Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

novembre 28, 2014
di settore
121 commenti

Piccoli segnali crescono

image

Abbiamo vinto 2-1 giocando in dieci per 45 minuti, e scoprendoci migliori in 10 che in 11 (una consapevolezza che puoi acquisire solo se il tuo capitano giá ammonito si esibisce nel taekwondo durante una partita di calcio), conquistando il primo posto nel girone e rimanendo imbattuti in Europa, vestendo l’inguardabile maglia della nazionale infermieri e ferristi, con un gol di Kuzmanovic che non segnava da circa 27 anni, con l’allenatore che compie 50 anni e sconta una squalifica turca, con Salsano e Nuciari in panchina che neanche i fratelli De Rege (passare in 4 anni da Mourinho a Salsano & Nuciari, santa madonna), con Handanovic che para un rigore – il sesto consecutivo, perchè subire gol quando puoi provocare rigori? -, con un culo diffuso e clamoroso – ci vuole anche quello, almeno ogni tanto – che si sostanzia nei gol sbagliati in maniera creativa dal Dnipro e nei 74 rimpalli che mettono il pallone sul piede di uno che non segnava da 27 anni e fa gol con sette giocatori schierati davanti.

Al di lá di analisi che una vittoria ti può anche esentare dal fare, al di lá della confusione che regna ancora un po’ sovrana, al di lá del fatto che a volte le cose sembrano più semplici di quanto ti aspetteresti (del tipo: anvedi che certi giocatori rendono meglio nel loro ruolo ideale?), al di lá che il Mancio ne deve ancora fare di strada e l’Inter ancora di più, insomma, al di lá di tutto:

non è che per caso si sono riallineati i pianeti?

share on facebook share on twitter

settembre 18, 2014
di settore
179 commenti

Da Dnipro all’eternità. Scudetto in 10 mosse: il diabolico piano di Mazzarri

Dnipro-Inter inizia con una interessante variante tattica: essendoci la pizza, rinuncio agli Orociok. La cosa conserva una forte valenza socio-nutrizionale finchè la pizza, verso la mezz’ora, finisce lasciandomi spalle al muro a fare quello che dovevo fare fin da mezz’ora prima:

guardare Dnipro-Inter.

A quel punto, approfittando del fatto che M’Vila è per terra mezzo dissanguato, inizio una manche a Ruzzle. La finisco nei canonici due minuti, e quando rialzo lo sguardo a contorcersi per terra c’è Kuzmanovic. Sono stordito, fatico a riavermi dallo shock. Mi piace tentare di leggere i tabelloni in cirillico: sgneppastruosspallscioisciaaaaaiii. Cerco un avversario casuale su Ruzzle ma zero, niente, forse stanno tutti guardando l’Europa League. Sbuffo. Finisco la birra. Ecco, non so come dirlo, ma il primo tempo non mi ha particolarmente appassionato. Dirò di più: in successione non mi appassiona neanche l’intervallo, nè tantomeno l’ingresso in campo delle squadre nel secondo tempo, quando vedo che l’Inter non ha fatto – non dico sette/otto – neanche un cambio.

Quando il giudice D’Ambrosio la mette, però, mi appare in tutto il suo nitore (ora, senza polemica e senza false modestie: ditemi voi quale blogghe usa con tale nonscialàns il sostantivo nitore)  il diabolico, infallibile, insormontabile piano tattico di Mazzarri. Usato in questo inizio di stagione e – così spero – da sfruttare per i prossimi mesi. Perchè, almeno dal punto di vista teorico, questo piano potrebbe portarci in alto, in altissimo.

1) Nel corso della settimana, Mazzarri rilascia interviste che apparentemente dovrebbero tracciare un vago disegno tecnico-tattico del match a venire, ma dalle quali – al termine di giri di parole e polemicuzze a nastro con i giornalisti delle ultime file – non traspare nulla di significativo. L’avversario è dapprima disorientato, poi plana di ora in ora verso un significativo ottimismo.

2) Al momento di consegnare la distinta con le formazioni ufficiali, Mazzarri rivela il suo non-piano. L’Inter viene schierata con un portiere, tre difensori centrali, due uomini di fascia, tre centrocampisti, un uomo fuori posizione (detto genericamente “a sostegno dell’unica punta”), un’unica punta. L’allenatore avversario si gira verso il suo vice e sussurra: “Diobono, esattamente come avevo previsto”. Tre milioni e mezzo di interisti, intanto, si girano verso i tre milioni e mezzo di altri interisti che hanno al loro fianco e sussurranno: “Ma diobono!”.

