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Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

dicembre 12, 2016
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Doppio Brozo Star

Il primo sussulto statistico della stagione (sei vittorie di fila in casa: Southampton, Torino, Crotone, Fiorentina, Sparta, Genoa) ti costringe a guardare la classifica e a chiederti come mai una squadra che ne vince sei di fila in casa abbia una classifca che fa tanto cagare. Semplice: nelle ultime otto trasferte (Sparta Praga, Roma, Atalanta, Sampdoria, Southampton, Milan, Hapoel, Napoli) l’Inter  ha fatto un (1) punto, e siccome quel punto è arrivato nel derby, dunque in suolo amico, si può dire che non facciamo punti lontano da San Siro dal 21 settembre, Empoli-Inter 0-2, che son tre mesi e sembrano 33.

E’ un ruolino di marcia che fa molto provinciale, te lo aspetti – chessò – dal Cagliari, e invece la squadretta che fa punti in casa e fuori si scioglie siamo proprio noi. Dal 21 settembre a oggi, insomma, otto trasferte e un punto, 8 gol fatti (uno a partita, appena sufficiente) e 18 subiti (più di due a partita, disastro assoluto). Otto trasferte e due buone partite (Roma e Milan, totale un punto) più sei demmerda proprio. Otto trasferte affrontate con tre allenatori diversi (4 De Boer, 1 Vecchi, 3 Pioli) ma spesso con lo stesso atteggiamento, quello di una squadra senza palle e con molto timor panico.

Praticamente sono due mesi e mezzo che andiamo avanti così, vincendo in casa e perdendo fuori, che vuol dire veleggiare a metà classifica in campionato – a meno 8 dalla Champions e meno 7 dall’Europa League nello stretto giro di 16 partite – e uscire ingloriosissimamente in coppa, in un girone normale e in cui è bastato scoprire che una squadra israeliana sapeva mettere insieme tre passaggi consecutivi per andare completamente nel pallone.

Viene quasi da dare ragione alla curva, non tanto nei modi e nei tempi della contestazione, quanto nell’uso della parola culo*. L’Inter è una squadra che sembra prenderti per il * e andrebbe effettivamente presa a calci nel *. Anche Pioli non ha saputo ancora cosa fare con questo mal di trasferta, e anzi ha firmato due delle peggiori partite dell’anno (Bersabea e Napoli, tre pere/partita). E’ una squadra che dovrebbe farsi il * e invece spesso dà la sensazione opposta.

Ci sono ancora due partite prima della sosta, due buone occasioni per spezzare le serie negative (a Sassuolo, alle 12.30, quanti ricordi) e continuare quello positive (Lazio prenatalizia, un anno fa fu l’apocalisse). Nel frattempo, nel sempre spossante tentativo di capirci un cazzo di qualcosa in questo campionato sincopato, segniamo nella casella “dati di fatto” che l’epurato da De Boer è diventato l’eletto di Pioli. Col Genoa un pochino di culo, rimanendo ampiamente in credito. Gabigol sta conquistando la fiducia di tutti ed è ormai pronto al ri-debutto: se a Sassuolo dovessimo come tradizione vincere 7-0, potrebbe entrare già dopo il quinto gol.

brozovic

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dicembre 3, 2016
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Znedek Pioli

hamsik

8 gol fatti e 10 subiti in quattro partite: il bilancio di Pioli sarebbe da analizzare con una certa drammaticità se non fosse che neanche Kim Jong-Il si sentirebbe in animo di scaricargli addosso tutte le colpe. Il primo gol subito a Napoli spiega bene la situazione dell’Inter odierna: anche al primo minuto di gioco, a difesa schierata e a passaggi telefonati noi prendiamo gol, e allora non c’è speranza, nè è lecito nutrirla a breve termine. Sì, il supplizio (oltre che a noi) tocca in questo momento a Pioli, ma anche il colonnello Lobanowski non saprebbe spremere niente di più da una squadra impanicata dietro, sperduta in mezzo e facilona davanti. 8 gol fatti e 10 subiti: tanto valeva allora prendere Zeman, che al un discreto alibi: meno in conferenza stampa ci si divertiva di più.

Pioli ha un discreto alibi: oltre ad essere arrivato nel momento più moralmente imbarazzante degli ultimi decenni – giocatori con un tasso di garra che al confronto una suora orsolina è Valentina Nappi – ha visto durare 20 minuti il suo esperimento più azzeccato e probabilmente decisivo, cioè l’arretramento di Medel in difesa così da togliere quel tizio con la brillantina e aprire un’opzione in più a centrocampo e mettere chiunque. Ecco, questa è oggettivamente sfiga e il povero Pioli avrà sicuramente capito che razza di calvario – ben pagato, per carità – lo aspetta da qui a maggio se il suo uovo di Colombo si è rotto subito. Poi ha recuperato Brozo, ci sta provando con Kondo.

