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Ottobre 7, 2019
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Il gradino di separazione

Con Barcellona e Juve è finita con lo stesso risultato e forse non è un caso. Dal Barcellona (e per estensione dalle altre top di Champions) e dalla Juve (top in Italia) ci separa oggi un gradino. Poco, rispetto alle intere rampe di scale di non molto tempo fa. Abbastanza, però, per perdere gli scontri diretti, dove non ti basta (come a Barcellona) giocare per un’ora meglio degli altri, oppure (come con la Juve) rimanere bene o male sempre in partita, non sfigurare, e ogni tanto provarci. Alla fine la vincono gli altri, perchè (a Barcellona) la portano a casa i campioni, o perchè (a Milano) gli altri – ti piaccia o no – sono più a portata di mano ma restano ancora meglio di te.

Inter-Juve poteva finire anche in un altro modo, certo, specie de De Ligt avesse teso meno la sua chiappa destra. Ma non ci si può aggrappare solo alle chiappe altrui e le cifre della partita dicono altro, tipo che la Juve ha vinto meritatamente. E’ la Juve più sarriana vista quest’anno, e anche questo è un elemento preoccupante. La Juve ha due squadre e si può permettere cose che nessuno in Italia può. Inter 1 Juventus 2: è una sconfitta di misura, ma è anche l’uno il doppio dell’altro.

Barcellona e Juve in quattro giorni ci hanno riportato con i piedi per terra. Non sono state partite sbagliate, anzi (l’unica rimane quello con lo Slavia), e nemmeno sconfitte frustranti, ma un segno preciso di quello che siamo e di quello che dobbiamo fare per scalare il gradino. Conte ha detto che per vincerne sei di fila l’Inter ha dovuto andare a 200 all’ora, non avendo altro modo di costruirsi le sue certezze. Quando, fatte le debite proporzioni, avremmo dovuto andare a 300, a Barcellona abbiamo finito la benzina a mezz’ora dal traguardo e con la Juve lo abbiamo fatto a sprazzi, rallentando per poi accelerare, perchè per andare a 300 per 90 minuti ci vuole forse un altro telaio, e sicuramente tutti gli ingranaggi al massimo.

Oggi l’Inter – parlando del campionato – ha una formazione-tipo decisamente buona, ma se qualche ingranaggio non gira bene non abbiamo i pezzi per sostituirlo mantenendo lo stesso rendimento. Sensi è stato una scoperta straordinaria, ma ne siamo già fin troppo dipendenti: fuori lui perdiamo di brutto in qualità. Lukaku (non avendo il ricambio) deve giocare lontano da una condizione decente, e così non va bene per nessuno. Se la Juve ci è superiore nei pezzi originali, nella scelta dei ricambi la differenza diventa enorme.

Con Lukaku e Sanchez al 100 per cento potrebbe essere un’altra storia. Ci toccherà sempre andare a 200 all’ora, però, e qualche volta salire a 300, sperando che la macchina regga. L’importante, a prescindere da sforzi e velocità, sarà crederci sempre. Il gradino di cui sopra deve essere lo stimolo a salirlo, non la frustrazione di restare sotto. Restano 31 partite da giocare, siamo secondi a un punto e ne abbiamo viste di peggio. Cerchiamo di rimanere in zona nobile, con le unghie e con i denti. Poi si vedrà.

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Ottobre 3, 2019
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Il Barça ha vinto, viva l’Inter

Non è stata la partita perfetta, sennò l’avremmo vinta 3-0. Ma è stata una partita importante, importantissima: nettamente la migliore Inter dal Triplete a oggi – almeno per i primi 57 minuti, e per qualche altro frammento di partita da lì alla fine – a livello di personalità, gioco e attributi. Dopo Mourinho, l’Inter non è mai stata così bella e, soprattutto, così squadra.

