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Settembre 22, 2019
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Stronza Inter

La tormentata vigilia del derby, segnata dallo spiacevole litigio Lukaku-Brozovic, si è conclusa con la vittoria per 2-0 nel derby con i gol di Lukaku e Brozovic. Subito dopo il derby, Conte si è riunito con Zhang e Marotta per mettere a punto una opportuna strategia per i prossimi mesi:

LITIGI. Si è deciso per una regolare turnazione tra giocatori al fine di assicurare che almeno due si mandino affanculo tra di loro prima delle prossime partite. Inter-Lazio: martedì 24 litigheranno Sensi e Politano (Sensi non avrebbe pagato 50 euro per il regalo di compleanno a Missiroli nel 2017); Sampdoria-Inter: venerdì 27 litigheranno Godin e Vecino (per un vecchio attrito risalente all’elezione di Miss Uruguay 2015, quando Vecino fu costretto dalla federazione a cedere il posto in giuria al capitano); Barcellona-Inter: martedì 1 ottobre litigheranno Borja Valero e Berni, mentre Oriali litigherà con un addetto del Camp Nou (“pezzo di merda, l’avevi acceso tu l’impianto di irrigazione?”); Inter-Juventus, tra il 3 e il 5 ottobre litigheranno Conte e Marotta (non ne vogliamo sapere nulla).

INNO. Accantonata la demodè “Pazza Inter” e prossimo a pensionare la melensa “C’è solo l’Inter”, Conte avrebbe commissionato ai Boomdabash “Stronza Inter”, un gradevole pezzo reggaeton di cui “Mucchio Selvaggio” ha anticipato un frammento del testo: “Ci accapigliamo / quasi ci odiamo / in campo sputiamo / lo scudo vinciamo”.

EVENTI. Conte ha annullato tutti gli eventi di beneficenza fino alla fine del prossimo maggio. Barella è stato sorteggiato per tirare sassi nei vetri delle cliniche pediatriche di Milano e di assumersene la piena responsabilità: “Siamo stufi del buonismo alla Moratti”. Alla cena di Natale, lo scambio degli auguri sarà sostituito da una gara di rutti tra gli otto giocatori più ubriachi, che si sfideranno in due gironi all’italiana di quattro squadre, con semifinali e finalissima in diretta su Real Tv.

PREMI. Conte ha minacciato le dimissioni immediate alla fine del girone d’andata se la società si troverà in una qualsiasi delle prime dieci posizioni del premio Fair Play. Per ammonizioni, espulsioni, squalifiche e deferimenti Marotta sta studiando un apposito tariffario: “Giusto premiare i più meritevoli”.

STAFF. Nuovo responsabile delle pubbliche relazioni sarà Jeffrey Deaver.

AMICIZIA. In caso di almeno due risultati non positivi consecutivi (due sconfitte, due pareggi, un pareggio e una sconfitta), Conte chiederà a metà della rosa di corteggiare le mogli/fidanzate dell’altra metà della rosa.

CAMERATISMO. Marotta ha disposto, per i giorni del ritiro, il divieto di usare playstation e telefonini. Per i momenti conviviali veranno organizzati tornei di schiaffo del soldato, rubabandiera, palla asino, catch, calcio saponato, boxe thailandese e stalking.

SCARAMANZIA. Lukaku e Brozovic saranno compagni di camera fino al 2025. Conte ha fatto segretamente installare nella loro camera ad Appiano un russatore artificiale, un generatore di insulti razzisti e un emettitore di scoregge elettronico.

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Settembre 22, 2019
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L’importanza di incontrare Fabio

Ho un amico che si chiama Fabio ed è milanista. Siamo stati (parlo di podismo) compagni di squadra (parlo di differenti profili: lui non dico un Messi, ma un bel Lewandowski; io, un Gabigol con la mononucleosi). Ci siamo incontrati più volte a Pavia e dintorni per le gare o, in maniera del tutto casuale, durante allenamenti in strada o al parco, in pista o sull’alzaia. E ci siamo accorti di una cosa: quando ci siamo visti prima di un derby, ha sempre vinto l’Inter. Dopo le prime due o tre volte che ‘sta cosa si è verificata, prima di un Inter-Milan io ho cercato sempre di allenarmi in zona Fabio, sperando di incontrarlo. E mi piaceva pensare che lui, nei giorni pre-derby, uscisse a correre rasente i muri e con le mani sui coglioni.

Poi Fabio, per lavoro, qualche anno fa è andato ad abitare in Svizzera, e ciao.

Venerdì mattina, alle 10, esco per una corsetta e mi inoltro nel parchetto d’ordinanza. Dopo un quarto d’ora, in fondo a un rettilineo, vedo venirmi incontro – a un ritmo molto superiore al mio, savasandìr – una sagoma amica. E’ Fabio. Ci abbracciamo istintivamente, poi facciamo mente locale. Io esulto come un bambino dell’asilo, lui mi guarda affranto come avesse visto la sua macchina nuova appiattita da un rullo tipo i cartoni di Wile Coyote. Poi abbiamo parlato del più e del meno come due che non si vedevano da un po’, ma è chiaro che la frittata era fatta. Se uno, milanista, che vive in Svizzera, torna a Pavia nel weekend del derby, esce a correre e trova me, beh, si potrebbe anche non giocare.

A quel punto per me i problemi erano solo due, di ordine esoterico e morale.

