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febbraio 7, 2016
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Il gol di Torti all’esordio in Serie A

Come il Mancio, anch’io oggi avrei segnato un gol a 50 e passa anni. Bastava ottenere un ingaggio a gettone dal Verona ed essere schierato da Delneri. Qui, oggettivamente, sta il difficile. Occhei, sono simpatico e ho discrete doti di fondo, ma non è che uno si può prendere un rischio del genere a cuor leggero (anche se dopo aver visto Ionita e Leroy Gomez penso che avrei potuto giocarmela). Però, metti che ormai sei retrocesso e decidi di giocarti la carta Torti. Togli Lele Moras o Emma Marrone, entra Torti, maglia numero 63.

“Chi casso è?”

“Boh, l’avranno preso a gennaio”

“Sembra più vecchio di Toni”

“Impossibile”

“Ha le maniglie dell’amore”

“Come Maxi Lopez?”

“Più o meno”

Delneri mi prende per un braccio e mi dá gli ultimi consigli:

“sfgdfddgj dtdrshshdgg sgfhfjftddhj dgdgdgckvfff”

“Ok mister”

Entro e vado a metacampo. Incrocio Brozo, Kondo, Rodrigo e vorrei abbracciarli e fare un selfie, ma non ho il telefono e soprattutto sono del Verona. Devo giocarmi la mia chance, prima che scoprano che sono vecchio, che non gioco una partita di pallone da una ventina d’anni e che mi hanno tesserato come giocatore svincolato free agent, ma senza avere avvertito l’ufficio di collocamento di Pavia.

Mi piazzo in mezzo, mentre saggiamente il mio Verona decide di giocare sulle fasce. Vedo in lontananza il Pazzo (credo sia lui, almeno: mi mancano tre diottrie e mezzo) che fluidifica e si infrange contro Murillo, rimpallo, tic, tic, tic, angolo.

Angolo.

Io che faccio? Mi giro verso Delneri:

“Fsfddjfjfu dfdrhdkfgdjch sfffdhhhdvcgd”

Dai gesti, mi sembra che intenda dire: ficcati in mezzo e non cagarmi il cazzo che ho giá i miei problemi.

Mi reco quindi in area.

Juan Jesus fa a Telles: “Marca tu El Gordo”

Telles fa: “No, ci pensa Murillo”

Murillo fa: “Ne devo giá marcare sette, ci pensa Brozo”

Brozo fa: “Non ho voglia, sono stanco. Maurito, tienilo tu il 63”

Icardi fa: “Cosa?”

Jesus: “El Gordo”

Perisic: “El?”

Intanto Rómulo batte l’angolo. Siccome sono del Verona ma com’è noto tifo Inter, tengo un profilo basso e non mi muovo.

Tanto non si muove nessuno.

Il pallone spiove verso il centro dell’area, i gialloblù vanno verso la porta, i bianchi tengono la posizione, Toni la spizza e io in quell’esatto istante penso che il verbo spizzare mi fa cacare, è un segno della corruzione della lingua italiana.

Poi noto che il pallone viene verso di me.

La mia vita mi scorre davanti. Perchè penso che adesso mi spazzeranno via, mi prenderò una gomitata nelle costole, un calcio negli stinchi, una testata sul sopracciglio, e allora chiudo gli occhi e dico addio, che bello morire così, sul campo, l’Inter verrà alle mie esequie, magari Ausilio dirá due parole dal pulpito sul mio destino beffardo, io interista ingaggiato dal Verona che prima di toccare il mio primo pallone in Serie A vengo colpito alla testa da Perisic in mezza rovesciata proteso nel tentativo di un disperato rinvio.

Chiudo gli occhi, colpisco con la fronte, sdeng!, cuoio bagnato e scivoloso, wow!, la palla va verso l’angolo opposto.

Gaaaaaaaaaaaaaaaaaaallll.

Il Bentegodi impazzisce, mi abbracciano dei tizi che non conosco con la mia stessa maglia.

“4-1 per il Verona! 4 gol di testa! Stavolta è stato Torti a battere Handanovic! 4-1!”

“Scusa Pardo, ma chi è questo Torti?”

“Ma che cazzo ne so… Ops, eravamo in onda?”

