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giugno 5, 2017
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Tifare contro: il dibattito più ipocrita che ci sia

Alla concatenazione di eventi della serata di sabato 3 giugno (finale Juve-Real, caos  in piazza San Carlo a Torino, attacco terroristico a Londra) è seguita una concatenazione di commenti sui social che ha confuso, intrecciato e – curiosamente – bilanciato quanto ad acredine i tre tipi umani bersagli dell’ondata di sdegno: 1) i pezzi di merda dell’Isis che uccidono persone inermi; 2) i subumani che provocano il panico in una piazza stipata all’inverosimile e gestita alla cazzo da presunti umani;  3) gli italiani molto stronzi che hanno tifato contro la Juve che, poverina, ha perso senza appello la sua ennesima finale.

Trattasi, come è evidente, di due questioni molto serie e di una poco seria. Non c’è nulla di comparabile alla morte e al terrore di Londra, così come non c’è nulla di triste come una festa collettiva che si trasforma in una notte di paura. Si potrebbe archiviare quindi il punto numero 3 per evitare inutili sprechi di attenzione e di energia intellettuale. Però anche no. Non avendo  ricette contro il terrorismo internazionale di stampo islamista, nè contro il panico indotto o la stupidità imposta, il punto 3 è in realtà l’unico su cui si può discutere con un fine nobile: abbattere un muro di ipocrisia che Trump, al confronto, maneggia Lego.

Massì, certo: la questione del tifo contro la Juve è ovviamente e clamorosamente secondaria rispetto a cose ben più importanti e profonde, ma riesce a sprizzare una tale insopportabilità da assumere una sua valenza. E’ una questione, diciamolo, patetica, molto patetica, incastonata com’è in un dibattito tra persone che, per quanto intellettualmente disoneste (parlo dei tifosi, me compreso), sono pur sempre adulte.

Affrontiamola per gradi.

Fair play. “Il fair play, il fair play!”. Il fair play non c’entra un emerito cazzo. Stiamo parlando di tifo, la cosa più lontana dal fair play che si possa concepire. Il fair play è un’altra cosa: è stringere la mano all’avversario alla fine della partita, è concedere un punto dubbio, è non approfittare di una condizione di vantaggio, è riconoscere la sconfitta, eccetera eccetera. Non è tifare per una squadra che non è la tua: ma dove sta scritta una robaccia del genere, chi se l’è inventata? Ognuno tifa per sè fino alla morte, poi se si è persone civili si fa il terzo tempo. Il 28 novembre 2004, in possesso di due abbonamenti in tribuna arancio gentilmente prestati, ho invitato a un’Inter-Juve non uno dei cento interisti a cui avrei potuto dirlo ma un mio amico d’infanzia juventino. Abbiamo riso, smoccolato, esultato, commentato, smadonnato e deriso l’altro per 90 minuti di una partita finita 2-2, in uno spicchio di stadio molto interista in cui la sciarpa bianconera del mio amico stonava un casino, ma tutti quelli che ci erano attorno sono diventati complici del nostro clima assai disteso. Una bella serata (no dico, era il 2004, la Juve si comprava le partite!) in cui io tifavo Inter alla morte e il mio amico tifava Juve alla morte, e poi  siamo usciti enumerando i mille motivi per i quali ognuno dei due avrebbe voluto/dovuto vincere e infine ci siamo abbracciati alla fermata del tram.  Questo è fair play. Se il mio amico avesse finto di tifare Inter (o io di tifare Juve) non sarebbe stato fair play, sarebbe stata una merda. Il tifo e il fair play non c’entrano un cazzo.

Tifosi. Un altro doveroso distinguo personale. Io tifo contro la Juve, ma  non ce l’ho con i tifosi della Juve. Oddio, certo, compatisco i negazionisti, conto fino a cento quando sento volare cifre assai inesatte riguardo gli scudetti vinti, alzo gli occhi al cielo di fronte a certe banalità o falsità. Ma sono tifosi (vedi paragrafo precedente) e non posso farci niente, e molto probabilmente loro pensano la stessa cosa di me e quando mi sentono parlare dell’Inter si sentono morire dentro. Con estrema sincerità, anzi, dico che ho invidiato l’ultimo mese dei tifosi juventini. Un mese trascorso a vincere campionati e coppe, a preparare la trasferta di Champions, cercare i biglietti per Cardiff, partire con i mezzi più astrusi e con i chilometraggi più incredibili, allestire gruppi d’ascolto, comprare bandiere, birre e salamelle. Mi sono rivisto sette anni fa, in un mese vissuto paro paro, e sì, li ho invidiati, perchè arrivare a giocarsi una finale di Champions è, come dire?, molto bello. Non ce l’ho con i tifosi della Juve. Non ce l’ho tanto più dopo aver visto quello che è successo a Torino, in una piazza dove si va a fare festa e si rischia la vita. Il tifo comunque è questo, prendere o lasciare. Se lo prendi, lasci che tifino anche gli altri, nei limiti del codice penale.

Juve (giocatori della). Sempre io, per esempio, non ce l’ho nemmeno con i giocatori della Juve. Oddio, certo, non appenderei mai nella mia cameretta una loro foto, e non seguo con particolare afflato le loro prestazioni. Ma li ammiro in senso oggettivo, riconosco il loro valore di singoli e di squadra, mi faccio una ragione tecnica e umana del fatto che siano arrivati trenta punti avanti i miei giocatori preferiti, quei fantasmini con la maglia nera e blu. Mastico calcio e mi pregio di un minimo di obiettività critica: non dico mica che Gabigol vale Dybala, o che Palacio vale Higuain, o che Nagatomo vale Dani Alves. Mostrarmi la foto di  giocatori della Juve è come presentarsi da un vampiro con in mano un mazzo d’aglio, lo ammetto, ma non ce l’ho affatto con loro, se non per i banali motivi legati a quella orribile maglia optical che indossano.

Libertà di coscienza. L’equazione “gioca una squadra italiana, quindi un italiano deve tifare per lei” è una cagata immane. No, perchè allora dovrei anche applaudire un discorso di Borghezio a Bruxelles, o una conferenza stampa di Cesare Battisti in Brasile. Cioè, spiegatemi: in quanto italiano sono obbligato a tifare Juve? Ma per favore! Facciamo che, al limite, si lascia libertà di coscienza. Sei interista (milanista, romanista, albinoleffista), giocano Juve-Real, ecco, fai come ti pare. E lascia che io faccia come pare a me e non mi rompere i coglioni. Io odio una squadra italiana tutto l’anno (la Juve, per dire) e nella serata clou della stagione all’improvviso mi bevo il cervello e mi avvolgo in un bandierone  bianconero? Ma dai.

