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ottobre 16, 2017
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Le cose semplici

A volte il calcio ti si semplifica davanti all’improvviso, come quando a scuola ti facevano dividere numeratore e denominatore e scoprivi che una roba spaventosa tipo quarantaquattro centotrentaduesimi in realtà era uguale a un terzo. E nella sera del derby, del record d’incasso, della gente (amica o nemica) che ti aspetta al varco della verifica, provi a tirare le somme di una partita pazza e difficile da interpretare e – nella consueta ricerca dei meriti tuoi e dei demeriti altrui, degli eventi determinati e del culo eventuale – improvvisamente ti si semplifica il quadro.

E alcune cose sono (sembrano, almeno) davvero semplici, tipo che se fai viaggiare veloce il pallone è più facile creare le occasioni per vincere, o che se i tuoi davvero forti sono in palla per gli altri sono cazzi, o che se crossi bene magari qualcuno la mette, o che se un giocatore abbraccia un giocatore avversario in area – che sia il primo minuto o il novantesimo, che quello resista stoicamente o cada come una pera matura – è rigore, benchè per cent’anni di questi falli ne abbiano fischiato uno su venti, o forse uno su cinquanta, merito di un televisorino che sta cambiando le abitudini degli arbitri. Meglio (per restare in tema): le sta semplificando.

Eppoi è così semplice, a volte, avere un centravanti che a 24 anni ne ha già messi 80 in 134 partite con la tua maglietta nera e azzurra, un centravanti che avrà i suoi difetti (dai troppi selfie ai troppi tatuaggi alle troppe biografie alle troppo ingombranti dinamiche famigliari) ma è un giocatore da leccarsi i baffi, nonostante – e qui andiamo nel complicato, quando sarebbe così bello semplificare – la curva non lo riconosca e una parte della tifosotteria ogni tanto lo ritenga scarso, non decisivo, un lusso inutile, palesemente inferiore a (segue nome di attaccante qualsiasi di squadra medio/alta qualsiasi a livello del primo e del secondo mondo calcistico).

Eppure, semplificando, l’azione del secondo gol dice tante cose: Icardi che strappa un pallone a centrocampo e si invola verso l’area dove segna con un gesto spettacolare e strepitosamente fine, per interposto cross di Perisic che nel giro di due secondi e cinque metri si libera di un avversario, guarda di sottecchi dov’è il centrattacco e gliela mette sul piede volante.

No, dico: i due più buoni, non a caso. I due che una parte del popolo nerazzurro avrebbe giubilato volentieri: per non vedere più lui e la bionda (Icardi) o per un presunto pacchetto di milioni da reinvestire non si sa bene come (Perisic). E invece no, sono qui e lottano insieme a noi, tiè.

Resta ancora una cosa da semplificare: l’eloquio di Spalletti. Ma è un’impresa superiore alle capacità umane, forse a Certaldo nel 2375 troveranno la stele di Rosetta di Spalletti e i posteri sbobineranno a colpo sicuro. Ma non è importante, davvero. A me piace sentirlo parlare e non capire: in un certo modo, è rassicurante. Resto con i miei dubbi e le mie certezze, non devo interpretare nulla, vado a dormire senza ansia da prestazione: è bellissimo.

Sabato c’è Napoli-Inter, cioè la prima contro la sorprendente seconda, che ha vinto a Roma ma perchè ha avuto un culo spaziale e che ha vinto il derby ma perchè il Milan sostanzialmente fa cagare. Se perderemo, magari male, ci saranno i caroselli, perchè siamo ormai a metà ottobre, le giornate si accorciano e noi siamoancora  troppo davanti, troppo fortunati, troppo positivi, troppo brutti ma vincenti, troppo sereni per essere anche simpatici. Se non perderemo, vabbe’, si vedrà (ma il merito potrebbe essere della legge dei grandi numeri). Comunque non importa: anche Kim Jong un avrebbe firmato per 22 punti in 8 partite, da qui in poi sono tutti sedicesimi di finale e la nostra forza sta nel gruppo e soprattutto in Nagatomo.

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aprile 24, 2017
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Calci in culo. In alternativa: tabella scudetto

No eh?, astenersi decoubertiniani e suffragette e pacifisti. Fa bene la societá a prendere provvedimenti contro la squadra e a sputtanarla con un comunicato scritto in collaborazione con Kim Jong-un. A parte che, santa madonna, questi imbecilli bisognerebbe prenderli tutti a calci in culo da Appiano Gentile a Nanchino. Ma la questione è un’altra e molto più terra a terra. Mancano ben cinque partite alla fine del campionato e la tensione nella squadra va tenuta alta perchè gli obiettivi sono ancora tutti possibili. Vediamo come.

Qualificazione Europa League.

L’Inter, pur facendo profondamente ca-ca-re da un mese e rotti, è ancora in grado di acciuffare la qualificazione alla competizione che abbiamo profondamente onorato nella prima parte di questa stagione. Possiamo arrivare quinti se

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

e addirittura arrivare quarti se la Lazio non fa più di 6 punti.

