Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

giugno 7, 2015
di settore
238 commenti

Tifare Juve è roba da juventini

Ho qualche parente della Juve. Ho, soprattutto, alcuni juventini tra i miei più cari amici, amicizia sopravvissuta senza crepe alle peggiori traversie calcistiche. Ho colleghi juventini con cui ho trascorso qualche migliaio di giorni di lavoro in letizia. Ho addirittura un amico juventino che a New York mi ha cucinato la pasta la sera prima della maratona. E che stanotte, dalla Grande Mela, mi ha riempito la bacheca di contumelie perchè ho tifato Barcellona e non Juve. E’ a lui – che ho sempre considerato uno juventino assennato, fino a qualche ora fa – che rivolgo questa semplice domanda: per quale imperscrutabile, imponderabile, fottuto motivo avrei dovuto tifare Juve? Mi spingo un po’ più il lá: a parte Mattarella, Renzi, Tavecchio, Malagò e il cardinale Parolin, per quale motivo un italiano non juventino dovrebbe tifare Juve?

Tifare contro non è una bella cosa in assoluto, principalmente perchè non dá la stessa soddisfazione di tifare a favore – non ne dá un quinto, un decimo, un ventesimo. E poi ieri sera tifare contro la Juve significava tifare a favore del Barcellona, una lotta tra titani dell’antipatia e dell’arroganza. Ma, tra Al Capone e Totò Riina, dovrei tifare Riina solo perchè è italiano?

Ma la questione non può esaurirsi solo al caso specifico, cioè il pessimo rapporto tra me e la Juve. Parliamone un pochino più in generale: perchè, spiegatemelo!, perchè un tifoso di calcio italiano dovrebbe tifare – anche solo occasionalmente – la Juve? Cosa ha mai fatto la Juve per meritarsi – anche solo occasionalmente – la simpatia dei tifosi avversari o dei tifosi di calcio in generale, quel popolino neutrale che dice di interessarsi al bel calcio?

Ve lo dico io: niente. Un beato cazzo.

La Juve vi chiede di tifare per lei, e intanto pianta il numero 33 nelle aiuole del suo Stadium. Vi chiede di tifare per lei dopo avervi mandato via tweet gli auguri di buon 5 maggio (non un tifoso imbecille tipo me: no, la societá!). Vi chiede di tifare per lei dopo nove anni vissuti nella patologica ossessione di un anti interismo puerile e scomposto che, nella mia ingenua visione delle cose, dovrebbe far vomitare un qualunque sportivo che abbia a cuore i valori del fair play e della sanitá mentale. Nove anni di revisionismi, negazionismi, insulti, numeri a cazzo, realtá virtuali, arroganze generiche e specifiche, mafiosismi a ogni pie’ sospinto, prevaricazioni… e io dovrei tifare Juve?

Non vado più indietro nella storia, dove di motivi per tifare contro ne troverei a secchiate. Mi fermo solo all’ultimo decennio, durante il quale una societá miracolata dalla giustizia sportiva ha sognato solo e soltanto vendette, cancellazioni di sentenze, riconquiste del bottino confiscato, queste cose qui. Da quattro anni domina in Italia – c’è una vendetta migliore? – e pensa solo agli scudetti tolti, chiede risarcimenti, sbraccia, sgomita, sputa. E io dovrei tifare Juve?

La Juve sarebbe stata la seconda squadra italiana a fare il triplete. L’avrebbe fatto in circostanze enormemente più fortunate della nostra (noi vincemmo lo scudetto all’ultima giornata dopo un paio di mesi drammatici e vincemmo una Champions con un tabellone infinitamente più difficile) ma sarebbe stata indubbiamente un’impresa. La maglietta “Il vero triplete” mi ha spiegato in largo anticipo – se avessi avuto bisogno di un’ulteriore conferma – di come se la sarebbero giocata, tra di loro e di fronte al mondo, quello vero. Standosene nel loro mondo fatato e farlocco, fatto di cifre non vere e circostanze negate, nella convinzione – purtroppo confermata dalla schifosa inerzia generale – che alla centomillesima negazione tutti si convinceranno che nulla è successo, che loro sono le vittime e che il triplete vero (a proposito, cosa ci sarebbe di falso nel nostro?) è il loro.

