Settore Inter blog

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aprile 24, 2017
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Calci in culo. In alternativa: tabella scudetto

No eh?, astenersi decoubertiniani e suffragette e pacifisti. Fa bene la societá a prendere provvedimenti contro la squadra e a sputtanarla con un comunicato scritto in collaborazione con Kim Jong-un. A parte che, santa madonna, questi imbecilli bisognerebbe prenderli tutti a calci in culo da Appiano Gentile a Nanchino. Ma la questione è un’altra e molto più terra a terra. Mancano ben cinque partite alla fine del campionato e la tensione nella squadra va tenuta alta perchè gli obiettivi sono ancora tutti possibili. Vediamo come.

Qualificazione Europa League.

L’Inter, pur facendo profondamente ca-ca-re da un mese e rotti, è ancora in grado di acciuffare la qualificazione alla competizione che abbiamo profondamente onorato nella prima parte di questa stagione. Possiamo arrivare quinti se

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

e addirittura arrivare quarti se la Lazio non fa più di 6 punti.

Cioè, è praticamente fatta. Ma non finisce qui, uomini di poca fede.

Qualificazione preliminari Champion League

Non ingannino i 19 punti di distacco dalla Roma e i 15 dal Napoli. L’Inter può qualificarsi per i preliminari di Champions League se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto.

Ma attenzione.

Qualificazione diretta Champions League

L’Inter può ancora arrivare seconda se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto

– la Roma si ritira dal campionato oppure le perde tutte e viene penalizzata con effetto immediato di 2 punti per una qualsiasi cazzata che al momento, per scaramanzia, non precisiamo ma che sicuramente la Roma è in grado di fare.

Ma attenzione.

Scudetto

Non ingannino i 27 punti di distacco dalla Juve. La vittoria in campionato è ancora possibile se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto, e comunque per sicurezza viene penalizzato di un punto per dichiarazioni di De Laurentiis lesive dell’onorabilità di qualcuno  o per la mancanza di acqua calda nello spogliatoio degli arbitri al San Paolo (promemoria per Zanetti: contattare un idraulico compiacente in zona Napoli)

– la Roma si ritira dal campionato in solidarietá con Totti che si ritira, e viene penalizzata di 2 punti per essersi ritirata dal campionato per futili motivi, presenta ricorso ma lo ritira

– la Juventus per prepararsi al meglio per la Champions non si presenta alle ultime 5 partite e viene penalizzata ogni volta di 3 punti

– Vettel vince, o arriva secondo ed Hamilton arriva terzo, o arriva terzo ed Hamilton arriva quarto, o arriva quarto ed Hamilton arriva quinto

– che al mercato mio padre comprò.

Quindi, ragazzi, adesso andatevene in ritiro alla Cayenna e poi sguainate i coglioni. Tutto è ancora possibile, nonostante voi. Forza Inter, viva Suning, ok alle pene corporali, abbasso tutte le altre a parte la Juve (nel senso che per questo caso particolare il blando “abbasso” va rimpiazzato dal suffisso “merda”).

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febbraio 1, 2017
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Avere la testa a domenica: anatomia di una cazzata

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Cioè: era meglio vincere con la Lazio e arrivare a Juve-Inter con 10 vittorie consecutive a spaventare l’avversario di default, o è meglio aver perso con la Lazio per non pensare di essere invincibili, per non dare tutto per scontato, per fare – tenetevi forte – quel salutare bagno di umiltà che eccetera eccetera?

Era meglio vincere con la Lazio perchè vincere porta altre vittorie e perchè vincere dà sicurezza, o è meglio aver perso perchè andare a giocare a Torino con troppa sicumera poteva essere un suicidio in partenza?

Era meglio vincere con la Lazio perchè la Coppa Italia poteva essere un buon obiettivo stagionale, o è meglio aver perso perchè il nostro solo obiettivo deve essere la Champions e aggiungere due partite con la Roma bla bla bla?

Esperienza del tutto personale, ma a giudicare dai pareri raccolti qua e là sembrerebbe che non fosse tanto l’Inter ad avere avuto la testa a domenica prossima, ma gli interisti. Nessuno che – al netto dei virtuosismi arbitrali – abbia ripensato seriamente e con un pochino di apprensione al peggio di Inter-Lazio, ma tutti a dire che “vabbe’, pazienza” e che “domenica, ragazzi, domenica…”.

