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febbraio 15, 2016
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Quando il gioco si fa molle

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Ho vissuto un’esperienza strana e struggente, più che altro sbalorditiva. Stavo seguendo la partita attraverso uno streaming in ritardo di un minuto e 40 secondi sul reale svolgimento della partita. Siamo ormai al novantesimo. Mi scappa l’occhio sulla app dei risultati in tempo reale proprio nel momento in cui il punteggio viene aggiornato, 2-1. E io sono lì con il mio streaming bello nitido con commento in inglese, la palla è nella metacampo della Viola, e non me ne faccio una ragione. Sul mio monitor stiamo ancora 1-1 e a me il risultato va bene così, ok, meglio un pari di niente, così ragionavo tra me e me prima che l’app mi anticipasse l’apocalisse.

Magari si sono sbagliati, dico.

E quasi me ne convinco. La Fiorentina attacca, sì, ma non è mica un arrembaggio. È un’azione normale, a velocitá normale, a testosterone normale.

Dai, si sono sbagliati.

Bernardeschi entra in area in surplace, tira dove è normale che tiri, parata un po’ così, naso, nuca, gomito, orecchio, ginocchio, gol.

Gol.

No, non ci posso credere. Non può essere andata così davvero. Forse è un’interferenza, una discrasia spazio-temporale, un filmato di repertorio, una pantomima, una fiction tipo Don Matteo 235, un’illusione, uno scherzo a parte, un non so cosa.

L’app non corregge, lo streaming prosegue in maniera coerente. Era tutto vero.

E niente, mi sono incazzato molto più che per la ridicola e insopportabile espulsione di Telles, molto di più. Ancora una partita fottuta a tempo scaduto, ancora una mollezza totale nel momento in cui il gioco si fa duro. È peggio di Mazzoleni, molto peggio.

Nove punti in nove partite, cinque gol di testa presi nelle ultime quattro, quarta partita persa o pareggiata al novantesimo negli ultimi due mesi, un altro scontro diretto a cazzo – e questo vale doppio o forse triplo, con la Fiorentina (sei punti a zero) che allontana la zona Champions, con il Milan (il Milan!) che ormai ci soffia sul coppino, con la dura realtá che ci avverte che non siamo più terzi e nemmeno quarti.

Non so più cosa dire. Vincevamo 1-0 a Firenze e a fine primo tempo ero al settimo cielo. Poi l’umore è virato su “teniamo l’1-0, il nostro format, perchè il 2-0 non lo faremo mai”. Poi su “vabbe’, portiamo a casa il culo è un punto, va bene così”. Poi niente, ho perso le parole. Abbiamo quattro partite davanti, la Juve fuori, vabbe’,  e tre in casa facili, da nove punti. Ma a chi la faccio leggere la mia tabella? Ormai noi tifosotti e l’Inter siamo come il mio streaming di stasera: sincronizzati alla cazzo di cane. Stesso livello di sintonia che vedo tra il Mancio e la squadra, e mi viene un magone clamoroso.

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settembre 29, 2015
di settore
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Handare male

Non c’è solo la colpa oggettiva di averci fatto perdere la partita, o comunque di non avercela fatta giocare ad armi pari. C’è un’altra pesante responsabilitá ascrivibile

(ora, senza polemica, ditemi voi in quale altro blog di stampo non giuridico si usa l’aggettivo ascrivibile)

a Samir Handanovic, e cioè quella di averci negato la possibilitá di vedere come sarebbe andata a finire. Cioè, quale sarebbe stato – al netto di un pirla che provoca un rigore dopo 3 minuti e poi fa un paio di altre micidiali coglionate nella successiva mezzora – il risultato di Inter-Fiorentina secondo una sola variabile impazzita: le pensate del Mancio.

Ecco, non lo sapremo mai. In 11 contro 11, e con un portiere in serata normale, come sarebbe finita Inter-Fiorentina con (o nonostante) le trovate tecnico/tattiche del nostro brizzolato e ciuffettoso entrenador?

Il quesito è inquietante. Certo, non come “e se Lee Oswald non avesse ucciso Jfk?” o “e se Juve-Inter di Ronaldo e Juliano l’avessi arbitrata io?”. Ecco, non a questi livelli. Però ammettiamolo, il quesito è interessante. Cosa diamine sarebbe mai successo domenica sera a San Siro in una normale dinamica di partita, e cosa cazzo avrá mai portato Mancini a inventarsi quelle trovate dal gusto un po’ così, un po’ dolciastro e un po’ aromatico, tipo una canna lunga mezzo metro?

Rimarremo per sempre con il dubbio.

