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Marzo 12, 2021
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Gufi in Dad (pandemia canaglia)

Poteva una insignificante pandemia globale in corso da appena un anno fermare il Circolo Pickwick dell’antijuventinismo, il Think tank della resistenza alla gobba, il Mossad della caccia alla bianconerità? Poteva, insomma, un intero Dpcm di diciassette pagine impedire ai Gufi di fare il loro sporco lavoro in occasione della prima partita dentro-fuori della Juve in Europa, rinunciando così a una missione che dal lontano 2014 questo manipolo di uomini insegue con passione e sprezzo del pericolo?

No che non poteva.

Scartate quindi le ipotesi più fantasiose (tipo dipingere di nero i vetri del salone delle feste del Pomata, nostra sede sociale, o scavare un bunker atomico in giardino e seguire la partita lontani da occhi indiscreti), passava la mozione proposta dal padrone di casa:

“Amici, distanziati ma vicini, remoti ma uniti da un solo afflato: faremo una gufata web!”

(applausi)

Alle 20,45, quindi, si riunisce in videochat il gruppo Bilderberg della gufata: Er Pomata, campo centrale, radunava via etere Er Monnezza, Er Pagnolada, Er Condominio e il qui presente Er Blogghe. Con un veloce rimpianto ai bei tempi in cui si mangiavano cose e si bevevano birre prima di radunarsi trepidanti davanti alla tv, passiamo quindi al primo intoppo della serata: sintonizzare i televisori. Qualcuno sta infatti vedendo la partita su Sky, qualcun altro su Canale 5.

Prendo in mano la situazione: “Ragazzi, mozione d’ordine, non si capisce un cazzo: ditemi cosa vedete in questo istante in tv. Io vedo le due squadre schierate a centrocampo. Voi?”

Er Monnezza: “Qui hanno già iniziato a giocare, ho il 4k”.

Er Pomata: “Io vedo i giardinieri che tagliano l’erba”.

Er Pagnolada: “Anch’io vedo le squadre a centrocampo. Furino, Spinosi, Causio…”

Er Condominio: “Io vedo i Soliti Ignoti”.

“Canale 5, non Rai Uno!”

“Ah, scusa”.

“Vabbe’, guardiamola tutti su Canale 5, sennò non ne usciamo più”.

“Ma porca puttana, ho il 4k e me la fate vedere sul digitale terrestre di merda”, fa un nervosissimo Er Monezza che comunque, per spirito di corpo, accetta la decisione.

Il primo tempo scorre lieve. Il vantaggio del Porto ci coglie impreparati, troppa grazia. Per motivi scaramantici il sesto gufo invitato, Er Superiore, decide di non entrare in chat: “A questo punto va bene così, resto fuori, nessuno si muova” (lo rivedremo solo a fine partita). Il dramma arriva nella ripresa. Nella stanza dove Er Pagnolada sta assistendo alla partita davanti a un Telefunken con il tubo catodico, si vede passare una persona.

“Oh, è entrato un mio confratello”.

Er Pomata prende la parola:

“Amico mio, sai che ci reggiamo su equilibri instabili e che non sono ammessi estranei, e che questo tipo di accadimento potrebbe nuocere al raggiungimento del nostro obiettivo e….”

“Sì, ok, ma non è colpa mia, che ne sapevo io e che ne sapeva lui? Il problema è che porta sfi…”

Gol di Chiesa.

“Ecco, lo sapevo, lo sapevo!”, commenta affranto Er Pomata.

“Chiesa di merda!”

Tra confratelli e Chiesa, la questione diventa tutta interna al clero e quindi si inoltra su un terreno particolarmente accidentato e irto di celesti imbarazzi. Er Condominio prova a sdrammatizzare: “Vabbe’ dai, in fondo non è successo niente, vedrete che andrà tutto b…”

Espulsione di Taremi.

“Ma porca troia, ci mancava solo il confratello!”, esclama Er Monnezza che come ogni volta vede scorrere davanti agli occhi le peggiori gufate della nostra vita, quelle gufate parziali andate a vuoto prima che ogni volta arrivasse quella definitiva a chiudere in gloria la stagione.

Provo a stemperare la tensione. “Amici, compagni, fratelli. A Er Pagnolada, nostro cappellano, non possiamo imputare nessuna colpa. Lui era lì tranquillo a gufare quando il suo confratello…”

Gol di Chiesa.

“Ma porca troiaccia schifosa, tu e ‘sto confratello dei miei coglioni!”, singhiozza Er Monnezza.

“Chiesa di merda!”

Siamo ormai a rischio scomunica quando, tra spaventi e rigurgiti di speranza, finiscono i tempi regolamentari. Er Pomata tenta di rinfrancare la truppa già piuttosto provata: “Sapete, amici, anche il Benfica nel 2014 era rimasto in dieci e…”

“Sì, ma poi è entrato il confratello!”, lo interrompe un sempre più tormentato Monnezza. Er Pagnolada tace saggiamente. Er Condominio acconsente prudentemente. Io non so più cosa dire e mi limito a ossevare che in campo di sono due squadracce ma il Porto ha un uomo in meno.

Ma in una serata in cui la fede, il clero, il cristianesimo, il diritto canonico e anche quello ecclesiastico hanno avuto un loro pesante influsso, il meglio deve ancora accadere. Al 115′ punizione del limite per il Porto, in chat sentiamo Er Pagnolada farfugliare qualcosa.

“Don Ferrario, facci un miracolo. Ti prego, facci un miracolo”.

