Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

Giugno 20, 2020
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62 commenti

Mariolino

Nell’anno della mia iniziazione al calcio vero, quello di San Siro, avvenuta sui miei eternamente cari gradoni dei distinti dietro la porta (odierno primo blu), Mario Corso faceva parte di quei monumenti in maglia nerazzurra e pantaloncini neri che i miei zii trattavano con affetto e deferenza. La mia avventura interista iniziava nell’autunno del 1970, da un Milan-Inter 3-0 con esonero dell’allenatore, cioè non benissimo – ma da quel giorno partì la cavalcata verso lo scudetto, l’undicesimo. Quell’Inter di Invernizzi era un’appendice della Grande Inter che i miei zii avevano respirato a pieni polmoni, la formazione alternava leggende a forze fresche e nuovi arrivi. Vieri, Bellugi, Facchetti; Bedin, Giubertoni, Burgnich; Jair, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso. Vincerà lo scudo, farà una finale di Coppa Campioni l’anno dopo contro la debordante Ajax di Cruijff, e declinerà fino al nuovo ciclo di Bersellini.

Mario Corso era il meno incasellabile di tutti. Ecco, sopra ho scritto la formazione in vecchio stile, mettendo i punti e virgola che ne scandivano la metrica non solo recitativa ma anche tecnica. I numeri di maglia, salvo rari casi, allora ti dicevano già tutto o quasi di qualsiasi squadra e qualsiasi giocatore. Ma Mariolino di sicuro non era, come voleva il suo 11, una semplice ala sinistra. Era un fantasista, una mina vagante, un uomo con un piede solo, ma che piede santiddio, che piede.

Fa impressione pensare che la prima volta che lo vidi – già piuttosto stempiato, i calzettoni abbassati, un fisico normale – aveva 28 anni. Ai miei occhi di bambino mi sarà apparso come uno di quei quarantenni ancora in forma che fanno i fenomeni al torneo dei bar di Voghera. Invece no, era ancora nel pieno della sua carriera. Aveva già vinto due Coppe dei Campioni (segnando il primo dei tre gol della mitica semifinale con il Liverpool) e due Intercontinentali (decidendo lui la seconda, infinita, ai supplementari della partita con l’Independiente nel ’64) e in quella stagione avrebbe vinto il suo quarto scudetto.

I miei zii lo adoravano, anche nelle sue pigrizie: “Guardalo guardalo, va a cercare l’ombra”, mi dicevano quando lo vedevano piazzarsi nella parte di campo non battuta dal sole del pomeriggio. Ne inventava sempre una. Ho visto dal vivo, dietro quella porta, una delle sue punizioni a foglia morta, era un’Inter-Torino nel 1972, vincemmo 2-0. Gol!, dissi io. I miei zii invece erano in delirio, tipo chessò, se avessero visto una punizione di Corso.

Per chi minimamente frequenta le serate degli Inter club, Mariolino Corso l’avrà incrociato di sicuro. Archiviata la sua carriera di allenatore mai davvero decollata, rientrato nei quadri societari, si era prestato con garbo e passione anche a questo ruolo di uomo-immagine, un pezzo della storia dell’Inter – uno dei pezzi più pregiati – che incontra il popolo nerazzurro. Ho anch’io un paio di foto con lui, forse un giorno troverò dove le ho scaricate. Ma mi piace ricordarlo un giorno a Torino, al vecchio Comunale. Inverno 1978, Juve-Inter, finirà 1-1, gol di Beppe Baresi e del Bonimba (per loro, mannaggia).

Ero con i miei zii e mio cugino, more solito. Siamo in tribuna, a un certo punto passa Mario Corso. No dico, Mario Corso! Rimaniamo impietriti, tranne mio zio Aldo che fa una cosa normalissima, d’istinto, gli dice “Ciao Mario” e Mario gli dice “Ciao”. Lo zio si gira verso di noi, aveva uno sguardo che avrei io oggi se incrociando Scarlett Johansson in Strada Nuova le dicessi “Ciao Scarlett” e lei mi rispondesse “Hello, very beautiful boy of this hugly mosquito’s city”. Io e Luca, mio cugino, ci guardiamo basiti: “Ma davvero gli ha dato del tu? A Corso?”. E niente, Mario, tocca dirti ciao anche stavolta, l’ultima. La foglia è morta.

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Giugno 19, 2020
di settore
8 commenti

Il Triplete è (anche) merito mio / 12

di MARCO F.

Mi chiamo Marco, ho 44 anni (compleanno il 29 maggio, solo sette giorni dal nostro Natale), sono di Monza anche se vivo in Brianza da 15 anni (mi dirai, ma Monza non è il capoluogo della Brianza? Vero, ma i brianzoli non riconoscono questo fatto, per loro Monza è città, e tutto ciò che è città non è Brianza per definizione). Interista da quando avevo 6 anni, mio padre era accanito tifoso del Monza e moderatamente gobbo e per fortuna non mi ha passato questa disgrazia: quando ho imparato a leggere e a scrivere, e grazie a un mio compagno di banco, sono diventato interista.

Sono abbonato a San Siro dalla stagione ’93-’94, 27 stagioni compresa questa, mai in curva, moltissimo terzo anello e da 9 anni secondo blu (alla fine di ogni partita sputo sui seggiolini)  e ti seguo fin dall’inizio, ricordo vagamente il tuo primo post che ho letto, era qualcosa sul golf (!), forse una lezione di prova che avevi fatto con scarso successo. Avrò scritto sì e no 3 commenti in croce ma li leggo tutti! 27 anni di abbonamento 5 finali europee dal vivo sono difficili da condensare in poco spazio, ma ci provo.  

Anzi, vabbe’, vado dritto al dunque. Ero presente a Madrid,  dopo 17 ore di fila in via Massaua, dalle 8 di sera all’una di pomeriggio di quel sabato che hai raccontato anche tu.

Siamo partiti in auto da Arcore il 21 mattina in tre, io e i miei due amici di stadio da sempre:  Giovanni (conosciuto sui banchi di scuola) e suo fratello Lorenzo, 12 anni più giovane di noi e che ci portiamo a S. Siro da quando aveva 7 anni. Siamo passati da Opera a prendere Marco, un collega di Lorenzo mai visto prima, e poi via dritti a…

… a Saragozza! Impossibile trovare un hotel a Madrid a prezzi umani, quindi abbiamo optato per Saragozza, hotel El Principe (!) in centro (scelta obbligata!) per la modica cifra di 88 euro per due stanze (22 euro a testa: a Madrid neanche un cesso pubblico a quella cifra, in fondo siamo sempre dei braccini brianzoli). Come noi anche un sacco di interisti e tedeschi!