Cioè, è praticamente fatta. Ma non finisce qui, uomini di poca fede.

Qualificazione preliminari Champion League

Non ingannino i 19 punti di distacco dalla Roma e i 15 dal Napoli. L’Inter può qualificarsi per i preliminari di Champions League se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto.

Ma attenzione.

Qualificazione diretta Champions League

L’Inter può ancora arrivare seconda se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto

– la Roma si ritira dal campionato oppure le perde tutte e viene penalizzata con effetto immediato di 2 punti per una qualsiasi cazzata che al momento, per scaramanzia, non precisiamo ma che sicuramente la Roma è in grado di fare.

Ma attenzione.

Scudetto

Non ingannino i 27 punti di distacco dalla Juve. La vittoria in campionato è ancora possibile se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto, e comunque per sicurezza viene penalizzato di un punto per dichiarazioni di De Laurentiis lesive dell’onorabilità di qualcuno  o per la mancanza di acqua calda nello spogliatoio degli arbitri al San Paolo (promemoria per Zanetti: contattare un idraulico compiacente in zona Napoli)

– la Roma si ritira dal campionato in solidarietá con Totti che si ritira, e viene penalizzata di 2 punti per essersi ritirata dal campionato per futili motivi, presenta ricorso ma lo ritira

– la Juventus per prepararsi al meglio per la Champions non si presenta alle ultime 5 partite e viene penalizzata ogni volta di 3 punti

– Vettel vince, o arriva secondo ed Hamilton arriva terzo, o arriva terzo ed Hamilton arriva quarto, o arriva quarto ed Hamilton arriva quinto

– che al mercato mio padre comprò.

Quindi, ragazzi, adesso andatevene in ritiro alla Cayenna e poi sguainate i coglioni. Tutto è ancora possibile, nonostante voi. Forza Inter, viva Suning, ok alle pene corporali, abbasso tutte le altre a parte la Juve (nel senso che per questo caso particolare il blando “abbasso” va rimpiazzato dal suffisso “merda”).

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marzo 14, 2017
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Il lodo Bacca, ovvero: l’importanza di essere vestito bene

“Per avere, al termine della gara, nel recinto di giuoco, già sostituito ed in abiti civili, protestato in maniera plateale e veemente nei confronti di un Arbitro Addizionale, avvicinandosi con atteggiamento aggressivo nei confronti del medesimo, finché non veniva trattenuto ed allontanato a forza dai dirigenti e dall’allenatore della propria squadra”, Carlos Bacca (Ac Milan) è stato squalificato per una giornata (più multa di 10mila euro).

Apperò.

Scusa, proseguo. I dirigenti Adriano Galliani e Rocco Maiorino “per avere rivolto, al termine della gara, nell’area antistante gli spogliatoi, frasi offensive nei confronti dei tesserati della squadra avversaria”, sono stati ammoniti con diffida,  mentre la società pagherà un’ammenda di 5.000 euro “per avere omesso di impedire l’ingresso nel recinto di giuoco di un dirigente non inserito nella distinta di gara” (una roba da calcio minore, sono lì che gli tremano le palle per il closing e non mettono i dirigenti in distinta). E poi mettici, negli spogliatoi, lo sgabello sfasciato e i due scudetti imbrattati col pennarello, che non costituiscono materia per il giudice sportivo ma, come dire, aggiungono un po’ di colore a quello che è successo alla fine di Juve-Milan. Cioè, per dire.

Alla fine di Juve-Inter, dove si coglieva di sicuro un bel po’ di tensione ma nessuno cercava di aggredire nessuno nè di imbrattare scudetti virtuali, succedevano comunque cose che portavano all’espulsione al 49° minuto di Perisic (diciamolo, Ivan, una cazzata) e che causavano per il medesimo una squalifica di 2 giornate “per avere ripetutamente proferito espressioni gravemente irriguardose nei confronti del Direttore di gara”. Mauro Emanuel Icardi “per avere, al termine della gara, rivolto ad un Arbitro Addizionale un’espressione ingiuriosa accompagnata da gesti, nonché per avere calciato il pallone in direzione del Direttore di gara, senza colpirlo” veniva squalificato per 2 giornate, confermate in appello (mentre a Perisic ne veniva abbuonata una).

Ora, ci sarà sicuramente qualche sfumatura leguleia che renderà tutto questo legittimo agli occhi di qualche togato con la fissa del cavillo, ma a quelli di noi normali tifosotti?

No, perchè se queste due sentenze fanno giurisprudenza, il rapporto dei giocatori con gli arbitri, addizionali e non, assume contorni normativi del tutto inediti. Per esempio, volendo mandare affanculo in relativa tranquillità un addizionale, o addirittura fare un po’ di guapparia e tentare di aggredirlo, è meglio farsi sostituire, fare una doccia e mettersi gli abiti civili. A quel punto, tu torni in campo e puoi divertirti con il tuo addizionale preferito. “Ehi, quello mi ha mandato affanculo e voleva uccidermi a mani nude”, “Ma com’era vestito?”, “In abiti civili”, “Ah vabbe’, non ti incazzare”.