E perchè mai io avrei dovuto tifare Juve? Perchè bisogna porgere l’altra guancia?

Comunque, ecco, vi vogliamo così, orgogliosi del vostro duoplete e del fresco record (difficilmente battibile, come il nostro triplete) di sconfitte in finale di Champions. Se 60 milioni di italiani – più quelli sparsi per il mondo – non tifano tutti per voi fatevene una ragione. E fatevi anche una domanda: “Perchè stiamo sul cazzo a così tanta gente?”

image

share on facebook share on twitter

maggio 6, 2015
di settore
123 commenti

Tripla mierda

Se ha vinto la prima Champions nel 1985 passeggiando sopra 39 cadaveri e se ha vinto la seconda Champions nel 1996 grazie al culo epocale (Nantes in semifinale e Ajax in finale) e alla chimica per endovena, la  terza Champions della Juve passerà alla storia per la buona sorte (tabellone da operetta fino alla semifinale) e per il cinismo: è bastato finora giocare bene 2 partite su 11, al Bernabeu la sfangheranno e in finale sarà sufficiente un rimpallo, un’autorete, ‘na passeggiata de salute. Faranno il triplete per secondi, perchè saliranno sulla vetta d’Europa e troveranno la nostra bandiera ancora lì, piantata nel 2010. E ci pisceranno sopra, perchè – a parte il culo e il cinismo (che comunque è una dote da grande squadra) -, il marchio di fabbrica di questa squadra e di questa società è il fair play.

juve4

Ecco, nel fare i complimenti agli juventini onesti per il triplete, volevo in questa occasione scusarmi con Ambrosini, perchè il suo “Lo scudetto mettilo nel culo” al confronto di questo tweet è come una palla di profiteroles al confronto di uno stronzo di san bernardo. “Lo scudetto mettilo nel culo” era lo striscione di un tifoso scompostamente felice per avere vinto la Champions e festoso nel prendere per il culo i cuginastri. Certo, esposto sul pullman scoperto da un giocatore della prima squadra assumeva tutt’un altro tono – diciamo così, con un eufemismo, di pessimo gusto -, ma oggi a distanza di 8 anni lo rivaluto se penso che una società di calcio, nota per la sua squisita way of life e per un’arroganza fastiodiosa da generazioni, dal suo profilo Twitter ufficiale festeggia così la vittoria in casa con il Real. Non godendosela tout-court, ma lanciando un pensiero – sempre e comunque – alla loro peggiore ossessione. Cioè noi.

Che poi questo, diciamolo, è in sè una cosa bella. Manco la vittoria in semifinale di Champions si godono, ahahahah. La cosa del 5 maggio ce l’avevano già pronta da giorni, sicuro. E appena la partita è finita in ghiacciaia, è partito il tweet, uh!, invece di ammazzarci di birre prendiamo per il culo l’Inter. Dai, se ci pensiamo è bello. Questi a Berlino durante il giro di campo faranno i tweet sull’Inter. Sì, è bellissimo.

juve2

Così come è bello che Tuttosport, non pago di assecondare il delirio juventino sul numero degli scudetti, adesso non solo li aggiunge alla Juve ma – correttamente, se ci pensiamo bene, relativamente alla loro malattia mentale – ne toglie uno all’Inter, stabilendo così una coerenza numerica in una dimensione tutta loro (credo che abbiano visto Interstellar, che poi è un titolo che inizia con Inter, e questo li ha fatti uscire di cotenna).

juve5

Che poi, sempre a livello di patologia e di responsabilità individuale, uno si può coltivare la aiuole che vuole, e disporre le violette come gli pare. Per dire, se io davanti a casa avessi un prato così, io scriverei I N T E R, oppure disegnerei un grande cazzo per quando passano quelli di Street View, chè magari divento una star mondiale e mi citano in tutte le fotogallery. A loro piace il numero 33. E va bene, scrivete il numero che vi pare.

