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marzo 7, 2016
di settore
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Avanti, una alla volta

ljiajc

Sono successe tali cose negli ultimi otto giorni che in realtà sembrano otto settimane – otto mesi, forse – e siamo passati dalla sostanziale umiliazione contro la Juve di domenica scorsa alla vittoria consapevole contro il Palermo passando attraverso il folle mercoledì di Coppetta, la serata che ci ha riconciliato con il mondo pur con un finale amaro. Tutto e il contrario di tutto. A un ritmo così frenetico che a questo punto, per non uscire pazzi, è il caso di guardare solo avanti e di scordarci il (recente) passato, i pessimi primi due mesi del 2016. Mancano dieci partite e pensiamo a quelle, stop.

Da dove ripartiamo? Boh, per esempio da tre vittorie consecutive in casa in campionato (quattro se aggiungiamo la Coppetta), che sono la prima striscia positiva dai tempi lontanissimi del panettone. E da una ritrovata vena complessiva, sei gol in quattro giorni e undici facce finalmente distese, di chi ha vinto e di chi ha fatto il proprio dovere. Le cose van così veloci che non possiamo essere sicuri di nulla, ma almeno possiamo pensare – con un velato pudore – che quelli veri siamo questi qui, quelli degli ultimi quattro giorni, e che magari adesso ci rimettiamo in viaggio e chissà, recuperiamo il tempo perduto, l’autostima, le ambizioni.

Massì, scurdammoce ‘o passato. Mancano dieci giornate e ci dobbiamo provare. E volendo ridurre l’orizzonte, manca una partita (Bologna, in casa) per andare alla penultima resa dei conti (Roma, fuori) e laggiù, in quello stadiaccio nemico, giocarci ciò che ci resta di questo balzano campionato. La Roma è un esempio fulgido di quello che potremmo essere, o dovremmo fare: erano in crisi nera, si sono rimessi a pedalare, ne hanno vinte sette di fila e sono ancora lì che se la giocano e magari sognano, nonostante tutto.

Noi invece siamo quelli che, in testa al campionato con 4 punti di vantaggio, abbiamo fatto 12 punti nelle successive 11 partite in cui non ci siamo fatti mancare nulla, dalle crisi di panico con il Carpi ai tre gol presi dai gonzi e cinque in due tranche dai gobbi, senza colpo ferire. Potremmo tenere seminari su “L’arte di incularsi un campionato: strategie e sprofondi morali”, ma anche un corso di aggiornamento su “Rimettersi in piedi nel giro di tre giorni”, why not? Mancano dieci giornate, da giocare una per volta, cercando di trarne il meglio. Io ci voglio credere. Anche perchè di perdere interesse per il campionato due, tre o quattro mesi prima che finisca, diciamolo, mi sarei anche rotto i coglioni.

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