie A che riparte domani. Quindi, chi siamo noi per non farlo? Cioè, qui ognuno dice la sua e noi no?

ATALANTA. Non tante novità ma abbastanza significative, su tutte Gasperson in panca e Paloschi centravanti. Ma perchè sprecare tempo a parlare dell’Atalanta? Farà il suo solito campionato, buono ma non buonissimo, come gli ultimi quindici-venti. Previsione: dal nono al quindicesimo posto, fate voi.

BOLOGNA. Donadoni ha ormai la sua bella esperienza a gestire squadre più scarse rispetto alla stagione precedente. Ha ceduto il migliore (Giaccherini) per puntare su tre-quattro scommesse belle e buone. Donadoni ce la farà, ha avuto anche di peggio. Posizione medio-alta della parte a destra della classifica.

CAGLIARI. Insieme all’Inter, è l’unica squadra il cui destino dipende da una donna. Nel caso del Cagliari, Belen. Se Borriello ingrana, i rossoblù si toglieranno più di una soddisfazione. Se non ingrana, possiamo comunque fare l’abbonamento a Novella 2000. Dal settimo al diciessettesimo posto, tutto è possibile.

CHIEVO. Un’estate epica: l’allenatore che se ne vuole andare ma poi resta, qualche cessione di secondo piano, unico acquisto un portiere brizzolato. Boh. Naturalmente ce la becchiamo noi all’esordio. Quindi diciamo che è fortissima, la mina vagante del campionato. Dalla seconda giornata in poi, rischia grosso: occhio alle spalle.

CROTONE. L’abbiamo lasciato a maggio come il Leicester del Sud Europa, e quindi (CR70 insegna) parte per non retrocedere. Esce dal mercato con un perfetto mix tra semisconosciuti confermati e perfetti sconosciuti acquistati. E’ una bella favola eccetera eccetera, ma davanti ne ha diciassette-diciotto, a occhio. Dal sedicesimo (non compreso) in giù.

EMPOLI. Si muove bene sul mercato con innesti di forze giovani e fresche (Gilardino e Pasqual) per compensare la partenza di un paio tra i più buoni. Vabbe’, ma il campionato italiano è quello che è e l’Empoli, con un po’ di culo, potrebbe fare ancora la sua porca figura. Non andrà in Europa, non retrocederà: il resto è vita.

FIORENTINA. Giocherà con nove-dieci decimi della squadra della scorsa stagione, il che ha un suo perchè. Se Kalinic segna, se (seguono altri quindici se), può arrivare in alto. Non in altissimissimissimo. In alto, stop, tipo l’ultima volta. Zona Europa League: sotto difficile, sopra praticamente impossibile.

GENOA. Squadra simbolo del calcio italiano: non potendo prendere una star (Simeone) prende il figlio. Solita accozzaglia di giocatori di potenzialità incerte, in un prepotente mix con allenatore esordiente e ruvido. Non saprei dire niente di minimamente attendibile su nessuno dei nuovi acquisti, quindi stop. Boh, fate voi: tra il settimo e il diciassettesimo, indicativamente.

INTER. Ragazzi, che splendida estate: il capitano che si offre a mezzo mondo, l’allenatore che guarda i porno e poi risolve il contratto ad agosto. A parte questi piccoli inceppi, abbiamo un’autostrada davanti, un percorso lastricato di gloria verso l’eternità. Se il parametro è “vorresti mai incontrare di notte in un vicolo Banega, Medel e Melo?” non ce n’è per nessuno. Scudetto. Oppure zona Champions, ma con il sapore del fallimento. Oppure zona Europa League, e ci suicidiamo tutti come una setta giapponese.

LAZIO. Partono senza Klose, Mauri e Candreva, che gli abbiamo ciulato noi. Hanno preso Immobile e un’accozzaglia di nomi dall’incerto avvenire. Però mantengono l’impianto della scorsa stagione che, in Italia, è già un mezzo lusso. Solita mina vagante. Europa League o appena sotto, dipende dall’entusiasmo e da una dozzina di altre variabili.

MILAN. Ma è iscritta al campionato? Sì? Ah, vabbe’. Se arriva in Champions, la moltiplicazione dei pani e dei pesci sarà derubricata a “trucchetto tipo David Copperfield”. E’ da Europa League, forse.

