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novembre 3, 2018
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Fratelli di Gaglia

Inter-Genoa 5-0. Ci sarebbero molte cose da dire, ma per brevità passiamo direttamente alle pagelle.

Handanovic: 8. Il David Copperfield della Slovenia, per scacciare la noia, si dedica al suo hobby preferito: far cagare addosso 7 milioni di persone facendo giocoleria di piede. Vale da solo il prezzo del biglietto, ideale complemento di una partita senza pensieri. Houdini, quando si liberava dalle catene a testa in giù immerso nell’acqua, creava meno pathos.

D’Ambrosio: 7. Il Ciro Di Marzio della fascia destra gioca una partita attenta, considerato che con il peggior Genoa degli ultimi 15 anni avrebbe giocato una partita attenta anche mio cugino. Secondo l’International Federation of Football History & Statistics, è il terzino che si spettina meno dell’emisfero boreale. Quando si mette il gel, un pellicano in Patagonia muore.

Skriniar: 8. Il Chuck Norris dei Carpazi gioca in pura scioltezza e nell’intervallo chiede ad Ausilio se così, per onestà intellettuale e professionale, può restituire lo stipendio di novembre o almeno devolverlo in beneficenza. Per fortuna Juric al 50′ mette Piatek e il buon Milan si sente più utile.

De Vrij: 7,5. Il Materazzi dei Paesi Bassi si diverte come può: calci, calcioni, craniate, sterno, pube, naso, nuca, orecchio. Contro questo Genoa è bullismo. Meritava il gol, ma era il sabato dei casi estremi e quindi rinuncia in favore dei compagni meno fortunati.

Dalbert: 8. Il Pasquale dell’Amazzonia inizia timido, senza strafare, e finisce che sembra Carlos Alberto. Gli si svita una caviglia ma resuscita tipo Warren Beatty nel Paradiso può attendere. E nel finale fa una chiusura difensiva a metà tra Beckenbauer ed Enzo Paolo Turchi che la gente si alza in piedi, urla e si abbraccia. Incredulità.

Gagliardini: 9. Il Gerrard della val Trompia passa dalla dichiarazione di morta presunta al partitone liberatorio. Secondo l’Iffhs, l’Inter è la squadra con più centrocampisti al massimo della forma al mondo. Spalletti sta pensando al modulo 4-5-3-1 per farli giocare tutti, poi gli hanno fatto notare che la matematica non è un’opinione. Gaglia, rottamato in pectore, intanto ricorda di esserci e gioca col sorriso, e noi con lui, sorridenti di quel sorriso un po’ beota ma così sereno. Un voto in meno perchè ne poteva fare quattro, e se ne faceva quattro boh, non so.

Brozovic: 9. A Madrid, facendo ultime pagelle, hanno definito Modric “il Brozovic del Prado”. Non ci sono più parole per lui. Lo volevano vendere al macello e invece è il più forte di tutti. E’ diventato persino bello, Jude Law al confronto sembra Belfagor.

Joao Mario: 9. Il Benjamin Malaussène della Lusitania completa la sua trasformazione da “uomo che ogni interista voleva ammazzare a mani nude” a “uomo che ogni interista assurge a suo modello personale”. Vederlo correre, muoversi, passare, contrastare, proporsi, rincorrere, incidere costantemente sulla partita, segnare un gol – segnare un gol! – è stata una roba tipo Cecchinato che prende a pallate Djokovic a Parigi.

Politano: 8,5. Il Littbarski di Tor Pignattara fa impazzire il Genoa da solo per un’oretta buona, sgroppa che è un piacere, sopravvive a un trauma cranico, scava un solco sula destra che adesso dovranno rizzollare il campo e forse non si fa in tempo per il Barcellona.

Lautaro 6. Il Rodolfo Valentino di Appiano Gentile sbaglia un gol dopo un minuto e non si riprende più. Oggi sembrava quello che nelle feste mette su i dischi: intorno tutti ridono, bevono, ruttano e limonano, lui è seduto in angolo a guardare. Verrà il suo turno, speriamo. Lo spera anche lui.