Io ovviamente non esulto. Spiegherò poi i motivi in sala stampa. Anzi, chiedo il cambio.

“Sfgdhdjfdytdh sfshshdryhjdk sffffhhsgdjhhhj!”

Ah giá, ero io il terzo cambio. Vabbè dai, resto, manca poco, magari ne segno un altro. Una vita a farsi seghe mentali, e poi scoprire che segnare un gol in Serie A è una cazzata. Mah.

verona

(seminascosto da Pisano, Torti segna il gol del 4-1)

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febbraio 26, 2015
di settore
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Quei gol un po’ così

image

Forse è sufficiente rivedere da principio l’azione del gol, che riassume qualsiasi cosa. Juan Jesus che porta a spasso il pallone al limite di tutto – dell’area, del buon senso, della nostra pazienza, e di un risultato che è in perenne bilico tra uno 0-0 che basta e avanza e un golletto preso che ci inculerebbe per l’eternitá. Palla a Santon che la porta avanti, molto avanti – bell’acquisto, il bambino è maturato e si è fatto uomo, solido, affidabile, senza fronzoli. Santon che la recapita  a Guarin – un servizio a domicilio, preciso preciso. Guarin che prende la mira, carica il gambone e la mette all’incrocio – un tiro meraviglioso, un gol che sa molto di un certo calcio, pochi tocchi e pochi secondi dal maramaldeggiare di Jesus al deflorare di Guarin, tic-toc-tac-bum!, sì, è calcio, il calcio.

Per il resto siamo i soliti, quelli che rischiano l’indicibile, creano l’insperabile, sprecano lo sprecabile. Ci saranno anche volte che ci andrà peggio (l’espulsione è stata un toccasana) ma siamo sempre in credito di gol e di culo, e va bene così finchè si vince e si passano turni, firmerei davanti al notaio. Avanti Inter, domenica c’è l’esame di maturitá: il minimo garantito di cazzate non ce lo farai mancare, l’importante sará metterne uno più degli altri, quelli viola.

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gennaio 28, 2015
di settore
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La Grande Mexezza

Difficile trovare un senso compiuto alla squalifica per (sole) 4 giornate a Mexes. O meglio: non tanto un senso alle 4 giornate comminate in sè, quanto alle 4 giornate comminate in proporzione a recenti o addirittura contemporanei provvedimenti del giudice sportivo. Per dire, stesso giorno: Kone tocca con una mano l’arbitro che lo ha appena espulso per doppia ammonizione e ne prende 3. E’ il regolamento. Ok. E allora Mexes? Mexes – provocato con un calcio da dietro da Mauri, unica attenuante alla guapparia che ne segue – aggredisce due volte il Mauri medesimo (che non reagisce minimamente) tentando di strangolarlo e facendo il gesto di dargli una testata, poi prende per il collo anche Cana e infine se ne va a farsi una bella doccia con 17 compagni che lo trattengono. 4 giornate. Poi chiede scusa in tv, ok, bel gesto. Ma in campo sembrava un indemoniato tipo Linda Blair nell’Esorcista. E naturalmente il pensiero di tutti corre alle tre giornate rifilate al nostro Juan Jesus (diventate 4 per il cumulo con la squalifica “normale”) per una dubbia, dubbissima gomitate (nelle intenzioni, dico: la gomitata c’era, per carità) a Chiellini.

Ora, se il punto di riferimento è Antonio Inoki

antonio_inoki_5602

allora le 4 giornate a Mexes ci possono stare. Ma se il riferimento è Juan Jesus? Quante gliene dovevano dare? 5, 6, 8, 12?

Tra l’altro il fotogramma di Juve-Inter ci dice un po’ di cose:

jesus

Juan Jesus ha gli occhi chiusi. La gomitata c’è, eccola lì, ma non sarà frutto di un movimento scomposto nella foga di un cross che arriva, piuttosto che di un movimento volontario diretto inequivocabilmente alla faccia di Chiellini? Altra attenuante: anche a occhi chiusi, bendato e fatto girare tipo mosca cieca, se hai nelle vicinanze Chiellini è comunque assai probabile che tu, sbracciando, gli prenda il naso. Non è colpa di Juan Jesus se Chiellini ha una canappia da Guinness.

chiellini

Ma veniamo a Mexes. Com’è possibile che il suo minuto da Terminator sia stato valutato solo 4 giornate, se una mano addosso all’arbitro o un gomito sul naso di Chiellini  (due gesti istantanei, mentre la dinamica mexesiana ha fermato due minuti la partita) ne valgono 3, cioè i tre quarti di una piazzata del genere?