Scaramanzia. Non potevo dire a nessuno che avevo incontrato Fabio e che quindi la vittoria era certa, per non rompere l’incantesimo.

Onestà intellettuale e lotta all’insider trading. Non potevo rivelare al mondo che l’Inter avrebbe vinto il derby per non mandare in bancarotta società di scommesse legali o bookmaker clandestini.

A dire la verità, non ero nemmeno tanto convinto di scrivere questo post, pensando ai derby dei prossimi vent’anni almeno. Ma la possibilità di trovare Fabio prima di un derby è ormai ridotta al lumicino: non solo lui vive in Svizzera, ma col cazzo che la prossima volta tornerà a trovare i suoi prima di un Milan-Inter. Quindi bòn, ho scritto.

Quanto alla partita, non c’è nulla da dire. Era scritto che avremmo vinto, non voglio fare il fenomeno nè infierire su quei barboni dei cacciaviti. Saluto la capolista e vado a dormire. Ah, solo una cosa: Juve merda.

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Novembre 3, 2018
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Fratelli di Gaglia

Inter-Genoa 5-0. Ci sarebbero molte cose da dire, ma per brevità passiamo direttamente alle pagelle.

Handanovic: 8. Il David Copperfield della Slovenia, per scacciare la noia, si dedica al suo hobby preferito: far cagare addosso 7 milioni di persone facendo giocoleria di piede. Vale da solo il prezzo del biglietto, ideale complemento di una partita senza pensieri. Houdini, quando si liberava dalle catene a testa in giù immerso nell’acqua, creava meno pathos.

D’Ambrosio: 7. Il Ciro Di Marzio della fascia destra gioca una partita attenta, considerato che con il peggior Genoa degli ultimi 15 anni avrebbe giocato una partita attenta anche mio cugino. Secondo l’International Federation of Football History & Statistics, è il terzino che si spettina meno dell’emisfero boreale. Quando si mette il gel, un pellicano in Patagonia muore.

Skriniar: 8. Il Chuck Norris dei Carpazi gioca in pura scioltezza e nell’intervallo chiede ad Ausilio se così, per onestà intellettuale e professionale, può restituire lo stipendio di novembre o almeno devolverlo in beneficenza. Per fortuna Juric al 50′ mette Piatek e il buon Milan si sente più utile.

De Vrij: 7,5. Il Materazzi dei Paesi Bassi si diverte come può: calci, calcioni, craniate, sterno, pube, naso, nuca, orecchio. Contro questo Genoa è bullismo. Meritava il gol, ma era il sabato dei casi estremi e quindi rinuncia in favore dei compagni meno fortunati.

Dalbert: 8. Il Pasquale dell’Amazzonia inizia timido, senza strafare, e finisce che sembra Carlos Alberto. Gli si svita una caviglia ma resuscita tipo Warren Beatty nel Paradiso può attendere. E nel finale fa una chiusura difensiva a metà tra Beckenbauer ed Enzo Paolo Turchi che la gente si alza in piedi, urla e si abbraccia. Incredulità.

Gagliardini: 9. Il Gerrard della val Trompia passa dalla dichiarazione di morta presunta al partitone liberatorio. Secondo l’Iffhs, l’Inter è la squadra con più centrocampisti al massimo della forma al mondo. Spalletti sta pensando al modulo 4-5-3-1 per farli giocare tutti, poi gli hanno fatto notare che la matematica non è un’opinione. Gaglia, rottamato in pectore, intanto ricorda di esserci e gioca col sorriso, e noi con lui, sorridenti di quel sorriso un po’ beota ma così sereno. Un voto in meno perchè ne poteva fare quattro, e se ne faceva quattro boh, non so.

Brozovic: 9. A Madrid, facendo ultime pagelle, hanno definito Modric “il Brozovic del Prado”. Non ci sono più parole per lui. Lo volevano vendere al macello e invece è il più forte di tutti. E’ diventato persino bello, Jude Law al confronto sembra Belfagor.

Joao Mario: 9. Il Benjamin Malaussène della Lusitania completa la sua trasformazione da “uomo che ogni interista voleva ammazzare a mani nude” a “uomo che ogni interista assurge a suo modello personale”. Vederlo correre, muoversi, passare, contrastare, proporsi, rincorrere, incidere costantemente sulla partita, segnare un gol – segnare un gol! – è stata una roba tipo Cecchinato che prende a pallate Djokovic a Parigi.

Politano: 8,5. Il Littbarski di Tor Pignattara fa impazzire il Genoa da solo per un’oretta buona, sgroppa che è un piacere, sopravvive a un trauma cranico, scava un solco sula destra che adesso dovranno rizzollare il campo e forse non si fa in tempo per il Barcellona.

Lautaro 6. Il Rodolfo Valentino di Appiano Gentile sbaglia un gol dopo un minuto e non si riprende più. Oggi sembrava quello che nelle feste mette su i dischi: intorno tutti ridono, bevono, ruttano e limonano, lui è seduto in angolo a guardare. Verrà il suo turno, speriamo. Lo spera anche lui.

Perisic: 7. Il Buster Keaton della Croazia, con saggezza, decide di non mettersi anche lui a infierire inutilmente. Non servivano gli effetti speciali, gli basta un paio di finte alla Elvis the Pelvis per prostrare i poveri rossoblu e giustificare la sua presenza in campo, di lotta e di governo.

