Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

ottobre 30, 2014
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Sliding door

Fossi stato lá, non avrei fischiato. Nel primo tempo, confesso, mi sarei un po’ rotto i coglioni e con il mio vicino di posto all’intervallo avrei imbastito un discorso del tipo “ma dove vuoi mai che andiamo” eccetera eccetera. Ma poi no, ho visto una partita migliore di molte altre, ma molto migliore (no dico, volete rivedere – non dico Cagliari – Fiorentina, Saint Etienne, Palermo eccetera? No, ditemelo che vi faccio arrivare a casa i dvd). Non giocavamo contro nessuno (seconda partita su 9 con squadre della classifica di sinistra) e abbiamo creato un tot di occasioni. Mazzarri mi ha fatto pena, sinceramente. Anche il laser in faccia, santa madonna. Che colpa gli possiamo dare se Palacio si mangia tre gol, se Kuzmanovic ne divora un altro, se arriviamo in zona tiro e non tiriamo? Purtroppo siamo arrivati a un punto di non ritorno: Mazzarri è scarso e ci sta sul culo, stop. Ma nel secondo tempo mi è venuto più logico prendermela con i piedi a banana che non con il mangiatori di bottigliette. È una deriva fastidiosa, come quel laser. Lasciamole fare ai napoletani ‘ste tamarrate e concentriamoci sulle

(a questo punto, mentre scrivevo il post di Inter-Samp 0-0, l’arbitro ha fischiato il rigore e abbiamo vinto. Poi la Juve inculata nel recupero, poi la lettura di una classifica ridiventata interessante… Beh, allora non butto via il post, ecco)

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ottobre 27, 2014
di settore
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Anche i Thohir nel loro piccolo si incazzano

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La cosa ha un suo perchè: uscito Moratti dal cda, ci voleva uno che rilasciasse ogni tanto dichiarazioni alla Moratti, e la vacatio minchiarum è stata coperta da Thohir in persona. A Moratti spianavano i microfoni sul marciapiede, a Thohir – nella notte indonesiana, a caldo dopo Cesena-Inter – basta un portale indonesiano per fare una bella infornata di concetti random e consegnare il tutto alla traduzione italiana.

La dichiarazione, che leggo su Gazza.it, è assai interessante. Thohir dice: ho fiducia in Mazzarri ma bisogna affrontare in maniera equa il problema. Ah, quindi è un problema. Poi dice: ci sono tante voci su un nuovo allenatore, noi per l’Inter vogliamo il migliore: Ah, dunque non Mazzarri. Poi va avanti: vedremo nelle prossime due partite, cambiare in corsa non è sempre la migliore soluzione, gli va data un’altra opportunità. Ah, dunque ci ha pensato, dunque c’è un ultimatum.

Ma è una bomba!

Certo, per un presidente interrogato dopo un Cesena-Inter, come dire, una certa dose di ipersensibilitá la si deve mettere in conto. Viva i tre  punti, ovvio, ma che partitaccia è stata? Rischi l’inenarrabile in 11 contro 10, cose da ricordare ne restano poche (quasi zero) e quindi le perplessitá rimangono tali e quali, figuriamoci quelle di un tycoon indonesiano che non ha ancora preso bene le misure. All’ottava giornata, l’Inter ha affrontato sette squadre che stanno nella parte destra della classifica, e questo per me rimane – al di lá di cifre e tabelle – il miglior indicatore del nostro campionato, il parametro con cui pesare i nostri punti e il nostro cammino. Mazzarri ha ormai imboccato una strada immaginifica e alternativa per le sue dichiarazioni post-partita: il capolavoro odierno – rimanere in 11 contro 10 ci ha creato un problema – me lo fa apprezzare sempre di più. Lui o chi gli scrive i testi. Ha fantasia, ha faccia tosta.

Ma gli avranno detto dell’ultimatum di Thohir? Questa cosa dei fusi orari è un casino: tu vai a dormire tranquillo perchè hai vinto a Cesena e intanto ti sfilano la sedia da sotto il culo. Non è mica bello.