Tifo contro. Per concludere e per essere chiari fino alla fine (#finoallafine), io non ho tifato Real. Ho tifato contro la Juve. Il che, nel caso di Cardiff, ha comportato esultare ai gol del Real, di cui però mi frega assai meno della Juve. Non ho alcun interesse nei riguardi delle parabole umane e sportive di un Casemiro o di un Carbajal. Non me ne frega una cippa della loro duodecima. Piuttosto, ho sperato che la Juve perdesse. Ho fortemente, appassionatamente, incommensuarabilmente desiderato che la Juve perdesse. E qui, cari i miei ipocritoni, arriviamo al punto: perchè sono così malvagio (e con me qualche milionata di tifosi assortiti)? Andiamo al punto successivo.

Juve (Football club). Usciamo, vi prego, da questa ipocrisia buonisto-nazional-popolarista: il tifo contro esiste da quando c’è il tifo e non ci si deve affatto vergognare nè giustificare nè prendere pause dalla propria militanza. Io, interista, non pretendo che uno juventino tifi per noi anche solo una volta l’anno, e mi vergognerei (senza riuscire a giustificarmi) a tifare occasionalmente Juve, che trovo una cosa contro natura e contro la Storia. La Juve del calcioscommesse, la Juve del doping, la Juve del moggismo, la Juve di Ronaldo e Iuliano, la Juve dei 35 scudetti, la Juve (l’elenco prosegue all’infinito): e io dovrei tifare, anche solo per un’occasione speciale, questa roba qui? Questa roba che mi fa incazzare abbestia ogni volta che ci penso? Ma perchè? Comunque, oltre che in democrazia, ci muoviamo nel campo del futile: fate come vi pare. Ma piantiamola di fare i patetici, di invocare l’amor di patria, di dare patenti di menagramo, di impartire lezioni di sportività. Facciamo i tifosi tout court: siamo una sottocategoria dell’umanità, non diamoci più importanza di quella che abbiamo. Io tifo Inter e, ogni due anni, la Nazionale: il resto per me è un mare magnum di squadre che vorrei solo veder perdere. Soprattutto, savasandìr, quelle che giocano contro l’Inter. E poi soprattutto la Juve, sempre e comunque. Una società che da quando esiste prende per il culo il mondo e poi si aspetta che il mondo una notte di giugno la sostenga come nulla fosse. No dico, ma che gente è? E voi, che gente siete?

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aprile 24, 2017
di settore
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Calci in culo. In alternativa: tabella scudetto

No eh?, astenersi decoubertiniani e suffragette e pacifisti. Fa bene la societá a prendere provvedimenti contro la squadra e a sputtanarla con un comunicato scritto in collaborazione con Kim Jong-un. A parte che, santa madonna, questi imbecilli bisognerebbe prenderli tutti a calci in culo da Appiano Gentile a Nanchino. Ma la questione è un’altra e molto più terra a terra. Mancano ben cinque partite alla fine del campionato e la tensione nella squadra va tenuta alta perchè gli obiettivi sono ancora tutti possibili. Vediamo come.

Qualificazione Europa League.

L’Inter, pur facendo profondamente ca-ca-re da un mese e rotti, è ancora in grado di acciuffare la qualificazione alla competizione che abbiamo profondamente onorato nella prima parte di questa stagione. Possiamo arrivare quinti se

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

e addirittura arrivare quarti se la Lazio non fa più di 6 punti.

Cioè, è praticamente fatta. Ma non finisce qui, uomini di poca fede.

Qualificazione preliminari Champion League

Non ingannino i 19 punti di distacco dalla Roma e i 15 dal Napoli. L’Inter può qualificarsi per i preliminari di Champions League se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto.

Ma attenzione.

Qualificazione diretta Champions League

L’Inter può ancora arrivare seconda se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto

– la Roma si ritira dal campionato oppure le perde tutte e viene penalizzata con effetto immediato di 2 punti per una qualsiasi cazzata che al momento, per scaramanzia, non precisiamo ma che sicuramente la Roma è in grado di fare.

Ma attenzione.

Scudetto

Non ingannino i 27 punti di distacco dalla Juve. La vittoria in campionato è ancora possibile se:

– vinciamo sempre

– il Milan non fa più di 12 punti

– l’Atalanta non fa più di 7 punti

– la Lazio non fa più di 6 punti

– il Napoli le perde tutte e lo battiamo 4-0 nello scontro diretto, e comunque per sicurezza viene penalizzato di un punto per dichiarazioni di De Laurentiis lesive dell’onorabilità di qualcuno  o per la mancanza di acqua calda nello spogliatoio degli arbitri al San Paolo (promemoria per Zanetti: contattare un idraulico compiacente in zona Napoli)

– la Roma si ritira dal campionato in solidarietá con Totti che si ritira, e viene penalizzata di 2 punti per essersi ritirata dal campionato per futili motivi, presenta ricorso ma lo ritira

– la Juventus per prepararsi al meglio per la Champions non si presenta alle ultime 5 partite e viene penalizzata ogni volta di 3 punti

– Vettel vince, o arriva secondo ed Hamilton arriva terzo, o arriva terzo ed Hamilton arriva quarto, o arriva quarto ed Hamilton arriva quinto

– che al mercato mio padre comprò.

Quindi, ragazzi, adesso andatevene in ritiro alla Cayenna e poi sguainate i coglioni. Tutto è ancora possibile, nonostante voi. Forza Inter, viva Suning, ok alle pene corporali, abbasso tutte le altre a parte la Juve (nel senso che per questo caso particolare il blando “abbasso” va rimpiazzato dal suffisso “merda”).

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marzo 14, 2017
di settore
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Il lodo Bacca, ovvero: l’importanza di essere vestito bene

“Per avere, al termine della gara, nel recinto di giuoco, già sostituito ed in abiti civili, protestato in maniera plateale e veemente nei confronti di un Arbitro Addizionale, avvicinandosi con atteggiamento aggressivo nei confronti del medesimo, finché non veniva trattenuto ed allontanato a forza dai dirigenti e dall’allenatore della propria squadra”, Carlos Bacca (Ac Milan) è stato squalificato per una giornata (più multa di 10mila euro).

Apperò.

Scusa, proseguo. I dirigenti Adriano Galliani e Rocco Maiorino “per avere rivolto, al termine della gara, nell’area antistante gli spogliatoi, frasi offensive nei confronti dei tesserati della squadra avversaria”, sono stati ammoniti con diffida,  mentre la società pagherà un’ammenda di 5.000 euro “per avere omesso di impedire l’ingresso nel recinto di giuoco di un dirigente non inserito nella distinta di gara” (una roba da calcio minore, sono lì che gli tremano le palle per il closing e non mettono i dirigenti in distinta). E poi mettici, negli spogliatoi, lo sgabello sfasciato e i due scudetti imbrattati col pennarello, che non costituiscono materia per il giudice sportivo ma, come dire, aggiungono un po’ di colore a quello che è successo alla fine di Juve-Milan. Cioè, per dire.