Perisic, al 49° del secondo tempo, in un’atmosfera non meno provocatoria – parlando del comportamento arbitrale -, manda affanculo l’arbitro (quello vero, non l’addizionale) ma senza avere l’accortezza di farsi sostituire – qui è evidente anche l’errore di Pioli: se un tuo giocatore vuole mandare affanculo un arbitro a caso, devi sostituirlo, non ci sono cazzi. Quindi, essendo ancora in campo negli undici effettivi, viene espulso. Cornuto, mazziato, squalificato. Negli spogliatoi, Perisic fa la doccia e si mette in abiti civili. Al che va da un dirigente e, sistemandosi il nodo della cravatta, gli chiede:

“Mi scusi, posso tornare in campo a mandare affanculo il primo arbitro che trovo, fosse anche l’addizionale?”

“Ivan, scusa, ma ci sono due ordini di problemi: hanno già spento i riflettori – no, dico, ci hai messo mezz’ora a fare la doccia, e chi sei, Kim Kardashan? – e poi non è ancora ben chiara questa faccenda del mandarsi affanculo dopo la doccia. Direi di aspettare che si verifichi un caso del genere, per poter avere un precedente. Non so se mi sono spiegato”.

Guarda caso, càpita ancora a Torino. Dove la figura dell’arbitro addizionale assume evidentemente un’importanza centrale (accanto a quella dell’arbitro titolare, ma non c’era bisogno di sottolinearlo). Tu puoi sfasciare gli spogliatoi o fare atti di onanismo o rubare le autoradio, ma lascia stare l’addizionale. E, soprattutto, controlla come sei vestito. Del tipo che anche Icardi non si era ancora cambiato mentre insultava l’addizionale e, nel contempo, cercava di colpire l’arbitro con una pallonata tipo al campetto.

“Ehi, chi è stato?”

(silenzio)

Tra l’altro, qui si apre un fronte piuttosto particolare e che avrebbe molto a che fare con l’essenza del calcio, se non fosse che ci mettiamo lì a fare gli azzeccagarbugli dei miei coglioni. Come mai non è stato premiato il gesto tecnico di Icardi, che insulta l’addizionale e tira una pallonata verso l’arbitro, quindi un classico no look? Ma qui, in Italia, nella patria della moda, si privilegia un aspetto puramente estetico (l’abito civile) a uno prettamente tecnico (insulto più pallonata no look, una sciccheria). Massì, andiamo avanti così. Poi lamentiamoci se ci sbattono fuori dai mondiali.

“Guarda che Icardi è argentino”.

Sì, ma io ne faccio una questione generale. Domani un bambino italiano cosa capirà di questa vicenda, cosa ne trarrà? Che qui non gliene frega un cazzo a nessuno nella sua bravura, ma se sei vestito in abiti civili va bene tutto.
E per concludere io credo che il punto stia tutto qui: che questa ridicola vicenda di doppiopesismo giuridico sportivo abbia una sola vera causa, l’insopportabile influenza della lobby degli abiti civili. E andatevene tutti affanculo.

“Anche l’addizionale?”

Massì, tanto sono vestito, cazzo me ne frega?

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novembre 21, 2016
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E’ da questi particolari

pioliperisic

Stavamo per perdere un derby in maniera crudele, avendo prodotto di più di chi lo stava vincendo – a tratti molto di più – e pagando troppo care le nostre solite sciocchezze, come se a noi non fosse più concesso non dico avere culo, ma almeno ogni tanto godersi il lusso di fare una cagata e sfangarla, così, con leggerezza, e in piena coerenza con uno sport che si gioca con un accessorio sferico. Mi spiaceva perchè non era giusto, oggettivamente. E mi spiaceva soprattutto per Pioli, che i suoi tentativi di organizzare la squadra in un certo modo e, di slancio, di vincere la partita li aveva fatti. Che pessimo inizio sarebbe stato perdere immeritatamente un derby.

E quindi, mentre il tempo passava e addirittura scadeva, già ripensavo alla monetina gettata in aria da Cut the Wind prima del via e rimasta in bilico tra due fili d’erba, quelle cose che capitano una volta ogni diecimila lanci di monetina e che ti lasciano pensare che sì, è chiaro, è un segno, ti hanno fatto la fattura e sono cazzi. Pioli mette Medel centrale difensivo (l’uovo di Colombo) e Medel si infortuna. Entra er Pomata, fa un’immane cagata a centrocampo e i cacciaviti segnano il possibile gol partita. Mentre da noi le occasioni capitano quasi tutte sulla testa di Perisic (che in croato significa “testa a pera”) e così la tua mezz’ora iniziale, in cui manco gliel’hai fatta vedere, passa velocemente in cavalleria. Alla seconda occasione seria il Milan la mette. Li raggiungerai, ti puniranno subito dopo. Sembra già scritto.

