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Febbraio 12, 2020
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La punizione di Eriksen (l’avesse tirata Ronaldo)

Se la punizione di Eriksen nel derby l’avesse tirata Cristiano Ronaldo, alla Gazzetta sarebbe successo questo:

FASE 1. ALLARME ROSSO

Il caporedattore convoca la task force CR7 composta da un titolista, uno statistico, un fisico, un laureato in scienze motorie, un aedo (in caso di assenza/ferie, un rapsode), un esperto di gossip. La task force agisce nell’immediato e imposta anche il lavoro per i due giorni a venire. Il caporedattore assegna il tema: “CR7 ha preso l’incrocio dei pali (brusio di disapprovazione) ma è stato il più bell’incrocio dei pali di sempre (applausi)“. Ok, al lavoro!

FASE 2. IL TITOLO

Per la Gazza è il momento più delicato della serata, perchè d’intesa con il grafico si deve disegnare immediatamente la prima pagina cercando di non ripetersi con le circa 500 prime pagine già dedicate a Cristiano Ronaldo dal luglio 2018 a oggi. Il caporedattore mette una mano sulla spalla del titolista che sta cercando la miglior concentrazione. “Dunque, CR7, la punizione, l’incrocio dei pali, fammi pensare…” Il titolo gli viene subito: “CR AL SETTE”. Il caporedattore lo bacia in fronte, il grafico inizia a elaborare la prima: CR7 vestito da uomo cannone si protende verso l’incrocio dei pali, raffigurato come una capitello corinzio che si sgretola.

FASE 3. L’AEDO (o il RAPSODE, all’occorrenza)

La cronaca della partita passa in secondo piano di fronte alla nuova impresa di CR7, l’incrocio dei pali più bello di sempre. In 30 righe, impaginate a parte, il cantore descrive il gesto del campione: “Il muscolo guizza quando il cervello dà l’impulso, dal garretto tornito e bronzeo si sprigiona la potenza e il dardo è scoccato…” (il trucco del mestiere del cantore è: sparala più grossa che puoi, ma usa un italiano desueto e ogni dieci parole infilaci un “guizza”, “bronzeo”, “dardo”, robe così)

FASE 4. L’ESPERTO DI GOSSIP

L’esperto di gossip può agire nell’immediato o anche il giorno successivo, scrive cose superflue che saranno tra le più lette, e nessuno le contesterà mai se saranno simpatiche e positive. Ergo: chiama la sua fonte – l’amministratore di condominio del fruttivendolo del cugino dell’agente di CR7 -, si fa dire due parole e scrive con perizia cose inconfutabili, del tipo “Georgina ha esultato dal divano di casa, mandando baci verso il televisore” e “CR7 junior, palleggiando sul tappeto, ha urlato Siuuuuuuu papà!”. Con un abile ritaglio, l’esperto di gossip ricava da una foto di famiglia del Natale 2018 un particolare dello stipite della porta del soggiorno di casa CR7, “l’incrocio dei pali sotto il quale spesso si bacia con Georgina”.

FASE 5. LO STATISTICO

E’ il compito più difficile e ingrato. Lo statistico ha davanti solo una ventina di ore per trovare quale nuovo record può avere infranto stavolta CR7, operazione che spesso richiede una notte insonne con cui verrà ricompensato con due giorni di riposo, come gli infermieri professionali. Il lavoro porta quasi sempre a molteplici spunti, alcuni da usare subito e altri da tenere disposizione in caso di nuove imprese (quindi per la partita successiva). Nel caso in esame, lo statistico partorisce le seguenti opzioni (miglior incrocio dei pali mai colpito da un giocatore portoghese nella settimana del suo compleanno; miglior punizione non vincente di un giocatore europeo nato in un isola ma residente in una città senza sbocco al mare; miglior tiro da lontano di CR7 con la nuova pettinatura) da sottoporre all’ufficio centrale.

FASE 6: IL FISICO

Il fisico trascorre la notte davanti al pc per scomporre il movimento di CR7 e trovarne ogni sintomo di perfezione. In ossequio alla serietà e alla fatica dei suoi studi, il fisico vorrebbe parametrare il tiro di CR7 in base al principio di uguaglianza tra lavoro ed energia, “la potenza misura la quantità di energia scambiata nell’unità di tempo, in un qualunque processo di trasformazione”, poi – sarà il cinquantesimo gol di Ronaldo che gli chiedono di interpretare secondo le leggi della fisica – si rompe il cazzo e va a dormire. Il mattino seguente prepara una relazione in cui, in buon italiano, stende un testo da inframmezzare con tre formulette da terza liceo e da qualche aggettivo a sensazione, “sovrumano”, “impressionante”, robe così, e spedisce. Il caporedattore su Whatsapp gli manda un cuoricino e un pollice alzato.