Perisic: 7. Il Buster Keaton della Croazia, con saggezza, decide di non mettersi anche lui a infierire inutilmente. Non servivano gli effetti speciali, gli basta un paio di finte alla Elvis the Pelvis per prostrare i poveri rossoblu e giustificare la sua presenza in campo, di lotta e di governo.

Keita Balde 7. Il Diego Forlan del terzo millennio riesce a essere meno vacuo del solito, anche perchè entra e va nel suo posto preferito. Quando farà gol dopo sessanta metri di contropiede, si compirà un disegno meraviglioso. Avessero segnato anche Dalbert e Keita, toccava mettere una lapide fuori dallo stadio.

Borja Valero: 7. L’Abate Faria della Castilla si fa sempre trovare pronto. Sembra sempre così sciupato, ma in realtà ha le analisi del sangue di Eliud Kipchoge.

Nainggolan: 8. Il Lazzaro della Vallonia si alza dal letto, scrocchia il metatarso e segna di testa. Zeffirelli ha fatto un film per molto meno.

Spalletti: 10. Vincere 5-0 una partita con Gagliardini, Dalbert e Joao Mario contemporanemente in campo e autori complessivamente di tre gol, e con ciò vincere la settima partita di fila prendendo un solo gol nelle ultime cinque, cambiando modulo secondo le evenienze e mantenendo sul pezzo l’intera rosa. Spalletti ora è atteso a nuove e più rutilanti esperienze: camminare sulle acque, moltiplicare pani e pesci, portare lo spread sotto quota 100.

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settembre 24, 2018
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Il doppio Var, le grandi seghe e la certezza del diritto

Quello che è successo in Samp-Inter andava in qualche modo analizzato e metabolizzato, e mica solo da noi tifosotti nerazzurri. La questione è importante e coinvolge tutti, dalla Juve (vabbe’) al Frosinone. E quindi tra link e controlink, status di Facebook, tweet, chat di Whatsapp, servizi tv, servizi web, raffronti, confronti, fino all’interessante comparsata tardo-serale di Rizzoli alla Domenica Sportiva (evidentemente si sono resi conto anche gli arbitri che una spiega andava data in qualche modo), la mia domenica è stata punteggiata dal Var e mi sono fatto una discreta cultura.

La prima considerazione che faccio è: seghe. Grandi seghe. Ho letto disamine incredibilmente particolareggiate sull’episodio del gol annullato a Nainggolan (che ovviamente è il vero e importantissimo nocciolo della questione), dibattiti sul fotogramma, post-scansioni del fermo immagine, ipotesi e controipotesi sull’inizio dell’azione, importanza intrinseca ed estrinseca del ruolo del singolo giocatore nell’economia dell’azione… Seghe. Affrontare in questo modo il problema equivale a partire da una evidente contraddizione: stiamo a discutere per ore, e a freddo, di una cosa che l’arbitro in campo e gli arbitri al Var devono dirimere in pochi secondi? Ci rimettiamo in modalità “fuorigioco di Turone” o “fallo di Iuliano” 3.0 e andiamo avanti per anni?

La sola cosa da capire (e da spiegare ad alcune squadre, a cominciare dall’Inter e dal Torino) è qual è il vero Var, e cosa ci possiamo e dobbiamo aspettare dal Var. Tipo, partiamo da noi. Il Var è quello di “c’è un fallo di mano sulla linea e manco mi pongo il problema”, o quello di “controllo anche i peli del culo dei giocatori in linea sul cross all’inizio dell’azione e ti annullo il gol”?

A scanso di equivoci, per me il Var è quello di Samp-Inter. Ma tutta la vita. E’ quello che ti annullano un gol e in qualche modo te lo spiegano con l’oggettività del mezzo che hanno davanti (intervista sul campo a fine primo tempo, Skriniar: “Boh, mi hanno detto che era fuorigioco, se lo dice il Var è così”. Questo è il passaggio fondamentale. Anche se la decisione è cervellotica, il Var si è espresso). E’ quello che ti ribalti sul divano al gol di Asamoah ma poi convieni che il cross era partito da fuori e bòn, ti rimetti seduto composto e riprendi a soffrire. Non può essere quello di Sassuolo-Inter, che non concepisci che non sia nemmeno venuto il dubbio sul rigore su Asamoah. Non può essere quello di Inter-Parma, perchè un pallone tolto in maniera innaturale dalla sua traiettoria a un metro dalla linea di porta non puoi non andarlo a controllare. Al netto delle spallettate del primo mese di campionato e dei nostri errori e omissioni, quanto ci è costato quel Var così diverso dal rigoroso Var di Samp-Inter?

