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Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

maggio 1, 2016
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Che Dominika bestiale

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L’Inter ha avuto un buon impatto con la partita: un uomo anziano, dopo sette minuti, scherza la difesa con un triangolo scolastico, balla il geghegè davanti ad Handa che fa il limbo e si corica, fa un cucchiaio che sembra un mestolone da marmitta militare e bòn, è finita.

Cioè, al settimo minuto (e qualche secondo) di solito le partite iniziano, ma la nostra è finita. Di solito le partite si rimediano, ma la nostra è irrimediabile e i nostri sono irrimediabilmente decisi a non rimediarla. Il primo tempo è una roba oscena tipo City-Real al quadrato, quelle partite nelle quali ti chiedi come mai hai eletto il calcio a tuo sport preferito e non, chessò, la lotta greco-romana. L’Inter è molle come un Certosino. Mi prende un abbiocco clamoroso che di solito domino, ma che stavolta assecondo.

“Oh – penso nel dormiveglia diagonale sul divano – magari mi addomento, poi mi sveglio e stiamo 1-1 e sono contento e bòn”.

Non accade.

Nel secondo tempo, dove mettiamo insieme alcune occasioni davvero eccitanti, che al confronto Don Matteo 10 è Breaking Bad, a un certo punto prendo una decisione: giro sul 64.

“Vaffanculo. 64”, dico brandendo il telecomando come una banderilla.

Il 64 è il mio canale jolly. L’Inter fa cagare? Non c’è un cazzo in tv? Ho 10 minuti di relax? Fa troppo caldo/troppo freddo per uscire? H0 5 minuti liberi? Non ho voglia di andare a fare la spesa? Vado a correre, anzi no, vado tra un quarto d’ora? Il tg non è ancora iniziato? Lazio-Inter è la prima causa di impotenza nell’uomo?

Giro sul 64.

Fanculo Inter, giro sul 64. 64 forever, diobono. E mi trovo nel bel mezzo di Cibulkova-Radwanska. Cioè, l’ambientazione è una roba alla Stephen King, quelle cose che guardi e riguardi e non ci capisci un cazzo. E’ domenica, quindi è la finale? No, è il primo turno di Madrid. Primo turno? Roba da matti. Fa un freddo becco, le due sono belle bardate. La telecamera allarga: in uno stadio da 10mila spettatori ce ne saranno sì e no 2-300. No dico, Cibulkova-Radwanska. Mica Torti-amico di Torti. Incredibile.

‘Spetta che giro. Sempre 1-0 per la Lazio.

Vai sul 64 santa madonna. La Cibulkova sta 6-4 5-3, poi va in pappa come spesso le accade, la Cibulkova ha le paturnie e la Radwanska vince il secondo al tie break. Questa sì che è una partita eccitante, mica quella fetecchia di Lazio-Inter.

L’Inter (sospiro).

Preso dal rimorso, giro su Lazio-Inter. Noto un frenetico forcing da parte dei miei beniamini, una roba che farebbe addormentare un bambino con le coliche. Poi vedo un esagitato, pettinato come Rodolfo Valentino, che cerca di spezzare i legamenti a uno della Lazio nel bel mezzo dell’area. Matthew McConaughey, fin lì molto sbilanciato verso di noi – quando le partite non contano più un cazzo, allora si sbilanciano -, non può esimersi dal fischiare il rigore, espellere Rodolfo Valentino e chiederne l’estradizione in Colombia con rogatoria internazionale e firma in questura.

Tira Candreva, gol, spogliarello, merda, 2-0.

A quel punto mi metto nella posizione del loto sul divano, mi concentro e mi dico:

“Non incazzarti, guarda cosa fa la Cibulkova”.

La Cibulkova, che è l’Antonella Clerici slovacca – cioè, un tipino slanciato -, fa il contrario dell’Inter: messa sotto, ha un sussulto e la mette in culo alla testa di serie numero 2. 6-3 al terzo e via, a casa, torna in Polonia. Certo che la Cibulkova è sfigata: fa questo po-pò di partita e non la vede nessuno, nè a Madrid nè sul 64, perchè erano tutti a guardare il concerto del Primo maggio o Lazio-Inter.