Sul resto, però, anche il piccolo Znedek ci ha messo del suo. Che è un po’ come accedere un cerino dentro una santabarbara: la situazione tecnico-psicopatologico-esistenzial-agonistico dell’Inter è oggi un immenso casino e tu, allenatore di medie capacità, qualche certezza la devi dare ai tuoi cerbiattoni che oggi andrebbero in crisi anche a palla-asino. Pioli ci ha provato – ci sta provando – ma non è facile, il materiale umano è di pessima qualità. Una volta a scuola quelli che andavano maluccio giocavano bene a pallone: oggi, all’Inter, quelli che giocano a pallone non ci capiscono più un cazzo. Ed è un problema serio, per una squadra di calcio.

Pioli si è trovato una squadra mezza sgretolata e adesso mi sembra di vederlo, il piccolo Znedek, girare sulle macerie con la sua ruspa in cerca di qualche superstite. Ma al momento della cacciata di De Boer qualche pilone era ancora in piedi, mentre ora si ha la netta impressione che nella foga di ricostruire Pioli stia facendo qualche danno: Banega e Joao Mario, per esempio, che prima andavano a sbalzi, adesso fanno cagare all’unisono e non è una bella cosa. Sembrano persi. Banega forse non lo abbiamo ancora visto davvero, ma certi sprazzi di Joao Mario sono ancora freschi nella memoria dei nostri poveri cervelli. Adesso sembra suo fratello, Pierao Mario, un centrocampista senza nè arte nè parte. Urgerebbe recuperarli. Almeno uno, santa madonna. Kondo, credo, lo stanno facendo giocare per dimostrare che è vivo prima di metterlo sul mercato: lui si è riguadagnato una chance vorrebbe anche mettercela tutta, ma perchè poi?

Sulla difesa non ci sono più parole. Se la prendi d’infilata, segni. Se la fai schierare, segni. Cioè: segni sempre. I centrali ballano, i laterali non so, non c’è un verbo adatto anche non richiami il sesso passivo. Un piccolo punto di orgoglio per il piccolo Znedek è che i 10 gol subiti nelle 4 sue partite sono arrivati tutti su azione: beh, son soddisfazioni. Mancano ancora tre giornate alle vacanze di Natale. La cosa non tranquillizza: di solito, dopo le vacanze andiamo anche peggio. Per fortuna ci sarà il mercato di gennaio. E, servirà soprattutto a vendere, ma sarà già un bel risultato: non vedere più alcune facce, quali che siano, sarà un piccolo grande passo verso un’Inter migliore. Vai piccolo Znedek, per vincere – ormai è chiaro – dobbiamo segnarne almeno quattro: oh, non è mica facile, però vuoi mettere?

nappi

(nella foto, Valentina Nappi. O preferivate Joao Mario?)

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ottobre 5, 2016
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Quel che resta degli “Ic”

jojo

(scritto per Il Nero e l’Azzurro)

Fosse finita in un altro modo, il momento da ricordare di Roma-Inter sarebbe appartenuto fisso a Banega: il gol, o il palo del primo tempo, c’era solo l’imbarazzo della scelta. La prima partita “vera” (gioco e gol, governo e pericolosità) del Banega “vero”, quello che presumevamo fosse stato preso dall’Inter, non il fratello inguardabile visto a Praga (peraltro, vittima dell’andazzo generale durante il festival dell’inguardabilità).

Ma abbiamo perso.

Anzi, curiosamente, le ultime due partite dell’Inter hanno avuto lo stesso grottesco epilogo, in una coincidenza troppo precisa per non essere il segno di qualcosa. Il 2-1 di Roma come il 3-1 di Praga: fallo ignorantissimo al limite (a Praga, condito da doppio giallo ed espulsione), punizione, colpo di testa, gol, fanculo, tutti a casa.

A Roma il fallo ignorantissimo è stato di Jovetic, uno che di mestiere non avrebbe nemmeno dovuto trovarsi lì, forse, ma vabbe’, questo può capitare. Uno che non aveva nemmeno iniziato la partita. Uno che non doveva nemmeno iniziare il campionato. La sera del 31 agosto ero andato a mangiare una pizza convinto che Jovetic fosse della Fiorentina. Solo la mattina dopo, facendo colazione, apprendevo che era ancora un giocatore dell’Inter.

