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marzo 16, 2015
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Ogni tanto le cifre ti inchiodano, come dopo questo triste Inter-Cesena: in 27 partite abbiamo vinto 9 volte, una ogni tre. Una volta il Perugia arrivò secondo in campionato con 9 vittorie (21 pareggi, zero sconfitte), ma era un campionato a 16 squadre e le vittorie valevano due punti. Oggi, vincendo una partita ogni tre, in Europa non ci arrivi, nonostante davanti a noi spesso si faccia gara a chi fa peggio. L’anno scorso per arrivare quinti ne abbiamo dovute vincere 15, e significherebbe doverne vincere 6 delle 11 che rimangono. Cosa certo non impossibile, ma terribilmente distante dalla nostra media del 33,3 per cento. E sempre parlando di cifre depressive, mentre fino a un paio di settimane – vigilia di Inter-Fiorentina, dopo tre successi di fila – fantasticavamo ancora sul terzo posto, oggi siamo distanti cinque punti dal quinto, e le due squadre che sono al quinto posto hanno giocato una partita in meno.

In marzo abbiamo giocato quattro partite, tre in campionato e una in Europa League: due pareggi e due sconfitte. Giovedì, dopo questo filotto, ci giochiamo una bella fetta di stagione, perchè sarebbe più facile risollevarla in Europa, la stagione, che non in un campionato dove ne vinci una ogni tre e ormai si sta terribilmente allontanando anche il più minimo degli obiettivi. All’Inter dovremmo chiedere di vincere con il Wolfsburg segnandone due e subendone zero. Magari a segnare ci riusciamo anche, ma a non subirne non ce la facciamo quasi mai.

Le cifre che ci inchiodano sono anche quelle delle occasioni perse – un’infinitá – di restare in corsa, recuperare, mettersi in scia, eccetera eccetera. L’ultima risale a qualche ora fa. Devolvi un tempo e un golletto ai derelitti avversari, poi insegui, rimonti, sbagli, smadonni. Pareggi. Giá visto, giá vissuto. Mi sono rotto i coglioni di fare i conti – i soliti – su dove saremmo stati se avessimo vinto. Anche una vittoria col Cesena avrebbe avuto un suo perchè. E invece qui, lontani da tutto e da tutti, ad aspettare un dentro-o-fuori crudele e a non chiedere – per pudore – di tirare fuori i coglioni.

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ottobre 27, 2014
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Anche i Thohir nel loro piccolo si incazzano

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La cosa ha un suo perchè: uscito Moratti dal cda, ci voleva uno che rilasciasse ogni tanto dichiarazioni alla Moratti, e la vacatio minchiarum è stata coperta da Thohir in persona. A Moratti spianavano i microfoni sul marciapiede, a Thohir – nella notte indonesiana, a caldo dopo Cesena-Inter – basta un portale indonesiano per fare una bella infornata di concetti random e consegnare il tutto alla traduzione italiana.

La dichiarazione, che leggo su Gazza.it, è assai interessante. Thohir dice: ho fiducia in Mazzarri ma bisogna affrontare in maniera equa il problema. Ah, quindi è un problema. Poi dice: ci sono tante voci su un nuovo allenatore, noi per l’Inter vogliamo il migliore: Ah, dunque non Mazzarri. Poi va avanti: vedremo nelle prossime due partite, cambiare in corsa non è sempre la migliore soluzione, gli va data un’altra opportunità. Ah, dunque ci ha pensato, dunque c’è un ultimatum.

Ma è una bomba!

Certo, per un presidente interrogato dopo un Cesena-Inter, come dire, una certa dose di ipersensibilitá la si deve mettere in conto. Viva i tre  punti, ovvio, ma che partitaccia è stata? Rischi l’inenarrabile in 11 contro 10, cose da ricordare ne restano poche (quasi zero) e quindi le perplessitá rimangono tali e quali, figuriamoci quelle di un tycoon indonesiano che non ha ancora preso bene le misure. All’ottava giornata, l’Inter ha affrontato sette squadre che stanno nella parte destra della classifica, e questo per me rimane – al di lá di cifre e tabelle – il miglior indicatore del nostro campionato, il parametro con cui pesare i nostri punti e il nostro cammino. Mazzarri ha ormai imboccato una strada immaginifica e alternativa per le sue dichiarazioni post-partita: il capolavoro odierno – rimanere in 11 contro 10 ci ha creato un problema – me lo fa apprezzare sempre di più. Lui o chi gli scrive i testi. Ha fantasia, ha faccia tosta.

Ma gli avranno detto dell’ultimatum di Thohir? Questa cosa dei fusi orari è un casino: tu vai a dormire tranquillo perchè hai vinto a Cesena e intanto ti sfilano la sedia da sotto il culo. Non è mica bello.

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