Ma io no, cara Dominika dal lombo ubertoso e dal culo basso. No, voglio dire, se per caso lasci il tuo fidanzato-hipster-allenatore, potresti fare un pensierino su di me, il tuo fan della pianura padana, l’unico uomo che pur di non guardare l’Inter farse schifo (molto molto schifo) ha guardato te nella tundra spagnola fare a fettine quella spocchiosetta di Agnieszka o come cazzo si scrive.

Juve merda l’avevo già detto? No? Vabbe’, allora Juve merda.

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gennaio 16, 2016
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Handa e Benji

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Abbagliato, come sulla via di Damasco, dal sole che mi batteva contro direttamente dalle onde di uno streaming spagnolo, assistevo – virtualmente sdraiato dietro la nostra porta -all’episodio in cui Sigariiinnniiiii (pronuncia streaming di Cigarini) e Handa, in volo tipo Holly e Benji, si giocavano la partita in un duello manga, avventandosi su un pallone vagante nella nostra area, troppo vicino alla nostra porta, entrambi sforbiciando e tendendo il gambone di ritorno verso la sfera di cuoio (li fanno ancora di cuoio? Nescio).

Ora, bisogna onestamente riconoscere che un fulbar del genere, in una posizione del genere, arpionato in una mezza rovesciata del genere, di solito finisce dentro. Di solito vedi la rete che si gonfia, e anche parecchio, per via della forza del pallone, pum!. No dai, diciamolo. Quindi mi viene da commentare la partita così, un po’ alla Suma e un po’ alla Azimov, un po’ alla King e un po’ alla Paolo Brosio, come una non-sconfitta, o come una sconfitta che vale un punto, o come una para-partita, o come una specie di partita Medjugorje, dove sia pur scetticamente cogli qualcosa di vagamente soprannaturale, del tipo che poi non dici “cazzo abbiamo pareggiato porca merda” ma dici “abbiamo pareggiato, no ma va bene, Bergamo è un campo difficile, non è a Bergamo che devi (aggiungi un verbo), viva l’amore”, cose così.

Cioè, ci è andata bene. E quindi, nel contempo, a una più complessiva analisi della situescion, va male male.

Quattro punti nelle ultime quattro partite, con tre gol segnati, non è esattamente un cammino-scudetto, e rischia di diventare anche problematico in proiezione Champions, il nostro vero obiettivo (non so se avete notato che Inter-Lazio in poi tutti si correggono, “il nostro obiettivo a dire il vero è la Champions”, quelle frasi al ribasso che mi fanno girare il cazzo, con licenza parlando).

E quindi diciamo – se proprio bisogna star lì a non fare i disfattisti, “che se ci avessero detto di firmare (segue resto della frase) – sì, diciamo che non va bene.

Ora, l’unico settore del campo in cui l’Inter attualmente va alla grande è la porta. La nostra. E questo in sè è indice di qualche problema. La difesa è meno gladiatoria di un mese fa (ne prendiamo pochi, per carità, ma sempre più di quelli che mettiamo) e Murillo va resettato come un pc che ogni tanto si pianta. Il centrocampo è in crisi d’identità (che è un po’ la sua condizione naturale, ma a volte questa cosuccia pesa), l’attacco è in crisi, punto, perchè segniamo poco, pochissimo o nulla. Oggi ha segnato uno dell’Atalanta, e meno male. Domenica scorsa di 20 tiri non ne entra uno. Serve un ritiro a Lourdes o una bella sistemata generale, a partire dai singoli cervelli.

Poi c’è il Mancio. Tipo che, tra le altre cose,  io – a gennaio – non avrei fatto giocare uno che – per il diciassettesimo anno consecutivo – stai cercando di vendere entro la fine di gennaio – stiamo parlando del gennaio medesimo, questo -. Oh, magari poi sono particolari (è noto che non capisco). Per fortuna alla fine ha fatto il culo alla squadra, cioè, giusto per marcare i limiti del territorio (va bene pareggiare, ok, ma rischiare di perdere no, ma fare abbastanza cagare no) (ecco).