Il mattino presto partenza e dopo 350 km ecco Madrid… La giornata passa veloce tra incontri casuali e non con amici e sconosciuti, c’è una bellissima atmosfera tra noi e i crucchi.

Alle 18 circa ingresso al Bernabeu, eravamo nello spicchietto rosso in alto a sinistra sopra le parole “E ORA…” della coreografia, un po’ in alto ma meglio del nostro 3 anello e soprattutto zero odiosi curvaioli, solo tifosotti come noi.

Partita in apnea come tutti, ma mi sono veramente preoccupato solo all’inizio del secondo tempo quando Muller ha sbagliato su Julio.

Dopo l’infinita esultanza per il secondo di Diego proprio sotto di noi, mi giro verso Giovanni stravolto dall’emozione e gli dico “E’ fatta, quando ci fanno due gol questi con la difesa che abbiamo? Lui mi guarda tra lo stupito e il terrorizzato, è una frase che non ho mai pronunciato in vita mia, neanche al 85’ su un 4 a 0 contro un Livorno, per dire.

Ma ormai ero sicuro,  lo ero (senza confessarlo a nessuno) dal fischio finale della semi di ritorno, era il nostro risarcimento globale totalissimo (cit. Settore). Non saremmo mai tornati a casa senza la coppona!

Il resto è storia, anzi leggenda, e io, tu e tutti gli altri presenti lo racconteremo ai nipoti! Grazie per il tuo interismo.

P.S.: non fa niente se non mi pubblichi, mi basterebbe un reply a questa mail per essere sicuro che l’hai letta!

P. P. S. S.: mi basta anche un Juve Merda!

COMUNICAZIONI DI SETTORE. Se volete far durare l’anniversario del Triplete un po’ di più, e ritenete di essere in possesso di storie del 22 maggio che il mondo non può non conoscere, continuate pure a mandarmi le foto e testi del vostro Triplete. Temete di non essere all’altezza del Pulitzer? Boh, se vi fidate sistemo io. E se volete sottoporvi alla gogna mediatica della rubrichetta “Foto dei lettori alla ricerca di facile notorietà sfoggiando il simpatico volumetto sfornato da Settore”, fotografatevi o fatevi fotografare. Poi mandate il tutto a r.torti@gmail.com e sarete esposti al pubblico ludibrio.

MILANO (NEW!). Care amiche e cari amici di Milano, sono lieto di annunciare che il libro è arrivato alla Libreria dello Sport, via Carducci. Ha fatto il suo ingresso anche sul sito. E’ andato esaurito ed è stato fatto rifornimento. Non assembratevi e portate la mascherina. Tenete anche due o tre metri di distanza dal libro di Chiellini.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO. Nella sua versione cartacea il libro è presente in libreria a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo, e a Milano (vedi sopra, Libreria dello Sport), ed è in vendita on line su Ibs.it e anche su Libreria dello Sport, Libreria Universitaria, LaFeltrinelli e Unilibro. Poi c’è anche la versione eBook che è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Libreria Universitaria, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio, LaFeltrinelli, Rizzoli
e siti del genere. Infine, è disponibile un’opzione simpaticamente old
style, una roba dal volto umano: scrivere direttamente all’editore, giorgio.macellari@alice.it,
e ricevere soddisfazione. Nel senso che Giorgio – uomo efficiente,
paziente, onesto e interista – il libro cartaceo ve lo spedisce anche
in un batter d’occhio direttamente al vostro domicilio (dietro
pagamento, immagino. E’ il mercato, direbbe Keynes).

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Giugno 18, 2020
di settore
7 commenti

Il Triplete è (anche) merito mio / 11

di FLAVIO

La mia road map verso Madrid, e quindi verso il Triplete, inizia con la fase due del mio tifo interista, precisamente il 28/04/2002. In quell’ultima domenica di Aprile, grazie al mio amico Francesco, tornavo a San Siro dopo innumerevoli anni e ne uscivo da vittorioso capolista a una giornata dalla fine. Da quello che accadrà una settimana dopo, qualcuno trarrà poi l’ispirazione per elaborare il lutto, ma questa è un’altra storia. Anziché abbatterci, da allora, ogni anno, testardamente, nonostante tutto quello che verrà poi fuori con Calciopoli, facciamo l’abbonamento, cosa che mi consentirà nel 2009-2010 di essere al secondo arancio in tutte le partite interne della stagione, più il derby di ritorno e le trasferte contro le squadre vicine a casa: Bologna, Chievo. Parma, Fiorentina.

Per la Champions, di norma, snobbavamo il girone di qualificazione, salvo per gli incontri con team blasonati; tenevamo tutte le energie per le fasi finali, dagli ottavi in poi. Del girone preliminare della coppa 2009-10 però non potevamo mancare due incontri casalinghi, il Barcellona (0-0), perché è il Barcellona, e, il Rubin Kazan (2-0), perché era decisiva. Poi finalmente ci siamo potuti scatenare e delle sei partite che ci hanno portato a giocarci la Coppa abbiamo mancato solo la trasferta contro il CSKA, un po’ perché Mosca è decisamente meno friendly di Londra e Barcellona, un poco perché il risultato era già abbastanza scontato.

E veniamo quindi al 22 Maggio.

Un attimo dopo che a Barcellona De Bleeckere fischia per tre
volte, parte il jingle : “Ce ne andiamo a Madrid, ce ne andiamo a Madrid”. Se
il paradiso esiste deve essere qualcosa di molto simile a quando siamo usciti
perdenti ma vincitori dal Camp Nou. Appena tornati coi piedi per terra ,
prepariamo l’operazione Madrid. Ora si trattava di rifornirsi di biglietti;
Francesco se ne procura subito due, senza se e senza ma, tramite Jakala. Mio
figlio (Giulio) e la sua ragazza mi propongono la Popolare di Milano e io, per
amore paterno, pur essendo già tra i beati li accompagno : il biglietto in più
lo userà il terzogenito, Riccardo. Se il Paradiso è uscire dal Camp Nou
vincenti, Via Massaua è un Purgatorio : soffri ma alla fine vedi la luce e la
beatitudine sotto forma di altri 3 biglietti.