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ottobre 24, 2014
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Zero (a zero)

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Seratina vagamente apocalittica. La comitiva Moratti che nel pomeriggio lascia il cda, Thohir in tribuna che gioca a Quiz Cross, Mazzarri che dice che il calcio champagne non lo fa nessuno – e quindi perchè dovrebbe farlo lui? – e la squadra che gioca un po’ intristita da se stessa e dal clima che c’è intorno. Dopo 5 partite in Europa League non abbiamo subito ancora un gol, e questo la dice lunga sull’Europa League (nelle ultime tre di campionato ne abbiamo presi 9). Il Califfo avrebbe cambiato il testo: non tutto il resto, ma tutto questo è noia. Lo stadio fischia, sul divano ci si addormenta (oppure, se abbonati Sky, si gira su XFactor). Non siamo ancora tornati all’ora legale e siamo giá a questo punto.

Si fa una gran fatica. Leggiamo che i conti sono al limite delle sanzioni Uefa, vediamo partite che non ci piacciono, abbiamo un allenatore che non sopportiamo più. In più il nostro presidente onorario garante della nerazzurritá prende e se ne va dopo essere finito alla gogna come il creatore del Grande Buco che ci terrá ai margini del calcio che conta per tot anni. Il calcio che conta (sospiro). Quattro anni fa prendevamo a pallate il Bayern in finale di Champions, oggi il Bayern ne fa sette alla Roma e noi facciamo 0-0 in casa con il Saint Etienne e – lo dice il nostro allenatore – va bene così perchè la classifica ci sorride. No, ecco, poi non prendiamocela se ci chiedono di girare su XFactor, bisognerebbe avere gli occhi di tigre e non ce li abbiamo neppure noi indivanati. La classifica ci sorride.

Il sospetto che Moratti si sia dimesso per evitare di sorbirsi Inter-Saint Etienne e andare a vedere “Guardiani della galassia” è forte, quindi evito di lanciarmi in un pippone su Moratti che lascia il cda e quindi bla bla bla. All’atto pratico, mi sembra che tutto questo conti zero o quasi. Il presidente è Thohir, l’allenatore è Mazzarri, i giocatori sono questi (e sei sono allettati) e l’influsso di Moratti mi pare marginale assai in proiezione presente e futura. Mazzarri dice non siamo brillanti. Mai nessuno che gli chieda “scusi mister, così, tanto per sapere, ma riusciremo a diventare brillanti tipo prima di Natale, no, per dire, giusto per figurarsi una scadenza, santa madonna?”

Adesso c’è il Cesena. E non so se ridere, piangere o ordinare gli orociok su Amazon, perchè non ho nemmeno tanta voglia di andare al Carrefour.

 

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ottobre 8, 2014
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L’orlo della rassegnazione

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Non serve essere interisti da “moriremo tutti” per dire che nel giro di otto giorni siamo passati da un cauto ottimismo all’orlo della disperazione. O meglio – che forse è peggio -: sull’orlo della rassegnazione.  E mica perchè siamo incontentabili o severgnini, ma perchè abbiamo visto cose inequivocabili, cose che hanno un nome e una classificazione. Io mi ero segnato sul calendario il 5 ottobre come prima data spartiacque della stagione,  la partita del transito da una fase al limite del ridicolo (partite con squadre islandesi, ucraine e sassuolesi) a una fase “vera”, che doveva simbolicamente  iniziare a Firenze, campo ostico,  clima ostico, squadra ostica, benchè la squadra ostica avesse iniziato il suo campionato un po’ alla cazzo di cane e che sul suo campo ostico non ci avesse ancora nè vinto nè segnato uno straccio di gol. Com’è andata il 5 ottobre lo abbiamo visto. Il problema è che giá una settimana prima, col Cagliari, le nostre povere certezze avevano giá ricevuto uno scossone da paura. E tre giorni prima di Firenze, a San Siro contro gli azeri, era forse avvenuta la cosa più inquietante di tutte: perchè in teoria può capitare la partita maledetta (Cagliari) e in teoria può capitar di perdere senza alcuna attenuante su un campo ostico (Firenze) (sto concorrendo per il Guinness, categoria “uso spropositato dell’aggettivo ostico”), ma non è possibile assistere impotenti allo  spettacolo di una squadra in preda ai crampi nell’affrontare un qualsiasi Qarabag in una tiepida serata di inizio ottobre.