Un anno fa eravamo tutti in fregola per l’Inter slava, l’Interic o come cavolo la battezzò la Gazza in cerca di parole corte per il titolone di prima pagina. Eravamo in quel periodo felice in cui le vincevamo tutte, anche involontariamente, un golletto per volta, e per forza d’inerzia saremmo arrivati a +4 a metà dicembre. Jovetic, un anno fa, era il nostro messia. Segnava solo lui. Poi si è pian piano eclissato nel corso dell’autunno, ma c’erano gli altri “Ic”, Brozovic genio e sregolatezza, Ljiaic che sbocciava e Perisic che- molto costoso e lento a ingranare – dei quattro sembrava il più scarso.

Più che un anno sembra trascorso un lustro. Dell’Inter slava (c’è anche Handa, ovvio, ma si parlava di giocatori di movimento) Perisic si è rivelato l’unico veramente buono per testa, fisico, prospetto, professionalità. Ljiaic, vabbe’, era di passaggio. Brozovic – che tanto avrebbe voluto essere altrove – giace in cella di rigore tipo il Conte di Montecristo, e chissà quando ne uscirà. E poi c’è Jovetic.

Un anno fa era la nostra stella. Nel frattempo è scalato di tre-quattro posizioni nel solo reparto d’attacco e oggi è boh, non si sa cosa. Un’opzione, diciamo così. Tanto che a mezz’ora dalla fine della partita con la Roma, De Boer decide di metterlo in campo con la motivazione – ineccepibile – che in allenamento l’aveva visto bene e che quindi meritava un’opportunità.

(anche perchè Gabigol non sa ancora bene dove si trova, Palacio ha giocato a Praga e quindi è devastato, Eder non si può guardare, e quindi chi faccio entrare in attacco? No, questo non l’ha detto, ma l’avrà pensato)

Jo-Jo se la gioca benissimo, l’opportunità, entrando in campo con la garra di un’orsolina ma falciando al limite dell’area un avversario che non stava attaccando, ma procedeva verso il centro tracciando una retta parallela alla riga dei 16 metri

(geometricamente suggestiva, come spiegazione)

e che quindi, santa madonna, marcalo, occhei, marcalo ma non stenderlo. Punizione, colpo di testa, sei-sette deviazioni, gol.

Che poi tutto assume un suo significato simbolico. E non tanto – non solo – pensando ai pregi dell’Inter che funziona (quelli buoni per davvero abbiam tutti capito chi sono) e ai danni presenti e incombenti dell’Inter che funziona meno, tra casi umani, involuti, reietti, scarsotti, esuberi e uomini che nemmeno sai più di avere. E’ che ti viene in mente quel pomeriggio del dicembre 2015 in cui eravamo a +4, che poi la sera Melo in campo ne fece di ogni e negli spogliatoi si ruppe il giocattolino, causa rissa del Mancio con uno degli “Ic”. Uno a caso.

La storia è circolare, come insegna Tarantino. E la morale è sempre quella: noi, qui, non ci si annoia.

 

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aprile 23, 2016
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Con quelle facce da stranieri

Per alcuni minuti ho pensato che annullassero la partita.  Cioè, ‘sta cosa che non c’erano italiani in campo la stavano mettendo giù dura da dio. Che poi, porca puttana, era solo colpa nostra? Cioè, l’Udinese non poteva mettere dentro un italiano e sanare ‘sto guazzabuglio? Tocca per forza a noi? Non ci può essere un po’ di fair play, santa polenta? Cioè, ci si telefona prima, “senti, non hai un qualche scarto di italiano da mettere, così non ci cagano il cazzo?”, “mah, adesso vedo… Tu non puoi mettere Eder, per dire?”, “ma vale Eder?” “figa se vale, giuoca in nazionale!”, “la nostra?”, “giuro!”, “vvabbe’, verifico, ma tu non puoi mettere tipo Di Natale?” “Di Natale chi?”.

Niente, poi si fa la distinta e bòn, ventidue stranieri e via. Non era mai capitato nella storia. La mia prima reazione è:

“Minchia!”

La seconda è:

“E allora?”

La terza è:

“Ma santiddio, fate sei ora di coda al padiglione del Giappone e adesso venite a rompere le palle a noi?”

Ma lo scandalo è ormai esploso. I commentatori a quel punto sbroccano e io che sono sensibile vado in confusione: adesso l’arbitro cosa fa, rinvia la partita? La dá persa a tutte e due?  Chiama l’esercito e fa rastrellare il campo?

No. Si gioca. Sub judice, forse, ma si gioca.

Ogni tre minuti inquadrano Thohir, indonesiano. Al suo fianco c’è Zanetti, argentino. Sotto c’è Bolingbroke, inglese, insieme a un sacco di cinesi. Io, tutto sudato, mi alzo in piedi sul divano e urlo:

“Cazzo, ma c’è un italiano? Uno?”

