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Dicembre 20, 2019
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Il generatore di imprese pazzesche di CR7

Ho resistito fino alle 18, poi ho capitolato: ero al supermercato, ho visto nel raccoglitore una copia della Gazza e l’ho presa. Curiosità professionale, sportiva, umana, tecnica e concettuale: come si fa per il secondo giorno consecutivo a parlare su un giornale di un singolo gesto – un colpo di testa – dedicandogli metà della prima pagina e intere pagine all’interno e magnificandolo con trentasette aggettivi diversi, il più modesto dei quali è “spaziale”?

Appoggio la Gazza sul rullo della cassa. Prima pagina, titolo “RonalTo”, anatomia di un gol da marziano”. Didascalia della foto: “Il salto in alto di Ronaldo, 34 anni, mercoledì a Marassi: ha colpito di testa a un’altezza di 2 metri e 56 cm con uno stacco pazzesco di 69 cm”. Poi il titolo che, dopo tante resistenze, ha determinato la mia volontà di acquisto. Intervista a Marco Tamberi, papà e allenatore di Gianmarco: titolo, “Il salto di CR7 regola tempo e spazio”.

Regola tempo e spazio?, rifletto tra me e me mentre fisso la cassiera che mi chiede “Quanti sacchetti vuole?”, e io – in piena grandeur ronaldiana – le rispondo “Uno, no due, anzi tre. Tre!”.

Mi reco quindi in tutta fretta a casa dove non vedo l’ora di aprire la Gazza alle pagine 2 e 3 e leggermi avidamente l’anatomia di un istante in salsa calcistica, lo stacco e il colpo di testa vincente di CR7, un gesto atletico che al confronto Bob Beamon aveva la displasia dell’anca. Apro il giornale e nel fotone centrale compeggia un confronto tra due uomini in volo, Michael Jordan e Cr7. Minchia, mi dico. Ma non avevo ancora letto le due didascalie. Quella di Michael Jordan titola “L’altra leggenda”, lasciando intendere che la leggenda vera è CR7 e che il povero Air è già stato derubricato a vice-leggenda. Il testo: “MJ è alto 13 cm più del portoghese: per i suoi voli leggendari è stato soprannominato His Airness”. Cioè: volava più in alto di CR7 solo perchè più alto di CR7. Passo, con circospezione, alla didascalia di CR7: “Il paragone – CR7 parte da un’altezza di 185 cm, il suo stacco con la Samp ha ricordato Michael Jordan”.

(Strano – senza scomodare quel semidio di MJ – che non abbiano preso come paragone quella schiacciata pazzesca alle Olimpiadi di Sidney di Vince Carter, quando saltò l’avversario sfiorandogli la testa con lo scroto.)

Sotto, la classifica dei migliori colpitori di testa da agosto 2006 a oggi nei 5 maggiori campionati: primo CR7 67, secondo Llorente 58, terzo Aduriz 47, poi Crouch e Gilardino 40.

Ancora più sotto, il risultato del sondaggio on line. Chi è il miglior staccatore di testa della storia del calcio? (Staccatore di testa) (santa madonna) Primo, e che ve lo dico affà? Cristiano Ronaldo, 26%, davanti a Hrubesch 15% e Bierhoff 13%. Staccatore. Miglior staccatore della storia. “Che lavoro fa tuo padre?” “Staccatore” “Ah, figo”.

A destra, finalmente, l’intervista a Marco Tamberi. Increduli che a CR7 non sia stato assegnato d’ufficio il record del mondo del salto in alto togliendolo al povero Sotomayor (che ha passato 2,45 con il culo, non sfiorato i 2,56 con il ciuffo, ma tant’è), quelli della Gazza tentano di farsi dire da un allenatore di salto in alto che l’impresa di CR7 è la più straordinaria di tutti i secoli nei secoli.

Prima domanda: “Le differenze tra i due sport e i due tipi di elevazione sono enormi, però… che impressione fa quel gol?”. Risposta: “Sinceramente, quel salto non mi pare eccezionale da un punto di vista atletico”.