Quindi non è successo niente, o quasi. Diciamo che quest’anno le coppe sono il nostro buco nero tecnico e concettuale. E diciamo, comunque, che vincerne nove e perderne una sarebbe un ritmo per il quale chiunque firmerebbe fino al 2025 minimo. Non è stata nemmeno stata una di quelle partite da cui esci a pezzi: le statistiche dicono che abbiamo tirato 19 volte (solo 3 nello specchio, vabbe’), non proprio un atteggiamento passivo, anzi. Epperò resti un po’ lì con il broncio proprio nel momento in cui il broncio sarebbe stato meglio non averlo, parlando puramente di mood. “Avevano già la testa a domenica”, già, classica formuletta diagnostica se cinque giorni dopo hai la Juve.

Può essere vero, per carità, e può eserlo per tutti. Anche per Pioli, che fa un turnover minimo ma perfettamente centrato, tecnicamente chirurgico (ne tengo fuori pochi, però i più forti). Forse sarebbe stato meglio il contrario: provo a sistemare le cose con i più forti e poi magari gli risparmio mezz’ora, ma sono quelle cosucce del senno di poi. Dopodichè mi sfugge da sempre il nesso tra la partita che stai giocando – specie se è importante, un dentro-fuori che si per sè è una motivazione seria, almeno in teoria – e quella di cinque giorni dopo in un’altra competizione, in un altro stadio e con un altro grado di strizzamento di palle. Tipo: Miranda pensava intensamente a Higuain mentre faceva quel paio di immani cazzate insolite per uno come lui? Ansaldi era sempre in ritardo di quei 5-10 metri sui contropiedi della Lazio perchè ripassava mentalmente i tagli e le sovrapposizioni da non sbagliare con la Juve e quindi si estraniava dall’azione?

Mah. Domenica servirà qualcos’altro, ma su questo converrà anche – chessò – Banega. Domenica è il big match e se ci abbiamo pensato con troppo anticipo non dobbiamo smettere più: se ci concentriamo molto, tipo tra le 20,45 e le 22,30 circa, faremo solo il nostro dovere. Domenica è la partita dell’anno e mica solo per noi. Fermare la Juve, o almeno provarci seriamente: è un Paese che ce lo chiede, facciamolo.

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dicembre 21, 2016
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Pagelle che a leggerle si diventa ciechi

pagelle

Handanovic 10. Non sbaglia nulla, dà sicurezza al reparto, racconta barzellette, è uomo spogliatoio, fa volontariato nel tempo libero. Bella in particolare la parata di perineo su Keita, ma oggi non gli avrebbe segnato nemmeno Cr7. Bella anche la sua dichiarazione rilasciata a un fotografo: “Non è vero che voglio andare in Champions, chi se ne frega?, sto benissimo qua, e sono contento che Beppe Sala sia rientrato nel pieno possesso della sue funzioni, questa città ha bisogno di lui”.

D’Ambrosio 12. Siamo la squadra che, secondo alcuni criticoni, avrebbe qualche problema nel reparto terzini. La gente non capisce una sega. No, dico, avete visto D’Ambrosio stasera? Primo tempo versione Enrico Toti, immola il proprio corpo ed evita un paio di gol. Perde un paio di organi interni, ma non demorde e domina sulla fascia. Un assist, forse due, sempre nel vivo del gioco. E’ da Nazionale, se pensiamo che ogni tanto ci va ancora Abate.

Miranda 10. Partita di ordinaria amministrazione, mantiene un aplomb invidiabile nel primo tempo quando la Lazio prova a metterne un paio e lui manco si sporca i pantalocini. Una sicurezza, un bell’uomo per chi ama il genere skinny.

Murillo 10. La miglior partita negli ultimi 12 mesi. Un giudizio induttivo fatto matchando un paio di dati oggettivi: a) non ha fatto grandi cagate e b) l’Inter non ha preso gol. Quindi, secondo un ragionamento di stampo parasocratico, ha fatto il suo oltre ogni aspettativa.

