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gennaio 25, 2016
di settore
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#epicmerda

lasagna

Spettatrice distratta post hangover con la Lazio, sostanzialmente culattona con l’Empoli, sprecona ma mai superiore con il Sassuolo, inguardabile con l’Atalanta, inqualificabile con il Carpi. Questa è stata l’Inter nell’ultimo mese. Cinque punti in cinque partite, 1 punto nelle ultime tre  in casa (non con Real Barcellona e Bayern ma con Lazio Sassuolo e Carpi). In queste cinque partite 4 gol, di cui un’autorete e uno a porta vuota. Sì, c’è stata anche la vittoria di Napoli, ma – come direbbe il giudice sportivo – era Coppa Italia e ha effetto solo in Coppa Italia. L’effetto in campionato, invece, è quello che facciamo oggi: schifo, purtroppo.

Avevamo lasciato l’Inter a Udine, ebbra di un 4-0, e là è rimasta. Non è evidentemente colpa dei party di Natale. Se fai 5 punti in un ciclo di 5 partite medio-facili (3 in casa e 2 fuori) in cui puoi ragionevolmente pensare di portarne a casa 13 (bilancio -8) prima che il calendario si faccia ben più insidioso, beh, allora più che smaltire i brindisi vuol dire che hai abdicato. Oggi abbiamo preso un gol in casa al 92′ da una squadra in 10. Non ci sono cazzi, questo è abdicare. Non è il fato, non è la sfiga, no. E’ abdicare di testa e di gambe, perchè non ci sono altre spiegazioni. Le ultime tre partite in casa se ne sono andate a puttane così, prendendo un gol nel finale. Tre su tre. Un po’ come per gli 1-0 in serie: se la statistica si fa pesante, non è (più) un caso.

Effettivamente siamo stati in bilico per settimane e settimane su un meraviglioso strapiombo in cui tutto ci andava quasi sempre bene: bastava un golletto e bastava che il nostro portiere parasse anche le scoregge. E’ una situazione molto a rischio, in effetti: perchè se ti va bene ogni volta è una goduria, ma se segni sempre e solo un gol, agli altri basta poco per fotterti. Del tutto o almeno parzialmente tipo oggi, che ti caghi in mano mentre un Lasagna qualsiasi fa la cosa che tu non hai fatto per 90 minuti: catapultarsi con voglia su un pallone invitante.

E anche questo – giocare non al cento per cento, traccheggiare in attesa della doccia, tirare poco come se tirare costasse qualcosa – è abdicare, abdicare a se stessi e ai propri obiettivi. Era bastata una sconfitta (che all’epoca potevamo considerare casuale, quella con la Lazio) per sentir dire dai nostri condottieri che il nostro obiettivo vero era la Champions, non lo scudo. Che sarà anche così, per carità, ma dirlo una settimana dopo aver condotto la classifica con 4 punti di vantaggio – con noi tifosotti belli gasati e la garra delle grandi occasioni – mi è sembrato così frettoloso e superficiale che mi era scappato un mezzo vaffanculo.

Ora, dopo Inter-Carpi, e al culmine di un mini-ciclo di 5 partite di merda, dovremmo dire – per l’evidenza dei fatti, più che altro – che il nostro vero obiettivo è l’Europa League. E, you know, sarebbe un disastro.

Restiamo al quarto posto, per carità. Ma siamo qui a guardare le terga della Signora dopo averla osservata a lungo arrancare da lontano: solo che loro, i gobbi, nelle ultime 11 partite hanno fatto 13 punti più di noi. Il Mancio parla dopo la partita con qualche sfumatura pesante del tipo: mi sono rotto i coglioni in generale, e due o tre dei miei giocatori me li hanno rotti in particolare. Bel clima, per una squadra che fino a qualche settimana fa andava avanti a sorrisoni,  selfie, champagne e #epicbrozo. Adesso andiamo nel panico se attacca il Carpi, questa è la cruda realtà.

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agosto 31, 2015
di settore
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Un bel panorama

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Odio il calcio d’agosto, tranne quando dopo due partite sei in testa a punteggio pieno. Mi fa schifo il calcio spezzatino, tranne quando la Juve gioca prima di noi e perde e noi gestiamo la situescion. Non sopporto il calcio mercato e soprattutto il suo ultimo giorno quasi sempre inutile, tranne quando qualcosa può ancora succedere. L’essere più incoerente del mondo è il tifosotto, e io modestamente lo nacqui. E ce ne saranno di occasioni in cui cambiare idea e umore, uh se ce ne saranno. Ma adesso perchè lamentarsi, storcere il naso, preoccuparsi, diffidare?

No, dico: ma vedete dov’è la Juve?

È uno spettacolo meraviglioso e apocalittico, il campionato che esprime impietoso i primi sommari valori e dice che le ultime somo Bologna, Carpi, Empoli, Frosinone e Juventus, ecco, tutto questo è bellissimo, struggente, evocativo.

Guardo la classifica e mi si riempie il cuore come davanti a un bel panorama, a un tramonto rosso sul Bosforo, a una spiaggia caraibica, a un sorriso di Jennifer Lawrence, alle motivazioni di certe sentenze. L’Inter ha sei punti e la Juve zero. E c’è la pausa per la Nazionale: la classifica durerá due settimane, ce n’è abbastanza per diventare ciechi.

Sì, vabbè, un giorno parleremo dei nostri problemi, delle nostre vacuitá, dell’immaginifico e visionario procedere del Mancio, e insomma della nostra imperfezione che magari, chissá, entro le ore 23 del 31 agosto diminuirá o aumenterá, chi può dirlo (ora)? Un giorno lo faremo, giuro.

Ma perchè farlo ora? No dico, ma la classifica l’avete vista? Quante ne avete viste di migliori negli ultimi cinque anni? È un invito alla leggerezza – alla superficialitá, perfino – a sole 36 giornate dalla fine, un’inezia. Stay calm and guarda dov’è l’Inter e dov’è la Juve. È una meravigliosa coincidenza. Parziale, fallace, prematura e ahimè probabilmente caduca, ma meravigliosa.

E che dire di un giocatore preso tra qualche diffidenza e che ti segna tre gol in due partite? Tre gol – tutti i nostri gol – che valgono sei punti? No, ecco, se vi è successo tante altre volte fatemelo sapere. Adesso io non ricordo nulla, ho switchato sul futuro, conscio che sei punti con Atalanta e Carpi sono il minimo sindacale rapportati a qualsivoglia ambizioni. Ma arriviamo da periodi tristi in cui ai minimi sindacali non ci arrivavamo quasi mai, in cui qualsiasi obiettivo era un Pordoi, anzi peggio, un Mortirolo.

Adesso la Juve è ultima e noi siamo primi dopo due partitacce risolte nel finale contro due squadracce. E mi pregio informare le signorie vostre che no, non me ne fotte un cazzo: al netto del paragrafo precedente, mi godo l’attimo, mi prendo il rischio di scrivere cose di cui potrei pentirmi e vado a dormire con il sorrisino del bebè dopo una poppata come si deve. Forza Inter, il resto è fuffa.

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