Detto questo, ha ragione Conte. Fermiamoci qui, perchè non c’è nulla da festeggiare. Dopo due partite di Champions (una pessima, una a tratti meravigliosa) abbiamo un punto e, di fatto, un piede, un piede e mezzo fuori dalla competizione. Non c’è nulla da festeggiare perchè non si festeggia una sconfitta, bisogna tornare incazzati perchè domenica c’è la Juve e quella fantastica oretta di calcio che non assaporavamo da un pezzo ce la dobbiamo dimenticare. O meglio, ce la dobbiamo ricordare per fissare la nuova altezza della nostra asticella. E poi, nella sua declinazione più onanistica, ce la dobbiamo dimenticare.

Ha ragione Conte anche sull’arbitro. Ci ha trattato come una squadretta che è andata a rompere i coglioni al Barça al Camp Nou. La colpa è anche un po’ nostra, di quelle sette stagioni senza Champions e dei relativi anni di vuoto, di assenza dal calcio che conta. Che questa partita, insomma, certifichi il nostro ritorno. Anche se, purtroppo, non ci premia per nulla e ci mette di fronte a una tabella al limite dell’impossibile: al netto di qualche possibile incrocio favorevole di risultato, dovremo come minimo vincere a Praga e fare 4 punti con il Borussia Dortmund. E poi, appunto, sperare.

Non si festeggia la prima sconfitta stagionale, non esistono belle sconfitte, è frustrante dire “abbiamo perso ma ecc. ecc”. Teniamoci stretta la sensazione di essere finalmente ritornati a un livello che ci siamo sognati tutte le notti dopo la stagione 2011, l’ultima con un po’ di polpa. Avanti così. Abbiamo fatto paura – di brutto – al Barça, possiamo fare paura a tutti. Abbiamo perso la partita, cerchiamo di fare in modo che accada il meno possibile. Che domenica non si giochi una partita qualunque ma “la” partita, ecco, io la vedo come una grande e spaventosa opportunità. Forza Inter, la strada maestra è tracciata.

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Novembre 3, 2018
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Fratelli di Gaglia

Inter-Genoa 5-0. Ci sarebbero molte cose da dire, ma per brevità passiamo direttamente alle pagelle.

Handanovic: 8. Il David Copperfield della Slovenia, per scacciare la noia, si dedica al suo hobby preferito: far cagare addosso 7 milioni di persone facendo giocoleria di piede. Vale da solo il prezzo del biglietto, ideale complemento di una partita senza pensieri. Houdini, quando si liberava dalle catene a testa in giù immerso nell’acqua, creava meno pathos.

D’Ambrosio: 7. Il Ciro Di Marzio della fascia destra gioca una partita attenta, considerato che con il peggior Genoa degli ultimi 15 anni avrebbe giocato una partita attenta anche mio cugino. Secondo l’International Federation of Football History & Statistics, è il terzino che si spettina meno dell’emisfero boreale. Quando si mette il gel, un pellicano in Patagonia muore.

Skriniar: 8. Il Chuck Norris dei Carpazi gioca in pura scioltezza e nell’intervallo chiede ad Ausilio se così, per onestà intellettuale e professionale, può restituire lo stipendio di novembre o almeno devolverlo in beneficenza. Per fortuna Juric al 50′ mette Piatek e il buon Milan si sente più utile.

De Vrij: 7,5. Il Materazzi dei Paesi Bassi si diverte come può: calci, calcioni, craniate, sterno, pube, naso, nuca, orecchio. Contro questo Genoa è bullismo. Meritava il gol, ma era il sabato dei casi estremi e quindi rinuncia in favore dei compagni meno fortunati.

Dalbert: 8. Il Pasquale dell’Amazzonia inizia timido, senza strafare, e finisce che sembra Carlos Alberto. Gli si svita una caviglia ma resuscita tipo Warren Beatty nel Paradiso può attendere. E nel finale fa una chiusura difensiva a metà tra Beckenbauer ed Enzo Paolo Turchi che la gente si alza in piedi, urla e si abbraccia. Incredulità.