(gelo)

Seconda domanda: “Spieghi al popolo del calcio, per favore”. Risposta: “Guardi, nel basket il canestro è a 3,05 e molti cestisti ci arrivano con la testa. Bruno Bruni, un saltatore in alto che usava la tecnica ventrale, portava tutto il piede oltre l’anello del canestro”.

(gelo) (Bruno Bruni umilia CR7) (rischio licenziamento)

Terza domanda (sudando freddo): “Sì, ma i calciatori?”. Risposta: “Sono convinto che molti possano arrivare a 2,56”.

(gelo) (lieve malore)

Dalla quarta domanda in poi, l’intervistatore e Tamberi trovano un terreno comune, in cui il giornalista cerca di metterla disperatamente sul tecnico e Tamberi, impietosito, lo accontenta inventandosi che il movimento di Ronaldo è complesso, nel senso che a 2,56 ci arriva chiunque, ma magari a 2,56 scegliendo bene il tempo, colpendo bene di testa e segnando magari no, non lo fa proprio chiunque. Alla fine il titolo del pezzo sarà “Più che il volo, è speciale il gesto: così CR7 regola tempo e spazio”, che declinato in una versione meno onanistica sarebbe stato: “Bel gol, ma a 2,56 ci arriva anche mio cugino: piantiamola di farci delle seghe”. Il titolo che avrei fatto io se fossi il direttore della Gazza. Ma non lo sono, peccato.

Mi piange il cuore vedere due giornali ridotti così: il Corriere dello Sport rincorrere lo scandalismo, giocare con il razzismo nei titoli e inventarsi le lettere per andare in culo a un allenatore antipatico; la Gazza dedicare due prime pagine a un colpo di testa di Cristiano Ronaldo, dopo aver dedicato decine e decine di prime pagine a qualsiasi cosa griffata Cristiano Ronaldo, spacciando per oro qualsiasi cosa, persino i gol sbagliati o i Palloni d’oro non presi.

Mi aspettavo, l’anno scorso, che attorno a qualsiasi cosa prodotta da Cristiano Ronaldo (un passaggio, un assist, un autografo a un bambino, una parola in italiano, una scoreggia in ascensore) si potesse scatenare una tempesta mediatica, sia per la caratura del personaggio sia per l’effetto marketing prodotto sul campionato italiano dopo anni di pezze al culo e mezze figure spacciati per campioni. All’inizio quasi mi faceva simpatia. Ma l’eccessivo e continuo zerbinamento di fronte a CR7 già nel giro di qualche mese ha iniziato a sortire l’effetto opposto, l’inevitabile sconfinamento nel ridicolo che però non ha ridotto l’esposizione mediatica di ogni gesto riconducibile all’immensissimo campionissimo porto-juventino.

A un anno e mezzo dall’approdo di CR7 in Italia, siamo ancora a quel punto: i gol sono tutti splendidi, i tiri sbagliati sono indice della sua spaventosa offensività, i vaffanculo a Sarri sono il segnale di una sua intima delusione per non riuscire a dare il massimo, i gol di testa in elevazione sono un miracolo sportivo, fisico, fisiologico e umano. L’avesse segnato Lukaku, la cronaca sarebbe stata “cross da sinistra, Lukaku, colpo di testa, gol!”, ma l’ha segnato CR7 e allora via alle misurazioni tipo Nasa.

CR7 ha segnato un gran bel gol, ovvio, ma non ha riscritto la storia dell’umanità, tutto qui. Perchè solo a scavare sommariamente nei nostri ricordi di interisti vengono fuori cose così

o così

o così

o così

Mentre, secondo la Gazza, ci dobbiamo autoconvincere di aver assistito al secondo gesto più decisivo e più alto della storia dell’uomo dai tempi di Neil Armstrong. E invece CR7 ha solo segnato il più bel gol di testa mai realizzato durante una partita giocata a Marassi di mercoledì pomeriggio. Io sono d’accordo che noi tifosi siamo intellettualmente l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia. Ma non fate i fenomeni, dai, sennò ci verrà il dubbio che tre quarti delle cose che ci dite non sono vere, o un tantinello esagerate.