Alla fine di Juve-Inter, dove si coglieva di sicuro un bel po’ di tensione ma nessuno cercava di aggredire nessuno nè di imbrattare scudetti virtuali, succedevano comunque cose che portavano all’espulsione al 49° minuto di Perisic (diciamolo, Ivan, una cazzata) e che causavano per il medesimo una squalifica di 2 giornate “per avere ripetutamente proferito espressioni gravemente irriguardose nei confronti del Direttore di gara”. Mauro Emanuel Icardi “per avere, al termine della gara, rivolto ad un Arbitro Addizionale un’espressione ingiuriosa accompagnata da gesti, nonché per avere calciato il pallone in direzione del Direttore di gara, senza colpirlo” veniva squalificato per 2 giornate, confermate in appello (mentre a Perisic ne veniva abbuonata una).

Ora, ci sarà sicuramente qualche sfumatura leguleia che renderà tutto questo legittimo agli occhi di qualche togato con la fissa del cavillo, ma a quelli di noi normali tifosotti?

No, perchè se queste due sentenze fanno giurisprudenza, il rapporto dei giocatori con gli arbitri, addizionali e non, assume contorni normativi del tutto inediti. Per esempio, volendo mandare affanculo in relativa tranquillità un addizionale, o addirittura fare un po’ di guapparia e tentare di aggredirlo, è meglio farsi sostituire, fare una doccia e mettersi gli abiti civili. A quel punto, tu torni in campo e puoi divertirti con il tuo addizionale preferito. “Ehi, quello mi ha mandato affanculo e voleva uccidermi a mani nude”, “Ma com’era vestito?”, “In abiti civili”, “Ah vabbe’, non ti incazzare”.

Perisic, al 49° del secondo tempo, in un’atmosfera non meno provocatoria – parlando del comportamento arbitrale -, manda affanculo l’arbitro (quello vero, non l’addizionale) ma senza avere l’accortezza di farsi sostituire – qui è evidente anche l’errore di Pioli: se un tuo giocatore vuole mandare affanculo un arbitro a caso, devi sostituirlo, non ci sono cazzi. Quindi, essendo ancora in campo negli undici effettivi, viene espulso. Cornuto, mazziato, squalificato. Negli spogliatoi, Perisic fa la doccia e si mette in abiti civili. Al che va da un dirigente e, sistemandosi il nodo della cravatta, gli chiede:

“Mi scusi, posso tornare in campo a mandare affanculo il primo arbitro che trovo, fosse anche l’addizionale?”

“Ivan, scusa, ma ci sono due ordini di problemi: hanno già spento i riflettori – no, dico, ci hai messo mezz’ora a fare la doccia, e chi sei, Kim Kardashan? – e poi non è ancora ben chiara questa faccenda del mandarsi affanculo dopo la doccia. Direi di aspettare che si verifichi un caso del genere, per poter avere un precedente. Non so se mi sono spiegato”.

Guarda caso, càpita ancora a Torino. Dove la figura dell’arbitro addizionale assume evidentemente un’importanza centrale (accanto a quella dell’arbitro titolare, ma non c’era bisogno di sottolinearlo). Tu puoi sfasciare gli spogliatoi o fare atti di onanismo o rubare le autoradio, ma lascia stare l’addizionale. E, soprattutto, controlla come sei vestito. Del tipo che anche Icardi non si era ancora cambiato mentre insultava l’addizionale e, nel contempo, cercava di colpire l’arbitro con una pallonata tipo al campetto.

“Ehi, chi è stato?”

(silenzio)

Tra l’altro, qui si apre un fronte piuttosto particolare e che avrebbe molto a che fare con l’essenza del calcio, se non fosse che ci mettiamo lì a fare gli azzeccagarbugli dei miei coglioni. Come mai non è stato premiato il gesto tecnico di Icardi, che insulta l’addizionale e tira una pallonata verso l’arbitro, quindi un classico no look? Ma qui, in Italia, nella patria della moda, si privilegia un aspetto puramente estetico (l’abito civile) a uno prettamente tecnico (insulto più pallonata no look, una sciccheria). Massì, andiamo avanti così. Poi lamentiamoci se ci sbattono fuori dai mondiali.

“Guarda che Icardi è argentino”.

Sì, ma io ne faccio una questione generale. Domani un bambino italiano cosa capirà di questa vicenda, cosa ne trarrà? Che qui non gliene frega un cazzo a nessuno nella sua bravura, ma se sei vestito in abiti civili va bene tutto.
E per concludere io credo che il punto stia tutto qui: che questa ridicola vicenda di doppiopesismo giuridico sportivo abbia una sola vera causa, l’insopportabile influenza della lobby degli abiti civili. E andatevene tutti affanculo.

“Anche l’addizionale?”

Massì, tanto sono vestito, cazzo me ne frega?

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marzo 9, 2017
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Buffonite bipolare perniciosa

Caro Gigi,

“Se deve dire delle banalità, preferisce stare zitto. Ma quando apre bocca, esprime sempre concetti interessanti” è l’attacco del pezzo che  Gazza.it dedica alla tua simpatica uscita contro l’Inter e a favore di tutto il resto. Più ancora che il tuo sproloquio, sono queste due righe – un distillato di piaggeria che manco l’Istituto Luce – a far montare un moto di ribellione che, come un brivido di dispiacere, ancora percorre il mio corpo sovrappeso.

Perciò mi picco di ricondurre il tutto a una dimensione più realistica.

E quindi, caro Gigi, innanzitutto: complimenti per i riflessi. Tornare l’8 marzo su Juve-Inter del 5 febbraio è come uscire a valanga nel secondo tempo su un cross scoccato nel primo tempo. Tutto questo getta un’ombra pesante sulle tue capacitá di reazione e dovrebbe preoccupare l’intero popolo juventino, tranne Neto, ovviamente, cui potrebbero aprirsi nuove prospettive di carriera a breve termine, e Donnarumma, a lungo termine. Sono segnali tipici dell’età che avanza e di una certa pigrizia intellettuale. Sai, tipo quelli che rimuginano una cosa 34 giorni e poi realizzano e ne parlano come se fosse accaduta dieci minuti prima. “Cazzo, è morto George Michael!”. Ecco, tipo.