NAPOLI. Va premesso (vale anche per tutte le altre, naturalmente) che il mercato non è ancora finito. Al momento, la strategia è stata: cedo il mio centravanti da 36 gol a stagione non a una squadra a caso ma proprio alla Juventus, sì, così, perchè mi va, e anche perchè mi intasco 90 milioni e questo contribuisce a convincermi che posso fare a meno di quel ciccione. Bravi. Non vincerà mai: arriverà tra il secondo e il quarto posto. Preparate i fazzoletti.

PALERMO. Non è ancora ben chiaro come cazzo abbia fatto a salvarsi nella scorsa stagione, riparte con un allenatore licenziato e riassunto già una dozzina di volte e dopo aver ceduto tutti i migliori. Come non adorarli? Dal sedicesimo (compreso) in giù, in omaggio al genio di Zamparini e all’arte di arrangiarsi.

PESCARA. Non è la peggiore tra le candidate a sprofondare in Serie B. Anzi, tutto sommato sembra messa meglio di altre. Oddo è di per sè una bella scommessa, noi seguiremo con simpatia Manaj, ci sono Biraghi, Caprari e Cristante… Mah, non malaccio. Retrocedenda naturale, ma con qualche colpo in canna: può farcela.

ROMA. E’ la squadra dell’anno scorso ma con la difesa praticamente rifatta, con Strootman recuperato, Perotti e il Faraone dall’inizio… certo, resta Dzeko, ma qui siamo al top del nostro sgarrupatissimo campionato. Squadra antipatica se ce n’è una, sarà bello giocarcela con questi bellimbusti. E’ la seconda predestinata, da lì in giù sarebbe una delusione.

SAMPDORIA. Incognita totale. Ha l’allenatore più bravo e più instabile del mondo, ha fatto un mercato da giramento di testa, ha sacrificato qualcuno buono (ma la scorsa stagione, i buoni poi dov’erano?). E ha Alvarez. Dal settimo al quindicesimo posto, random, con licenza di uccidere e anche di fare un mucchio di cazzate.

SASSUOLO. Ha dato via Vrsaljko e Sansone, due che in Serie A ci stavano eccome. Ha preso gente da Sassuolo e un usato quasi sicuro (Matri) per restare in alto in Italia e provarci in Europa. L’allenatore è bravo bravo. Quindi, il Sassuolo rimarrà il Sassuolo. Parte della classifica a sinistra, dal quinto ai decimo, facciano loro.

TORINO. Ha ingaggiato un allenatore a sua immagine e somiglianza, salutato due simboli del recente cuore Toro (Glik, prima di tutto, e Bruno Peres) prendendo qualche giocatore interessante compreso il nostro amico Ljajic. Venderanno cara la pelle come al solito, magari viaggiando a quote un po’ più altre rispetto all’anno scorso. Vedi Sassuolo e copincolla.

UDINESE. Come al solito fanno e disfano, smontano e rimontano, vendono comprano e frullano il tutto. Non ci sarà più Di Natale a parare il culo alla compagnia, che resta come da tradizione consolidata una delle più inclassificabili del campionato. In definitiva: sembra scarsotta come l’anno scorso. Dall’undicesimo in giù, occhio alla linea di galleggiamento.

JUVENTUS. Il Re è nudo. E’ bastata una mezza frase di circostanza di De Boer (“E’ da vedere se si sono davvero rinforzati”) per mandarli in crisi: “Ci siamo rinforzati, certo che ci siamo rinforzati! Non vedete come ci siamo rinforzati? Argh! Pezzi di merda!”. Vediamo come si sono rinforzati: ceduti Pogba, Morata e soprattutto Padoin, hanno preso un centravanti grande obeso, un centrocampista che si infortuna molto, un anziano terzino brasiliano sempre attaccato allo smartphone e un giovane fantasista di cui nessuno ha ancora imparato la pronuncia. Ha ragione De Boer: è da vedere. Ricorda certi Real Madrid, che partivano per fare punteggio pieno e arrivavano quinti. Interessante il duello con Crotone, Pescara e Palermo, ma può arrivare all’Intertoto.

