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Febbraio 10, 2020
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The great return of Pazza Inter

Nell’ultimo (quasi) decennio, quando ci era capitata una serata così? Riassumendo: derby in casa da vincere, sapendo che la Juve ha perso e che la Lazio ha vinto (nel senso che se vinci sei primo, se non vinci sei terzo); primo tempo di merda in balìa del Milan, di un tuo ex attaccante ormai quasi quarantenne eppure dominante e di un tuo ex allenatore dei tempi medio-bui; secondo tempo a coglioni sguainati per metterne tre, che potevano essere sei, rischiare il 3-3 e poi fare 4-2 con l’Uomo del destino, in un impazzimento generale.

La risposta è: mai. In tutto questi tempo ci siamo concessi qualche emozione, certo, ma sempre di seconda categoria, per non dire terza. Del tipo che in un certo senso siamo costretti a ricordarci come “epiche” partite con la Lazio e con l’Empoli, in cui all’ultimo secondo di campionato agguanti un quarto posto e con esso la Champions. Diciamo che possiamo segnare un discreto upgrade di status e di ambizioni nella sera in cui ribalti un derby che in anni recenti avresti perso 4-0, ritrovi squadra e gasamento dopo un periodo un po’ così e riagguanti un posto in classifica rimontando 4 punti alla Juve in tre settimane. Per molto meno c’è gente che è diventata cieca.

Non mi aspettavo tanto quando dieci giorni fa scrivevo del periodo che ci attendeva dal 9 febbraio all’8 marzo (nove partite in 29 giorni). Pensavo a Inter-Milan semplicemente come alla suggestiva prima partita di un mini-ciclo pazzesco in cui, così, senza tanti giri di parole, ci giochiamo la stagione. E invece il derby è stato – anche – il match della svolta, dopo un gennaio parecchio critico e in attesa di affrontare, step by step, una serie di partite parecchio decisive, alcune cruciali.

Conte voleva eliminare il concetto di pazza Inter, ma l’emozione più bella e violenta di questa già straordinaria stagione ci viene proprio nella serata più patologica, in cui passi dalla depressione del primo tempo al carosello del secondo, con un processo di trasformazione degno solo di alcune menti genialmente malate. La pazzia a fin di bene non può non restare il nostro marchio di fabbrica se i risultati sono questi.

Lukaku che issa la nostra bandiera è lo spot del nuovo decennio. La punizione di Eriksen è il trailer del nostro futuro. Avanti così, ora basta con le mezze parole, le frasette soffocate e le mani sui coglioni: l’Inter ha la sua forma, i nostri obiettivi hanno un nome.

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Dicembre 20, 2019
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Il generatore di imprese pazzesche di CR7

Ho resistito fino alle 18, poi ho capitolato: ero al supermercato, ho visto nel raccoglitore una copia della Gazza e l’ho presa. Curiosità professionale, sportiva, umana, tecnica e concettuale: come si fa per il secondo giorno consecutivo a parlare su un giornale di un singolo gesto – un colpo di testa – dedicandogli metà della prima pagina e intere pagine all’interno e magnificandolo con trentasette aggettivi diversi, il più modesto dei quali è “spaziale”?

Appoggio la Gazza sul rullo della cassa. Prima pagina, titolo “RonalTo”, anatomia di un gol da marziano”. Didascalia della foto: “Il salto in alto di Ronaldo, 34 anni, mercoledì a Marassi: ha colpito di testa a un’altezza di 2 metri e 56 cm con uno stacco pazzesco di 69 cm”. Poi il titolo che, dopo tante resistenze, ha determinato la mia volontà di acquisto. Intervista a Marco Tamberi, papà e allenatore di Gianmarco: titolo, “Il salto di CR7 regola tempo e spazio”.

Regola tempo e spazio?, rifletto tra me e me mentre fisso la cassiera che mi chiede “Quanti sacchetti vuole?”, e io – in piena grandeur ronaldiana – le rispondo “Uno, no due, anzi tre. Tre!”.

Mi reco quindi in tutta fretta a casa dove non vedo l’ora di aprire la Gazza alle pagine 2 e 3 e leggermi avidamente l’anatomia di un istante in salsa calcistica, lo stacco e il colpo di testa vincente di CR7, un gesto atletico che al confronto Bob Beamon aveva la displasia dell’anca. Apro il giornale e nel fotone centrale compeggia un confronto tra due uomini in volo, Michael Jordan e Cr7. Minchia, mi dico. Ma non avevo ancora letto le due didascalie. Quella di Michael Jordan titola “L’altra leggenda”, lasciando intendere che la leggenda vera è CR7 e che il povero Air è già stato derubricato a vice-leggenda. Il testo: “MJ è alto 13 cm più del portoghese: per i suoi voli leggendari è stato soprannominato His Airness”. Cioè: volava più in alto di CR7 solo perchè più alto di CR7. Passo, con circospezione, alla didascalia di CR7: “Il paragone – CR7 parte da un’altezza di 185 cm, il suo stacco con la Samp ha ricordato Michael Jordan”.

(Strano – senza scomodare quel semidio di MJ – che non abbiano preso come paragone quella schiacciata pazzesca alle Olimpiadi di Sidney di Vince Carter, quando saltò l’avversario sfiorandogli la testa con lo scroto.)

