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luglio 11, 2014
di settore
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Like a pijama (l’ha detto lui)

Quando, all’interno dell’aeroporto in cui vagavo da ore, ho visto il football corner (per i poco pratici con l’inglese, la traduzione non è calcio d’angolo del calcio ma luogo dove vendono magliette di squadre di calcio a prezzi da cravattaro), mi sono travestito da turista e sono entrato. Come un rabdomante, mi sono diretto in automatico verso il punto dove le magliette erano più scure (un tuffo dove il mare è più blu) e, con le farfalle nello stomaco, l’ho vista. Ho osservato un attimo di raccoglimento, poi ho praticato trenta secondi di training autogeno (“ce la posso fare, ce la posso fare, ce la posso fare”) e ho iniziato a tendere la mano verso l’omino, l’ometto, la gruccia o come cazzo si chiama quel coso a cui si appendono i cosi, come si chiamano?, i vestiti, le giacche, le magliette, insomma, ci siamo capiti no? E che cazzo (il solo ricordare quei momenti mi rende nervoso).

Il tutto sotto gli occhi del tizio, il gestore del corner, un incrocio tra Luis Figo e Massimo Ceccherini. Diciamo 33,3% Figo e 66,6% Ceccherini. La conversazione si svolgerà completamente in inglese, particolare che la renderà più drammatica e sincera.

“May I…”

“Yes!”

mi fa lui, nella speranza di vendere una maglietta. Io la tiro fuori, la guardo, la giro, la rigiro. Luis Ceccherini mi guarda, sempre nella speranza di vendere la suddetta maglietta e ignaro del rimestamento gastrointestinale che la medesima ha immediatamente innestato nel mio già provato corpicino.

“It’s… it’s…”

“Inter Milan!”

mi fa lui, con l’indice destro già pronto a battere lo scontrino e la mano sinistra già intenta a cercare il Pos.

“…it’s… terrible!”

“Don’t you like it?”

mi fa lui, con la faccia di uno a cui una grandinata ha gibollato la macchina ritirata due giorni prima in concessionaria.

“I’m an Inter fan, you know… but… this shirt…”, dico io, trattenendo il pianto.

Luis Ceccherini mi guarda. Lo vedo interessato. Scende dal trespolo della cassa. Ha dimenticato il Pos e lo scontrino. Mi osserva. Ora sembra un etologo che ha appena visto un gatto pisciare come un cane, una cosa così. Una cosa interessante.

“A lot of people like it”, mi dice forse per farmi passare lo choc.

“I mean…” dico io, che aspettavo da anni di dire “I mean” a un venditore di magliette. “I mean… it’s a beautiful shirt…”

“Yes, absolutely”, dice Luis, che con la coda dell’occhio guarda dove ha lasciato il Pos.

“… but it’s a shirt for going to Carrefour, or going to have a walk with my girlfriend…”

(ormai stavi improvvisando, tipo Renzi)

(going to have a walk)

“…or going to the cinema, or…”

“Ah!”, dice Luis Ceccherini, sinceramente interessato al mio caso umano, agevolato dal fatto che ero il suo unico non-cliente, e anche per fermare la serie degli esempi che ero pronto a protrarre all’infinito. Riprendo, cambiando tono:

“But where are the stripes? Inter Milan: black and blue stripes, ok? So: where are the stripes?”

Mi rendo conto in quel momento che sto chiedendo a Luis Ceccherini cose che dovrei chiedere a Thohir, Ausilio, Fassone, Angelo Mario Moratti o a mister Nike. Ma Luis è sempre più interessato. Continuo, alla Renzi.

“You see?”

Sono lanciatissimo: afferro la maglia dello scorso anno e la mostro a Luis.

“You see? The shirt of last season. I didn’t like it, this blue is too dark…”

“I agree”, dice Luis, che sta valutando l’ipotesi di farmi entrare socio nel suo fottuto corner.

“…but these are stripes! These!”

“Yes”, dice Luis, incerto se chiamare la vigilanza. Forse per paura mi dice: “It is like a pijama, doesn’t it?”

“Yes, a pijama!” faccio io, reprimendo l’istinto di abbracciarlo e di offrirgli una birra nell’attiguo beer corner.

Luis, usando parole che non comprendo appieno, torna in sè e mi dice che la tendenza di quest’anno sono queste righine del cazzo, verticali, orizzontali (mi mostra la maglia del Chelsea), diagonali, eccentriche, concentriche, disambigue, irregolari, fantasy e vaffanculo.

“May I take a foto?”

“Yes”, mi dice un Luis deluso e affranto. Il Pos ci osserva, inattivo.

“Thank you, viva Inter, Juve merda”, gli dico congedandomi.

Per farmi andare giù questa merda di maglia servirà l’Idraulico liquido, o uno scudetto. Astenersi perditempo.

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