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maggio 10, 2015
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La prova del nove

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Mentre alla Juve sospendono la squalifica per un pittoresco lancio di una bomba carta ai tifosi avversari con nove feriti, contro l’Inter c’è un tale livore che la squadra avversaria, visto quello che era successo a Udine, si fa espellere due giocatori pur di giocare in nove sapendo di metterci in grande difficoltá.

Gemellaggio di ‘sta cippa, cara Lazietta nostra, questo è il clima infame contro l’Inter e chi tocca l’Inter (ogni tanto, quasi mai, ma a volte succede vivaddio) muore. Anche la Juve si sta organizzando per farsene espellere un paio sabato, perchè nessuno ormai vuole più correre il rischio di giocare in undici contro undici contro di noi. Il Genoa ha chiesto di iniziare la partita giá in nove, presentando all’arbitro una distinta di soli nove giocatori adducendo come scusa una intossicazione alimentare da focaccia al formaggio. All’Empoli non gliene frega un cazzo, ma si sta interessando solo per romperci i coglioni: Tavano si è detto disposto a farsi espellere giá al terzo minuto pur di far giocare la sua squadra almeno in dieci, se proprio non fosse possibile – come è nei piani – giocare in nove.

Tra l’altro stasera il complotto è stato addirittura fastidioso: non solo gliene cacciano fuori due agli altri, ma convalidano un gol irregolare a noi pur di farci pareggiare in modo poi da espellere il secondo in paritá di risultato, provocandoci una forte ansia da prestazione. È una vergogna, cazzo, non si può andare avanti così. Anche il comportamento dell’arbitro, cazzo, dai, non si può… lo sai che non siamo abituati a decisioni a nostro favore, lo sai, e ci metti in difficoltá. No, è uno schifo. Non vedo l’ora che questo campionato finisca, è una roba brutta.

Comunque vaffanculo, abbiamo vinto a Roma con la Lazio, è il settimo risultato utile consecutivo, i punti buttati nel cesso sono un peso insostenibile ma ci tenevo a dire Milan infame e Juve merda, perchè non bisogna dimenticare.

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aprile 25, 2015
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I capelli del Mancio

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Quanto cambia le cose un gol. No, voglio dire, Icardi che segna – finalmente –  e ti ribalta la serata e l’umore, quando ormai ero incazzato con l’Inter tutta e con lui tipo Osvaldo a Torino, perchè palle per il 2-0 prima e per il 2-1 poi le aveva giá avute e le aveva sfruttate male, senza passarla quando doveva, o tirando male quando poteva. E sono cose che a un attaccante capitano, ovvio, ma perseverare era diabolico e non vincerla ‘sta partita era un peccato, un peccato grave. Non vincere dopo due mesi e rotti a San Siro. Non vincere contro una grande, dopo boh, mesi, molti mesi, moltissimi (mai quest’anno).

E allora mi montava la rabbia per quel gol preso in maniera così naturale, due passaggi tiro gol, cose che agli altri riescono bene e a noi quasi mai, forse perchè gli altri non hanno la difesa dell’Inter (e certo, l’abbiamo noi). E ogni volta che inquadravano Mancini guardavo quei capelli, stinti, nè carne nè pesce, sale pepe e cappuccino, e mi veniva naturale il parallelo con l’Inter irrisolta, scolorita, indescrivibile come i capelli del Mancio.

Poi segna Maurito su assist di Podolski, una roba che se esistesse l’accoppiata nel calcio l’avrebbero data a 100. E allora sono contento, il Milan ha fatto ridere Udine e noi abbiamo colto – la sera del 25 aprile, cioè dopo 8 mesi di campionato – la prima vittoria alto di gamma della stagione. E mi sento su di giri e confuso, come il coiffeur di Mancini di fronte a una vittoria insperata e a un’impetuosa ricrescita.

