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dicembre 22, 2015
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Crisi Inter: le ragioni per cui moriremo tutti

Quello che è accaduto domenica all’Inter è incredibile. Ragazzi, è finita. Sì, vabbe’, qualche punto lo faremo ancora qua e là, e in fondo  non manca tantissimo ai 40 punti della salvezza e quindi ok, è probabile che l’Inter l’anno prossimo esisterà ancora e – salvo la questione dei 700 triliardi di debiti e del presidente filippino o quel che l’è – magari si iscriverà sub judice al campionato di Serie A Tim. Per il resto, è evidente che la favola nerazzurra del tardo 2015 è già arrivata all’epilogo e, anzi, è già durata fin troppo. Sì, ok, i soliti buonisti del cazzo tra di voi ora mi diranno “Ma no, ma cosa dici, siamo ancora primi!”, sì sì, e io vi risponderò che siete come il pianista del Titanic, siete come il giapponese nella foresta, siete come (non mi viene una terza metafora, ma ci siamo capiti). Banca Etruria, al confronto, è ‘na passeggiata de salute.

Cioè, non so se vi rendete conto di quello che è successo domenica, secondo quanto riportato dalle più grandi testate nazionali su carta, tv e web e che qui per comodità riporto: Mancini ha cazziato la squadra (a più riprese, e già durante il riscaldamento), Jovetic ha mandato affanculo Mancini, Ljajic non ha gradito l’esclusione, Icardi (in quanto capitano) ha mandato affanculo Melo, Melo ha mandato affanculo Icardi (in quanto giovane rompicazzo argentino), la squadra fa troppie selfie, la squadra fa troppi party, la squadra l’ha presa in culo in casa con la Lazio, la squadra è sì prima ma non più con 4 punti di vantaggio ma solo 1 (uno).

E’ la fine. Addio Inter. Siamo realisti. E’ triste, lo so: ma è così.

Tutto quello che è successo rappresenta un clamoroso precedente per la storia del calcio e dello sport in generale. Vediamo punto per punto.

L’allenatore rimprovera la squadra. Non era mai successo. L’allenatore di qualsiasi sport pensa alla tattica, alla tecnica e alla preparazione fisica, ma non a rimproverare la squadra. Mancini ha decisamente esagerato, andando al di là del suo ruolo in maniera inaccettabile. Un allenatore che rimprovera la squadra, ma diobono! Ma dove è mai successo? E’ una vergogna. L’allenatore di calcio è come il capitano giocatore della Coppa Davis: sta lì, guarda la partita, passa l’asciugamano, porta da bere, “oh, magari insisti un po’ sul rovescio”, “come va la caviglia?”, ecco, ‘ste cose qui. Mancini, vattene! Presuntoso!

Un giocatore litiga con l’allenatore. Non era mai successo. Ma come si permette un giocatore – un giocatore! ma santiddio, gente in mutande che non sa manco l’italiano! – di litigare con l’allenatore? Ho cercato su Google, su Wikipedia, niente: non è mai successo nella storia dell’uomo che un giocatore abbia litigato con l’allenatore. Poi ci credo che retrocediamo, figa. L’unico caso che vagamente assomiglia a ciò di cui parlano giornali e tv risale alla storia romana, in particolare alla vicenda Cesare-Bruto che, mi pare, finì male. E da lì, ora mi spiego perchè, nessuno in generico rapporto di subordine ha mai più litigato.

Un giocatore è scontento dell’esclusione. Non era mai successo. Dove mai arriveremo? Questa è superbia bella e buona. Anzi, è scemenza pura. I giocatori, da che mondo è mondo, sono contenti dell’esclusione perchè si riposano e, comunque, vengono pagati. Non è bellissimo? Celeberrimo a tal proposito l’episodio del calciatore brasiliano Ze’ Rinaldo che, avvertito dell’esclusione, ringraziò il mister, offrì da bere a tutti i compagni e si masturbò nella sala pesi del Maracanà durante il primo tempo.

Un capitano rimprovera il compagno che ha sbagliato. Non era mai successo. Di solito il capitano si strafrega il cazzo dei compagni, dell’allenatore, dello spogliatoio, della famiglia, del mondo, della vita e dell’eventuale aldilà. Sennò, voglio dire, perchè ti fanno capitano? Sei il capitano e, quindi, decidi tu cosa fare. Cioè: una beata cippa di niente. Perchè mai – dice un capitano – dovrei mettermi a litigare con un pirla che in cinque minuti ci ha fatto perdere la partita e cercato di uccidere un avversario? No, dai, è inaccettabile. Non era mai successo. Ma che cazzo gli è saltato in mente a Icardi?