Il giorno successivo vinciamo a Siena (ricordo Giulio al gol
di Milito, lui, agnostico, inginocchiato per ringraziare, penso, una qualche
divinità del calcio) e con lo scudetto sulle maglie e i biglietti in tasca,
iniziamo i preparativi logistici per i viaggi. Io e Francesco siamo in una
botte di ferro (o meglio, pensavamo di esserlo!): sabato mattina Malpensa, volo
aereo andata, biglietto per la finale, volo aereo ritorno, casa.I ragazzi
(Giulio, morosa e Riccardo) si preparano a partire il venerdì mattina con
l’Ulysse in configurazione furgone : due sedili davanti, uno solo dietro, e
spazio per bandierone, poster di Zanetti-Superman e altro materiale voluminoso.
Tutto sembrava filare per il verso giusto, quando il fato, travestito da
anziano al volante di una Panda si mette in mezzo.

Giovedì sera siamo a cena da mia madre , al termine
rientriamo a casa, pochi chilometri, Riccardo in Aprilia RS 50 (allora
diciassettenne viaggiava in motorino), io dietro in auto. Senonché, in un
incrocio a T (rivedo la scena come fosse oggi), la Panda svolta inopinatamente
senza dare la precedenza tagliando la strada al cinquantino e Riki rotola
nell’aiuola spartitraffico. Fortunatamente lo vedo subito in piedi e, a parte
il motorino malridotto (lo rottamammo), non sembravano esserci grossissimi
problemi, ma questo lo dovrà certificare il pronto soccorso, dove l’ambulanza, prontamente
allertata (l’ospedale dista dal luogo dell’incidente meno di un chilometro) lo
porta per inevitabile e doveroso controllo.

Come saprete la sanità è un fiore all’occhiello della nostra
regione (Emilia-Romagna) e in poche ore Riccardo viene restituito al mondo
praticamente come nuovo, non fosse per l‘insolita bendatura della mano destra. Avete
presente L.O.V.E , l’opera di Cattelan che sta davanti alla borsa a Milano?
Fortunatamente nel caso di Riccardo le dita non erano mozzate, ma l’effetto
ottico era il medesimo. Dimissione e visita di controllo per le 12 del giorno
dopo, venerdì.

I piani di Giulio prevedevano un approccio soft alla trasferta (1.700 km) con partenza il venerdi mattina, pernottamento in zona confine Francia/Spagna e arrivo a Madrid entro il primo pomeriggo del sabato, per questo aveva fissato la partenza intorno alle 10, ma alla luce degli ultimi avvenimenti sarebbe partito anche dopo la visita di controllo, cercando, strada facendo, di recuperare il paio d’ore perse, rispetto alla tabella di marcia. Il povero Riccardo anche dopo un sonno ristoratore era comunque, ovviamente, provato, la mano pulsava, e il dito medio, steccato nella ambigua postura, preoccupava, per cui lui era più per il no che per il si, e anche se l’esito della visita avrebbe potuto orientare ancor meglio la scelta, il suo mood pessimistico ci spingeva a dire a Giulio di partire secondo i suoi piani originali. La visita di Riccardo tutto sommato va bene, non c‘erano complicazioni, e Giulio che intanto aveva macinato chilometri e si trovava nei pressi di Alessandria si rendeva disponibile ad aspettarlo, ma una serie di considerazioni conservative, il timore di un peggioramento in terra straniera lo faceva desistere definitivamente.

Tristi per Riccardo, l’indomani (sabato 22 maggio) di mattina presto io e Francesco partiamo per Malpensa pensando di fare una trasferta come tante altre, con la sola differenza, e scusate se è poco, che si trattava di una finale di Champions.

Stolti.

Una qualunque procedura random non avrebbe saputo fare di
meglio nel disperdere amici e separare famiglie. (in compenso sono venuto a
sapere in questi giorni che almeno una famiglia ha contribuito a formarla.) Unica
consolazione, ovunque ti giravi eravamo tutti neroazzurri.

Imbarcati quindi su aerei differenti in orari tra i più disparati (il mio doveva partire alle 12 e alle 14 eravamo ancora fermi sulla pista) ci ritroviamo finalmente a Madrid all’ingresso della metro dell’aeroporto alle 17 passate. Via subito verso la Fan Zone dove alle 18 riabbracciamo Giulio e Silvia (la morosa) che dopo aver pernottato a Saragozza, erano arrivati a Madrid, freschi-freschi nel mezzogiorno, come da tabella.

Vengo informato che Giulio si era meritato il palco,
invitato a salirvi da Scarpini che lo aveva notato perché reggeva il già citato
posterone di Zanetti-Superman , pregevole opera photoshoppata del primogenito (Raffaello…
of course). Per questi pochi minuti di fama (cit. Warhol) era stato però
costretto a cantare “o mia bèla Madunina” ; fortunatamente io era in ritardo e
me lo sono perso.

In quel preciso momento storico, a poco meno di due ore dall’evento,
mi ritrovavo fuori dal Bernabeu con un biglietto in più, quello dello
sfortunato e incidentato Riccardo. Gli eventi erano stati così ravvicinati e le
decisioni prese all’ultimo momento che non ero riuscito a piazzarlo a casa,
avessi avuto più tempo lo avrei fatto sicuramente, tra gli amici compagni di
fede. Mi immagino l’invidia dei bagarini. Avevo quindi la possibilità : a)
rientrare completamente delle spese di tutto il viaggio, e anche qualcosa di più,
oppure, b) fare felice un ragazzo che contava i soldi e si faceva prestare
quelli che mancavano per acquistare allo stesso prezzo pagato alla Banca
Popolare di Milano, un biglietto della finale di Champions.

La seconda che hai detto, la b.

In pratica io avevo passato una giornata compreso
pernottamento in tenda sul marciapiede di via Fornari (per essere precisi) al
fine di recapitare a due passi dal Bernabeu Il biglietto per LA FINALE a un
ragazzo, che in ogni caso ignorava tutto questo; ma mi ha ricompensato il
pensiero di essere stato per un momento un semidio che ha il potere di fare la
felicità degli uomini.

Delle sensazioni delle ore successive, “dir non è mestiere”,
e infatti lascio ognuno ai suoi ricordi. Voglio invece dire del rientro.

Francesco ha un volo di ritorno alle 11 di domenica, io alle
5, visto che una volta a Milano avrei dovuto aspettarlo per 6 ore, uso l’opzione
Giulio-Ulysse.  Mentre saluto il compagno
di mille partite e lo lascio ai festeggiamenti notturni di Madrid , mi dice al sommo
della felicità, la storica frase : “Adesso posso anche morire”.