2/bis) Mazzarri ha un’ulteriore freccia al suo arco: l’effetto di cui al punto 2) viene amplificato se uno dei tre centrocampisti è Kuzmanovic.

3) L’Inter gioca generalmente mezz’ora di pseudo-calcio in cui, sorprendentemente, si verificano sempre le seguenti condizioni: a) tre difensori centrali sono troppi; 2) dei due laterali, almeno uno non capisce un cazzo; 3) dei tre centrocampisti, almeno uno non capisce un cazzo e uno è troppo lento; 3/bis) se c’è Kuzmanovic, dei tre centrocampisti uno non capisce un cazzo, uno è troppo lento, uno non capisce un cazzo ed è troppo lento; 4) l’uomo a sostegno dell’unica punta è inutile; 5) l’unica punta è sola. Nelle situazioni più intricate, 6) occhio che il portiere prima o poi fa la cagata. In questa situazione gli avversari prendono coraggio, si riorganizzano, il pubblico sugli spalti a) se siamo in trasferta, inizia a ritmare a gran voce il nome della propria squadra; b) se siamo in casa, inizia a urlare “cazzo, 5 euro per un cornetto sciolto? Ma andate a fare in culo!”.

4) Al ritorno negli spogliatoi – qui si inizia a intravvedere il genio del mister – Mazzarri fa il culo a quattro quinti della squadra. “Ma scusi mister, ci ha detto lei che…” “Ma vai in culo!”. A volte disegna qualcosa sulla lavagna, ma non sempre è necessario. La squadra è scossa ma si è già rinfrancata: sa che Mazzarri non cambierà nessuno e tutti gli undici si godono la loro seconda possibilità.

5) Al rientro in campo, i nostri avversari guardano i giocatori dell’Inter e vedono che Mazzarri non ha cambiato nessuno. Questo infonde nella squadra avversaria un livello di sicurezza che sfocia nel rilassamento. E’ la prima falla nella diga nemica.

6) La seconda falla arriva normalmente entro il sessantesimo minuto. Mazzarri non cambia nessuno, l’Inter è la stessa del primo tempo (sensazione amplificata se uno degli undici è Kuzmanovic), i tifosi interisti si accasciano (qualcuno va a cambiare il disco orario, altri al cinema, altri ancora si rivestono e tornano a casa in anticipo) e l’avversario in campo si sente sempre meglio: sereno, sicuro, rilassato. Ecco, ci siamo.

7) Mentre l’avversario inizia a fare torelli e il pubblico grida olèèèèè e ci si scambiano palloni a centrocampo con colpi di tacco, rabone e trompe l’oeil, Mazzarri tra il sessantesimo e il settantesimo minuto fa la cosa che doveva fare tra il sessantesimo e il settantesimo nanosecondo: mette la seconda punta. Di solito toglie un centrocampista, o l’uomo a sostegno di-non-si-sapeva-cosa. Nel caso ci sia Kuzmanovic, toglie Kuzmanovic.

8) Tra il sessantesimo e l’ottantesimo ci possono essere altri cambi a piacere, ma quello togli-uno-a caso-e-metti-una-punta è di solito quello decisivo. L’Inter, infatti, come a Kiev, di solito segna.

9) In campo apparentemente non succede nulla di granchè evidente, ma in realtà è in atto uno stravolgimento tecnico-tattico-esistenziale. La squadra avversaria entra in panico, alcuni piangono di fronte a un’occasione che svapora (“Ma diobono, non potevamo segnare noi, prima?”), l’Inter entra in fiducia (“dai, mancano dieci minuti e la sfanghiamo anche stavolta), i tifosi interisti si esaltano (“Ma diobono!”).

10) La partita finisce. L’Inter ha vinto e non ha subito gol.

E’ chiaro che questo piano, che unisce l’alea lumbarda del rischio al tipico geniaccio sanvincenzese, profuma di perfezione. Se i 10 punti continueranno a ripetersi (contro la squadre squinzy questo piano non serve, ma con le altre sì, dall’Islanda al Manzanarre al Reno), potremmo finire in alto, in altissimo. Anzi, diciamolo adesso, dopo questa chirurgica vittoria a Kiev contro il (lo?) Dnipro: con questo piano si vince lo scudetto, è matematico.

dambr

share on facebook share on twitter