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febbraio 1, 2016
di settore
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De bracarum calamento

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Chissà, forse sarebbe bastato un centimetro – rigore, Icardi, palo interno, gol – e adesso saremmo qui a dire che vabbe’, meglio un pareggio di niente, giochiamoci il terzo posto con la Fiorentina e amen, non parliamo più del resto, facciamo che va bene così. Anche nel primo tempo forse sarebbe bastato un centimetro a Eder per incornarla meglio e metterla dentro e saremmo andati in vantaggio al sesto minuto e forse adesso saremmo qui a dire che bla bla bla.

Il problema, alla fine del derby, è che siamo qui con uno 0-6 da incubo, risultato aggregato di due partite in quattro giorni con Juve e Milan, un risultato aggregato spaventoso, peggio ancora del punto in due partite con Sassuolo e Carpi, peggio ancora delle partite di merda messe assieme da Udinese-Inter a oggi. Peggio di tutto perchè è una sentenza bella e buona sulle tue ambizioni, è un sigillo con ceralacca sulla pergamena in cui è descritto il tuo profilo di squadra. Un profilo che un mese e mezzo fa era un altro, mentre lo Standard & Poor’s del calcio nel frattempo ci ha già declassato tre o quattro volte. Eravamo Singapore, ora siamo la Grecia.

Il Milan che ci scherza nel finale – no dico, il Milan! una squadraccia se ce n’è una – è lo spottone conclusivo di questo gennaio da tregenda, in cui non si sa più come classificare la partita di Napoli (a questo punto viene da pensare che il Napoli quella sera là abbia pestato una merda) mentre il resto, tutto il resto, lo abbiamo ben presente. Perdere 3-0 con Juve e Milan, prendere per tre volte gol al novantesimo e oltre, giocare quasi sempre male, non segnare quasi mai. Se quattro indizi non fanno una prova…

Anche prima di Udinese-Inter (eravamo primi con 4 punti di vantaggio, solo un mese e mezzo fa, roba da matti) si parlava degli indizi che facevano una prova. Dei pochi gol che prendevamo, degli 1-0 chirurgici, degli #epicbrozo che sostanziavano un clima positivo in una squadra che vinceva e si divertiva. Certo, sembrava tutto facile e ci divertivamo un sacco e tutti erano bravi belli forti eccetera. Nello sport è una ovvietà. Ma qui non si tratta di scendere dal carro dei vincitori adesso che non vincono più. Si tratta solo di dover dare un nome e un cognome a questo improvviso e inaspettato sfacelo, al panico che ti prende in casa con il Carpi o alle braghe che cali con i tuoi peggiori nemici, uno al massimo dell’euforia (nelle ultime 6 partite ha fatto 13 punti più di te) e l’altro che, invece, hai contribuito a riportare in vita dopo 20 partite da zombie.

E quindi spiace che manchi, clamorosamente, la personalitá che ti dovrebbe sorreggere quando affronti in calo di forma un ciclo facile, o quando affronti le tue avversarie storiche in quelle partite che di default danno un senso alla stagione. Per due volte in quattro giorni ti hanno sotterrato, perchè tu sei andato in pappa alla prima avversità. Nessuno penso pretendesse di vincere largo a Torino o di piallare il Milan sette a zero. Penso che sia invece normale pretendere che non ci si posizioni a novanta, mai, o che ci si caghi in mano a tempo scaduto contro Sassuolo e Carpi manco fossero Real e Barcellona.

Il Mancio ha speso le migliori energie sul tema delle unioni civili. Di calcio, invece, si occupa a spot, tappando buchi per creare voragini, guardando altrove più che a gestire il presente, demotivando mezza rosa, prendendo scelte che vorrebbero essere creative e invece sono sciagurate (la gestione dei terzini e delle punte a gennaio è da pura schizofrenia, per tacer del centrocampo). Forse abbiamo vissuto a lungo sopra le nostre possibilità, ma questo sprofondo non è giustificabile. Lui deve tenere la barra dritta e non divagare. Non mi piacciono le sue risate dalla panchina, non mi piace vederlo mandare affanculo mezzo stadio e poi la giornalista tv: non è stile.

Questo gennaio ha dato una sistemata ai valori generali del campionato. Napoli e Juve sono di un’altra categoria, stop. Ma le altre – Fiorentina, Roma, Milan – sono come o peggio di noi a livello di incongruenze, equivoci, dubbi, perplessità, prospettive. Con queste squadr dobbiamo giocarci il terzo posto, sarebbe un delitto farsi precedere da una qualsiasi di queste mezze barzellette. Ci stiamo impegnando, questo sì.

Auguro a Eder di segnare 20 gol da qui a maggio, ma non era lui la massima urgenza di questa squadra. Non ho voglia, nè mezzi tecnici e cerebrali per disegnare l’Inter ideale con il materiale a disposizione. Serve soprattutto una svolta, nelle testoline vuote dei giocatori e ancor più nel manico. il Mancio – e con lui la società, Stankovic, Zanetti – prendano la squadra per i coglioni e la tirino fuori da questa pena infinita. Di tempo ce n’è, ma basta con queste partite: non esiste, non esiste proprio.

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