In quel momento segna Thereau, francese. In dialetto pavese Thereau significa “individuo tipicamente meridionale”. Forse è italiano, mi dico. Comunque poi pareggia Jovetic, montenegrino, e siccome nessuno sospende la partita comincio a pensare che sia tutto regolare in culo agli autarchici del mio membro virile.

Regolare, si gioca. Quindi, bisogna vincerla. Poi al limite Mediaset Premium fará ricorso, ma intanto portiamola a casa. Quando l’Udinese mette dentro Pasquale, è ormai chiaro che la partita ha tutti i crismi di regolarità. Jovetic segna di tetta, Kondo sembra risorto, Brozo spunta dappertutto, poi entrano D’Ambrosio ed Eder è ormai è festival italiano, pizza e mandolino, mafia, moda, spaghetti, uè uè uè, che bello il calcio italiano, che bella l’Italia, eccetera.

Le inquadrature in tribuna, non-luogo multietnico, diventano più fitte. Ogni minuto inquadrano Thohir e i cinesi. Alla fine son tutti lá che brindano, cin cin, cui en lai, cin cin, mentre io sono steso sul pavimento stravolto dal mancato pareggio dell’Udinese.

“Ha segnato Eder!”

“Ma quando? Ma chi? L’italiano? Il nostro?”

Figa, non si può vivere così. Adesso aspettiamo l’omologa del risultato. Non ho altro da dire se non Juve merda, così, per partito preso. Viva il calcio italiano.

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aprile 17, 2016
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Jonas, il Gufo e l’Infiltrato

Mentre mi reco allo stadio Meazza per assistere a Inter-Napoli, faccio un pronostico basandomi su fattori puramente esoterici: “Essendoci Thohir allo stadio, dovremmo perdere. Ma siccome vincendo regaleremmo lo scudetto alla Juve, vinceremo fisso”. E’ quindi così, con animo leggero, che mi appropinquo alla cancellata, dove a domanda di uno steward gentile ma muscolare estraggo l’abbonamento che mi hanno gentilmente prestato, intestato a Nick Jonas, quello dei Jonas Brother ormai avviato a una brillante carriera da solista.

“Lei è Nick Jonas?”

“No, guardi, ho stampato l’apposito modulo di cambio usufruttore”.

“Sì, ma in che rapporti è con Nick Jonas?”

“Scusi, ma a lei che cazzo gliene frega?”

“E’ per una mia forma di piccata puntigliosità professionale”.

“Sono il padre. Roberto Jonas, Bob per gli amici”.

“Prego, passi pure”.

Mi dirigo verso il posto assegnato. Per la legge del marketing macroeconomico della minchia fritta, un posto che quindici anni  fa era blu e costava diecimila lire e via, oggi è rosso e costa alcuni bigliettoni della nuova divisa. Tra vent’anni il primo anello sarà tutto rosso come la barriera corallina e ci vorrà il mutuo.

Ma a me, Bob Jonas senior, chemmefrega? Mentre sono ancora lì avvinto dallo spettacolo dello stadio parecchio pieno, mi accorgo che Medel sciabatta una palla verso Maurito che ci si avventa e la insacca.

“Gaaaaaaaaaaaaaa”.

E lì mi accorgo dello strano figuro che ho davanti. Un tizio che su WhatsApp continua a mandare la foto di lui medesimo insieme a Thohir (Thohir!), ma che in realtà

tifa Napoli.

Infatti al gol di Maurito resta lì tipo statua di sale. Poi si rianima quando il Napoli attacca, comincia a tifare, si lascia andare:

“Iamme!”

Ma perchè ha la foto con Thohir? Come avrà fatto? Da quel momento lo battezzo:

l’Infiltrato.

Se la prende con Icardi (“P’tte ci vuole Maccc-si Lopez!”), se la prende con la curva (“Che ignoranza! Fanno uhuhuhu e c’hanno la squadra piena di negri!”), se la prende con quasi tutti i suoi (“Marò che partita e’mmerda”), poi se lo prende in culo quando Brozo la mette e la partita puff!, finisce lì.

“Ahhhhmmerdmaròahhhiammsfaccimm”

L’Infiltrato riceve un messaggio.:

“Icardi era in fuorigioco di tre metri! Tremmetri! Ahhhhmmerdmaròahhhiammsfaccimm”.

Poverino. Io, rilassatissimo, ormai faccio pablic relescion. Incontro nell’ordine Robbie The Monz, un uomo sociale; Antò, il Gufo titolare; Nick Jonas, che viene a riprendersi l’abbonamento e mi racconta del suo disgustoso bacio con Miley Cyrus:

“Cioè?”

“La prima persona che ho baciato è stata Miley Cyrus, fuori dal California Pizza Kitchen ad Hollywood. E’ stato romantico ma io avevo appena mangiato una pizza con le cipolle. Credo che il mio alito fosse terribile”.