Sotto, la classifica dei migliori colpitori di testa da agosto 2006 a oggi nei 5 maggiori campionati: primo CR7 67, secondo Llorente 58, terzo Aduriz 47, poi Crouch e Gilardino 40.

Ancora più sotto, il risultato del sondaggio on line. Chi è il miglior staccatore di testa della storia del calcio? (Staccatore di testa) (santa madonna) Primo, e che ve lo dico affà? Cristiano Ronaldo, 26%, davanti a Hrubesch 15% e Bierhoff 13%. Staccatore. Miglior staccatore della storia. “Che lavoro fa tuo padre?” “Staccatore” “Ah, figo”.

A destra, finalmente, l’intervista a Marco Tamberi. Increduli che a CR7 non sia stato assegnato d’ufficio il record del mondo del salto in alto togliendolo al povero Sotomayor (che ha passato 2,45 con il culo, non sfiorato i 2,56 con il ciuffo, ma tant’è), quelli della Gazza tentano di farsi dire da un allenatore di salto in alto che l’impresa di CR7 è la più straordinaria di tutti i secoli nei secoli.

Prima domanda: “Le differenze tra i due sport e i due tipi di elevazione sono enormi, però… che impressione fa quel gol?”. Risposta: “Sinceramente, quel salto non mi pare eccezionale da un punto di vista atletico”.

(gelo)

Seconda domanda: “Spieghi al popolo del calcio, per favore”. Risposta: “Guardi, nel basket il canestro è a 3,05 e molti cestisti ci arrivano con la testa. Bruno Bruni, un saltatore in alto che usava la tecnica ventrale, portava tutto il piede oltre l’anello del canestro”.

(gelo) (Bruno Bruni umilia CR7) (rischio licenziamento)

Terza domanda (sudando freddo): “Sì, ma i calciatori?”. Risposta: “Sono convinto che molti possano arrivare a 2,56”.

(gelo) (lieve malore)

Dalla quarta domanda in poi, l’intervistatore e Tamberi trovano un terreno comune, in cui il giornalista cerca di metterla disperatamente sul tecnico e Tamberi, impietosito, lo accontenta inventandosi che il movimento di Ronaldo è complesso, nel senso che a 2,56 ci arriva chiunque, ma magari a 2,56 scegliendo bene il tempo, colpendo bene di testa e segnando magari no, non lo fa proprio chiunque. Alla fine il titolo del pezzo sarà “Più che il volo, è speciale il gesto: così CR7 regola tempo e spazio”, che declinato in una versione meno onanistica sarebbe stato: “Bel gol, ma a 2,56 ci arriva anche mio cugino: piantiamola di farci delle seghe”. Il titolo che avrei fatto io se fossi il direttore della Gazza. Ma non lo sono, peccato.

Mi piange il cuore vedere due giornali ridotti così: il Corriere dello Sport rincorrere lo scandalismo, giocare con il razzismo nei titoli e inventarsi le lettere per andare in culo a un allenatore antipatico; la Gazza dedicare due prime pagine a un colpo di testa di Cristiano Ronaldo, dopo aver dedicato decine e decine di prime pagine a qualsiasi cosa griffata Cristiano Ronaldo, spacciando per oro qualsiasi cosa, persino i gol sbagliati o i Palloni d’oro non presi.

Mi aspettavo, l’anno scorso, che attorno a qualsiasi cosa prodotta da Cristiano Ronaldo (un passaggio, un assist, un autografo a un bambino, una parola in italiano, una scoreggia in ascensore) si potesse scatenare una tempesta mediatica, sia per la caratura del personaggio sia per l’effetto marketing prodotto sul campionato italiano dopo anni di pezze al culo e mezze figure spacciati per campioni. All’inizio quasi mi faceva simpatia. Ma l’eccessivo e continuo zerbinamento di fronte a CR7 già nel giro di qualche mese ha iniziato a sortire l’effetto opposto, l’inevitabile sconfinamento nel ridicolo che però non ha ridotto l’esposizione mediatica di ogni gesto riconducibile all’immensissimo campionissimo porto-juventino.

A un anno e mezzo dall’approdo di CR7 in Italia, siamo ancora a quel punto: i gol sono tutti splendidi, i tiri sbagliati sono indice della sua spaventosa offensività, i vaffanculo a Sarri sono il segnale di una sua intima delusione per non riuscire a dare il massimo, i gol di testa in elevazione sono un miracolo sportivo, fisico, fisiologico e umano. L’avesse segnato Lukaku, la cronaca sarebbe stata “cross da sinistra, Lukaku, colpo di testa, gol!”, ma l’ha segnato CR7 e allora via alle misurazioni tipo Nasa.

CR7 ha segnato un gran bel gol, ovvio, ma non ha riscritto la storia dell’umanità, tutto qui. Perchè solo a scavare sommariamente nei nostri ricordi di interisti vengono fuori cose così

o così

o così

o così

Mentre, secondo la Gazza, ci dobbiamo autoconvincere di aver assistito al secondo gesto più decisivo e più alto della storia dell’uomo dai tempi di Neil Armstrong. E invece CR7 ha solo segnato il più bel gol di testa mai realizzato durante una partita giocata a Marassi di mercoledì pomeriggio. Io sono d’accordo che noi tifosi siamo intellettualmente l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia. Ma non fate i fenomeni, dai, sennò ci verrà il dubbio che tre quarti delle cose che ci dite non sono vere, o un tantinello esagerate.

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