Poi tutto si ricompone a tempo scaduto. E con il gol del pareggio, dopo avere scartabellato i tuoi peggiori pensieri, più che perplimerti per le due volte in cui sei andato in svantaggio, festeggi una storica doppia rimonta; più che maledirli per i gol sbagliati e gli inutili cross morbidi, celebri la doppietta dei tuoi esterni extralusso; più che rimuginare sulle quindici cose che ancora non vanno, ti concentri su quelle quattro o cinque che hanno (ri)cominciato ad andare.

E quindi ti puoi incazzare per le mollezze di Ansaldi e Miranda sui gol, per le solite murillate, per un centrocampo inedito che va un po’ a sbalzi, per un Icardi che la vede poco e male. Ma poi stappi lo champagne per una squadra che ha cambiato passo, ha ritrovato il gusto di metterci cuore e palle oltre il minimo sindacale, ha pagato care le poche amnesie ma non si è mai depressa fino a rimediare con un piede già sotto la doccia, che vuol dire averci creduto.

Medel in difesa, il posto è quello. Kondogbia sbaglierà anche tanto, ma ha toccato più palloni che il tutto il 2016 (e nell’ultimo quarto d’ora più palloni lui da solo che gli altri 21 in campo). Abbiamo ripreso a correre, in senso fisico. Si è rivisto lo stesso spirito di Inter-Juve, e ora ci smentiscano sul sospetto che ci si concentri solo per le grandi occasioni. Pioli è partito col piede giusto: sarebbe stato più difficile dirlo se avessimo perso il derby invece di riacciuffarlo al 93′, e tra tante sfighe almeno godiamoci questo piccolo e tardivo segnale positivo. Avanti così, senza perdere altro tempo.

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febbraio 1, 2016
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De bracarum calamento

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Chissà, forse sarebbe bastato un centimetro – rigore, Icardi, palo interno, gol – e adesso saremmo qui a dire che vabbe’, meglio un pareggio di niente, giochiamoci il terzo posto con la Fiorentina e amen, non parliamo più del resto, facciamo che va bene così. Anche nel primo tempo forse sarebbe bastato un centimetro a Eder per incornarla meglio e metterla dentro e saremmo andati in vantaggio al sesto minuto e forse adesso saremmo qui a dire che bla bla bla.

Il problema, alla fine del derby, è che siamo qui con uno 0-6 da incubo, risultato aggregato di due partite in quattro giorni con Juve e Milan, un risultato aggregato spaventoso, peggio ancora del punto in due partite con Sassuolo e Carpi, peggio ancora delle partite di merda messe assieme da Udinese-Inter a oggi. Peggio di tutto perchè è una sentenza bella e buona sulle tue ambizioni, è un sigillo con ceralacca sulla pergamena in cui è descritto il tuo profilo di squadra. Un profilo che un mese e mezzo fa era un altro, mentre lo Standard & Poor’s del calcio nel frattempo ci ha già declassato tre o quattro volte. Eravamo Singapore, ora siamo la Grecia.

Il Milan che ci scherza nel finale – no dico, il Milan! una squadraccia se ce n’è una – è lo spottone conclusivo di questo gennaio da tregenda, in cui non si sa più come classificare la partita di Napoli (a questo punto viene da pensare che il Napoli quella sera là abbia pestato una merda) mentre il resto, tutto il resto, lo abbiamo ben presente. Perdere 3-0 con Juve e Milan, prendere per tre volte gol al novantesimo e oltre, giocare quasi sempre male, non segnare quasi mai. Se quattro indizi non fanno una prova…

Anche prima di Udinese-Inter (eravamo primi con 4 punti di vantaggio, solo un mese e mezzo fa, roba da matti) si parlava degli indizi che facevano una prova. Dei pochi gol che prendevamo, degli 1-0 chirurgici, degli #epicbrozo che sostanziavano un clima positivo in una squadra che vinceva e si divertiva. Certo, sembrava tutto facile e ci divertivamo un sacco e tutti erano bravi belli forti eccetera. Nello sport è una ovvietà. Ma qui non si tratta di scendere dal carro dei vincitori adesso che non vincono più. Si tratta solo di dover dare un nome e un cognome a questo improvviso e inaspettato sfacelo, al panico che ti prende in casa con il Carpi o alle braghe che cali con i tuoi peggiori nemici, uno al massimo dell’euforia (nelle ultime 6 partite ha fatto 13 punti più di te) e l’altro che, invece, hai contribuito a riportare in vita dopo 20 partite da zombie.

E quindi spiace che manchi, clamorosamente, la personalitá che ti dovrebbe sorreggere quando affronti in calo di forma un ciclo facile, o quando affronti le tue avversarie storiche in quelle partite che di default danno un senso alla stagione. Per due volte in quattro giorni ti hanno sotterrato, perchè tu sei andato in pappa alla prima avversità. Nessuno penso pretendesse di vincere largo a Torino o di piallare il Milan sette a zero. Penso che sia invece normale pretendere che non ci si posizioni a novanta, mai, o che ci si caghi in mano a tempo scaduto contro Sassuolo e Carpi manco fossero Real e Barcellona.

