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aprile 9, 2016
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Dammi tre parole

Vittoria di culo. *

*(Avevo messo in preventivo di dedicare tre parole a Frosinone-Inter, nella previsione che non ne meritasse di più. Anche la schedulazione – ore 15 di un sabato con l’ora legale –  ammantava la partita di un non so che. Verso l’ottantesimo ho cominciato a pensare al post. Vittoria di culo mi sembrava da subito l’opzione più efficace. Però, sarà banale? Vediamo. Minchia che culo era un po’ troppo greve e Dio che culo rischiava di compromettermi le relazioni con il mondo cattolico. Botta di culo non rendeva efficacemente l’idea e Questo è culo poteva sembrare una sentenza definitiva. Diciamo, però, che dopo un primo giro la parola culo già si imponeva su tutte le altre. A questo punto, stabilito che culo doveva per forza essere una delle tre parole, mi sono concentrato sull’obiettivo. La scelta che si riduce, si sa, ti mette di fronte a delle opportunità e a delle difficoltà. E’ qui che si mette alla prova il blogghe. Culo più due parole, avanti, dai.  Il vero culo era un po’ troppo da spot, e poi mi ricordava la maglietta “Il vero triplete”. Culo, che fare? era piuttosto creativo, ma poteva non essere capito. In hoc culo vinces mi piaceva molto ma era di quattro parole, se ne sarebbe accorto anche uno juventino. Culo, e allora? mi sembrava efficace nei confronti dei competitor ma troppo strafottente nei confronti degli sconfitti. Amo il culo è una scelta di vita che prescinde il Frosinone. Troppo culo purtroppo era di due parole, Troppo troppo culo rafforzava e nel contempo corrompeva il concetto. Culo in Ciociaria mi ricordava un documentario di Osvaldo Bevilacqua. Il culo esiste è un concetto importante, ma serviva qualcosa di più specifico. Alla fine ho pensato che Vittoria di culo bastasse a descrivere la partita in tre parole e a concorrere al Guinness dei blogghe).

icard

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novembre 23, 2015
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La prova del nove

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È la nona volta, su tredici giornate, che andiamo a letto canticchiando di salutare la capolista.  È la nona volta, su tredici giornate, che vinciamo. È la nona volta, su tredici giornate, che gli altri si impegnano ma non deflorano la nostra porticina. E tenendo presente che nove sono anche i punti di vantaggio sulla Juve, la prova del nove ci dá straragione e ci titilla l’emisfero della golositá. Siamo la numero 1 e abbiamo 8 giorni (1+8=9) per preparare la prova del nove vera, verissima. A Napoli si fará l’esame di maturitá di questa squadra specializzata (tranne stasera, e vabbe’) a trarre il massimo facendo il minimo, come quegli studenti furbi e talentuosi che si sprecano la metá degli altri e hanno inspiegabilmente una pagella della madonna, piena di nove, ovviamente.

L’Inter si è concessa una di quelle serate liberatorie che fanno solo bene, tipo quando fai la dieta e ti dicono che una volta alla settimana puoi sgarrare e il quel pasto lí ti sembra che tutto abbia un gusto un po’ speciale. Naturalmente diranno “eggiá col Frosinone eggiá”, dimenticandosi di Juve-Frosinone e facendo finta di non aver visto Fiorentina-Empoli. Le partite bisogna vincerle, punto, e noi siamo in questo periodo fatato che le vinciamo non proprio tutte ma molte, essí, per la precisione nove.

Il Mancio continua con le rotazioni e i fatti gli danno ragione, confermando che noi normolinei non capiamo un cazzo. Segniamo quattro gol, di cui tre di giocatori al primo gol in campionato, e sono due belle cose (4+3+2=9). L’altro gol è di Icardi (il 9).  Napoli diventa lo snodo del campionato, uno snodo per noi ma anche per il Napoli, e anche per la Roma che è in agguato, e anche per tutti le altre che tiferanno Napoli perchè la capolista – no, ricordiamolo – siamo noi. Dopo Napoli-Inter inizierá il campionato, quello senza se e senza ma. Mancheranno 24 partite ancora, ma la prova del nove ci dirá cosa aspettarci con sempre minore approssimazione.

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settembre 24, 2015
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Partitina dopo partitina

Appartengo, relativamente ai fatti delle ultime 72 ore, alla corrente degli Interisti Tifosotti Avventisti Mughiniani del Settimo Giorno. Ecco, insomma, Mughini ha sostanzialmente ragione quando parla di noi: avevamo vinto  4 partitine e adesso, partitina dopo partitina, abbiamo vinto la quinta. Partitina. La quinta su cinque. Quello che Mughini ha omesso di dire è che tutte le cosiddette grandi, o presunte favorite, hanno giocato quasi solo delle partitine. Le non-partitine finora sono state due (Roma-Juve e Inter-Milan), e per il resto tutta la fuffa che può offrire questa insopportabile Serie A a venti squadre.

La Juve, Roma a parte, ha giocato partitone? Ma mi faccia il piacere: nel suo ormai consolidato far ca-ca-re, in 5 partite ha addirittura affrontato tre squadre che la seguono in classifica. No, dico. Eppure è riuscita nell’impresa di fare 5 punti, un punto a partita. Noi invece ne abbiamo fatti tre a partita, e non starò qui a vantarmi delle vittorie con l’Atalanta (che peraltro ha gli stessi punti della Juve, e una partita in meno), il Verona o il Carpi, ma il Milan è pur sempre il Milan e il Chievo ha il doppio dei punti della Juve. Per dire, eh?

Partitita dopo partitina, un golletto di scarto ogni volta (6 fatti, 1 subito,  saranno pure cifre sommarie e premature ma non sono cifre banali), l’Inter se ne va, resta davanti a tutte e si prepara al big match con la seconda. Nel frattempo archivia una partitina ricca di simbologie. Tipo che il Verona fa un contropiede e prende una traversa clamorosa, e che nel minuto successivo, invece di cambiare il pannolone, andiamo a segnare il gol della vittoria con l’uomo più preso di mira degli ultimi tre giorni nel mondo intero, ed ex juventino.

Qualche minuto più tardi, un tizio toscano col cognome francese, che quattro anni e mezzo fa era ancora al Pavia e ora giuoca nel Frosinone, la mette in mischia in calcio d’angolo. Alla Juve. A Torino. Al novantaduesimo. Era una partitina, volevano vin-cer-la, e invece l’han presa nel culo.

Ecco, le partitine son finite. Ne abbiamo avute un tot e le abbiamo vinte tutte (un’enorme sostanziale differenza rispetto alle ultime stagioni). Ora cominciano le partite vere e le affrontiamo da una posizione privilegiata, con l’animo leggero e un discreto entusiasmo. Che di per sè son tutte cose che fanno la differenza. Ora la questione è solo una: dimostrare a Mughini che di noi non capisce un cazzo.

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(nella foto: scusa Melo, ma metto Blanchard)

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