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Maggio 9, 2020
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3 commenti

Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 9)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 9

(città del nord capoluogo di provincia, Fase 2, interno giorno, caldo, cimici a nastro)

(continua)

Ohhhh, 9 maggio. Parliamo di calcio giuocato.

9 maggio 2010 (sospiro). Che bel pomeriggio. Stadio imballato. La Coppa Italia vinta a Roma aveva aumentato a dismisura il gasamento e nel contempo ci aveva tolto un po’ di tensione negativa. Poteva essere scudetto, non lo fu, peccato.

Racconta.

Avevamo due punti di vantaggio sulla Roma, che giocava in casa con il Cagliari. Non avessero vinto, e avessimo vinto noi…

Invece?

Invece siamo stati campioni d’Italia per qualche minuto. Per essere precisi, undici. Il Cagliari andò in vantaggio, poi Totti ne fece due.

Tu dov’eri?

A San Siro. Avevo investito una somma imbarazzante per comprare tre biglietti di tribuna rossa. Sognavo di far vivere alle mie figlie la stessa mia esperienza di 30 anni prima: uno scudetto vinto allo stadio.

Vabbe’, racconta anche questa.

Ero a San Siro per Inter-Roma, 27 aprile 1980, qualche giorno fa si sono celebrati i 40 anni di quella partita. Anche se poi Totti ha allungato la loro agonia, ‘sticazzi, è stato bello lo stesso. Ho rivissuto la stessa giornata, la stessa attesa, la stessa euforia nell’aria.

Come andò nel 1980?

Curioso, c’era sempre la Roma di mezzo. Ci bastava un pareggio, dopo un campionato stradominato da novembre in poi, perché la Juve non potesse più raggiungerci. Noi, belli come il sole. E, come tradizione, mai toccati dal minimo sospetto nel ciclone del calcioscommesse.

E quindi? Puoi anche spoilerare.

Segna Pruzzo, pareggia Oriali, segna Turone. Fine primo tempo 1-2. La squadra ha un po’ il braccino. Ansia a palla. All’87’ Beccalossi da sinistra la mette in mezzo, un romanista in tuffo di testa respinge verso il limite dell’area dove Mozzini, stopperone vecchio stile di piede sinistro, la prende di controbalzo di destro e la mette. Gaaaaaaaaaaaaaaaa. Nell’abbraccio, ruppi gli occhiali a mio zio.

E quindi sognavi che le tue figlie, abbracciandoti per lo scudetto, li rompessero a te.

Esatto. Sono un sentimentale. Ma non accadde.

Che partita fu?

Spettacolare, divertente, liberatoria, 4-3, un gol della madonna di Milito, the man I loved.

E quindi?

E quindi l’attesa continuò.

(9 – continua)

COMUNICAZIONI DELL’AUTORE. La versione eBook è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio e siti del genere o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble e BajaLibros.com. Quanto ai feticisti della carta, in attesa che tecnicamente approdi su Ibs et similia, dove ormai figura tra i libri in uscita più attesi nel nuovo millennio, se proprio non ce la fate (e io vi capisco) potete scrivere all’editore alla mail giorgio.macellari@alice.it e ricevere soddisfazione: nel senso che vi dà tutte le info e il libro ve lo spedisce anche (dietro pagamento, immagino. Ma non sono affari miei, io scrivo e basta, adoro queste forme di snobismo intellettuale). In libreria è presente a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo. Considerata l’emergenza Covid, il miracolo si è compiuto.

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Maggio 8, 2020
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9 commenti

Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 8)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 8

(città del nord capoluogo di provincia, Fase 2, interno giorno, zanzare, cimici, qualche nutria)

(continua)

Oggi è l’8 maggio. Parliamo dell’8 maggio 2010.

In Costa Rica Laura Chinchilla Miranda presta giuramento come Presidente della Repubblica, diventando la prima donna a ricoprire tale carica nel paese.

Devi smetterla con Wikipedia, però.

Mi fai domande troppo difficili. Io mi stavo preparando psicologicamente a Inter-Chievo del giorno dopo e aspettavo un qualcosa – una mail, un segnale qualsiasi, anche divino – che mi dicesse che sì, dietro pagamento sarei andato a Madrid.

L’8 maggio 2010 un nostro amico compiva 32 anni.

Ah sì: Lucio.

Non c’è su Wikipedia?

Sì, ma è sotto Lucimar Da Silva Ferreira e non l’ho visto.

Dai, cazzo, un po’ di entusiasmo.