Al di lá delle singole disposizione tattiche (che presa una a una sono ampiamente discutibili) (ma io faccio l’ex casellante e lui fa l’allenatore, quindi avrá ragione lui, mi dico), c’è una faccenda sulla quale non mi do pace: perchè l’allenatore di una squadra che ne ha vinte 5 su 5 cambiando pochissimo, ecco, voglio dire, perchè all’improvviso fa il creativo?

Cosa c’è di peggio per una qualsiasi squadra di andare a giocare in casa di un’avversaria che ne ha vinte 5 su 5? Perchè improvvisamente è la squadra che ne ha vinte 5 su 5 a doversi adattare all’altra, a prendere contromisure quasi goffe (aumentare i centrali nel momento in cui ne hai due in meno, mettere un attaccante a fare il terzino su un avversario di presunta pericolositá)?

Ecco, la cosa di Perisic mi ha fatto impazzire. Lo metti a fare il terzino contro un “avversario pericoloso”, e poi ti lamenti? Ma figa, il giorno che giochi contro Cristiano Ronaldo o Bale cosa fai, metti sulla fascia dei newjersey, un autovelox, un fosso con i piranha, un cecchino, un drone, Montero e Pasquale Bruno, una tagliola, del filo spinato, una corsia saponata e qualche mina antiuomo?

Comunque, cazzo, non lo sapremo mai. Ed è tutta colpa tua, zuzzurellone sloveno.

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settembre 27, 2015
di settore
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Ilicic Kalicic Titanic

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No, il disastro è che abbiamo buttato via così il nostro primato e… Ah, siamo ancora in testa? No, ecco, quanto scoccia aver permesso a Milan e Juve di recuperare così tre punti e… Ah, hanno perso anche loro?

Ma allora, allora non è successo niente.

Beh, quasi niente. È l’effetto Sassuolo al contrario (che io, sia chiaro, a livello teorico ci metterei dieci firme: non una, dieci): lo scorso anno vincevamo una partita 7-0 e poi ne buttavamo nel cesso a iosa, mentre quest’anno ne vinciamo cinque con un gol di scarto e ne buttiamo nel cesso una. Con questa media si vince lo scudo con dieci punti di vantaggio, per dire.

Non la voglio fare così facile ma nemmeno disperarmi più del necessario. Mezz’ora da incubo può capitare. Prendere tre gol con due tiri può capitare. Poi, ovviamente, andando un po’ più nel profondo la galleria degli orrori si allunga, e pure quella delle preoccupazioni e delle perplessitá. Grossi casini, immani cazzate, errorini a strafottere, strane pensate di Mancini: dipende tutto dalla stupidata di Handanovic dopo tre minuti? Tutto tutto?

Io, con quattro pere sul groppone, mi adombro ma voglio pensare positivo: l’Inter è sempre in testa e forse una tranvata del genere può avere un suo perchè, giusto per far capire che i sogni non si conquistano di default ma vanno sudati, e giusto per far capire a tutti – da Mancio al magazziniere – che nulla arriva per caso, nemmeno queste catastrofi della domenica sera. Intorno cambia la geografia del campionato, le favoritissime lottano per non retrocedere, le favorite vanno a fasi alterne, le attuali battistrada non si sa se dureranno. Tutto ciò è bellissimo, dopo aver visto per quattro anni la tv in bianco e nero. Barra dritta e pedalare, vincerne cinque ti consente di gestire con una relativa disinvoltura la batosta alla sesta. Il mio modesto consiglio è: vinciamone altre cinque, è la via giusta, giuro.

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marzo 1, 2015
di settore
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Il pepe e le pappemolli

Soccer: Serie A; Inter-Fiorentina

La cosa che fa più impressione è guardare la classifica togliendo tre punti alla Fiorentina e aggiungendone tre all’Inter – il nostro unico desiderio fino alle ore 18,15 -, guardare cioè dove saremmo arrivati al netto della milionata di minchiate fin qui accumulate da agosto a oggi. Fa impressione perchè non è mica fantacalcio: abbiamo perso ma avremmo potuto benissimo vincere, abbiamo preso un gol per un errore del portiere, abbiamo creato un sacco là davanti – compreso un palo e un paio di errori da ingoiarsi i coglioni – nonostante un quasi incomprensibile turnover (va bene, bisogna farlo, ma anche a costo di tenere fuori il più buono per fare giocare un paio di cadaveri dai cognomi altisonanti?) e alla fine abbiamo perso, poteva andare diversamente e invece no, nemmeno un pareggino che sarebbe andato bene visto il tenore della serata, nemmeno un tiro che per sbaglio entra tipo flipper quando loro rimangono in dieci e poi in nove.