Il problema è solo uno: è la certezza del diritto. E in questo campionato siamo partiti male, malissimo. Cambiano la regola inserendo due paroline all’apparenza innocue ma che allargano a dismusura la zona grigia. Non te lo dicono, lo vieni a sapere in corso d’opera, te lo spiegano ma lo fanno in arbitrese e non capisci un cazzo, nel frattempo si assestano nel nuovo status quo, un giochino un po’ così di rimpallo di responsabilità – almeno così poi te lo raccontano – tra gli arbitri del Var che dovrebbero intervenire meno e l’arbitro in campo che si riprende un po’ del terreno perso lo scorso anno. In questa fase confusa si affastellano decisioni sbagliate, gol regolari annullati, gol irregolari concessi, rigori opinabili (nel sì o nel no) quando l’opinabile era stato finalmente – in gran parte dei casi, almeno – superato.

L’anno scorso il Var ha rappresentato una novità epocale. Boicottato, criticato, vilipeso (le epocali intemerate juventine), aveva portato una boccata di serenità in campo, sugli spalti, sui divani. Tutti noi, come Skriniar, dichiavamo: “Boh, ma se lo dice il Var…”. E alla fine, nonostante la lesa maestà dei rigori dati contro a chi non c’era abituato, cos’è cambiato nella scala dei valori dopo 38 partite di campionato? Niente. La Juve lo scudo l’ha vinto quasi in carrozza, com’è giusto che fosse. Circondata semmai da un’atmosfera meno sospettosa e rancorosa: il Var il suo lavoro l’aveva fatto, loro sono stati più forti del Var.

Che pessima cosa sarebbe tornare indietro, degradare il Var a soprammobile elettronico, lasciare l’arbitro in balìa dei suoi dubbi e dei suoi narcisismi, riprendere a menarsi e a insultarsi per una palla dentro o fuori, un fuorigioco visto o non visto, un calcione punito o non punito. Per me il vero Var è quello di Samp-Inter, nel bene e nel male. Quello di Inter-Parma, per dire, è una merda che il calcio non merita. In subordine, se volete fare il cazzo che vi pare, usate un solo Var, uno solo, anche quello sbagliato, ma uno, da qui alla fine. Sennò si torna ai veleni, ai retropensieri, alla banalità del male. Perchè un povero interista, dopo le ultime due partite, cosa dovrebbe mai pensare – serenamente, dico – del Var, degli arbitri, del calcio, dello sport e della Juve*? *(la Juve ce l’ho messa così, per spregio)

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settembre 15, 2018
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Il Var è morto e anche l’Inter non si sente molto bene

C’è così tanto da dire di questa disgraziatissima partita con il Parma che un argomento è meglio spuntarlo subito: il gol di Dimarco (il tiro della vita suo, dei figli, dei nipoti e dei bisnipoti) NON è colpa di Handanovic. Certo, se in quelle zone grigie della sua mente (lo prendo? non lo prendo? mi si nota di più se mi tuffo o non mi tuffo?) il nostro portierone decidesse comunque, anche solo a livello accademico, si stendersi in tutta la sua ampiezza verso la traiettoria del tiro, non sarebbe necessario doversi guardare 300 dolorosissimi replay per sentenziare che: no, non l’avrebbe preso neanche Higuita facendo lo scorpione con la displasia dell’anca.