Mi ha fatto un po’ incazzare quando se n’è andato alla Juve, facendo un po’ lo spaccone alla prima conferenza stampa, ma così impara. E’ stato l’abbraccio mortale, non ne ha più azzeccata una. Ha risolto il contratto con i gobbi prima di Natale, manco il panettone gli hanno fatto mangiare, povero.

Da noi, invece, ‘nu babbà.

Pensa che gli ho dedicato una paginetta del libro. La sua partita con il Chelsea – l’andata a Milano – resterà nei secoli come una prestazione surreale. Persino Drogba, al centesimo pallone che non gli ha fatto vedere, si è messo a ridere ammirato. A un certo punto mi ha fatto tenerezza: mi avesse chiesto di testimoniare in un processo contro Lucio per atti di bullismo, l’avrei fatto. Non dimenticherei nemmeno il gol che ha fatto alla Juve nei quarti di Coppa Italia, gol che ci ha salvato il culo, sennò col cazzo che facevamo il Triplete.

Vedi? In ogni corpaccione si nasconde qualcosa di prezioso.

Diciamo che la coppia di centrali Lucio-Samuel (con Materazzi e Cordoba rincalzi di lusso) mi piaceva un sacco, per quell’atmosfera che si creava in certe partite a metà tra l’abuso di potere e i peggiori bar di Caracas. La nostra area era in lockdown. Li adoravo.

Domani è il 9 maggio.

Ricordo tutto.

(8 – continua)

COMUNICAZIONI DELL’AUTORE. (alla faccia del virus e della crisi dell’editoria, il libro è stato stampato e spedito a destinazione: giace  nel garage dell’editore, da dove uscirà domani con una breve cerimonia senza assembramenti. Non è bellissimo? Nella sua forma cartacea, si troverà presto online o, con i mezzi offerti dalle tecnologie odierne – una mail, per dire -, rivolgendosi all’editore stesso. Mentre in libreria arriverà solo a Pavia e provincia, probabilmente domani pomeriggio, perché per motivi umanitari abbiamo voluto dare la precedenza a questa terra con il peggior clima d’Italia e popolata da mostruose creature. Per i più evoluti tra voi, la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio e siti del genere o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble e BajaLibros.com. Tornando ai feticisti della carta, in attesa che tecnicamente approdi su Ibs et similia, per ingannare il tempo potete scrivere a giorgio.macellari@alice.it e ricevere soddisfazione) (nel senso che vi dà tutte le info e ve lo spedisce anche) (dietro pagamento, immagino. Ma non sono affari miei, io scrivo e basta, adoro queste forme di snobismo intellettuale)

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Maggio 7, 2020
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Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 7)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 7

(città del nord capoluogo di provincia, Fase 2, interno giorno, zanzare, cimici, qualche nutria)

(continua)

Approfitterei di questo inutile 7 maggio per parlare più nel profondo di questa opera letteraria destinata a scuotere le coscienze.

Che finalmente è stata stampata. Esiste, esiste!

Wow. A meno che tu non mi dica che il 7 maggio accadeva qualcosa di fondamentale nel mondo Inter…

Direi di no. Antivigilia di Inter-Chievo. Lavoro dietro le quinte per trovare un pacchetto per Madrid. Solite cose.

… o nel mondo in generale.

Direi di no. Giorno di rara inutilità nella storia dell’uomo. Ho guardato su Wikipedia: gli avvenimenti più eccitanti sono i compleanni di Barbara D’Urso, Giuseppe Iachini e Stefano Meloccaro.

Bene. Scomponiamo il libro. Di quante partite parli, inframmezzandole ai cazzi tuoi?

Di 29 partite dell’Inter (18 di campionato, 7 di Champions, 4 di Coppa Italia), di 3 della Roma, di 2 del Milan e di una della Juve.

Ah sì? Quale?

Fulham-Juventus. Una sciccheria.

Non trovi che sia provocatorio?

Assolutamente no.

Poi?

Poi parlo di una partita rinviata per neve, di un incontro con un presidente dell’Inter, di una scudetto reclamato dalla Juve, di un vulcano che erutta, di un allenatore in partenza, di una coda fuori da una banca e di due maratone corse, da me.

Dove?

A Tokyo e a Milano, a 40 giorni di distanza. Ero un fottuto atleta amatoriale con i controcazzi. A Milano ho fatto anche il personale. Era decisamente il mio anno di grazia.

Poi?

C’è un prologo e un epilogo, dove racconto il perchè ogni tanto mi balena il sospetto che il triplete sia merito mio. Un po’, almeno.

Non sei il primo. Hai provato a digitare “Il triplete è merito mio” su Google?

