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febbraio 14, 2017
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Il campionato avulso

In questo spezzatino da calcio moderno, càpita che si debba aspettare il lunedì sera per tracciare il bilancio di una giornata di campionato. Non per altro, ma non era una giornata qualunque e quindi l’attesa era giustificata: 1) conclusi tutti i recuperi, si tornava finalmente alla pari; 2) era la giornata-ponte dei due terzi di campionato; 3) per l’Inter, il risultato di Lazio-Milan non era per niente indifferente.

E infatti il pareggio è stata la ciliegina di una giornata che rischiava di essere neutra: avevano vinto tutte, ma proprio tutte, e per la parte sinistra della classifica si rischiava di fare un copincolla. E invece no: torniamo quarti e questa cosa fa bene al cuore e alla mente. Ci aspettano altre 14 giornate così, a cercare di vincere e poi a sbirciare sugli altri campi. Qual è la novità? Beh, quest’anno è un po’ diverso dal solito.

Questa è stata la giornata-prototipo di quello che temo sarà il campionato da qui alla fine. Se la lotta per non retrocedere resterà virtuale (con tre squadre inferiori, isolate, lontane e piuttosto depresse), già oggi – a metà febbraio, con 14 giornate ancora da giocare – ci sono 12 squadre su 20 a non avere obiettivi. Restano quelle in corsa per scudetto e/o coppe. Juve, Roma, Napoli, Inter, Atalanta e Fiorentina hanno vinto partite con poca storia, contro squadre che non sono andate molto al di là dell’ordinaria amministrazione. A muovere la classifica – per sottrazione, come meglio non ci si poteva augurare – è stato non a caso l’unico scontro diretto.

Sarà un campionato così, con gli scontri diretti che invece di valere doppio varranno il triplo e con le partite con “le altre” che saranno una specie di trappolone random: per la maggioranza morbide o comunque poco complicate finchè non ti arriva  l’imprevisto come è successo alla Roma,  che ti becca la Samp in giornata da fenomeni e ci lasci il culo e metà delle speranze scudetto.

Nel prossimo mese, prima della pausa per la Nazionale, ci aspetta un mini-ciclo di 5 partite piuttosto particolare: tre trasferte contro squadre senza obiettivi (Bologna, Cagliari e Torino, che oggi è a 10 punti dall’Europa League) e due scontri diretti in casa, Roma e Atalanta. Sono 5 partite in cui ci giocheremo moltissimo, perchè contro “le altre” non bisognerà perdere punti (ma sono pur sempre trasferte), e contro le dirette concorrenti ci presentiamo con il curriculum immacolato delle 8 vittorie consecutive a San Siro.  Arrivare quanto più vicini al bottino pieno ci porterebbe in zona Champions. Perdere punti (in generale, e con la Roma in particolare) sarebbe una discreta mazzata (eufemismo). Sabato 18 marzo, dopo Torino-Inter, la nostra classifica avrà una fisionomia ben definita. Speriamo anche che sia bella.

Nel campionato avulso delle prime otto, da qui al 19 marzo si giocheranno anche Milan-Fiorentina, Napoli-Atalanta, Atalanta-Fiorentina, Roma-Napoli, Juventus-Milan. Più i nostri due, fanno 7 scontri diretti in cinque giornate. La Juve ne ha solo uno, e in casa. L’Atalanta tre. Le altre due.

Forza Inter, qui si fa l’Italia o si è avulsi.

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settembre 22, 2016
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I ragazzi del ’93

icardiempoli

Non è ancora passata una settimana da Inter-Hapoel Beer Sheva. No, bisogna ricordarlo, perchè tutto assume automaticamente una dimensione diversa. Non trionfale, nè eccessivamente autoindulgente. Diversa. In sei giorni siamo riemersi dallo sprofondo battendo la Juve a San Siro (certo, nella partita più brutta degli ultimi 30 anni, come si è premurato di ribadire Allegri anche stasera) (contento lui, ma a occhio dev’essere il culo che brucia) e poi l’Empoli in trasferta con i seguenti miglioramenti rispetto alle prime quattro partite di campionato (più la spaventosa Europa League): non siamo andati in svantaggio; abbiamo segnato nel primo tempo; non abbiamo subito gol.