In pratica, in otto giorni, all’improvviso, dopo un mese e mezzo di serenitá un po’ sovrastimata, ci siamo ritrovati in pieno marasma tattico e in pieno sbando fisico. In pratica, per dare un numero al nostro piccolo disatro, dopo sei giornate abbiamo 10 punti di svantaggio dalla Juve. Cioè, dopo “ostico” a me ora viene in mente di usare in eguale quantitá “merda”.

Tutto intorno è un fiorire di analisi crude, un po’ catastrofiste e molto orientate – appunto – alla rassegnazione. Dovremmo  dunque rassegnarci, a ottobre appena iniziato, a una serie di cose, tutte peraltro molto realistiche:

1) Juventus e Roma sono molto più forti e noi giocheremo un sotto-campionato dal terzo posto in giù con la prospettiva di puntare (ri-puntare) al classico posticino dell’Europa periferica.

2) l’allenatore è questo, non sará mai esonerato perché ha un contratto da nababbo.

3) la squadra è questa, ringiovanita e rimescolata, potenzialmente buona, ma questa è.

Bei tempi quando ci incazzavamo perchè arrivava la pausa per la Nazionale e noi giù a smoccolare perchè ci spezzava il ritmo ecc. ecc. Ora siamo qui a ringraziare il suono del gong perchè permette a noi, stanchi e storditi, senza fiato e disorientati, si ritornare all’angolo e riprender conoscenza in vista del prossimo round. Guardo il calendario incredulo: sì sì, è inoppugnabile, abbiamo appena cominciato. E siamo giá a questo punto?

Sì.

Bene. Guardo la classifica e vedo che, tranne la Fiorentina che abbiamo rianimato noi, tutte le squadre che abbiamo affrontato sono nella seconda metá dalla classifica. Otto punti in sei partite – sei partite di difficoltá medio-bassa – fanno ridere. Gli altri, dico. Non mi rassegno a rassegnarmi a inizio ottobre, ma siamo giá al training autogeno. Prossimi stadi: overdose da orociok e negazione dell’evidenza.

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settembre 28, 2014
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Comete e sostanze psicotrope