E’ idealmente attorno a quel prato, piuttosto, che continua ad esserci un problema. E’ la libertà della Juve di contare gli scudetti (e di fare comunicati, di scrivere tweet) che irrita, non il fatto in sè che è folklore o malattia. Se io in un articolo scrivessi che i presidenti della Repubblica italiana sono dieci perchè non riconosco Gronchi e Saragat,  il mio direttore mi prenderebbe per i coglioni e sentirei nel contempo arrivare il 118 (se non altro per lo choc testicolare, ma forse anche per il Tso). Loro no, niente, scrivono su prati, stadi, hashstg, carta intestata, comunicati ecc. ecc. e nessuno dice niente, niente, mai niente.

Il revisionismo – o il dimentichismo, che non è meno grave visto che parliamo di ricordi freschissimi – contagia tutti. Prendete questa simpatica schermata del Televideo Rai

juve3

dove nel giro di qualche semplice riga si rievoca il Grande Torino di quasi 70 anni fa come ultimo precedente di quattro scudetti consecutivi, quando c’è una squadra/ossessione che ne ha vinti cinque il decennio scorso (l’ultimo 5 anni fa).

juve1

E che dire di questo magico titolo di Repubblica, dell’anno scorso, 2014, alla vigilia della semifinale di Europa League, in cui si magnifica il miglior risultato di una squadra italiana in Europa in sei anni? (ahahahahah, santa madonna, ci sarebbe da ammazzarsi dalle risate se tutto ciò non fosse triste).

E così, tra l’indicibile arroganza della Juve e il paraculismo che c’è attorno, il calcio italiano migliora il suo coefficiente Uefa ma si conferma per quello che è, un baraccone pieno di fenomeni, bravi in ginnastica, pessimi in matematica e ridicoli in storia. Quelli che lasci al rinfresco dopo gli esami e li ritrovi qualche annetto dopo in cronaca nera, e dici “oh, ve l’avevo detto”. Ecco, qui invece non dice un cazzo nessuno.

share on facebook share on twitter

febbraio 9, 2015
di settore
180 commenti

De queste zozze società

milanjuve

Una polemica tra Juve e Milan è spassosa a prescindere. Un po’ come se Mussolini desse del pazzo liberticida a Hitler, o Vallanzasca querelasse la Banda della Magliana. Cioè, santa madonna, se ci sono due squadre che non si possono lamentare a prescindere sono loro, queste due, proprio queste due, precise precise. Se poi si accapigliano su un presunto errore arbitrale, wow!, sconfiniamo nell’imponderabile e ogni volta che Agnelli o Galliani o una qualsiasi dei loro scherani apre la bocca, Philip K. Dick si rivolta nella tomba per il rimpianto di essere morto in eccessivo anticipo e di non aver potuto affondare le mani in tanto materiale. Ma è tutto un rivoltarsi di tombe e di tripli tolup, da Groucho Marx a Rino Gaetano, in un brusio di sconcerto: “Cioè scusa, Juve e Milan…? Naaaaaaa, non mi dire”.

Come sappiamo, il tema del contendere è un gol segnato in sospetto fuorigioco. Bum!, si lamentano di un fuorigioco che c’era o non c’era, ahahahahah, non ridevo così dai tempi del Grande Lebowski. Giudicando da posizione neutrale, era oggettivamente una questione di centimetri, e pure molto pochi. Una situazione-tipo che io, per esempio,  ho ormai deciso di affrontare in maniera zen: se si tratta di centimetri, bòn, ci sta, dipende dall’occhio e dal culo, il mio cuore è foderato da milioni di precedenti, non ci spendo più una stilla di energia, incasso e porto a casa, a favore o a sfavore che sia. Ma io sono un bonaccione, un piccolo punto nell’universo nel calcio. Per Juventus e Milan, ovviamente, il solo porre la questione è tutt’altro che zen.

