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aprile 22, 2015
di settore
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Il club dell’asado 2.0

“Allora signori, pizza carne o pesce?”

“Carne!”

Per colpa del lavoro ho perso il derby, ma non è colpa del lavoro se non me ne fregava una cippa, nè prima (zero) nè durante (poco) nè dopo (molto poco). La tristezza di un derby per il nono posto è indicibile, e al confronto un film di Bergman è il grande Lebowsky. Sono riuscito a vedere gli ultimi dieci minuti, ho acceso la tv proprio mentre usciva Glu, Gru, Blu, Tru

(ecco, non mi era mai capitato che un nome di un giocatore dell’Inter non mi entrasse in testa per giorni e giorni)

Dru, Lu, Pru… Gourcuff

(ecco, non mi era mai capitato che mi venisse in mentre un nome contronatura invece di quello giusto)

vabbe’, ci siamo capiti, ho acceso la tv in quel momento e solo dopo, di highlights in highlights, ho ricostruito la storia di questo derby sfigato, perfettamente in linea con la stagione, una mancanza di culo piuttosto frustrante, ma se sei decimo hai poco da arrabbiarti, e anche da frustrarti. Se sei decimo hai poco, punto.

Quindi, vaffanculo, l’unica cosa da fare era andarsene a cena. Lunedì, appuntamento a Cremona. Si ritrovano Er Blogghe, Er Pomata, Er Monnezza ed Er Pagnolada. Quando scegliamo all’unisono la carne, battezzo immediatamente la serata:

“Siamo il nuovo Club dell’Asado”.

“Il Club dell’Asado 2.0”, precisa Er Monnezza.

“Ecco, proprio”.

Il maitre si lancia in una ordinazione che sembra uno di quegli indovinelli della Settimana Enigmistica.

“Dunque, signor Zanetti…”

(il tavolo era stato prenotato a nome Zanetti. Voglio dire, non è reato. Abbiamo prenotato, ci siamo presentati, abbiamo pagato: dov’è il reato?)

“…vi consiglierei una taglio del peso di circa 450 grammi che è ideale per tre”.

“Ma noi siamo in quattro, gringo”, faccio io con aria perplessa.

“Ah, giusto. Quindi potremmo fare così: potreste prenderne uno in quattro, ma mangiate poco. Oppure potreste prenderne uno a testa, ma forse è troppo. Oppure potreste prenderne due a testa, mangiandone uno qui e portandone uno a casa. Oppure potreste prenderne cinque e sorteggiarne uno. Oppure potreste prenderne tre e fare la classifica avulsa. Oppure potreste prendere un intero manzo che mando a macellare entro mezz’ora, e intanto qui fuori preparo un falò e un compound dove vi potrete accomodare in attesa che il macellaio ci consegni…”

“Senti, Zichichi, ci hai rotto il cazzo. Portane due e ce li dividiamo in quattro, ci voleva tanto?” fa Er Monnezza, mentre Er Pomata ed Er Pagnolada scelgono il vino dopo una consultazione di tre quarti d’ora. Il maitre ci porta la bottiglia e per aprirla sega il collo con un colpo di scimitarra.

“Ooooolllllè”

“Olè!”, facciamo tutti in coro, mentre una tardona ci guarda con ammirazione da un tavolo vicino, umiliando il commensale.

Mangiata la carne, ci avviamo così al rito centrale della serata. Er Pomata estrae da una tasca un gagliardetto del Monaco e lo stende sul tavolo. Er Pagnolada impone le mani. Io ed Er Monnezza ci guardiamo. E’ un momento di intenso raccoglimento, interrotto dal cameriere.

“Dolce?”

“Senti, Boy George, non vedi che siamo impegnati? Ma come ti permetti? Torna tra un quarto d’ora”, sibila Er Monnezza, mentre Er Pomata – nonostante l’estrema intensità del momento – fissa il gagliardetto senza che gli si scomponga un capello. Er Pagnolada ci riporta alla realtà: “Può funzionare solo se ci impegniamo moralmente. Dobbiamo fare un fioretto”. “Non diciamo parolacce per 24 ore”, propone Er Monnezza. Er Pomata dice “E sia!”, e nel dirlo appoggia la mano sulla piastra della carne, 370 gradi Fahrenheit, e si tappa la bocca dicendo “Escremento!”. Er Pagnolada è molto fiero di noi e impartisce una benedizione urbi et orbi a tutto il ristorante, compreso il cuoco che viene in sala a partecipare alla breve cerimonia. Ciononostante ci fanno pagare il conto, cosa che trovo di pessimo gusto.

Ci salutiamo nel parcheggio, baci, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle, “Juve escremento!”. Io, Er Pomata e il gagliardetto del Monaco puntiamo la macchina in direzione Pavia. E via, nelle brume della Padania, allenandosi a dire escremento, meretrice, vagina, deretano e pene per passare indenni le successive 24 ore. Cosa non si fa, cosa non si fa.

asado

 

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