Gagliardini: 9. Il Gerrard della val Trompia passa dalla dichiarazione di morta presunta al partitone liberatorio. Secondo l’Iffhs, l’Inter è la squadra con più centrocampisti al massimo della forma al mondo. Spalletti sta pensando al modulo 4-5-3-1 per farli giocare tutti, poi gli hanno fatto notare che la matematica non è un’opinione. Gaglia, rottamato in pectore, intanto ricorda di esserci e gioca col sorriso, e noi con lui, sorridenti di quel sorriso un po’ beota ma così sereno. Un voto in meno perchè ne poteva fare quattro, e se ne faceva quattro boh, non so.

Brozovic: 9. A Madrid, facendo ultime pagelle, hanno definito Modric “il Brozovic del Prado”. Non ci sono più parole per lui. Lo volevano vendere al macello e invece è il più forte di tutti. E’ diventato persino bello, Jude Law al confronto sembra Belfagor.

Joao Mario: 9. Il Benjamin Malaussène della Lusitania completa la sua trasformazione da “uomo che ogni interista voleva ammazzare a mani nude” a “uomo che ogni interista assurge a suo modello personale”. Vederlo correre, muoversi, passare, contrastare, proporsi, rincorrere, incidere costantemente sulla partita, segnare un gol – segnare un gol! – è stata una roba tipo Cecchinato che prende a pallate Djokovic a Parigi.

Politano: 8,5. Il Littbarski di Tor Pignattara fa impazzire il Genoa da solo per un’oretta buona, sgroppa che è un piacere, sopravvive a un trauma cranico, scava un solco sula destra che adesso dovranno rizzollare il campo e forse non si fa in tempo per il Barcellona.

Lautaro 6. Il Rodolfo Valentino di Appiano Gentile sbaglia un gol dopo un minuto e non si riprende più. Oggi sembrava quello che nelle feste mette su i dischi: intorno tutti ridono, bevono, ruttano e limonano, lui è seduto in angolo a guardare. Verrà il suo turno, speriamo. Lo spera anche lui.

Perisic: 7. Il Buster Keaton della Croazia, con saggezza, decide di non mettersi anche lui a infierire inutilmente. Non servivano gli effetti speciali, gli basta un paio di finte alla Elvis the Pelvis per prostrare i poveri rossoblu e giustificare la sua presenza in campo, di lotta e di governo.

Keita Balde 7. Il Diego Forlan del terzo millennio riesce a essere meno vacuo del solito, anche perchè entra e va nel suo posto preferito. Quando farà gol dopo sessanta metri di contropiede, si compirà un disegno meraviglioso. Avessero segnato anche Dalbert e Keita, toccava mettere una lapide fuori dallo stadio.

Borja Valero: 7. L’Abate Faria della Castilla si fa sempre trovare pronto. Sembra sempre così sciupato, ma in realtà ha le analisi del sangue di Eliud Kipchoge.

Nainggolan: 8. Il Lazzaro della Vallonia si alza dal letto, scrocchia il metatarso e segna di testa. Zeffirelli ha fatto un film per molto meno.

Spalletti: 10. Vincere 5-0 una partita con Gagliardini, Dalbert e Joao Mario contemporanemente in campo e autori complessivamente di tre gol, e con ciò vincere la settima partita di fila prendendo un solo gol nelle ultime cinque, cambiando modulo secondo le evenienze e mantenendo sul pezzo l’intera rosa. Spalletti ora è atteso a nuove e più rutilanti esperienze: camminare sulle acque, moltiplicare pani e pesci, portare lo spread sotto quota 100.

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Settembre 4, 2018
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Il Fpf, l’auto di Dalbert e la griglia di Lautaro

Sei scandalizzato perchè Gagliardini non è in lista Champions? Niente, ti devi rassegnare: ancora per 17-18 anni saremo sottoposti ai vincoli del Fair Play Finanziario, il rigoroso progetto sadomaso introdotto dal comitato esecutivo Uefa nel settembre 2009 con l’obiettivo di fare estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche (per adesso una sola: l’Inter) e a indurle nel lungo periodo a un auto-sostentamento finanziario.