E comunque non abbiamo perso, quindi bòn, cerchiamo di sollevarci in fretta da questa mediocritas pre e post natalizia. Se Cigarini non ha segnato, forse è stato un segno. In hoc signo svìges*.

(voce del verbo svegliarsi)

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(nella foto: cagarsi addosso da un’altra angolazione)

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novembre 1, 2015
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La Grande Mancezza

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Spiaggia, sabbia, sole, odore di crema al cocco, troppo presto per fare il bagno, partita a bocce. Boccino con tante bocce intorno, vicine, alcune tue, altre altrui, generalmente più vicine delle tue al pallino bianco, affollamento, casino. Sguardi scettici mentre tu, invece di piazzarne un’altra into the box e cercare di limitate i danni, scegli la soluzione più fantasiosa, bocciata generale alla cazzo, e c’è giá intorno gente che ridacchia e si dá di gomito prima ancora che tu carichi il colpo, gli avversari mentalmente fanno giá la somma dei punti, rumore di vetri infranti, cose cosí. Tu te ne fotti e persegui il tuo folle piano, ci pensi ancora un attimo e woooosh, lasci andare la boccia con un elegante movimento avambraccio-polso. Potrebbe rompere il parietale alla massaia della prima fila, o bucare il pedalò sullo sfondo, o sfiorare i 12 bambini del miniclub mentre l’animatrice sviene per lo spavento come una damina tisica. E invece sbammm!, la boccia va a finire nel traffico e vedi altre bocce volare via, di colore diverso dalla tua, tra sboffi di sabbia e ohhhhh del folto pubblico. Giuoco, partita e incontro.

In linea teorica non c’era alcun dubbio che Mancini sapesse il fatto suo e noi non ci capissimo una beata fava. Ecco, ora anche in linea pratica. Lui aveva davanti una situazione complicata (la Roma e i suoi 25 gol in  10 partite) e woooosh, ha fatto le mosse giuste, rispolverando due esterni mazzarriani e tenendo fuori El Nino del Pube de Oro. Argh!, ho fatto leggendo le formazioni verso le or 20,20 circa. Mai come in quel preciso istante ho sperato di non capirci un cazzo.

Ecco: non ci capisco un cazzo.

Ed è un sollievo, credetemi. Sai che risparmio di tempo? Perchè star lí a elucubrare formazioni funzionali a determinati schemi, quando c’è un allenatore che lo fa meglio di te? Capperi, mi si apre un mondo. Avrò del tempo libero. È bellissimo.

Quanto a Icardi, voglio sperare che non sia stata solo una scelta tecnica, ma una punizione. Un capitano certe cose non le dice. Un giocatore sí, non è bello ma a un centravanti può scappare.  Un capitano no, le pensa ma non le dice, neanche sotto tortura. Ma voi ve lo vedete Zanetti, alla domanda “Scusi, ma lei non è stufo di sgroppare per gli altri a 40 anni?”, con una roba del tipo “Se non corro io qui non corre un cazzo di nessuno, non vede che branco di smidollati?”. Maurito imparerá a fare il capitano, di tempo ne ha.

Ma torniamo a noi e alla nostra classifica che adesso poggia le terga su un gruzzoletto di partite statisticamente significativo. Perchè ormai sono 11, le partite, e siamo (ancora) in testa. Ormai sono 11 e per 7 volte non abbiamo preso gol. Ormai sono 11 e per 6 volte abbiamo vinto 1-0, il risultato ansiogeno ma perfetto, il minimo sforzo con il massimo risultato. Ormai sono 11 e abbiamo 24 punti, ottenuti con soli 11 gol e – ribadisco – in questo non possiamo che migliorare.

E poi ci sono i segni. Medel che tira alla que viva el fratacchion e la infila dopo quei sedici-diciassette rimbalzi che intanto pensi che la prenderebbe anche un bambino dell’asilo e invece no. Handanovic che batte il record di parate/secondo e la Roma che batte il record di cagate/secondo nella stessa azione. Dai, sono segni.

Il problema è che tra l’1 e il 28 novembre giocheremo solo due partite (io la Nazionale la abolirei) e il 29 andremo a Napoli. Ecco, facciamo che ne riparliamo il 29 sera. Nel frattempo salutate la capolista, che noi vi facciamo ciaone e buonanotte.

