Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

gennaio 13, 2015
di settore
92 commenti

Tu che mi abbatti il Mancio

Poche balle: l’acme calcistico di queste ore non è il Pallone d’oro a Ronaldo e nemmeno il selfie di Totti, ma la pallonata in faccia a Mancini. Questo blog non rinuncia alla sua vocazione di blog di inchiesta e di impegno sociale, e quindi trovo giusto scavare dietro questo episodio – apparentemente marginale –  per capire un po’ di più di Mancini, del mondo Inter e del calcio come fatto di costume e di vita.

Questa, intanto, è la foto del Mancio prima dell’incidente:

Roberto Mancini - Allenatore Inter

allora, qui preliminarmente notiamo come il nostro allenatore abbia investito almeno metà delle prima mensilità non per comprare un nuovo Gps per lo yacht, ma uno sciarpone monumentale per il quale saranno state tosate almeno 150 rarissime pecore del Kashmir subcontinentale. A giudicare dal numero dei giri e dei nodi, lo sciarpone è lungo almeno 4 metri e pesa 6,75 kg, per un prezzo di mercato pari al Pil del Nicaragua.

Ma veniamo all’accaduto:

mancio1

Mancini viene colpito dalla pallonata. Da notare l’estrema eleganza del gesto: con la destra mima il gangio-cielo di Kareem Abdul Jabbar, la sinistra resta in tasca da vero gagà. Lo sciarpone si apre e si nota la perfezione del nodo della cravata. Sulla sinistra, il quarto uomo guarda altrove: la prova provata che i collaboratori dell’arbitro non servono a un cazzo.

Avanziamo di un fotogramma:

mancio2

Il Mancio assume la posa di Nino Castelnuovo nel celeberrimo spot dell’olio Cuore. Da notare che, curiosamente, cadendo la sua pettinatura diventa del tutto simile a quella di Solange. Sullo sfondo, nel disinteresse generale, una persona si mostra finalmente molto turbata dall’accaduto.

Andiamo avanti:

mancio3

si noterà come il pallone sia ancora in volo dopo il triplo tolup del Mancio, testimonianza di come tutto sia accaduto in poche frazioni di secondo. Da sinistra verso destra tre particolari molto importanti: 1) le scarpe del Mancio costano almeno 1500 euro; 2) la mano del Mancio rimane in tasca, segno di eleganza innata anche a rischio di fottersi lo scafoide (e qui apro una parentesi: Mazzarri cade dalla scaletta e si frattura il metacarpo, Mancini rischia la vita e il polso e non si fa un cazzo. No, per dire); 3) da questa inquadratura, complice il sole che in quel momento bacia Milano, è evidente che il Mancio si tinge i capelli di un castano chiaro molto tendente al biondo, una via di mezzo tra Matthew McConaughey e Claudio Lippi. Ora, occhei, io ho avuto personalmente una polemica con il Mancio sul fatto della blefaroplastica, occhei, ma qui mi sembra tutto molto chiaro.

Quinta fotografia:

mancio4

i due massaggiatori dell’Inter si sincerano che l’allenatore sia ancora in vita e, soprattutto, lucido: Della Casa gli chiede “Thohir ti ha comprato Cristiano Ronaldo al mercato di gennaio?” e il Mancio risponde correttamente “Fino al 2 febbraio tutto è possibile”. A sinistra, Izzo, il mostro del Circeo, si avvicina e chiede a Mancini come sta e, per caso, se c’è posto all’Inter. Dietro, un delusissimo Nebuloni sperava di raccontare una morte in diretta e niente, gli è andata male, manco un graffio, un’epistassi, niente, un cazzo, ma vaffanculo. In primo piano, la ragione per cui Mancini ha tenuto la mano in tasca: non graffiare l’orologio da 75mila euro.

Ultima fotografia, la più inquietante.

andreolli

Andreolli. Come è noto, è stato lui a tirare la pallonata in faccia al Mancio. Un tiro secco, preciso. Pum! Non s’è manco fermato, è andato subito a coprire in difesa, diligentemente. Izzo è andato a sincerarsi che il Mancio fosse vivo, Andreolli un cazzo, via, arrivederci e grazie.

Ecco.