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aprile 17, 2016
di settore
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Jonas, il Gufo e l’Infiltrato

Mentre mi reco allo stadio Meazza per assistere a Inter-Napoli, faccio un pronostico basandomi su fattori puramente esoterici: “Essendoci Thohir allo stadio, dovremmo perdere. Ma siccome vincendo regaleremmo lo scudetto alla Juve, vinceremo fisso”. E’ quindi così, con animo leggero, che mi appropinquo alla cancellata, dove a domanda di uno steward gentile ma muscolare estraggo l’abbonamento che mi hanno gentilmente prestato, intestato a Nick Jonas, quello dei Jonas Brother ormai avviato a una brillante carriera da solista.

“Lei è Nick Jonas?”

“No, guardi, ho stampato l’apposito modulo di cambio usufruttore”.

“Sì, ma in che rapporti è con Nick Jonas?”

“Scusi, ma a lei che cazzo gliene frega?”

“E’ per una mia forma di piccata puntigliosità professionale”.

“Sono il padre. Roberto Jonas, Bob per gli amici”.

“Prego, passi pure”.

Mi dirigo verso il posto assegnato. Per la legge del marketing macroeconomico della minchia fritta, un posto che quindici anni  fa era blu e costava diecimila lire e via, oggi è rosso e costa alcuni bigliettoni della nuova divisa. Tra vent’anni il primo anello sarà tutto rosso come la barriera corallina e ci vorrà il mutuo.

Ma a me, Bob Jonas senior, chemmefrega? Mentre sono ancora lì avvinto dallo spettacolo dello stadio parecchio pieno, mi accorgo che Medel sciabatta una palla verso Maurito che ci si avventa e la insacca.

“Gaaaaaaaaaaaaaa”.

E lì mi accorgo dello strano figuro che ho davanti. Un tizio che su WhatsApp continua a mandare la foto di lui medesimo insieme a Thohir (Thohir!), ma che in realtà

tifa Napoli.

Infatti al gol di Maurito resta lì tipo statua di sale. Poi si rianima quando il Napoli attacca, comincia a tifare, si lascia andare:

“Iamme!”

Ma perchè ha la foto con Thohir? Come avrà fatto? Da quel momento lo battezzo:

l’Infiltrato.

Se la prende con Icardi (“P’tte ci vuole Maccc-si Lopez!”), se la prende con la curva (“Che ignoranza! Fanno uhuhuhu e c’hanno la squadra piena di negri!”), se la prende con quasi tutti i suoi (“Marò che partita e’mmerda”), poi se lo prende in culo quando Brozo la mette e la partita puff!, finisce lì.

“Ahhhhmmerdmaròahhhiammsfaccimm”

L’Infiltrato riceve un messaggio.:

“Icardi era in fuorigioco di tre metri! Tremmetri! Ahhhhmmerdmaròahhhiammsfaccimm”.

Poverino. Io, rilassatissimo, ormai faccio pablic relescion. Incontro nell’ordine Robbie The Monz, un uomo sociale; Antò, il Gufo titolare; Nick Jonas, che viene a riprendersi l’abbonamento e mi racconta del suo disgustoso bacio con Miley Cyrus:

“Cioè?”

“La prima persona che ho baciato è stata Miley Cyrus, fuori dal California Pizza Kitchen ad Hollywood. E’ stato romantico ma io avevo appena mangiato una pizza con le cipolle. Credo che il mio alito fosse terribile”.

Vabbe’, gli ho detto, guarda l’Infiltrato e consòlati, lui sì che soffre.

Il secondo tempo va giù veloce come un Gatorade dopo una mezza maratona. Faccio conversazione rilassata con il Gufo, che poi mi invita a bordocampo:

“Vieni, fratello: scendi meco a respirare il profumo dell’erba”.

Passo davanti all’Infiltrato, prostrato come Bertolaso davanti ai sondaggi di Roma. Respiro l’erba, saluto Ale lo scudiero della Balaustra che scende dalla scala tipo Wanda Osiris e poi niente, prendo e torno al parcheggio. Mi passano davanti i punti gettati nel cesso, ma la serata è tiepida, l’umore è alto e mi prendo una Heineken prima che, anche solo per ipotesi, mi potessero un po’ girare i coglioni. Amala, forza Inter, abbasso l’Infiltrato, Juve merda approfittatrice almeno ringrazia fanculo ciao.

icardinapoli

 

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aprile 6, 2016
di settore
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Chi tutor e chi no

Due premesse, altrettanto sincere: 1) la Juventus vincerà lo scudetto, secondo un legittimo verdetto sportivo, al di là delle partite in più giocate da Bonucci e da quelle saltate da Higuain; 2) la somma di certi indizi costituisce una prova e, più in generale, fa girare i coglioni.