Ritrovato l’Ulysse che Giulio, all’oscuro della suddivisione
territoriale delle tifoserie, aveva parcheggiato dalla parte dei tedeschi,
partiamo alla volta di casa, pensando di fermarci in qualche posto sulla
strada, dimenticando che mezzanotte è passata da un pezzo e non si trova un
anima in giro sulla strada verso Barcellona, ma lo stato di alterazione dovuto
alla vittoria non ci permette di preoccuparci più di tanto, anzi, passare da
Guadalajara ci risveglia epici momenti hemingwayani; siamo evidentemente in un
universo parallelo. Ci addentriamo in quel nulla che c’è tra Guadalajara e
Saragozza ormai certi che alle due di notte non troveremo più un alloggio,
quando da quel nulla sbuca il Motel Sauca.

La situazione passa dalle atmosfere di “Fiesta” e “Per chi
suona la campana” a quelle di “Dal tramonto all’alba” perchè la location
farebbe la felicità di Tarantino; speriamo solo che quello che ci appare di
fronte non sia la propaggine emersa di un tempio azteco sommerso. Invece c’è
una stanza libera, non succede assolutamente nulla, la notte trascorre tranquilla
(anche se qualcuno dirà in seguito di aver sentito russare profondamente ) e il
mattino successivo è uno dei più bei mattini che si siano mai visti in
Castiglia.

La domenica ci va tutta per il rientro, esentiamo Silvia per
cavalleria alternandoci alla guida ogni quattro ore e il viaggio scorre leggero
anche perchè ci affiancano o affianchiamo, ci sorpassano o sorpassiamo berline,
camper, furgoni, van, pande, suv pavesati a festa coi colori del cielo e della
notte; il nostro bandierone nel quale Giulio si era avvolto durante
l’attraversamento del territorio bavarese tornando alla macchina, ora faceva
bella mostra di sé steso tra i finestrini laterali e il portellone posteriore. Sembravamo
un esercito vittorioso che tornava in patria.

Eravamo un esercito vittorioso che tornava in patria !

Ma dovevamo ancora stupirci. All’apparire della barriera di
Ventimiglia, ergo, del sacro suolo patrio, dalla radio, che improvvisamente riceveva
le frequenze amiche di Rai Uno, una voce: Cucchi che, evidentemente in replica
di telecronaca su qualche tg o trasmissione sportiva della domenica, ribadiva
da par suo: “L’Inter è campione d’Europa!” Non poteva essere solo una coincidenza.
Il dio del calcio esiste, e noi gli siamo “simpattici”.

p.s. Ovviamente tutti quelli del nostro entourage sanno che nell’ipotesi di una prossima finale di Champions il primo biglietto disponibile sarà per Riccardo, non si discute.

COMUNICAZIONI DI SETTORE. Nell’attesa del calcio asettico e silenzioso (ed eliminatorio) che ci aspettava, ci siamo tenuti compagnia con storie strappacuore del 22 maggio, le vostre. Se volete far durare l’anniversario del Triplete un po’ di più, continuate pure a mandarmi le foto e testi del vostro Triplete, del vostro 22 maggio, robe così, tra amici. Temete di non essere all’altezza del Pulitzer? Boh, se vi fidate sistemo io. E se volete sottoporvi alla gogna mediatica della rubrichetta “Foto dei lettori alla ricerca di facile notorietà sfoggiando il simpatico volumetto sfornato da Settore”, fotografatevi o fatevi fotografare. Poi mandate il tutto a r.torti@gmail.com e sarete esposti al pubblico ludibrio.

MILANO (NEW!). Care amiche e cari amici di Milano, sono lieto di annunciare che il libro è arrivato alla Libreria dello Sport, via Carducci. Ha fatto il suo ingresso anche sul sito. E’ andato esaurito ed è stato fatto rifornimento. Non assembratevi e portate la mascherina. Tenete anche due o tre metri di distanza dal libro di Chiellini.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO. Nella sua versione cartacea il libro è presente in libreria a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo, e a Milano (vedi sopra, Libreria dello Sport), ed è in vendita on line su Ibs.it e anche su Libreria dello Sport, Libreria Universitaria, LaFeltrinelli e Unilibro. Poi c’è anche la versione eBook che è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Libreria Universitaria, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio, LaFeltrinelli, Rizzoli e siti del genere. Infine, è disponibile un’opzione simpaticamente old style, una roba dal volto umano: scrivere direttamente all’editore, giorgio.macellari@alice.it, e ricevere soddisfazione. Nel senso che Giorgio – uomo efficiente, paziente, onesto e interista – il libro cartaceo ve lo spedisce anche in un batter d’occhio direttamente al vostro domicilio (dietro pagamento, immagino. E’ il mercato, direbbe Keynes).

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Giugno 17, 2020
di settore
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Il Triplete è (anche) merito mio / 10

di CLAUDIO *

*- cervello in fuga nella Perfida Albione

Contrariamente a quanto sostiene Settore (o lo sostiene anche lui? boh), il Triplete è chiaramente cominciato la sera di Kiev. Ai tempi vivevo in un remoto paesino della Pennsylvania, e da lì l’unico modo per vedersi la Champions era un canale streaming dell’Uefa. I commentatori osservavano come i nerazzurri, in calzamaglia per evitare l’assideramento, non sembravano dei gran lottatori e che non avrebbero fatto molta strada nel torneo.

Per me la partita più bella di quella coppa è stata Chelsea-Inter.  L’ho vista al Barley Mow, pub di fianco la stazione di Leicester, dove nel frattempo mi ero trasferito. Quella era la partita di Mourinho, tornato nello stadio che l’aveva reso Special. Quella è diventata la notte di Eto’o quando su magico lancio di Sneijder l’ha messa a 13 minuti della fine. Il pub accolse il trionfo nerazzurro nell’indifferenza, d’altronde alle foxes di Leicester l’unica partita che interessa è il derby col Nottingham Forest.

Inter-Barça l’ho vista in uno scantinato del Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts, dove mi ero recato a un meeting e dove son rimasto bloccato una settimana causa vulcano islandese. L’eruzione mi ha fatto perdere il primo compleanno di mio figlio Samuele (in omaggio a Samuel, ultimo grande stopper della storia del calcio) ma all’Inter ha portato bene.

Per Barça-Inter invece ero a un altro meeting, a Pantelleria. Quella sera convinsi tutti a rimanere in albergo per la partita, ma i colleghi inglesi disgustati dal catenaccio di Mou alla fine mi dissero che era stata la peggior partita che avessero mai visto. Offrì loro una grappa per farmi perdonare del mancato spettacolo e per festeggiare il passaggio del turno.