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Agosto 23, 2017
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Generatore di titoli sul Var per la Gazza (e Tuttosport)

rigorejuve

Le sconvolgenti novità della prima giornata di campionato (rigore contro la Juve, rigore a favore dell’Inter dopo 3 minuti e mezzo di gioco invece che dopo 3 mesi se va bene) portano a pensare che, dopo appena 90 minuti di calcio giocato, l’unica cosa su cui valga davvero la pena soffermarsi sia il Var. E sull’argomento si soffermeranno per settimane (e più probabilmente per mesi o anni) i quotidiani sportivi, in un climax giornalistico che necessiterà di uno speciale apporto creativo e umanistico sui contenuti. Ecco, dunque, una serie di titoli che consiglio a titolo gratuito a due quotidiani sportivi che certamente ne avranno bisogno – di titoli, dico – e per i quali provo tecnicamente e professionalmente compassione (in senso letterale).

E NAUFRAGAR M’E’ DOLCE IN QUESTO VAR. Titolo che sottintende una generale soddisfazione degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica per il nuovo dispositivo tecnologico: è molto bello ed esprime una sua rasserenante positività, ma è da usare prudentemente dopo un numero congruo di giornate e nella certezza di un saldo positivo tra decisioni corrette ed errate.

VAR WEST. Titolo da usarsi in una situazione opposto rispetto al precedente, allorquando l’applicazione del nuovo dispositivo si riveli spesso fallace o foriera di polemiche, e quando di conseguenza nell’opinione pubblica inizi a montare il dubbio che il Var sia una sòla epocale e prevalga un diffuso sentimento di confusione.

VAR BASTEN. Ideale per l’mmancabile l’intervista al campione del passato perchè esprima un parere importante sul nuovo dispositivo. Di particolare effetto anche i possibili giuochi di parole con Van der Sar , Van der Vaart e Van Gaal. Interessante anche l’applicazione nel ciclismo e nella pittura. E anche nella musica, per quanto si presenti piuttosto arduo chiedere un parere sulla moviola in campo a Van Morrison, ai Van Halen o a Ornella Vanoni. Ma la Gazza non si ferma davanti a nulla.

VAR CONDICIO. Titolo ideale quando le statistiche inizieranno a farsi attendibili e ogni squadra potrà fare i conti tra decisioni favorevoli e sfavorevoli. Ottimo anche per un’intervista a un giurista sportivo o a un ex magistrato appassionato di pallone.

VARCAMENARSI. Titolo che esprime un ampio scetticismo sull’applicazione pratica del Var. Non è una bocciatura, ma una critica profonda, uno schierarsi pronunciato verso un possibile futuro no.

VAR MORTO. Questa invece è una bocciatura immediata e senza sconti. Ottimo titolo per commenti e opinioni di direttori, editorialisti ed espertoni, oppure per una prima pagina di impatto dedicata a una qualsiasi partita (meglio se di una squadra importante) il cui risultato è stato erroneamente determinato dal Var e per cui si ritiene che bòn, l’Italia ne ha avuto abbastanza.

RICORSO AL VAR. Vedasi “Var condicio”, titolo sottilmente legato a una visione pedante e leguleia della questione, ideale a corredo di un’articolessa di una grande firma o anche per una prima pagina sulla decisione di particolare impatto su un tal partita. Oppure, ottimo per un paginone storico e analitico sui primi dieci interventi del Var.

VAR DI NECESSITA’ VIRTU’. Titolo adatto a colonnino in prima pagina con commento del direttore o di una prima firma. Esprime fiducia e sconforto allo stesso tempo, un titolo democristiano dove ognuno legge ciò che vuole e niente, si arriva alla giornata successiva con normalità.

VARDALAND. Titolone di grande effetto da usarsi quando il Var sia stato usato con risvolti e conseguenze spettacolari: chessò, 10 ricorsi al Var in una stessa partita con conseguenti 25 minuti di recupero, oppure 5 ricorsi al Var tutti a favore di una stessa squadra che vince 8-0 in 11 contro 7, ecco, cose così.