Ansaldi 10. Piace soprattutto alle mamme, con quel suo fare rude e quei suoi tratti fintamente angelici, e quel capello birichino che gli incornicia il viso, per non parlare di quella barbetta strappamutande che fa la gioia delle sciampiste.

Brozovic 12. De Boer era stato un pelino severo con lui e anche con se stesso. Cioè, uno ha un giocatore così e si complica la vita mobbizzandolo per un mese e mezzo per sciocche ragioni di principio. Mah. Forse gli avrebbe fatto comodo averlo in certe partite, diciamo il 90%. Ma era giusto raddrizzarlo, questi cialtroni di slavi bisogna tenerli sulla corda. Lui ha reagito bene a quelle 16-17 non-convocazioni consecutive: oggi vale da solo, più o meno, due terzi della squadra.

Kondogbia 11. Quanto è costato? Boh, nessuno lo ricorda più. Si sta lentamente sdebitando giocando bene una partita ogni quindici. Questa sera era quell’una. Comincia con la sua specialità – passaggi laterali da sbadiglio di max 5 metri -, poi deve aver mangiato gli spinaci di Braccio di Ferro perchè comincia a fare cose che noi interisti umani non avevamo mai visto, o forse sì, ma solo una volta ogni 15. I centrocampisti della Lazio stanotte se lo sogneranno con la faccia cattiva, e non dormirà nessuno.

Candreva 10. Patisce molto il confronto con i suoi ex compagni, quando vuole fare il fenomeno si impappina di brutto. Quando invece fa cose normali, si conferma un giocatorone che avercene, santa polenta. E’ da Nazionale. Dai, scherzavo.

Banega 11. Si presenta in campo con una pettinatura che ricorda la rizzollatura delle fasce laterali quando San Siro aveva un prato che faceva cagare. Si sbatte molto ma non ne azzecca molte nel primo tempo. Nel secondo tempo si sbatte uguale e fa un gol della madonna. Esulta e sorride. Non è una serata fantastica?

Perisic 10. Fa dimenticare Sassuolo evitando di tirare in porta alla cazzo centrando il portiere tipo orsetto del luna park, ma limitandosi a massacrare la Lazio sulla fascia sinistra. E’ adorabile, con quel faccino da anziano che destabilizza gli avversari che pensano che possa svenire da un momento all’altro, e invece.

Icardi 13. Scrive autobiografie di merda, diciamolo, ma se uno – nel solo secondo tempo – segna due gol, ne sfiora un terzo, prende un palo e si procura due rigori non dati, ecco, io sarei anche disposto a leggere una sua autobiografia tutti i mesi, e a venderla porta a porta come un piazzista della Folletto, e a promuovere la sua candidatura al Nobel e forse addirittura al premio Strega.

Gabigol 11. In cinque minuti fa un passaggio no look che non si vedeva dai tempi di Ibra (rischiando la distrazione al quadricipite), una rabona, un recupero alla Beckenbauer, uno smarcamento, un tiro fuori ma deviato che se non lo deviavano era nello specchio. In più aizza il pubblico sul 3-0 per noi, un atto di estrema inutilità ma altamente spettacolare, un’impresa da bimbominkia che ce lo restuituisce più umano e più vero. Forse siamo indietro noi, ma probabilmente è troppo avanti lui. Di sicuro, e questo è oggettivo, uno così l’abbiamo solo noi.

Pioli 10,5. Bene così.

Mazzoleni 10. E’ il Gabigol degli arbitri, persegue una sua linea creativa fino alla fine, in perfetta coerenza, e diverte per ogni sua decisione. Gomitate in faccia? Dai, pedalare. Rigori? Stasera non li do a nessuno, è inutile che vi inventate la qualunque. E comunque, figa, abbiamo vinto 3-0. Poteva arbitrare anche David Copperfield, andava bene uguale.

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maggio 1, 2016
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Che Dominika bestiale

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L’Inter ha avuto un buon impatto con la partita: un uomo anziano, dopo sette minuti, scherza la difesa con un triangolo scolastico, balla il geghegè davanti ad Handa che fa il limbo e si corica, fa un cucchiaio che sembra un mestolone da marmitta militare e bòn, è finita.