Sì, salta fuori un’intervista al Mancio prima di un Galatasaray-Chelsea del 2014. Provocazioni tra allenatori. La mia è una storia soprannaturale, a cavallo tra realtà e immaginazione, tipo Black Mirror ma molto più allegra.

Mancio contro Mou, non ti fa impressione? E’ come Maciste contro Godzilla.

Ho voluto bene a entrambi, molto. Poi il Mancio se n’è andato un po’ così. A pensarci bene anche Josè se n’è andato un po’ così. Ma dopo averci condotti al Triplete, eh. Col Mancio ho un conto aperto, una cosa da chiarire.

Racconta, gringo.

No, cioè, fu una cosa del tutto surreale. Primavera 2009. Sera tardi, sono a letto, tv accesa, faccio zapping e vedo apparire il suo faccione su Raidue, intervistato da Daria Bignardi, la trasmissione era “L’Era glaciale”.

Eh. Quindi?

A un certo punto inquadrano il mio libro, Settore4cfila72posto35-Quando non vincevamo mai, e Daria Bignardi fa due domande a Mancini leggendo altrettanti passi del capitolo che gli avevo dedicato. La prima non me la ricordo, ma la seconda sì: “Torti scrive che lei si è fatto la blefaroplastica, è vero?”.

Cosa rispose?

“No, non è vero”.

E poi?

E poi niente. Si è alzato, applausi, ed è entrato un altro ospite. Io sono rimasto a guardare il soffitto per dieci minuti, poi ho spento.

(7-continua)

COMUNICAZIONI DELL’AUTORE. (alla faccia del virus e della crisi dell’editoria, il libro è stato stampato e spedito a destinazione: giace da poche ore nel garage dell’editore. Non è bellissimo? Nella sua forma cartacea, si troverà presto online o rivolgendosi direttamente all’editore stesso con i mezzi offerti dalle tecnologie odierne – una mail, per dire -, mentre in libreria arriverà solo a Pavia e provincia, probabilmente sabato pomeriggio, perché per motivi umanitari abbiamo voluto dare la precedenza a questa terra con il peggior clima d’Italia e popolata da mostruose creature. Per i più evoluti tra voi, la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio e siti del genere o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble e BajaLibros.com. Tornando ai feticisti della carta, in attesa che tecnicamente approdi su Ibs et similia, per ingannare il tempo potete scrivere a giorgio.macellari@alice.it e avrete tutte le info) (cioè, ve lo spedisce anche) (dietro pagamento, immagino. Ma non sono affari miei, io scrivo e basta)

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Maggio 6, 2020
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4 commenti

Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 6)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 6

(città del nord capoluogo di provincia, Fase 2 everywhere, interno notte, prime zanzare)

(continua)

6 maggio. Ci abbiamo vinto una Coppa Uefa, many many years ago.

Siamo sempre quelli del 5 maggio, di quel 5 maggio, quello là. E invece è un mese anche di bei ricordi, tipo Parigi. Così come la Juve pensa sempre a quel 5 maggio, quello là. E invece a maggio ne ha combinate di cotte e di crude.

Allora è vero che pensi sempre alla Juve.

Anche la Juve pensa sempre a noi. Il like di Andrea Agnelli al tifosastro che dice di non volere lo scudetto Covid a tavolino “perché non siamo l’Inter” è davvero deprimente. Cioè, il primo pirla che passa paragona un campionato rivisto penalmente a uno interrotto da una pandemia mondiale e il presidente mette “mi piace”? Tu dimmi se non sono ossessionati loro.

Moratti gli ha risposto.

Meno male. Gli voglio tanto bene

Povera Juve, dai. Ti sei messo anche a gufare sistematicamente e in gruppo, il Bilderberg dell’anti-gobbismo. Non è bello.

E’ una piccola forma di resistenza civile. E’ divertente. E non è reato. Nemmeno con un millennio di gufate otterrei un giusto risarcimento.

Torniamo a noi. Il 6 maggio 2010 cosa è successo?

Non è successo niente. Era un giovedì, metà squadra aveva la borsa del ghiaccio sulle caviglie per la corrida della sera prima, Sneijder e Lucio erano in dubbio per le partite decisive, sulla nostra bacheca c’era una coppa in più, il Triplete era ancora possibile, anzi, era più vicino. Pensavamo al Chievo, alla Roma, al Siena, al Bayern.

Alla Juve no? Chiedo per un amico.

E’ juventino?

Chi?

L’amico.

No, dai, sei malato.

Li odio. E loro odiano noi. E me.