Ok, detto questo. Mi ero già arcistufato di ragionare sulla testa di Bonucci e sulle mani di Higuain – machemmefrega?, ho già i miei cazzi con Santon e Nagatomo e nella quotidiana conta dei punti di distacco – quando ieri, sul fare del pomeriggio, ho letto la dichiarazione di Rizzoli:

“Bonucci non mi ha dato nessuna testata. Sono stato io a spingerlo, per allontanarlo dal giudice di linea. Il giocatore ha semplicemente esagerato nelle proteste. Non c’è stata testa contro testa, le immagini non danno il senso vero di quel che è successo. Ci fosse stata la testata, non mi sarei limitato al cartellino giallo”.

Che non è una dichiarazione: è una confessione. Non solo sua, ma della classe arbitrale e del sistema calcio.

Nel contesto di una serie di considerazioni oggettive e giuste (è ovvio che la testata non c’è stata: ci fosse stata, sarebbe stato come se Materazzi avesse chiesto scusa a Zidane per averlo importunato a colpi di zigomo), la puntualizzazione Sono stato io a spingerlo, per allontanarlo dal giudice di linea è di una enormità clamorosa. Cioè, praticamente Bonucci ha un tutor e gli altri no.

Higuain (comportamento oggettivamente grave nei confronti di un arbitro) viene sanzionato con il tariffario in mano. Bonucci ha il tutor che lo allontana dal giudice di linea perchè non ecceda con le proteste. Praticamente Rizzoli, l’arbitro, ha fatto quello che doveva fare Buffon, il capitano. Che umanamente e sportivamente è anche una cosa carina – dai, sù, non esagerare, sennò sono cazzi -, ma che nella realtà dei fatti non esiste proprio.

Facciamo un paragone terra terra. E’ come se Higuain avesse parcheggiato in divieto di sosta, proprio sotto il cartello. Passa il vigile e gli fa la multa. Beh, giustissimo, c’è pure il cartello grosso così. Poi però gli dice: mi accenda un po’ i fari, uh, lo stop a sinistra non funziona. Dia un colpo al gas? Uh, che fumo nero. Tergicristalli? Cos’è, quattro o cinque anni che non li cambiamo? Favorisca il libretto, vediamo un po’ la revisione… E sono quattro giornate.

Ora è Bonucci che parcheggia in divieto di sosta, proprio sotto il cartello. Passa il vigile e ha già in mano il blocchetto ma gli fa: guarda, amico mio, meglio che la sposti. Bonucci lo guarda male, e allora il vigile gli fa: cià, vabbe’, dammi le chiavi che te la sposto io.

A me l’arbitro-tutor teoricamente mica dispiace, eh? Sarebbe un discreto passo di umanizzazione del calcio, un tentativo di insegnare il galateo a questa banda di imbecilli con le pettinature creative e le braccia istoriate. Ma il problema non è questo. Il problema è che gli arbitri facciano tutti la stessa cosa: o il vigile stronzo, o il tutor comprensivo. La stessa cosa e sempre, per 38 giornate, uguale uguale. O stronzi o tutor.

Il giocatore ha semplicemente esagerato nelle proteste. Questa è una frase da tutor, da vecchio zio comprensivo (so’ ragazzi). Esagerare semplicemente nelle protesta significa essere spinti via dall’arbitro (dall’arbitro!) prima di “aggredire” il giudice di linea e poi, non pago, mettersi a brutto muso con l’arbitro stesso? Se questo semplicemente, cos’è complicatamente? Mettere degli elettrodi ai testicoli dell’arbitro mentre gli fai waterboarding?