Vabbe’, gli ho detto, guarda l’Infiltrato e consòlati, lui sì che soffre.

Il secondo tempo va giù veloce come un Gatorade dopo una mezza maratona. Faccio conversazione rilassata con il Gufo, che poi mi invita a bordocampo:

“Vieni, fratello: scendi meco a respirare il profumo dell’erba”.

Passo davanti all’Infiltrato, prostrato come Bertolaso davanti ai sondaggi di Roma. Respiro l’erba, saluto Ale lo scudiero della Balaustra che scende dalla scala tipo Wanda Osiris e poi niente, prendo e torno al parcheggio. Mi passano davanti i punti gettati nel cesso, ma la serata è tiepida, l’umore è alto e mi prendo una Heineken prima che, anche solo per ipotesi, mi potessero un po’ girare i coglioni. Amala, forza Inter, abbasso l’Infiltrato, Juve merda approfittatrice almeno ringrazia fanculo ciao.

icardinapoli

 

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marzo 3, 2016
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Revenants

Dopo il primo rigore, e ancora più dopo il secondo, era chiaro che Carrizo non ne avrebbe mai parato uno. Quindi l’unico modo di vincere era andare ad oltranza, ed esauriti i giocatori avrebbe cominciato a tirare chiunque – Gabriel Garko, Don Livio  Falzaga, Mal dei Primitives, Uto Ughi, Pat Rafter,  Raffaele Sollecito, Gennaro Capuozzo, Bob Sinclair, Gianni Ciardo, Alessandro Cecchi Paone, Jimmy il Fenomeno, Nathan Falco Briatore, Benito Urgu, Francesco Ingravallo, Bugs Bunny, Michele Pecora, Psy, Ciccio Formaggio, Gaetano Quagliariello, Lou Castel, Tito Stagno, Engelbert Humperdinck – e Carrizo non avrebbe parato uguale, ma qualcuno poteva tirare fuori, ecco.

Che poi, ovvio, mica è colpa di Carrizo (il colpo di genio sarebbe stato mettere dentro Handa come terzo cambio, ma stavamo perdendo i pezzi), che tra l’altro aveva evitato un finale grottesco – la squadra che si distrae collettivamente al 121′ e la Juve che segna, santa madonna -. No, era solo per sottolineare uno dei tanti simbolismi di questa partita in cui hai fatto trenta ma non trentuno, che è un po’ il nostro marchio di fabbrica attuale. E la sera che ne fai tre alla Juve, la strapazzi come raramente è accaduto nella storia e provochi  milioni di riempimenti di Linidor all’unisono, ecco, niente, poi tutto sfuma così, con dei rigori tirati a porta vuota e tu che prendi la traversa non abbastanza di sguincio.

Così, sdraiato per terra davanti al televisore, dopo la più bella e tesa e sudata e passionale partita degli ultimi cinque anni e mezzo, più che altro mi sono incazzato. Perchè, rimanendo ai soli ultimi due mesi, se avessimo giocato ogni partita con la metà della voglia e del furore di questa sera chissà dove saremmo. E invece abbiamo visto cose che noi interisti umanisti ci gira il cazzo.

Perchè, amici, perchè? Bisognava giocare il ritorno di una partita partendo da tre gol sotto per tirar fuori – finalmente – i coglioni? Bisognava farsi scherzare da Juve (due volte) e Milan per trovare le motivazioni per ripartire? Bisognava far due punti in tre partite con Sassuolo, Carpi e Verona per arrivare una sera piovosa a pensare che sì, perchè non provare a inculare i gobbi?

Nel giro di tre giorni abbiamo dato il peggio e il meglio contro gli stessi avversari. Incredibile come l’Inter che quasi comicamente, domenica sera, gestiva lo svantaggio a Torino, il mercoledì abbia giocato una partita all’arrembaggio per 120 minuti. Come se la stessa compagnia di attori avesse girato “Alex l’ariete” la domenica e “Revenant” il mercoledì.

Ecco, sì: redivivi. Adesso rimanete così – vivi – per i prossimi due mesi e mezzo. Avete un po’ di nostre incazzature da purgare e un terzo posto  che, giocando così, non è impossibile. Basta volerlo davvero, tipo Inter-Juve addì 2 marzo 2016 in Milano.

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febbraio 15, 2016
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Quando il gioco si fa molle

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Ho vissuto un’esperienza strana e struggente, più che altro sbalorditiva. Stavo seguendo la partita attraverso uno streaming in ritardo di un minuto e 40 secondi sul reale svolgimento della partita. Siamo ormai al novantesimo. Mi scappa l’occhio sulla app dei risultati in tempo reale proprio nel momento in cui il punteggio viene aggiornato, 2-1. E io sono lì con il mio streaming bello nitido con commento in inglese, la palla è nella metacampo della Viola, e non me ne faccio una ragione. Sul mio monitor stiamo ancora 1-1 e a me il risultato va bene così, ok, meglio un pari di niente, così ragionavo tra me e me prima che l’app mi anticipasse l’apocalisse.