Il Milan non accetta di avere preso un gol dubbio. Non lo accetta, nel caso specifico, perchè a incularla in mondovisione è stata la Juve e perchè ritiene – ammazza! – di essere stata vittima di una macchinazione. Naturalmente tutto questo è ridicolo. Sono così incazzati che sbagliano persino le parole e i concetti. Riferendosi alla grafica tv che evidenzia il non-fuorigioco, il tweet milanista dice: a voi le due linee sembrano parallele? Anche un bambino delle elementari sa che non lo devono essere, trattandosi di prospettiva e di un’immagine tridimensionale. Forse era meglio parlare di proporzione, di quanto al Milan la linea sembri partire troppo larga dal basso e arrivare troppo stretta in alto (tutto per far rientrare Tevez nella legalità e far uscire Zaccardo sul buco nero), una prospettiva che in questo caso sarebbe appunto falsata. Ma non è così. La riga dell’erba – meno facile da falsare, a meno che ci sia un complotto a prescindere dei giardinieri (e io mi leverei il cappello come di fronte ad Arsenio Lupin) – purtroppo parla chiaro e dice che Zaccardo si è addormentato in mezzo al campo invece di salire, e la colpa è sua, non del replay.

Quindi ha piuttosto ragione la Juve a dire che il Milan è molto ridicolo, e addirittura anche noi interisti potremmo dirci per una volta (rumore di tuoni, lampi, raffiche di vento e di morte e distruzione) d’accordo con la Juve. Ma non solo questo è abominevole – essere d’accordo con la Juve. C’è anche una cosa su cui il Milan ha ragione, e chiunque abbia visto la partita in tv se ne sarà accorto: nel prosieguo del primo tempo, la produzione (juventina: ora non sto qui a spiegare, leggetevi a parte la polemica, sembrava un carteggio tra gli avvocati Ted Turner e Rupert Murdoch e io mi sono molto annoiato) ha fatto vedere 100 replay del gol da 100 angolazioni diverse, tranne che dall’unica che serviva e che era pacificamente disponibile: cioè l’immagine della telecamera principale, posizionata sulla metàcampo e quindi proprio sul focus dell’azione. Quella è stata in effetti una bella presa per il culo. Inutile, peraltro (il gol era valido, e comunque sarebbe stata una questione di centimetri, pochi), ma perchè comportarsi così? Ci vedranno tutti come gente con l’anello al naso in fila a pagare lussuosi abbonamenti mentre ci propinano il replay che vogliono loro?

Il gol c’era, la Juve ha poi (quasi) scherzato il Milan, ma il solo sospetto di avere il culo sporco ha fatto rinviare di una quarantina di minuti il replay giusto. Così come la sola ipotesi che il gol potesse essere  irregolare, e l’accusa di avere ordito una macchinazione ai danni di altri,

(uh, gol irregolari, macchinazioni: dev’essere proprio il dna)

ha fatto partorire alla società un altro di quegli odiosi, spocchiosi e inaccettabilmente arroganti comunicati di cui solo la Juventus Fc è capace. Del resto il Milan ci ha messo del suo – il Milan che si lamenta del sistema televisivo, ahahahah, ma cosa si sono fumati? -, ma il tono gobbo fa accapponare la pelle.  Noi lo sappiamo com’è quel tono e non dimentichiamo. E la squallido scenario si staglia così: a una società piagnocolona e grottesca esperta di gol dubbi e di complotti televisivi che protesta per un gol dubbio e per un complotto televisivo, la Juve non risponde facendosi una bella risata, no: vomita grandeur e bile su un foglio, una roba che il Marchese del Grillo al confronto è Lord Brummel.