(6 – continua)

COMUNICAZIONI DELL’AUTORE. (alla faccia del virus e della crisi dell’editoria, il libro è stato stampato e spedito a destinazione: giace da poche ore nel garage dell’editore. Non è bellissimo? Nella sua forma cartacea, si troverà presto online o direttamente dall’editore stesso, mentre in libreria arriverà solo a Pavia e provincia, perché per motivi umanitari abbiamo voluto dare la precedenza a questa terra con il peggior clima d’Italia e popolata da mostruose creature. Per i più evoluti tra voi, la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio e siti del genere o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble – quando cazzo mai vi ricapita di ordinare un libro da Barnes&Noble? – e BajaLibros.com. Tornando ai feticisti della carta, in attesa che tecnicamente approdi su Ibs et similia, per ingannare il tempo potete scrivere a giorgio.macellari@alice.it e avrete tutte le info) (cioè, ve lo spedisce anche) (dietro pagamento, immagino. Ma non sono affari miei)

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Maggio 5, 2020
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Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 5)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 5

(città del nord capoluogo di provincia, Fase 2 everywhere, interno giorno, distanziati)

(continua)

E’ il 5 maggio. Quindi, parliamo del 5 maggio.

Quale? 1821, 1986, 2002 o 2010?

1986?

Leggo su Wikipedia che il 5 maggio 1986 è andato in onda in tv l’ultimo episodio di Love Boat. Boh. Vedi, la cosa di Napoleone ha ammazzato questo giorno, non è più successo un cazzo di veramente rilevante per secoli. Quando ti muore un Napoleone e un Manzoni ti ci scrive una poesia, il giorno è bruciato, non c’è più spazio per altro. I nati eccellenti del 5 maggio sono Marcello Giannini, Serse Cosmi, Enzo Miccio, Emanuele Giaccherini e Adele. Cioè, manco uno statista, un premio Nobel, un condottiero. Poi succedono cose importanti di calcio, e manco le citano. E vabbe’.

Sfioriamo un attimo l’argomento 2002, di cui sei uno dei massimi esperti mondiali.

Sì, sfioriamolo un attimo. Guarda, quella del 5 maggio 2002 fu in fondo la giornata più regolare di quel finale di stagione, dopo una serie di ruberie che avevano quasi consentito alla Juve di raggiungere l’Inter più miracolosa degli ultimi anni, una squadra che stava per vincere il campionato avendone giocato un terzo con Ventola e Kallon invece che con Ronaldo e Vieri. Ce l’avevano quasi fatta, perchè noi nonostante tutto eravamo ancora un punto avanti. Non avere vinto quella partita – come potevamo fare con una gamba sola, non fosse che il nostro equilibrio psico-fisico era ormai al lumicino – sarebbe stato bello solo per potergli dire: “Ce l’avete messa tutta, ma prrrrrrrrrrrrrr”. Ogni tanto sui social ufficiali della società postano “Buon 5 maggio!”, quanto bronzo su quelle facce.

Ti è rimasto qui, diciamo.

Beh, a parte il fatto di essere andato a Roma, di aver visto quello sfacelo e – non avendo trovato un treno per il ritorno – di aver passato la notte con il mio amico Gigi in un albergo a ore, direi che ho superato il trauma. Settore4cFila72Posto35 – il biglietto di quel giorno – è il nome originario del mio blog, che avevo aperto giusto un annetto dopo. Settore, senza il 5 maggio, non esisterebbe proprio. Tu staresti intervistando, chessò, Serse Cosmi o Enzo Miccio. E in fondo, almeno io, posso dire di aver colto il meglio da quella catastrofe. Da allora l’Inter, oltre che una passione, è diventata una missione. Come la resistenza sportiva e civile alla Juve.

Passiamo al 5 maggio 2010, dieci anni fa oggi.

Come ti dicevo, siamo stati a un passo dallo zero tituli e in un paio di settimane abbiamo incredibilmente risistemato tutto. Non mancava che vincere 4 partite (due di campionato). La prima era questa.

Il meno luccicante dei tre trofei.

Sì, ma fu una vittoria fondamentale, sofferta e liberatoria. Era l’ennesima sfida importante con la Roma degli ultimi 5 anni (ci metto anche la Coppa Italia del 2005), loro ci arrivavano con la bava alla bocca dopo averci rimontato l’impossibile in campionato e aver perso in casa con la Samp, per poi subire la beffa dell’Ohnoooo laziale. Menarono come fabbri per tutta la partita, una roba vergognosa, in mondovisione e sotto lo sguardo annoiato dell’arbitro. Milito segnò un gol meraviglioso, nel loro stadio, nel primo tempo. Secondo tempo: caccia all’uomo, nervi saldi (noi). Sipario. Coppa. E andatevene tutti affanculo.