Cioè, al settimo minuto (e qualche secondo) di solito le partite iniziano, ma la nostra è finita. Di solito le partite si rimediano, ma la nostra è irrimediabile e i nostri sono irrimediabilmente decisi a non rimediarla. Il primo tempo è una roba oscena tipo City-Real al quadrato, quelle partite nelle quali ti chiedi come mai hai eletto il calcio a tuo sport preferito e non, chessò, la lotta greco-romana. L’Inter è molle come un Certosino. Mi prende un abbiocco clamoroso che di solito domino, ma che stavolta assecondo.

“Oh – penso nel dormiveglia diagonale sul divano – magari mi addomento, poi mi sveglio e stiamo 1-1 e sono contento e bòn”.

Non accade.

Nel secondo tempo, dove mettiamo insieme alcune occasioni davvero eccitanti, che al confronto Don Matteo 10 è Breaking Bad, a un certo punto prendo una decisione: giro sul 64.

“Vaffanculo. 64”, dico brandendo il telecomando come una banderilla.

Il 64 è il mio canale jolly. L’Inter fa cagare? Non c’è un cazzo in tv? Ho 10 minuti di relax? Fa troppo caldo/troppo freddo per uscire? H0 5 minuti liberi? Non ho voglia di andare a fare la spesa? Vado a correre, anzi no, vado tra un quarto d’ora? Il tg non è ancora iniziato? Lazio-Inter è la prima causa di impotenza nell’uomo?

Giro sul 64.

Fanculo Inter, giro sul 64. 64 forever, diobono. E mi trovo nel bel mezzo di Cibulkova-Radwanska. Cioè, l’ambientazione è una roba alla Stephen King, quelle cose che guardi e riguardi e non ci capisci un cazzo. E’ domenica, quindi è la finale? No, è il primo turno di Madrid. Primo turno? Roba da matti. Fa un freddo becco, le due sono belle bardate. La telecamera allarga: in uno stadio da 10mila spettatori ce ne saranno sì e no 2-300. No dico, Cibulkova-Radwanska. Mica Torti-amico di Torti. Incredibile.

‘Spetta che giro. Sempre 1-0 per la Lazio.

Vai sul 64 santa madonna. La Cibulkova sta 6-4 5-3, poi va in pappa come spesso le accade, la Cibulkova ha le paturnie e la Radwanska vince il secondo al tie break. Questa sì che è una partita eccitante, mica quella fetecchia di Lazio-Inter.

L’Inter (sospiro).

Preso dal rimorso, giro su Lazio-Inter. Noto un frenetico forcing da parte dei miei beniamini, una roba che farebbe addormentare un bambino con le coliche. Poi vedo un esagitato, pettinato come Rodolfo Valentino, che cerca di spezzare i legamenti a uno della Lazio nel bel mezzo dell’area. Matthew McConaughey, fin lì molto sbilanciato verso di noi – quando le partite non contano più un cazzo, allora si sbilanciano -, non può esimersi dal fischiare il rigore, espellere Rodolfo Valentino e chiederne l’estradizione in Colombia con rogatoria internazionale e firma in questura.

Tira Candreva, gol, spogliarello, merda, 2-0.

A quel punto mi metto nella posizione del loto sul divano, mi concentro e mi dico:

“Non incazzarti, guarda cosa fa la Cibulkova”.

La Cibulkova, che è l’Antonella Clerici slovacca – cioè, un tipino slanciato -, fa il contrario dell’Inter: messa sotto, ha un sussulto e la mette in culo alla testa di serie numero 2. 6-3 al terzo e via, a casa, torna in Polonia. Certo che la Cibulkova è sfigata: fa questo po-pò di partita e non la vede nessuno, nè a Madrid nè sul 64, perchè erano tutti a guardare il concerto del Primo maggio o Lazio-Inter.

Ma io no, cara Dominika dal lombo ubertoso e dal culo basso. No, voglio dire, se per caso lasci il tuo fidanzato-hipster-allenatore, potresti fare un pensierino su di me, il tuo fan della pianura padana, l’unico uomo che pur di non guardare l’Inter farse schifo (molto molto schifo) ha guardato te nella tundra spagnola fare a fettine quella spocchiosetta di Agnieszka o come cazzo si scrive.

Juve merda l’avevo già detto? No? Vabbe’, allora Juve merda.