Se per Higuain sono state giustamente – giustamente, lo sottolineo – applicate  le norme, è evidente che con Bonucci c’è stato un atteggiamento diverso. Con un tutor, forse Higuain non avrebbe fatto la scenata a Irrati, che non poteva che costargli l’espulsione. Con un tutor, forse Sarri non sarebbe stato espulso per aver detto un’opinione (“stai arbitrando male”!), laddove spesso – qualche volte sì, qualche volta no – non si sanzionano i vaffanculo e le teste spianate a pochi centimetri dalla tua.

fallo_bonucci

Quanto a Irrati, io sono favorevole. A cosa? A Irrati. Cioè, mi piacciono un casino queste storie. Mi ricordano il tenente Colombo quando alla fine tira le fila del caso, elenca stranezze e coincidenze, si gratta la testa e ti smonta il delitto perfetto. Irrati è contemporaneamente l’arbitro di Higuain espulso, l’arbitro di Bonucci non espulso per un’entrata indifendibile su Destro, e il giudice di linea da cui Rizzoli distoglie Bonucci. Non è fantastico? Irrati tutta la vita.

Bonucci non fu espulso in Bologna-Juve (o almeno ammonito, che già era un mezzo favore) per il fallo su Destro, quindi giocò la partita successiva con l’Inter e in quella partita segnò. Anche l’Inter non ha il tutor, ma questa è una storia vecchia come il mondo. Chissà, magari Allegri avrebbe fatto giocare Rugani e Rugani in trance agonistica avrebbe fatto una tripletta. O magari no. Perchè le conseguenze di certe cose devi anche vederle in prospettiva, e magari relazionarle, sommarle, o moltiplicarle. Sono gli indizi e le prove che, come dicevo all’inizio, alla lunga fanno girare i coglioni. E benchè l’abitudine ci anestetizzi, è eticamente e civilmente giusto non reprimere ma lasciare che girino.

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gennaio 20, 2016
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Vedi Napoli e poi frocio

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Non sapremo mai come sarebbero stati i titoli di domani, i titoli veri, i titoli puri, se si sarebbero soffermati sull’Inter brutta che però vince, o sull’Inter con Jovetic e senza Icardi, o sull’Inter che fa cacare ed è in semifinale di Coppa Italia, o sull’Inter che l’ultima volta a Napoli c’erano Ronaldo e Simoni. Tutto si è spostato sul duello rusticano tra Mancini e Sarri, che in effetti – fatti salvi i due gol, uno meraviglioso e uno molto bello – è stato molto più divertente dell’intera partita.

Mancini ha fatto coming out. No, nel senso che ha rivelato con dovizia di particolari cosa si dicono due allenatori durante una mezza rissa a fine match. Cioè, mai avrei pensato che in un campo di calcio ci si desse del frocio. Io ero rimasto a negro di merda, figlio di puttana, portami tua sorella, ti apro il culo, madonna quanto sei scarso, quelle robe lí. Debbo dire che non pensavo ci si desse del frocio.

Certo che Mancini – un po’ come le ragazze di Colonia – se l’è andata a cercare. È chiaro che se mi metti la sciarpetta da mille euro, il cappottino tre quarti, il pantalone a sigaretta, le scarpe da tre stipendi, il capello sale e pepe, la blefaroplastica e quanto ce n’è, è chiaro che l’uomo in tuta ti dá del frocio. Poteva dirti stronzo, imbecille, skipper di merda, invece è andato dritto al punto e ti ha detto frocio.

Sarri ha dei precedenti specifici sul tema frocio, e la cosa dovrebbe preoccupare più lui di noi, perchè magari ti scappa detto in osteria o dopo un Varese-Empoli, ma poi – come certe scoregge che tu pensi sempre di poter domare – ti scappa anche in mondovisione e la faccenda si fa un po’ più spessa. Peccato che ora si incrini un po’ la bella favoletta dell’allenatore operaio molto di sinistra che magari vince lo scudetto epperò dá del frocio al collega che lo ha appena inculato battuto sul campo, ma vabbe’, passerá. Anzi, diventerá un eroe popolare. Magari non un’icona gay – diciamo che qualche fan se l’è giocato – ma un eroe popolare sí, di quelli attaccati a certi valori, non a queste stronzate dei culattoni che si sposano. Un comunista che piace alla destra.

A chi daranno più giornate, a Sarri o al frocio delatore? Questa è una bella domanda.

Intanto, per la cronaca, siamo in semifinale di Coppa Italia. E siamo tornati –  spero non occasionalmente – quelli di due mesi fa, quelli che vincevano facendo vomitare gli esteti del calcio. Che va stra-bene cosí, sia chiaro, va benissimo. Spero solo che la Saiwa non faccia troppe pressioni: partite cosí, con poche emozioni e scorribande a orologeria, fanno crollare i consumi di Orociok e tutti noi sappiamo su quali cazzo di equilibri si regga il mercato della galletta col cacao appiccicato sopra.