 

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ottobre 28, 2015
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Stipsi (produrre poco, vincere di culo)

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Sintetizzando: giocato male (primo tempo,  ha detto l’Oms, da vietare a depressi e narcolettici), vinto di culo (difesa Zelig sul nostro gol, il Destro-Handa al 93′ non va così 99 volte su 100), primi in classifica (temporary, but oggettively).

Praticamente stiamo diventando un caso globale. Sul come una squadra possa avere 21 punti avendo segnato 10 gol, giocando generalmente demmerda e comunque mai più di un tempo a partita sta dividendo il mondo accademico e sportivo in mezzo mondo. Sul numero di novembre di Science uscirá un articolo di Adrian Bacon dal titolo “The art of victory playing at dick”, mentre Christopher Nolan ha annunciato che sta pensando a un film su di noi, “anche se la trama di Interstellar era molto meno complicata e quindi devo vedere”.

Ancora non sapeva, Nolan, che il quadro sarebbe diventato ancora più imperscrutabile. Non sapeva, per esempio, che giochiamo meglio in dieci. O che vinciamo le partite giocate peggio. O che abbiamo la miglior difesa del campionato che però concede almeno un’occasione colossale a partita e spesso la sfanga tipo stasera, quando il giovin attaccante più involuto d’Italia viene servito elementarmente al centro dell’area per un tiro al volo che gli viene troppo bene e – sfiga – colpisce in pieno il portiere che aveva scommesso sulla direzione giusta.

Io amo l’Inter anche per questo. Fosse finita 0-0 (risultato giusto per una partita da bassifondi del football), o 1-1 (risultato giusto se Destro l’avesse presa solo un pelo più sporca), adesso saremmo tutti qui a disperarci sul futuro, a fare una risonanza transcranica al Mancio, a pesare i 22 testicoli in campo, a valutare il tasso tecnico con l’aiuto dei numeri relativi, eccetera eccetera.

Invece siamo primi. E domani sera, comunque vada, secondi. E, probabilmente, ci prepareremo a un imminente partitone prima-seconda.

Cioé, tutto ciò è spiazzante. Ma bello. Valichiamo la decima giornata in posizione ancora molto favorevole a nutrire ambizioni. Ci aspettano 3 partite complicatissime su 4 (Roma, Torino e Napoli, l’altra è il Frosinone) e ci arriviamo non avendoci ancora capito un cazzo. Mettiamola cosí: non possiamo che migliorare. Devo averlo giá detto, sí. E nel frattempo non siamo migliorati per una sega di niente. Ma vuoi mettere? Io firmerei per altre 10 partite cosí (6 vinte, 3 pareggiate, 1 persa). Anzi, firmo subito: avete un modulo?

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settembre 29, 2015
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Handare male

Non c’è solo la colpa oggettiva di averci fatto perdere la partita, o comunque di non avercela fatta giocare ad armi pari. C’è un’altra pesante responsabilitá ascrivibile

(ora, senza polemica, ditemi voi in quale altro blog di stampo non giuridico si usa l’aggettivo ascrivibile)

a Samir Handanovic, e cioè quella di averci negato la possibilitá di vedere come sarebbe andata a finire. Cioè, quale sarebbe stato – al netto di un pirla che provoca un rigore dopo 3 minuti e poi fa un paio di altre micidiali coglionate nella successiva mezzora – il risultato di Inter-Fiorentina secondo una sola variabile impazzita: le pensate del Mancio.

Ecco, non lo sapremo mai. In 11 contro 11, e con un portiere in serata normale, come sarebbe finita Inter-Fiorentina con (o nonostante) le trovate tecnico/tattiche del nostro brizzolato e ciuffettoso entrenador?

Il quesito è inquietante. Certo, non come “e se Lee Oswald non avesse ucciso Jfk?” o “e se Juve-Inter di Ronaldo e Juliano l’avessi arbitrata io?”. Ecco, non a questi livelli. Però ammettiamolo, il quesito è interessante. Cosa diamine sarebbe mai successo domenica sera a San Siro in una normale dinamica di partita, e cosa cazzo avrá mai portato Mancini a inventarsi quelle trovate dal gusto un po’ così, un po’ dolciastro e un po’ aromatico, tipo una canna lunga mezzo metro?