Serie A - 5a Giornata

Non è successo niente. Ripetetelo venti volte, intervallando con un sospiro. Non è successo niente. N-I-E-N-T-E (sospiro). Non può essere vero quello che abbiamo visto. E se anche fosse vero – (rumore di deglutizione) – non è possibile che uno scempio del genere si possa ripetere in natura a stretto giro. Intendo: nei prossimi 15-20 anni come minimo. Quindi tranquilli, dormite sereni. Avete avuto paura? Passerà. E’ una classica partita-cometa, come quando rifili 4 pere ai gobbi. Càpita, sì, ma ogni tanto. E quindi – (rumore di deglutizione) càpita anche il contrario, di prenderne 4 in un tempo dal Cagliari, più un rigore sbagliato (quindi potevano essere 5) (in un tempo) (dal Cagliari). L’unica cosa vera è che dopo 5 giornate abbiamo sette punti di distacco dalla Juve (e dalla Roma). Ecco, questo è vero, ed è brutto. Io mi fido solo dei numeri, e se i numeri sono impietosi io mi preoccupo. Sulle faccende esoteriche, quasi paranormali, invece sono pronto a discutere. Non può ripetersi. Uff, no. Certo che no. Come può ripetersi che 11 giocatori facciano contemporaneamente cagare? Oh, undici: ahahahahah, spassoso. No dai, nemmeno nel peggiore dei sogni. E che l’allenatore abbia preso almeno 5-6 decisioni sbagliate contemporaneamente nel mettere giù la formazione? O che i tuoi tre difensori centrali giochino in preda a una specie di torpore quando la palla passa dalle loro parti, specie in area, o il tuo terzino giapponese nel giro di 20 minuti regali un assist agli avversari e, compensando la reattività di un bradipo, si faccia espellere per due falli ingenui da far spavento? Ma dai, è evidente! O non è successo o, se è successo – (rumore di deglutizione) – non si ripeterà. E quando mai si ripeterà un calendario così facile a inizio stagione (Torino, Sassuolo, Palermo, Atalanta, Cagliari) (intervallate da partite con islandesi e ucraini)? Ecco, è tutto una cometa. Anche il calendario-cometa. Calendario da 13-15 punti, e invece ne fai 8. Bleah, che scorrettezza. Questo calendario ci ha evidentemente deconcentrati. E’ evidente. Ahò, quando ce ne mannate una forte? Sai, come quei pugili che sanno di trovarsi davanti uno scarso, salgono sul ring un po’ controvoglia, ahò!, poi scherzano con il rivale, saltellano, lo irridono, tengono la guardia bassa, i guantoni all’altezza delle ginocchia, ahò!, e poi sbamm, perchè anche ai pugili scarsi due o tre cose le hanno insegnate, i montanti li sanno portare e se ti prendono alla mandibola (i pugni-cometa) tu vai giù come un sacco di patate. Tipo, non so se rendo l’idea, se giochi in casa con – mettiamo – l’ultima in classifica e ne prendi 4 in un tempo, quasi 5, ecco, una roba così. E’ EVIDENTE che non sono cose che si possono ripetere, tranquilli, è evidente.

Ora vado a dormire. Magari mi risveglio e siamo ancora alla quarta giornata. Sì, voglio dormire fino a dopodomani: datemi quello che hanno preso Vidic, Nagatomo e Andreolli e non se ne parli più.

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settembre 22, 2014
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Nemannaggia Vidic

Bisognerebbe avere la luciditá di stringere la partita e di giudicarla così, in forma appena appena ridotta. Giudicare cioè gli 86 minuti che stanno in mezzo ai due istanti che ci costringono a stare un po’ così, col muso lungo, la bocca storta e il culo quadro. Dunque, proviamo a eliminare da Palermo-Inter lo sciagurato impappinamento di Vidic al quarto minuto, e fischiamo la fine prima che Osvaldo inzucchi il pallone e un portiere brizzolato giustifichi con un solo gesto il suo ingaggio annuale. Se Vidic non si fosse incartato come un bambino dell’asilo, che partita sarebbe stata? E se invece Osvaldo avesse segnato, adesso saremmo qui a bere birre e a salutare il terzo posto felici come delle pasque e dimentichi degli smoccolamenti  di un’intera partita?

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In mezzo – in mezzo a questi due eventi per noi sfortunati – ci sono stati reti annulate (una ingiustamente, ma anche il Palermo avrebbe da ridire), gol sbagliati (almeno un paio, ma anche il Palermo ha preso una traversa) e al secondo ma anche mi rendo conto che tutta questa grande differenza con il Palermo non c’è stata: conclusione amarognola giá sperimentata la sera di Torino-Inter.

Mazzarri stasera ha fatto addirittura cose contronatura: passare alla difesa a quattro, mettere tre punte, togliere un difensore e far entrare un centrocampista offensivo. Insomma, non gli si può rinfacciare di non aver tentato di vincere la partita (cosa che la squadra ha provato sistematicamente a fare nella prima mezz’ora della ripresa). Magari, quello sì, gli si potrebbe chiedere conto delle scelte della formazione iniziale, dell’orripilante primo tempo, del ritardo nel mettere mano a una partita che ci vedeva in difficoltá con il Palermo, mica il Real Madrid.

