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settembre 5, 2015
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Fogna il fenomeno

US Open tennis

Se in previsione della sua dipartita decidesse di donare il suo corpo alla Scienza, forse un giorno sapremo cosa c’era nella testa di Fognini, uno che indifferentemente può perdere con il più loffio dei pallettari o prendere a pallate Murray (in Davis) o Nadal (poche ore fa, in uno slam, all’Open degli Stati Uniti), giocare al massimo dell’ispirazione oppure macerarsi nei suoi tormenti interiori ed esteriori, perdere la pazienza con gente che lo sa e va apposta lì a provocarlo e cascarci, pluff, come un boccalone. Se non donerà il suo corpo alla Scienza rimarremo col dubbio, che poi è la cosa più bella. Senza certezze, idealizzeremo per sempre quel pirla di Fognini di cui racconteremo, al bar o ai nipotini, che era un gran giocatore e un gran coglione all’unisono, e tu dovevi prenderlo com’era e bòn, pazienza, genio e sregolatezza a percentuali variabili, più spesso sbilanciate verso la sregolatezza, perchè sennò sarebbe stato nei top ten in pianta stabile, e nemmeno troppo in basso.

Ora, naturalmente, possiamo fare tutti i distinguo del caso. Quel Murray in Davis, fuori casa e sulla terra e non esattamente al massimo della forma, non era il vero-vero-vero Murray. E il Nadal di oggi – un agonista se ce n’è uno ma ormai logoro nelle giunture e forse anche un po’ di testa – non è il Nadal di tre, cinque o nove anni fa. E poi Nadal è il giocatore che sta più sul cazzo di tutti a Fognini, e qualche settimana fa glielo ha detto in faccia, nella finale di Amburgo, che lui e suo zio gli hanno rotto le palle, amen. Quindi, voglio dire, c’è una predisposizione morale ad azzannargli il collo, un po’ com’era per Agassi con Becker. Però battere Nadal in cinque set a in uno Slam, davanti a 23mila persone, e batterlo rimontando due set (per la precisione: eravamo 6-3 6-4 3-1 per Nadal), è un po’ come battere Gebreselassie allo sprint in una maratona dopo averlo raggiunto al quarantesimo. E battere Nadal facendo 70 (settanta!) punti vincenti è come battere la nazionale Usa di basket schiacciando dieci volte in testa al cristone nero che gioca da centro. E’ un’impresa della madonna, ecco.

E il game giocato sul 4-4 del quinto set, sant’iddio, è una roba che vedi ad anni alterni, quattro vincenti e gioco a zero, sbam!, Fogna che lancia missili e Nadal che manco li rincorre più. E non per sfinimento, no: perché non li avrebbe presi nessuno, nessuno, manco Tiramolla. Tant’è che al match point Fognini non esulta: aveva vinto nel game precedente, stravinto, l’ultimo punto – un errore gratuito di Nadal –  è stata una cazzata a confronto del climax precedente.

Ora, questo potrebbe essere il post più inutile della storia. Un post a scadenza immediata. Dopo aver triturato Nadal a forza di colpi vincenti da fondocampo (roba da non vedere, a volte, la pallina) e di attacchi conclusi con mano fatata, Fognini potrebbe benissimo perdere con quel damerino di Feliciano Lopez e vaffanculo, perchè Fognini è così e basta. E guarda, sinceramente, dopo una partita così ci starebbe perdere (anche male, dico) quella dopo perchè è difficile – forse impossibile – replicare un’impresa del genere, dal peso specifico immane, tecnico e psicologico. Quindi Fogna, in anticipo, te absolvo e ti ringrazio per stanotte. Sei di Arma di Taggia e sei interista, due motivi sufficienti per volerti bene e aspettare un’altra roba del genere, prima o poi: giorni, mesi, anni o forse mai, ma – giuro – non me ne frega niente. Fognini-Lopez può finire in due modi, per me: abbracciare e leccare ululando lo schermo della tv o mandare affanculo quel tamarro in campo per l’ennesima occasione sprecata. No problem: a me quelli che tertium non datur, in fondo, piacciono da morire.

fognini

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