Beh, aspetta. E il calcione di Totti e Balotelli?

Una delle cose più mostruose che abbia mai visto, rapportata al valore del personaggio. Cioè, era Totti, mica uno di quegli animali da terza serie sudamericana.

Solita domanda di controllo: chi giocò come centrale difensivo?

Cordoba e Materazzi. Uè, eravamo contati e con altri 17 giorni da paura davanti. Ramiro uscì già nel primo tempo, entrò Samuel che per fortuna era almeno in panchina.

Preciso. Cioè, è proprio un libro serio.

Sì, certo. Vabbe’, insomma, no. Anzi, sì.

(5-continua)

COMUNICAZIONI DELL’AUTORE. (il virus ha boicottato alcune importanti espressioni della cultura di questo disgraziato Paese: il film di Nanni Moretti, la mostra di Raffaello e il mio libro. Pazienza. Il libro di carta per qualche giorno ancora non c’è, si troverà presto online o direttamente dall’editore e in libreria arriverà solo a Pavia e provincia, perché abbiamo voluto dare la precedenza a questo popolo già pesantemente fiaccato dal Pm10, dalle zanzare e dalle nutrie. Per i più evoluti tra voi, la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio e siti del genere o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble – quando cazzo mai vi ricapita di ordinare un libro da Barnes&Noble? – e BajaLibros.com. Tornando ai feticisti della carta, per ingannare il tempo potete scrivere a giorgio.macellari@alice.it e avrete tutte le info) (cioè, ve lo spedisce anche, quando ce lo avrà) (dietro pagamento, immagino. Ma non sono affari miei)

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Maggio 4, 2020
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5 commenti

Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 4)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 4

(città del nord capoluogo di provincia in quarantena da quel dì, interno giorno o sera, tanto è uguale. Fase 2 iniziata, gente con la mascherina a penzoloni)

(continua)

4 maggio. Oggi è una specie di festa nazionale, ma immagino sia successo un tubo, dieci anni fa.

Eravamo solo
in fibrillazione totale, noi milioni di anime in pena. Ma in effetti sì, non
era successo niente.

Bene. Prima che tu vada a visitare parenti entro il sesto grado, potrei approfittarne per dirimere qualche dubbio a proposito della tua importante operazione culturale che si pone come un fascio di luce sulle tenebre del lockdown, o quel che ne resta.

Prego, con
piacere.

Hai detto che è il diario di un tifoso, la timeline emozionale degli eventi che hanno coinvolto un singolo tifoso – tu -, la moltitudine nerazzurra e l’Fc Internazionale Milano.

Esatto.

Ecco: ma a parte le cose dell’Inter, che sono Storia, come fai a essere così preciso sulle tue cose dieci anni dopo? Io non mi ricordo neanche cosa ho mangiato a pranzo.

Mio stolto amico, il mio blog è uno scrigno di informazioni preziose. Ho preso tutto quello che ho scritto 10 anni fa, ho tolto le cose inutili, ne ho aggiunte molte di più utili, ho ricostruito gli eventi, ho agevolato i ricordi, ho sistemato tutto, ho dato una forma armonica, gli ho dato un capo e una coda. Addirittura una trama.

È tutto vero?

Altrochè. Talmente vero che ci ho messo pure le foto. Ho dovuto provare a me stesso che mi era successa davvero tutta ‘sta roba. Non mi ci riconoscevo nemmeno io. No dai, sono troppo pigro perché sia davvero andata così. E quindi ho controllato.

E quindi? È davvero andata così?

Sì. In
quei quattro mesi ho persino corso due maratone. Oggi, dopo due mesi di
lockdown, ho camminato un’oretta e mi sento come uno che ha fatto il Passatore.

Eh, sono passati dieci anni.

Proprio (sospiro).

Domani è il 5 maggio.

Gli argomenti non ci mancheranno.