Un giocatore litiga con il capitano. Non era mai successo. Con il capitano non è concesso litigare, anche perchè sarebbe inutile. Il capitano fa ciò che vuole e ti lascia fare ciò che vuole. E’ il principio della Casa delle Libertà proiettato su uno spogliatoio medio. Il capitano è un’espressione mediatica. Il capitano è un’ipotesi organizzativa. Il capitano non esiste. Prendiamo Totti, per esempio. Totti si lascia spegnere le sigarette sulle braccia pur non avere ulteriori rotture di coglioni. O Buffon. Buffon dopo l’allenamente indossa una tuta in latex e si fa camminare sopra con i tacchetti. Questi sono capitani. Non Icardi, che ti tocca pure litigarci. Massima solidarietà a Melo, che sicuramente è stato provocato.

La squadra fa troppi selfie. Non era mai successo. Tra l’altro è evidente il sottinteso dell’ormai famosa posa #epicbrozo che in realtà vuole dire: “Ma questi imbecilli strapagati e pure scarsi da dio per quanto tempo continueranno a imitarmi?”. Fare un selfie in amicizia è inaccettabile. Il selfie è odio. Se Bruto avesse avuto uno smartphone, ora avremmo l’ultima foto di Cesare vivo.

La squadra fa troppi party. Non era mai successo. Le squadre di calcio, com’è noto in tutto il mondo, osservano uno stile di vita parco, ritirato, modesto, quasi monastico. Mentre quei coglioni dell’Inter pasteggiavano a ostriche e champagne a Milano tre giorni prima di Inter-Lazio, il Real – tanto per fare un esempio – faceva servizio volontario al dormitorio pubblico El Barbòn di Madrid. Infatti poi la domenica ha vinto 10-2 col Rayo.

L’Inter fa tutte queste cazzate, lo prende in culo dalla Lazio e  resta prima in classifica. Non era mai successo. ‘spetta che controllo. No, no era mai successo.

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(nella foto, il Giudizio Universale)

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dicembre 21, 2015
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Renderli Allegri

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Se l’avversario dopo cinque minuti batte un angolo rasoterra verso un noto tiratore e tu hai nove giocatori in area di cui nessuno muove il culo verso il suddetto tiratore, hai giá ampiamente dimostrato a quale livello (low) sia la tua concentrazione. Peccato, perchè ti viene subito da pensare alle epic-feste infrasettimanali e alle foto in posa epic-brozo e, dunque, pensi male. Che poi magari, appunto, non c’entra un cazzo, ma tu hai giá pensato male – qui mal y pense – e ti senti svergognato – honny soit – anche se hai ragione.

Le serate cosí, al netto dei cenoni prematuri, prima o poi arrivano. Arrivano nel momento in cui le cose ti vanno bene oltre ogni aspettativa e tu sei troppo yeah. Arrivano nel momento in cui il tuo allenatore, all’ennesima pensata da fenomeno, dopo tanti successi resta vittima della sua stessa fervida immaginazione (per dire: a che pro risparmiare prima della pausa natalizia i tuoi uomini più in forma?). È la terza volta che prendi un gol all’inizio e poi non lo recuperi più. Tre sconfitte con un avvio simile e con dinamiche diverse. E se dopo la Fiorentina eri sbalordito e dopo il Napoli eri addirittura esaltato, dopo la Lazio sei solo un po’ arrabbiato e molto deluso.

Tutto questo nonostante la classifica dica che sei ancora in testa, lo sarai a Natale e lo sarai a Capodanno, e avrai l’occasione di esserlo anche alla Befana se sarai meno cazzone di cosí. Una circostanza che, al di lá di ogni possibile incazzatura e disillusione, ti deve oggettivamente far dire “hai proprio ragione, amico” a chi ti dice “ma tu avresti mai immaginato di essere in testa da solo a Natale?”. Vero, non lo avrei mai immaginato due, tre, quattro mesi fa. E provando a dimenticare Candreva e Melo provo a godermi la sensazione.

Che resta bellissima.

E quindi, visto che due rospi li avrei da sputare, lo faccio.