Il Mancio ha speso le migliori energie sul tema delle unioni civili. Di calcio, invece, si occupa a spot, tappando buchi per creare voragini, guardando altrove più che a gestire il presente, demotivando mezza rosa, prendendo scelte che vorrebbero essere creative e invece sono sciagurate (la gestione dei terzini e delle punte a gennaio è da pura schizofrenia, per tacer del centrocampo). Forse abbiamo vissuto a lungo sopra le nostre possibilità, ma questo sprofondo non è giustificabile. Lui deve tenere la barra dritta e non divagare. Non mi piacciono le sue risate dalla panchina, non mi piace vederlo mandare affanculo mezzo stadio e poi la giornalista tv: non è stile.

Questo gennaio ha dato una sistemata ai valori generali del campionato. Napoli e Juve sono di un’altra categoria, stop. Ma le altre – Fiorentina, Roma, Milan – sono come o peggio di noi a livello di incongruenze, equivoci, dubbi, perplessità, prospettive. Con queste squadr dobbiamo giocarci il terzo posto, sarebbe un delitto farsi precedere da una qualsiasi di queste mezze barzellette. Ci stiamo impegnando, questo sì.

Auguro a Eder di segnare 20 gol da qui a maggio, ma non era lui la massima urgenza di questa squadra. Non ho voglia, nè mezzi tecnici e cerebrali per disegnare l’Inter ideale con il materiale a disposizione. Serve soprattutto una svolta, nelle testoline vuote dei giocatori e ancor più nel manico. il Mancio – e con lui la società, Stankovic, Zanetti – prendano la squadra per i coglioni e la tirino fuori da questa pena infinita. Di tempo ce n’è, ma basta con queste partite: non esiste, non esiste proprio.

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settembre 18, 2015
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Lo scopriremo solo vivendo

Perdersi un derby da capo a piedi (ero pur sempre in uno stadio lombardo a vedere una partita tra due squadre lombarde) (Cremonese-Pavia, però) (e non per diletto), un derby non qualunque, il derby che ti porta  in testa alla classifica da soli dopo 5 anni, è una cosa brutta in sè, ma porta anche dei vantaggi. Il più evidente è che per me la nuova Inter è un inedito, e domenica con il Chievo – sia pure in un orario di merda – mi godrò per la prima volta i Perisic, i Melo, i Telles, i Ljajic come fossero al debutto, e mi perfonderò di assoluto, tipo quando ti imbatti in un vecchio film del tuo regista preferito e non lo avevi mai visto prima, ed è bellissimo perchè te lo godi e gli altri no, non allo stesso modo almeno, perchè l’hanno già visto, e tu invece te ne stai lì assorto e gli altri no, tu ti stupisci e gli altri no, no, no ennò.

(mi indoro la pillola a cinque giorni da quel buco nero. In realtà sono devastato come un 15enne che ha dovuto rinunciare a XFactor per andare a vedere il saggio di flauto dolce del cuginetto di sette anni alla sagra del paese)

Detto questo, la settimana si è intellettualmente e tecnicamente complicata. No, perchè domenica notte (mentre cercavo ailàitz della partita come un tossico in riserva) mi godevo la grafica della classifica, la bellezza di quell’architettura che ci vede primi in alto a sinistra e la Juve molto in basso a destra, otto punti sotto, e stavo bene. Poi, appunto, la settimana si è articolata secondo un’altra realtà – virtuale o meno, lo scopriremo solo vivendo -, con la Juve del-punto-in-tre-partite che fa un’impresona in casa di quei vacui del City, con la Roma che non ne becca sette dal Barcellona ma dimostra di avere imparato la lezione, del Napoli che in campionato fa ca-ca-re e che in Europa League fa il calcio champagne.

Dunque, dove sta la verità?

Ecco, restando nel campo della conclusioni  premature, da domani e fino al 4 ottobre (15 giorni appena) ci saranno quattro giornate di campionato che ci diranno qualcosa in più. Senza scontri epocali, sarà comunque per tutti un mini-ciclo superconcentrato in cui l’asticella delle difficoltà è destinata ad alzarsi. Più o meno, il mix è uguale tra partite morbide e altre meno, o molto meno. A settima giornata conclusa, faremo il punto. E poi, dopo la pausa per la Nazionale, ci ritroveremo  per un’ottava giornata, 17-18 ottobre, in sè molto pepata: Inter-Juve, Torino-Milan, Napoli-Fiorentina. Ecco, la sera del 18 ottobre, con otto giornate alle spalle, sarà una classifica interessante. La prima, vera, polposa, significativa classifica.