SPECIALE TUTTOSPORT

Ci sono poi titoli che la pur caciarona Gazza non può permettersi di usare, ma un Tuttosport sì. Siccome sono generoso, tre consigli anche al nemico:

VARGOGNA! Titolo da usare in concomitanza con la prima sconfitta della Juve causata dall’applicazione del Var (cioè, presto).

VARFANCULO! Titolo da usare in concomitanza con la prima serie di sconfitte della Juve causate dalle applicazioni del Var (cioè, presto).

SCUDETTO DI VARTONE! Titolo da usare in concomitanza con il primo campionato perso dalla Juve dopo tot consecutivi, in circostanze direttamente ricollegabili a una lettura faziosa del Var nelle precedent 38 giornate (cioè, presto).

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Ottobre 24, 2016
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Generatore di titoli su De Boer per la Gazzetta dello Sport

gazze-2

(scritto per Il Nero e l’Azzurro)

Con “De Burrone” anche la Gazza, insieme al nostro caro Frank, è ormai arrivata sull’orlo del precipizio. Non pago di “Pokemon Juve”, “Wu compra”, “Pog va, Higua in” , e “Inter pfiuuuu”, il titolista di via Solferino ha imboccato il proficuo filone del gioco di parole con De Boer. Il problema è che il filone potrebbe durare due o tre giorni, e nella redazione della rosea si è già scatenato il panico da foglio bianco.

Grazie a una talpa, siamo venuti in possesso dei titoli già pronti sull’Inter. Titoli che probabilmente non vedremo mai, ma che testimoniamo la perfidia e la scarsa onestà intellettuale con cui alla Gazza trattano le cose nerazzurre. Ecco lo scottante documento.

DE BOERdanti!

Titolo nel cassetto nel caso (molto marginale, secondo i maggiori analisti) di vittoria per 5-0 sul Torino mercoledì sera.

DE BOERkina Faso

Troppo intellettuale il riferimento al significato in dialetto bambara, “la terra degli uomini integri”: più terra terra, il titolista della Gazza si riferisce alla drammatica fame di punti dell’Inter.

DE BOERdisso

Titolo nel cassetto per la partita con il Genoa, utilizzabile nel caso di gol/autogol dell’ex o di analisi sui problemi difensivi dell’Inter.

DE BOERlone

Difficile che si arrivi all’intervistone prenatalizio in cui De Boer si rivelerà una persona simpaticissima, che fa gli scherzi nello spogliatoio e ha sempre la battuta pronta.

DE BOERbero

Difficile che si arrivi all’intervistone prenatalizio in cui De Boer si rivelerà una persona molto seria, sempre concentrata sul suo lavoro e asciutto nei rapporti umani.

La porta di BranDEBOERgo

Titolo molto bello ma utilizzabile solo in caso di sorteggio con l’Herta Berlino nei sedicesimi di Europa League.

DE BOERghy

Titolo simpatico per sottolineare elegantemente i problemi di linea del nostro Frank: a corredo del pezzo, una scheda sugli alimenti da evitare in inverno e un estratto dal libro del dottor Mozzi.

DE BOERrata

Alternativa a DE BOERghy.

DE BOERberry

Titolo molto a rischio, perchè non gradito allo sponsor tecnico dell’Inter che fornisce la divisa sociale. Il titolista della Gazza vorrebbe più innocentemente sottolineare che il clima di merda della Pianura padana in autunno assomiglia a quello di Amsterdam e potrebbe favorire l’ambientamento di Frank.

DE BOERp!

Titolo che si riferisce al fatto che il gioco dell’Inter fa vomitare e/o blocca la digestione (ideale per le partite che si giocano domenica alle 15, ma anche alle 12,30).

DE BOERriello

Titolo non usato in occasione di Inter-Cagliari: purtroppo per la Gazza, a farci il culo è stato Melchiorri. Il titolista aveva prontamente proposto MelchiorrInter, ma è stato messo in ferie per due settimane da Monti in persona.