  1. Non voglio più sentire dal Mancio, com’è accaduto in settimana, che “ci sono quattro squadre superiori all’Inter: Juve, Napoli, Roma e Fiorentina”. Non mi interessa se questo sia vero o no, non me ne frega una beatissima cippa. Può darsi sia cosí. Solo, non lo voglio sentir dire dal mio allenatore alla vigilia di una partita. Perchè poi quei decerebrati dei calciatori somatizzano, e se perdono dicono occhei, ci sta, ci sono quattro squadre superiori a noi, quindi se arriviamo nei primi cinque va sempre bene. Io voglio sentir dire dal Mancio che vogliamo vincere lo scudetto, punto. Lo voglio sentir dire perchè sia un impegno, un obiettivo. Poi arriva pure quinto, no problem. Ma oggi, a 21 giornate dalla fine, in testa ci siamo noi. E, per favore, comportiamoci, pensiamo, viviamo da capolista.
  2. Il danno immane di stasera è che hai fatto recuperare tre punti in un colpo solo a tutte e quattro le squadre che ci sarebbero superiori. Soprattutto ai gobbacci. Io, bauscione impenitente e zuzzurellone, scrissi su Facebook il pomeriggio di Juve-Frosinone (riferendomi a una dichiarazione di qualche giorno prima): “Allegri ha detto che vuole recuperare lo svantaggio entro Natale, ma non ha specificato di quale anno”. Ecco qua, l’anno era il 2015. E insomma, nel breve volgere di una domenica sera, abbiamo resuscitato più morti viventi noi, che George A. Romero in venti film. Adesso li hai tutti attaccati ai coglioni, e la capolistitudine diventa un po’ più stressante.

Comunque Buon Natale, forza Inter e Juve merda.

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settembre 20, 2015
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Arrivedooorci!

Arriverdooorci!

Uh, lo dico in allegria, cosciente che prima o poi, come a Stanlio e Ollio, capiterá di bucare dopo un metro o di finire in un vascone di cemento fresco. Ma intanto, che diamine, godiamoci il piacere di dire Arrivedooorci! a quelli che restano indietro e ci vedono partire, da soli e belli freschi, come non ci capitava da un quinquennio. Step by step siamo in testa da un mese, e se il primato dopo Atalanta e Carpi aveva un peso ora, dopo Milan e Chievo, ne ha un altro. Giusto per rimanere nell’oggettivitá, ecco, tenendo a bada pulsioni ormai sopite e svolazzi che – con 34 giornate e 8 mesi di campionato davanti – sono sempre e rigorosamente prematuri. Ma mi sento come Ollio, al volante del mio trabiccolo, che dico Arrivedooorci! ai miei vicini di casa tanto tanto simpatici ma (rumore di tuoni) juventini. Arrivedooorci ragazzi, il più tardi possibile.

Dopodichè, nell’esaminare di pura pancia la partita di Verona, mi sovvengono alcuni minuti finali da Orociok e qualche fisiologica minchiata sparsa, ma anche una sensazione di soliditá che ci riporta a momenti felici e quel gusto un po’ spaccone per il futbol abastansa bailado che fino a pochi mesi fa non ci potevamo permettere. 4 partite sono pochissime per dire che produciamo l’essenziale e subiamo poco, però il momentaneo effetto Arrivedooorci! me lo fa pensare, così, cautamente, sommessamente, prima di forare – che capiterá – o dei vasconi di cemento fresco, che troveremo.

Poi, insomma, quei piccoli particolari che ti confortano, ecco. Tipo che vedere in campo Melo, Medel e Kondogbia (primo tempo extralusso, per me) ti fa capire che il sacrificio di Kovacic aveva un senso non solo economico. Questa è una squadra che aveva bisogno muscoli e coglioni, in un bilanciamento che non saprei dire ma che va bene così: ora ne abbiamo in maggior quantitá degli uni e degli altri, e pazienza se vedremo meno veroniche e meno triplette agli islandesi.

Poi ho telefonato all’Iffsh, segnaladogli questa cosa: abbiamo battuto 1-0 il Chievo che ha battuto 3-1 l’Empoli che ha battuto 2-1 l’Udinese che ha battuto 1-0 la Juve. Loro mi hanno detto “grazie della segnalazione, gringo” e mi hanno comunicato che, in base a questi risultati, batteremo la Juve tipo 7 a 2, oppure 14 a 4. “Posso giocarmi l’over?”, ho chiesto. “A tuo rischio e pericolo”, mi hanno risposto, poi hanno messo giù mentre gli dicevo Arrivedoorci!

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