Magari si sono sbagliati, dico.

E quasi me ne convinco. La Fiorentina attacca, sì, ma non è mica un arrembaggio. È un’azione normale, a velocitá normale, a testosterone normale.

Dai, si sono sbagliati.

Bernardeschi entra in area in surplace, tira dove è normale che tiri, parata un po’ così, naso, nuca, gomito, orecchio, ginocchio, gol.

Gol.

No, non ci posso credere. Non può essere andata così davvero. Forse è un’interferenza, una discrasia spazio-temporale, un filmato di repertorio, una pantomima, una fiction tipo Don Matteo 235, un’illusione, uno scherzo a parte, un non so cosa.

L’app non corregge, lo streaming prosegue in maniera coerente. Era tutto vero.

E niente, mi sono incazzato molto più che per la ridicola e insopportabile espulsione di Telles, molto di più. Ancora una partita fottuta a tempo scaduto, ancora una mollezza totale nel momento in cui il gioco si fa duro. È peggio di Mazzoleni, molto peggio.

Nove punti in nove partite, cinque gol di testa presi nelle ultime quattro, quarta partita persa o pareggiata al novantesimo negli ultimi due mesi, un altro scontro diretto a cazzo – e questo vale doppio o forse triplo, con la Fiorentina (sei punti a zero) che allontana la zona Champions, con il Milan (il Milan!) che ormai ci soffia sul coppino, con la dura realtá che ci avverte che non siamo più terzi e nemmeno quarti.

Non so più cosa dire. Vincevamo 1-0 a Firenze e a fine primo tempo ero al settimo cielo. Poi l’umore è virato su “teniamo l’1-0, il nostro format, perchè il 2-0 non lo faremo mai”. Poi su “vabbe’, portiamo a casa il culo è un punto, va bene così”. Poi niente, ho perso le parole. Abbiamo quattro partite davanti, la Juve fuori, vabbe’,  e tre in casa facili, da nove punti. Ma a chi la faccio leggere la mia tabella? Ormai noi tifosotti e l’Inter siamo come il mio streaming di stasera: sincronizzati alla cazzo di cane. Stesso livello di sintonia che vedo tra il Mancio e la squadra, e mi viene un magone clamoroso.

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dicembre 22, 2015
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Crisi Inter: le ragioni per cui moriremo tutti

Quello che è accaduto domenica all’Inter è incredibile. Ragazzi, è finita. Sì, vabbe’, qualche punto lo faremo ancora qua e là, e in fondo  non manca tantissimo ai 40 punti della salvezza e quindi ok, è probabile che l’Inter l’anno prossimo esisterà ancora e – salvo la questione dei 700 triliardi di debiti e del presidente filippino o quel che l’è – magari si iscriverà sub judice al campionato di Serie A Tim. Per il resto, è evidente che la favola nerazzurra del tardo 2015 è già arrivata all’epilogo e, anzi, è già durata fin troppo. Sì, ok, i soliti buonisti del cazzo tra di voi ora mi diranno “Ma no, ma cosa dici, siamo ancora primi!”, sì sì, e io vi risponderò che siete come il pianista del Titanic, siete come il giapponese nella foresta, siete come (non mi viene una terza metafora, ma ci siamo capiti). Banca Etruria, al confronto, è ‘na passeggiata de salute.

Cioè, non so se vi rendete conto di quello che è successo domenica, secondo quanto riportato dalle più grandi testate nazionali su carta, tv e web e che qui per comodità riporto: Mancini ha cazziato la squadra (a più riprese, e già durante il riscaldamento), Jovetic ha mandato affanculo Mancini, Ljajic non ha gradito l’esclusione, Icardi (in quanto capitano) ha mandato affanculo Melo, Melo ha mandato affanculo Icardi (in quanto giovane rompicazzo argentino), la squadra fa troppie selfie, la squadra fa troppi party, la squadra l’ha presa in culo in casa con la Lazio, la squadra è sì prima ma non più con 4 punti di vantaggio ma solo 1 (uno).

E’ la fine. Addio Inter. Siamo realisti. E’ triste, lo so: ma è così.

Tutto quello che è successo rappresenta un clamoroso precedente per la storia del calcio e dello sport in generale. Vediamo punto per punto.