Il gol che non prendevamo mai ce lo siamo fatti da soli. E il gol che ci avrebbe stoltamente fatti rotolare in salotto farneticando di tabelle scudetto ce lo ha negato una falange di Sorrentino. In mezzo, in mezzo a queste due sliding doors, c’è ancora una mezza Inter che non sa bene chi è e dove cavolo sta andando.

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settembre 14, 2014
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Squinzi Jones

Gli darei un cinque, a Mazzarri. Ah già, si è rotto una mano. E nemmeno io scherzo. Più che l’incontro di Teano sarebbe la coda per il ticket in Ortopedia. Vabbe’, trattasi comunque di roba simbolica. Gli farei i complimenti e gli chiederei scusa a nome di tutti noi, perchè oggi a San Siro c’era un allenatore testone il doppio o il triplo di lui, uno che ordinava di pressare alto sullo 0-0, poi sullo 0-1, poi sullo 0-2, e attacca, e tieni alto, e sali, e 0-3, sali, 0-4… Perchè la vita, la vita vera, non è così? E così, andando in porta col pallone come nemmeno accade nelle amichevoli con la Guanzatese, teniamo così alta la nostra media – 4 partite ufficiali, 16 gol fatti e zero subiti – che all’Iffsh il computerone starà facendo beeeeep beeeeep e segnalerà queste performance d’altri tempi. Certo, il mondo non è fatto di squadre islandesi e squinzesi – e infatti con l’unica squadra appena normale, benché priva di attacco, abbiamo fatto 0-0 – ma perchè tenere per forza a bada l’endorfina in domeniche così serene? E lasciamola fluire, perdio, prima di andare giovedì al fronte e domenica a Palermo e vedere se davvero ci troviamo bene con le squadre un po’ così e meno bene con le squadre che almeno un pochino si coprono. Boh, si vedrà. Mi rassereno per la vena di Kovacic, per la voglia di Icardi, per il killer instinct di Medel. Stop. Non riesco ad affrontare una seria disamina con davanti il faccione di Squinzi Jones, uno che tifa Milan, compra dalla Juve e si fa inculare dall’Inter. No, non ci riesco. E’ la nostra mascotte e ci tiene alto il Pil, ormai gli vogliamo bene e speriamo di incontrarlo più spesso, come quegli amici con cui si passa bene il tempo anche se li vedi solo due volte l’anno e te ne rammarichi. Grazie Squinzi, spero che almeno ti riducano l’Irap. Ad majora.

Inter - Sassuolo

 

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settembre 9, 2014
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Il meglio (speriamo) deve ancora venire

Praticamente, quando ho saputo che all’evento oltrepadano “Goal a grappoli” – di cui ero indegnamente nel cast – sarebbe arrivato anche Mazzarri, ho avvertito in tempo reale Lorenzo, l’Uomo che non deve chiedere mai (il pettine) (lui è pettinato di natura).  Lorenzo è un interista dall’entusiasmo totale. Se gli dici: “Oh, domani a Pavia forse c’è l’amico immaginario del cognato di Andreolli”, lui ti dice “Vengo!”. E in effetti all’invito mazzariano mi risponde “Vengo!”, ma aggiunge:

“Imbottito di esplosivo”.

Del resto è così, il Miste non è ai massimi storici del gradimento. Vabbe’,  lo Zanetti delle raffinerie comunque è avvertito e posso recarmi sereno all’appuntamento in cui spero di poter rivolgere un paio di domandine all’uomo che guida l’Inter. E’ giovedì pomeriggio, ore 18.30. Nel luogo del convegno, in cui cominciano ad arrivare alla spicciolata vigneron e tifosi nerazzurri, vedo profilarsi in lontananza i Bee Gees della gufata: Lorenzo, Antonio e Marco. Tutti assieme non li vedevo dal Primo maggio, la notte della Grande gufata gobba pro Benfica, iniziata tra mille paure e finita rotolandosi per terra come bambini dell’asilo.