Ed è per questo che io, alfine, ringrazio Milan e Juve: per questa ennesima e gratuita – e pure per iscritto – dimostrazione che noi non siamo quella roba lì. Viva l’Inter, viva lo sport, viva le righe che scorrono libere – e parallele – lungo le naturali prospettive, viva l’onesta intellettuale, viva la libertà, abbasso l’antipatia sabauda a strisce – parallele – che da decenni ammorba l’universo mondo.

milanjuve2

share on facebook share on twitter

gennaio 28, 2015
di settore
187 commenti

La Grande Mexezza

Difficile trovare un senso compiuto alla squalifica per (sole) 4 giornate a Mexes. O meglio: non tanto un senso alle 4 giornate comminate in sè, quanto alle 4 giornate comminate in proporzione a recenti o addirittura contemporanei provvedimenti del giudice sportivo. Per dire, stesso giorno: Kone tocca con una mano l’arbitro che lo ha appena espulso per doppia ammonizione e ne prende 3. E’ il regolamento. Ok. E allora Mexes? Mexes – provocato con un calcio da dietro da Mauri, unica attenuante alla guapparia che ne segue – aggredisce due volte il Mauri medesimo (che non reagisce minimamente) tentando di strangolarlo e facendo il gesto di dargli una testata, poi prende per il collo anche Cana e infine se ne va a farsi una bella doccia con 17 compagni che lo trattengono. 4 giornate. Poi chiede scusa in tv, ok, bel gesto. Ma in campo sembrava un indemoniato tipo Linda Blair nell’Esorcista. E naturalmente il pensiero di tutti corre alle tre giornate rifilate al nostro Juan Jesus (diventate 4 per il cumulo con la squalifica “normale”) per una dubbia, dubbissima gomitate (nelle intenzioni, dico: la gomitata c’era, per carità) a Chiellini.

Ora, se il punto di riferimento è Antonio Inoki

antonio_inoki_5602

allora le 4 giornate a Mexes ci possono stare. Ma se il riferimento è Juan Jesus? Quante gliene dovevano dare? 5, 6, 8, 12?

Tra l’altro il fotogramma di Juve-Inter ci dice un po’ di cose:

jesus

Juan Jesus ha gli occhi chiusi. La gomitata c’è, eccola lì, ma non sarà frutto di un movimento scomposto nella foga di un cross che arriva, piuttosto che di un movimento volontario diretto inequivocabilmente alla faccia di Chiellini? Altra attenuante: anche a occhi chiusi, bendato e fatto girare tipo mosca cieca, se hai nelle vicinanze Chiellini è comunque assai probabile che tu, sbracciando, gli prenda il naso. Non è colpa di Juan Jesus se Chiellini ha una canappia da Guinness.

chiellini

Ma veniamo a Mexes. Com’è possibile che il suo minuto da Terminator sia stato valutato solo 4 giornate, se una mano addosso all’arbitro o un gomito sul naso di Chiellini  (due gesti istantanei, mentre la dinamica mexesiana ha fermato due minuti la partita) ne valgono 3, cioè i tre quarti di una piazzata del genere?

Siccome i giudici sono uomini, io credo che a influenzare le cose sia stato, appunto, il fattore umano, quella sfera di sentimenti, passioni e interessi che nutre le nostre anime (questa frase è molto bella). Per esempio, come non notare nella rissa di Mexes una serie di riferimenti cinematografici che potrebbero avere commosso i giudici sportivi nell’esaminare i procellosi eventi dell’Olimpico?

CALCIO SUL RING, DA CANTONA A MEXES 20 ANNI DI FOLLIE / SPECIALE

Questa per esempio è la scena madre. Tu a uno così, d’istinto, gli dai 7 giornate a stare basso. Eppure, come non pensare che la scena assomigli terribilmente, in un parallelo quasi subliminale, a un momento di amore virile che il cinema ci ha regalato di recente?