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marzo 18, 2016
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Belli, bravi, a casa

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Oggi su giornali, tv e web è andato in scena un clamoroso piagnisteo perchè l’Italia – con l’eliminazione della Lazio in Europa League, il giorno dopo quella della Juve in Champions – ha segnato l’uscita di scena stagionale dell’Italia dall’Europa del calcio. A metà marzo siamo già tutti liberi, da Bolzano a Pantelleria, tra il martedì e il giovedì, di andare al cinema o a teatro, oppure di guardare le altre, oppure di farci i cazzi nostri. Pare non andassimo così male da 15 anni.

Eppure da mercoledì notte, e a cascata sui giornali di giovedì, era stato tutto un onanismo su quanto era stata bella e brava la Juve. Eliminata, certo, ma a testa alta, un passo in più verso il top, una grande prestazione, una partita quasi perfetta, bla bla bla. Forse, grazie alla Lazio, nel giro di 24 ore abbiamo ritrovato i giusti paramenti e i corretti termini di paragone. Attraverso due partite diverse quanto vogliamo, e lasciando due impressioni diverse quanto vogliamo, Juve e Lazio hanno ottenuto lo stesso risultato: a casa, raus.

I festeggiamenti (mancavano solo i caroselli) per la grande partita della Juve a Monaco sono essi stessi il segno dell’indicibile provincialismo e della profonda mediocrità del calcio italiano. Festeggiamo la partita quasi perfetta della Juve, che esce agli ottavi di Champions. Apperò, e adesso?

Chissà se fosse successo all’Inter. Chissà se fosse successo all’Inter di dominare una partita contro un avversario completamente in bambola, di condurre tre quarti di partita per 2-0, di subire sì un torto arbitrale ma anche di sbagliare almeno quattro clamorose palle gol per andare sul 3, 4 o 5 a zero senza dover per forza aspettare che una bandierina vada su o giù in maniera corretta, e infine di prendere 4 gol in poco più di 35 minuti e di tornare a casa così, scornati e travolti sul più bello. Chissà.

Certo, mi dirà qualcuno: a voi mica sarebbe capitato, voi il mercoledì sera al massimo accendete la tv . Vero. Ma mi riferivo ai titoli, ai giudizi, alle celebrazioni. Saremmo stati catalogati come uno squadrone top dei top, o come dei poveracci che l’hanno preso in culo quattro volte in mezz’ora invece di portare a casa la partita contro il peggior Bayern mai visto negli ultimi anni?

La Juve, come la Lazio, è a casa a metà marzo. L’asterico *(però ha fatto cagare addosso il Bayern) vale quel che vale. Un ciccinino per l’onore e l’orgoglio, una sega di niente per la bacheca e per il ranking Uefa. E noi, poveri tifosotti italiani, festeggiamo un 2-4 in Champions perchè ci fa salire di un gradino.

Quale gradino? “Scusi, dov’è la toilette?”. “In fondo a sinistra, occhio al gradino“. “Grazie”. “Si figuri”.

Certo, mi dirà ancora qualcuno: caro Settoruccio dei miei coglioni, fai uno scroll del tuo blogghetto e torna a Napoli-inter, non avevi festeggiato anche tu la sconfitta a Napoli?

Beh, c’è una bella differenza. Avevo festeggiato l’emozione di rivedere la mia squadra – una squadra in costruzione, una squadra in divenire dopo alcune stagioni del menga -, sotto 2-0, mettere alla frusta l’allora favorita del campionato e provare a rimontare, forse addirittura a vincere. Era un rincuorarsi, certo non un gioire.

Diverso è vedere la squadra che ha vinto 4 scudetti di fila e sta per vincere il quinto festeggiare un’inculata galattica in Champions, catalogarla come un upgrade. Upgrade de che? E finchè è la Juve, finchè sono gli juventini, ne hanno facoltà. Ma i giornali, le tv, i commentatori? Cioè, fatemi capire: uscire frantumati dalla Champions è un successo?