Veniamo al resto. Se il possesso palla è tuo per due terzi, tiri verso la porta 20 volte e non vinci – anzi, poi la perdi – c’è sicuramente della sfiga e ci sono altrettanto sicuramente dei problemi – problemi anche seri, avrebbe detto Dalla – più o meno nella stessa proporzione del possesso palla. 20 tiri possono dire tanto o quasi nulla. Intanto, se non ne entra uno. E poi se li cataloghi e ti accorgi che togliendo i tiracci del Ninja e le azioni passate da Perisic (l’unico vero nostro schema: datela a Ivan, magari qualcosa succede), ti resta poco poco. Pochi come i 4 punti e i 4 gol in 4 partite, soprattutto se rapportati ai presunti 12 punti da fare con questo calendario più morbido rispetto alle altre, e invece diventato durissimo.

Spalletti ha detto una verità, sintetizzabile così: cosa devo dire a ‘sti ragazzi, non sono una squadra presuntuosa. Eh, bravo, e quindi? Se non pecchiamo di presunzione, di cosa stiamo peccando? Di pesantezza di corpo e di mente? Di idee poche e confuse? Di condizione complessiva ancora da trovare – cazzo! – a un mese dall’inizio del campionato, a tre giorni dal tuo ritorno in Champions dopo un’assenza di sei edizioni, alla vigilia di un ciclo di partite serratissimo, una ogni tre giorni? E Spalletti – che si assume come da copione la responsabilità – di cosa sta peccando? Perchè dà sempre l’impressione di sbagliare le scelte di inizio gara e pure quelle del durante? Perchè – per dirne una – manda sempre in asfissia il centrocampo? Se Brozovic dovesse fare causa per mobbing, io testimonierò per lui, per dovere civico e morale.

Cioè, questa è la situazione a tre giorni dall’arrivo del Tottenham: roba che quando attaccherà la musichetta saremo presi da un attacco generale di cacarella, tutti, tra campo e spalti, perchè di Berardi e di Dimarco il mondo è pieno e il Tottenham ne avrà minimo sei o sette. Forse, li preferivo un po’ presuntuosi. Vabbe’, sarà una vigilia con un po’ di pathos. Che, in fondo, ci mancava.

Detto tutto questo (perchè i problemi sono al punto 1 e i mulini a vento vengono dopo, se vuoi essere serio), vogliamo parlare dell’arbitraggio? Perchè se questo è lo standard che ci aspetta, preparate i fazzoletti (per piangere e per le pagnolade). La non-ammonizione del portiere del Parma per avere interrotto il gioco ributtando in campo un secondo pallone (stavamo battendo un angolo e loro non erano schierati) è stata scandalosa e ha colorato subito di grottesco l’intero pomeriggio del signor Manganiello, uno spettacolo complessivamente brutto da vedere e culminato con l’episodio del fallo di mano di Dimarco sulla linea di porta. La traiettoria della palla era inequivocabile (con quale parte del corpo, se non il gomito, avrebbe potuto deviarla verso il basso?), il rigore era clamoroso. Ma il rigore non ce lo hanno dato, e la partita l’abbiamo persa.

Il Var è morto, ragazzi, e forse non ce ne siamo accorti, o facciamo finta che sia vivo e vegeto. Oggi, a San Siro, se ancora rantolava ha avuto il colpo di grazia. Lo abbiamo inventato e l’abbiamo ucciso nel giro di un annetto. Sarà usato per casi abnormi, una volta ogni due giornate, giusto per sentire dire che funziona. Una prece. E’ stato (quasi) bello, ti ricorderemo per quei solari e impertinenti rigori contro la Juve che nessun arbitro avrebbe mai fischiato. Infondeva un senso di giustizia e sicurezza, il Var, in un rapporto dare-avere in cui riconoscevi un fondo di oggettività. Non ha nemmeno deciso il campionato, che la Juve ha vinto comunque (quasi) in carrozza. Era addirittura piaciuto alla Fifa, che lo ha portato al Mondiale. Giusto così: in un paese che sogna il ritorno al servizio militare e alle vaccinazioni fai-da-te, poi, era un pericoloso – quasi visionario – strumento di modernità.