Keita Balde 7. Il Diego Forlan del terzo millennio riesce a essere meno vacuo del solito, anche perchè entra e va nel suo posto preferito. Quando farà gol dopo sessanta metri di contropiede, si compirà un disegno meraviglioso. Avessero segnato anche Dalbert e Keita, toccava mettere una lapide fuori dallo stadio.

Borja Valero: 7. L’Abate Faria della Castilla si fa sempre trovare pronto. Sembra sempre così sciupato, ma in realtà ha le analisi del sangue di Eliud Kipchoge.

Nainggolan: 8. Il Lazzaro della Vallonia si alza dal letto, scrocchia il metatarso e segna di testa. Zeffirelli ha fatto un film per molto meno.

Spalletti: 10. Vincere 5-0 una partita con Gagliardini, Dalbert e Joao Mario contemporanemente in campo e autori complessivamente di tre gol, e con ciò vincere la settima partita di fila prendendo un solo gol nelle ultime cinque, cambiando modulo secondo le evenienze e mantenendo sul pezzo l’intera rosa. Spalletti ora è atteso a nuove e più rutilanti esperienze: camminare sulle acque, moltiplicare pani e pesci, portare lo spread sotto quota 100.

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Ottobre 31, 2018
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Sì però (stop)

Sì, però la Samp è discontinua. Sì, però la Fiorentina in trasferta vabbe’. Sì, però il Cagliari, dai, madonna. Sì, però la Spal meritava. Sì, però il Milan fa cagare. Sì, però la Lazio… Eh, dimmi, la Lazio? (silenzio)

A furia di sì però, aggiungendo le due vinte di Champions ma anche quella persa (anzi, forse soprattutto quella, a Barcellona, trasmessa in chiaro nelle case di tutti gli italiani,  perchè è servita a far capire che eravamo davvero tornati  in Champions dopo sette anni di strane destinazioni o settimane libere da qualsivoglia impegno),  l’Inter ha ottenuto un attimo di attenzione corale. Come se si fosse spento un brusio.

Solo un mese e mezzo fa si usciva cornuti e mazziati da Inter-Parma, nessuno parlava del furto epocale che avevamo subito (un fallo di mano sulla linea manco cagato dal Var) ma solo del fatto che avevamo 4 punti in 4 partite, facevamo cagare, Spalletti vattene, Icardi inutile, Brozovic ruspa, cinesi trogloditi, moriremo tutti ma prima del previsto. Passano 45 giorni e plin!, improvvisamente l’Italia si risveglia con l’Inter seconda in classifica alla pari del Napoli champagne, miglior difesa del campionato (la Juve squadra migliore dell’universo ne ha preso uno in più) e sei vittorie consecutive senza un sì però che regga anche per un 3-0 a Roma, in casa della Lazio, la squadra che doveva vendicarsi dello spareggio-Champions e che nonostante tutto è quarta in classifica. Sì, però… Non ti viene, eh?

Continuiamo a non essere molto trendy. Per dire, la Gazza di martedì dedicava tre pagine e mezzo a Lazio-Inter e due pagine a “Cristiano Ronaldo primo dei grandi attaccanti della Juventus a segnare 7  gol nelle prime 10 partite dai tempi di John Charles: insaziabile!”. Non è uno scherzo. Pur di scrivere di CR7, la Gazza ha trasformato il suo score di 7 gol in 10 partite (due in più di Pavoletti, per dire. Piatek del Genoa ne ha segnati 9, l’anno scorso Dybala era quota 11) in un’impresa strappamutande per mezzo di una statistica lisergica in cui ha considerato dieci grandi attaccanti della Juve (Dybala non c’è, quindi è una mezzasega) che nelle prime dieci giornate hanno segnato qualche gol, ok, ma non tanti quanti Cristiano a parte Charles. I prossimi capitoli: Cristiano Ronaldo miglior grande attaccante che inizia con la C, Cristiano Ronaldo miglior grande attaccante con quattro figli, Cristiano Ronaldo miglior grande attaccante con le basette scolpite.

Noi no, diamo poco materiale. Niente casini interni, niente spalti vuoti, niente partite rubate, niente allenatori troppo simpatici, niente attaccanti che non segnano, niente difensori scarsi. In poche parole: noiosi. Segniamo poco, di solito. Vinciamo di misura, di solito. Prendiamo pochi gol (due nelle ultime sei partite, di cui uno su tiro deviato). Skriniar è il difensore su cui si sono infranti più attaccanti, Brozo è il centrocampista che ha giocato più milionate di palloni, Icardi ha il miglior rapporto palloni giocati-gol realizzati da Neanderthal a oggi. Ma queste cose non le calcola nessuno, finchè c’è da stendere il red carpet anche ai peti di CR7, i più profumati dai tempi di John Charles.

Hanno provato anche a estorcere qualcosa a Joao Mario, chessò, un po’ di livore alla Mertens, una mezza frasetta, un inclinarsi di labbro. Macchè. L’Italia ha assistito stupefetta alla sua partita e poi alla sua intervista, in un italiano sorprendentemente ricco – l’avevamo lasciato a biasciacare frasi in portoghese un annetto fa – e ancora più sorprendentemente sereno. Capolavoro di Spalletti, se ancora non gliene avessimo ascritti.

