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agosto 28, 2017
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(Non solo) culo

AS Roma v FC Internazionale - Serie A

Tra i primi 15 minuti della partita di Roma, giocati in discreta serenità e con un gol incredibilmente sbagliato (eh, chissà come sarebbe andata), e gli ultimi 25, contenenti il finale più orgasmatico degli ultimi tot mesi (forse anni), ci sono stati 50 minuti in cui la Maggica ha preso tre pali (tre pali belli pieni, eh?, mica quei tiracci che scheggiano il legno e bòn) e in sostanza ci poteva fare a pezzettini. Letta così, con uno sguardo oggettivo e sincero, Roma-Inter resta una partita enigmatica, un piccolo mistero buffo e la clamorosa prova provata che la nostra Inter è capace di tutto e di niente, e il niente ci deve preoccupare, ok, ma il tutto lo può fare benissimo se ci si mette.

E poi c’è un altro fattore, palpabile ma impalpabile: il culo.

Il culo è l’apostrofo rosa tra le parole “t’avevo detto che finiva male, ma ‘sti gran cazzi?”. Il culo aiuta gli audaci e bacia i belli. Il culo non lo vedi ma sussiste e ti cambia non dico la vita, ma la serata sì. Il culo non compare nel risultato finale, del tipo

Roma-Inter 1-3*

(* di culo)

oppure in classifica, del tipo

INTER 6*
JUVENTUS 6
MILAN 6
NAPOLI 6
SAMPDORIA 6

(*una partita di culo)

ma l’interista savio e progressista non può non tenere conto della dose epocale di culo che ha preceduto i fuochi d’artificio all’Olimpico. In pratica, la faccenda dell’asterisco dovremmo farla nostra in qualche modo, per rimanere mentalmente sani e non illuderci di avere trovato la via, per mantenere alta la guardia e pure l’asticella nelle nostre pretese. Cioè, al bar con uno juventino non lo possiamo ammettere (“Avete vinto di culo!”, “Culo un cazzo!”), ma mentre siamo nella nostra intimità, stesi sul letto in cameretta intenti a guardare il soffitto e a ripensare alla partita di Roma dove non si vinceva dai tempi del Vate, possiamo – dobbiamo farlo – permetterci di sussurrare:

“Ok, vero, un briciolo di culo lo abbiamo avuto”.

E lì scatta il sospiro di sollievo. Sì, l’ho detto. No, non sono un bruto. “Culo”. Che liberazione. Non c’è da vergognarsi del culo. Per carità. Basta non farne un sistema di vita, o il refugium peccatorum, o l’ultima speranza di default. Bisogna tenere conto per onestà intellettuale che per circa 10 centimetri (4 per correggere il tiro di Kolarov, 4 quello di Nainggolan e 2 quello di Perotti) abbiamo trascorso due giorni a sperimentare tecniche di onanismo invece che affrontare la questione dell’inevitabile esonero di Spalletti e dell’invio al macello comunale di almeno sei-sette titolari. Ecco, tutto qui. Questo è il culo: 10 centimetri nell’eternità di una vita a smoccolare per pali, traverse, piedi a banana e rigori farlocchi. 10 centimetri.

Per cui, con gli animi distesi, e nell’eventualità che un giorno la fisica per compensazione ci possa punire (quella partite maledette in cui i centimetri e le zolle ti si rivoltano contro e gli altri ti infilano a ogni merda di spiffero), non dimentichiamo il ruolo importante e fattivo del culo in una delle vittorie più belle dell’ultimo lustro. Mentre ci crogioliamo sulle giravolte di Icardi e sugli slalom di Perisic (gesti di puro talento, l’anti-culo per eccellenza), ce lo possiamo permettere, in scioltezza: sì, ogni tanto ho culo e me ne vanto. E col cuore in pace prepariamoci a un futuro dove il culo sarà come il jolly di Giochi senza Frontiere: una cosa che ti giochi una volta ogni tanto, senza abusarne, quando il fato e la rotondità della palla te ne daranno l’opportunità.

Perchè – è evidente dopo 180 minuti di campionato – il cocktail tra il culo attivo nostro e la Var passiva della Juve potrebbe portare situazioni insperate. Basta essere lì ad approfittarne, a danzare sulla fascia, a metterla in mezzo e a fare piroette che neanche Nureyev: non è culo, questa è classe, cari i miei coglionazzi.

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aprile 9, 2016
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Dammi tre parole

Vittoria di culo. *

*(Avevo messo in preventivo di dedicare tre parole a Frosinone-Inter, nella previsione che non ne meritasse di più. Anche la schedulazione – ore 15 di un sabato con l’ora legale –  ammantava la partita di un non so che. Verso l’ottantesimo ho cominciato a pensare al post. Vittoria di culo mi sembrava da subito l’opzione più efficace. Però, sarà banale? Vediamo. Minchia che culo era un po’ troppo greve e Dio che culo rischiava di compromettermi le relazioni con il mondo cattolico. Botta di culo non rendeva efficacemente l’idea e Questo è culo poteva sembrare una sentenza definitiva. Diciamo, però, che dopo un primo giro la parola culo già si imponeva su tutte le altre. A questo punto, stabilito che culo doveva per forza essere una delle tre parole, mi sono concentrato sull’obiettivo. La scelta che si riduce, si sa, ti mette di fronte a delle opportunità e a delle difficoltà. E’ qui che si mette alla prova il blogghe. Culo più due parole, avanti, dai.  Il vero culo era un po’ troppo da spot, e poi mi ricordava la maglietta “Il vero triplete”. Culo, che fare? era piuttosto creativo, ma poteva non essere capito. In hoc culo vinces mi piaceva molto ma era di quattro parole, se ne sarebbe accorto anche uno juventino. Culo, e allora? mi sembrava efficace nei confronti dei competitor ma troppo strafottente nei confronti degli sconfitti. Amo il culo è una scelta di vita che prescinde il Frosinone. Troppo culo purtroppo era di due parole, Troppo troppo culo rafforzava e nel contempo corrompeva il concetto. Culo in Ciociaria mi ricordava un documentario di Osvaldo Bevilacqua. Il culo esiste è un concetto importante, ma serviva qualcosa di più specifico. Alla fine ho pensato che Vittoria di culo bastasse a descrivere la partita in tre parole e a concorrere al Guinness dei blogghe).

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