Resta poi un mistero concettuale, caro Gigi, l’intervista in cui, cercando di parlare un italiano forbito e con il birignao dello stand up comedian, lecchi clamorosamente il culo all’universo mondo – il Napoli (!), Sarri,  il Real, Allegri,  Bonucci – e ti presenti come lo sportivo buon padre di famiglia che ha tifato Napoli in Champions perchè ti ha fatto sentire un uomo migliore, un uomo sano, il De Coubertin del XXI secolo, speaking words of wisdom, e poi te la prendi con noi, così, alla cazzo, giusto con quei 34 giorni di ritardo.

Sono i sintomi dell’amnesia dissociativa che, leggo su Wikipedia, si presenta in cinque forme

1) amnesia sistematizzata: in cui il paziente non ha ricordi rispetto ad una persona in particolare, specifica;

tipo attaccare l’Inter per le presunte polemiche inutili, e dimenticarsi di Moggi (o di Ceccarini, o di De Sanctis, o di – seguono 100 nomi -);

2) amnesia generalizzata: il paziente sembra incapace di ricordare tutto quanto riguarda la sua intera vita;

tipo attaccare l’Inter per l’incitamento alla pagnolada e dimenticarsi del delicato motto “boia chi molla”, o del ricorso alle tabaccherie per funzioni alternative alla vendita di articoli per fumatori, o dell’incauto ma consapevole acquisto di un diploma di maturità;

3)  amnesia continuativa: il paziente non è in grado di ricordare gli eventi successivi ad uno specifico momento, sino al presente incluso;

tipo attaccare l’Inter perchè protesta e dimenticarsi  della statistica dei rigori a favore/rigori contro dell’attentato di Sarajevo ai giorni nostri;

4) amnesia selettiva: il paziente non ricorda una serie di eventi relativi ad un determinato periodo di tempo, anche se riesce a ricordarne altri compresi nello stesso periodo;

tipo dire che non puoi stimare l’Inter e al contempo dimenticare di avere espresso concetti profondi come “meglio due feriti che un morto” o “in Italia si scansano”.

5) amnesia circoscritta: il soggetto è incapace di ricordare tutti gli avvenimenti relativi ad un periodo circoscritto della propria vita, generalmente relativi alle ore successive all’evento traumatico, dal punto di vista psicologico.

Tutto questo, in un regime democratico, non impedisce di esprimere opinioni. Ma le tue, Gigi, per noi valgono zero. Sincerità per sincerità: nemmeno noi ti stimiamo, ma proprio per niente.

E sul fatto che, con cento punti di vantaggio in campionato , ai quarti in Champions e in semifinale di Coppa Italia il tuo (vostro) primo pensiero resta l’Inter, da un lato ci lusinga e dall’altro ci preoccupa umanamente. Le ossessioni sono pericolose e alla vostra per l’Inter, all’ennesima prova provata, credo sia giunto il momento di dare un nome: la Scienza si muova, ormai è roba da Nobel.

 

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febbraio 28, 2017
di settore
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I tifosotti avventisti del Settimo anello (e gli altri)

Se dopo la sconfitta con la Juve il tifo nerazzurro era ritrovato avvinto in un sentimento comune (“non meritavamo di perdere, l’arbitro ci ha messo molto del suo”) (“e comunque, Juve merda”),  dopo quella con la Roma si è diviso in due ben precise correnti di pensiero, ognuna molto diffidente verso l’altra. C’è chi dice che “vabbe’, solito arbitraggio di merda, ma loro sono stati superiori”, e c’è chi dice “vabbe’, solito arbitraggio di merda, e quindi vaffanculo”. Ah, fosse tutto così semplice. In realtà, nel nostro variegato mondo – proteso verso la conquista di un posto in Europa – le sfumature di pensiero sono ben di più, e questo ci rende migliori di tutti gli altri e più ricchi dentro.

Ecco, brevemente, il panorama antropologico attuale dei tifosi dell’Inter.

Tifosotti avventisti del Settimo anello. E’ la frangia filosoficamente più morbida e sognatrice del tifo nerazzurro. Ipotizza un calcio senza espulsioni, rigori e inversioni di falli laterali, in cui lo scudetto arriva per meriti propri e – al limite – per demeriti altrui e in cui l’unico bizzarro modo per vincere le partite è giocare bene e segnare un gol più degli altri. I suoi adepti non leggono giornali, non guardano la tv e non sono iscritti ai social. Si scambiano sommarie informazioni tra di loro, ma solo sul calendario e sugli orari delle partite. Arrivano a San Siro in gruppo e sono riconoscibili da un pittoresco abbigliamento: camicione arancione e imitazioni delle Birkenstock ai piedi.

Specialunanisti irredentisti. Questa singolare setta pagana – come la famiglia di Captain Fantastic, i suoi adepti festeggiano un Natale alternativo il 26 gennaio, data in cui riuniscono le famiglie e si scambiano i regali – si dichiara interista e al contempo non riconosce l’esistenza dell’Inter dopo il 22 maggio 2010. Anche questa è considerata una frangia morbida del tifo nerazzurro: non considerando l’Inter come entità concreta, gli specialuanisti irredentisti non sono minimanente toccati dagli avvenimenti delle ultime settimane. Rigorosamente in pullman, si recano una volta l’anno in pellegrinaggio a Setubal, dove sacrificano agnelli per una grigliata cui è invitata la cittadinanza tutta.

Tagliaventisti crudisti dell’Ultima ora. Questa frangia del tifo si caratterizza per comportamenti borderline: gli adepti protestano a ogni fischio dell’arbitro, compreso quello di avvio. E’ in questa singolare circostanza che a San Siro potete riconoscere sugli spalti i tagliaventisti crudisti dell’Ultima ora: quando l’arbitro ordina l’inizio della partita li vedrete alzarsi e urlare “Cazzo fischi, pezzo di merda?” al secondo 1 e 15 centesimi (con il cronometragio manuale è stata segnalata una prestazione migliore durante una trasferta a Bergamo, dove un tagliaventista è stato purtroppo malmenato da alcuni operai della Dalmine). I tagliaventisti seguono la partita solitamente in piedi, agitando un braccio ed emettendo suoni gutturali alternati a bestemmie e maledizioni di terzo grado.