Brokeback1

E così – mettetevi nei panni del povero giudice sportivo che ha un cuore e un’anima, non è un bruto, legge e va al cinema – tu stai guardando Mexes che strangola Mauri ma in realtà pensi a Heat Ledger che abbraccia Jake Gyllenhaal in “Brokeback Mountain”. E lì ti scappa il primo sconticino: come escludere, a priori, che il gesto di Mexes, magari ruvido e focoso, non nascondesse dell’affetto?

Passiamo a un altro fotogramma che rivela un’altra cosa passata ingiustamente sotto silenzio:

Lazio-Milan

è chiaro che Mauri reagisce all’aggressione di Mexes con un saluto romano. E allora Mexes, che ha un nonno partigiano, uno zio morto in Normandia, un cugino deportato, una zia perseguitata e a Roma si trombava una che ha fatto le Frattocchie, come può reagire davanti a una cosa del genere? Ragazzi, tutto è relativo, non ci si può fermare alle apparenze.

Ma c’è un’altra fotografia che getta una luce particolarmente sinistra sull’accaduto:

La rissa tra Philippe Mexes e Stefano Mauri

qui entriamo dritti in una teoria negazionista che vorrebbe addirittura impunito Mexes. A sinistra si nota l’inquietante somiglianza tra Mazzoleni e Montolivo: se non sono fratelli, sono almeno parenti. E quindi ci sarebbe una palese irregolarità a monte. A destra, Biglia si precipita verso Mexes e Mauri e – guardatelo bene – sorride: è il chiaro segno di quanto la dinamica della rissa fosse quanto meno concordata. Secondo alcuni esponenti del M5S, l’aggressione non è mai avvenuta e ci sono dei serie dubbi che, in effetti, la partita Lazio-Milan sia mai stata giocata.

E veniamo alla seconda parte della guapparia di Mexes, l’aggressione a Oronzo Cana. Vediamo il primo fotogramma:

Lazio vs Milan - Serie A Tim 2014/2015

anche qui, mettetevi nei panni dei giudici sportivi e delle suggestioni di questi filmati da esaminare in un triste martedì di gennaio. Torniamo a Brokeback:

brokeback2

Impressionante, no? Ma stiamo più allegri, santiddio. Come non lasciare correre la fantasia a una scena ancora più scoppiettante che ricorda il tête-à-tête Mexes-Cana?

grease1

Massì, dai, ci sono degli incontestabili parallelismi con il balletto di John Travolta e Olivia Newton John in “Grease”. Cioè, tipo, guarda qui:

grease3

e adesso guarda qui:

grease2

Insomma, c’è tutto un disegno dietro. Oggettivamente, come avrebbero potuto dare 10 giornate a Mexes? No, dai, quattro vanno bene, anzi, sono troppe per un uomo così affettuoso e citazionista e legato a valori antichi. Resta, piuttosto, a proposito di cinema, un ultimo inquietantissimo mistero:

Lazio-Milan

no, dico, ma lo vedete? Cosa ci faceva Tommy Lee Jones in campo con la divisa sociale del Milan?

tommy

share on facebook share on twitter

ottobre 25, 2014
di settore
52 commenti

Grazie di esistere

image

Grazie Andrea. Grazie per avere risollevato il morale a una societá – a un popolo – sull’orlo della depressione. L’amministratore delegato che smerda il presidente onorario, il presidente onorario che sega l’allenatore, l’allenatore che sfancula il presidente onorario, il presidente onorario che si dimette dal cda con figli e amici, il presidente che è sorpreso ma non si dispiace, il fair play finanziario che ci punta minaccioso, il mercato da vorrei ma non posso no no non se ne parla,  il tutto con un contorno di partite bruttine, brutte, molto brutte o demmerda proprio. Nelle ultime 24 ore avevamo shakerato e servito sul prato di San Siro, tra fischi e lazzi, bestemmie e moccoli, francesi che non si incazzano e interisti che si incazzano, allenatori che dicono cose over the top in confstampa. Ecco, non era facile riaccendere un sorriso e risvegliare l’orgoglio ferito. Ma tu, con una semplice mossa, ce l’hai fatta. E io ti ringrazio a nome di tutti gli interisti. Grazie, grazie, grazie!