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marzo 12, 2015
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Regalagli Carrizo

Drupi

(Karaoke)

Regalagli Carrizo
e sono giorni tristi
per quando farà buio
se lui non parerà

regalami se puoi
la qualificazione
la Lega dell’Europa
la mia felicità

Cazzate così grandi
da fare invidia a Melo
e l’ombra dei capelli
legati con un filo

quel filo di pensieri
bellissimi che avevo
rimettilo semmai
in panca a breve e poi

regalagli Carrizo
per le mie notti insonni
per i miei giorni tristi
se in Coppa non sarò

lo giocherò alle carte
in una mano sola
non toglierò un profeta
per metter quella sòla

regalagli Carrizo

per una volta ancora
vorrei veder l’Europa
toccare pure ferro
e poi ricominciare

vorrei segare il Wolsfburg
e andare più lontano
vorrei far tante cose
tenendoti per mano

regalagli Carrizo
gli vada di traverso
come questa sconfitta
in terra d’Aleman

come la prima volta
che ho visto il tuo bel viso
regalagli Carrizo
lo porterò per sempre
affancul

VfL Wolfsburg vs Inter Milan

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febbraio 24, 2015
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Overlook Hotel

Ho trascorso l’intervallo tra il primo e il secondo tempo a informarmi. Cerco “Podolski” su Wikipedia e in effetti trovo conferma a miei vaghi ricordi, tipo che ha giocato più di cento volte in nazionale e ha segnato un sacco di gol in carriera e che quindi, per la proprietá transitiva del sillogismo di stocazzo, ha anche tirato millemila volte. E allora perchè non tira più, perchè? Perchè non siamo in vantaggio a Cagliari dopo tutte ‘ste occasioni, perchè?

Inizia il secondo tempo e andiamo in vantaggio, bene!, con Kovacic, benissimo!, e mentre mi sto per rilassare sul divano mi ritrovo in una centrifuga. Non ci capisco più un cazzo, vedo la palla rimbalzare settecento volte davanti alla nostra porta, cross, controcross, lisciate, minchiate, Carrizo che para di tallone e sottoculo, schienate, pirlate, argh!, vado in bagno, no aspetta, altri cross, altri controcross, ma che succede? Vado in bagno, meglio, sì, un attimo solo.

Apro la porta, accendo la luce e aaaaargh!, sulla tazza c’è Cossu.

“Cazzo vuoi? Occupato”.

“Come, occupato? E’ il mio bagno, e tu dovresti essere a Cagliari”.

“Noi siamo dappertutto, e tu devi soffrire”.

“Soffro sì, dovrei pure mingere”.

“Aspetta, sto facendo forcing intestinale”.

Torno sul divano. Mi sento come Jack Nicholson all’Overlook Hotel, ma vedo che il risultato è ancora miracolosamente sull’1-0 e” poi vedo addirittura il gol del 2-0, un gol della madonna del capocannoniere del campionato (sará un’allucinazione? Fammi vedere su Livescore). Mi sento improvvisamente meglio, ma poi tornano le allucinazioni, naso nuca piede orecchio schiena, 2-1, ed è di nuovo un fraccassar di sensazioni, cross e controcross, diagonali e madornali,  “Cambia Mancio, fai un cambio, ti prego, ti scongiuro, chiunque con chiunque, ma fallo, fallo!”, sono in piedi come un bambino a saltellare davanti al televisore perchè il Cagliari pressa e io tra l’altro ho la voglia di pisciare di cui sopra. Torno in bagno di corsa, accendo la luce e aaaaaaaargh! sulla tazza c’è M’Poku.

“Occupato!”

“Sì, ma che cazzo, non ce l’avete un bagno al Sant’Elia?”

“E’ in ristrutturazione”.

“Ah, scusa”.

Torno sul divano, anzi no, in piedi davanti alla tv dove vedo gente in maglia bianca rinviare in fallo laterale e cercare angoli e chiamare “Tempo!”. Vedo addirittura Hernanes colpire una traversa. Maledette allucinazioni. Triplice fischio. Sará finita davvero? Anzi, l’avranno giocata davvero?

Ora però vado in bagno. Accendo la luce con circospezione. Sulla tazza c’è Daniele Conti. Ma vaffanculo va’.

“Occupato. Com’è finita?”

“In teoria 2-1 per noi, ma non ne sono sicuro. Non mi sento bene”.

“Aho, non vincevate tre partite di fila in campionato da due anni e mezzo. Ti spiace uscire? Mi debbo concentrare in raccoglimento sennò non defeco”.

Mentre vado a pisciare in cortile, dico tra me e me che fino a maggio in queste condizioni, e a queste condizioni, non ci posso arrivare. No no.

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febbraio 9, 2015
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Ci credi? Avanti, c’è posto

fuoriicoglioni

Dopo aver fatto un punto tra Empoli Toro e Sassuolo (e con l’inculata in zona Ranocchini con il Napoli), la partita con il Palermo, letta attraverso la classifica dell’avversaria, metteva il giusto timore. Per non dire panico, perchè pensate se solo l’avessimo persa, no dico, sarebbe stato un disastro tipo la manovra di Schettino. E invece no, l’abbiamo vinta e – al netto di alcune cose che non vanno rimosse, anzi – l’abbiamo vinta bene.