FASE 7. IL LAUREATO IN SCIENZE MOTORIE

Come fa Ronaldo a tirare così? Quanto bisogna essere seri professionisti per colpire un incrocio dei pali del genere? Come si arriva a 35 anni in queste condizioni? Quanto, come, dove e perchè ci si deve allenare per poter colpire gli incroci dei pali con tale perfezione? Il laureato in scienze motorie (per gli over 45, leggasi “professore di ginnastica”), amico del caporedattore, si presta da tempo con vari pseudonimi a brevi interviste sull’argomento e tiene pronti alcuni schemi che, opportunamente adattati, consentono di rispondere a tono nel giro di pochi minuti, con successo. L’importante è non dimenticare aggettivi del tipo “professionale”, “fantastico”, “meraviglioso” e concetti del tipo “talento innato” e “capacità immense”. Solo una volta, sbagliando file, il laureato in scienze motorie aveva rischiato di creare un grosso casino. Il caporedattore lo aveva richiamato con tono interrogativo: “Scusa, cosa vuole dire che non deve uscire nelle ore calde e deve bere molto?”. “Perdonami, ti ho spedito le risposte sul caldo killer”.

Comunque, la punizione l’ha tirata Eriksen e la reazione è stata questa: “Wow che mina! (sbadiglio) Oh, questo non segna mai. Ci facciamo una birra?”

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Dicembre 20, 2019
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Il generatore di imprese pazzesche di CR7

Ho resistito fino alle 18, poi ho capitolato: ero al supermercato, ho visto nel raccoglitore una copia della Gazza e l’ho presa. Curiosità professionale, sportiva, umana, tecnica e concettuale: come si fa per il secondo giorno consecutivo a parlare su un giornale di un singolo gesto – un colpo di testa – dedicandogli metà della prima pagina e intere pagine all’interno e magnificandolo con trentasette aggettivi diversi, il più modesto dei quali è “spaziale”?

Appoggio la Gazza sul rullo della cassa. Prima pagina, titolo “RonalTo”, anatomia di un gol da marziano”. Didascalia della foto: “Il salto in alto di Ronaldo, 34 anni, mercoledì a Marassi: ha colpito di testa a un’altezza di 2 metri e 56 cm con uno stacco pazzesco di 69 cm”. Poi il titolo che, dopo tante resistenze, ha determinato la mia volontà di acquisto. Intervista a Marco Tamberi, papà e allenatore di Gianmarco: titolo, “Il salto di CR7 regola tempo e spazio”.

Regola tempo e spazio?, rifletto tra me e me mentre fisso la cassiera che mi chiede “Quanti sacchetti vuole?”, e io – in piena grandeur ronaldiana – le rispondo “Uno, no due, anzi tre. Tre!”.

Mi reco quindi in tutta fretta a casa dove non vedo l’ora di aprire la Gazza alle pagine 2 e 3 e leggermi avidamente l’anatomia di un istante in salsa calcistica, lo stacco e il colpo di testa vincente di CR7, un gesto atletico che al confronto Bob Beamon aveva la displasia dell’anca. Apro il giornale e nel fotone centrale compeggia un confronto tra due uomini in volo, Michael Jordan e Cr7. Minchia, mi dico. Ma non avevo ancora letto le due didascalie. Quella di Michael Jordan titola “L’altra leggenda”, lasciando intendere che la leggenda vera è CR7 e che il povero Air è già stato derubricato a vice-leggenda. Il testo: “MJ è alto 13 cm più del portoghese: per i suoi voli leggendari è stato soprannominato His Airness”. Cioè: volava più in alto di CR7 solo perchè più alto di CR7. Passo, con circospezione, alla didascalia di CR7: “Il paragone – CR7 parte da un’altezza di 185 cm, il suo stacco con la Samp ha ricordato Michael Jordan”.

(Strano – senza scomodare quel semidio di MJ – che non abbiano preso come paragone quella schiacciata pazzesca alle Olimpiadi di Sidney di Vince Carter, quando saltò l’avversario sfiorandogli la testa con lo scroto.)