Sempre più difficile, ora. C’è da mantenere questo mood, che è mica facile. Ma è così bello, porca puttana. Dai ragazzi, il dorato mondo delle statistiche ci ha appena accolto nel suo club: non deludiamolo. Un giorno magari ci ricorderanno come la squadra migliore del girone d’andata tranne le prime quattro giornate: se avete un amico alla Gazza mettetegli la pulce nell’orecchio, please.

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Settembre 23, 2018
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BizzVar

    • Jackie Miley detiene la più grande collezione di Teddy Bears: ne ha oltre 8mila, raccolti negli Stati Uniti ma anche in altri 29 paesi in giro per il mondo.
    • André Ortolf detiene il record della corsa più veloce seduto su una sedia girevole per ufficio: ha percorso 100 metri in 31,92 secondi.
    • Il gruppo denominato Portland Promise Center ha realizzato la più grande Tape Ball, una sfera fatta di nastri adesivi: pesa 907.18 kg e ha una circonferenza di 3.89 m.
    • You Jianxia è la donna che detiene il record delle ciglia più lunghe: le ciglia dell’occhio sinistro misurano 12,4 cm.
    • Hunter Ewen ha stabilito il record di maggior numero di palloncini gonfiati in un’ora: 910.
    • Brad Ladner, di Roswell (Georgia, Usa) possiede la più grande collezione al mondo di cimeli di Batman: 8.226 pezzi.
    • La modella russa Ekaterina Lisina ha le gambe più lunghe del mondo: oltre 132 cm.
    • Wendy Suen detiene la più grande collezione di boule de neige: ne possiede 4.059 (ultima rilevazione: novembre 2016).
    • Il coniglio Bini (in arte Bini the Bunny) detiene il record di schiacciate a canestro in un minuto per la categoria conigli: 24 (ottobre 2016).
    • La squadra di calcio Internazionale Fc Milano (Italia) nella stessa settimana: 1) ha vinto due partite al 93′ minuto dopo aver giocato demmerda almeno metà delle relative partite; 2) si è vista annullare nella stessa partita due gol con l’ausilio di un dispositivo chiamato VAR (Videoassistant Acazzofinorausated Referee) che si credeva ormai caduto in disuso; 3) si è vista annullare un gol dal predetto Var con l’esame retroattivo dell’azione più lungo della storia (nel fotogramma decisivo, esaminato con il microscopio elettronico a scansione, si è notato effettivamente il ciuffo del giocatore Serena Aldo sopravvanzare di un centimetro la figura del difensore Vierchowod Pietro); 4) si è vista espellere l’allenatore Spalletti Luciano con la motivazione “eccessivo impeto nell’esultanza guardando in camera con occhi spiritati senza essere autorizzato”; 5) ha mandato tutti affanculo, così, due volte, per puro senso di liberazione, gioia e fiducia nel futuro.

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Settembre 4, 2018
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Il Fpf, l’auto di Dalbert e la griglia di Lautaro

Sei scandalizzato perchè Gagliardini non è in lista Champions? Niente, ti devi rassegnare: ancora per 17-18 anni saremo sottoposti ai vincoli del Fair Play Finanziario, il rigoroso progetto sadomaso introdotto dal comitato esecutivo Uefa nel settembre 2009 con l’obiettivo di fare estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche (per adesso una sola: l’Inter) e a indurle nel lungo periodo a un auto-sostentamento finanziario.

Sono provvedimenti molto pesanti, che coinvolgono la società a 360 gradi. La cosa di Gagliardini può fare impressione, ma limitandosi alle ultime settimane sono innumerevoli gli episodi che hanno riguardato l’inter e i suoi tesserati. Eccone un breve sunto:

– la moglie di Ausilio si è vista contestare lo scontrino della spesa all’Esselunga di via Lorenteggio: “Lei ha comprato sei confezioni di Gocciole, ma in lista poteva metterne solo tre. L’Uefa è chiara in proposito”. Trovato l’accordo dopo mezz’ora di trattativa: fatico ok alle sei confezioni ma suddivise in 2 Gocciole, 2 Ringo al cioccolato e 2 Oro Saiwa basic.

– l’Uefa ha contestato la distribuzione delle auto ai giocatori: secondo un ricalcolo con i parametri FPF, ai singoli tesserati va assegnata l’auto in base al prezzo di acquisto, al prezzo di mercato attuale e all’eventuale plus/minusvalenza. Nel corso di una breve cerimonia sul retro del Centro Suning, Joao Mario ha restituito la sua Volvo XC90 e si è visto consegnare una Daewoo Matiz incidentata del 2004. Nuove auto anche per Gagliardini (una Seat Marbella di terza mano) e Dalbert (una Fiat Stilo appartenuta a un tassista di Milano, 470mila km seppur regolamente tagliandata). Brozovic, che ha visto una Corolla tre volumi del 2009 parcheggiata vicino alla porta carraia, non si è presentato alla verifica adducendo motivi familiari.

– problemi per i figli di Icardi/Wanda Nara iscritti alla gita a Garlaland del 22 settembre con l’oratorio della parrocchia di viale Caprilli (bus turistico, pranzo al sacco, biglietto compreso 45 euro a testa): “Cinque no, ne possono venire solo tre“. Il prete, con una mossa ecumenica apprezzata dalla famiglia, alla fine ha tagliato un figlio della colonia Maxi Lopez e una figlia di Icardi.