DE BOERqa

Titolo di forte impatto: l’Inter fa così schifo – sostiene il titolista – che bisogna stendere un velo. Accompagnato da una grafica accattivante: testa di donna con gli occhi di De Boer.

DE BOERino

Titolo non usato in occasione di Roma-Inter.

Fozza InDE BOER

Titolo da usare in caso di fiducia confermata da parte dei vertici Suning.

DE BOERraco

Titolo da usare in caso di esonero: a Frank la Gazza suggerisce così, elegantemente, di cambiare sport.

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Settembre 30, 2016
di settore
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La Gazza ha un problema con l’Inter

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(scritto per Il Nero e L’Azzurro)

Ora, ci sono premesse doverose da fare, e pensiamo siano condivise di default anche dai più irragionevoli tra gli interisti: ieri sera a Praga l’Inter ha fatto schifo e, tornando a 15 giorni prima con gli sconosciuti israeliani, in Europa League abbiamo fatto schifo due volte su due, che è oggettivamente una pessima media. Dopo due partite così risulta anche difficile prefigurarsi un cammino improvvisamente virtuoso che ci rimetta in bolla per la qualificazione al turno successivo. Questa è la triste realtà e nessuno la vuole negare.

Una triste realtà che mette di per sè parecchia carne al fuoco per la stampa sportiva, che di temi da approfondire ne avrebbe a bizzeffe senza scendere però sul piano della Gazza – l’organo sportivo principe, la madre di tutte le testate – e di quel godurioso sadismo che già da ieri sera permea il suo sito e che oggi rimbalza garrulo tra carta e web. Chiedere tronfi “agli oltre 1.600.000 follower di Twitter” di fare il titolo della partita (spacciandolo poi come “sondaggio”, ahahahah, ma come gli viene in mente?) equivale a scrivere “Ehi ragazzi, scarichiamo un po’ di merda sull’Inter, vi va?”.

follower

Del resto, qualche giorno fa, un articolone su Gazza.it era stato dedicato a Zaza e al pallido avvio di campionato suo e del West Ham. Il titolo era “Zaza fuori dopo 45 minuti, i tifosi del West Ham lo insultano”. Mi leggo il pezzo e scopro che il tutto era basato su due (2) tweet di tifosi del West Ham che deridevano Zaza (che, sostituto nell’intervallo, allo stadio non era stato insultato da nessuno). Proseguo nella lettura e scopro che non tutti sono d’accordo, per la Bbc (la Bbc) non è colpa sua, è troppo isolato. Quindi, riassumendo: 2 tweet, Zaza è una merda. Commento tecnico della Bbc: in fondo al pezzo così, en passant, perchè Zaza è una merda.

Alla Gazza deve piacere un casino Twitter e quindi ieri sera – c’è qualcosa di più comodo? – serve l’assist ai suoi 1.600.000 amici annoiati dalla contemporanee partite a senso unico di Roma e Fiorentina: dai, su, prendiamo l’Inter per il culo. E non così a caso, no: ripartendo dal titolo di 15 giorni prima “Inter, ma non ti vergogni?” dando per scontato che non si potesse far altro che rincarare la dose.

“Sondaggio”: ahahahahah, ma dove il prendono? Le parole sono importanti.

Vabbe’, torniamo ab ovo. L’Inter ha fatto schifo, tre pere e a casa. La triste, dura realtà. “Eurocrac Inter” è il titolo, e va bene (per me andava bene anche quello di 15 giorni fa, chi non si è un po’ vergognato, in effetti?). Le pagelle sono pessime, e va bene, la partita l’abbiamo vista tutti (purtroppo). In un angolino c’è addirittura “Fuorigioco sull’1-0”, abbiamo talmente fatto cagare che manco me n’ero accorto. E poi, però, c’è anche l’editoriale di Sebastiano Vernazza che parte dalla prima e gira dentro.