Caro Andreolli, ma se a uno che ti schiera titolare con la fascia da capitano tu tiri una pallonata in faccia, voglio dire, cioè, se Thohir ti prolunga il contratto e ti aumenta lo stipendio cosa gli fai, gli ciuli la moglie?

share on facebook share on twitter

gennaio 12, 2015
di settore
30 commenti

Il mio nome è Riccardo

Soccer: Serie A; Inter-Genoa

In ordine a un adeguato sentimento di accoglienza nei confronti dei due nuovi arrivati in casacca neroazzurra, e in virtù di un singolare orario di svolgimento che non entrava in collisione con i rispettivi impegni, io e Gigi Furini decidemmo di acquistare in prevendita il titolo di ingresso per la partita di giuoco calcio tra Internazionale e Genoa in programma allo stadio Giuseppe Meazza in Milano. Ci recammo quindi venerdì 9 gennaio al botteghino dove l’addetto, qualificandosi come juventino viscerale, con uno sgradevole sorrisino del cazzo ci chiedeva i documenti e compilava stancamente il modulo sul calcolatore elettronico, stampandoci indi i biglietti del primo anello blu nell’apposito supporto cartaceo.

La giornata di domenica iniziava con Pavia avvolta in una suggestiva nuvola di nebbia che gelava anche i coglioni. Mi reco al luogo dell’appuntamento dove, con la visibilità ridotta a 50 metri, scambio Furini prima per un venditore ambulante di torroni e poi per una badante ucraina, che quasi faccio salire in macchina al grido di “Ciao Gigi, santamadonna, forza Inter, ti sei inchiattato parecchio!” prima di accorgermi che era un donnone di Donetz in libera uscita.

Si parte. All’arrivo sull’antistadio, sotto un sole cocente che mi fa pensare che Pavia almeno dal punto di vista microclimatico sia un posto veramente di merda, Furini mette mano al portafoglio per distribuire i biglietti. Prende il suo, leggendo “Furini Luigi”, e mi allunga il mio leggendo “Torti Riccardo”. Ahahahah, il solito buontempone, dico io. Ma dal suo sguardo attonito capisco che non è uno scherzo. Il bigliettaio gobbo ha scritto davvero “Torti Riccardo”.

biglietto

Infame maledetto, muoia tra atroci pene, o almeno Iddio e l’Asl gli facciano chiudere il bar. Mi trovo così in fila al cancello sudando freddo, avvicinandomi via via allo steward e prefigurandomi la scena: lui che vede che biglietto e documento non coincidono, lui che chiama i gendarmi e io che vengo perquisito sul posto e quindi tratto in arresto, io che arrivo a San Vittore e chiedo di avere una cella singola, o almeno con Sky, per assistere almeno al secondo tempo in attesa del mio avvocato.

Tocca a me. Deglutisco. Allungo biglietto e documento.

“Torti Riccardo o Torti Roberto?”

“Ti spiego. Io mi chiamavo Torti Riccardo, ma non sopportavo più il mio nome che mi ricordava Alvarez. Ho chiesto alla Corte di Cassazione di cambiare identità e la Corte ha emesso la relativa sentenza proprio venerdì pomeriggio. I biglietti li avevo fatti la mattina con il nome vecchio”.

“E come mai la patente è Torti Roberto?”

“L’ho rifatta ieri mattina, ho un amico in Motorizzazione”.

“Ah ok, allora puoi andare”.

Il primo tempo è poi trascorso in un’estasi calcistica, determinata dalla visione di una squadra trasformata, di un Podolski alto di gamma, di un Palacio ritrovato, di un Guarin che non pare più quel Guarin, di Vidic e Andreolli che sono vivi, di Shaqiri che scalpita in panca, di bei passaggi, di bei fraseggi eccetera eccetera eccetera. L’intervallo è poi trascorso scattando foto a Furini e ai suoi fans, compreso uno che mi fa:

“Scusa capo, ma tu sai come faccio a scattare le foto? Inquadro solo la mia faccia con questo cazzo di telefono, mi sa che mi hanno fregato, cinesi di merda”.

“No, amico, basta che fai così”.

“Capo, sei un mago della telefonia e dell’informatica. Sei hai l’Iban ti faccio una donazione, mi hai salvato la vita”.