Nel frattempo vediamo come si modella la Serie A. Noi, per esempio, siamo una capolista effimera o facciamo molto sul serio? Andiamo sul campo della seconda a vedere di che pasta siamo fatti, orsù, e niente scherzi (e niente supponenze, soprattutto). E la Juve, in un drammatico scontro salvezza con il Genoa, ci faccia sapere se quest’anno si abbassa la quota scudetto o si alza la quota retrocessione.

keisuke

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febbraio 9, 2015
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De queste zozze società

milanjuve

Una polemica tra Juve e Milan è spassosa a prescindere. Un po’ come se Mussolini desse del pazzo liberticida a Hitler, o Vallanzasca querelasse la Banda della Magliana. Cioè, santa madonna, se ci sono due squadre che non si possono lamentare a prescindere sono loro, queste due, proprio queste due, precise precise. Se poi si accapigliano su un presunto errore arbitrale, wow!, sconfiniamo nell’imponderabile e ogni volta che Agnelli o Galliani o una qualsiasi dei loro scherani apre la bocca, Philip K. Dick si rivolta nella tomba per il rimpianto di essere morto in eccessivo anticipo e di non aver potuto affondare le mani in tanto materiale. Ma è tutto un rivoltarsi di tombe e di tripli tolup, da Groucho Marx a Rino Gaetano, in un brusio di sconcerto: “Cioè scusa, Juve e Milan…? Naaaaaaa, non mi dire”.

Come sappiamo, il tema del contendere è un gol segnato in sospetto fuorigioco. Bum!, si lamentano di un fuorigioco che c’era o non c’era, ahahahahah, non ridevo così dai tempi del Grande Lebowski. Giudicando da posizione neutrale, era oggettivamente una questione di centimetri, e pure molto pochi. Una situazione-tipo che io, per esempio,  ho ormai deciso di affrontare in maniera zen: se si tratta di centimetri, bòn, ci sta, dipende dall’occhio e dal culo, il mio cuore è foderato da milioni di precedenti, non ci spendo più una stilla di energia, incasso e porto a casa, a favore o a sfavore che sia. Ma io sono un bonaccione, un piccolo punto nell’universo nel calcio. Per Juventus e Milan, ovviamente, il solo porre la questione è tutt’altro che zen.

Il Milan non accetta di avere preso un gol dubbio. Non lo accetta, nel caso specifico, perchè a incularla in mondovisione è stata la Juve e perchè ritiene – ammazza! – di essere stata vittima di una macchinazione. Naturalmente tutto questo è ridicolo. Sono così incazzati che sbagliano persino le parole e i concetti. Riferendosi alla grafica tv che evidenzia il non-fuorigioco, il tweet milanista dice: a voi le due linee sembrano parallele? Anche un bambino delle elementari sa che non lo devono essere, trattandosi di prospettiva e di un’immagine tridimensionale. Forse era meglio parlare di proporzione, di quanto al Milan la linea sembri partire troppo larga dal basso e arrivare troppo stretta in alto (tutto per far rientrare Tevez nella legalità e far uscire Zaccardo sul buco nero), una prospettiva che in questo caso sarebbe appunto falsata. Ma non è così. La riga dell’erba – meno facile da falsare, a meno che ci sia un complotto a prescindere dei giardinieri (e io mi leverei il cappello come di fronte ad Arsenio Lupin) – purtroppo parla chiaro e dice che Zaccardo si è addormentato in mezzo al campo invece di salire, e la colpa è sua, non del replay.

Quindi ha piuttosto ragione la Juve a dire che il Milan è molto ridicolo, e addirittura anche noi interisti potremmo dirci per una volta (rumore di tuoni, lampi, raffiche di vento e di morte e distruzione) d’accordo con la Juve. Ma non solo questo è abominevole – essere d’accordo con la Juve. C’è anche una cosa su cui il Milan ha ragione, e chiunque abbia visto la partita in tv se ne sarà accorto: nel prosieguo del primo tempo, la produzione (juventina: ora non sto qui a spiegare, leggetevi a parte la polemica, sembrava un carteggio tra gli avvocati Ted Turner e Rupert Murdoch e io mi sono molto annoiato) ha fatto vedere 100 replay del gol da 100 angolazioni diverse, tranne che dall’unica che serviva e che era pacificamente disponibile: cioè l’immagine della telecamera principale, posizionata sulla metàcampo e quindi proprio sul focus dell’azione. Quella è stata in effetti una bella presa per il culo. Inutile, peraltro (il gol era valido, e comunque sarebbe stata una questione di centimetri, pochi), ma perchè comportarsi così? Ci vedranno tutti come gente con l’anello al naso in fila a pagare lussuosi abbonamenti mentre ci propinano il replay che vogliono loro?