(4 – continua)

COMUNICAZIONI DELL’AUTORE. (il virus ha boicottato alcune importanti espressioni della cultura di questo disgraziato Paese: il film di Nanni Moretti, la mostra di Raffaello e il mio libro. Pazienza. Il libro di carta per qualche giorno ancora non c’è, si troverà presto online o direttamente dall’editore e in libreria arriverà solo a Pavia e provincia, perché abbiamo voluto dare la precedenza a questo popolo già pesantemente fiaccato dal Pm10, dalle zanzare e dalle nutrie. Per i più evoluti tra voi, la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio e siti del genere o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble – quando cazzo mai vi ricapita di ordinare un libro da Barnes&Noble? – e BajaLibros.com. Tornando ai feticisti della carta, per ingannare il tempo potete scrivere a giorgio.macellari@alice.it e avrete tutte le info) (cioè, ve lo spedisce anche, quando ce lo avrà) (dietro pagamento, immagino. Ma non sono affari miei)

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Maggio 3, 2020
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4 commenti

Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 3)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 3

(città del nord capoluogo di provincia in quarantena da quel dì, interno giorno o sera, tanto è uguale. Fase 2 alle porte, ennesima bellissima giornata devoluta al Covid)

(continua)

E il 3 maggio 2010?

No, non è successo niente. Avevamo giocato il giorno prima a Roma con la Lazio. Avremmo giocato due giorni dopo a Roma con la Roma, finale di Coppa Italia. Immagino che i ragazzi riposassero. Anche noi, credo, stavamo riposando. Noi tifosi, dico. Era un periodo così intenso.

Beh, non metterla giù così dura. Preferisci il lockdown?

Per carità. Era l’esatto contrario. Tutto aperto. Non c’era un attimo di tregua. Pensa solo alle due settimane precedenti. Mourinho un giorno disse, a proposito di tutti gli obiettivi per cui eravamo in corsa, una cosa ovvia e che pure mi colpì tantissimo: “Può finire in quattro modi diversi: vinciamo tutto, ne vinciamo due e ne perdiamo uno, ne vinciamo uno e ne perdiamo due, perdiamo tutto”.

Zero tituli.

Ecco. Torna per un attimo al 19 aprile. Eravamo in corsa per tre titoli ma nella merda fino al collo. La Roma ci aveva appena superati in campionato rimontando mille punti ed era gasata abbestia. La finale di Coppa Italia era a Roma con la Roma, quindi nel più fake dei campi neutri. E tra noi e la finale di Champions c’erano due partite con il Barcellona, il Barcellona!, di cui la prima in casa.

In effetti.

Ma nelle due settimane successive si riallineano i pianeti e come vuoi sentirti? Eccitato a palla, e centrifugato. Non ricordo cosa ho fatto il 3 maggio di dieci anni fa, ma probabilmente ho dormito 10 ore. Dopo ogni partita dell’Inter ero stanco come se avessi giocato anch’io.

Se questo è anche il tuo diario, è impossibile che tu – tu uomo interista – il 3 maggio 2010 non abbia fatto niente.

Beh, come minimo stavo cercando il pacchetto.

Sorry?

Il pacchetto per Madrid. Volo e biglietto. Il Sacro Graal del tifosotto.

(3-continua)

(il virus ha boicottato questa importante operazione culturale: il libro di carta per qualche giorno ancora non c’è, si troverà presto online o direttamente dall’editore e in libreria arriverà solo a Pavia e provincia, perché abbiamo voluto dare la precedenza a questo popolo devastato dal Pm10, dalle zanzare e dalle nutrie. Per i più evoluti tra voi, la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio o, se volete darvi un tocco internescional, nientemeno che su Barnes&Noble e BajaLibros.com. Tornando ai feticisti della carta, potete anche scrivere a giorgio.macellari@alice.it e avrete tutte le info) (cioè, ve lo spedisce anche, quando ce lo avrà)

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Maggio 2, 2020
di settore
6 commenti

Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 2)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 2

(città del nord capoluogo di provincia in quarantena da quel dì, interno giorno o sera, tanto è uguale. Nutrie di passaggio, zanzare in attesa)

(continua)

E quindi, partendo da Inter-Milan del 24 gennaio 2010, hai scritto un bel pippone epico su quanto era bella e forte l’Inter di Mourinho rivista 10 anni dopo? Beh, originale.

Non precisamente. Io la definirei una timeline emozionale.

Cioè?

Ho preso la mia agenda, quella dell’Inter, qualcosa ho
piluccato da altre squadre, ho aggiunto qualche evento esogeno…

Esochè?

Non sai da quanto volevo dire “esogeno”. Vabbe’, comunque è venuto fuori il racconto di quattro mesi pazzeschi. Dove l’Inter c’è sempre e ovunque, in ogni riga, ecco, ma un po’ sullo sfondo. Quei quattro mesi sono soprattutto i miei.

Cioè, non ti stai sopravvalutando?