E quindi torniamo all’inizio: se questi sono i successi del nostro calcio, beh, stiamo freschi. Lo dico alla vigilia di un Roma-Inter che deciderà tutto per noi. Già un pareggio sarebbe un mezzo insuccesso, una bella sconfitta varrebbe un emerito cazzo. Meglio essere chiari dall’inizio. Sennò facciamo come la Juve, facciamo un casino per una sconfitta epocale, per un 5 maggio al cubo. E quindi altro che triplete, cara Juve, cara Italia: qui siamo concettualmente ai duecentocinquantaseiesimi di finale. Ad majora.

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dicembre 21, 2015
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Renderli Allegri

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Se l’avversario dopo cinque minuti batte un angolo rasoterra verso un noto tiratore e tu hai nove giocatori in area di cui nessuno muove il culo verso il suddetto tiratore, hai giá ampiamente dimostrato a quale livello (low) sia la tua concentrazione. Peccato, perchè ti viene subito da pensare alle epic-feste infrasettimanali e alle foto in posa epic-brozo e, dunque, pensi male. Che poi magari, appunto, non c’entra un cazzo, ma tu hai giá pensato male – qui mal y pense – e ti senti svergognato – honny soit – anche se hai ragione.

Le serate cosí, al netto dei cenoni prematuri, prima o poi arrivano. Arrivano nel momento in cui le cose ti vanno bene oltre ogni aspettativa e tu sei troppo yeah. Arrivano nel momento in cui il tuo allenatore, all’ennesima pensata da fenomeno, dopo tanti successi resta vittima della sua stessa fervida immaginazione (per dire: a che pro risparmiare prima della pausa natalizia i tuoi uomini più in forma?). È la terza volta che prendi un gol all’inizio e poi non lo recuperi più. Tre sconfitte con un avvio simile e con dinamiche diverse. E se dopo la Fiorentina eri sbalordito e dopo il Napoli eri addirittura esaltato, dopo la Lazio sei solo un po’ arrabbiato e molto deluso.

Tutto questo nonostante la classifica dica che sei ancora in testa, lo sarai a Natale e lo sarai a Capodanno, e avrai l’occasione di esserlo anche alla Befana se sarai meno cazzone di cosí. Una circostanza che, al di lá di ogni possibile incazzatura e disillusione, ti deve oggettivamente far dire “hai proprio ragione, amico” a chi ti dice “ma tu avresti mai immaginato di essere in testa da solo a Natale?”. Vero, non lo avrei mai immaginato due, tre, quattro mesi fa. E provando a dimenticare Candreva e Melo provo a godermi la sensazione.

Che resta bellissima.

E quindi, visto che due rospi li avrei da sputare, lo faccio.

  1. Non voglio più sentire dal Mancio, com’è accaduto in settimana, che “ci sono quattro squadre superiori all’Inter: Juve, Napoli, Roma e Fiorentina”. Non mi interessa se questo sia vero o no, non me ne frega una beatissima cippa. Può darsi sia cosí. Solo, non lo voglio sentir dire dal mio allenatore alla vigilia di una partita. Perchè poi quei decerebrati dei calciatori somatizzano, e se perdono dicono occhei, ci sta, ci sono quattro squadre superiori a noi, quindi se arriviamo nei primi cinque va sempre bene. Io voglio sentir dire dal Mancio che vogliamo vincere lo scudetto, punto. Lo voglio sentir dire perchè sia un impegno, un obiettivo. Poi arriva pure quinto, no problem. Ma oggi, a 21 giornate dalla fine, in testa ci siamo noi. E, per favore, comportiamoci, pensiamo, viviamo da capolista.
  2. Il danno immane di stasera è che hai fatto recuperare tre punti in un colpo solo a tutte e quattro le squadre che ci sarebbero superiori. Soprattutto ai gobbacci. Io, bauscione impenitente e zuzzurellone, scrissi su Facebook il pomeriggio di Juve-Frosinone (riferendomi a una dichiarazione di qualche giorno prima): “Allegri ha detto che vuole recuperare lo svantaggio entro Natale, ma non ha specificato di quale anno”. Ecco qua, l’anno era il 2015. E insomma, nel breve volgere di una domenica sera, abbiamo resuscitato più morti viventi noi, che George A. Romero in venti film. Adesso li hai tutti attaccati ai coglioni, e la capolistitudine diventa un po’ più stressante.

Comunque Buon Natale, forza Inter e Juve merda.