Il gol c’era, la Juve ha poi (quasi) scherzato il Milan, ma il solo sospetto di avere il culo sporco ha fatto rinviare di una quarantina di minuti il replay giusto. Così come la sola ipotesi che il gol potesse essere  irregolare, e l’accusa di avere ordito una macchinazione ai danni di altri,

(uh, gol irregolari, macchinazioni: dev’essere proprio il dna)

ha fatto partorire alla società un altro di quegli odiosi, spocchiosi e inaccettabilmente arroganti comunicati di cui solo la Juventus Fc è capace. Del resto il Milan ci ha messo del suo – il Milan che si lamenta del sistema televisivo, ahahahah, ma cosa si sono fumati? -, ma il tono gobbo fa accapponare la pelle.  Noi lo sappiamo com’è quel tono e non dimentichiamo. E la squallido scenario si staglia così: a una società piagnocolona e grottesca esperta di gol dubbi e di complotti televisivi che protesta per un gol dubbio e per un complotto televisivo, la Juve non risponde facendosi una bella risata, no: vomita grandeur e bile su un foglio, una roba che il Marchese del Grillo al confronto è Lord Brummel.

Ed è per questo che io, alfine, ringrazio Milan e Juve: per questa ennesima e gratuita – e pure per iscritto – dimostrazione che noi non siamo quella roba lì. Viva l’Inter, viva lo sport, viva le righe che scorrono libere – e parallele – lungo le naturali prospettive, viva l’onesta intellettuale, viva la libertà, abbasso l’antipatia sabauda a strisce – parallele – che da decenni ammorba l’universo mondo.

milanjuve2

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gennaio 28, 2015
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La Grande Mexezza

Difficile trovare un senso compiuto alla squalifica per (sole) 4 giornate a Mexes. O meglio: non tanto un senso alle 4 giornate comminate in sè, quanto alle 4 giornate comminate in proporzione a recenti o addirittura contemporanei provvedimenti del giudice sportivo. Per dire, stesso giorno: Kone tocca con una mano l’arbitro che lo ha appena espulso per doppia ammonizione e ne prende 3. E’ il regolamento. Ok. E allora Mexes? Mexes – provocato con un calcio da dietro da Mauri, unica attenuante alla guapparia che ne segue – aggredisce due volte il Mauri medesimo (che non reagisce minimamente) tentando di strangolarlo e facendo il gesto di dargli una testata, poi prende per il collo anche Cana e infine se ne va a farsi una bella doccia con 17 compagni che lo trattengono. 4 giornate. Poi chiede scusa in tv, ok, bel gesto. Ma in campo sembrava un indemoniato tipo Linda Blair nell’Esorcista. E naturalmente il pensiero di tutti corre alle tre giornate rifilate al nostro Juan Jesus (diventate 4 per il cumulo con la squalifica “normale”) per una dubbia, dubbissima gomitate (nelle intenzioni, dico: la gomitata c’era, per carità) a Chiellini.

Ora, se il punto di riferimento è Antonio Inoki

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allora le 4 giornate a Mexes ci possono stare. Ma se il riferimento è Juan Jesus? Quante gliene dovevano dare? 5, 6, 8, 12?

Tra l’altro il fotogramma di Juve-Inter ci dice un po’ di cose:

jesus

Juan Jesus ha gli occhi chiusi. La gomitata c’è, eccola lì, ma non sarà frutto di un movimento scomposto nella foga di un cross che arriva, piuttosto che di un movimento volontario diretto inequivocabilmente alla faccia di Chiellini? Altra attenuante: anche a occhi chiusi, bendato e fatto girare tipo mosca cieca, se hai nelle vicinanze Chiellini è comunque assai probabile che tu, sbracciando, gli prenda il naso. Non è colpa di Juan Jesus se Chiellini ha una canappia da Guinness.

chiellini

Ma veniamo a Mexes. Com’è possibile che il suo minuto da Terminator sia stato valutato solo 4 giornate, se una mano addosso all’arbitro o un gomito sul naso di Chiellini  (due gesti istantanei, mentre la dinamica mexesiana ha fermato due minuti la partita) ne valgono 3, cioè i tre quarti di una piazzata del genere?

Siccome i giudici sono uomini, io credo che a influenzare le cose sia stato, appunto, il fattore umano, quella sfera di sentimenti, passioni e interessi che nutre le nostre anime (questa frase è molto bella). Per esempio, come non notare nella rissa di Mexes una serie di riferimenti cinematografici che potrebbero avere commosso i giudici sportivi nell’esaminare i procellosi eventi dell’Olimpico?

CALCIO SUL RING, DA CANTONA A MEXES 20 ANNI DI FOLLIE / SPECIALE

Questa per esempio è la scena madre. Tu a uno così, d’istinto, gli dai 7 giornate a stare basso. Eppure, come non pensare che la scena assomigli terribilmente, in un parallelo quasi subliminale, a un momento di amore virile che il cinema ci ha regalato di recente?

Brokeback1

E così – mettetevi nei panni del povero giudice sportivo che ha un cuore e un’anima, non è un bruto, legge e va al cinema – tu stai guardando Mexes che strangola Mauri ma in realtà pensi a Heat Ledger che abbraccia Jake Gyllenhaal in “Brokeback Mountain”. E lì ti scappa il primo sconticino: come escludere, a priori, che il gesto di Mexes, magari ruvido e focoso, non nascondesse dell’affetto?