L’allenatore rimprovera la squadra. Non era mai successo. L’allenatore di qualsiasi sport pensa alla tattica, alla tecnica e alla preparazione fisica, ma non a rimproverare la squadra. Mancini ha decisamente esagerato, andando al di là del suo ruolo in maniera inaccettabile. Un allenatore che rimprovera la squadra, ma diobono! Ma dove è mai successo? E’ una vergogna. L’allenatore di calcio è come il capitano giocatore della Coppa Davis: sta lì, guarda la partita, passa l’asciugamano, porta da bere, “oh, magari insisti un po’ sul rovescio”, “come va la caviglia?”, ecco, ‘ste cose qui. Mancini, vattene! Presuntoso!

Un giocatore litiga con l’allenatore. Non era mai successo. Ma come si permette un giocatore – un giocatore! ma santiddio, gente in mutande che non sa manco l’italiano! – di litigare con l’allenatore? Ho cercato su Google, su Wikipedia, niente: non è mai successo nella storia dell’uomo che un giocatore abbia litigato con l’allenatore. Poi ci credo che retrocediamo, figa. L’unico caso che vagamente assomiglia a ciò di cui parlano giornali e tv risale alla storia romana, in particolare alla vicenda Cesare-Bruto che, mi pare, finì male. E da lì, ora mi spiego perchè, nessuno in generico rapporto di subordine ha mai più litigato.

Un giocatore è scontento dell’esclusione. Non era mai successo. Dove mai arriveremo? Questa è superbia bella e buona. Anzi, è scemenza pura. I giocatori, da che mondo è mondo, sono contenti dell’esclusione perchè si riposano e, comunque, vengono pagati. Non è bellissimo? Celeberrimo a tal proposito l’episodio del calciatore brasiliano Ze’ Rinaldo che, avvertito dell’esclusione, ringraziò il mister, offrì da bere a tutti i compagni e si masturbò nella sala pesi del Maracanà durante il primo tempo.

Un capitano rimprovera il compagno che ha sbagliato. Non era mai successo. Di solito il capitano si strafrega il cazzo dei compagni, dell’allenatore, dello spogliatoio, della famiglia, del mondo, della vita e dell’eventuale aldilà. Sennò, voglio dire, perchè ti fanno capitano? Sei il capitano e, quindi, decidi tu cosa fare. Cioè: una beata cippa di niente. Perchè mai – dice un capitano – dovrei mettermi a litigare con un pirla che in cinque minuti ci ha fatto perdere la partita e cercato di uccidere un avversario? No, dai, è inaccettabile. Non era mai successo. Ma che cazzo gli è saltato in mente a Icardi?

Un giocatore litiga con il capitano. Non era mai successo. Con il capitano non è concesso litigare, anche perchè sarebbe inutile. Il capitano fa ciò che vuole e ti lascia fare ciò che vuole. E’ il principio della Casa delle Libertà proiettato su uno spogliatoio medio. Il capitano è un’espressione mediatica. Il capitano è un’ipotesi organizzativa. Il capitano non esiste. Prendiamo Totti, per esempio. Totti si lascia spegnere le sigarette sulle braccia pur non avere ulteriori rotture di coglioni. O Buffon. Buffon dopo l’allenamente indossa una tuta in latex e si fa camminare sopra con i tacchetti. Questi sono capitani. Non Icardi, che ti tocca pure litigarci. Massima solidarietà a Melo, che sicuramente è stato provocato.

La squadra fa troppi selfie. Non era mai successo. Tra l’altro è evidente il sottinteso dell’ormai famosa posa #epicbrozo che in realtà vuole dire: “Ma questi imbecilli strapagati e pure scarsi da dio per quanto tempo continueranno a imitarmi?”. Fare un selfie in amicizia è inaccettabile. Il selfie è odio. Se Bruto avesse avuto uno smartphone, ora avremmo l’ultima foto di Cesare vivo.

La squadra fa troppi party. Non era mai successo. Le squadre di calcio, com’è noto in tutto il mondo, osservano uno stile di vita parco, ritirato, modesto, quasi monastico. Mentre quei coglioni dell’Inter pasteggiavano a ostriche e champagne a Milano tre giorni prima di Inter-Lazio, il Real – tanto per fare un esempio – faceva servizio volontario al dormitorio pubblico El Barbòn di Madrid. Infatti poi la domenica ha vinto 10-2 col Rayo.

L’Inter fa tutte queste cazzate, lo prende in culo dalla Lazio e  resta prima in classifica. Non era mai successo. ‘spetta che controllo. No, no era mai successo.