Sono provvedimenti molto pesanti, che coinvolgono la società a 360 gradi. La cosa di Gagliardini può fare impressione, ma limitandosi alle ultime settimane sono innumerevoli gli episodi che hanno riguardato l’inter e i suoi tesserati. Eccone un breve sunto:

– la moglie di Ausilio si è vista contestare lo scontrino della spesa all’Esselunga di via Lorenteggio: “Lei ha comprato sei confezioni di Gocciole, ma in lista poteva metterne solo tre. L’Uefa è chiara in proposito”. Trovato l’accordo dopo mezz’ora di trattativa: fatico ok alle sei confezioni ma suddivise in 2 Gocciole, 2 Ringo al cioccolato e 2 Oro Saiwa basic.

– l’Uefa ha contestato la distribuzione delle auto ai giocatori: secondo un ricalcolo con i parametri FPF, ai singoli tesserati va assegnata l’auto in base al prezzo di acquisto, al prezzo di mercato attuale e all’eventuale plus/minusvalenza. Nel corso di una breve cerimonia sul retro del Centro Suning, Joao Mario ha restituito la sua Volvo XC90 e si è visto consegnare una Daewoo Matiz incidentata del 2004. Nuove auto anche per Gagliardini (una Seat Marbella di terza mano) e Dalbert (una Fiat Stilo appartenuta a un tassista di Milano, 470mila km seppur regolamente tagliandata). Brozovic, che ha visto una Corolla tre volumi del 2009 parcheggiata vicino alla porta carraia, non si è presentato alla verifica adducendo motivi familiari.

– problemi per i figli di Icardi/Wanda Nara iscritti alla gita a Garlaland del 22 settembre con l’oratorio della parrocchia di viale Caprilli (bus turistico, pranzo al sacco, biglietto compreso 45 euro a testa): “Cinque no, ne possono venire solo tre“. Il prete, con una mossa ecumenica apprezzata dalla famiglia, alla fine ha tagliato un figlio della colonia Maxi Lopez e una figlia di Icardi.

– altri problemi per Dalbert. Nella lista per l’assegnazione di un alloggio delle case popolari di Sesto San Giovanni (Zhang Jindong in persona gli ha tolto l’appartamento di Milano dopo la prestazione di Sassuolo nonostante l’intercessione di Spalletti), il francese è stato retrocesso di 250 posti. L’Aler ha fatto sapere di essersi dovuta piegare alle norme Uefa: “Non è tanto perchè è straniero e risiede qui da meno di cinque anni, il problema è che non è di formazione italiana”.

– all’assemblea del condominio “Bella San Siro”, bocciata la richiesta di installare in cortile un barbecue da 2 metri x 4 per l’asado da parte del neo inquilino Lautaro Martinez. Alla garbata protesta dell’argentino (“Figa, c’ho più millesimi io di tutti voi messi insieme”), l’amministratore ha opposto il regolamento Uefa: “Il problema è il raffronto con la lista 2016/17, il budget è aumentato, gli argentini sono diminuiti e comunque hai rotto il cazzo, non tolgo un posto auto per la tua carne di merda”.

– l’Inter club “Spadino Robbiati-Prima gli italiani” di Pontida ha depennato sei iscritti perchè non cresciuti nel vivaio: un kebabbaro turco di Palazzago, tre cinesi del ristorante “La Muraglia di Sotto” di Almenno San Salvatore e una coppia di badanti ucraine di Ponte San Pietro, tifose dell’Inter dai tempi della Dinamo Kiev 2010.

– lo spogliatoio rinuncerà a far data dall’1 ottobre 2018 al tradizionale e simpatico rito nonnista del compleanno: D’Ambrosio, a nome dei compagni, fa sapere che l’Uefa infatti non consente più l’acquisto di uova e farina in un’unica sessione di mercato. Pare che siano da controbilanciare gli sprechi della stagione 2015/16, quando Nemanja Vidic (per un problema legato alla scarsa padronanza dell’italiano) confuse i concetti di “confezioni” e “quintali” prima di ordinare uova e farina alla Lidl di Appiano Gentile per festeggiare il compleanno di Palacio.

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