Complottisti sciisti chimicisti. E’ una frangia numerosissima e trasversale. Gli interisti complottisti sciisti chimicisti vedono l’inculata dappertutto e colgono retroscena dietro a ogni risvolto della partita, anche in apparenza innocente o secondario. Sugli spalti sono riconoscibili per il volto tormentato e lo sguardo diffidente con il quale rifiutano dall’omino il Caffè Borghetti (“Minimo c’è la droga dentro, gobbi bastardi”). Si dividono in complottisti base (rigore negato, arbitri corrotti, Juve merda) e complottisti avanzati (rigore negato, arbitri corrotti, Juve merda, De Coubertin, Adamo ed Eva). Il complottismo esasperato è costato l’espulsione dal gruppo a Giuseppe C., commercialista di Trezzano sul Naviglio: per errore, ha urlato al complotto al rigore negato al Bologna per il fallo di Eder: “Scusate, ero distratto, ho problemi a casa”. Ma non c’è stato verso.

Tecnicisti tatticisti vegani. E’ l’altra frangia-guida del tifo nerazzurro. Gli adepti sono convinti che l’Inter sia in effetti penalizzata dall’atteggiamento degli arbitri, ma che il problema vero sia un altro: che la squadra è profondamente scarsa e/o l’allenatore non capisce un cazzo (da qui i sottoinsiemi dei tecnicisti tatticisti squadristi e dei tecnicisti tatticisti misteristi). Sono facilmente riconoscibili sugli spalti: circondati solitamente da tifosi che insultano l’arbitro, loro si mettono a urlare frasi del tipo “Ma figa, chi ti ha insegnato la diagonale, il supplente di ginnastica?” oppure “Se non disponi diversamente la difesa in modo da tenere più alti gli esterni, questi ci aprono il culo!”. Sono i più temuti tifosi da bar: se gli chiedi “cosa ha fatto l’Inter?”, potrebbero metterci mezz’ora a rispondere.

Mercatisti valdesi. Frangia tradizionale del tifo nerazzurro, una delle più antiche: gli adepti ignorano spesso particolari del presente (punti in classifica, gol fatti, in alcuni casi anche i nomi dei giocatori) e vivono costantemente proiettati al calciomercato. Non priva di fondamenti tecnici ineccepibili (da anni i mercatisti valdesi invocano l’arrivo di due terzini con i controcazzi), la teoria base del mercatista valdese non regala mai stabilità o certezze all’interista medio: in caso di sconfitta o di pareggio (e in alcuni casi, più rari, anche di vittoria) il mercatista valdese è solito concludere che “con una squadra così non si va da nessuna parte” oppure “come fai se non hai nemmeno un (segue elenco di ruoli)?”. Ultimamente, si riconosce per il sorriso ebete e la frase “minchia, adesso con i cinesi mettiamo a posto tutto per sette generazioni”. Il 31 gennaio e il 31 agosto di ogni anno i mercatisti valdesi vivono il loro momento più critico, con frequenti atti di autolesionismo.

Pagnoladisti integralisti. E’ una frangia in espansione del tifo nerazzuro, nata da una scissione con il tagliaventisti crudisti dell’Ultima ora ritenuti troppo rozzi. Il pagnoladista integralista si caratterizza per una mente più contorta e per l’amore per la coreografia: perchè limitarsi a tirare giù quattro madonne quando puoi sventolare un fazzoletto e creare un movimento dal forte tratto politico e colpevolista? Accusati di essere foraggiati dalla lobby degli industriali tessili (a Milano la vendita di fazzoletti dopo il 2010 è cresciuta del 47%), il pagnoladisti integralisti sono attenti a cogliere ogni minimo accenno di polemica. Famoso il caso di Vincenzo F., bancario di Cesano Maderno, arrestato per adunata sediziosa e vilipendio al presidente della Repubblica all’Esselunga Lorenteggio dopo aver convinto una ventina di massaie a protestare contro la mancata proroga dei punti Fidaty.

Rizzolisti nicchisti nichilisti. Nicchia del tifo nerazzurro con comportamenti vagamente paranoici: i rizzolisti nicchisti nichilisti sono sostanzialmente coinvinti che qualcuno ce l’abbia pesantemente con loro, sempre e comunque. Dopo lo scioglimento dei moggisti corleonesi e dei giraudisti marionettisti, i rizzolisti nicchisti nichilisti considerano l’arbitro come il Male assoluto e hanno recentemente chiesto alla Fifa di eliminare la figura del direttore di gara sostituendola con la moviola in campo, l’occhio di falco del tennis e l’autogestione del curling. Odiano vigili urbani, ausiliari del traffico, poliziotti, carabinieri e steward. A un volontario di protezione civile che sorvegliava un incrocio in zona San Siro, l’anno scorso il rizzolista Luca A. (poi denunciato per rissa) ha urlato dal finestrino della macchina: “Tu non mi dici dove devo parcheggiare. Chi ti manda, leccaculo di Blatter?”

Gabigollisti irragionevolisti. E’ l’ultima nata tra le frange del tifo nerazzurro. In questa setta, già notevole per dimensione, sono tra l’altro confluiti ex adepti della “Metti a Cassano fraktion”. I gabigollisti irragionevolisti sono convinti che le partite siano sostanzialmente inutili perchè basterebbe far giocare Gabigol per risolverle, pur accettando – da interisti democratici e allineati – il diritto dell’allenatore di non farlo giocare. Sono facilmente riconoscibili sugli spalti di San Siro perchè non guardano la partita: chi gioca a Ruzzle, chi legge un libro, chi dorme con la testa appoggiata all’amico di fianco. Si svegliano quando entra Gabigol. I più accesi, si svegliano già quando Gabigol si scalda. A Bologna, dopo il gol di Gabigol, hanno pianto istericamente per mezz’ora e si sono ritrovati all’autogrill di Fiorenzuola per il Baccanale del Camogli.

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febbraio 10, 2017
di settore
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Odio la Gobba (invettiva in quartine)

Nella sede juventina
hanno in mente una sol cosa
ed il gobbo il capo china
e ci pensa senza posa

Non è vincer lo scudetto
non è già giocare corto
non è più gonfiar il petto
non è mai pensar al Porto

Sono in testa nettamente
hanno pur vinto con noi
non importa proprio niente
e lo spiego adesso a voi

Se persino John Elkann
fa il tifoso da osteria
qui vi dico, porco can,
che la Gobba è da isteria

Non rilassano la mente
non si godono il primato
gli interessa solamente
l’interismo più avanzato

Siam la lor dolce ossessione
e ci sognano di notte
siam la lor maledizione
(e speriamo che vi fotte)

La cultur della sconfitta
ecco l’ultima invenzione
che a noi provoca una fitta
mentre avviamo la minzione

La sconfitta, cari gobbi,
a noi piace come a voi
qui nessun mette gli addobbi
se si perde prima o poi

Ma in Italia c’è un andazzo
che è un po’ vecchio come il mondo
(e a parlarne già m’incazzo
mica faccio il girotondo)