Ho intravisto nella scelta inizia di Mancini – a parte i centrali, dove è pura sussistenza – un messaggio forte e chiaro: gioca chi sta bene e chi ci crede, poi i numeri da mettere allo schema vengono di conseguenza. Podolski, Hernanes e Kovacic in panca: ohhh, giusto. Mica una condanna, mica una gogna, mica una riga col pennarello indelebile: macchè, solo un rapporto causa-effetto (fai ca-ca-re, no problem, gioca un altro) in attesa che tu, uomo temporaneamente escluso, nel giro di qualche giorno ribalti il rapporto a tuo favore. Avendo una rosa numericamente e tecnicamente adatta, le cose dovrebbero sempre funzionare così. Guarda caso, per una volta che funzionano così vinciamo 3-0 col Palermo. Un caso? Appunto.

Senza dimenticare i problemi, eh? Ci è andata clamorosamente di culo almeno un paio di volte, la difesa resta da paura, l’occasione di Rigoni nel primo tempo – si era capito 50 metri prima che avrebbero crossato a lui, liberissimo come Moretti, o come (metti un nome tra i tanti) – e il flipper in area nel secondo, una roba da Ridolini con Ranocchia ancora al centro dell’attenzione, sembrava Enzo Paolo Turchi… quindi anche questa partita, in cui  finalmente l’impegno e la qualità non sono mancati,  poteva finire in un modo diverso e ora (invece di guardare increduli la cifra zero dei gol subiti) saremmo qui a contorcerci davanti agli highlights. No, facciamoci una spuma in santa pace. Non c’è più nemmeno la classifica da controllare, è tutta salute.

Potessi, offrirei una birra a Brozo, porca miseria, gran partita. Bene Shaq, bene Guarin, bene anche Santon, benino un po’ di altri. Icardi ha segnato due gol e ha messo il broncio, va bene così, la testa è quella che è. Fallo tutte le domeniche, who cares? 18 gol dei 50 stagionali dell’Inter sono suoi. No, giusto per ricordarlo a chi dice che è un broccone. E’ una settimana che leggo e vedo dei segoni su un argentino classe ’93 che doveva illuminare San Siro. Non era lui, era un altro. E invece guarda un po’.

guarin

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febbraio 6, 2015
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De ranocchitudo interistorum

ranocchia

Che poi il problema, è chiaro, non è Ranocchia in sè. Il problema, purtroppo, è il ranocchismo dell’Inter intera. Dove il centro della questione continua a non essere  il povero Andrea Ranocchia, che in un’Inter diversa (metti con Samuel o Lucio 2009/2010 al fianco, con davanti Zanetti Cambiasso e Stankovic, per dire) avrebbe fatto probabilmente faville, ma il ranocchiamento di una rosa che in questo momento (voglio sperare che ci sarà un momento diverso, ecco) esprime quello che è. Una squadra che poteva capitalizzare – a livello di fiducia, di consapevolezza – le due partite con Juve e Genoa e invece ha fatto un punto nelle ultime quattro, perdendo due volte a tempo scaduto (una volta su calcio d’angolo, una volta da fallo laterale) (oratorio level). Una squadra che ha il possesso palla per due terzi di partita, e che di quella palla non sa letteralmente cosa farsene, visto che segna poco, tira poco, crea poco. E allora, ecco il punto, Ranocchia può inciampare al 93mo minuto nell’intervento più comico del decennio, ma quanti Ranocchia dobbiamo ringraziare per questo spaesamento che comincia a non avere più alcuna giustificazione?

Ranocchia capitano è il perfetto simbolo dell’Inter post triplete. Il cognome non aiuta (non so, prendi un John Terry, ti comunica un altro tipo di sensazione), ma questa è solo una battuta. L’Inter ha un Ranocchia capitano, questa invece è la realtà. Non Andrea Ranocchia in sè, ma un tipo come lui. Abituati a Zanetti, abituati a un’Inter che contemporanemante sfornava a nastro capitani in pectore – era un capitanificio, Zanetti, Cordoba, Cambiasso, Stankovic, Samuel etc. -, ora siamo a un capitan Ranocchia che dice tutto. Bravo ragazzo, buon giocatore, persona seria, e fin qui ci siamo e lo ringraziamo: ma poi? Oggi, al trentesimo inciampo, costretto a giocare su un infortunio, minato nella sua sicurezza, è tutto tranne che un capitano coraggioso. Scelta opinabile dall’inizio, dare la fascia a lui, e adesso quasi scaduta nel ridicolo: un peccato, per l’importanza della figura del capitano e per l’onore e l’onorabilità di Andrea Ranocchia stesso, che non merita di diventare il contro-idolo degli interisti nè il capro espiatorio di colpe non sue, al netto di una gigantesca puttanata al minuto 93, cioè oggettivamente non rimediabile. Comunque questo abbiamo e questo ci teniamo, degradarlo sarebbe una umiliazione che Ranocchia non merita.