“Eh certo – fa Er Condominio con tono sarcastico – adesso si mette a pregare per…”

Gol. 2-2.

Gaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

Salti, urla, strepiti, osanna, abbracci virtuali, telefonini che cadono, ringraziamenti a don Ferrario, trenini, bottiglie di Porto che appaiono, primi brindisi, risate, A-E-I-O-U Ypsilòn, gaaaaaaaaaaaaaa, ahahahahaha, alèèèè, viva lo sport, viva di qui, viva di là.

Gol di Rabiot.

“Ma porca puttana, se vedo quel cazzo di confratello!”, stramazza al suolo Er Monnezza, mentre Er Pomata invita tutti a concentrarsi. “Ragazzi, mancano tre minuti, che saranno mai?”

Quattro minuti di recupero.

E’ una partita che non finisce più, ma a un certo punto finisce e un po’ ci dispiace perché ne volevamo ancora. La Juve non ci delude mai, ogni anno se ne inventa una nuova, ha mille risorse. E mentre si festeggia a distanza io aggiorno l’albo d’oro dei Gufi: 2014 Benfica (Europa league), 2015 Barcellona, 2016 Bayern, 2017 Real, 2018 Real, 2019 Ajax, 2020 Lione, 2021 (in Dad) Porto. Che storia meravigliosa.

Con la coda dell’occhio vedo Er Pomata scomparire dallo schermo urlando noooooooo. “Che succede, nostro nobile ospite?” “Eh, ho urtato la bottiglia e rovesciato il porto”. “Vabbe’, che sarà mai?” “E’ che l’ho rovesciato su un prezioso tappeto bukhara del 1800 che il mio trisnonno aveva vinto in un duello a Cesano Maderno”. “Vabbe’, che sarà mai?”. “Ma infatti – urla Er Pomata versando il resto della bottiglia direttamente sul bukhara – che sarà mai? Juve merda!”

Appuntamento al 2022, sipario. E’ uno sporco lavoro, e lo facciamo volentieri.

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Marzo 9, 2021
di settore
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La prova delle nove

L’ultima partita della vecchia Inter in campionato è stata giusto due mesi fa, 10 gennaio, 2-2 a Roma, partita gestita male, vittoria importantissima buttata via sul più bello, un punto in 2 trasferte (avevamo perso a Genova con la Samp il giorno della Befana), quel finale frustrante che aveva fatto dire a tutti in coro: no, niente, basta, non ce la possiamo fare. Poi, improvvisamente, è scesa in campo la nuova Inter, e la differenza si è vista. L’hanno vista tutti.

Nove partite. Otto vittorie e un pareggio: fanno 25 punti in due mesi, 20 gol fatti e 2 subiti. La classifica di queste nove partite: Inter 25, Juve 19, Atalanta 17, Milan 16, Roma 16, Napoli 16, Lazio 15. E non erano mica nove partite facili: avevamo quattro scontri diretti – Juve, Lazio, Milan, Atalanta – e li abbiamo vinti tutti, più la trasferta di Firenze per noi mai facile. 25 punti, 20 gol fatti e 2 subiti (no, ripeto, magari non si era capito).

Inter-Atalanta gronda segnali positivi. Abbiamo vinto soffrendo, ma non come con il Napoli nell’andata, un 1-0 uscito random da un finale vergognoso, la squadra impanicata che assisteva alle occasioni sbagliate dagli avversari e guardava il cronometro sul tabellone. E’ stato un 1-0 perfetto, un tiro un gol, una partita votata al contenimento di una squadra in grande forma che ha fatto un partitone ma che non è riuscita a passare. L’Inter che nella prima parte di stagione prendeva 2 gol a partita adesso ne prende 2 ogni 10 partite. Questo è.

Non c’è da vergognarsi ad avere fatto un match così. C’è da festeggiare. Non ci fosse il coprifuoco, avrei fatto un carosello intorno all’isolato. L’Inter ha trovato una solidità che qualche mese fa non potevamo immaginare. Oggi che ha il miglior attacco e la seconda miglior difesa ha affrontato l’Atalanta – che stasera avrebbe schiantato chiunque, si è visto da subito – con una consapevolezza, un’umiltà (che ci vuole, per adattarsi a subire più che a tenere l’iniziativa) e due colossali coglioni che costituiscono un patrimonio inestimabile al pari delle cosce di Lukaku. E’ stata una partita intelligente. L’abbiamo vinta.

Negli ultimi due mesi il concetto di squadra è stato raggiunto e consolidato. Conte sta finalmente componendo il puzzle. Questa sera, in una partita-chiave che non potevamo perdere e che sarebbe stato meglio vincere, tutti hanno portato il loro mattoncino alla causa comune. I ripiegamenti difensivi di Lautaro e di Eriksen nel secondo tempo sono stati importanti come un gol. Ha segnato un difensore, uno che dopo l’ultima stagione avremmo svenduto al peggior offerente. Nella foto sopra, Skriniar esulta al fianco di un tizio con la barba che fino a due mesi fa era l’uomo più intristito del mondo: oggi cambia le partite e guardate come ride guardando l’obiettivo. Sembra un altro. E’ un altro.

Abbiamo il campionato in mano, così come il nostro destino. Dobbiamo andare avanti così, senza macerarci a guardare cosa fanno il Milan e la Juve. Dobbiamo andare avanti così, a preoccuparsi devono essere gli altri. Forza Inter, facciamo altre nove così e (non lo dico).

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