(qui va aperta una parentesi, perchè certe cose bisogna che si sappiano. Esattamente 100 giorni dopo la Grande gufata, il 10 agosto, a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, io mi rompevo il gomito e Lorenzo si strappava i gemelli. Ci siamo incontrati in ospedale, io in pigiama col braccio al collo e lui in bermuda con le stampelle, sembrava il raduno degli ex combattenti. Gufare contro il Male evidentemente ha il suo prezzo, e noi lo abbiamo pagato)

Benvenuti, gli dico. E loro mi rispondono con alcune frasi smozzicate che ricostruisco depurandole da parolacce e facendo uso di metafore e allocuzioni eleganti: “Grazie per averci invitato, amico nostro, ma siamo venuti qui sospinti da uno scarso entusiasmo perchè l’uomo attualmente responsabile della guida tecnica dell’Inter non ci convince appieno e nemmeno ci ispira una profonda simpatia come facevano molti dei suoi predecessori”. Antonio nota nella mia mano una copia del libro di Mazzarri: “Noooo cazzo, il libro noooo!” (è giusto anticiparvi che il suddetto supertifoso nel giro di un paio d’orette cambierà decisamente atteggiamento: basta saper aspettare).

Mazzarri arriverà in ritardo – proveniente da Appiano, secondo allenamento quotidiano, e frenato da un mezzo ingorgo – ma arriverà. Parla, risponde, replica, interloquisce. Poi la mia amica Lara, l’anchor woman de noantri, mi dà la parola, presentandomi amorevolmente come giornalista e bloggher nerazzurro, “lei mister li legge i blog?” e lui “No guardi, lo dico sinceramente, non ho nemmeno tempo di accendere il computer”, e io li volevo dirgli

Miste, lei non conosce i blog e nemmeno il blogghe?”

ma ho evitato polemiche personali e gli ho rivolto due domande serie.

1) Mister, lei – lo dice lei stesso – non è un gran comunicatore. Pensa di avere scontato questa cosa nel corso della sua carriera?”

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Erano le 20.08. Mazzarri inizia a guardarmi negli occhi e a rispondermi. Mi fisserà dritto fino alle 20.16. Otto minuti in cui sembravamo Giucas Casella contro Toni Binarelli.

Risposta (in sintesi): guardi, sì, sicuramente questa cosa l’ho pagata. Quando ero alla Reggina fui scartato da una grande squadra che mi voleva per meriti tecnici ma riteneva che non mi presentassi bene in panchina e davanti ai microfoni. Ma io sono fatto così, un po’ sono migliorato e forse posso migliorare ancora.

2) Mister, il suo libro si intitola “Il meglio deve ancora venire”, e noi tifosi glielo auguriamo perchè è anche una nostra speranza, cioè che nell’avventura di Mazzarri all’Inter il meglio debba ancora venire. Lei che sensazioni ha, che questo meglio stia arrivando?

Risposta (in sintesi): questa squadra e in fondo anche questa società stanno ripartendo daccapo, il monte ingaggi è passato da 220 a 80 milioni annui e questo vuol dire un sacco di cose. Serve pazienza, da parte di tutti, ed è necessario che anche voi media trasmettiate questo messaggio. Tutto l’ambiente nerazzurro deve armarsi di pazienza e remare dalla stessa parte.

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Alle 20.17 Mazzarri rivolge lo sguardo altrove per rispondere a un’altra domanda e io mi accascio sulla poltrona. Il dibattito si chiude e parte l’assalto a foto e autografo del Miste che, meno male, non si sottrae. In fila noto anche Antonio con il telefonino in mano: “Punto al selfie”. Ma come, faccio io, mi hai insultato per il libro e ora… “Punto al selfie! Punto al selfie! Arf! Arf!” Ha uno sguardo assatanato, che placherà solo dopo avere effettivamente fatto il selfie con Mazzarri.