Rimarremo per sempre con il dubbio.

Al di lá delle singole disposizione tattiche (che presa una a una sono ampiamente discutibili) (ma io faccio l’ex casellante e lui fa l’allenatore, quindi avrá ragione lui, mi dico), c’è una faccenda sulla quale non mi do pace: perchè l’allenatore di una squadra che ne ha vinte 5 su 5 cambiando pochissimo, ecco, voglio dire, perchè all’improvviso fa il creativo?

Cosa c’è di peggio per una qualsiasi squadra di andare a giocare in casa di un’avversaria che ne ha vinte 5 su 5? Perchè improvvisamente è la squadra che ne ha vinte 5 su 5 a doversi adattare all’altra, a prendere contromisure quasi goffe (aumentare i centrali nel momento in cui ne hai due in meno, mettere un attaccante a fare il terzino su un avversario di presunta pericolositá)?

Ecco, la cosa di Perisic mi ha fatto impazzire. Lo metti a fare il terzino contro un “avversario pericoloso”, e poi ti lamenti? Ma figa, il giorno che giochi contro Cristiano Ronaldo o Bale cosa fai, metti sulla fascia dei newjersey, un autovelox, un fosso con i piranha, un cecchino, un drone, Montero e Pasquale Bruno, una tagliola, del filo spinato, una corsia saponata e qualche mina antiuomo?

Comunque, cazzo, non lo sapremo mai. Ed è tutta colpa tua, zuzzurellone sloveno.

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settembre 27, 2015
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Ilicic Kalicic Titanic

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No, il disastro è che abbiamo buttato via così il nostro primato e… Ah, siamo ancora in testa? No, ecco, quanto scoccia aver permesso a Milan e Juve di recuperare così tre punti e… Ah, hanno perso anche loro?

Ma allora, allora non è successo niente.

Beh, quasi niente. È l’effetto Sassuolo al contrario (che io, sia chiaro, a livello teorico ci metterei dieci firme: non una, dieci): lo scorso anno vincevamo una partita 7-0 e poi ne buttavamo nel cesso a iosa, mentre quest’anno ne vinciamo cinque con un gol di scarto e ne buttiamo nel cesso una. Con questa media si vince lo scudo con dieci punti di vantaggio, per dire.

Non la voglio fare così facile ma nemmeno disperarmi più del necessario. Mezz’ora da incubo può capitare. Prendere tre gol con due tiri può capitare. Poi, ovviamente, andando un po’ più nel profondo la galleria degli orrori si allunga, e pure quella delle preoccupazioni e delle perplessitá. Grossi casini, immani cazzate, errorini a strafottere, strane pensate di Mancini: dipende tutto dalla stupidata di Handanovic dopo tre minuti? Tutto tutto?

Io, con quattro pere sul groppone, mi adombro ma voglio pensare positivo: l’Inter è sempre in testa e forse una tranvata del genere può avere un suo perchè, giusto per far capire che i sogni non si conquistano di default ma vanno sudati, e giusto per far capire a tutti – da Mancio al magazziniere – che nulla arriva per caso, nemmeno queste catastrofi della domenica sera. Intorno cambia la geografia del campionato, le favoritissime lottano per non retrocedere, le favorite vanno a fasi alterne, le attuali battistrada non si sa se dureranno. Tutto ciò è bellissimo, dopo aver visto per quattro anni la tv in bianco e nero. Barra dritta e pedalare, vincerne cinque ti consente di gestire con una relativa disinvoltura la batosta alla sesta. Il mio modesto consiglio è: vinciamone altre cinque, è la via giusta, giuro.