– altri problemi per Dalbert. Nella lista per l’assegnazione di un alloggio delle case popolari di Sesto San Giovanni (Zhang Jindong in persona gli ha tolto l’appartamento di Milano dopo la prestazione di Sassuolo nonostante l’intercessione di Spalletti), il francese è stato retrocesso di 250 posti. L’Aler ha fatto sapere di essersi dovuta piegare alle norme Uefa: “Non è tanto perchè è straniero e risiede qui da meno di cinque anni, il problema è che non è di formazione italiana”.

– all’assemblea del condominio “Bella San Siro”, bocciata la richiesta di installare in cortile un barbecue da 2 metri x 4 per l’asado da parte del neo inquilino Lautaro Martinez. Alla garbata protesta dell’argentino (“Figa, c’ho più millesimi io di tutti voi messi insieme”), l’amministratore ha opposto il regolamento Uefa: “Il problema è il raffronto con la lista 2016/17, il budget è aumentato, gli argentini sono diminuiti e comunque hai rotto il cazzo, non tolgo un posto auto per la tua carne di merda”.

– l’Inter club “Spadino Robbiati-Prima gli italiani” di Pontida ha depennato sei iscritti perchè non cresciuti nel vivaio: un kebabbaro turco di Palazzago, tre cinesi del ristorante “La Muraglia di Sotto” di Almenno San Salvatore e una coppia di badanti ucraine di Ponte San Pietro, tifose dell’Inter dai tempi della Dinamo Kiev 2010.

– lo spogliatoio rinuncerà a far data dall’1 ottobre 2018 al tradizionale e simpatico rito nonnista del compleanno: D’Ambrosio, a nome dei compagni, fa sapere che l’Uefa infatti non consente più l’acquisto di uova e farina in un’unica sessione di mercato. Pare che siano da controbilanciare gli sprechi della stagione 2015/16, quando Nemanja Vidic (per un problema legato alla scarsa padronanza dell’italiano) confuse i concetti di “confezioni” e “quintali” prima di ordinare uova e farina alla Lidl di Appiano Gentile per festeggiare il compleanno di Palacio.

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Aprile 29, 2018
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Inculati al Cuadrado

Record di pubblico, record d’incasso, record in tv, record alla radio, record sull’internet. Ma magari qualcuno non l’ha vista e questo blog – che resta un blog di servizio e di divulgazione – vi offre gratuitamente una telecronaca postuma di Inter-Juventus, valida per la 35esima giornata del campionato italiano di giuoco calcio.

1°. Orsato fischia l’inizio, Pjanic con un riflesso pavloviano urla “Non sono stato io”.

5°. Cuadrado stende Perisic e viene ammonito. Orsato gli dice: “Vabbe’, tranqui, ci siamo tolti il pensiero”.

12°. Cross da destra, l’Inter fa una grossa cagata difensiva, Matuidi non ne approfitta. Bòn.

13°.  Cross da destra, l’Inter fa una grossa cagata difensiva, Douglas Costa ne approfitta. 0-1.

16°. Intervento alla cazzo di Vecino sulla tibia di Mandzukic. Nel 1940 in Uruguay gli avrebbero dato le chiavi della città, nel 1960 in Inghilterra avrebbero applaudito a scena aperta per cinque minuti, ma Orsato (Italia, 2018) opta per una più reazionaria ammonizione. Dal Var gli fanno notare che l’entrata dritta sulla tibia a un più concreto riesame della situazione configura apparentemente una fattispecie che eventualmente nel caso potrebbe – vabbe’, espulso, dopo soli 12 minuti di consulto serviti anche a rimettere in piedi Mandzukic scongiurando l’amputazione sul posto tipo Master and Commander.

21°. Ammonito Pjanic. Per proteste. Riletta a fine partita, questa decisione ricorda la condanna di Al Capone per evasione fiscale.

25°. Pjanic piscia a bordo campo, lato primo arancio, contro il cartellone pubblicitario della Estintori Meteor. Orsato lascia correre.

29°. Candreva, che non segna da quattro anni, tira da settanta metri una bomba spaventosa e sfiora l’incrocio. Buffon non la sfiora nemmeno, ma pur di far bella figura dice che è angolo, che ha quarant’anni e che è un atleta esemplare.

34°. Pjanic interviene a piedi uniti: Orsato fischia la punizione, poi non gli cagassero il cazzo, è lui che comanda, si ammonisce solo a ragion veduta.

40°. Ammonito Barzagli per fallo su Icardi. La Juve presenta una formale protesta al Tribunale dell’Aja, che la respinge in via d’urgenza in quanto inviata da Nedved con WhatsApp.

45°. Orsato concede 25 minuti di recupero.

48°. Cross da destra, l’Inter fa una grossa cagata difensiva, Matuidi ne approfitta, gol. Orsato convalida, nonostante Matuidi appaia in fuorigioco di 7-8 metri e anche un bambino dell’asilo l’avrebbe annullato senza rompere i coglioni al Var. Mentre aspetto il Var, busso alla porta del mio vicino di casa, che ha un bambino che va all’asilo. “Scusa, cosa dice tuo figlio?” “Tesoro, com’era?” (voce dal soggiorno) “Fuorigioco netto, papi”. E allora dico al mio vicino? “E tu cosa dici?” “Boh, io stavo guardando Peppa Pig. Quanto stanno?”.