La finale la vidi al The Donkey, pub di Leicester vicino all’Università,  dove già ero stato per i quarti contro il Cska. Al pub ci conoscevano perché alle partite portavo anche mia moglie e mio figlio Samuele di anni uno, che così piccolo era diventato un beniamino del locale. Esultai composto ai gol di Milito, finii la mia pinta e ci incamminammo verso casa con Samuele addormentato in braccio. Amala!

COMUNICAZIONI DI SETTORE. Nell’attesa del calcio asettico e silenzioso (ed eliminatorio) che ci aspettava, ci siamo tenuti compagnia con storie strappacuore del 22 maggio, le vostre. Se volete far durare l’anniversario del Triplete un po’ di più, continuate pure a mandarmi le foto e testi del vostro Triplete, del vostro 22 maggio, robe così, tra amici. Temete di non essere all’altezza del Pulitzer? Boh, se vi fidate sistemo io. E se volete sottoporvi alla gogna mediatica della rubrichetta “Foto dei lettori alla ricerca di facile notorietà sfoggiando il simpatico volumetto sfornato da Settore”, fotografatevi o fatevi fotografare. Poi mandate il tutto a r.torti@gmail.com e sarete esposti al pubblico ludibrio.

MILANO (NEW!). Care amiche e cari amici di Milano, sono lieto di annunciare che il libro è arrivato alla Libreria dello Sport, via Carducci. Ha fatto il suo ingresso anche sul sito. E’ andato esaurito e ha fatto rifornimento. Non assembratevi e portate la mascherina. Tenete anche due o tre metri di distanza dal libro di Chiellini.

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Giugno 16, 2020
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Tutti invitati

Questa sera – martedì 16 giugno, ore 21.40 – in diretta sulla pagina Facebook Il Nero e l’Azzurro parlerò del libro (e di altro, quel che viene, robe nerazzurre high profile) con Michele Dalai. Nel totale rispetto di tutti i Dpcm degli ultimi tre mesi, possiamo assembrarci stando ognuno a casa sua. Siete tutti invitati, vi aspetto.

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Giugno 15, 2020
di settore
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Quelli che il Co-lcio (de insopportabilitate sprecorum)

Oggi, che è lunedì, si capisce già meglio la differenza. Cioè, se sabato sera avessimo passato il turno (un’impresa che, abbiamo visto, si poteva fare con una gamba sola), oggi staremmo aspettando una finale con la Juve. Lo spreco, col passare delle ore, sta diventando una roba insopportabile. Una finale con la Juve, buttata nel cesso un po’ così, un po’ credendoci e un po’ no, un po’ provandoci e ogni tanto distraendosi. Oggi, dopo una domenica di dolce riposo, saremmo all’antivigilia di una finale di Coppa Italia con la Juve, staremmo aspettando partita con la Juve con una coppa in palio, una roba fighissima dopo tre mesi di merda a non-pensare al calcio e a dimenticarsi come avevamo fatto a sprofondare così in classifica dopo aver rispirato aria purissima.

No, guarda, quasi non ci credo. Ce la potevamo fare e non ce l’abbiamo fatta. Sabato sera, a partita finita, ero normalmente deluso: “E vabbe’, niente, amen”. Oggi mi girano i coglioni. Domani sembreranno pale di ventilatore, mercoledì decollerò in verticale come un elicottero mentre scenderà in campo il Napoli al posto nostro. Che ce la saremmo potuti vedere con la Juve, e invece no, niente.

Per il resto, il ritorno al calcio è fotografato bene da audience mostruose e partite poco mostruose. Ne avevamo voglia, noi. Ma loro ne hanno voglia? Sono pronti? Delle prime due, più delle prodezze (Ospina, purtroppo, e poco altro) mi ricordo le cagate: CR7 che sbaglia un rigore (non ho letto speciali sulla Gazza sui rigori non entrati per un pelo), Bruce Rebic Lee che tenta invano un omicidio, Sven Goran Eriksen che segna direttamente da calcio d’angolo (bravo Ospina), noi che prendiamo un gol da rinvio del portiere (sempre Ospina) (Pallone d’Oro a Ospina?) con NESSUNO al posto giusto.

Per me, questo resta un altro calcio. O una versione diversa di un certo sport, tipo i Gran premi quando piove, le tappe del Giro quando nevica, le partite di tennis quando tira vento, gli arbitraggi quando c’è la Juve. Chiamarlo Co-lcio (Calcio Covid) è offensivo, ma il concetto è quello. Senza pubblico, senza pathos, senza orari, è un’altra cosa. In fondo, non mi dispiace. Da tifosotto fesso e appassionato cercherò di non perdermi nulla. Ma quando mi perderò qualcosa tirerò un sospiro e mi dirò: e vabbe’, chi se ne frega.

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Giugno 12, 2020
di settore
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Il Triplete è (anche) merito mio / 9

di BE.ST. IL PICCOLO

Caro Settore,

sono D. e ti scrivo da Ferrara, terra di nutrie e nebbia un po’ come la tua Pavia (o Voghera, vedi tu). Forse ti chiederai: ma ho così tanti lettori a Ferrara? In effetti la risposta è sì, d’altra parte sono il figlio di BE.ST.

La fede nerazzurra parte da lontano, probabilmente è insita in me e nella mia natura. Seguo l’Inter dai tempi di Mancini allenatore e di Adriano a guidare l’attacco. Questo mi ha portato a vivere nei miei primi anni di interismo i momenti più alti nella nostra Storia recente, culminati il 22 Maggio.

Leggere questo libro mi ha riportato a 10 anni fa, quando ero un bambino che vedeva una squadra lasciare andare il capocannoniere della Serie A e comprare alcuni giocatori più o meno quotati (siamo onesti: in quanti avremmo detto che Milito potesse essere così decisivo in Europa?), ma sicuramente (ne ero certo) desiderosi di vincere al fianco del Maestro.

La Champions mi sembrava qualcosa di utopico (visti i precedenti), ma la mia fiducia era alle stelle. Penso che aver conservato il foglio coi sorteggi che ci aveva dato il cameriere irlandese (vedi articolo “Il Triplete è (anche) merito mio / 1”) e aver disegnato la maglia da trasferta e il logo della Coppa a inizio stagione (guardare la foto per credere) ne siano una prova. Quei disegni ci hanno accompagnato a fianco del divano, a mo’ di santini, da settembre a maggio, perché se vuoi il bene della Squadra nulla può essere lasciato al caso.