Beh, si poteva fare qualcun altro da principio, no? Ecco il punto: chi?

A livello di atleti seri – questo è un requisito di base – non saremmo mica messi male. Anche Handanovic sarebbe stato un buon capitano (parla anche un italiano perfetto), ma anch’io sono tra quelli che pensa che il capitano non debba essere il portiere, soprattutto in una squadra che ha la personalità di un bambino dell’asilo. Uh, ma ce ne sono altri. Per esempio: Hernanes e Palacio sono due giocatori di profilo internazionale. Ma – eccoci al punto – non sono il Ranocchia del centrocampo e il Ranocchia dell’attacco, due giocatori bravi e forti finchè si vuole ma senza carisma. Vidic poteva essere una scelta di immagine, ma è una sciagura, un Ranocchia al quadrato, o forse al cubo. Lasciamo perdere Nagatomo (serve parlare italiano) e Juan Jesus (il Ranocchia brasileiro). Diamola a un giovane? Beh, non a Kovacic, il Ranocchia dei Balcani, eccelso giocatore e personalità ancora non pervenuta, uno che diventerà una grande giocatore lontano da Milano, incastonato in una squadra un po’ più strutturata, non in questa Inter così poco propensa – ma perchè, poi? perchè? – a tirare fuori i coglioni.

Rimarrebbe Icardi, uno che ha appena dato dei pezzi di merda ai suoi tifosi, non esattamente un comportamento da capitano. Perchè lui, peraltro, a conti fatti il miglior interista della stagione, la fascia la meriterebbe, se non altro a scopo terapeutico. Come a Guarin, un altro personaggio borderline cui una responsabilità vera non potrebbe fare che bene. Ma qui, forse, ormai siamo ai confini con la fantascienza. Se rimane, il capitano un giorno sarà Shaqiri: il miglior rapporto qualità/zebedei  è già suo, anche se nel febbraio 2015 all’Inter sarebbe facile primeggiare. Forse ce la farei anch’io, uno zuzzurellone se ce n’è uno.

 

 

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gennaio 7, 2015
di settore
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L’amica ritrovata

icardi

Giuro, quei due minuti intercorsi tra l’entrata in campo di Osvaldo e l’espulsione di Kovacic – due minuti, 120 luridi secondi – sono stati i miei due migliori minuti di Inter da non so quanto tempo a questa parte. Tra melasse mazzarriane, squadre senza patria, partite della minchia e mediocrità diffuse, mi ero dimenticato di certe sensazioni. Ho visto intere partite rischiando le piaghe da decubito, addormentandomi come un vecchietto post-prandium, smadonnando senza Dolby surround, esultando con simil-sbadigli (go-awwwwgh-lll), senza nutrire grandi attese e aspettando senza fregole la fine dei novanta minuti. Un paio di partite di Coppetta le ho saltate a piè pari, oplà! E invece stasera, quando gli sguardi degli juventini tradivano l’impanicamento e l’Inter aggrediva come tante volte avrei voluto vedere – e mai avevo visto negli ultimi due anni, o forse tre, o forse boh -, ecco, ho visto che il Mancio a bordocampo dava istruzioni a Osvaldo e allora mi sono alzato e come un bambino dell’asilo ho urlato:

“Togli quel profeta della mia fava e metti Osvaldo e vinciamola, santiddio!”.

E quando in effetti pochi secondi dopo ha tolto il profeta della mia fava, quasi ad accontentare la mia invocazione, mi sono sentito pervaso di un interismo antico, forse anche un po’ ingenuo ma genuinamente impetuoso, perchè non ero solo io che volevo vincere la partita – chi non vorrebbe inculare la Juve nel Latta Scadente Stadium dei miei due zebedeos? – ma lo voleva anche il Mancio, cazzo, uh se lo voleva, e lo volevano anche i ragazzi, al netto dell’inguardabilità e dell’inadeguatezza di alcuni di loro, che si è stagliata anche a Torino, più che mai, perchè la Juve impanicata la dovresti trafiggere come ai tempi di Cruz o di Milito, e invece no, la pungoli, la spaventi, senti l’odore delle sue feci nelle mutande nike ma non l’ammazzi diobono, ahimè, ahinoi, non l’ammazzi, e resti 18 punti dietro, e non deflori l’Alluminium Drome, pazienza, però che nervi, che spreco.

