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febbraio 21, 2017
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Il teorema di Castaignos

Nella seduta del 7 febbraio u.s., nell’ambito dell’attività sociale della stagione agonistica 2016/17, il Clan dell’Asado 2.0 (riunito nel tavolo migliore del galà di un noto Inter club) deliberava di recarsi in gita sociale a Bologna addì 20 febbraio 2017, nella felice coincidenza con la partita di calcio della squadra dell’Inter.

Il Blogghe partiva dunque di buon mattino da Nutria City alla volta di Clastidium, dove lasciata la macchina ai lati di una zona equivoca veniva raccattato da Er Pomata, direzione Piacenza Sud per l’appuntamento con l’altra metà del clan. Dalla città con più palme di Dubai arrivavano infatti puntuali Er Monnezza ed Er Pagnolada, leggermente febbricitante ma deciso a non perdersi l’appuntamento con i suoi beniamini anche a costo della vita.

Er Monnezza si incaricava di fare l’appello:

“Ok, Er Monnezza presente. Er Pomata?”

“Presente!”

“Er Blogghe?”

“Presente!”

“Er Pagnolada?”

“Presente!”

“Fighe?”

(silenzio)

“Ok, come al solito. Formazione tipo, andiamo!”.

Er Pomata carica tutti in macchina e punta verso Bologna, dove alle 12.30 scenderanno in campo la formazione locale contro l’armata nerazzurra. Si parla del più e del meno, finchè il discorso non va a finire su Gabigol:

“Se segna, io ve lo dico – fa Er Pagnolada, evidentemente in delirio da febbre – mi denudo sugli spalti”.

Vabbe’, certo, Gabigol. Quando l’Asado Car entra nella città felsinea, il sole squarcia la nebbia e rovescia un leggero tepore sulla stanche membra del clan.

“Buon segno”, sussurra Er Pomata, che il giorno dopo avrebbe festeggiato il compleanno e anche il quattordicesimo anniversario dell’ultima volta che si è spettinato. Trovato parcheggio dopo una ricerca di un paio d’ore, il Clan dell’Asado si dirige verso lo stadio “Renato Dall’Ara” a passi lunghi e ben distesi. Smartphone alla mano, le mappe danno ai quattro impavidi tifosi nerazzurri quattro itinerari diversi: “A destra”, “No, a sinistra”, “No, dritto”, “No, indietro”.

“Come, indietro?”

“No, scusate, avevo il telefonino al contrario”, si scusa il sofferente Er Pagnolada, che per difendersi dal freddo si è vestito con un rapper nero di Milwaukee.

Al che Er Blogghe chiede a una sciura dal climaterio almeno ventennale la strada verso la gloria:

“Un po’ dritto, un po’ a sinistra, un po’ avanti, non potete sbagliare, e comunque seguite quelli con la sciarpa del Buleeegna”.

“Mi scusi, madame – fa Er Monnezza – ma dove potremmo mangiare qualcosa?”

“Ragazzuoli, adesso per fare i turtlein ci metterei un po’, ma di tagliatelle ne ho quante ne volete”, risponde lei ospitale.

“Signora, adesso dobbiamo andare ad inculare il Bologna, ma se mi lascia il numero l’anno prossimo veniamo di sicuro, se non si gioca in questo orario del cazzo”, replica forbito Er Monnezza scatenando lo sguardo materno della sciura, che ci congeda con un saluto tipo Isadora Duncan.

Dopo alcune peripezie, sbagli di strada, controlli di polizia, falsificazione di documenti e il guasto a un tornello (“Pessimo segno”, dice affranto Er Pomata”), finalmente il Clan dell’Asado prende posto sugli spalti dieci minuti prima dell’inizio delle ostilità.

Oddio, ostilità. Il primo tempo fa ca-ca-re e corre vie veloce tra sbadigli e pensieri di morte. L’Inter è schierata con una bizzarra formazione – tre centrali di difesa contro una squadra senza punte – che sguarnisce il centrocampo proprio laddove il Bologna schiera un agile 3-7-0.

“Non ne usciremo mai”, esala Er Blogghe mentre Er Pagnolada non dà più segni di vita e sembra sempre di più Leonardo Di Caprio in “Revenant”. Er Monnezza tiene una media di insulti insolitamente bassa ed Er Pomata cambia ossessivamente look (col cappello, senza cappello, con gli occhiali da sole, senza occhiali da sole) per mascherare il nervosismo ormai montante.

Durante l’intervallo, Er Blogghe si sente tamburellare da dietro su una spalla. Si gira. “Ciao, tu non mi conosci ma io sì, tu sei Settore e volevamo salutarti”. Il tizio, di nome Marco, presidente dell’Inter club “Ishak Belfodil” di San Benedetto del Tronto, presenta a Er Blogghe uno a uno tutti i componenti del suo pullman, operazione che si protrare fino a circa un minuto della ripresa.

Finalmente Pioli decide di fare qualche cambio. Quando entra Gabigol, Er Pomata si sveglia dal torpore ed esclama:

“Ragazzi, io ho visto segnare Castaignos a Siena, quindi potrei anche vedere Gabigol segnare a Bologna”.

Diciassette-diciotto persone si girano, cogliendo l’enormità del paragone. Il tempo comincia a stringere quando a un certo punto Banega serve D’Ambrosio che serve un uomo vestito con i nostri colori a un metro della porta vuota.

“Gaaaaaaaaalllll”. Il Clan dell’Asado 2.0 è già avvinto in un abbraccio corale e salta da un gradone all’altro tipo acrobati bulgari.

“Chi ha segnato?” chiede Er Pagnolada.

“Gabigaaaaaaaaa”, gli urlano Er Pomata ed Er Monnezza.

Al che, Er Pagnolada comincia a spogliarsi.

“Fermati fratello – gli fa un pastore valdese seduto nella fila davanti – non è così che guadagnerai il Regno dei Cieli”.

Er Pagnolada desiste. Al che Er Blogghe fa al resto del clan:

“Ragazzi, c’è solo una cosa migliore di un gol di Gabigol”.

“Cosa?”

“Una doppietta di Gabigol”.

Quando Gabigol si vede respingere sulla linea il possibile gol della doppietta, il Clan si rende conto di aver fatto la Storia e di avere poteri esoterici. Quindi, lasciato lo stadio, celebra l’evento con una pizza.

“E adesso Porto per tutti!”, urla alla cameriera Er Monnezza, chiedendole contestualmente il numero di telefono. Il Clan si avvia poi alla macchina e da lì all’autostrada in direzione Piacenza Sud, dove nella piazzola compie l’ultimo rito della giornata.

“Juve merda!”.

E tornarono a casa consci di avere visto la Storia, e forse di averla determinata. Viva l’Inter, viva il calcio, viva la libertà.

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