Sotto, la classifica dei migliori colpitori di testa da agosto 2006 a oggi nei 5 maggiori campionati: primo CR7 67, secondo Llorente 58, terzo Aduriz 47, poi Crouch e Gilardino 40.

Ancora più sotto, il risultato del sondaggio on line. Chi è il miglior staccatore di testa della storia del calcio? (Staccatore di testa) (santa madonna) Primo, e che ve lo dico affà? Cristiano Ronaldo, 26%, davanti a Hrubesch 15% e Bierhoff 13%. Staccatore. Miglior staccatore della storia. “Che lavoro fa tuo padre?” “Staccatore” “Ah, figo”.

A destra, finalmente, l’intervista a Marco Tamberi. Increduli che a CR7 non sia stato assegnato d’ufficio il record del mondo del salto in alto togliendolo al povero Sotomayor (che ha passato 2,45 con il culo, non sfiorato i 2,56 con il ciuffo, ma tant’è), quelli della Gazza tentano di farsi dire da un allenatore di salto in alto che l’impresa di CR7 è la più straordinaria di tutti i secoli nei secoli.

Prima domanda: “Le differenze tra i due sport e i due tipi di elevazione sono enormi, però… che impressione fa quel gol?”. Risposta: “Sinceramente, quel salto non mi pare eccezionale da un punto di vista atletico”.

(gelo)

Seconda domanda: “Spieghi al popolo del calcio, per favore”. Risposta: “Guardi, nel basket il canestro è a 3,05 e molti cestisti ci arrivano con la testa. Bruno Bruni, un saltatore in alto che usava la tecnica ventrale, portava tutto il piede oltre l’anello del canestro”.

(gelo) (Bruno Bruni umilia CR7) (rischio licenziamento)

Terza domanda (sudando freddo): “Sì, ma i calciatori?”. Risposta: “Sono convinto che molti possano arrivare a 2,56”.

(gelo) (lieve malore)

Dalla quarta domanda in poi, l’intervistatore e Tamberi trovano un terreno comune, in cui il giornalista cerca di metterla disperatamente sul tecnico e Tamberi, impietosito, lo accontenta inventandosi che il movimento di Ronaldo è complesso, nel senso che a 2,56 ci arriva chiunque, ma magari a 2,56 scegliendo bene il tempo, colpendo bene di testa e segnando magari no, non lo fa proprio chiunque. Alla fine il titolo del pezzo sarà “Più che il volo, è speciale il gesto: così CR7 regola tempo e spazio”, che declinato in una versione meno onanistica sarebbe stato: “Bel gol, ma a 2,56 ci arriva anche mio cugino: piantiamola di farci delle seghe”. Il titolo che avrei fatto io se fossi il direttore della Gazza. Ma non lo sono, peccato.

Mi piange il cuore vedere due giornali ridotti così: il Corriere dello Sport rincorrere lo scandalismo, giocare con il razzismo nei titoli e inventarsi le lettere per andare in culo a un allenatore antipatico; la Gazza dedicare due prime pagine a un colpo di testa di Cristiano Ronaldo, dopo aver dedicato decine e decine di prime pagine a qualsiasi cosa griffata Cristiano Ronaldo, spacciando per oro qualsiasi cosa, persino i gol sbagliati o i Palloni d’oro non presi.

Mi aspettavo, l’anno scorso, che attorno a qualsiasi cosa prodotta da Cristiano Ronaldo (un passaggio, un assist, un autografo a un bambino, una parola in italiano, una scoreggia in ascensore) si potesse scatenare una tempesta mediatica, sia per la caratura del personaggio sia per l’effetto marketing prodotto sul campionato italiano dopo anni di pezze al culo e mezze figure spacciati per campioni. All’inizio quasi mi faceva simpatia. Ma l’eccessivo e continuo zerbinamento di fronte a CR7 già nel giro di qualche mese ha iniziato a sortire l’effetto opposto, l’inevitabile sconfinamento nel ridicolo che però non ha ridotto l’esposizione mediatica di ogni gesto riconducibile all’immensissimo campionissimo porto-juventino.