Peccato. In fondo, sforzandosi di considerare la parte piena del bicchiere (sforzo immane, ma vabbe’), questo pomeriggio di sfiga e di errori multipli ci dice che bene o male ci siamo, che se non proprio vivi siamo vitali, che qualche speranza di partecipare al banchetto finale resta, che c’è un’occasione per tutti, anche per noi. Crediamoci, nonostante tutto. Anche questo mordersi le mani e risalire fino ai gomiti è una sensazione sgradevole ma quasi antica, dopo tanti post-partita annegati nella rassegnazione, che è assai peggiore di questo rodimento di palle. Però tutto ciò – questo raggranellare l’orgoglio che ci resta – non fa punti e la sconfitta in uno scontro diretto per l’Europa rischia di pesare parecchio sul nostro precarissimo equilibrio. Per quanto firmerei, da qui alla fine, per andare avanti a colpi di tre vittoria e una sconfitta. Andrebbe benissimo, visto l’andazzo.

Cià dai, proviamo a non pensarci più, abbiamo ancora un tot di cose da fare, abbiamo anche lo sboronissimo Wolsfburg che ci aspetta: vietato deprimersi, però – cazzo! – vietato anche schierare i depressi. Serve gente col pepe al culo: no bronci, no gambette molli, perchè il tempo stringe.

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ottobre 8, 2014
di settore
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L’orlo della rassegnazione

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Non serve essere interisti da “moriremo tutti” per dire che nel giro di otto giorni siamo passati da un cauto ottimismo all’orlo della disperazione. O meglio – che forse è peggio -: sull’orlo della rassegnazione.  E mica perchè siamo incontentabili o severgnini, ma perchè abbiamo visto cose inequivocabili, cose che hanno un nome e una classificazione. Io mi ero segnato sul calendario il 5 ottobre come prima data spartiacque della stagione,  la partita del transito da una fase al limite del ridicolo (partite con squadre islandesi, ucraine e sassuolesi) a una fase “vera”, che doveva simbolicamente  iniziare a Firenze, campo ostico,  clima ostico, squadra ostica, benchè la squadra ostica avesse iniziato il suo campionato un po’ alla cazzo di cane e che sul suo campo ostico non ci avesse ancora nè vinto nè segnato uno straccio di gol. Com’è andata il 5 ottobre lo abbiamo visto. Il problema è che giá una settimana prima, col Cagliari, le nostre povere certezze avevano giá ricevuto uno scossone da paura. E tre giorni prima di Firenze, a San Siro contro gli azeri, era forse avvenuta la cosa più inquietante di tutte: perchè in teoria può capitare la partita maledetta (Cagliari) e in teoria può capitar di perdere senza alcuna attenuante su un campo ostico (Firenze) (sto concorrendo per il Guinness, categoria “uso spropositato dell’aggettivo ostico”), ma non è possibile assistere impotenti allo  spettacolo di una squadra in preda ai crampi nell’affrontare un qualsiasi Qarabag in una tiepida serata di inizio ottobre.

In pratica, in otto giorni, all’improvviso, dopo un mese e mezzo di serenitá un po’ sovrastimata, ci siamo ritrovati in pieno marasma tattico e in pieno sbando fisico. In pratica, per dare un numero al nostro piccolo disatro, dopo sei giornate abbiamo 10 punti di svantaggio dalla Juve. Cioè, dopo “ostico” a me ora viene in mente di usare in eguale quantitá “merda”.

Tutto intorno è un fiorire di analisi crude, un po’ catastrofiste e molto orientate – appunto – alla rassegnazione. Dovremmo  dunque rassegnarci, a ottobre appena iniziato, a una serie di cose, tutte peraltro molto realistiche:

1) Juventus e Roma sono molto più forti e noi giocheremo un sotto-campionato dal terzo posto in giù con la prospettiva di puntare (ri-puntare) al classico posticino dell’Europa periferica.

2) l’allenatore è questo, non sará mai esonerato perché ha un contratto da nababbo.

3) la squadra è questa, ringiovanita e rimescolata, potenzialmente buona, ma questa è.

Bei tempi quando ci incazzavamo perchè arrivava la pausa per la Nazionale e noi giù a smoccolare perchè ci spezzava il ritmo ecc. ecc. Ora siamo qui a ringraziare il suono del gong perchè permette a noi, stanchi e storditi, senza fiato e disorientati, si ritornare all’angolo e riprender conoscenza in vista del prossimo round. Guardo il calendario incredulo: sì sì, è inoppugnabile, abbiamo appena cominciato. E siamo giá a questo punto?

Sì.

Bene. Guardo la classifica e vedo che, tranne la Fiorentina che abbiamo rianimato noi, tutte le squadre che abbiamo affrontato sono nella seconda metá dalla classifica. Otto punti in sei partite – sei partite di difficoltá medio-bassa – fanno ridere. Gli altri, dico. Non mi rassegno a rassegnarmi a inizio ottobre, ma siamo giá al training autogeno. Prossimi stadi: overdose da orociok e negazione dell’evidenza.

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