Piuttosto, Andrea, sono preoccupato per te. Per voi. Come si chiamerá questa malattia?  Questa cosa che vi prende in maniera ricorrente da circa otto anni? Per dire: freschi di inculata europea, l’ennesima, che oggettivamente è un problema, perchè il tuo – il vostro – primo pensiero restano l’Inter e uno scudetto revocato per le peggio cose una societá avrebbe potuto fare? No, Andrea, voglio dire, io penserei all’Olympiacos e alla classifica del gironcino del menga in cui vi hanno messi. O ripenserei al Sassuolo, o mi concentrerei sulla Roma. Quelle cose lì, insomma, calcio giocato, obiettivi reali, strategie a breve, uno scudetto da inseguire in un campionato con la più farlocca concorrenza d’Europa. E invece no. Perdi con l’Olympiacos e davanti ai soci parli dell’Inter. E’ come se Renzi, presentando la legge di stabilitá in Parlamento, parlasse dell’attentato di Sarajevo o del mancato Oscar a Charlie Chaplin.

Per quanto tempo ancora non vi rassegnerete a farvene una ragione, a non accettare le conseguenze (giá pagate, sofferte, metabolizzate, superate) (altri le avrebbero dimenticate) di una condotta vergognosa e dolosa oltre ogni immaginazione, e a non accettare – lo so, è dura, ma ha un dannato senso – che un modesto risarcimento sia finito nelle tasche della squadra che avete stuprato per decenni? Dopo un’agevolatissima redenzione, dopo una pena scontata velocissimamente, dopo tre scudetti di fila (quelli sì una bella rivincita) (altri se li sarebbero goduti di piú), perchè non pensate alla Roma e all’Olympiacos invece che a Moratti e all’Inter?

Deve esserci un nome per questa rimozione del passato, per questa costruzione di una veritá parallela, per questo meccanismo di autoconvincimento, per questo rifiuto della realtá. Deve esserci un nome e dev’essere pure brutto. Quelle cose che eccitano gli strizzacervelli, che nei processi dividono i periti e determinano la capacitá di intendere e volere. Perchè si fa fatica a realizzare che davvero pensiate le cose che dite e ci crediate ciecamente, e non sia solo un farci più che un esserci, uno studiatissimo meccanismo di provocazione per rendersi antipatici e superiori, superiori a ogni cosa, anche a una veritá storica, scritta, accertata, certificata.

Comunque questi sono cavolacci vostri. Per ora ti ringrazio per averci fatto vivere una serata da interisti, per avere costretto l’Internazionale Fc a partorire (wow!) il più incazzoso e spettacolare comunicato stampa della sua pur lunghissima storia. Siete primi in classifica, siete in Champions, ma la vostra reputazione è precipitata altrove e lá è rimasta, come recita il passaggio più scoppiettante del primo comunicato post-morattiano dell’Inter, che forse è transitata dalla fase “massì, sono ragazzi” a quella “abbiamo le pezze al culo, ma siamo oggettivamente un gradino sopra a chiunque”. Grazie Andrea, ne avevamo un gran bisogno. Ci hai ridato vita, ci hai fatto estrarre il bandierone dai nostri armadi: oh, seriamente, sarai mica un po’ interista?

share on facebook share on twitter

maggio 12, 2014
di settore
4 commenti

La notte dei gufi

Fu così che la sera del Primo maggio 2014 mi recai in una ridente località dell’Oltrepo pavese sospinto da una buona causa: assistere a un’intera partita della Juventus con il solo scopo di gufare senza ritegno alcuno. Percorro pregno di speranza il breve tragitto, parcheggio e trovo ad attendermi davanti a un barbecue Lorenzo, Antonio, Marco e Davide, tre interisti e un milanista uniti da un solo afflato:

“La Juve ci sta sul cazzo”.