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agosto 23, 2018
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Altissima, purissima, Ninjissima

Nainggolan è stato in discoteca. Bum! Non è servito a granché il fatto che il mondo fosse un po’ distratto da ponti che cadono, navi che non attraccano, attrici maggiorenni che trombano con attori minorenni e offrono – entrambi – imbarazzanti e differenti versioni sui fatti, partite in streaming che si incantano come vecchi 78 giri con i solchi incrostati. No, Nainggolan è stato in discoteca. Scandalo. E delusione. Perchè qui al nord ormai si dava per scontato che il Ninja, nel tragitto da Roma a Milano, avesse deciso di dire basta alle notti brave e avesse cambiato vita, tipo Claudia Koll o Paolo Brosio. E invece no. Sarà una stagione di merda e moriremo tutti.

Curiosamente, proprio mentre circolavano in rete le foto del Ninja con una faccia da calci in culo seduto in discoteca vicino a Fabrizio Corona – diciamo così, circostanza in sè riprovevole -, il giocatore molto famoso di una nota squadra del Nord Italia con maglia optical diffondeva la foto inedita della sua bella famigliola: fidanzata e quattro figli di cui tre di madre ignota, prodotti non si sa come e con gravidanze in suggestiva contemporanea tra pancioni ufficiali e pancioni ufficiosi, circostanza diciamo così in sè riprovevole ma chi se ne frega, 10 milioni di like e tutti a dormire. Non come Nainggolan, che non dorme e va in discoteca e retrocederemo e moriremo tutti male e giù merda.

Ma poi, sant’iddio, che cosa è mai successo? Vestito come un rapper prima di un regolamento di conti e un po’ rozzo nei modi, il nostro Ninja non ha mai letto il galateo di Lina Sotis ed è un pelino meno elegante di Lord George Bryan Brummel. Però è un bravo ragazzo. Sì, ok, è andato in discoteca alle 2,15 di notte (prima dell’una è da sfigati, lo sanno anche all’asilo) e ci ha trovato Fabrizio Corona (che è un po’ come andare al supermercato e trovare Pablo Escobar: sfiga). Ma il resto? Era infortunato, non avrebbe giocato eccetera eccetera. Era con la moglie (che è un po’ come andare in discoteca prima dell’una). Ci è stato mezz’ora – secondo il rigoroso e circostanziato comunicato della discoteca di Dalmine – e ha bevuto solo un’acqua minerale.

Ecco il punto: è così che il Ninja si erge a icona del Terzo millennio, della vita semplice e dello sport pane e salame. La minerale. Chi di voi – sfigati – non si è mai fatto 100 km (50 all’andata e 50 al ritorno) alle due di notte per bere un bicchiere di minerale? E’ in questa sua generosità intellettuale – magnificenza, la definirei – che insiste la chiave dell’intera vicenda. L’Inter non lo ha multato, e perchè mai avrebbe dovuto farlo? Perchè ha preso la moglie e l’ha portata a bere una minerale in un privè? Non vorrete mica paragonarlo ai festini di Adriano, o alle 96 birre di Maicon?

Resta quella faccenduola del dito medio. Nell’audio si sente uno che in un finto romanesco gli dice di andare a casa perchè deve giocare. Una banalità. In realtà al Ninja sono fischiate le orecchie per ore, e non per la musica troppo alta. Nel prendere atto (con indulgenza o incazzatura, questo non importa) della non-notizia della discoteca, migliaia – forse milioni – di interisti hanno colto l’occasione per ricordargli una cosetta: che da lui, dalla sua cazzimma e dai suoi garretti, dipende molto del destino di una stagione intera, la nostra. Che se lo stampasse bene in testa. E lui, per tutta risposta – un dito medio col sorriso – ci ha mandati affanculo ma con affetto, come per dire: “Lo so, e non vi dovete preoccupare”.

Preoccupazione, tzè. Qui, caro Ninja, più che altro si vive nel terrore. Segati dal Sassuolo, attesi dal Toro, e con l’Uomo della provvidenza che – fuori da un mese per una distrazione – si distrae in discoteca, avremmo bisogno di certezze, punti, gol, cose così. Mancano solo 37 partite dalla fine del campionato, Ninja: riduci le distrazioni (muscolari e non), muovi il culo e la minerale te la portiamo a casa noi col furgoncino della Frisia.

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