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maggio 23, 2015
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L’uovo di Cracco

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1 – Palla persa a centrocampo, 2 – Ranocchia e Handanovic che si ostacolano a vicenda, 3 – gol subito. A me questa cosa, il gol del 2-2, è piaciuta un sacco. Cioè, voglio dire, è l’enciclopedia della nostra stagione. E’ come Pavarotti che canta Nessun dorma, è come Keith Richards che fa uno dei suoi riff, è come Benigni che ti recita la Commedia, è come Cracco che viene a casa tua e ti cucina un tuorlo d’uovo marinato con fonduta leggera di parmigiano. E’ la specialità, la nostra specialità. E allora tu vedi perdere un pallone alla cazzo a centrocampo, vedi Ranocchia e Handanovic piombare su quel pallone in netto anticipo ma all’unisono come due bambini dell’asilo di 90 chili spaventandosi a morte l’un con l’altro, vedi la palla dirigersi lemme lemme verso il primo avversario che passa di lì e che ovviamente segna, e tu cosa fai?

Niente, applaudi.

Mi sono alzato in piedi e ho detto: Sublime! Bravi! Bravissimi!

L’arte va capita, e questa è la nostra arte. E’ stato un momento bellissimo. Del resto cosa dite se Paul McCartney vi canta Let it be davanti al naso? O se Carl Lewis vi salta otto metri e mezzo nel lungo nel vostro giardino? O se Totò vi recita la Livella? O se Houdini si libera da settanta catene? O se la Juve fa un bel comunicato stampa? Niente, fate così, applaudite, sublime!, sublime!, perchè è la summa, il meglio. La specialità.

E poi pali, traverse, gol sfiorati, gol annullati, rigori non dati, cagate in difesa, stronzate a centrocampo. E poi l’inculata finale, altra specialità di un campionato trascorso piegati a novanta.

Sublime. Grazie ragazzi per questa partita-bigino, per questa partita-riassunto, per questa partita-dimostrazione, per questa partita-powerpoint. La prossima volta avvertiteci prima, chè ci evitiamo le precedenti trentasei.

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febbraio 6, 2015
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De ranocchitudo interistorum

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Che poi il problema, è chiaro, non è Ranocchia in sè. Il problema, purtroppo, è il ranocchismo dell’Inter intera. Dove il centro della questione continua a non essere  il povero Andrea Ranocchia, che in un’Inter diversa (metti con Samuel o Lucio 2009/2010 al fianco, con davanti Zanetti Cambiasso e Stankovic, per dire) avrebbe fatto probabilmente faville, ma il ranocchiamento di una rosa che in questo momento (voglio sperare che ci sarà un momento diverso, ecco) esprime quello che è. Una squadra che poteva capitalizzare – a livello di fiducia, di consapevolezza – le due partite con Juve e Genoa e invece ha fatto un punto nelle ultime quattro, perdendo due volte a tempo scaduto (una volta su calcio d’angolo, una volta da fallo laterale) (oratorio level). Una squadra che ha il possesso palla per due terzi di partita, e che di quella palla non sa letteralmente cosa farsene, visto che segna poco, tira poco, crea poco. E allora, ecco il punto, Ranocchia può inciampare al 93mo minuto nell’intervento più comico del decennio, ma quanti Ranocchia dobbiamo ringraziare per questo spaesamento che comincia a non avere più alcuna giustificazione?

Ranocchia capitano è il perfetto simbolo dell’Inter post triplete. Il cognome non aiuta (non so, prendi un John Terry, ti comunica un altro tipo di sensazione), ma questa è solo una battuta. L’Inter ha un Ranocchia capitano, questa invece è la realtà. Non Andrea Ranocchia in sè, ma un tipo come lui. Abituati a Zanetti, abituati a un’Inter che contemporanemante sfornava a nastro capitani in pectore – era un capitanificio, Zanetti, Cordoba, Cambiasso, Stankovic, Samuel etc. -, ora siamo a un capitan Ranocchia che dice tutto. Bravo ragazzo, buon giocatore, persona seria, e fin qui ci siamo e lo ringraziamo: ma poi? Oggi, al trentesimo inciampo, costretto a giocare su un infortunio, minato nella sua sicurezza, è tutto tranne che un capitano coraggioso. Scelta opinabile dall’inizio, dare la fascia a lui, e adesso quasi scaduta nel ridicolo: un peccato, per l’importanza della figura del capitano e per l’onore e l’onorabilità di Andrea Ranocchia stesso, che non merita di diventare il contro-idolo degli interisti nè il capro espiatorio di colpe non sue, al netto di una gigantesca puttanata al minuto 93, cioè oggettivamente non rimediabile. Comunque questo abbiamo e questo ci teniamo, degradarlo sarebbe una umiliazione che Ranocchia non merita.