No, amico mio, non fraintendere. Sono i quattro mesi di un tifoso – o tifosotto, se preferisci – e della sua squadra del cuore. È l’esperienza personale di un tifoso nel quattro mesi migliori della storia della suo club. Ognuno avrà avuto la sua, io ho raccontato la mia. Sapendo di giocare un po’ con la memoria e con i sentimenti di tutti. Di rappresentarli.

Ma le partite, i gesti, i gol, quelle robe lì?

Ah vabbe’ c’è tutto, ci sono anche i tabellini, figurati. Ci sono anche partite senza Inter. C’è anche un vulcano che erutta. Sono stati quattro mesi meravigliosi.

Domanda trabocchetto. È una timeline, giusto? È un diario, giusto? Oggi è il 2 maggio 2020. Cosa accadde – se accadde qualcosa – il 2 maggio 2010?

L’Inter
vinse a Roma con la Lazio 2-0. I tifosi della Lazione esposero un famoso
striscione. Scoppiò un putiferio.

Sei preparato. Arbitro?

Bergonzi.

Ah, ma è un libro serio.

Sì. Cioè no. Cioè, sì, molto.

(2 – continua)

(Non è colpa di nessuno, a parte il virus: il libro di carta per qualche giorno ancora non c’è. Ma la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio o, per gli amanti dell’editoria internescional, nientemeno che su Barnes&Noble e BajaLibros.com. Se siete feticisti della carta, potete anche scrivere a giorgio.macellari@alice.it e avrete tutte le info (cioè, ve lo spedisce anche, quando ce lo avrà)

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Maggio 1, 2020
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Maggio 2010-maggio 2020: quanti ricordi, non basterebbe un libro (st. 1, ep. 1)

(ma no dai, in realtà uno basta)

Stagione 1, episodio 1

(città del nord capoluogo di provincia in quarantena da quel dì, interno giorno o sera, tanto è uguale)

Scusa, ma dove cazzo eri finito?

E dove vuoi che fossi? Non sono un virologo, non gestisco emergenze, non ho soluzioni per la crisi, il calcio è fermo, l’Inter non gioca. Di che cazzo scrivo? Di giardinaggio? Non so distinguere una peonia da un cactus.

Vabbe’, parliamo di questi dieci anni. Forse un libro non basta a raccontare quella stagione.

No, dai, un libro può bastare. In fondo cosa sarà mai
successo di così clamorosamente fondamentale e irripetibile nel 2010?

Perché sorridi?

No, così.

E pensi che sia un libro scomodo? No, insomma, diciamolo: è un parto difficile.

Sai, ho pensato a molte cose. Anche che uno juventino cinese avesse creato il virus in vitro per bloccarne l’uscita per sempre. Avranno trovato un pipistrello in una grotta di Villar Perosa e bòn. Gli juventini sanno essere cattivi, gli viene facile. E niente, avevo programmato una lunga primavera di microanniversari, un contro-calendario di decennali di questo e di quello. Presentazioni di qui, presentazioni di là. Pensavo di cominciare a marzo, da Chelsea-Inter. E toh, siamo già a maggio.

A proposito. Perché sei partito dal 24 gennaio 2010 per raccontare tutto? Prima non era successo niente?

Praticamente sì, non era successo niente. Un campionato piuttosto livellato verso il basso, in cui – a parte il meraviglioso derby d’andata – partiamo senza grandi effetti speciali, e per qualche settimana stiamo pure dietro alla Samp e alla quasi peggior Juve del millennio – abbiamo pure perso a Torino, tzè. Ma non c’era storia, ci è bastato rialzare un po’ la testa per prendere il largo facile. In Champions, invece, un girone rognoso in cui dopo 3 partite abbiamo 3 punti e un bel giorno rischiamo di mandare tutto a ramengo per un gol di Sheva. Tu hai presente che a 5 minuti dalla fine della quarta partita della fase a gironi, con tre punti in classifica dopo tre partite, stavamo perdendo 1-0 a Kiev?

Poi abbiamo vinto 2-1.

Sì, amico mio. Siamo stati appesi a un filo. Lo siamo
sempre, mi dirai. Ma quella volta, sant’iddio, a che fottuto filo eravamo
appesi?

Terribile. Torniamo al 24 gennaio 2010.

Avevamo 6 punti di vantaggio sul Milan, che aveva una partita in meno e in quel momento era l’anti-Inter. Ci avessero battuti, ci avrebbero virtualmente raggiunti. Nella prima mezz’ora gli facciamo un culo imbarazzante, 1-0, poi cacciano fuori Sneijder per quella faccenda dell’applauso all’arbitro. In dieci la vinciamo uguale, 2-0, poi all’ultimo minuto rigore per loro ed espulsione per noi. Siamo in nove e c’è ancora il recupero da giocare. Julio para su Ronaldinho, boato, trionfo.