Il miglior commento a questa partita l’ha fatto De Boer, un giorno prima che si disputasse: “Prima della Juve mi davate per morto, dopo la Juve mi avete chiesto se possiamo vincere lo scudetto… Io dico solo che il campionato è lungo e il campionato si vince con le piccole squadre”. Tenendo conto che il Chievo è terzo e il Palermo ha espugnato Bergamo, il nostro campionato con le piccole (Pescara, Juventus ed Empoli) per ora segna nove punti in tre partite, e quindi va bene così.

Aver risolto la partita in 17 minuti è un ulteriore upgrade per una squadra che finora aveva dovuto rimediare ampiamente in corsa. Quanto al fatto che siamo Icardi-dipendenti, non vedo il problema: segna sempre lui, ci pensa lui, risolve lui? E allora? Si sta verificando il rarissimo caso di uno che, dopo aver ridiscusso lo stipendio, giustifica in tempo reale l’aumento. Noi non ci possiamo lamentare. Forse gli altri sì.

Mancava Banega, ma c’era Joao Mario. Un altro che sta giustificando l’investimento senza effetti speciali ma con una disinvoltura che conquista. Ho rivisto 118 volte il video del replay del secondo gol: due ragazzi del ’93 che intercettano palla a metacampo e la recapitano in porta in due secondi. Così bello, potente e denso di emozioni che quasi lo caricherei su YouPorn.

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maggio 9, 2016
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Sprazzi di Inter

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Cioè, trovatemi voi una squadra più intellettualmente impegnativa dell’Inter. Per dire: con una giornata di anticipo – quindi, dandovi 7 giorni di tempo in più per rimuginare il senso di una stagione – ci scodella il risultato definitivo e noi tifosotti restiamo lì come quelli della Mascherpa, incapaci di emettere un giudizio definitivo.

Quarto posto in campionato.

Che è il miglior risultato degli ultimi cinque anni. Più una semifinale di Coppa Italia persa ai rigori.  Apperò. E quindi cosa facciamo? Come ci poniamo? Quanto siamo soddisfatti? O quanto siamo delusi? Quanto è pieno o vuoto il nostro bicchiere?

La risposta è: boh.

Sarebbe il caso di fare una media ponderata di questi ultimi cinque anni, tutti zero tituli, in cui il massimo che abbiamo saputo fare è arrivare quarti in campionato e/o in semifinale di Coppa Italia. E quando c’era pure l’Europa, bei tempi, agli ottavi di Champions o di Europa League.

Quindi potremmo anche essere abbastanza contenti.

Però è anche vero che Mancini ha avuto a disposizione molto di più rispetto a chi lo ha preceduto. E parlando proprio di quest’anno, molto molto di più. Ogni tanto mi sveglio di notte tutto sudato pensando a cosa avevano rifilato al povero Mazzarri. D’accordo, lui era un testone e poi è anche piovuto e tutto è andato a ramengo. Però poverino, e poverini noi, a farci forza a vicenda sussurrando che M’Vila non aveva le gambe così storte e Kuzmanovic non era così male e Osvaldo non era pirla come dicevano tutti.

Il capitale umano di quest’anno, al netto di qualche approssimazione, non l’ha avuto a disposizione nessuno degli altri allenatori di questi disgraziati cinque anni. Dopo anni di Inter “a togliere”, Mancini ha avuto il privilegio di “aggiungere”. Addirittura, di scegliere. Certo, nel limite della nostra essenza (perchè, ahinoi, non siamo più di prima fascia) e delle nostre possibilità (buone, non illimitate). Però ha scelto, dato indicazioni, segnato priorità. Non ha avuto tutto, ma parecchio.

E quindi questo quarto posto è: abbastanza rispetto alle quattro stagioni precedenti, ma poco rispetto alle possibilitá di quest’anno. Possibilitá reali, non teoriche. Le possibilità che ci si erano prospettate fino a Natale, in un campionato condotto anche con 4 punti di vantaggio, con un titolo d’inverno sfumato negli ultimi 90′ del girone d’andata, prima che sfumasse anche il culo e, soprattutto, prima che tornasse la Juve.

È un campionato da 6. Perché l’alunna Inter non si è sempre impegnata fino in fondo, e di fronte ai compiti più impegnativi spesso se l’è fatta addosso. In compenso ha dato segnali di vita e qualche sprazzo di genio e di talento. Da qui ripartiamo, dagli sprazzi migliori. Con il Mancio, in particolare, non si potrà più essere così indulgenti. Dopo questo campionato, anche noi possiamo permetterci di avere un pochino di puzza sotto il naso. Un pochino.