Grazie Settore, il tuo libro mi fatto salire su un treno dei ricordi, partito da Kiev e – attraverso un viaggio lungo, tortuoso e indimenticabile, attraverso l’Europa, da Milano a Firenze, da Catania a Londra, da Mosca a Barcellona – arrivato a Roma, Siena e infine a Madrid, tre città che per l’Inter e i suoi tifosi, da dieci anni a questa parte, hanno un posto privilegiato nel cuore.

COMUNICAZIONI DI SETTORE. Cioè, ma davvero sabato giuoca l’Inter? In attesa del calcio asettico e silenzioso che ci aspetta, ci siamo tenuti compagnia con storie strappacuore del 22 maggio, le vostre. Se volete far durare l’anniversario del Triplete un po’ di più, continuate pure a mandarmi le foto e testi del vostro Triplete, del vostro 22 maggio, robe così, tra amici. Temete di non essere all’altezza del Pulitzer? Boh, se vi fidate sistemo io. E se volete sottoporvi alla gogna mediatica della rubrichetta “Foto dei lettori alla ricerca di facile notorietà sfoggiando il simpatico volumetto sfornato da Settore”, fotografatevi o fatevi fotografare. Poi mandate il tutto a r.torti@gmail.com e sarete esposti al pubblico ludibrio.

MILANO (NEW!). Care amiche e cari amici di Milano, sono lieto di annunciare che il libro è arrivato alla Libreria dello Sport, via Carducci. Ha fatto il suo ingresso anche sul sito. Non assembratevi e portate la mascherina. Tenete anche due o tre metri di distanza dal libro di Chiellini.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO. Sto scrivendo a palla come non mi capitava da decenni, e in calce ogni santa volta ho messo tutte le info, ma qualcuno continua a chiedermi: scusa, non ho capito, dove cazzo trovo ‘sto libercolo? E quindi lo ripeto per la settecentesima volta. Nella sua versione cartacea il libro è presente in libreria a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo, e ora a Milano (vedi sopra, Libreria dello Sport), ed è in vendita on line su Ibs.it e anche su Libreria dello Sport, Libreria Universitaria, LaFeltrinelli e Unilibro. Poi c’è anche la versione eBook che è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Libreria Universitaria, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio, LaFeltrinelli, Rizzoli e siti del genere. Infine, se proprio non ce la fate, potete fare una cosa simpaticamente old style, una roba dal volto umano: scrivere direttamente all’editore, giorgio.macellari@alice.it , e ricevere soddisfazione. Nel senso che Giorgio – uomo efficiente, paziente, onesto e interista – il libro cartaceo ve lo spedisce anche in un batter d’occhio direttamente al vostro domicilio (dietro pagamento, immagino. E’ il mercato, direbbe Keynes).

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Giugno 11, 2020
di settore
11 commenti

Cari amici vi scrivo

No, niente. Mi infilo tra un vostro racconto e una vostra sfilza di foto – che continueranno ancora per un po’ – per ringraziarvi.

La vita di questo piccolo libro – lo dico con leggerezza, così com’è leggero lui, il libro – sta risultando molto più movimentata del previsto. L’approdo di oggi sul Corriere.it, come il giocoso attacco al podio della classifica dei libri di sport di Ibs.it, sono cose che non mi aspettavo. Forse perchè non mi aspettavo niente di che in assoluto.

A un certo punto, tre mesi e mezzo fa, tutti ci siamo trovati a pensare ad altro. Prima noi lombardi, poi tutta Italia, poi tutto il mondo. Mondo che, da settimane e settimane, non fa che rinviare cose, accantonarne altre, ridimensionarne altre ancora. Figurarsi un piccolo editore e un piccolo autore con il loro piccolo libro (lombardo, pavese, vogherese). E se l’amico Giorgio, chessò, a fine marzo, nel pieno della negatività e dopo un mese ad aspettare inutilmente almeno una luce in fondo al tunnel, mi avesse detto “oh, pazienza, che ci vuoi fare, è andata così”, io gli avrei detto “Vabbe’, grazie lo stesso, ci abbiamo provato, maledetto Covid”.

E invece no, proprio nel momento più drammatico del lockdown questo libro ha iniziato la sua personalissima Fase 2: il relax. L’avevo scritto, riletto, sistemato, agghindato per le feste (il lockdown ha consentito ad Andrea di prendersi più tempo per la copertina). Bòn, basta, quel che dovevo fare l’avevo fatto. Relax. E intanto con Giorgio – tra continui annunci e smentite in generale sulla riapertura e, in particolare, sulla riapertura delle librerie – ogni tanto ci si sentiva e si pianificava, buttando lì qualche data per le uscite, seguita dall’immancabile “più o meno”. Non è rilassante?

Esce l’ebook, poi esce il cartaceo, con le frontiere ancora chiuse e quindi confinato in provincia di Pavia. Per il resto, “solo” piattaforme on line e un servizio vecchio stile in cui tu scrivi all’editore e lui ti manda il libro con quelle ricevute con la carta carbone, you know? Riprendo in mano il blog, scrivo a raffica come non facevo da un po’ – cosa saranno stati? Tipo dieci anni? -. Una promozione a costo zero, a chilometro zero, tra blog e social, al limite un po’ di usura ai polpastrelli. No, dico: non è rilassante?

Per tutto il resto, da lì in avanti, non posso che ringraziare voi, perchè io non ho fatto più nulla di speciale. Sì, vabbe’, ok, a parte fare il campo centrale tipo “Tutto il calcio” e giocare un po’ con tutti, ormai da un mesetto e mezzo, sul filo dei ricordi e del presente. Ma questa Fase 3 l’ho trovata divertente, molto, anche perchè mi sono rilassato a scrivere cose e rilassato a leggere le vostre. Con quel rito nato assolutamente per caso dello scambiarci foto e del raccontarci i nostri 22 maggi, tutti così uguali eppure strepitosamente diversi, come se ogni giorno verso sera ci ritrovassimo a bere una birra e a dirci cose nerazzurre, una seduta di Interisti (poco) Anonimi, “Ciao, sono X e sono sobrio da sempre”.

Ed è successa una cosa che quando la raccontano gli scrittori veri mi è sempre venuto il dubbio che fosse una cazzata, e invece mai come questa volta ho scoperto che ha il suo perchè. E forse è vera. Il libro ormai non è più mio, è vostro. Al limite nostro, ma non più mio. Ed è davvero una cosa bella. Anche questa, non me l’aspettavo.