La Juventus, lo san tutti,
in un tempo assai recente
(e noi giù con peti e rutti
che a Torino li si sente)

con manovre assai proibite
sistemava le sue cose
e noi lì a soffrire e dire
“senza spine non son rose”

All’oscuro tutti quanti
noi, cugini, lupi e viola
si tiravano giù i santi
mentre là facean la ola

Vincer facile piaceva
(e tte credo brutte merde)
con il gobbo che rideva
ché comunque l’Inter perde

La cultur della sconfitta
infilàtela nell’ano
noi, la schiena sempre ritta,
non si andava mai lontano

La sconfitta arriva lesta
se una squadra fa i maneggi
e alle altre cosa resta?
du’ vittorie e tre pareggi

Quando v’hanno retrocessi
brutti ceffi maledetti
quelli fatti sempre fessi
han ciapà cinque scudetti

E nell’anno più fatato
mentre voi assistevate
il triplete qui è arrivato
tutto insieme, mica a rate

Quando vincere si può
l’Inter c’è (o almen ci prova)
altrimenti è un qui pro quo
e la gatta qua ci cova

Siete forti, brutti gobbi
e sarete ancor campioni
ma sappiate (è quasi un hobby)
che mi state sui coglioni

Stile zero, facce brutte
un’accolita di stronzi
qui sospettano un po’ tutte
ora chiamo anche Tom Ponzi

Elkann Nedved e Marotta
Agnellino zebra e mulo
ve la dico in una botta?
ve n’annaste a fare in culo

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febbraio 9, 2017
di settore
133 commenti

La malattia autoimmune degli arbitri italiani

La condizione di appassionato di un qualcosa – tipo il calcio – non è del tutto compatibile con il complottismo esasperato. Se uno credesse davvero che il gioco è truccato, perchè mai dovrebbe spendere tempo e soldi per parteciparvi? E se io, prototipo del tifosotto, davvero fossi convinto che una squadra – mettiamo la Juve – paga gli arbitri, perchè mai dovrei seguire un campionato che dura nove fottuti mesi e che già so come va a finire? In definitiva: come e perchè appassionarsi tanto a una cosa a cui non si crede fino in fondo?

Povere le anime pure. La storia insegna che la realtà è spesso un’altra, quella che non ci piace, quella che non siamo disposti ad accettare. A volte il gioco viene truccato davvero. Accade in ogni sport, anche quelli che ci appassionano più degli altri. Quando è diventato chiaro, per esempio, che il ciclismo era diventato prima di tutto una gara a chi si dopava in maniera più efficace, ho smesso di seguirlo. Ma non è mica obbligatorio. Quando è diventato chiaro che nel calcio – restando a Calciopoli, lo scandalone più recente – le regole del gioco erano minate, ho invece continuato a seguirlo.

Cioè, sono un coglione? No. Amo questo sport come ne amo altri, ma un po’ di più. Amo una maglia, una bandiera, due colori, una storia, uno stile, come nello sport non amo nient’altro. Non accetto che mi rompano il giocattolo, ovvio, ma so come vanno le cose, mica ho l’anello al naso. Resisto. Aspetto. Aspetto pazientemente di avere giustizia e ogni tanto ne ho. Altre volte no. Sono cose della vita – gravi ma non serie – e puoi decidere, se non ti piacciono, che per te finiscano lì oppure no. L’oppure no dipende sostanzialmente dal livello della tua passione.

Juve-Inter è una goccia nel mare del calcio come ognuno di noi lo intende o lo vive. Abbiamo visto milioni di partite e altri ne vedremo. Ne abbiamo vinte, pareggiate e perse. Non tante, ma comunque troppe. Tra poco smetteremo di pensare a questa e ci concentreremo sulla prossima. Domenica ha vinto la Juve, legittimamente, essendo un pochino più forte di noi. Ha segnato un gol e altri ha rischiato di farne, un pochino più di noi. Che è la ragione, statistica e di buon senso, per cui mi sono intristito il giusto: hai perso con la Juve, ok, e non è bello; però hai perso con una squadra con cui hai giocato alla pari ma non meglio; hai perso con una squadra che ha segnato e noi no.

Però da domenica non stiamo parlando di Higuain e di Cuadrado, ma dell’arbitraggio. Perchè la questione non è così neutra nè marginale, e perchè quello che dall’emisfero juventino viene catalogato come pianginismo è invece rabbia vera, con l’aggravante della frustrazione e della reiterazione. Io, per essere chiari, sono sicuro che Rizzoli da lunedì non viaggi con una Freemont nuova, e sono altrettanto sicuro che non abbia preordinato nulla del suo arbitraggio che tanto ci ha fatto incazzare.

La questione è proprio questa. Non c’è bisogno di decidere nulla, è così e basta. Non c’è premeditazione, non c’è neanche meditazione. E’ un atteggiamento automatico, e non possiamo farci niente. E’ la malattia autoimmune degli arbitri italiani, intesi come classe. Altri Rizzoli arriveranno con altri cognomi: non cambierà nulla.
Nell’ultimo post parlavo di sfumature, riferite alla partita e ai sentimenti che ti provoca perdere con la Juve. Altre sfumature, quelle dell’arbitraggio, hanno fatto la differenza. Per esempio, io non mi sono per niente arrabbiato per il rigore non concesso a Icardi (decidere in un nanosecondo su cosa accade davvero tra due cristoni di 90 chili che si avventano su un pallone per me è al limite dell’umano): mi sono arrabbiato perchè se tu hai visto arrivare prima Mandzukic, allora ci devi dare l’angolo.

La malattia autoimmune degli arbitri italiani è Cesari che dieci minuti dopo la fine della partita, facendo scorrere le immagini dei tre episodi sospetti nell’area della Juve, negava l’evidenza con acrobazie concettuali che ti sbalordivano e ti facevano arrabbiare dieci volte di più dei singoli episodi, cose che io, per esempio, metto in conto: in area il più pulito c’ha la rogna, nessuno fischia tutto perchè altrimenti ogni volta finirebbe 10-9. Ma tu, ex arbitro, non mi puoi prendere per il culo. Non puoi giustificare l’operato di un arbitro oltre ogni limite del pudore nella stessa trasmissione in cui, a seconda dei casi, si fanno a pezzettini arbitri meno trendy. Questa è stata, oggettivamente, una cosa schifosa.

Voglio addirittura saltare a piè pari l’ormai famoso filmato in cui si vede l’arbitro bloccare un azione a noi favorevolissima tipo al campetto, “fermi tutti, rifacciamo”, perchè voglio pensare che dietro un’enormità del genere ci sia qualcosa che ci sfugge e che forse quello che è successo ha una giustificazione tecnica. Mi basta andare oltre, agli ultimissimi minuti, dove l’arbitro che si fa urlare in faccia da Bonucci e sfanculare da Totti non è altrettanto accomodante con Icardi, tantomeno nel referto. Dove l’assistente non è paziente con Perisic come il quarto uomo di Firenze lo era stato con Allegri.