Beh, si poteva fare qualcun altro da principio, no? Ecco il punto: chi?

A livello di atleti seri – questo è un requisito di base – non saremmo mica messi male. Anche Handanovic sarebbe stato un buon capitano (parla anche un italiano perfetto), ma anch’io sono tra quelli che pensa che il capitano non debba essere il portiere, soprattutto in una squadra che ha la personalità di un bambino dell’asilo. Uh, ma ce ne sono altri. Per esempio: Hernanes e Palacio sono due giocatori di profilo internazionale. Ma – eccoci al punto – non sono il Ranocchia del centrocampo e il Ranocchia dell’attacco, due giocatori bravi e forti finchè si vuole ma senza carisma. Vidic poteva essere una scelta di immagine, ma è una sciagura, un Ranocchia al quadrato, o forse al cubo. Lasciamo perdere Nagatomo (serve parlare italiano) e Juan Jesus (il Ranocchia brasileiro). Diamola a un giovane? Beh, non a Kovacic, il Ranocchia dei Balcani, eccelso giocatore e personalità ancora non pervenuta, uno che diventerà una grande giocatore lontano da Milano, incastonato in una squadra un po’ più strutturata, non in questa Inter così poco propensa – ma perchè, poi? perchè? – a tirare fuori i coglioni.

Rimarrebbe Icardi, uno che ha appena dato dei pezzi di merda ai suoi tifosi, non esattamente un comportamento da capitano. Perchè lui, peraltro, a conti fatti il miglior interista della stagione, la fascia la meriterebbe, se non altro a scopo terapeutico. Come a Guarin, un altro personaggio borderline cui una responsabilità vera non potrebbe fare che bene. Ma qui, forse, ormai siamo ai confini con la fantascienza. Se rimane, il capitano un giorno sarà Shaqiri: il miglior rapporto qualità/zebedei  è già suo, anche se nel febbraio 2015 all’Inter sarebbe facile primeggiare. Forse ce la farei anch’io, uno zuzzurellone se ce n’è uno.

 

 

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febbraio 1, 2015
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L’asterisco e il bromuro

Soccer: Serie A; Sassuolo-Inter

L’Inter, la squadra dell’asterisco (*strapazzati, ok, ma con un netto predominio nel possesso palla), spero non la passi liscia. Dopo una partita così servono talmente tanti chiarimenti (squadra-società, squadra-allenatore, allenatore-società, squadra-tifosi, squadra-squadra) che ora è il caso di lasciar volare qualche straccio. Cadrebbe a pennello una bella pausa del campionato, una di quelle pause che normalmente ci fanno cagare e che invece stavolta consentirebbe di sistemare un po’ di questioni con la giusta tempistica: io faccio il culo a te, tu lo fai a loro, loro se lo fanno a vicenda (bei tempi quando ci si appendeva nello spogliatoio, oggi sembra che a nessuno gliene freghi una cippa). Invece no, c’è fretta, la solita fretta: c’è ancora qualche ora di mercato e poi il Palermo all’orizzonte, il derby del cuore del presidente Mattarella che per noi diventa – dopo 1 punto in 3 partite, 10 punti in 10 partite nell’era Mancio – una partita da ultima spiaggia (quale spiaggia, poi? La Champions, l’Europa league, la mediocritas, la salvezza?)

Forse un giorno verrà fuori che un cameriere infedele mandato da Squinzi ci ha messo il bromuro nella colazione, la Figc aprirà un’inchiesta e l’Inter di Sassuolo verrà riabilitata agli occhi del mondo. Ma se questo non è avvenuto, e nessuno quindi con la frode ci ha bombato di sostanze deprimenti e sedative prima del calcio di inizio, tutto quello che è successo in campo non è scusabile. Non è scusabile, nell’ordine più o meno cronologico:

1) smettere di giocare mezz’ora nel corso del primo tempo (tutti)

2) marcare (?) in un certo modo due giocatori avversari che vanno al tiro (Vidic, Palacio) e che infatti segnano