Riposo

Secondo tempo.

6°. Ammonito Mandzukic per fallo su Skriniar. Orsato tranquillizza Buffon: “E’ funzionale a un mio percorso di arbitraggio”.

7°. Pjanic mette una puntina da disegno sulla poltrona di Spalletti: Orsato lascia correre.

8°. Cross da destra, la Juve fa una grossa cagata difensiva, Icardi la incorna da dio: 1-1.

14°. Pjanic entra a bomba su Rafinha tipo Andrè the Giant su Hulk Hogan a Inglewood nel 1984. Orsato ammonisce D’Ambrosio per proteste (no, perchè sembra una battuta, ma è proprio così. Cioè, tipo che sono qua che rileggo e rido da solo).

18°. Higuain si incula un gol mica da ridere.

20°. Perisic salta Cuadrado come un birillo, la mette in mezzo un po’ troppo lunga per Icardi ma perfetta per Barzagli. tiè, 2-1.

25°. Douglas Costa prova i riflessi di Handanovic, che in effetti la mette in angolo.

30°. Punizione della madonna di Dybala, parata della madonna di Handanovic che in volo alza in angolo e ricadendo a terra pensa: “Vabbe’, ormai è fatta”.

32°. Candreva fa un cross bello – rumore di tuoni – e comunque non abbastanza, Icardi si protende ma non ci arriva. Tipo il derby, ma meno.

33°. Ammonito Alex Sandro. La Juve cerca il record mondiale di ammonizioni, stabilito nel 1974 dal Botafogo, e ottiene in cambio da Orsato l’impegno a non ammonire due volte lo stesso giocatore, circostanza non valida ai fini del record.

34°. Pjanic posta una foto su Instagram, bestemmia il Signore e mischia le provette dell’antidoping: Orsato lascia correre.

35°. Allegri sostituisce con Betancur il nervoso Pjanic: “Cazzo, non vorrei mai che ti sbatteressero fuori e rimaniamo in dieci”. Pjanic non la prende bene e consegna il passaporto diplomatico al massaggiatore.

40°. Spalletti inizia la girandola dei cambi. Perisic si trascina dolorante, Candreva vaga senza meta, ma il mister opta per una tattica più lungimirante: “Tolgo i migliori per risparmiarli in vista dell’impegnativa trasferta di Udine”. Fuori Rafinha, dentro Borja Valero. Fuori Icardi, dentro Santon.

41°. “No scusa, come hai detto? Fuori Icardi, dentro Santon?”. Sì.

42°. Azione incasinata della Juve, Dybala la tocca per Cuadrado che sullo scatto brucia uno spossato Santon, a 4 cm dalla linea di fondo la tira alla cazzo sfiorando uno stinco di Skriniar e il pallone si insacca non si sa come dall’altra parte. Handanovic, ammirato da tanta varietà balistica, si scansa leggermente, si sa mai che la respingi a caso con una spalla non è bello a livello di autostima. 2-2.

44°. Punizione da sinistra di Dybala, sfiga vuole che il pallone vada dritto sulla testa di Higuain. Handanovic, ammirato da tanta geometria, non si muove dalla linea di porta.  La sensazione è che avrebbe segnato anche mio cugino. Squilla il telefono, è mio cugino: “Santiddio, lo segnavo anch’io”. 2-3. Espulso Allegri, che entra in campo a cancellare le prove biologiche dei falli di Pjanic.

45°. Spalletti prova a ribaltarla. Chiama il cambio: dentro Karamoh, che lo stadio invocava da appena 25 minuti al posto di Candreva, e fuori D’Ambrosio.

45°. Orsato chiama 5 minuti di recupero. Spalletti urla “Figata!” e prepara altri cambi: Pinamonti per Miranda, Lisandro Lopez per Perisic e Padelli per Brozovic.

48°. Occasione per Perisic, di testa. Non fosse stato morto da venti minuti, avrebbe staccato un po’ meglio. Santon, esausto, si accascia a terra. Spalletti fa scaldare Eder e Dalbert.

Fine.

 

 

 

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Gennaio 28, 2018
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Spal Ferrara-Gioaimari Milano 1-1

Handao Mario: 5. A parte un’uscita a vuoto tipo labirintite fulminante, vigila bene la porta per quasi novanta minuti fino all’azione del pareggio: sta per offrire il suo corpo alla scienza, poi pensa a chi glielo fa fare e si limita a sperare che Paloschi la tocchi male. Ottimista.

Dambrao Mario: 5. Al rientro cerca di tenere il campo con sicurezza e di non stressare il ginocchio. Gli riesce bene soprattutto la seconda cosa. Dalla sua parte Betty Kurtic fa un po’ troppo volume per poterlo assolvere.

Joao Marianda: 5. E’ tra i migliori, o i meno peggiori (la Crusca chiuda un occhio), ma è coinvolto nel disastro finale come un correntista di Banca Etruria: non ha colpe ma lo prende in quel posto.

Milao Skririo: 5. Lo Skriniar di due mesi fa nell’azione del pareggio sarebbe uscito da solo dall’area a testa bassa svellendo 15 spallini e involandosi in contropiede triangolando con se stesso e segnando il 2-0. Ma due mesi fa erano due mesi fa.

