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La notte dei gufi

Fu così che la sera del Primo maggio 2014 mi recai in una ridente località dell’Oltrepo pavese sospinto da una buona causa: assistere a un’intera partita della Juventus con il solo scopo di gufare senza ritegno alcuno. Percorro pregno di speranza il breve tragitto, parcheggio e trovo ad attendermi davanti a un barbecue Lorenzo, Antonio, Marco e Davide, tre interisti e un milanista uniti da un solo afflato:

“La Juve ci sta sul cazzo”.

Lorenzo è pettinato come Zanetti e vestito come Eusebio: capisco che la faccenda è maledettamente seria. Antonio chiede di velocizzare con le vivande perchè poi gli si chiude lo stomaco. Non ci credo. Ma quando vedo che tre tranci di tonno (da dividere per 5, cosa che prima di sistemarli sulla griglia aveva tenuto impegnati tutti in calcoli matematici fino a cinque decimali) vengono avanzati, capisco che la faccenda non solo è maledettamente seria, ma sta inducendo l’allegra compagnia a somatizzare da bestia.

Alle nove meno dieci sprepariamo la tavola facendo una  catena tipo boy scout dalla veranda al lavello e ci portiamo al piano superiore, dove Lorenzo ha agghindato il televisore con 1) piccolo gufo snodabile e 2) piccolo gagliardetto del Benfica. Ci sistemiamo e iniziamo a gufare. Ma esprimendoci solo a gesti e ululati. Vigendo la più assoluta scaramanzia, praticamente non possiamo dire un cazzo: nè fare pronostici, esprimere desideri, palesare speranze, inoltrarci in considerazioni tecniche e tattiche del resto inutili, perchè l’obiettivo è uno solo e comunque non si può dire.

Dopo mezz’ora il risultato è ancora sullo 0-0 e tutto ciò è positivo. Essendo tutto ciò positivo, viene proibito a chiunque di muoversi dalla posizione tenuta fino a quel momento. Quindi, da destra verso sinistra: 1) Davide ha un braccio anchilosato; 2) Antonio ha una spilla a forma di forbice piantata nel costato; 2) Marco ha una stuzzicadenti in mano e avverte un formicolio avvolgergli il copro partendo da pollice e indice della mano destra; 4) Lorenzo mantiene la pettinatura intatta; 5) Io ho un principio di piaghe da decubito.

Davide prova a rimpere gli indugi:

“Scusa Lorenzo, dov’è il bagno? Dovrei mingere”

“Non ti muovere da lì e non rompere i coglioni, nell’intervallo cerco una padella”

Trascorso l’intervallo, il nervosismo inizia a montare pesantemente. Il Benfica sbaglia un gol con tale Rodrigo, giocatore di cui fino a un’ora prima ignoravo l’esistenza in vita, e Antonio si tuffa in avanti tipo quei tizi che si buttano nel Tevere a Capodanno urlando noooooooooooooo. Dopo 17 replay Antonio è ancora steso a pelle di leone e mormora:

“Scusa Lorenzo, nella foga del momentocredo di essermi fratturato entrambe le rotule. Se per favore chiami il 118 mi faccio dare una controllata agli arti inferiori”

“Non ti muovere da lì e non rompere i coglioni, al primo spot pubblicitario cerco una stampella”

Al Benfica cominciano a espellere giocatori e la preoccupazione aumenta, ma si respira l’aria leggera di quelle situazioni epiche che poi vanno a finire bene, però naturalmente non ce lo possiamo dire e teniamo questa sensazione per noi, ognuno nel suo intimo, tra arti anchilosati, culi piagati e stuzzicadenti sull’orlo dell’autocombusione.

Alla fischio finale ci abbracciamo e rotoliamo nella stanza, infrangendo alcune preziose suppellettili tra cui un vaso Ming, una tela del seicento lombardo e un bicchiere da champagne della serie Pinzolo. Tra canti, risa, urla, insulti, rutti e docce di spumante mi accorgo che Lorenzo non ha un capello fuori posto. Nella confusione cerco di prendere un frammento di Dna di quella calotta cranica, utilizzando lo stuzzicadenti perso da Marco, ma inizia la serie dei selfie portoghesi e non posso farmi fotografare mentre prendo il campione organico. Sarà per la prossima volta.

Immagine

 

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4 commenti

  1. L’uscita è gradita,
    l’addio doloroso,
    ma il ritorno (con doppietta) favoloso!

  2. Dove eravamo rimasti? (cit.)

    Radiosa giornata al Nuovo Settore e a tutti gli amici del blog!

  3. Ma perchè sono sempre l’ultima a sapere le cose?
    Eppure ti stalkerizzo a manetta da anni, parbleu!

  4. no, comunque volevo dire che spero che abbiate ancora le piaghe da decubito, gli stuzzicadenti ficcati nel costato, abbiate perso tutti i capelli, la prostata incomba e le dita siano rimaste serrate a pugno come nel rigor mortis …

    gufacci maledetti che non siete altro.
    vi auguro di non vincere più nemmeno una coppa del nonno all’amarena. tzè.

    (perdona l’enfasi e la smania commentatoria, ma mi sei mancato. l’ho già detto? mi sei mancato. ecco)