Il primo capoverso è dedicato agli “esegeti dei sociali”, ai “cari puristi di Facebook e Twitter” che avevano criticato l’uso del concetto di vergogna applicato 15 giorni prima alla figuraccia. E qui va fatto il primo contropelo alla Gazza: quindi, se abbiamo capito, va bene invitare 1.600.000 follower a perculare l’Inter, ma non va bene se qualcuno ti dice che stai esagerando con i titoli? Già i social sono difficili da maneggiare, già andrebbero fatte diecimila tare a quello che vomita ogni minuto il popolo dei social: se poi però usiamo il flusso nell’unica direzione che ci fa comodo, allora l’affare si complica.

Il secondo capoverso è sostanzialmente dedicato a distruggere Ranocchia (“insistere su di lui è accanimento terapeutico, si consiglia di far cambiare aria a lui e a diversa altra gente”) e De Boer (colpevole di non allenare situazioni come quella del secondo gol, come se al mondo si fossero allenatori che ogni settimana dedicano una seduta a “oh ragazzi, quando c’è una punizione in una zona minimamente pericolosa – ma minimamente, eh? -, vi dico una cosa sensazionale che facciamo noi in Olanda – ne approfitto per dirvelo ora, rimanga tra noi -: uno facendo finta di niente vada a rompere i coglioni sul pallone e gli altri – tutti, eh? – non si facciano i cazzi propri guardando altrove come belle fighe sul lungomare in attesa del ganzo! Davvero, funziona!”).

Per chiudere poi con un illuminante appunto tecnico: che l’Inter tutto sommato ha giocato con una formazione che per sei (6) undicesimi ricalcava quella contro la Juve e “Praga certifica la dipendenza da Miranda, Joao Mario (non in lista Uefa), Icardi e Perisic”.

Sei undicesimi, cioè aveva fuori mezza squadra. Per bizzarra coincidenza, tutti i migliori. Che voglia dire qualcosa? No, per dire: se alla Juve oggi togliessi Bonucci, Alex Sandro, Pjanic, Dybala e Higuain (cinque a caso, ma non troppo), qualche problemino non l’avrebbe anche lei?

Che poi si finisce sempre a parlare di Juve. Ma non c’è qualche piccola disparità di trattamento? D’accordo, noi in Europa abbiamo fatto schifo, ma dopo Juve-Siviglia (no, ne vogliamo parlare?) si era verificata – fatte le debite proporzioni, per carità – una tale mobilitazione, un tale coro di preoccupazione per l’onore del calcio italiano e per il coefficiente Uefa? E i social, cosa avranno mai detto quel giorno? Boh, non si sa. I social. Boh.

Ma non è una novità. Del resto, Allegri è stato lasciato libero per una settimana di far passare il concetto che Inter-Juve era stata la partita più brutta degli ultimi 30 anni. Per poi prendere la parola nelle interviste del dopo-match successivo (visto su Mediaset Premium) e dire: “No, volevo precisare che è stata una brutta partita nel suo complesso, per entrambe, non solo dell’Inter”. Ah, grazie della magnanima precisazione. Noi – noi interisti, ma magari anche qualcun altro, chissà, sui social si poteva controllare – abbiamo visto una squadra fare un culo così all’altra (può capitare, a noi capita ogni giovedì sera) epperò è stata una partita di merda. A Zagabria calcio champagne, giusto. C’è ancora un problema tecnico che impedisce a De Boer di reagire in tempo reale: in questi due mesi è stato l’unico momento in cui mi è mancato il Mancio, una bella rispostina sarcastica e bòn.

Intanto leggo e rileggo i pezzi di oggi, ma non vedo sottolineature sul fatto che in Europa League abbiamo giocato alla vigilia di Inter-Juve e di Roma-Inter, e che De Boer non ha in lista Joao Mario, Kondogbia e Gabigol, ha in cella di rigore Brozovic e i più buoni non li rischia. Questo ci costerà l’Europa? Probabile. Però diciamolo. O che almeno lo dica qualcosa sui social, così la Gazza lo riprende.

E invece apro Gazza.it e la notizia della partita è corredata da questo delicato fotomontaggio (un carretto cinese buttato giù dal secondo anello) sicuramente raccattato sui social – i social! -. Ma tu, Gazza, sei la Gazza. E se rilanci la merda hai le tue belle responsabilità.

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