 

 

 

 

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novembre 30, 2015
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A star is born

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Nella stagione dei paradossi – brutti e ohibò, davanti a tutti – e degli 1-0 a nastro, l’Inter diventa grande nella serata in cui trova una squadra davvero più forte, con l’attaccante più fottutamente in forma del mondo, e perde la partita e perde pure il primato. L’Inter diventa una grande squadra perdendo, non avendocela fatta del tutto a diventarla vincendo. C’è stata più densitá, c’è stato più cuore, c’è stato più gioco – il gioco! – nel secondo tempo di Napoli, giocato in 10 e dopo un frustrantissimo gol del 2-0 che avrebbe ammazzato un bisonte, che in tutto il resto del campionato. Se esiste una legge di compensazione, abbiamo purgato tutto il culo di 13 giornate con due pali presi nei minuti di recupero. E se in altre occasioni avrei sfasciato la casa e poi, non pago, avrei aperto le finestre per urlare

aaaaaaaaaaaaaarghhhh!!!!

alla luna e ai condòmini strappandomi i vestiti come Hulk, o come Pozzecco, stavolta resto incredulo ed esausto e penso a quando ho visto l’ultima volta l’Inter giocare come nel secondo tempo di Napoli e no, non mi viene in mente.  Aspetta, provo a ripensarci. No, niente.

Grazie ragazzi. Grazie per non esservi fermati alle apparenze. Gol a freddo (ditemi voi a quale altro giocatore sarebbe venuto in mente di fare un tiro del genere) più espulsione (ridicola, Callejon ha simulato, Allan sfiorato con le scapole): sembrava la replica di Inter-Fiorentina e sareste stati giustificati. E invece no. Non siamo spariti. Non abbiamo rinunciato. Ce la siamo giocata fino al 94′, in uno stadio in preda all’effetto Euchessina.

Bravi tutti. Bravo il Mancio nei cambi (fuori Icardi, impietoso il confronto con Higuain, e partita ribaltata in 10 contro 11), bravo il Mancio dopo la partita (su Premium ha mandato affanculo una intera generazione di commentatori), fantastici Ljajic e Perisic, ma bravi tutti, tutti. Perdendo, abbiamo dato il più impetuoso segno di vita dall’inizio dell’era Thohir. Perdendo, abbiamo dato un clamoroso perchè alle 13 partite precedenti: se facevamo schifo ed eravamo primi, adesso dove possiamo arrivare?

Comunque sia, e comunque vada, grazie Inter: ci sono altre 24 partite e non è cambiato nulla. Ma sei cambiata tu.

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marzo 9, 2015
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Laserterapia e mezze mattonelle

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Il format Mancini, ormai consolidatissimo, è: “(Frase relativa alla partita) ma commettiamo troppi errori”. Che è ovviamente un enorme passo avanti rispetto a “(Frase relativa alla partita) ma (scusa a caso)”. Hai cambiato l’allenatore, hai dato una svolta epocale ma è rimasto il ma. Il problema è sempre quello, il ma. Proposizione principale, ma, proposizione coordinata. Mancini ha portato aria nuova, schemi nuovi, giocatori nuovi, onestá intellettuale nell’analisi della partita, fantasia, coraggio, ma non è ancora riuscito a eliminare il ma, che sarebbe la quadratura del cerchio. Vorrebbe dire che giochiamo, produciamo, teniamo palla, siamo alti E (non MA) (frase a caso, contenente il verbo vincere declinato alla bisogna).

Ci arriveremo? Possibile. Probabile. Peccato per il tempo che passa, per gli obiettivi che non ci aspettano, che restano lì sospesi e ti sembra di poterli prendere allungando un braccio e invece no, è un’illusione ottica e – soprattutto – c’è sempre meno tempo a disposizione. Tocca sospendere anche i giudizi e le considerazioni: come metabolizzi e consideri questo Napoli-Inter, dai primi settanta minuti da “vorrei ma non posso” o dagli ultimi venti minuti da “se voglio posso e ti faccio anche un culo così”?