E quindi?

Poi Josè va in sala stampa e fa uno dei suoi best show ever. E io in soggiorno, al buio, davanti alla tv accesa seguo le parole dello Speciale con le braccia alzate. “Con questo vinciamo tutto”, dico.

E quindi?

E quindi da dove potevo partire se non da lì?

(1-continua)

(Non è colpa di nessuno, a parte il virus: il libro di carta per qualche giorno ancora non c’è. Ma la versione eBook è già disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio o, per gli amanti dell’editoria internescional, nientemeno che su Barnes&Noble e BajaLibros.com)

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Marzo 7, 2020
di settore
157 commenti

Dead championship walkin’

Buongiorno dalla zona gialla, dove si vive sospesi. Quasi come l’Inter, che in ciò che resta di quello un tempo noto come il Campionato italiano di Serie A non gioca dall’ormai lontanissimo 16 febbraio, quando si era ancora felici (beh, insomma, avevamo perso), ci si assembrava liberi e tutt’al più si schifavano quegli sfigati dei cinesi. Però non voglio qui parlare di coronavirus – di cui mi occupo per altri motivi h24, e perchè sposo in pieno la linea Klopp – ma di calcio.

Il campionato è finito da un pezzo, o forse fa finta di continuare in attesa di terminare all’improvviso (al primo magazziniere che risulterà positivo). Il calcio ha già dato il peggio di sè (è stato più semplice chiudere scuole e università di tutta Italia che fermare quattro balùba che giuocano a palla) e adesso prova a darsi un contegno, in maniera spaventosamente tardiva. Pagliacciate a parte, sei giorni fa la tifoseria che ha sede nella zona attualmente più virulenta d’Europa ha potuto percorrere due volte l’Italia da nord a sud, mentre io in contemporanea subivo occhiate diffidenti da vecchiette in coda alla cassa. Il calcio esce da questa vicenda a pezzi, per senso della realtà, etica morale, misura, ragione, fair play, per tutto.

Ah già, non si doveva parlare di coronavirus. Parliamo di calcio. Ma quale? E’ calcio questo? E’ calcio un Juve-Inter a porte chiuse? E’ calcio rinviare partite a spicchi, far giocare alcuni senza tifo e alcuni con, non dichiarare piani B per nulla (dai recuperi fino all’ipotesi peggiore, quella di fermare tutto), litigare anche sull’unica misura seria praticabile (partite in chiaro e ognuno a casa sua a guardarsela) sei giorni dopo aver fatto viaggiare frotte di tifosi da nord verso sud?

Il campionato è finito di fatto nell’ultima giornata giocata regolarmente, cioè nel rispetto del calendario e con pari opportunità e condizioni. Dopo – pagliacciate a parte, che resteranno nei secoli dei secoli – è iniziato un altro sport, il calcio (più o meno) a porte chiuse, che forse meriterebbe una classifica a parte. La distanza fisica, in campo e sugli spalti, è un concetto irreale. Hanno inventato un’altra disciplina e manco ce l’hanno detto. Ma ce ne accorgeremo domani sera, guardando un Juve-Inter in cui ci divertiremo un sacco a sentire le madonne di Conte e Sarri e le onomatopee di Lukaku e Bonucci, i calci al pallone e fischi nitidi dell’arbitro. Non vedo l’ora.

Sarò anche vittima dell’amarezza (ho qui davanti i miei tre biglietti di Inter-Sassuolo di domani, acquistati con entusiasmo a fine gennaio) o distratto da ben altre preoccupazioni (in zona gialla non è che si viva proprio proprio proprio rilassati), ma questi ultimi 20 giorni di calcio impermeabili ai fatti della vita sono stati una roba schifosa. Mi piacerebbe pensare che adesso si gioca e si volta pagina. Ma quale pagina? L’emergenza (quella vera) continua, e questo calcio sarà un altro calcio rispetto a quello che ci piace. Juve-Inter – una partita inimmaginabile senza pubblico – sarà un’esperienza estrema. Il campionato del Titanic chissà se arriverà sano e salvo a maggio. Boh, siamo tutti sospesi. E vorrei urlare Juve merda*, ma in questo vuoto l’eco è proprio fastidiosa.

(* comunque vincere al Latta Stadium sarebbe un bel modo di tornare a un’anormale normalità, cioè molto meglio di niente)

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