Non è malattia autoimmune, questa? O quella che ti fa rispolverare il fallo di confusione – la Juve ci ha vinto uno scudetto su un fallo di confusione – così, alla cazzo, giusto per interrompere un’azione? Che poi, questo fallo di confusione in quanto tale, fischiato al 93mo minuto, se proprio vogliamo, ripensandoci è la cosa che mi ha fatto incazzare di più. La cartina di tornasole di un intero arbitraggio, perchè su una scivolata o una trattenuta possiamo discutere, ma su un fallo di confusione no, soprattutto se la confusione non c’era.

Se il parametro è Ronaldo-Juliano o quello che è successo nella ultime cinque partite del 2002, vabbe’, diciamo che ci è capitato anche di peggio. Ma da allora, passando per Calciopoli, la malattia autoimmune c’è ancora. Con quella frustrazione di fondo che ti fa pensare che le cose, per alcuni, comunque si sistemano. Senza bisogno – davvero, sono cose che non esistono – di macchine, bonifici, forse neanche prospettive di carriera. Ma solo perchè è così e basta. Mi dispiace molto per noi – ma non ci avrete mai, perchè la passione è più forte – e quasi mi dispiace un po’ per la Juve. Perchè non c’è bisogno di arbitraggi come quello di domenica per essere la squadra più forte d’Italia. Però aiuta.

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febbraio 6, 2017
di settore
273 commenti

Le sfumature stanno a zero

Quando giochi con la Juve i ma, i però e i bicchieri mezzi vuoti o mezzi pieni sono temporaneamente sospesi. Le mezze misure non valgono: avresti esultato come un mandrillo in calore davanti a un gol decisivo di stinco di Gabriel Barbosa in evidente fuorigioco al 95′, no?, e allora per par condicio devi vivere con lo stesso disappunto – leggasi giramento di cazzo – la sconfitta comunque si sia concretizzata, netta o di misura,  ingiustificabile o immeritata. Perchè la Juve segna tre e tu zero. E muto, bòn, ci si rivede l’anno prossimo se il Latta Stadium sarà ancora in piedi nonostante la scarsa qualità dei materiali usati per la costruzione.

Ora, da una partita del genere sarebbe facile e consolatorio trarre un sacco di considerazioni positive. No, dico: sarà mica stata una brutta Inter. Ma da un lato mi spiacerebbe dare ulteriore soddisfazioni ai gobbi, dall’altro non voglio evitare di allargare lo sguardo all’intera settimana dell’Inter, due partite decisive e due sconfitte, che ci riportano sul pianeta Terra dopo due mesetti che ci hanno comunque ridato il buon umore e la positività. Butti via la partita con la Lazio, perdi (onorevolmente finchè vuoi) a Torino: in 5 giorni hai buttato nel cesso la Coppa Italia e non hai riaperto il campionato, il tuo e quello degli altri.

Giudizio severo? Non credo. Se c’è qualcosa che ci manca rispetto alla Juve è proprio questo, la convinzione quasi animale di vincere la partita che ti serve vincere. Non è una differenza da poco, è un qualcosa di immateriale che si costruisce col tempo e con le vittorie. Quella cosuccia che, nel 2010, con il mondo contro e con una pressione addosso a livelli insostenibili, ci portò a vincere 14 delle ultime 18 partite della stagione e con esse tre trofei. Ci arrivammo allora, può darsi che ci si arrivi ancora prima o poi, e magari prima di quello che ci immaginiamo.

La strada – che passa purtroppo per la più bruciante delle sconfitte possibili, quella con la Juve – è quella giusta. Oggi l’Inter non è più la squadra cialtrona delle ultime stagioni e dell’inizio di questa. E’ decisamente un’altra cosa. Non è superiore alla Juve (che ci ha fatto un gol e poteva farcene almeno altri tre) ma non è nemmeno inferiore (un paio comodi li potevamo fare anche noi, e se poi ci dessero ogni tanto un rigore in una partita che conta, boh, magari le vinciamo pure senza doverci inventare l’impossibile). E’ una squadra che crea, aggredisce, morde e – spettacolo piuttosto raro nell’ultimo quinquennio – si attacca ai coglioni dell’avversario. O meglio: diciamo che è in grado di fare tutte queste cose e, in effetti, le fa spesso e qualche volta tutte insieme. E quando le fa tutte insieme, ha ottime probabilità di vincere. Ha tanto talento e qualche buco nero da riempire, e – così ci assicurano – sarà fatto.

Però Juve-Inter è 1-0, non c’è nient’altro che conta di più di questi due numerini in successione, quindi sono tutte chiacchiere a vuoto, sfumature inutili, consolazioni ad minchiam. Li abbiamo spaventati, impegnati allo spasimo, costretti agli straordinari? Conta una sega. Se Inter-Lazio e Juve-Inter erano due esami, diciamo che ci hanno cacciati a calci in culo: torneremo la prossima volta con la media un po’ più sporca. E dopo la bocciatura sapranno anche metterci la ciliegina, non ne ho dubbi: quante giornate daranno a Perisic? Quante a Icardi? Vediamo.

Ora noi, se siamo davvero la squadra che diciamo di essere diventati, da questa settimana un po’ così dobbiamo riabilitarci in fretta, correggendo gli errori e distillando il buono. Roma e Napoli sono i nostri obiettivi, i soli, gli indispensabili. Forse un giorno ci daranno un rigore. Nel frattempo dobbiamo attrezzarci: sudare, mordere, segnare. Per aspera ad astra: nessuno ci aiuta, quindi muovere le chiappe, boys.

