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Novembre 17, 2021
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Particolari

Sic transit gloria mundi (more solito). La Nazionale è passata dalla retorica delle notti magiche eccetera eccetera alla merda odierna nello stretto giro di quattro mesi, da supersquadra bellissima fortissima e favorita d’obbligo dei prossimi Mondiali a squadretta senza arte nè parte che forse ai Mondiali non ci andrà nemmeno perchè sicuramente gli spareggi non li passiamo, ridotti come siamo. Non che sia cambiato granchè, nel frattempo: il centravanti non lo abbiamo da anni, per dire, e questo non ci ha impedito di vincere 37 partite consecutive e con esse gli Europei dopo 53 anni dall’ultima volta. Semplicemente: prima andava tutto bene – tiraggiro, tiraggiro! – e adesso no. Questione di culo, certamente, almeno un po’. E anche di particolari: i rigori che prima entravano adesso non entrano più. Se Jorginho avesse segnato i due rigori alla Svizzera, il girone lo avremmo vinto in carrozza e adesso saremmo qui a prenotare il pullman scoperto per il dicembre 2022. Invece siamo in pieno Ventura-2, e ringraziamo il cielo che prima degli spareggi passerà un po’ di tempo, sennò con l’umore attuale avremmo fatto fatica anche con San Marino..

Dove saremmo se Jorginho (segue elenco)? Ecco, la storia dei rigori – cioè la storia dei particolari – mi ha fatto pensare all’Inter. Dove saremmo se Dimarco avesse segnato il suo rigore all’Atalanta e se Lautaro avesse segnato il suo rigore al Milan? E dove saremmo se alla Juve non avessero dato quel ridicolo rigore contro di noi? Non sono tre particolari che, in fondo, segnano in maniera spropositata il cammino dell’Inter finora?

Il gioco dei se e dei ma, ovviamente, ha un valore pari o minore di zero, però un pochino si presta a dare una dimensione all’Inter di Inzaghino. In questi primi tre mesi di stagione l’Inter non è mai stata inferiore a nessuno e non ha mai fatto figuracce (tranne negli ultimi grotteschi 15 minuti della partita con la Lazio, un’eccezione nel percorso tutto sommato lineare di quest’anno). E’ una squadra che ha spesso divertito, ha quasi sempre creato tanto, è stata raramente messa alle corde. Eppure in campionato è terza a sette punti dalle prime. Non ha vinto nemmeno uno scontro diretto, ma non ne ha nemmeno persi (a parte quella maledetta partita con la Lazio, vedi sopra). Con quei tre rigori (due sbagliati, uno assegnato con un abuso di potere), proprio tre di questi scontri diretti avrebbero potuto andare diversamente. E quindi?

E quindi cos’è? E’ una questione profonda o è una questione di particolari? Siamo al posto che ci compete (il terzo, lontano dalle prime) o avremmo potuto essere molto più in alto se solo avessimo calciato meglio due palloni, o se all’arbitro di Inter-Juve si fosse scaricato l’auricolare? Siamo indietro per un caso – per tre piccoli particolari, appunto – o perchè è giusto così? E le altre sono troppo avanti per congiunzioni astrali favorevoli, o perchè sono forti almeno quanto noi, se non di più?

E’ una questione interessante. E adesso che ci avviciniamo a due partite-chiave con qualche problema serio (assenze, acciacchi), quei particolari che ci sono costati punti (e chissà, magari un pizzico di autostima) potrebbero pesare fin troppo. Sul cinismo dobbiamo lavorare, sull’emergenza dobbiamo saperci adattare. E’ l’ansia il prossimo trabocchetto.

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Settembre 15, 2018
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Il Var è morto e anche l’Inter non si sente molto bene

C’è così tanto da dire di questa disgraziatissima partita con il Parma che un argomento è meglio spuntarlo subito: il gol di Dimarco (il tiro della vita suo, dei figli, dei nipoti e dei bisnipoti) NON è colpa di Handanovic. Certo, se in quelle zone grigie della sua mente (lo prendo? non lo prendo? mi si nota di più se mi tuffo o non mi tuffo?) il nostro portierone decidesse comunque, anche solo a livello accademico, si stendersi in tutta la sua ampiezza verso la traiettoria del tiro, non sarebbe necessario doversi guardare 300 dolorosissimi replay per sentenziare che: no, non l’avrebbe preso neanche Higuita facendo lo scorpione con la displasia dell’anca.