Siccome i giudici sono uomini, io credo che a influenzare le cose sia stato, appunto, il fattore umano, quella sfera di sentimenti, passioni e interessi che nutre le nostre anime (questa frase è molto bella). Per esempio, come non notare nella rissa di Mexes una serie di riferimenti cinematografici che potrebbero avere commosso i giudici sportivi nell’esaminare i procellosi eventi dell’Olimpico?

CALCIO SUL RING, DA CANTONA A MEXES 20 ANNI DI FOLLIE / SPECIALE

Questa per esempio è la scena madre. Tu a uno così, d’istinto, gli dai 7 giornate a stare basso. Eppure, come non pensare che la scena assomigli terribilmente, in un parallelo quasi subliminale, a un momento di amore virile che il cinema ci ha regalato di recente?

Brokeback1

E così – mettetevi nei panni del povero giudice sportivo che ha un cuore e un’anima, non è un bruto, legge e va al cinema – tu stai guardando Mexes che strangola Mauri ma in realtà pensi a Heat Ledger che abbraccia Jake Gyllenhaal in “Brokeback Mountain”. E lì ti scappa il primo sconticino: come escludere, a priori, che il gesto di Mexes, magari ruvido e focoso, non nascondesse dell’affetto?

Passiamo a un altro fotogramma che rivela un’altra cosa passata ingiustamente sotto silenzio:

Lazio-Milan

è chiaro che Mauri reagisce all’aggressione di Mexes con un saluto romano. E allora Mexes, che ha un nonno partigiano, uno zio morto in Normandia, un cugino deportato, una zia perseguitata e a Roma si trombava una che ha fatto le Frattocchie, come può reagire davanti a una cosa del genere? Ragazzi, tutto è relativo, non ci si può fermare alle apparenze.

Ma c’è un’altra fotografia che getta una luce particolarmente sinistra sull’accaduto:

La rissa tra Philippe Mexes e Stefano Mauri

qui entriamo dritti in una teoria negazionista che vorrebbe addirittura impunito Mexes. A sinistra si nota l’inquietante somiglianza tra Mazzoleni e Montolivo: se non sono fratelli, sono almeno parenti. E quindi ci sarebbe una palese irregolarità a monte. A destra, Biglia si precipita verso Mexes e Mauri e – guardatelo bene – sorride: è il chiaro segno di quanto la dinamica della rissa fosse quanto meno concordata. Secondo alcuni esponenti del M5S, l’aggressione non è mai avvenuta e ci sono dei serie dubbi che, in effetti, la partita Lazio-Milan sia mai stata giocata.

E veniamo alla seconda parte della guapparia di Mexes, l’aggressione a Oronzo Cana. Vediamo il primo fotogramma:

Lazio vs Milan - Serie A Tim 2014/2015

anche qui, mettetevi nei panni dei giudici sportivi e delle suggestioni di questi filmati da esaminare in un triste martedì di gennaio. Torniamo a Brokeback:

brokeback2

Impressionante, no? Ma stiamo più allegri, santiddio. Come non lasciare correre la fantasia a una scena ancora più scoppiettante che ricorda il tête-à-tête Mexes-Cana?

grease1

Massì, dai, ci sono degli incontestabili parallelismi con il balletto di John Travolta e Olivia Newton John in “Grease”. Cioè, tipo, guarda qui:

grease3

e adesso guarda qui:

grease2

Insomma, c’è tutto un disegno dietro. Oggettivamente, come avrebbero potuto dare 10 giornate a Mexes? No, dai, quattro vanno bene, anzi, sono troppe per un uomo così affettuoso e citazionista e legato a valori antichi. Resta, piuttosto, a proposito di cinema, un ultimo inquietantissimo mistero:

Lazio-Milan

no, dico, ma lo vedete? Cosa ci faceva Tommy Lee Jones in campo con la divisa sociale del Milan?

tommy

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