A un anno e mezzo dall’approdo di CR7 in Italia, siamo ancora a quel punto: i gol sono tutti splendidi, i tiri sbagliati sono indice della sua spaventosa offensività, i vaffanculo a Sarri sono il segnale di una sua intima delusione per non riuscire a dare il massimo, i gol di testa in elevazione sono un miracolo sportivo, fisico, fisiologico e umano. L’avesse segnato Lukaku, la cronaca sarebbe stata “cross da sinistra, Lukaku, colpo di testa, gol!”, ma l’ha segnato CR7 e allora via alle misurazioni tipo Nasa.

CR7 ha segnato un gran bel gol, ovvio, ma non ha riscritto la storia dell’umanità, tutto qui. Perchè solo a scavare sommariamente nei nostri ricordi di interisti vengono fuori cose così

o così

o così

o così

Mentre, secondo la Gazza, ci dobbiamo autoconvincere di aver assistito al secondo gesto più decisivo e più alto della storia dell’uomo dai tempi di Neil Armstrong. E invece CR7 ha solo segnato il più bel gol di testa mai realizzato durante una partita giocata a Marassi di mercoledì pomeriggio. Io sono d’accordo che noi tifosi siamo intellettualmente l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia. Ma non fate i fenomeni, dai, sennò ci verrà il dubbio che tre quarti delle cose che ci dite non sono vere, o un tantinello esagerate.

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Ottobre 31, 2018
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Sì però (stop)

Sì, però la Samp è discontinua. Sì, però la Fiorentina in trasferta vabbe’. Sì, però il Cagliari, dai, madonna. Sì, però la Spal meritava. Sì, però il Milan fa cagare. Sì, però la Lazio… Eh, dimmi, la Lazio? (silenzio)

A furia di sì però, aggiungendo le due vinte di Champions ma anche quella persa (anzi, forse soprattutto quella, a Barcellona, trasmessa in chiaro nelle case di tutti gli italiani,  perchè è servita a far capire che eravamo davvero tornati  in Champions dopo sette anni di strane destinazioni o settimane libere da qualsivoglia impegno),  l’Inter ha ottenuto un attimo di attenzione corale. Come se si fosse spento un brusio.

Solo un mese e mezzo fa si usciva cornuti e mazziati da Inter-Parma, nessuno parlava del furto epocale che avevamo subito (un fallo di mano sulla linea manco cagato dal Var) ma solo del fatto che avevamo 4 punti in 4 partite, facevamo cagare, Spalletti vattene, Icardi inutile, Brozovic ruspa, cinesi trogloditi, moriremo tutti ma prima del previsto. Passano 45 giorni e plin!, improvvisamente l’Italia si risveglia con l’Inter seconda in classifica alla pari del Napoli champagne, miglior difesa del campionato (la Juve squadra migliore dell’universo ne ha preso uno in più) e sei vittorie consecutive senza un sì però che regga anche per un 3-0 a Roma, in casa della Lazio, la squadra che doveva vendicarsi dello spareggio-Champions e che nonostante tutto è quarta in classifica. Sì, però… Non ti viene, eh?

Continuiamo a non essere molto trendy. Per dire, la Gazza di martedì dedicava tre pagine e mezzo a Lazio-Inter e due pagine a “Cristiano Ronaldo primo dei grandi attaccanti della Juventus a segnare 7  gol nelle prime 10 partite dai tempi di John Charles: insaziabile!”. Non è uno scherzo. Pur di scrivere di CR7, la Gazza ha trasformato il suo score di 7 gol in 10 partite (due in più di Pavoletti, per dire. Piatek del Genoa ne ha segnati 9, l’anno scorso Dybala era quota 11) in un’impresa strappamutande per mezzo di una statistica lisergica in cui ha considerato dieci grandi attaccanti della Juve (Dybala non c’è, quindi è una mezzasega) che nelle prime dieci giornate hanno segnato qualche gol, ok, ma non tanti quanti Cristiano a parte Charles. I prossimi capitoli: Cristiano Ronaldo miglior grande attaccante che inizia con la C, Cristiano Ronaldo miglior grande attaccante con quattro figli, Cristiano Ronaldo miglior grande attaccante con le basette scolpite.

Noi no, diamo poco materiale. Niente casini interni, niente spalti vuoti, niente partite rubate, niente allenatori troppo simpatici, niente attaccanti che non segnano, niente difensori scarsi. In poche parole: noiosi. Segniamo poco, di solito. Vinciamo di misura, di solito. Prendiamo pochi gol (due nelle ultime sei partite, di cui uno su tiro deviato). Skriniar è il difensore su cui si sono infranti più attaccanti, Brozo è il centrocampista che ha giocato più milionate di palloni, Icardi ha il miglior rapporto palloni giocati-gol realizzati da Neanderthal a oggi. Ma queste cose non le calcola nessuno, finchè c’è da stendere il red carpet anche ai peti di CR7, i più profumati dai tempi di John Charles.