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Giugno 10, 2020
di settore
7 commenti

Il Triplete è (anche) merito mio / 8

di DARIO

Sì, penso che il Triplete sia un po’ anche merito di tanti di noi e di conseguenza anche un po’ mio.

Non sono essendo giovanissimo, di partite dell’Inter ne ho viste parecchie.   Ho iniziato nei primi anni ’60 da ragazzino ad andare a San Siro con mio padre, naturalmente pure lui grandissimo nerazzurro, ma non mi dilungo con racconti sulle due Coppe dei Campioni consecutive vinte con Sarti, Burgnich Facchetti ecc. e sulla gioia di essere presente anche a Inter-Liverpool  del 1965 (spettacolo che non dimenticherò mai ) e poi esserci anche per la finale col Benfica e vedere alzare la Coppa con le grandi orecchie a San Siro in una serata sotto un diluvio universale con lo stadio impazzito! Da brividi.

Dal 1970 mi sono abbonato al primo anello verde (quando si chiamava ancora distinti e si poteva “girare ” tra un tempo e l’altro per andare dietro la porta in cui attaccava l’Inter)  con un gruppo di amici con cui vado tuttora.

Ok. Adesso però mi concentro sul grande anno 2010, e il film della stagione mi ripassa davanti perchè dal 5 maggio, data fino ad allora nefasta per noi e spesso ricordata con sfottò vari da chi sappiamo,  sono poi iniziate le nostre gioie e il loro incubo, e che gioie! Per arrivare a quelle gioie ci sono stati momenti particolari e serate meravigliose tipo Inter-Barcellona a San Siro, ma non dimentichiamo che ne abbiamo anche avute di difficili e personalmente quelle più sofferte sono… tutte. Ma l’ultima di campionato a Siena in particolare, una cosa da cuore in gola con la palla che non voleva entrare e i minuti passavano e noi soffrivamo finchè finalmente El Principe Milito l’ha buttata dentro!

E in Champions? Penso alla trasferta a Kiev risolta al 90esimo, ma soprattutto alla semifinale a Barcellona in 10:  eravamo a un passo da un sogno, l’ansia, l’angoscia, la tensione, il nervosismo, il patema d’animo, e la paura che tutto quello fatto fino a quel punto potesse svanire. E il terrore puro al gol subìto e giustamente annullato. Poi finalmente il triplice fischio, ero esausto, sfinito e stravolto ma impazzito di gioia: eravamo in finale!

Dopo 38 anni di attesa eravamo tornati al posto che ci spettava. Adesso iniziava il capitolo caccia al biglietto.  La settimana precedente la finale, sabato 15 maggio inizia la prevendita a Milano in via Massaua per i tesserati,  e dopo lunghe ore di coda  conquisto il mio biglietto che però cedo da buon padre a una delle mie figlie stratifosa (l’altra figlia era già entrata in possesso di un biglietto) e mi metto alla ricerca di un altro per me con l’ansia e l’agitazione di non trovarlo. Poi mercoledì 19 il miracolo! Trovo combinazione biglietto più volo per due persone, partenza sabato mattina alle 6 da Malpensa, ritorno subito dopo la partita. 

Felice come un bambino nel giorno di Natale coinvolgo uno dei miei più cari amici e mio vicino di posto allo stadio, Mauro,  e così inizia l’avventura. 
Auto fino Malpensa, aereo, pullman e finalmente la tanto agognata Madrid, già invasa da una marea neroazzurra che intonava canti e cori. E dopo aver girovagato sotto un sole cocente in lungo e in largo per strade e bar, alle 17 finalmente ecco davanti a noi il Bernabeu dove tutto si sarebbe compiuto.  Ho ancora i brividi mentre scrivo: il sogno si stava avverando e avrei vissuto un momento storico che poteva culminare col Triplete.

Non potevo non essere presente in un giorno così speciale, soprattutto per tifosi come noi disposti a tutto e sempre vicini alla nostra squadra negli anni. Confesso, ero convinto che si vincesse, non  c’era storia, eravamo i più forti, avevamo aspettato 45 anni,  ne avevamo viste di ogni , era il momento di vincere, di alzare la Coppa nel cielo di Madrid, come nel 1964  avevamo alzato  la Coppa Intercontinentale nello spareggio con l’Independiente  con un favoloso gol di Mariolino Corso ai supplementari.

E infatti è andata così. Al gol di Milito ho capito che eravamo vicini, al secondo gol poi… E finalmente in un delirio di emozioni, di gioia, di lacrime, di abbracci abbiamo alzato la Coppa e abbiamo fatto il Triplete. Non ho più parole per descrivere le sensazioni provate e anche in questo momento, mentre sto scrivendo, mi commuovo ancora.

Per tutta questa serie di motivi mi piace pensare che nel Triplete  ci sia anche un po’ di merito mio, e un po’ di tutti i tifosi interisti  perchè abbiamo una storia da poter raccontare e soprattutto da non dimenticare mai! L’uscita dallo stadio e il tragitto fino all’aeroporto… esaltazione totale, un continuo abbracciarsi , una festa senza sosta , un coro unico. E il ritorno a Milano è stato la continuazione di momenti che non scorderemo mai. Grazie, un abbraccio a tutti i tifosi interisti, al nostro presidente Moratti, ai giocatori, all’immenso Josè. Amala!

COMUNICAZIONI DI SETTORE. Cioè, ma davvero sabato giuoca l’Inter? In attesa del calcio asettico e silenzioso che ci aspetta, se volete far durare l’anniversario del Triplete un po’ di più, continuate pure a mandarmi le foto e la storia del vostro Triplete, del vostro 22 maggio, robe così, tra amici. Temete di non essere all’altezza del Pulitzer? Boh, se vi fidate sistemo io. E se volete sottoporvi alla gogna mediatica della rubrichetta di successo “Foto dei lettori alla ricerca di facile notorietà sfoggiando il simpatico volumetto sfornato da Settore”, fotografatevi o fatevi fotografare. Poi mandate il tutto a r.torti@gmail.com e sarete esposti al pubblico ludibrio.