“Ma no, figurati”.

Il secondo tempo è poi trascorso in maniera meno serena, ma l’importante è avere vinto, avere rivisto il gioco – il gioco! -, avere respirato aria nuova. Mentre esco torna il tizio a cui ho girato il verso del mirino con un semplice clic.

“Ti prego, fammi fare qualcosa per te, sei l’angelo della telefonia, #jesuistortiriccardo, hai salvato me e il mio telefono tarocco, ti prego”.

“No fratello, va in pace e tifa Inter”.

Festeggiavo quindi la vittoria con una focaccina cotto e fontina del costo di soli 4 euro, non molto più cara di un cornetto Algida allo stato semiliquido. E’ davvero un nuovo corso.

Inter - Genoa

share on facebook share on twitter

settembre 28, 2014
di settore
494 commenti

Comete e sostanze psicotrope

Serie A - 5a Giornata

Non è successo niente. Ripetetelo venti volte, intervallando con un sospiro. Non è successo niente. N-I-E-N-T-E (sospiro). Non può essere vero quello che abbiamo visto. E se anche fosse vero – (rumore di deglutizione) – non è possibile che uno scempio del genere si possa ripetere in natura a stretto giro. Intendo: nei prossimi 15-20 anni come minimo. Quindi tranquilli, dormite sereni. Avete avuto paura? Passerà. E’ una classica partita-cometa, come quando rifili 4 pere ai gobbi. Càpita, sì, ma ogni tanto. E quindi – (rumore di deglutizione) càpita anche il contrario, di prenderne 4 in un tempo dal Cagliari, più un rigore sbagliato (quindi potevano essere 5) (in un tempo) (dal Cagliari). L’unica cosa vera è che dopo 5 giornate abbiamo sette punti di distacco dalla Juve (e dalla Roma). Ecco, questo è vero, ed è brutto. Io mi fido solo dei numeri, e se i numeri sono impietosi io mi preoccupo. Sulle faccende esoteriche, quasi paranormali, invece sono pronto a discutere. Non può ripetersi. Uff, no. Certo che no. Come può ripetersi che 11 giocatori facciano contemporaneamente cagare? Oh, undici: ahahahahah, spassoso. No dai, nemmeno nel peggiore dei sogni. E che l’allenatore abbia preso almeno 5-6 decisioni sbagliate contemporaneamente nel mettere giù la formazione? O che i tuoi tre difensori centrali giochino in preda a una specie di torpore quando la palla passa dalle loro parti, specie in area, o il tuo terzino giapponese nel giro di 20 minuti regali un assist agli avversari e, compensando la reattività di un bradipo, si faccia espellere per due falli ingenui da far spavento? Ma dai, è evidente! O non è successo o, se è successo – (rumore di deglutizione) – non si ripeterà. E quando mai si ripeterà un calendario così facile a inizio stagione (Torino, Sassuolo, Palermo, Atalanta, Cagliari) (intervallate da partite con islandesi e ucraini)? Ecco, è tutto una cometa. Anche il calendario-cometa. Calendario da 13-15 punti, e invece ne fai 8. Bleah, che scorrettezza. Questo calendario ci ha evidentemente deconcentrati. E’ evidente. Ahò, quando ce ne mannate una forte? Sai, come quei pugili che sanno di trovarsi davanti uno scarso, salgono sul ring un po’ controvoglia, ahò!, poi scherzano con il rivale, saltellano, lo irridono, tengono la guardia bassa, i guantoni all’altezza delle ginocchia, ahò!, e poi sbamm, perchè anche ai pugili scarsi due o tre cose le hanno insegnate, i montanti li sanno portare e se ti prendono alla mandibola (i pugni-cometa) tu vai giù come un sacco di patate. Tipo, non so se rendo l’idea, se giochi in casa con – mettiamo – l’ultima in classifica e ne prendi 4 in un tempo, quasi 5, ecco, una roba così. E’ EVIDENTE che non sono cose che si possono ripetere, tranquilli, è evidente.

Ora vado a dormire. Magari mi risveglio e siamo ancora alla quarta giornata. Sì, voglio dormire fino a dopodomani: datemi quello che hanno preso Vidic, Nagatomo e Andreolli e non se ne parli più.

share on facebook share on twitter