Lorenzo è pettinato come Zanetti e vestito come Eusebio: capisco che la faccenda è maledettamente seria. Antonio chiede di velocizzare con le vivande perchè poi gli si chiude lo stomaco. Non ci credo. Ma quando vedo che tre tranci di tonno (da dividere per 5, cosa che prima di sistemarli sulla griglia aveva tenuto impegnati tutti in calcoli matematici fino a cinque decimali) vengono avanzati, capisco che la faccenda non solo è maledettamente seria, ma sta inducendo l’allegra compagnia a somatizzare da bestia.

Alle nove meno dieci sprepariamo la tavola facendo una  catena tipo boy scout dalla veranda al lavello e ci portiamo al piano superiore, dove Lorenzo ha agghindato il televisore con 1) piccolo gufo snodabile e 2) piccolo gagliardetto del Benfica. Ci sistemiamo e iniziamo a gufare. Ma esprimendoci solo a gesti e ululati. Vigendo la più assoluta scaramanzia, praticamente non possiamo dire un cazzo: nè fare pronostici, esprimere desideri, palesare speranze, inoltrarci in considerazioni tecniche e tattiche del resto inutili, perchè l’obiettivo è uno solo e comunque non si può dire.

Dopo mezz’ora il risultato è ancora sullo 0-0 e tutto ciò è positivo. Essendo tutto ciò positivo, viene proibito a chiunque di muoversi dalla posizione tenuta fino a quel momento. Quindi, da destra verso sinistra: 1) Davide ha un braccio anchilosato; 2) Antonio ha una spilla a forma di forbice piantata nel costato; 2) Marco ha una stuzzicadenti in mano e avverte un formicolio avvolgergli il copro partendo da pollice e indice della mano destra; 4) Lorenzo mantiene la pettinatura intatta; 5) Io ho un principio di piaghe da decubito.

Davide prova a rimpere gli indugi:

“Scusa Lorenzo, dov’è il bagno? Dovrei mingere”

“Non ti muovere da lì e non rompere i coglioni, nell’intervallo cerco una padella”

Trascorso l’intervallo, il nervosismo inizia a montare pesantemente. Il Benfica sbaglia un gol con tale Rodrigo, giocatore di cui fino a un’ora prima ignoravo l’esistenza in vita, e Antonio si tuffa in avanti tipo quei tizi che si buttano nel Tevere a Capodanno urlando noooooooooooooo. Dopo 17 replay Antonio è ancora steso a pelle di leone e mormora:

“Scusa Lorenzo, nella foga del momentocredo di essermi fratturato entrambe le rotule. Se per favore chiami il 118 mi faccio dare una controllata agli arti inferiori”

“Non ti muovere da lì e non rompere i coglioni, al primo spot pubblicitario cerco una stampella”

Al Benfica cominciano a espellere giocatori e la preoccupazione aumenta, ma si respira l’aria leggera di quelle situazioni epiche che poi vanno a finire bene, però naturalmente non ce lo possiamo dire e teniamo questa sensazione per noi, ognuno nel suo intimo, tra arti anchilosati, culi piagati e stuzzicadenti sull’orlo dell’autocombusione.

Alla fischio finale ci abbracciamo e rotoliamo nella stanza, infrangendo alcune preziose suppellettili tra cui un vaso Ming, una tela del seicento lombardo e un bicchiere da champagne della serie Pinzolo. Tra canti, risa, urla, insulti, rutti e docce di spumante mi accorgo che Lorenzo non ha un capello fuori posto. Nella confusione cerco di prendere un frammento di Dna di quella calotta cranica, utilizzando lo stuzzicadenti perso da Marco, ma inizia la serie dei selfie portoghesi e non posso farmi fotografare mentre prendo il campione organico. Sarà per la prossima volta.

Immagine

 

share on facebook share on twitter