MILANO (NEW!). Care amiche e cari amici di Milano, sono lieto di annunciare che il libro è arrivato alla Libreria dello Sport. Ringrazio il caro C., alias Jamesscott, che ieri in perfetto outfit Covid certifica l’avvenuto approdo de “Il Triplete è merito mio” nella capitale morale d’Italia. Eccolo: ha acquistato il tomo nella prestigiosa libreria di via Carducci e mi ha mandato in tempo reale la foto. Poi dicono che i blog non servono a un cazzo. Questo è un vero blog di servizio.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO. Sto scrivendo a palla come non mi capitava da decenni, e in calce ogni volta ho messo tutte le info, ma qualcuno continua a chiedermi: scusa, dove cazzo trovo ‘sto libercolo? E quindi lo ripeto per la settecentesima volta. Nella sua versione cartacea il libro è presente in libreria a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo, e ora a Milano (vedi sopra, Libreria dello Sport), ed è in vendita on line su Ibs.it e anche su Libreria Universitaria, LaFeltrinelli e Unilibro. Su Ibs. it c’è scritto “disponibile in tre settimane”: in realtà, è ormai accertato da numerose segnalazioni che arriva molto ma molto prima. Poi c’è anche la versione eBook che è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Libreria Universitaria, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio, LaFeltrinelli, Rizzoli e siti del genere. Infine, se proprio non ce la fate, potete fare una cosa simpaticamente old style: scrivere direttamente all’editore, giorgio.macellari@alice.it , e ricevere soddisfazione. Nel senso che Giorgio – uomo efficiente, paziente, onesto e ovviamente interista – il libro cartaceo ve lo spedisce anche in un batter d’occhio direttamente al vostro domicilio (dietro pagamento, immagino. E’ il mercato, direbbe Keynes).

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Giugno 9, 2020
di settore
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Il Triplete è (anche) merito mio / 7

di MICHELE

Era il sogno della mia vita da quando sono entrato allo stadio da bambino la prima volta (stagione 78/79, Inter-Milan 2-2): vedere la mia Inter vincere la Champions League! Obiettivo per nulla facile, per ovvie difficoltá calcistiche, ma anche perché vivo da circa 20 anni a Budapest e vedere l’Inter diventa sempre un lungo viaggio.

Ma arriviamo a maggio 2010, quando tutti gli interisti cantano “Ce ne andiamo a Madrid”. Faccio di tutto per andarci anch’io, ma sembra veramente impossibile, biglietti introvabili. Una settimana prima della finale, il colpo del secolo! La figlia di Moratti viene a Budapest dove si sta inaugurando l’Inter Campus Hungary. La salutiamo, raccontiamo la nostra storia di emigrati (oggi expats) e, quasi per scherzo, le chiediamo di fare il possibile per trovarci due biglietti, ovviamente a pagamento.

Lei sorride, saluta e se ne torna a Milano nel pomeriggio. Sinceramente nemmeno ci speravo. La sera accadde il miracolo! La Moratti richiama dicendo che ha trovato due biglietti per noi, da ritirare in una busta a Madrid da una certa persona. Giuro, sono felicemente sposato da 15 anni, ma in quel momento sarei corso a piedi a Milano per baciarla e saltarle addosso, felice come un bambino!

A quel punto altra difficoltá enorme: voli Budapest-Madrid e Budapest-Milano esauriti, non si trova un buco. Riesco a trovare una sola combinazione disponibile, partenza il 19 maggio da Lisbona, volo Lisbona-Madrid il 20 maggio. Dopo la partita Madrid-Lisbona il 24 maggio e rientro a Budapest il 25 maggio. Praticamente la mia finale di Champions League é durata una settimana, 4 voli, 6 notti in albergo e la mia Mastercard prosciugata del tutto…

Non sono in grado di scrivere cosa ho fatto in giro dal 22 maggio dopo le 23 perché non ricordo niente, devo avere bevuto molto, quello é sicuro. Però è stato follemente bello! Ricordo gli ultimi 2 minuti della partita, mi sono girato e intorno a me piangevano in tanti dalla gioia. Ricordo quel gran genio di Arnautovic che si era buttato in mezzo a noi tifosi a 10 minuti dalla fine. Ero nelle prime file e ho dovuto convincere la Polizia spagnola che Arnautovic fosse un calciatore e doveva rientrare ai bordi del campo, non ci volevano credere e li capivo bene…

Poi il fischio finale, la gioia, la festa, é stato tutto bellissimo! Ho 49 anni suonati e tanta voglia di ripetere un viaggio simile. Arrivederci a presto #brothersoftheworld

COMUNICAZIONI DI SETTORE. Tra un po’ si ricomincia, pare. In attesa del calcio asettico e silenzioso che ci aspetta, se volete far durare l’anniversario del Triplete un po’ di più, continuate pure a mandarmi le foto e la storia del vostro Triplete, del vostro 22 maggio, robe così, tra amici. Non temete se non vi ritenete all’altezza del Nobel per la Letteratura: se vi fidate sistemo io. E se volete sottoporvi alla gogna mediatica della rubrichetta di successo “Foto dei lettori alla ricerca di facile notorietà sfoggiando il simpatico volumetto sfornato da Settore”, fotografatevi o fatevi fotografare. Poi mandate il tutto a r.torti@gmail.com e sarete esposti al pubblico ludibrio, con la riconoscenza di tutti.

MILANO (NEW!). Care amiche e cari amici di Milano, sono lieto di annunciare che il libro è arrivato alla Libreria dello Sport. Ringrazio il caro C., alias Jamesscott, che qualche minuto fa, in perfetto outfit Covid, ha acquistato il tomo nella prestigiosa libreria di via Carducci e mi ha mandato in tempo reale la foto. Poi dicono che i blog non servono a un cazzo. Qui siamo ad altissimi livelli.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO. Sto scrivendo a palla come non mi capitava da decenni, e in calce ogni volta ho messo tutte le info, ma qualcuno continua a chiedermi: scusa, dove cazzo trovo ‘sto libercolo? E quindi lo ripeto per la settecentesima volta. Nella sua versione cartacea il libro è presente in libreria a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo, e ora a Milano (vedi sopra, Libreria dello Sport), ed è in vendita on line su Ibs.it e anche su Libreria Universitaria, LaFeltrinelli e Unilibro. Su Ibs. it c’è scritto “disponibile in tre settimane”: in realtà, è ormai accertato da numerose segnalazioni che arriva molto ma molto prima. Poi c’è anche la versione eBook che è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Libreria Universitaria, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio, LaFeltrinelli, Rizzoli e siti del genere. Infine, se proprio non ce la fate, potete fare una cosa simpaticamente old style: scrivere direttamente all’editore, giorgio.macellari@alice.it , e ricevere soddisfazione. Nel senso che Giorgio – uomo efficiente, paziente, onesto e ovviamente interista – il libro cartaceo ve lo spedisce anche in un batter d’occhio direttamente al vostro domicilio (dietro pagamento, immagino. E’ il mercato, direbbe Keynes).

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