Joao Marielo Cancelao: 5. Vedi alla voce Miranda, oggi il 5 è il voto migliore che si può dare anche a chi si è guadagnato onestamente la pagnotta. E’ un mistero vivente: schierato a sinistra, gioca per 55 minuti col solo piede destro. Al primo cross di sinistro è gol. Questo incasinerà ulteriormente Spalletti, quindi 5.

Joao Borjao Valerio: 4. Facciamo volentieri alcune eccezioni al 5. Borja non può giocare male, non ce lo possiamo permettere. Infatti il nostro centrocampo sembrava la spiaggia di Dunkirk prima che arrivassero le barche civili e Tom Hardy.

Vecinao Mario: 5. Serenamente: lo stiamo rovinando. Lui non è Iniesta, ok, e quelli intorno a lui fanno ca-ca-re, roba che alla prossima partita gli viene l’attacco di panico mentre esce dal tunnel con il bambino per mano. E fa giocare il bambino.

Marceo Brozorio: 5. L’Inter ha fatto talmente schifo che lui sembrava interessato alle sorti della partita, quasi sbattersi. Ha scosso la testa il 24,2% in meno rispetto alla media delle partite precedenti.

Candrevao Mario: 4. E’ l’Hamsik dell’Inter, nel senso che ormai lo sostituiscono sempre per fare spazio a chiunque. La differenza è che nei 60-70 minuti in cui gioca Hamsik incide, segna, controlla, domina, penetra, difende (seguono altri 17 versi di intonazione positiva).

Ivanao Perio: 4. Ne azzeccasse una, santa madonna. Amnesty International ha chiesto alla Croazia se per caso sia stato maltrattato.

Maurao Icardario: 4. Il Capitano vive in un mondo tutto suo: cioè, gioca come se Candreva e Perisic fossero in gran forma, aspettando palle che non arriveranno mai. Non arrivano, si intristisce, triplice fischio, pullman, casa, Instagram, dormire.

Ederao Citadins Martirio: 5. Perfetta media tra la buona volontà (6), la simpatia (6), l’educazione (6), i risultati (4) e il profilo tecnico (3). Al campetto quelli come lui facevano furore. Ok, Ferrara è un campetto, ma non in quel senso.

Robertao Gaglialdirio: 4. E’ arrivato da un anno, da nove mesi tentiamo di recuperarlo da un leggero infortunio e da uno spaesamento senza confini. Uomo decisivo, per la Spal.

Rafinhao Rafinhario: s.v. Ha tre giorni per tornare al Barcellona, una clausola tipo Amazon che potrebbe risparmiargli un pessimo semestre.

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Gennaio 22, 2018
di settore
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Bomba o non bomba

Nell’ambito del Champions League Second Row Qualification Challenge – l’avvincente mini-torneo attualmente in corso fra tre società per due posti in Champions, che si protrarrà per i prossimi quattro mesi – si è disputato allo stadio Meazza di Milano lo scontro diretto tra Inter e Roma, le squadre meno in palla del mini-torneo e, per estensione, di buona parte del campionato. Due squadre che nelle ultime sei giornate, 12 partite complessivamente, hanno vinto una (1) volta, al 95esimo, rubando in barba ai nuovi dispositivi tecnici a disposizione (Roma-Cagliari).

Questo è.

E’ stato un incontro non bellissimo, tra due squadre per le quali perdere contro l’altra sarebbe stata una sciagura, vincere sarebbe stato un Bingo oltre ogni aspettativa e pareggiare, beh, ecco qua, è stato pareggiare, prendersi un punto per uno e – come direbbe un commentatore dell’Australian Open – allungare il match.

Ho una visione sicuramente di parte delle cose, una visione da innamorato irragionevole, ma credo che la Roma oggettivamente stia peggio di noi (hanno messo via la maglia di Handanovic senza neanche lavarla, Alisson ha chiesto un ritocco dell’ingaggio). Soggettivamente – cioè per tutto il resto, che è tanto -, ci dobbiamo rassegnare all’evidenza che nessuno ci regalerà niente e dunque a metterci del nostro per scavare un solco nel mini-torneo, o comunque per rimanere in bolla fino alla fine. E se guardo alle sei partite senza vittorie continuo a pensare che non è tutto da declinare al brutto, tanto meno al pessimo. E’ stato un ciclo durissimo (Juve e Fiorentina fuori, Lazio e Roma in casa, la condizione in calo discendente, la Coppa Italia a complicare le cose di gambe e di testa) in cui abbiamo perso – male – le due più facili e pareggiato le più difficili, senza prendere gol da Juve e Lazio, prendendone uno dalla Fiorentina al 92′. Avessimo vinto anche solo una delle due partite facile, non saremmo qui col broncio generalizzato.

Il difficile è passato, adesso viene il difficilissimo. Cinque partite in cui torneremo ufficialmente a non avere scuse. Cinque partite pre-derby in cui bisognerebbe fare 15 punti e in cui l’uso del condizionale non dovrebbe essere ammesso. Cinque partite da vincere dopo sei senza vittorie (otto, considerando la Coppetta). Non ci sarà mercato di gennaio a cambiare le cose in maniera determinante nè per noi nè per gli altri (magari in peggio per la Roma, volesse il cielo), questi siamo e con questi arriveremo a domenica 20 maggio, arriveremo a Roma, bomba o non bomba.