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Mi sento più sereno. Ma in quel momento incrocio l’altro sguardo allucinato, quello di Lorenzo. “Adesso…” “No, non farlo!” gli dico io, pensando che stesse per farsi esplodere, “ci sono un sacco di bambini, non farlo!”. “Adesso gli chiedo dei calci d’angolo!” “No, non farlo, stai calmo, vieni, ti offro un Cruasè”, “Calci d’angolo! Calci d’angolo!”. Sembra Rutger Hauer, mi scosto e lo lascio passare.

Lorenzo si fa strada nella folla e si trova di fronte a Mazzarri. Mazzarri si trova di fronte Lorenzo. Io sto sudando tipo Nadal al quarto set. Lorenzo chiede:

“Mister, posso farle una domanda tecnica?”

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Oddio. Adesso le guardie nerazzurre lo stordiscono e lo portano via e me lo abbandonano vicino al casello di Casei Gerola con un gettone per chiamare a casa. E’ colpa mia, non dovevo invitarlo, è tutta colpa mia…

“Se posso risponderle, sì”, dice Mazzarri fissando la pettinatura di Lorenzo, che evidentemente gli ricorda qualcosa.

Oddio. (silenzio di tomba)

“Ecco: ma come è possibile che dei professionisti sbaglino i calci d’angolo?”. Seguono (Lorenzo) elenco dei calci d’angolo sbagliati e che ci sono costati caro, e (Mazzarri) risposta accorata alle rimostranze tecniche del tifoso.

Mi accascio di nuovo sulla sedia a riprendere fiato, poi mi faccio strada a colpi di gesso e appena finisce di rispondere a Lorenzo il Miste mi autografa il libro.

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Dopodichè la folla si sposta a fare un brindisi generale, brinda pure Mazzarri, e nonostante la folta presenza di vips (Sabrina Gandolfi, Civoli, Casarin, Pellegatti eccetera) la troupe di Inter channel punta verso di me:  “Possiamo intervistarti?”. Miste, ha visto il blogghe?

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settembre 2, 2014
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271 commenti

Bene, non benissimo, diciamo così così, al limite maluccio

Torino Fc - Inter

Nel giro di 26 ore e un quarto si sono verificati due avvenimenti – l’esordio in campionato e lo stop al calciomercato – che non si potevano commentare separatamente in totale serenità. Del tipo che, alzando il culo dalla sedia dopo Torino-Inter, il primo pensiero non è stato “madonna che sconcerto mi ribolle in corpo” ma “vabbe’ dai, magari domani prendiamo XXX e la vita tornerà a sorridere a me e al mio gomito in frantumi”.

Quindi, col senno di poi, azioniamo il tasto rewind e torniamo a domenica sera alle 22,30 circa, quando l’arbitro ha dato il triplice fischio all’Olimpico di Torino e io, alzando il culo dalla sedia, avrei effettivamente dovuto mormorare “madonna che sconcerto mi ribolle in corpo”.

(praticamente è una sliding door postuma, a scoppio ritardato e con ricevuta di ritorno)

Non che iniziare il campionato in trasferta con una squadra rognosa e reduce da quattro partite ufficiali in Europa League (per quanto priva delle due star della scorsa stagione) fosse un esordio comodo. Ma, a parità di scomodità, la cuginanza gonza e la Roma hanno fatto una figura ben migliore e i loro tifosi sono lì che gongolano, magari ad minchiam ma gongolano. Per non dire della Juve, graziata dall’ex amico di Icardi quando però poteva essere avanti cinque a zero. Insomma, iniziamo un passo dietro agli altri. Che non vuole dire un cazzo dopo una giornata di campionato – siamo già in pausa, che strazio indicibile -, ci mancherebbe altro. Ma vogliamo dare un minimo peso alle impressioni, specie a quelle sgradevolmente reali?