Quando Er Croazia ha tentato (meritoriamente, s’intende) di svellere un bianconero puff!, 120 secondi dopo ci siamo ritrovati in dieci con l’avversario ubriaco ma anche la necessità di pararci il culo. E niente, è finita 1-1 ma in quei due minuti ho sognato a occhi aperti, anzi no, ho toccato la vittoria, l’ho sentita, ce l’avevo in mano, l’accarezzavo, tipo quando ti danno in mano la coppa e tu la devi issare, ecco, io già la impugnavo, aspettavo solo l’ufficialità.

Come vorrei poter dire che questa, finalmente, è stata la svolta. Dopo un brutto primo tempo, dopo aver preso un gol da strozzarne tre (ma per primo Ranocchia, l’Uomo Molle), entrato Podolski siamo diventati la squadra che dovremmo sempre essere, cattiva, cazzuta, pericolosa, determinata. Anche un po’ scarsa, porco cane, perchè questi siamo, ma in un campionatino dove vivacchiando ti tieni a galla oltre ogni aspettativa noi dovremmo essere qualche gradino sopra. E io ci voglio tornare, sopra. Vi voglio così. Brutti, sporchi, scarsi ma cattivi. E magari più – come direbbe Verdone – coesi. Tipo: ho un compagno sulla destra più libero di me, certo, è un pezzo di merda e forse tromba anche più di me, mi sta sul cazzo, però io non devo pensare a queste cose e gliela do, tic!, eccolo là, e adesso mettila pezzo di merda, gaaaaaaaaaaa!

No, rewind. Comunque, avanti così. Avere voglia di vincere, provarci, rischiare. Astenersi mozzarelle. Vi voglio bene, nonostante tutto.

icardi2

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novembre 28, 2014
di settore
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Piccoli segnali crescono

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Abbiamo vinto 2-1 giocando in dieci per 45 minuti, e scoprendoci migliori in 10 che in 11 (una consapevolezza che puoi acquisire solo se il tuo capitano giá ammonito si esibisce nel taekwondo durante una partita di calcio), conquistando il primo posto nel girone e rimanendo imbattuti in Europa, vestendo l’inguardabile maglia della nazionale infermieri e ferristi, con un gol di Kuzmanovic che non segnava da circa 27 anni, con l’allenatore che compie 50 anni e sconta una squalifica turca, con Salsano e Nuciari in panchina che neanche i fratelli De Rege (passare in 4 anni da Mourinho a Salsano & Nuciari, santa madonna), con Handanovic che para un rigore – il sesto consecutivo, perchè subire gol quando puoi provocare rigori? -, con un culo diffuso e clamoroso – ci vuole anche quello, almeno ogni tanto – che si sostanzia nei gol sbagliati in maniera creativa dal Dnipro e nei 74 rimpalli che mettono il pallone sul piede di uno che non segnava da 27 anni e fa gol con sette giocatori schierati davanti.

Al di lá di analisi che una vittoria ti può anche esentare dal fare, al di lá della confusione che regna ancora un po’ sovrana, al di lá del fatto che a volte le cose sembrano più semplici di quanto ti aspetteresti (del tipo: anvedi che certi giocatori rendono meglio nel loro ruolo ideale?), al di lá che il Mancio ne deve ancora fare di strada e l’Inter ancora di più, insomma, al di lá di tutto:

non è che per caso si sono riallineati i pianeti?