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(nella foto, il Giudizio Universale)

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dicembre 12, 2015
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Cose che non si sapevano dell’Inter

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L’Inter non vince solo 1-0. Dicono che Marotta, travestito da delegato azerbaigiano, abbia chiesto alla conferenza di Parigi di votare una risoluzione contro le vittorie per 1-0 con la motivazione che “fanno alzare la temperatura del pianeta di 2,1 gradi al decennio”. Thohir, preoccupato per le ripercussioni sul merchandising in Indonesia, ha chiesto in ginocchio a Mancini di fare in modo che l’Inter vincesse da subito con altri punteggi, “vanno bene tutti”. Mancini ha cosí schierato un agile 4-2-3-1, con la prospettiva – nel caso le cose si fossero messe male – di far entrare Palacio al posto di Melo e Manaj al posto di Miranda giá al 15′ del primo tempo.

L’Inter non gioca sempre male. Incredibilmente, l’Inter non fa cagare il mondo intero come al solito. Manovra, contropiedizza, pressa, scambia, traccheggia, crossa, tira, tacca, insacca, incula. La gente non si indigna. Peggio: la gente non si annoia. Inaudito: la gente vede gol della madonna. Decine di giornalisti devono cambiare l’attacco dei loro pezzi. Alcuni lo devono cambiare tutto.

Montoya è vivo. È sicuramente il dato più sorprendente della serata. Su Montoya si erano sparse alcune voci contrastanti: 1) è morto da alcuni mesi, solo che non hanno il coraggio di comunicarlo al Barcellona; 2) è giá stato ceduto in subaffitto a una squadra della serie B degli Emirati Arabi, dove gioca sotto il falso nome Diego de la Vega; 3) si è fatto monaco e confessa i fedeli tutti i sabati pomeriggi all’Abbazia di Morimondo; 4) non è mai esistito, è un effetto distorto della legge Bosman.

Icardi non pensa solo a ciulare e a farsi rapinare l’orologio. Nei ritagli di tempo fa gol da centravanti vero. Addirittura anticipa e ruba palla (questo è scorretto, nessuno se lo aspetta da un pigrone bimbominkia del genere).

Mancini ha ragione. Punto.

L’Inter è prima. Pur non rientrando normalmente tra le prime sei-sette squadre favorite per lo scudetto secondo i maggiori commentatori, l’Inter è prima. Ormai siamo alla sedicesima, ma è sempre prematuro. Nelle ultime sette partite, l’Inter ha perso a Napoli prendendo due pali al terzo minuto di recupero dopo aver fatto sedere sulla tazza Sarri & C. per mezz’ora: le altre sei le ha vinte senza subire un gol. Ciononostante il Napoli è campione d’Italia in pectore, a meno che non lo vinca la Juve, e comunque la Fiorentina è molto bella e la Roma uh che potenziale ha la Roma. L’Inter comunque è ben messa per l’Europa League, e questo non ce lo puó togliere nessuno.

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novembre 23, 2015
di settore
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La prova del nove

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È la nona volta, su tredici giornate, che andiamo a letto canticchiando di salutare la capolista.  È la nona volta, su tredici giornate, che vinciamo. È la nona volta, su tredici giornate, che gli altri si impegnano ma non deflorano la nostra porticina. E tenendo presente che nove sono anche i punti di vantaggio sulla Juve, la prova del nove ci dá straragione e ci titilla l’emisfero della golositá. Siamo la numero 1 e abbiamo 8 giorni (1+8=9) per preparare la prova del nove vera, verissima. A Napoli si fará l’esame di maturitá di questa squadra specializzata (tranne stasera, e vabbe’) a trarre il massimo facendo il minimo, come quegli studenti furbi e talentuosi che si sprecano la metá degli altri e hanno inspiegabilmente una pagella della madonna, piena di nove, ovviamente.

L’Inter si è concessa una di quelle serate liberatorie che fanno solo bene, tipo quando fai la dieta e ti dicono che una volta alla settimana puoi sgarrare e il quel pasto lí ti sembra che tutto abbia un gusto un po’ speciale. Naturalmente diranno “eggiá col Frosinone eggiá”, dimenticandosi di Juve-Frosinone e facendo finta di non aver visto Fiorentina-Empoli. Le partite bisogna vincerle, punto, e noi siamo in questo periodo fatato che le vinciamo non proprio tutte ma molte, essí, per la precisione nove.

Il Mancio continua con le rotazioni e i fatti gli danno ragione, confermando che noi normolinei non capiamo un cazzo. Segniamo quattro gol, di cui tre di giocatori al primo gol in campionato, e sono due belle cose (4+3+2=9). L’altro gol è di Icardi (il 9).  Napoli diventa lo snodo del campionato, uno snodo per noi ma anche per il Napoli, e anche per la Roma che è in agguato, e anche per tutti le altre che tiferanno Napoli perchè la capolista – no, ricordiamolo – siamo noi. Dopo Napoli-Inter inizierá il campionato, quello senza se e senza ma. Mancheranno 24 partite ancora, ma la prova del nove ci dirá cosa aspettarci con sempre minore approssimazione.

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