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maggio 10, 2015
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La prova del nove

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Mentre alla Juve sospendono la squalifica per un pittoresco lancio di una bomba carta ai tifosi avversari con nove feriti, contro l’Inter c’è un tale livore che la squadra avversaria, visto quello che era successo a Udine, si fa espellere due giocatori pur di giocare in nove sapendo di metterci in grande difficoltá.

Gemellaggio di ‘sta cippa, cara Lazietta nostra, questo è il clima infame contro l’Inter e chi tocca l’Inter (ogni tanto, quasi mai, ma a volte succede vivaddio) muore. Anche la Juve si sta organizzando per farsene espellere un paio sabato, perchè nessuno ormai vuole più correre il rischio di giocare in undici contro undici contro di noi. Il Genoa ha chiesto di iniziare la partita giá in nove, presentando all’arbitro una distinta di soli nove giocatori adducendo come scusa una intossicazione alimentare da focaccia al formaggio. All’Empoli non gliene frega un cazzo, ma si sta interessando solo per romperci i coglioni: Tavano si è detto disposto a farsi espellere giá al terzo minuto pur di far giocare la sua squadra almeno in dieci, se proprio non fosse possibile – come è nei piani – giocare in nove.

Tra l’altro stasera il complotto è stato addirittura fastidioso: non solo gliene cacciano fuori due agli altri, ma convalidano un gol irregolare a noi pur di farci pareggiare in modo poi da espellere il secondo in paritá di risultato, provocandoci una forte ansia da prestazione. È una vergogna, cazzo, non si può andare avanti così. Anche il comportamento dell’arbitro, cazzo, dai, non si può… lo sai che non siamo abituati a decisioni a nostro favore, lo sai, e ci metti in difficoltá. No, è uno schifo. Non vedo l’ora che questo campionato finisca, è una roba brutta.

Comunque vaffanculo, abbiamo vinto a Roma con la Lazio, è il settimo risultato utile consecutivo, i punti buttati nel cesso sono un peso insostenibile ma ci tenevo a dire Milan infame e Juve merda, perchè non bisogna dimenticare.

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gennaio 28, 2015
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La Grande Mexezza

Difficile trovare un senso compiuto alla squalifica per (sole) 4 giornate a Mexes. O meglio: non tanto un senso alle 4 giornate comminate in sè, quanto alle 4 giornate comminate in proporzione a recenti o addirittura contemporanei provvedimenti del giudice sportivo. Per dire, stesso giorno: Kone tocca con una mano l’arbitro che lo ha appena espulso per doppia ammonizione e ne prende 3. E’ il regolamento. Ok. E allora Mexes? Mexes – provocato con un calcio da dietro da Mauri, unica attenuante alla guapparia che ne segue – aggredisce due volte il Mauri medesimo (che non reagisce minimamente) tentando di strangolarlo e facendo il gesto di dargli una testata, poi prende per il collo anche Cana e infine se ne va a farsi una bella doccia con 17 compagni che lo trattengono. 4 giornate. Poi chiede scusa in tv, ok, bel gesto. Ma in campo sembrava un indemoniato tipo Linda Blair nell’Esorcista. E naturalmente il pensiero di tutti corre alle tre giornate rifilate al nostro Juan Jesus (diventate 4 per il cumulo con la squalifica “normale”) per una dubbia, dubbissima gomitate (nelle intenzioni, dico: la gomitata c’era, per carità) a Chiellini.

Ora, se il punto di riferimento è Antonio Inoki

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allora le 4 giornate a Mexes ci possono stare. Ma se il riferimento è Juan Jesus? Quante gliene dovevano dare? 5, 6, 8, 12?

Tra l’altro il fotogramma di Juve-Inter ci dice un po’ di cose:

jesus

Juan Jesus ha gli occhi chiusi. La gomitata c’è, eccola lì, ma non sarà frutto di un movimento scomposto nella foga di un cross che arriva, piuttosto che di un movimento volontario diretto inequivocabilmente alla faccia di Chiellini? Altra attenuante: anche a occhi chiusi, bendato e fatto girare tipo mosca cieca, se hai nelle vicinanze Chiellini è comunque assai probabile che tu, sbracciando, gli prenda il naso. Non è colpa di Juan Jesus se Chiellini ha una canappia da Guinness.

chiellini

Ma veniamo a Mexes. Com’è possibile che il suo minuto da Terminator sia stato valutato solo 4 giornate, se una mano addosso all’arbitro o un gomito sul naso di Chiellini  (due gesti istantanei, mentre la dinamica mexesiana ha fermato due minuti la partita) ne valgono 3, cioè i tre quarti di una piazzata del genere?