Anche perché, dopo la partita bruttarella di domenica, la giornata del lunedì è trascorsa allo stesso modo, bruttarella, ansiogena, un passo dietro agli altri, a cercar di vendere un giocatore che stai cercando di vendere da otto mesi (uh, chissà che quali motivazioni sarà animato) e alla fine, tra offerte del menga e controfferte a strozzo, senza risolvere nessuno dei nostri problemi. Al 2 di settembre siamo già lì che ci lecchiamo le ferite in attacco (quattro punte, di cui una infortunata, una acciaccata e una minorenne), guardiamo col broncio una partita in cui non  combiniamo nulla per lunghi tratti (sono mica tutti islandesi), ci chiediamo se Mazzarri ci è o ci fa (del resto abbiamo giocato con una punta anche con la corazzata Stjarnan), eccetera eccetera eccetera. Siamo già lì a criticare un mercato che fino al 30 agosto era “molto positivo”.

Ma io voglio guardare avanti, rasserenato come dopo un blister di orociok. Voglio pensare che sia troppo presto per sputare qualsiasi sentenza, voglio pensare che a ranghi completi ce la possiamo giocare, voglio pensare che finita la  sudditanza argentina questa squadra impari a correre (da sola). Prima di strapparmi i capelli voglio aspettare. Anche perché il gesso lo tolgo il 16, e prima del 16 non posso strapparmi un bel cavolo di niente.

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agosto 23, 2014
di settore
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L’Inter è nuova, davvero

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Non ho la testa nè sufficienti braccia (il 50% è fuori uso) (delle braccia, dico) per fare chissà quali considerazioni su una partita vinta in Islanda ad agosto contro una squadra di buontemponi, a ranghi ancora non completi nè definitivi, a mercato ancora aperto, a scelte ancora in itinere. Però è un’occasione da ricordare, a suo modo storica. E’ stata la prima partita di una nuova Inter, ma nuova davvero. Un’Inter ancora più nuova della sua maglia nuova (tanto nuova e originale che non è nemmeno nostra) e dei suoi volti nuovi e seminuovi.

1) E’ un’Inter demorattizzata. Non tanto e non solo perchè, dopo il cambio in corsa dell’ultimo campionato,  Thohir inizia la sua prima  reale ed esclusiva stagione da padrone. Ma perchè lo spoil system degli ultimi mesi ci consegna una società rinnovatissima nelle sue posizioni chiave. Dopo qualche mese di tarallucci e vino, la rivoluzione si è compiuta.

2) E’ un’Inter dezanettizzata. Fatti salvi i sentimenti, la gratitudine e il rispetto per i campioni del Triplete passati a diversa vita, l’Inter può finalmente voltare pagina senza più dover pagare tributi al suo passato. E’ come un bambino in bici nel momento in cui i genitori gli tolgono le rotelle: c’è un momento di vertigine, ma poi – vuoi mettere? – si va.

Ecco: si va. E’ una chance bella e stimolante: questi siamo – secondo una strategia strettamente connessa alle possibilità – e bòn, non ci sono cazzi, nè padri spirituali da onorare al di là del ragionevole. Il tempo ci dirà se la situazione avrebbe potuto dirsi perfetta con un’Inter anche demazzarrizzata. Il miste(r) ha una seconda possibilità. Se la giochi. Non ha più la scusa del caos in cui si è trovato improvvisamente lo scorso anno. Tutto è molto più chiaro nel back office e anche nella rosa che avrà a disposizione. L’Inter è il bambino di cui sopra, senza più rotelle e con una teorica gran voglia di levarsi dai coglioni, pedalare e vedere dove arrivare con le proprie forze. Non si pretende nulla a priori. Nulla di impossibile, dico. Deve tenere il manubrio dritto, restare in equilibrio, evitare gli ostacoli: non per nulla, quelle direttive tecniche e morali che competono all’allenatore. Non c’è più gente a cui trovare il posto per forza: è tutto più chiaro, lineare, basico. Mazzarri, riprovaci. Da qui in poi – a te bisogna parlare così – sono tutte finali.

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(nella foto: non chiedetemi il perchè delle metafore ciclistiche)

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