Santon non migliorerà più, Gagliardini non diventerà Chuck Norris, Eder non segnerà mai,  Candreva non evolverà, Brozovic non terrà il collo fermo, eccetera, eccetera, eccetera, ecceterà. Questi siamo, nel mini-torneo, ce la possiamo giocare bene come ce la siamo giocata finora. La Lazio sembra il Barcellona ma non è il Barcellona, noi a volte sembriamo il Brescia ma siamo l’Inter e quando ce ne ricordiamo ci costruiamo dieci palle gol con la Roma e manco ce ne accorgiamo. E’ anche una questione di testa, comprese tutte le nostre da tifosotti non ancora settati a dovere.

Quindi, con serenità, attendiamo intanto il verdetto dei recuperi di mercoledì. La Lazio trova un’Udinese profondamente diversa da quella che stava per affrontare quel pomeriggio di pioggia (la fragilissima Udinese di Delneri). La Roma va a Genova con la Samp che, vincendo, potrebbe trasformare il mini-torneo a tre in un gironcino a quattro dove la terza dovrebbe armarsi di pannolone. La vita è bella, ragazzi, su con il morale.

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Dicembre 24, 2017
di settore
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Vi ricordavate che dovevamo morire?

Cioè, guarda la sfiga: non ti vanno a togliere la pausa natalizia proprio nell’unico anno in cui ne avresti avuto bisogno come la crema di mascarpone sul panettone? Naturalmente, fino alla scorsa stagione abbiamo detto il peggio possibile delle lunghe vacanze natalizie del nostro calcio. Vinci prima di Natale? Ecco, adesso ‘sta cazzo di pausa ci toglie il ritmo. Perdi prima di Natale? Ecco, invece di rimediare velocemente alla sconfitta se ne vanno tutti alle Maldive e buonanotte al secchio. Fai cagare e perdi i pezzi prima di Natale (è la storia di queste ore)? Ecco, nel periodo in cui fino a un anno fa avremmo quantomeno potuto ricaricare le pile, ti aspettano nel giro di dieci giorni Milan, Lazio e Fiorentina. Ovvero: derby dentro-fuori di Coppa Italia con i cugini che stanno molto peggio di te e, arrivati al fondo del barile, non possono che fare meglio (anche se è difficile immaginare come); match-spareggio per il quarto posto nel tuo momento peggiore con avversari non impeccabili ma certamente più sereni davanti alla prospettiva di un insperato sorpasso; prima di ritorno su campo tradizionalmente ostico e avaro. Poi, dopo una pausa per non ho capito bene cosa, ci sarà la Roma.

No, prima che mi dimentichi: Buon Natale a tutti.

Dicevamo: ognuno di noi aveva ben presente che prima o poi si doveva morire, un po’ perché ce lo auguravano tutti (vabbe’, ci sta) e un po’ perchè ce le ricordavamo spesso anche tra di noi, come i frati trappisti, incontrandoci agli angoli dei chiostri ogni volta che la serie positiva si allungava di uno. Diciamo che, se quattro indizi fanno una prova (Juve, Pordenone, Udinese, Sassuolo: quattro partite, un gol), il momento magico è ampiamente finito e, senza isterismi (in fondo siamo ancora terzi), bisogna provare a riordinare le idee e fare un po’ di training autogeno, oltre che rimettere in piedi la baracca (leggasi: quei quattro o cinque che improvvisamente si sono afflosciati su se stessi) senza per forza attenderci un altro momento magico, ma un concreto cammino verso il nostro unico obiettivo.

Vabbe’, lasciamo da parte la grottesca serata col Pordenone, ma nelle tre partite prenatalize di campionato abbiamo fatto un punto, tra l’altro in quella più difficile, in cui probabilmente abbiamo speso le ultime riserve di quella energia mentale che ci aveva trascinato fin lassù. Tre partite, un punto, un gol: Juve e Napoli ne hanno fatti sette, Roma e Lazio quattro. Ergo, in tre partite abbiamo perso sei punti da Juve e Napoli, tre da Roma e Lazio.

E sono proprio i tre punti persi da Roma e Lazio che fanno tremendamente girare i coglioni, oltre che preoccupare per il futuro. Persi con Udinese e Sassuolo. Persi alla vigilia degli scontri diretti, che sono quelli veri, quelli decisivi (perchè Napoli e Juve possiamo già darli per persi, e il campionato ce lo giochiamo sicuramente con le romane).

Serviva una pausa e non ci sarà. Siamo soli con noi stessi. Del tipo: con Miranda e D’Ambrosio che staranno fuori un mese, con Perisic in crollo fisico verticale, con Candreva che mira direttamente alla sagoma, con Icardi che in tre partite avrà visto quattro palloni, con il centrocampo non brillantissimo (per dire). Quello zuzzurellone di Brozo ci suggerisce l’immagine più nitida: come lui, noi che rincorriamo l’avversario senza morderlo, ci fermiamo per lasciarlo ripartire,  scuotiamo la testa, non lo prendiamo più.

Doveva capitare, prima o poi, sennò non si perdeva mai, sennò era scudetto, e onestamente non siamo attrezzati. Ora però bisogna metterci una pezza: in questo campionato a cinque, tutto possiamo fare tranne arrivare quinti. Ricordati che puoi arrivare quinto, fratello: lo dicevano anche i frati trappisti prima del torneo conventuale di scala 40.

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