 

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febbraio 3, 2017
di settore
230 commenti

50 buoni motivi per battere la Juve

  1. Perché sì
  2. Perché noi siamo il Bene
  3. Perché ci stanno sui coglioni dal 1908
  4. Perché è la Nord che glielo chiede (ma anche altri punti cardinali, tipo tre direi)
  5. Perché siamo più italiani noi (noi cinesi) che loro (loro amerindo-sabaudo-olandesi)
  6. Perché è inaccettabile, storicamente e politicamente, la loro vocazione a uscire dall’Europa
  7. Perché sono cattivi, ma cattivi forte, che al confronto Ciro l’Immortale è Giovanni Muciaccia
  8. Perché sono brutti
  9. Perché Marchisio fa troppa pubblicità e recita come Pirlo
  10. Perché l’Anticristo della Juve si chiama Icardi
  11. Perché Icardi ce l’abbiamo noi
  12. Perché ce lo chiede l’Italia intera, tranne loro
  13. Perché ogni volta che parla Buffon, in Amazzonia un albero muore
  14. Perché checcefrega deddibbala noiciabbiamo Gabigò
  15. Perché arriviamo da sette vittorie consecutive, ma per loro sono cinque
  16. Perché 34 un par de cazzi
  17. Perché adesso basta con questa storia di contare come cavolo vogliono loro, ma dove siamo, all’asilo?
  18. Perché rimontiamo tre punti (no, per dire)
  19. Perché la Roma e il Napoli da soli non ce la fanno, non c’è niente da fare
  20. Perché un gol di Gabigol in fuorigioco a tempo scaduto sarebbe il gol definitivo
  21. Perché la vita è una cosa meravigliosa
  22. Perché, quanto a donne, noi abbiamo Wanda e loro Evelina Christillin
  23. Perché l’urlo di Zhang
  24. Perché la vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio, o quella roba lì
  25. Perché un giorno quello stadio si accartoccerà come una lattina di Sprite e prima dobbiamo sistemare le statistiche
  26. Perchè la legge dei grandi numeri (punto)
  27. Perché non stanno simpatici a nessuno, a parte gli juventini, i potenti e gli arbitri
  28. Perché a noi non piace vincere facile
  29. Perché un “sì!” unanime si leverebbe dalla pianura padana e disperderebbe il Pm10 per un mese
  30. Perché l’amore vince
  31. Perché, tra le due, l’Amore siamo noi, no, cioè, non si discute
  32. Perché le tre facce di Agnelli, Marotta e Nedved in tribuna ci rimarrebbero scolpite nella memoria come i presidenti del monte Rushmore
  33. Perché ogni volta che gioca la Juve, un decimo di coefficiente Uefa muore
  34. Perché la BBC ci sta proprio qui
  35. Perché non c’è paragone
  36. Perché vincere due volte in stagione con la Juve è come invitare a cena Scarlett Johansson e Jennifer Lawrence e tutte e due accettano
  37. Perché, da qualche parte, alberga la giustizia
  38. Perché Sanremo è Sanremo
  39. Perché sarebbe un modo originale di perpetuare questa simpatica rivalità
  40. Perché presi uno a uno sono antipatici, ma presi in gruppo fanno veramente cagare
  41. Perché sono arroganti da sempre, per abitudine, dna e scelta di vita
  42. Perché si arrabbierebbero un casino
  43. Perché passerebbero alla storia per aver perso due volte con l’Inter con due allenatori diversi, di cui uno era De Boer
  44. Perché “Juve merda” è il motto dei giusti
  45. Perché Gagliardini forse volevano prenderlo loro e ci dispiace assai
  46. Perché sarebbe l’ottava vittoria di fila
  47. Perché qui si fa l’Italia o si muore
  48. Perché dicono che siamo diventati una squadra, e allora forza, su, dai
  49. Perché ci stanno sui coglioni dal 1908
  50. Perché lo so, l’avevo già detto, ma mi sembra giusto ribadirlo

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febbraio 1, 2017
di settore
154 commenti

Avere la testa a domenica: anatomia di una cazzata

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Cioè: era meglio vincere con la Lazio e arrivare a Juve-Inter con 10 vittorie consecutive a spaventare l’avversario di default, o è meglio aver perso con la Lazio per non pensare di essere invincibili, per non dare tutto per scontato, per fare – tenetevi forte – quel salutare bagno di umiltà che eccetera eccetera?

Era meglio vincere con la Lazio perchè vincere porta altre vittorie e perchè vincere dà sicurezza, o è meglio aver perso perchè andare a giocare a Torino con troppa sicumera poteva essere un suicidio in partenza?

Era meglio vincere con la Lazio perchè la Coppa Italia poteva essere un buon obiettivo stagionale, o è meglio aver perso perchè il nostro solo obiettivo deve essere la Champions e aggiungere due partite con la Roma bla bla bla?

Esperienza del tutto personale, ma a giudicare dai pareri raccolti qua e là sembrerebbe che non fosse tanto l’Inter ad avere avuto la testa a domenica prossima, ma gli interisti. Nessuno che – al netto dei virtuosismi arbitrali – abbia ripensato seriamente e con un pochino di apprensione al peggio di Inter-Lazio, ma tutti a dire che “vabbe’, pazienza” e che “domenica, ragazzi, domenica…”.

Quindi non è successo niente, o quasi. Diciamo che quest’anno le coppe sono il nostro buco nero tecnico e concettuale. E diciamo, comunque, che vincerne nove e perderne una sarebbe un ritmo per il quale chiunque firmerebbe fino al 2025 minimo. Non è stata nemmeno stata una di quelle partite da cui esci a pezzi: le statistiche dicono che abbiamo tirato 19 volte (solo 3 nello specchio, vabbe’), non proprio un atteggiamento passivo, anzi. Epperò resti un po’ lì con il broncio proprio nel momento in cui il broncio sarebbe stato meglio non averlo, parlando puramente di mood. “Avevano già la testa a domenica”, già, classica formuletta diagnostica se cinque giorni dopo hai la Juve.

Può essere vero, per carità, e può eserlo per tutti. Anche per Pioli, che fa un turnover minimo ma perfettamente centrato, tecnicamente chirurgico (ne tengo fuori pochi, però i più forti). Forse sarebbe stato meglio il contrario: provo a sistemare le cose con i più forti e poi magari gli risparmio mezz’ora, ma sono quelle cosucce del senno di poi. Dopodichè mi sfugge da sempre il nesso tra la partita che stai giocando – specie se è importante, un dentro-fuori che si per sè è una motivazione seria, almeno in teoria – e quella di cinque giorni dopo in un’altra competizione, in un altro stadio e con un altro grado di strizzamento di palle. Tipo: Miranda pensava intensamente a Higuain mentre faceva quel paio di immani cazzate insolite per uno come lui? Ansaldi era sempre in ritardo di quei 5-10 metri sui contropiedi della Lazio perchè ripassava mentalmente i tagli e le sovrapposizioni da non sbagliare con la Juve e quindi si estraniava dall’azione?

Mah. Domenica servirà qualcos’altro, ma su questo converrà anche – chessò – Banega. Domenica è il big match e se ci abbiamo pensato con troppo anticipo non dobbiamo smettere più: se ci concentriamo molto, tipo tra le 20,45 e le 22,30 circa, faremo solo il nostro dovere. Domenica è la partita dell’anno e mica solo per noi. Fermare la Juve, o almeno provarci seriamente: è un Paese che ce lo chiede, facciamolo.

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