 

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gennaio 6, 2016
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Il format preferito

icardi

Ancora scottato dalla minchiata immane con la Lazio, ero pronto a chiedere al Vaticano di scomunicare l’Inter, o all’Inter di aderire a un’altra religione: a noi il Natale ogni tanto fa male, diciamocelo, dovremmo evitarlo, e poi ero atterrito dopo la visione delle partite del pomeriggio, con una teoria di squadre tornare in campo senza avere smaltito il cotechino, il panettone o entrambe le cose.

Io non compro Orociok da tempo immemore, ma mi hanno regalato una boccia di Lindt Lindor, una delle cose più buone in natura, e questo periodo senza Inter è trascorso così, tipo Poldo Sbaffini, un Lindor dopo l’altro. Il campionato è fermo e giù Lindor. Poi ricomincia il campionato e giù Lindor. Poi le altre fanno schifo, facciamoci un Lindor. Poi entra in campo l’Inter, ci vuole un Lindor. Poi ero nervoso, ecco, perché l’accoppiata Lindor (prima) e caffè (amaro, dopo) è una roba da sballo, e passi per il Lindor, che si deposita nel girovita e vabbè, ma il caffè rende nervosi. Voi non avete idea di quanti Lindor ci sono in una boccia di Lindor. E’ bellissimo.

Detto questo, rieccoci con il nostro format: 1-0 e a casa. Abbiamo incontrato una delle squadre attualmente più pericolose e toste del campionato: a casa lo stesso, 1-0, raus. Tra l’altro erano già a casa, quindi la cosa è a stretto giro. Il format prevede vittoria per 1-0 e partita così così: perfetto. A me questa replica minuziosa del format provoca una certa eccitazione, anche più forte di trovare una boccia di Lindor sotto l’albero. Infatti vedo già in giro le solite cosucce di contorno: giudizi severi sulla partita, allenatore avversario che dice che non è giusto, brusio nemico, Mancio sarcastico.

Ogni tanto, qualcuno ricorda che (incredibilmente) la capolista è ancora l’Inter.

Abbiamo fatto più punti in trasferta che in casa. Non abbiamo preso gol per l’ennesima volta. Ci manteniamo in debito di culo. Io non me ne vergogno. Anzi, sapete cosa vi dico? Che spero nel condono e zac!, tutti inculati.

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gennaio 17, 2015
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Lento pede

Empoli - Inter

Nella città di Mazzarri siamo ritornati un po’ mazzarriani, come se la mazzarrite fosse nell’aria, un virus tipo Ebola, e noi scendendo dal pullman lo abbiamo preso, trac!, che sfiga. Un virus meno feroce, non mortale ma bastardo, comunque preciso negli effetti: toglie idee, lucidità, brillantezza, tipo quelle influenze gastrointestinali che nei due giorni in cui stai seduto sulla tazza pensi solo alla dissoluzione del tuo corpo. Ho l’impressione che l’Empoli abbia fatto un partitone, anche se poi potremmo star qui a discutere sulle percentuali esatte del brutti noi/belli loro. Di sicuro, del primo tempo con il Genoa è rimasto poco o nulla, e son passati appena 6 giorni, dannazione. Uno zero a zero che è il quinto risultato utile consecutivo in campionato (due sole vittorie, però), il sesto risultato utile consecutivo contando anche lo 0-0 a Qarabag. Ecco, dopo lo sciagurato secondo tempo con l’Udinese abbiamo sempre portato a casa qualcosa, prendiamola così, in fondo non è così banale. 8 gol fatti e 4 subiti in sei partite, anche questo non è affatto male in assoluto  (no, dico, eravamo passati in negativo). Però se qualcuno aveva segnato tre punti a Empoli nella tabella post-Genoa, ecco, siamo già in ritardo netto. Vedo montagne di tabelle appallottolate nel nostro gigantesco e ideale cestino. La rimonta è avviata, ma lentamente. Oddio, firmerei se mi dicessero: ogni due giornate recuperi una posizione. I conti tornerebbero. Ma ci manca ancora un po’ di spietatezza, non ci si può accontentare di partite così, poi si scappa la poesia e puff. Per dire: se giochiamo così mercoledì con la Samp, in una partita fondamentale – l’ha detto il Mancio che le Coppette bisogna vincerle -, rischiamo l’overdose da Orociok, e siamo solo a gennaio.

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