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ottobre 20, 2014
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Ricomincio da sette

A conti fatti, addì 19 ottobre 2014 e al termine di una partita che ci ha lasciati – diciamo così – un pelo perplessi, l’Inter ha dato il primo vero segno di vita della stagione. Non considereremo vittorie vere quelle dell’Europa League, no? E nemmeno considereremo partitoni le due vittorie in campionato (il mitico Sassuolo e l’Atalanta), in cui la pochezza degli avversari ha superato la nostra eventuale buona vena, no? Bòn, rimarrebbero i due pessimi pareggi in trasferta e le due atroci sconfitte con Cagliari e Fiorentina, intervallati da una partita di Coppa in cui, contro una squadra di incerta nazionalità, cadevamo a turno come pere per i crampi. E così quella con il Napoli, confronto diretto con una delle (ex) favorite del campionato, al netto di cose che sapevamo già (palle stupide  perse da un centrocampo sempre al limite dell’affanno, errori difensivi da rimanerci secchi), è stata la nostra miglior prova. Almeno si è vista la squadra provarci e riprovarci, e recuperare due volte lo svantaggio nell’ultimo quarto d’ora di partita è tutt’altro che banale. Magari ci avessimo messo gli stessi coglioni a Palermo o a Torino, magari avessimo giocato così a Firenze, magari avessimo avuto lo stesso barlume di lucidità con il Cagliari. Magari.

Non saremmo qui, per esempio, ad aspettare il posticipo di stasera (Empoli-Genoa, buahahahaha), per dare l’esatta dimensione della nostra classifica. Stasera ci ritroveremo dietro o alla pari con il Genoa, o alla pari con l’Empoli, e son quelle cose che ti creano l’esatto contesto, you know. Inter-Napoli – un pareggio così ci può stare, aggiungici pure una discreta dose di rimpianto – è la prima partita coerente del nostro campionato. Coerente con le nostre possibilità e le nostre aspettative.  Se ci giriamo indietro vediamo un calendario con le prime 5 partite da red carpet in cui, invece di fare minimo 13 punti, ne abbiamo fatti 8. Vediamo almeno 4 partite (su 7, non male) di merda. Due vittorie (su 7): appunto, siamo nella fascia del Genoa e dell’Empoli, ben ci sta.

Intorno (anzi, sopra) è tutto uno schiaffo morale. Il terzo posto (i primi due non consideriamoli nemmeno più, è stratosfera) è a 6 punti (dopo 7 partite: minchia!): ed è la Samp, mica il Bayern. Il Milan (il Milan!) è 5 punti avanti, col miglior attacco in campionato, una partita in trasferta in più di noi, 11 gol segnati fuori casa e noi 1 (uno). Strama è ancora 4 punti avanti, la Lazio data per morta è 3 punti sopra. Sarebbe bello – meglio tardi che mai, in fondo ne mancano ancora 31) che il nostro vero campionato fosse iniziato ieri, in una partita che recuperi non si sa bene come, in uno sforzo finalmente corale di tirarsi fuori dalla palta. Si tratta di prendere il ritmo e di pensare – come in una maratona – a fare bene un chilometro dopo l’altro, senza guardare se gli altri adesso ti scappano via. Possiamo fidarci? Boh, questa è una domanda che – dopo 7 giornate -richiede troppo sforzo fisico e morale: è una domanda da calo di zuccheri, e gli orociok non posso mangiarli anche fuori partita.

hernanes

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settembre 24, 2014
di settore
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Facili ma belli

Non sottovaluterei la cabala, che ci dava per (quasi) morti: non vincevamo con l’Atalanta dei tempi di Mourinho e in tribuna c’era Thohir, due circostanze che lasciavano presagire una bella partit’emmerda, un altro pareggino e via a massacrarci gli zebedeos. E invece buono, anzi ottimo: abbiamo vinto, giocato (un’oretta almeno), creato (due gol, un rigore sbagliato, due pali, varie occasioni), preso zero, rischiato poco (un pochino più del fisiologico, male i primi venti minuti del secondo tempo). D’accordo, non c’era più Bonaventura, passato alla squadra che pareggia di più con l’Empoli al mondo. Ma in casa viaggiamo proprio bene e ha pure segnato il Profeta, che ci voleva proprio, per lui e per noi, che lo stiamo aspettando da mesi e mesi di prestazioni loffie. Aggiorniamo il ruolino di marcia di questo inizio di stagione very easy (non sarà mica un calendario difficile? no, dico) con 5 vittorie e 2 pareggi Coppa compresa, un gol subito e 20 segnati. Adesso ci aspettano altre due partite in casa teoricamente semplici (Cagliari e Kamarà, Laganà, Gabarà, vabbe’, ci siamo capiti) prima di un esame un po’ più impegnativo (Fiorentina a Firenze) che arriverà il 5 ottobre, dopo un mese e mezzo di stagione, e dovremmo arrivarci preparati. Torino e Palermo, in questo contesto, spiccano sempre di più come occasioni buttate nel cesso. Ci ripenseremo quando strappare punti di qua e di là diventerà fatalmente più difficile.

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