Siamo quasi a metá marzo e – questo è un fatto – non abbiamo ancora vinto con una grande. Neanche stasera a Napoli, che poteva chiudere la gara prima ancora del tè caldo. Ma quei venti minuti finali, in condizioni che solo pochi mesi fa avrebbero determinato più probabilmente un 5-0 di un 2-2, sono una cosa bella e incoraggiante ma (il ma…) anche l’ennesima mezza mattonella con cui lastrichiamo il nostro percorso. Mezza qui, mezza lá, e dalla mezza classifica non ti schiodi. Peccato, valiamo molto di più. Il problema è che – ancora, e purtroppo – non meritiamo molto di più.

Teniamoci buono anche il cucchiaio di Icardi, il rigore del possibile 2-2 tirato con il laser negli occhi e con la pressione di una stadio ostile e di un risultato da riacchiappare. Maurito sta diventando grande, ha fisico e faccia di merda, ha i colpi dentro e fuori dall’area, il senso del gol e una personalitá che sboccia. Ci mancherá: almeno, che ce lo paghino bene.

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ottobre 20, 2014
di settore
119 commenti

Ricomincio da sette

A conti fatti, addì 19 ottobre 2014 e al termine di una partita che ci ha lasciati – diciamo così – un pelo perplessi, l’Inter ha dato il primo vero segno di vita della stagione. Non considereremo vittorie vere quelle dell’Europa League, no? E nemmeno considereremo partitoni le due vittorie in campionato (il mitico Sassuolo e l’Atalanta), in cui la pochezza degli avversari ha superato la nostra eventuale buona vena, no? Bòn, rimarrebbero i due pessimi pareggi in trasferta e le due atroci sconfitte con Cagliari e Fiorentina, intervallati da una partita di Coppa in cui, contro una squadra di incerta nazionalità, cadevamo a turno come pere per i crampi. E così quella con il Napoli, confronto diretto con una delle (ex) favorite del campionato, al netto di cose che sapevamo già (palle stupide  perse da un centrocampo sempre al limite dell’affanno, errori difensivi da rimanerci secchi), è stata la nostra miglior prova. Almeno si è vista la squadra provarci e riprovarci, e recuperare due volte lo svantaggio nell’ultimo quarto d’ora di partita è tutt’altro che banale. Magari ci avessimo messo gli stessi coglioni a Palermo o a Torino, magari avessimo giocato così a Firenze, magari avessimo avuto lo stesso barlume di lucidità con il Cagliari. Magari.

Non saremmo qui, per esempio, ad aspettare il posticipo di stasera (Empoli-Genoa, buahahahaha), per dare l’esatta dimensione della nostra classifica. Stasera ci ritroveremo dietro o alla pari con il Genoa, o alla pari con l’Empoli, e son quelle cose che ti creano l’esatto contesto, you know. Inter-Napoli – un pareggio così ci può stare, aggiungici pure una discreta dose di rimpianto – è la prima partita coerente del nostro campionato. Coerente con le nostre possibilità e le nostre aspettative.  Se ci giriamo indietro vediamo un calendario con le prime 5 partite da red carpet in cui, invece di fare minimo 13 punti, ne abbiamo fatti 8. Vediamo almeno 4 partite (su 7, non male) di merda. Due vittorie (su 7): appunto, siamo nella fascia del Genoa e dell’Empoli, ben ci sta.

Intorno (anzi, sopra) è tutto uno schiaffo morale. Il terzo posto (i primi due non consideriamoli nemmeno più, è stratosfera) è a 6 punti (dopo 7 partite: minchia!): ed è la Samp, mica il Bayern. Il Milan (il Milan!) è 5 punti avanti, col miglior attacco in campionato, una partita in trasferta in più di noi, 11 gol segnati fuori casa e noi 1 (uno). Strama è ancora 4 punti avanti, la Lazio data per morta è 3 punti sopra. Sarebbe bello – meglio tardi che mai, in fondo ne mancano ancora 31) che il nostro vero campionato fosse iniziato ieri, in una partita che recuperi non si sa bene come, in uno sforzo finalmente corale di tirarsi fuori dalla palta. Si tratta di prendere il ritmo e di pensare – come in una maratona – a fare bene un chilometro dopo l’altro, senza guardare se gli altri adesso ti scappano via. Possiamo fidarci? Boh, questa è una domanda che – dopo 7 giornate -richiede troppo sforzo fisico e morale: è una domanda da calo di zuccheri, e gli orociok non posso mangiarli anche fuori partita.

hernanes

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