Veniamo al resto. Se il possesso palla è tuo per due terzi, tiri verso la porta 20 volte e non vinci – anzi, poi la perdi – c’è sicuramente della sfiga e ci sono altrettanto sicuramente dei problemi – problemi anche seri, avrebbe detto Dalla – più o meno nella stessa proporzione del possesso palla. 20 tiri possono dire tanto o quasi nulla. Intanto, se non ne entra uno. E poi se li cataloghi e ti accorgi che togliendo i tiracci del Ninja e le azioni passate da Perisic (l’unico vero nostro schema: datela a Ivan, magari qualcosa succede), ti resta poco poco. Pochi come i 4 punti e i 4 gol in 4 partite, soprattutto se rapportati ai presunti 12 punti da fare con questo calendario più morbido rispetto alle altre, e invece diventato durissimo.

Spalletti ha detto una verità, sintetizzabile così: cosa devo dire a ‘sti ragazzi, non sono una squadra presuntuosa. Eh, bravo, e quindi? Se non pecchiamo di presunzione, di cosa stiamo peccando? Di pesantezza di corpo e di mente? Di idee poche e confuse? Di condizione complessiva ancora da trovare – cazzo! – a un mese dall’inizio del campionato, a tre giorni dal tuo ritorno in Champions dopo un’assenza di sei edizioni, alla vigilia di un ciclo di partite serratissimo, una ogni tre giorni? E Spalletti – che si assume come da copione la responsabilità – di cosa sta peccando? Perchè dà sempre l’impressione di sbagliare le scelte di inizio gara e pure quelle del durante? Perchè – per dirne una – manda sempre in asfissia il centrocampo? Se Brozovic dovesse fare causa per mobbing, io testimonierò per lui, per dovere civico e morale.

Cioè, questa è la situazione a tre giorni dall’arrivo del Tottenham: roba che quando attaccherà la musichetta saremo presi da un attacco generale di cacarella, tutti, tra campo e spalti, perchè di Berardi e di Dimarco il mondo è pieno e il Tottenham ne avrà minimo sei o sette. Forse, li preferivo un po’ presuntuosi. Vabbe’, sarà una vigilia con un po’ di pathos. Che, in fondo, ci mancava.

Detto tutto questo (perchè i problemi sono al punto 1 e i mulini a vento vengono dopo, se vuoi essere serio), vogliamo parlare dell’arbitraggio? Perchè se questo è lo standard che ci aspetta, preparate i fazzoletti (per piangere e per le pagnolade). La non-ammonizione del portiere del Parma per avere interrotto il gioco ributtando in campo un secondo pallone (stavamo battendo un angolo e loro non erano schierati) è stata scandalosa e ha colorato subito di grottesco l’intero pomeriggio del signor Manganiello, uno spettacolo complessivamente brutto da vedere e culminato con l’episodio del fallo di mano di Dimarco sulla linea di porta. La traiettoria della palla era inequivocabile (con quale parte del corpo, se non il gomito, avrebbe potuto deviarla verso il basso?), il rigore era clamoroso. Ma il rigore non ce lo hanno dato, e la partita l’abbiamo persa.

Il Var è morto, ragazzi, e forse non ce ne siamo accorti, o facciamo finta che sia vivo e vegeto. Oggi, a San Siro, se ancora rantolava ha avuto il colpo di grazia. Lo abbiamo inventato e l’abbiamo ucciso nel giro di un annetto. Sarà usato per casi abnormi, una volta ogni due giornate, giusto per sentire dire che funziona. Una prece. E’ stato (quasi) bello, ti ricorderemo per quei solari e impertinenti rigori contro la Juve che nessun arbitro avrebbe mai fischiato. Infondeva un senso di giustizia e sicurezza, il Var, in un rapporto dare-avere in cui riconoscevi un fondo di oggettività. Non ha nemmeno deciso il campionato, che la Juve ha vinto comunque (quasi) in carrozza. Era addirittura piaciuto alla Fifa, che lo ha portato al Mondiale. Giusto così: in un paese che sogna il ritorno al servizio militare e alle vaccinazioni fai-da-te, poi, era un pericoloso – quasi visionario – strumento di modernità.

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