Siccome i giudici sono uomini, io credo che a influenzare le cose sia stato, appunto, il fattore umano, quella sfera di sentimenti, passioni e interessi che nutre le nostre anime (questa frase è molto bella). Per esempio, come non notare nella rissa di Mexes una serie di riferimenti cinematografici che potrebbero avere commosso i giudici sportivi nell’esaminare i procellosi eventi dell’Olimpico?

CALCIO SUL RING, DA CANTONA A MEXES 20 ANNI DI FOLLIE / SPECIALE

Questa per esempio è la scena madre. Tu a uno così, d’istinto, gli dai 7 giornate a stare basso. Eppure, come non pensare che la scena assomigli terribilmente, in un parallelo quasi subliminale, a un momento di amore virile che il cinema ci ha regalato di recente?

Brokeback1

E così – mettetevi nei panni del povero giudice sportivo che ha un cuore e un’anima, non è un bruto, legge e va al cinema – tu stai guardando Mexes che strangola Mauri ma in realtà pensi a Heat Ledger che abbraccia Jake Gyllenhaal in “Brokeback Mountain”. E lì ti scappa il primo sconticino: come escludere, a priori, che il gesto di Mexes, magari ruvido e focoso, non nascondesse dell’affetto?

Passiamo a un altro fotogramma che rivela un’altra cosa passata ingiustamente sotto silenzio:

Lazio-Milan

è chiaro che Mauri reagisce all’aggressione di Mexes con un saluto romano. E allora Mexes, che ha un nonno partigiano, uno zio morto in Normandia, un cugino deportato, una zia perseguitata e a Roma si trombava una che ha fatto le Frattocchie, come può reagire davanti a una cosa del genere? Ragazzi, tutto è relativo, non ci si può fermare alle apparenze.

Ma c’è un’altra fotografia che getta una luce particolarmente sinistra sull’accaduto:

La rissa tra Philippe Mexes e Stefano Mauri

qui entriamo dritti in una teoria negazionista che vorrebbe addirittura impunito Mexes. A sinistra si nota l’inquietante somiglianza tra Mazzoleni e Montolivo: se non sono fratelli, sono almeno parenti. E quindi ci sarebbe una palese irregolarità a monte. A destra, Biglia si precipita verso Mexes e Mauri e – guardatelo bene – sorride: è il chiaro segno di quanto la dinamica della rissa fosse quanto meno concordata. Secondo alcuni esponenti del M5S, l’aggressione non è mai avvenuta e ci sono dei serie dubbi che, in effetti, la partita Lazio-Milan sia mai stata giocata.

E veniamo alla seconda parte della guapparia di Mexes, l’aggressione a Oronzo Cana. Vediamo il primo fotogramma:

Lazio vs Milan - Serie A Tim 2014/2015

anche qui, mettetevi nei panni dei giudici sportivi e delle suggestioni di questi filmati da esaminare in un triste martedì di gennaio. Torniamo a Brokeback:

brokeback2

Impressionante, no? Ma stiamo più allegri, santiddio. Come non lasciare correre la fantasia a una scena ancora più scoppiettante che ricorda il tête-à-tête Mexes-Cana?

grease1

Massì, dai, ci sono degli incontestabili parallelismi con il balletto di John Travolta e Olivia Newton John in “Grease”. Cioè, tipo, guarda qui:

grease3

e adesso guarda qui:

grease2

Insomma, c’è tutto un disegno dietro. Oggettivamente, come avrebbero potuto dare 10 giornate a Mexes? No, dai, quattro vanno bene, anzi, sono troppe per un uomo così affettuoso e citazionista e legato a valori antichi. Resta, piuttosto, a proposito di cinema, un ultimo inquietantissimo mistero:

Lazio-Milan

no, dico, ma lo vedete? Cosa ci faceva Tommy Lee Jones in campo con la divisa sociale del Milan?

tommy

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