Hanno provato anche a estorcere qualcosa a Joao Mario, chessò, un po’ di livore alla Mertens, una mezza frasetta, un inclinarsi di labbro. Macchè. L’Italia ha assistito stupefetta alla sua partita e poi alla sua intervista, in un italiano sorprendentemente ricco – l’avevamo lasciato a biasciacare frasi in portoghese un annetto fa – e ancora più sorprendentemente sereno. Capolavoro di Spalletti, se ancora non gliene avessimo ascritti.

Sempre più difficile, ora. C’è da mantenere questo mood, che è mica facile. Ma è così bello, porca puttana. Dai ragazzi, il dorato mondo delle statistiche ci ha appena accolto nel suo club: non deludiamolo. Un giorno magari ci ricorderanno come la squadra migliore del girone d’andata tranne le prime quattro giornate: se avete un amico alla Gazza mettetegli la pulce nell’orecchio, please.

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Luglio 16, 2018
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Cristiano Ronaldo alla Juve: istruzioni per l’uso

Personalmente, ho eletto Cristiano Ronaldo mio giocatore preferito (interisti a parte, eh?) nel novembre 2013. Era già Cristiano Ronaldo da un pezzo, certo, aveva già vinto un Pallone d’Oro, ma non è che mi titillasse il velopendulo più di tanto. Dopo 4 Palloni d’Oro consecutivi (quelli figli del regolamento ultraridicolo introdotto nel 2010 e superato nel 2016), Messi sta per vincere il quinto in automatico tra gli sbadigli generali. Sembra tutto già deciso. Il 15 e il 19 novembre 2013, a un mese dalla tradizionale proclamazione prenatalizia, si giocano però gli spareggi europei per le qualificazioni ai Mondiali 2014.

Uno degli spareggi è Portogallo contro Svezia, CR7 contro Ibra, in palio un posto a Rio. Andata a Lisbona, gol di Cristiano Ronaldo, finisce 1-0 per il Portogallo. Ritorno a Solna quattro giorni dopo. Primo tempo, ancora gol di Ronaldo: 1-0. Secondo tempo, Ibra ne mette due in 4 minuti e ribalta il risultato: 2-1 per la Svezia. Al 74′ la Svezia è ancora in vantaggio e sogna l’impresa, ma Cristiano Ronaldo pareggia con un gol della madonna, e al 78′ parte in contropiede e segna un altro gol della madonna. 3-2 per il Portogallo, che si guadagna il Brasile. Il mondo del calcio improvvisamente si interroga: no, scusate, ma come si fa a non dare il Pallone d’Oro a uno così? E infatti glielo danno, in extremis, un Pallone d’Oro bellissimo, frutto di una specie di sollevazione popolare sommersa ma impetuosa.

Da allora ne vincerà altri tre (uno, in mezzo, di nuovo a Messi, vabbe’) per un totale di cinque. Ma il Pallone d’Oro, nella sostanza, conta quel che conta. Cristiano Ronaldo mi aveva semmai conquistato caricandosi una squadretta sulle spalle e portandola di peso al Mondiale. Ed è rimasto da allora nel mio Olimpo personale, solissimo, aggiornando via via le sue statistiche madridiste, 450 gol in 438 partite con il Real, cazzo, 450 gol in 438 partite. 450 gol, santiddio, di cui 311 in 292 partite di campionato e 105 (105!) in 101 partite di Champions. No, dico: a questo Messi gli può solo spicciare casa.

E’ un tale campione, CR7, che certe sue vicende personali – mi riferisco alla disinvolta modalità con cui ha fatto 4 figli tra madri ignote e/o surrogate (tranne l’ultimo), una robaccia alla Michael Jackson – sono trattate con una diffusa e formidabile indulgenza. Who cares? Ingravidi chiunque e come cazzo gli pare: è un cannoniere eccezionale, un atleta strepitoso, un professionista spaventoso. E adesso che viene in Italia bisognerebbe segnarsi la data sul calendario, perchè – ci piaccia o no – è un evento immane che si issa al livello che pareva irraggiungibile degli arrivi di Maradona o Ronaldo ( il nostro) e che riposiziona verso l’alto il calcio italiano nel piano cartesiano dello sport mondiale.