3) opporsi da mammoletta ai suddetti due tiri (Handanovic)

4) prendere una buona iniziativa e poi perderne quattro cattive (Guarin, Kovacic)

5) inseguire nel secondo tempo un contropiede avversario – forse l’unico – con un atteggiamento da oratorio (sapete, quando tre non tornano, altri tre si fermano per gridare “tornate, cazzo!”, e gli altri quattro che si guardano in giro e pensano tra sè e sè “speriamo che non segnino”) (tutti tranne Handanovic)

6) sbagliare a fare un cambio, che neanche nel Csi sant’iddio, neanche nel Csi sono così storditi (Mancini e staff)

E poi, ciliegina, andare sotto la curva a lanciare le maglie che giustamente nessuno vuole, perchè hai fatto una partita di merda per le ragioni di cui sopra e nessuno deve sentirsi assolto dall’avere fatto un secondo tempo appena decoroso quantomeno per l’iniziativa, e quindi andare belli belli sotto la curva come a dire “ci hanno inculati, però avete visto che bel possesso palla”. E poi, ragazzi, Reggio Emilia è ‘na passeggiata de salute. ‘Ste scene della maglia si fanno in Islanda o in Kirgizia, non a Reggio Emilia, che fa ridere. Quanto al fatto che ci siano persone più a rischio vaffanculo di altre, ecco, questo mi spiace, così come non è bello sentire un coro contro un proprio giocatore, un coro quasi ultimativo, nel senso che ricomporre sarà dura. E qui, tra giocatori che si escludono da soli e altri che etichettiamo da pezzi di merda ad libitum, la rosa si assottiglia da paura.

Poi, certo, si potrebbero accampare scusanti di un certo peso, tipo quello di avere fuori mezza difesa, tipo quello di essere stati anche un po’ sfigati (palo di Shaqiri). Il Mancio ha detto che non c’è problema fisico. Bene, ci dica qual è il problema: perché un problema ci deve pur essere. Apprezzo che a differenza del suo precedessore il Mancio tenti in ogni modo – anche il più apparentemente scomposto – di cambiare le cose anche in corso d’opera, ma mi lascia basito la sicumera con cui afferma che non meritiamo mai di perdere e che il dato del possesso palla dice molte cose. A me continua a dire un cazzo, soprattutto se in classifica segniamo zero ogni volta. Teniamo palla, facciamo la partita, manteniamo il controllo e intanto ci prendiamo delle tranvate che urlano vendetta: la classifica piange e noi con lei.

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novembre 28, 2014
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Piccoli segnali crescono

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Abbiamo vinto 2-1 giocando in dieci per 45 minuti, e scoprendoci migliori in 10 che in 11 (una consapevolezza che puoi acquisire solo se il tuo capitano giá ammonito si esibisce nel taekwondo durante una partita di calcio), conquistando il primo posto nel girone e rimanendo imbattuti in Europa, vestendo l’inguardabile maglia della nazionale infermieri e ferristi, con un gol di Kuzmanovic che non segnava da circa 27 anni, con l’allenatore che compie 50 anni e sconta una squalifica turca, con Salsano e Nuciari in panchina che neanche i fratelli De Rege (passare in 4 anni da Mourinho a Salsano & Nuciari, santa madonna), con Handanovic che para un rigore – il sesto consecutivo, perchè subire gol quando puoi provocare rigori? -, con un culo diffuso e clamoroso – ci vuole anche quello, almeno ogni tanto – che si sostanzia nei gol sbagliati in maniera creativa dal Dnipro e nei 74 rimpalli che mettono il pallone sul piede di uno che non segnava da 27 anni e fa gol con sette giocatori schierati davanti.

Al di lá di analisi che una vittoria ti può anche esentare dal fare, al di lá della confusione che regna ancora un po’ sovrana, al di lá del fatto che a volte le cose sembrano più semplici di quanto ti aspetteresti (del tipo: anvedi che certi giocatori rendono meglio nel loro ruolo ideale?), al di lá che il Mancio ne deve ancora fare di strada e l’Inter ancora di più, insomma, al di lá di tutto:

non è che per caso si sono riallineati i pianeti?

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