Passiamo a un altro fotogramma che rivela un’altra cosa passata ingiustamente sotto silenzio:

Lazio-Milan

è chiaro che Mauri reagisce all’aggressione di Mexes con un saluto romano. E allora Mexes, che ha un nonno partigiano, uno zio morto in Normandia, un cugino deportato, una zia perseguitata e a Roma si trombava una che ha fatto le Frattocchie, come può reagire davanti a una cosa del genere? Ragazzi, tutto è relativo, non ci si può fermare alle apparenze.

Ma c’è un’altra fotografia che getta una luce particolarmente sinistra sull’accaduto:

La rissa tra Philippe Mexes e Stefano Mauri

qui entriamo dritti in una teoria negazionista che vorrebbe addirittura impunito Mexes. A sinistra si nota l’inquietante somiglianza tra Mazzoleni e Montolivo: se non sono fratelli, sono almeno parenti. E quindi ci sarebbe una palese irregolarità a monte. A destra, Biglia si precipita verso Mexes e Mauri e – guardatelo bene – sorride: è il chiaro segno di quanto la dinamica della rissa fosse quanto meno concordata. Secondo alcuni esponenti del M5S, l’aggressione non è mai avvenuta e ci sono dei serie dubbi che, in effetti, la partita Lazio-Milan sia mai stata giocata.

E veniamo alla seconda parte della guapparia di Mexes, l’aggressione a Oronzo Cana. Vediamo il primo fotogramma:

Lazio vs Milan - Serie A Tim 2014/2015

anche qui, mettetevi nei panni dei giudici sportivi e delle suggestioni di questi filmati da esaminare in un triste martedì di gennaio. Torniamo a Brokeback:

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Impressionante, no? Ma stiamo più allegri, santiddio. Come non lasciare correre la fantasia a una scena ancora più scoppiettante che ricorda il tête-à-tête Mexes-Cana?

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Massì, dai, ci sono degli incontestabili parallelismi con il balletto di John Travolta e Olivia Newton John in “Grease”. Cioè, tipo, guarda qui:

grease3

e adesso guarda qui:

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Insomma, c’è tutto un disegno dietro. Oggettivamente, come avrebbero potuto dare 10 giornate a Mexes? No, dai, quattro vanno bene, anzi, sono troppe per un uomo così affettuoso e citazionista e legato a valori antichi. Resta, piuttosto, a proposito di cinema, un ultimo inquietantissimo mistero:

Lazio-Milan

no, dico, ma lo vedete? Cosa ci faceva Tommy Lee Jones in campo con la divisa sociale del Milan?

tommy

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novembre 24, 2014
di settore
173 commenti

Il fattore Gio

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Abbiamo tutti sognato di giocare il jolly come a Giochi senza Frontiere: no more Mazzarri, allenatore nuovo, vincere, inculare il Milan, beh, sarebbe stato bellissimo. Ci siamo autocontagiati di un entusiasmo forse al di sopra delle nostre possibilitá, e adesso siamo qui un po’ barzotti a rimirare, tra le rossastre nubi, un risultato che non sappiamo bene come valutare, se un mezzo successo o una mezza delusione. Il ritorno del Mancio, comunque sia, qualche risultato lo ha prodotto.

1. Considerazione banale ma necessaria: che Mancini potesse stravolgere la squadra in una settinana era una pretesa bella e buona anche per dei tifosotti strapazzati e delusi e vogliosi come noi. Un anno e mezzo di Mazzarri non si cancella con un colpo di ciuffo, forse nell’atteggiamento ancor più che negli schemi.

2. Il ritorno dell’entusiasmo – nella squadra e nel popolo – è un fatto, ed è fondamentale. Faccio sommessamente notare che, se non ci fosse stata la svolta, saremmo arrivati al derby dopo due settimane di Mazzarri sotto ultimatum. Roba che ti pigliava l’ansia anche per una rimessa laterale.

3. La squadra è questa, e i problemi restano tutti. Ma qualcosa si è visto e una strada nuova è stata aperta. Il Mancio ha fatto i suoi esperimenti, non tutti riusciti (Kovacic). Ma se solo recuperasse Guarin e sistemasse la difesa, l’Inter tornerebbe in pista. Seriamente.

4. Gioia e gioco. Chiamiamolo il fattore Gio. Sono due cose che avevamo perduto, noi e la squadra. Sono le prime cose su cui Mancini ha messo mano. Con la Roma sará un test micidiale. Ma in fondo quello che ci vuole per entrare nel vivo di tutto, dei casini e delle potenzialitá represse. O preferivate i seimila passaggi laterali a partita? Il gioco si fa duro e abbiamo la testa più sgombra. Il prossimo step è diventare cinici quando c’è da metterla. Come dar torto al Mancio? Se Wando Naro faceva meno la fighetta, porca troia, forse adesso stavamo qui a masturbarci con l’effetto Mancini.

 

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