Il problema – porca puttana – è che lo ha preso la Juve.

Procedendo secondo la logique deductive di Clouseau, debbo ora decidere come metabolizzare il fatto che il mio calciatore preferito da oggi veste la maglia della mia squadra spreferita, la peggiore di tutte, quella che nella mia testolina di tifosotto ha la peggior reputazione di ogni tempo, la peggiore delle avversarie, il peggior posto dove poter andare, il peggio del peggio del peggio. E’ come se, dopo averla corteggiata per anni e averne parlato al bar con chiunque nel miglior modo possibile e averle scritto centinaia di lettere d’amore e aver tappezzato delle sue foto la mia cameretta, Jennifer Lawrence venisse a Pavia e si mettesse con un mio vicino di casa mafioso, drogato, truffatore, corruttore e negazionista. E juventino.

E’ terribile.

Ora, con estrema sincerità, devo dire che – a bocce ancora ferme – il sentimento che più mi frulla in corpo è la curiosità. La curiosità di vedere Cristiano Ronaldo nel campionato italiano, 38 partite da Milano a Frosinone, da Torino a Udine, e vedere se segnerà anche qui un gol a partita per i suoi quattro anni di contratto. La curiosità, anche, di valutare la gestione di un affare così spaventoso, inammortizzabile, una scommessa su un giocatore di 33 anni che ne compirà 34 già nelle prime giornate del girone di ritorno: uno splendido 34enne, per carità, il più splendido che c’è, ma pur sempre 34enne.

Cristiano Ronaldo non mi costringerà al bipolarismo: ammirerò con fredda oggettività i suoi gol e le sue giocate, ma avrà un’orribile maglia addosso e perciò non sprecherò altre emozioni per lui. Non gli auguro infortuni, ci mancherebbe altro: al limite, di inserirsi male in una squadra di gente antipatica e invidiosa, o di condizionare all’estremo le scelte tecniche dell’allenatore o di sconvolgere gli equilibri messi in discussione per fargli posto. Nel calcio non c’è nulla di automatico e, per quanto da uomini di mondo sappiamo come possono andare le cose, la palla continuerà a essere rotonda e capricciosa anche per gente stratosferica come Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro. Quando fisso il soffitto e cerco di farmi una ragione di questa merda di circostanza, mi sorprendo a vedere sempre una luce in fondo al tunnel: saranno cazzi, certo, ma quanto sarà bello vederli perdere.

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Luglio 14, 2014
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Messi fa schifo, evviva Messi

When I was young, ho partecipato all’organizzazione di un torneo giovanile di calcio che ha avuto tre o quattro anni di discreto splendore. Otto squadre, due gironi, passano le prime due, semifinali incrociate, poi – di domenica – finale terzo e quarto posto e a seguire quella per il primo e secondo posto. C’erano, anche lì, i premi al miglior giocatore e al miglior portiere del torneo, un classicone del red carpet finale. Scegliere il portiere era piuttosto facile, e se per caso non ne emergeva davvero uno era una buona occasione per una innocente cencellata, cioè per dare un premio a una squadra che non ne avrebbe avuti altri. Sul giocatore la faccenda era un po’ più complessa. Si mescolavano valutazioni dirette – appunto: chi ha giocato meglio? chi ha impressionato di più? – ad altre indirette, del tipo “questo però ha già esordito/è stato in panca in A, si vede che è buono” a “quell’altro però l’ha preso/lo sta trattando la squadra X, si vede che ha i mezzi”. In sintesi: o c’era qualcuno per cui bastava la valutazione diretta, oppure c’era qualcuno che – “se lo diamo a lui non sbagliamo” – brillava nella valutazione indiretta. Alla fine si arrivava a un nome, la sera prima della finale, dopo un paio di birrette. Col tacito accordo che, se in finale qualcuno avesse fatto il fenomeno – chessò, una tripletta, un gol dopo averne dribblati cinque o un partitone illuminante – avremmo corretto il tiro al volo. “Tanto mica c’è scritto il nome, no?”. Ma non mi ricordo che sia mai successo.

Curioso che a distanza di una venticinquina d’anni e su scala immensamente diversa – il nostro torneo faceva mille spettatori, il Mondiale ne fa un miliardo (per non parlare ovviamente del vile denaro) – assisto alla premiazione di Rio e mi accorgo che i criteri sono gli stessi del nostro modesto torneino. Neuer è il miglior portiere, punto. Messi è il miglior giocatore. Sorry?

Pensandoci e ripensandoci, sono arrivato a una banale conclusione – lo hanno deciso prima, forse molto prima – e poi a un bivio: 1) o hanno preso per il culo lui, 2) o hanno preso per il culo noi.

1) Messi, voglio dire, si intende di calcio. Quindi sa benissimo di non essere stato il miglior giocatore dei mondiali. Ha fatto un buon girone eliminatorio, ha segnato uno dei tre gol più belli di tutta la competizione, e fin qui ok. Ma vogliamo metterci qui ad elencare i dieci, venti (o fate voi la cifra) giocatori che hanno giocato meglio di lui tra giugno e luglio? E vogliamo elencare quei dieci-quindici che hanno giocato meglio di lui – letteralmente scomparso nella seconda metà di partita – nella finale di ieri sera? Persino quel G-man con i calzoni corti di Boateng, per dire, ha giocato enormemente meglio di Messi. E allora che succede? Gli dai il premio, una piccola gogna finale in mondovisione, “Il migliore” che ha fatto cagare, ha perso la finale e – forse – un’occasione che non gli ricapiterà. “Il migliore”, buahahahaha. Uno spettacolino che sarà piaciuto ai brasiliani. E anche agli anti-Messi, un movimento silenzioso cresciuto a forza di premi inutili e immotivati.

2) Di sicuro la Fifa ha fatto come noi 25 anni fa: “Se lo diamo a lui non sbagliamo”. Intendiamoci: Messi è Messi, 425 presenze del Barcellona e 354 reti, 93 presenze e 42 reti in nazionale, una quantità di coppe e coppette, insomma un mostro. Però ci siamo rotti i coglioni. Solo una sollevazione popolare pro Cristiano Ronaldo (altro mostro, ma l’anno scorso molto molto molto più mostruoso di Messi) ha impedito che a dicembre il piccolo Leo prendesse l’ennesimo Pallone d’Oro, premio-barzelletta se ce n’è uno.

Da quando il regolamento è cambiato – 2010 – sul podio del Pallone d’Oro sono sempre andati gli stessi giocatori: Messi, Ronaldo, Iniesta e Xavi, più una volta Ribery. “Se lo diamo a loro non sbagliamo”. Messi ne ha vinti 4 di fila, di cui 3 con il nuovo regolamento e la nuova giuria, che vota sulla base di uno statuto che ha un unico punto: “Dicci il nome di tre giocatori famosi che giocano bene a pallone e non rompere il cazzo con ulteriori valutazioni chè abbiamo poco tempo. Nell’ultima riga metti l’Iban”. Nel 2010 questo geniale regolamento ha prodotto il più perverso e clamoroso dei risultati: con la Spagna campione del mondo e con l’Inter campione d’Europa e triplettata, Messi – che in quella stagione non vinse niente di serio e che uscì dai mondiali ai quarti sepolto di reti dalla Germania e senza segnare un gol in 5 partite – vinse il Pallone d’Oro. Oggi è Messi che vomita, ma io ho vomitato allora.

E’ chiaro che da allora vale tutto e il premio è diventato una pantomima. Cazzi della Fifa, faccia il suo bel galà con i calciatori in smoking e bòn, chi vuole se lo vede e chi non vuole si guarda un film. Messi è sicuramente uno dei migliori giocatori dell’ultimo decennio, i numeri e i trofei parlano per lui. Ma non c’è bisogno di premiarlo sempre solo per questo, perchè è forte e spesso (non sempre, e ultimamente quasi mai ) il più forte di tutti. Il premio al miglior giocatore della stagione si dà, appunto, al miglior giocatore della stagione, non a un giocatore che secondo me è il più forte di tutti. Il premio al miglior giocatore del mondiale, per carità, conta una cippa. Ma è una questione di principio, e per niente secondaria. Se il governo del calcio non riesce a esprimere un giudizio serio nel’arco di un mese di partite viste e straviste in tutto il mondo, allora facciamoci delle domande. Vogliono il chip nel pallone e la moviola in campo, poi non sanno nemmeno decidere chi è il miglior giocatore nell’arco di sette partite: andate a fare in culo, va’.

premiazione

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